STAGIONE 2009/10

 

M. Vitali, Fontecchio, Gazzotti, Fajardo, Maggioli, Hurd, Vukcevic, Moss

Moraschini, Blizzard, Negri, Fedrigo, Lardo, Sodini, Collins, Baldi Rossi, Koponen  (foto tratta da www.virtus.it)

 

Canadian Solar Bologna

Serie A1: 5a classificata su 15 squadre (15-28)

Play-off: eliminata ai quarti di finale

Coppa Italia: finalista

EuroCup: rinuncia

 

N. nome ruolo anno cm naz note
5 James Scoonie Penn P 1977 178 USA fino al 06/01/2010
5 Aaron Lee Jackson P/G 1986 193 USA dal 06/05/2010
6 Petteri Koponen P 1988 193 FIN  
7 Brett Blizzard G 1980 191 ITA (p)  
8 Filippo Baldi Rossi A/C 1991 207 ITA  
9 Riccardo Moraschini G 1991 191 ITA  
11 Andre Collins P 1982 183 USA dal 09/12/2009
12 Diego  Fajardo A/C 1976 208 ITA  
13 Viktor S anikidze A 1986 203 GEO  
14 Michele  Maggioli C 1977 212 ITA  
15 David Moss A 1983 196 USA  
18 Patrici o Prato G 1979 194 ITA (p) dal 29/12/2009
19 Kristian Kangur A 1982 201 EST dal 18/05/2010
19 Luca Fontecchio A 1991 201 ITA  
20 Dusan Vukcevic G/A 1975 200 GRE  
22 Matteo Negri G 1991 194 ITA  
31 LeRoy Hurd A 1980 202 USA  
  Luca Busi G 1992 192 ITA  
  Mario Chiusolo P 1991 182 ITA  
  Simone Fabiani A/C 1992 205 ITA  
  Giulio Gazzotti A 1991 202 ITA  
  Matteo Negri G 1991 193 ITA  
  Gabriele Spizzichini P 1992 196 ITA  
  Michele Vitali G 1991 196 ITA  
             
  Lino Lardo All     ITA  
  Cristian Fedrigo Vice All     ITA  
  Marco Sodini Vice All     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Roberto Cornacchia per Virtuspedia

 

Un'estate davvero turbolenta precede questa stagione. Dopo un finale di stagione condito da polemiche, Sabatini è protagonista di una lunga e per certi versi surreale trattativa di vendita della Virtus, un altrettanto surreale tentativo di gestire la Fortitudo e un'ancora in corso trattativa per entrare nel Bologna calcio. Nel momento in cui inizia il campionato però tutto è rimasto come prima, con i vari Sabatini, Sacrati e Menarini ognuno ad occupare la medesima poltrona.

Bruscamente messi alla porta, all’indomani dell’eliminazione, il Coach of the Year dell’anno precedente assunto in corsa Boniciolli, il General Manager Luchi e il capitano Giovannoni, la Virtus 2009/10 riparte dal cavallo di ritorno Faraoni, il dirigente già artefice delle formazioni virtussine di LegAdue che, bene o male, l’obiettivo lo raggiunsero nei tempi previsti. Il primo acquisto, prima ancora della definizione dell'allenatore e questo non si rivelerà mossa intelligente, è quello a stagione ancora in corso del folletto ferrarese Andre Collins, definito un “piccolo McIntyre”, riuscendo nell’intento, da diversi anni disatteso, di cominciare la squadra dal giocatore generalmente ritenuto il più importante, vale a dire il playmaker. L'annuncio seguente, mentre impazza la trattativa per la cessione della società, è quello del coach Lino Lardo, l’allenatore che a Rieti, pur nella fantozziana contingenza di giocare con atleti non pagati e dagli allenamenti discontinui, aveva impartito una sonora lezione a Boykins e soci. Un innamoramento che ricorda quello che il patron provò in passato per Pillastrini, le cui batoste rifilate alla Virtus costarono il posto a Markovski e, anni prima, pure a Messina in epoca Madrigalesca. Sono seguiti l’acquisizione, in prestito dalla capolista, di uno dei migliori stranieri della scorsa stagione, quel David Moss che tanta parte ebbe nella stupenda stagione teramana; l’ingaggio di LeRoy Hurd, un giocatore profondamente conosciuto e stimato dal coach; e il centro italiano Michele Maggioli, che da anni furoreggiava in LegAdue e che molti, lui per primo, sono desiderosi di vederlo misurarsi ai massimi livelli nazionali. La squadra è stata completata con l’acquisto del giovane georgiano Sanikidze di belle speranze, tutte ancora da testare a questi livelli, e dall’ulteriore pretoriano del coach, quel Diego Fajardo che per tanti anni abbiamo visto sgobbare onestamente tra le italiche sponde e che ormai pensavamo più propenso a spendere le sue ultime stagioni nella penisola iberica che gli ha dato i natali. Superstiti della stagione scorsa pochi, come da ormai consolidata consuetudine: capitan Vukcevic che ormai sempre più padrone dello spogliatoio e che idealmente sembra già occupare, oltre a quello in campo, anche il ruolo dietro una scrivania al quale è destinato dalla stagione seguente; il “figliol prodigo” Blizzard che ha accettato una decurtazione dell’ingaggio a fronte di un prolungamento; la promessa nordica Koponen, anche lui sottoposto a riduzione e allungamento con la promessa di un maggiore impiego sul campo. Rimangono ai margini, in attesa di essere ceduti, Sharrod Ford e Alex Righetti: il primo dopo un mese trova ingaggio in Russia, il secondo rimarrà in maglia Virtus fino al termine della stagione, nonostante i ripetuti tentativi di sbolognarlo e un timido reintegro prontamente rinnegato. Completano il roster i giovani del vivaio, il più pubblicizzato dei quali è Riccardo Moraschini. Dopo un mese di allenamenti con le giovanili assieme a Righetti, si trova finalmente un acquirente per il costoso Sharrod Ford.

Una Virtus, da poco orfana dell'indimenticabile Avvocato Gigi Porelli, che,per la prima volta dal ritorno nella serie maggiore, si proclama molto meno ambiziosa di quella dell’anno precedente, anzi, che non proclama proprio un bel niente, anche se le malcelate speranze di migliorare il piazzamento dell'anno precedente, in un contesto dove, Granducato a parte, non si intravedono particolari combinazioni di capacità di programmazione e di spesa, non sono nemmeno così infondate. Una Virtus sicuramente dall’anima più operaia rispetto a quelle del recentissimo passato, una Virtus che più che una collezione di figurine pare essere stata cucita addosso al suo allenatore che, da anni, continua a raccogliere consensi per risultati superiori a quelli apparentemente ottenibili col materiale a disposizione. Un allenatore molto bravo a fare gruppo, a far sentire i ragazzi partecipi di un progetto, variabile padronale impazzita permettendo. A complicare le cose ci si mette la cattiva sorte, sotto forma di grave infortunio del giocatore attorno al quale è stata costruita la formazione: Andre Collins si frattura ad una mano e si prevede il suo ritorno sui campi solo nell'anno nuovo. Al suo posto viene ingaggiato l'esperto Scoonie Penn, preferito all'ultimo momento ad un Hollis Price che pareva in vantaggio.

Si comincia subito in salita, andando nel tana del lupo Montepaschi per la Supercoppa. Nonostante il neo-regista sia in Italia da 3 giorni e manchi Moss improvvisamente rientrato negli USA per motivi personali, i bianconeri offrono una prestazione dignitosa e pur non impensierendo mai i padroni di casa confermano quanto mostrato in precampionato, cioè di essere una squadra magari poco bella a vedersi ma solida e capace di mettere sabbia negli ingranaggi altrui con le difese tattiche tipiche di Lardo. Il campionato inizia bene, anche se la sconfitta esterna a Biella e in casa con Milano giungono per un soffio. Sono queste battute d'arresto che fanno sorgere, immancabilmente, i primi "richiami" a mezzo stampa, destinatari Koponen e Blizzard. Mentre il finnico dopo un po' si riprende ed infila alcune prestazioni confortanti, l'italo-americano invece si infortuna e il suo reinserimento è previsto in un paio di mesi. Il campionato prosegue tra alti e bassi, con franche vittorie e inaspettate battute d'arresto, mettendo in risalto l'animus pugnandi della formazione bianconera ma anche anche la mancanza di realizzatori che possano risolvere la partita quando le cose non girano al meglio.

L'infortunio di Blizzard subito non viene coperto da un nuovo arrivo ma questo non comporterà un maggior minutaggio per il baby Moraschini, suo naturale sostituto, ma piuttosto un maggior utilizzo di Vukcevic e l'impiego di Koponen anche nel ruolo di guardia. Nel frattempo Hurd, fra vittorie confortanti e sconfitte che smorzano gli entusiasmi, fiorisce il caso Hurd, autore di prove sotto il par dopo un iniziale buon avvio. Sabatini scalpita, vorrebbe tagliarlo ma Lardo e Faraoni ne prendono le difese. Subito dopo aver pianto un altro lutto, quello del giovane s fortunato Paolo Barlera, giunge una sconfitta interna contro Treviso, determinata da una bomba a fil di sirena di Gary Neal. Finalmente si mette mano al portafoglio e giunge l'italo-argentino Patricio Prato che sostituisce Blizzard e mantiene di fatto la possibilità (e un visto) per eventualmente tagliare Hurd. Nella prima gara dell'anno, in trasferta a Cremona, diverse novità: Prato, lo sponsor Canadian Solar sulle canotte e un Collins alla seconda partita ufficiale ma finalmente alla prima dove fa vedere di cosa è capace. Non a caso giunge una vittoria in trasferta, con un Maggioli che pare rinato a nuova vita con a fianco il folletto di colore.

Dopo un altro lutto, questa volta di John McMillen, storico assistant coach di Dan Peterson, nonché cugino del grande Tom e ormai bolognese d'adozione, si conquista in casa una vittoria coi denti, rimontando ai pesaresi 17 punti e vincendo sul filo di lana, pur tra le polemiche dei marchigiani sulla terna arbitrale. Questa gara conferma il quintetto da battaglia preferito dal coach, che ormai ha chiaramente in Fajardo il centro titolare e nell'energetico Sanikidze gli uomini coi quali andare nella jungla a scapito di un Maggioli che inizia il certame ma poi segue le vicende nei momenti scottanti da bordo campo e un sempre più involuto Hurd, la cui serie di partite deludenti è tale che ormai si grida al miracolo quando ne disputa una appena sufficiente. Dopo il ventello rifilato ai romani e il trentello preso dai senesi, il girone d'andata viene chiuso al 5° posto.

A Montegranaro si getta alle ortiche un vantaggio di 16 punti, 4 nell'ultimo minuto, e poi si vince bene con Biella e si scende ad Avellino per le F8 di Coppa Italia, non prima di aver dato l'estremo saluto a Paola Porelli, evidentemente incapace di sopravvivere a lungo all'assenza dell'amato Gigi. é una Virtus che non ti aspetti quella vista in terra d'Irpinia: sempre criticata per il gioco utilitaristico, sfodera due prestazioni vincenti e divertenti contro Caserta, seconda in classifica e circondata dai propri tifosi, e i padroni di casa di Avellino nella semifinale, conquistando meritatamente il diritto a sfidare l'Invincibile Armada senese. La finale dimostra ancora una volta che dove non può il talento la Virtus sopperisce con l'impegno e, pur inseguendo per tutta la gara, arriva al -5 nell'ultimo minuto, grazie soprattutto ad un Koponen sempre più autorevole e ad un Moss desideroso di far bella figura.

La bella prova in Coppa Italia dà morale ai virtussini che cominciano a guardare chi gli sta sopra in classifica, nella speranza di conquistare un posto al sole. Si vince in casa ma si perde ancora contro Milano, con errori degli eroi della Coppa Italia, un sottomano di Moss e un tiro libero di Koponen che, volendolo sbagliare apposta non prende nemmeno il ferro: una sconfitta che in caso di arrivo in parità mette la Virtus in svantaggio. Ma la vera notizia è che Moss comincia a lamentare problemi fisici che, inizialmente sottovalutati, influiranno non poco nelle prestazioni dell'ex-teramano fino al termine del campionato. Ma la Virtus pare non risentirne, ribadisce le vittorie corsare ad Avellino e Caserta e contro la Ferrara dell'ex Sharrod Ford - nel frattempo rientrato in Italia e, che beccato da Sabatini prima della partita, gioca palesemente con il dente avvelenato stabilendo il record di stoppate (7) in una partita ma calando nel finale - conquista il successo che gli vale il secondo posto in classifica.

Ormai la Virtus sembra lanciata verso le zone alte della classifica ma nella gara interna contro Cantù, a basso punteggio come ai tempi dello slow basket di Maljkovic, lascia i due punti ai brianzoli, precipitando in un sol colpo dal secondo al sesto posto. Fa seguito la bella vittoria a Treviso, settima in trasferta, ma la mazzata decisiva alle ambizioni virtussine giunge prima della trasferta a Pesaro: per Koponen frattura da stress al piede sinistro, sulla cui gestione nascerà una polemica tra società e staff medico, e stagione finita per quello che era, nei fatti, il miglior giocatore. Ora gli americani sono chiamati a dare qualcosa di più: Collins a giocare bene più di una partita su 3, Moss a giocare sul dolore e Hurd a dimostrare di essere degno di stare in campo. Ma a Pesaro si vendicano della sconfitta dell'andata e il secondo posto diventa irraggiungibile. Segue la sconfitta interna con Cremona, che lotta per la retrocessione, che mette a nudo il bisogno immediato di un sostituto dell'infortunato finlandese: è così che dalla Turchia arriva Aaron Lee Jackson.

Il nuovo arrivato esordisce a Roma, così come il rientrante Blizzard, contro la Lottomatica dell'ex Boniciolli e si crede, erroneamente, che perdendo di 21 punti o più ci si piazzerebbe al settimo posto, utile ad evitare la parte di tabellone di play-off dove è posizionata Siena. La partita sembra una gara a ciapanò, con infortunati eccellenti e ragazzini in campo per lunghi tratti, specie nel finale. Concludono la partita un canestro di Spizzichini seguito da una stoppata di Sanikidze che evita il -21. Apriti cielo. Sabatini parla di partita gestita pessimamente con chiari riferimenti al passivo troppo contenuto, di mancanza di fiducia nell'allenatore minacciandone poco velatamente l'esonero, di aver voluto tagliare Hurd ma che gli è stato impedito, di cattivo utilizzo degli altri due americani. Tanto tuonò che piovve: le dichiarazioni sull'invito a perdere del patron vanno su tutti i giornali e la procura federale non può fare a meno di aprire un'inchiesta sulla regolarità della partita. Anche il presidente federale Dino Meneghin dice la sua in merito: "Se Sabatini ha certe idee, meglio le tenga per sé: le sue sono esternazioni gravi, si può anche puntare alla retrocessione però sarebbe il caso di non dirlo. Se fossi nel suo allenatore, mi sceglierei un'altra squadra". L'esonero poi non verrà messo in atto, ma per settimane Lardo e Sabatini proseguiranno il rapporto come separati in casa, gettando sul prosieguo della stagione l'impressione che in estate avrebbe avuto luogo l'ennesima ripartenza da zero. Tra l'annuncio ufficiale, poi smentito, dell'ingaggio di Zoran Erceg e l'audizione presso la procura federale, ci si appresta a fare da vittima sacrificale al rullo compressore senese. Il risultato non è certo in discussione, ma almeno c'è modo di essere piacevolmente sorpresi dalla partita di Jackson.

Archiviata l'inchiesta della procura federale e ingaggiato appena in tempo utile l'estone Kristjian Kangur, si prepara il quarto di finale, con lo svantaggio del campo amico, contro la Ngc Cantù. Ma si scaviglia Collins, Moss e Vukcevic non sono al meglio e Hurd, benché non ancora tagliato, è ormai ai margini. Le prime due partite sono appannaggio dei brianzoli che si dimostrano più forti, approfittando anche dell'assenza di Maggioli in gara2: gli unici ad opporre resistenza sono Jackson, Fajardo e Kangur che, non sapendo bene cosa fare, tira tutto quello che gli capita con percentuali irreali. Si torna a Bologna per tentare l'impresa di rovesciare le sorti della serie, sperando nel recupero di Collins e Maggioli: Sabatini dimostra di crederci, mettendo in vendita a prezzi stracciati i biglietti per la serie successiva contro Siena. Ormai i piani sono saltati, non ha più senso il gioco controllato fino ad allora adottato e allora ci si affida alle galoppate di Jackson e alla voglia di rivincita di Collins che, nonostante zoppichi vistosamente disputa una partita memorabile, ben coaudiuvato dal redivivo Moss e Fajardo, che vale una bella vittoria. La partita seguente ancora il folletto ex-ferrarese sugli scudi, ne mette 28, ben spalleggiato da Jackson, ed è un'altra vittoria netta, a nulla valgono i loosing efforts di un maestoso Markoishvili. Trinchieri, seguendo il copione che in passato accese di polemiche altre sfide tra Virtus e Cantù all'epoca in cui c'era Bianchini sulla panca, lamenta il gioco fisico dei bianconeri. Dal canto suo Sabatini non fa mancare la solita aggiunta di benzina al fuoco, dichiarando che tra la Virtus e Cantù ci sono 20 punti di differenza e contribuisce ad esacerbare gli animi, coi tifosi lombardi che si sentono chiamati a dover sostenere come non mai i propri beniamini e preannunciano una "panolada" per i presunti torti arbitrali subiti e si portano avanti col lavoro, attendendo la squadra bianconera davanti all'albergo dove il coach virtussino viene strattonato da un tifoso. Sabatini minaccia di non giocare se non viene garantita la sicurezza, l'albergo viene piantonato dalla polizia causa minacce di disturbo. In un clima esasperato, i canturini prendono il volo e distanziano i bianconeri di 15 lunghezze ma la Virtus, seppure con gli uomini contati visto che Maggioli non è più rientrato dall'ennesimo infortunio stagionale sottovalutato, resiste e capitanata da un Collins commovente, un Jackson inafferrabile, un Sanikidze arrembante e l'ormai consueto cecchino Kangur, recupera tutto lo svantaggio arrivando al -2 all'ultimo giro di lancetta. Ma la serata storta di Moss, il cui festeggiamento dell'inizio delle vacanze su Twitter il giorno dopo gli guadagna impopolarità imperitura, di un logoro Vukcevic ed un esausto Fajardo che ha dovuto tirare la carretta in solitudine per quasi tutti i p.o. non permettono il completamento dell'opera. Jerry Green mette i liberi della sicurezza, Cantù passa il turno, Sabatini, circondato da body-guards, si piglia la sua razione di insulti e allora promette ai brianzoli che farà di tutto per portargli via i giocatori migliori o, almeno, di costringerli a rifirmare gli stessi a prezzi molto più alti.

Giovani, atletici, combattivi: la Virtus dell'era-Lardo (foto tratta da www.virtus.it)

VIRTUS, TUTTO BENE TRANNE IL PIVOT

di Walter Fuochi - La Repubblica - 31/08/2009

 

Quel che nessuno ha ancora letto su Twitter, terreno di battaglia dell'ingastrita Guerra dei Roses che oggi separa Ford e la Virtus, è che Lino Lardo sta rimescolando, senza Sharrod e senza uno che lo rimpiazzi, uno dei reparti alti meno polposi degli ultimi anni bianconeri: vedere per credere, scorrendo i pacchetti di muscoli e centimetri riportati accanto. I migliori, se vi pare, Griffith e i suoi fratellini nell'anno di molta grazia 2001, il quartetto '98, ma anche, ad organici più corti, i bei tomi della tripletta '93-'95 firmata Danilovic: e si fa presto a dire che chi vince ha sempre ragione, ma belle carriere, pregresse e successive, certificano ancor di più la qualità di quegli omoni. I peggiori, o più incompiuti: la cooperativa del '97, troppi (o tutti) declinanti, il fritto misto del 2000, l'esercito in rotta del 2003 e l'altra coop, tutta autarchica, voluta o accettata da Pillastrini nell'estate 2007.

Hurd, Maggioli e Fajardo, oggi, somigliano a quelle macedonie senza un faro svettante, anche se qualcuno mormora che Sanikidze, 'l'animale' georgiano, potrebbe sbocciare come fragorosa sorpresa, emulando il Nesterovic del '97-'98 (da quinto a primo lungo) o gli Andersen e Smodis del 2000-01, poi diventati re. Ma più che altro, quest'odierno assetto, pare orfano d'un pezzo. Il pezzo grosso. L'affare Ford è dunque già, sebbene ancora così carsicamente sommerso, il centro di gravità della nuova stagione. La Vu dietro ha forza ed equilibrio, tiro e duttilità tattica, ma resta monca davanti. Non so cosa si siano detti e fatti Sabatini, Ford e i suoi agenti (vil razza dannata, per il boss...), e non so se si possa più far la pace dei Roses. Si potesse, Ford è un giocatore verticale, in una squadra che lo è poco. Non è un colosso, ma in casa ha dato sugo, addirittura migliorando, ai play-off, le sue già tonde cifre della stagione regolare, benché resti, nei ricordi di tutti, l'ultima tonta autoeliminazione per falli, nel match decisivo di Treviso. Costa un milione, che è troppo per arrivare sesti, o terzi, o anche secondi. Però, a Blizzard e Koponen Sabatini ha chiesto, e ottenuto, sconti a libro paga. Con Ford non s'è neppure seduto.

Ovviamente, non è l'unico centro del mondo, e se volesse dotarsi di un altro (magari più grosso e solido, incrociando anche l'identikit preferito di Lardo), Sabatini l'azzeccherebbe lo stesso. Sa di doverlo fare, ma pensa di poter aspettare. Un po' sì, troppo no. La Virtus non va in Europa, ma la scansione stagionale le proporrà come traguardo primario la Coppitalia (da padrona di casa, o anche no): la Final Eight è a febbraio, ma si fa solo se si tambura nel girone d'andata. Infine, la voglia di far bene c'è, e la Virtus è oggi l'unico banco su cui Sabatini verrà testato, anche nell'ottica degli altri progetti che sventola ("Forza Bologna", di cui qualcosa prima o poi dovrà dirci). Vedrà presto Menarini per parlar di Bologna, ma all'oggi Menarini non appare venditore, e meno lo sarà se Papadopulo riuscirà a continuare a solcare acque tranquille. Così, per riaccreditarsi come leader di club, e riconquistare pure i pezzi di tifoseria perduta, o solo scettica, Sabatini non ha che la Virtus da carrozzare bene e fare correre. A Cortina, dice chi c'è stato, lavoravano tutti forte, al traino di un Lardo tirato e lucido. La stagione è stata imboccata bene, guastarla per un dispetto al proprio centro di gravità, più o meno permanente, sarebbe un delitto.

 

LINO LARDO SU FUTURSHOW STATION 100.2

di Valentina Calzoni – www.bolognabasket.it – 20/11/2009
 

Lino Lardo, ti aspettavi questa Avellino?

No, anche perché si parlava di difficoltà economiche, e sembrava avrebbero fatto un mercato al ribasso. Poi, visto il roster, mi era sembrata una buona squadra, con giocatori che anche noi avevamo cercato come Szewczyk e Akyol, Brown lo conoscevamo: sono bravi, certo, ma sei su sei nessuno se lo aspettava.

Cosa serve per consolidarsi a livello medio alto?

Dobbiamo essere cauti, intanto, perché abbiamo problemi fisici. Io vorrei allenare la squadra con continuità e al completo, pur sapendo che di inconvenienti ce ne sono sempre, dato che solo così si può costruire una identità: questa si sta creando, comunque, pur dovendo migliorare tante piccole cose, la tecnica difensiva ad esempio, e l’affrontare situazioni diverse a seconda delle avversarie. Poi i ragazzi dimostrano buona volontà giorno dopo giorno, ma vorrei essere al completo, cosa che fin qui non è mai successa.

Quanto visto a Varese, come lo spazio a Sanikidze e la gestione di Hurd, è stata un caso o si rivedrà?

Le mie idee sono chiare: tutti sanno, al loro arrivo, quello che sarà il loro ruolo, ma sanno anche che le gerarchie vanno confermate attraverso impegno, serietà e rendimento. Gioca chi merita, ma tutti hanno possibilità. Sanikidze, o chiunque rende, giocherà e avrà minutaggio, ma questa non è una sfida a discapito dei compagni, dato che tutti devono dare contributo. Domenica hanno dato qualità Negri e Fontecchio: se si confermeranno avremo ulteriori opportunità e la squadra si allungherà, ad esempio. Sanikidze sappiamo che non farà sempre come domenica: sta crescendo, deve tecnicamente disciplinarsi, ma in campo qualcosa di buono lo ha sempre fatto. Deve solo, in partita, portare quanto fatto in allenamento.

Lui ha grandi qualità, veniva da stagioni non fortunate, e potrebbe fare davvero il salto di qualità.

Noi lo abbiamo seguito per tutta l’estate, e lo abbiamo portato qua perché conosciamo le sue potenzialità: sa mettersi al servizio della squadra, e può migliorare giocando in un campionato competitivo. Ci può sorprendere, perché non sarà bello a vedersi ma sta ripagando bene l’investimento su di lui. Bisogna anche dire che in estate è stato determinante nella nazionale di Georgia, che ha trovato la storica qualificazione al girone A degli Europei: è in un momento di crescita della sua carriera, è molto serio e può diventare la sorpresa del campionato. Ma mi aspetto buone cose anche da Koponen, che dopo l’infortunio di Penn avrà spazio pur in un ruolo, quello di regia, che non è suo del tutto.

Vero che il Real voleva Sanikidze?

No, non credo. Noi siamo stati vicino a lui fin dall’inizio della campagna acquisti, poi le strade si sono divise, si era avvicinata Biella, ma del Real proprio non si è mai parlato.

Koponen sembra ancora molto insicuro.

Eppure domenica ha giocato a lungo in una trasferta difficile. Bisogna vedere anche le cose positive che fa: ha responsabilità, forse ancora non ha la personalità giusta ma dobbiamo avere pazienza. Abbiamo tutti investito su di lui, sta vivendo un momento mentalmente difficile ma ci stiamo lavorando molto per aiutarlo. E’ giovane, è di assoluto valore, ed è normale per un giocatore passare momenti non facili. E comunque noi abbiamo bisogno della sua energia e freschezza atletica: quando poi Penn riuscirà a giocare lo metteremo come esterno, dove può mettere maggiormente in mostra il suo talento.

Però è uno che difende forte.

Lui viene da stagioni in cui non si è mai fermato, tra campionati e nazionale finlandese. Poi, con l’infortunio di Collins, si è trovato a giocare tanto in preseason, non fermandosi mai malgrado qualche contusione. Difende bene sulla palla, duramente, e al di là di qualche errore è un giocatore che ha anche lati positivi, e una di queste è la difesa.

Cosa potrà fare in futuro Moss, che ora sta non sta giocando le coppe?

Lui ha potenzialità per diventare giocatore di primo livello, in Europa. Per ora vive del suo talento, ma può crescere molto a livello individuale come tecnica, perché l’atletismo non basta. Speriamo che con noi possa fare cose importanti, per poi giocarsi la chance di passare a Siena, cosa che per ora non è scontata. Io cerco di disciplinarlo dal punto di vista tattico, di farlo crescere in difesa lontano dalla palla: per lui è un momento cruciale, sa che i campioni d’Italia hanno investito su di lui, e adesso le sue prestazioni per noi sono importantissime. Ci tiene alla Virtus, e speriamo si prepari per la prossima stagione.

Che potenziale ha, questa squadra?

Noi siamo ancora lontani dall’essere quello che io vorrei vedere, con attenuanti. Ma l’impronta della squadra è questa, concreta e solida, con caratteristiche di continuità, brava a difendere collettivamente. Poi dobbiamo migliorare il gioco, le esecuzioni, anche se ci è mancato il regista vero, quello con cui si costruisce un percorso: non lo abbiamo mai avuto, e Penn è arrivato solo alla vigilia del campionato. Potevamo essere più avanti, con un po’ di fortuna: magari non come classifica, ma come livello di gioco. Non so quanto margine di miglioramento avranno le avversarie, noi potremmo fare grandi cose, ma non vinceremo mai di venti tutte le partite: soffriremo sempre, ma abbiamo le possibilità per dare soddisfazioni alla società e al pubblico.

Collins potrà completare definitivamente la squadra?

È stato il nostro primo acquisto, il primo su cui abbiamo puntato. Certo, non c’è la certezza che dopo gli anni di Ferrara avrebbe risposto nell’immediato, ma non abbiamo nemmeno la controprova. Ma adesso, è meglio dare fiducia a chi sta giocando: parlare troppo del suo rientro ci porterà a pensare che quando sarà in campo farà grandi cose e la squadra giocherà diversamente. Lui ritornerà mentre tutti gli altri saranno al pieno della forma, per questo dovremo essere capaci di inserirlo nei modi e nei tempi giusti: ci vorrà pazienza.

Lui spera di essere nei dodici a Ferrara: è credibile?

Lo desidera, ma è improbabile. Poi, fosse nei dodici, dovremmo rinunciare ad un americano. Quando sarà in squadra dovrà giocare tanto, cercando poi anche di non farsi male, e quindi dovrà essere a posto sia fisicamente che mentalmente: dovrà passare tanti allenamenti, prendere contatti, non avere paura, tante cose psicologicamente delicate. La prossima settimana, se ci saranno gli ok dei medici, inizierà ad allenarsi con un po’ di contatti.

Infermeria?

Righetti ora si allena con motivazioni ovviamente diverse, lo vedo sempre meglio pur considerando il suo fisico e l’età: ci darà una grossa mano, ha l’esperienza per gestirsi pur non essendo al massimo della forma. Sorprendente il recupero di Penn, che domenica sembrava grave: ha una grande serietà, ieri si è già allenato pur con la caviglia non a posto, per cui dovrebbe esserci pur non essendo al massimo. Fajardo ci preoccupa un po’, speravamo in un recupero più veloce, ma la distorsione è stata diversa dalle classiche storte: è un 206cm, non dimentichiamolo, e ha voluto comunque provare. Contiamo che ci sia, ma sarà un po’ in difficoltà. Cercheremo di essere tutti presenti, sotto canestro, perché affrontiamo una squadra che a rimbalzo sta andando molto bene, tra Troutman e Szewczyk che viaggiano a 18 rimbalzi di media. Koponen ha preso altre botte ma è tosto, e non molla.

Moss e Vukcevic salutano i tifosi dopo una vittoria corsara a Varese (foto tratta da www.virtus.it)

LA VIRTUS ASPETTA COLLINS

di Claudio Limardi - Corriere dello Sport/Stadio - 27/01/2010

 

Girone di andata alle spalle, con nove vittorie su 15, cammino da zona playoff, ai limiti del quarto posto ma senza potersi permettere passi falsi. Alla Virtus mancano almeno due punti, quelli che avrebbero tinto di rosa il bilancio e assicurato una posizione in graduatoria in linea con le aspettative e il potenziale della squadra. Il bilancio dei singoli.

Moss 7 - Come prima punta ha fallito, è un attaccante di complemento, non un trascinatore, però il volume del lavoro svolto è enorme. È primo realizzatore in attesa che esploda Collins, primo rimbalzi-sta, primo nei recuperi, secondo negli assist della squadra. Tatticamente incredibile, può marcare chiunque, dal playmaker all'ala forte, una piovra quando la Virtus difende a zona. Unico difetto reale: le palle perse, tre di media.

Koponen 7 - Mantiene una certa discontinuità di fondo però segna in doppia cifra, ha dimostrato di poter giocare in quintetto e sta tirando bene. Meglio da guardia che da regista, ogni tanto si smarrisce in difesa dove invece ha potenziale enorme. Comunque una stagione di crescita.

Sanikidze 7 - Intanto ha il merito di aver attenuato l'effetto della stagione-no di Hurd, poi è in crescita, ha coraggio, come ha dimostrato anche a Siena. Le medie di tiro sono alte (57,7% da due, 46,2% da tre), prende 4,9 rimbalzi in 20 minuti. Ha energia, è spettacolare, piace alla gente. Deve crescere tatticamente ma il giocatore c'è ed è un investimento importante per il futuro.

Collins 6,5 - Ha giocato solo cinque partite quindi sarebbe ingiudicabile. Però sono state sufficienti per vedergli segnare 21 punti contro Siena, perché diventasse il virtussino più assiduo in lunetta, il migliore negli assist (3,6) e il più utilizzato con quasi 34 minuti. Il girone di ritorno è il «suo» girone.

Maggioli 6,5 - Tira da due oltre il 60%, è cresciuto molto dopo un avvio difficile. Ovviamente non è un giocatore fisico o che ama i contatti (infatti solo 1,5 falli subiti a partita) però ha qualità atipiche in un centro che sono servite.

Fajardo 6,5 - è stato il migliore nelle prime partite,,poi si è infortunato e ha faticato a recuperare. Ha caratteristiche complementari rispetto a Maggioli. è meno elegante ma più fisico, un lottatore. Utile.

Vukcevic 6 - Ha avuto diversi acciacchi che l'hanno condizionato, soprattutto è stato discontinuo al tiro che mai come in questa stagione sarebbe servito. Ha più recuperi che palle perse, resta un giocatore ordinato, utile anche se Lardo è attento a centellinarne l'utilizzo.

Prato 6 - Ingiudicabile perché appena arrivato. Come caratteristiche, è una guardia di penetrazione e contropiede con spiccate attitudini difensive. Il tiro da fuori prezioso a Imola, alla Virtus ancora non si è visto.

Hurd 5 - Nel primo terzo di stagione era stato decisivo e brillante, poi si è smarrito per problemi atletici ingigantiti dalla progressiva perdita di autostima. E' chiaro che in attacco il rendimento è molto scadente. La Virtus spera che la pazienza la ripaghi: in Italia non aveva mai vissuto un periodo tanto difficile.

Blizzard 5 - Si è infortunato e non potrà tornare che a marzo inoltrato ma nelle cinque partite giocate onestamente era stato un grande problema. Totalmente smarrito nel tiro da fuori (27,8%).

Penni 6 - È andato via, sarebbe troppo dire che ha lasciato il segno. Con Collins, la Virtus è molto più esplosiva. Diciamo che è stato un buon traghettatore molto apprezzato per la serietà. Purtroppo era perfetto per innescare compagni che avevano bisogno di un altre tipto di playmaker.

 

COPPA ITALIA, È ANCORA SIENA-BOLOGNA

di Stefano Valenti - La Repubblica - 20/02/2010

 

Un anno dopo cambia solo il luogo, e se sarà del delitto ce lo diranno Siena e Bologna, che si ritrovano davanti con la Coppa Italia in palio usciti a braccia alzate entrambe ben prima dello striscione dell'ultimo minuto. La Canadian Solar ha spezzato il sogno dell'Air, vincendo per 73-61 la sua semifinale, di fatto conservando nella ripresa il +13 dell'intervallo. La Montepaschi aveva l'obiettivo di far meno fatica possibile coi suoi titolari, coltivando fino al 25' il suo desiderio di sopraffazione sull'avversario e poi lasciando briglie sciolte al secondo quintetto. Col problema che ha più fame dell'altro e così ad un certo punto il tabellone dice 80-45, a 5' dalla fine, con Tomas Ress che senza sbagliare un tiro dal campo dei 7 tentati (3/3 da 2, 4/4 da 3) eguaglia il suo record ai massimi livelli, con 20 punti (li aveva fatti nel 2005 contro Livorno). 

Siena che difende il trofeo già vinto l'anno scorso, la Virtus che è alla quarta finale consecutiva (tutte perse quelle già archiviate) in Coppa Italia dove detiene il record di successi con 8 (come Treviso). In mezzo c'è una statistica che racconta che dal marzo del 2006 la Virtus non batte Siena, fanno oltre una dozzina di sconfitte in file, compresa una finale scudetto (nel 2007) e quella per la Coppa tricolore dell'anno scorso. Che finì di uno, Bologna si lamentò per due fischi contrari, Siena guardò ad altro, vincerla.

"Qui si gioca ogni 24 ore, mi piace poco parlare, domani c'è già una finale da giocare - ha detto Simone Pianigiani - . Abbiamo mostrato qualità nel primo tempo, voglia di difendere assieme chiudendo a Biella gli spazi per i loro tiri da 3. Quel che mi preoccupa è che questa manifestazione fa spendere molte energie, spero ne siano rimaste ai ragazzi anche perché troviamo in finale una Bologna che ho visto giocare con molta fiducia". Anche l'anno scorso Siena alzò la Coppa giocando tre gare in tre giorni e la Virtus riuscì a tagliare quasi tutto lo svantaggio tecnico portandola all'ultimo tiro. L'unica certezza di questo ennesimo atto è che si gioca in campo neutro.

"Ci tenevamo a mantenere la tradizione, ora cercheremo di sovvertirla" ha detto Lino Lardo, quarto allenatore diverso in quattro anni a pilotare la Virtus fino alla finale (prima di lui ci sono riusciti Markovski, Pasquali e Boniciolli). "Ma non siamo soddisfatti, qui si vince qualcosa solo all'ultima partita, a me piacciono le grandi sfide e non mi interessa chi ho davanti, ma vedere anche in finale la mia Virtus" ha aggiunto, portandosi in sala stampa il suo staff tecnico più il preparatore atletico. "Quando si giocano partite così ravvicinate, il loro lavoro è fondamentale. Il capo allenatore è quello designato a prendere le decisioni, ma non c'è nessun risultato che si può ottenere da soli e noi condividiamo tutti i momenti di questa stagione".

Pianigiani ha potuto chiedere appena 18 minuti a McIntyre, 17 ad Hawkins e 15 a Stonerook, un patrimonio prezioso in vista della finale. Bologna ha dovuto spendere più energie per battere Avellino, capace sulla spinta del pubblico da quasi tutto esaurito (4800 i presenti) di risalire fino al -3 con un momento molto felice di Dee Brown. Accadeva tutto negli ultimi due minuti del terzo quarto, a quel punto Pancotto toglieva il suo playmaker per dargli fiato in vista dell'ultimo quarto ma era proprio in quei 100 secondi abbondanti che la Virtus ripartiva: tripla di Maggioli, fortunosa, tripla di Collins, la quinta della sua partita, e qui la fortuna non c'entra: scivolata nella bolgia ad un passo dall'aggancio, la Virtus ritrovava in un attimo il +9, ossigeno puro. Ma tatticamente la svolta della partita l'ha data il georgiano Sanikidze, non solo per i suoi clamorosi mezzi atletici. Piedi troppo rapidi per Szewczyk, il polacco chiave per il gioco dell'Air, Pancotto è abbassare il suo quintetto inserendo Dylewicz. Col problema che cadeva in uno dei terreni preferiti da Lardo, che abbinando al georgiano, da centro, LeRoy Hurd schierava i cinque che più sanno mordere. Virtus a +13, la zona non sortisce effetti perché l'antidoto è Vukcevic con la tripla.

In finale, Siena troverà una Virtus dimostratasi capace di far seguire, alla prova quasi perfetta nei quarti contro Caserta, quella con Avellino: lo "slam" campano ha consolidato certezze per Bologna, dopo una stagione di alti e bassi. Ma è anche vero che la massima goduria di Siena è sgretolare proprio quelle che gli altri considerano certezze. Reali, ma ad un piano inferiore.

 

“UNA VIRTUS DA 8. VOGLIAMO LA FINALE SCUDETTO”

di Elisa Fiocchi - Corriere di Bologna - 24/02/2010

 

Petteri Koponen racconta la sua Final Eight di Avellino dopo una dura finale contro la Montepaschi in cui ha mostrato ancora una volta di essere un giocatore essenziale negli ingranaggi della Virtus. Ieri il ritorno a Bologna, dopo la lunga sosta in Irpinia.

Koponen, è l'ennesima finale sfumata. Stavolta però ne siete usciti con grande carattere. Che partita è stata?

Abbiamo combattuto duramente, giocando fino alla fine, dando il massimo. E dimostrando ancora una volta di essere uniti. Siamo migliorati moltissimo, anche a livello di concentrazione. Personalmente sono felice della crescita di tutta la squadra e anche della mia prestazione.

Questa è stata anche e soprattutto la sua Coppa Italia. Cosa porterà con sé?

Per me è stata una conferma importante ma questa Coppa Italia ha regalato energia e fiducia un po' a tutta la squadra. La consapevolezza che possiamo arrivare alla fine del campionato e tentare di vincere qualcosa. è stato un torneo fantastico: adesso le altre avversarie ci guarderanno con occhi differenti. Se giochiamo con la qualità messa in campo ad Avellino possiamo essere preparati a tutto, con la giusta mentalità per affrontare le prossime sfide.

Avete impedito a Siena di allungare il vantaggio. Rappresenta un primo traguardo per la Virtus?

Certamente. Siamo riusciti a restare in partita, cosa che non era mai successa prima contro Siena. Sono una squadra forte ma stavolta abbiamo intravisto una piccola chance di vincere rispetto alle precedenti sfide. Abbiamo patito solo un brutto momento, quando eravamo sotto di quindici ma siamo rientrati velocemente e nel finale eravamo vicini.

Per lei un finale di partita caldo, con punti e canestri pesanti.

Quei tiri purtroppo non sono bastati a cambiare la partita, resterà comunque un ricordo bello per me. Quest'anno ero carico, positivo, ci ho creduto fino alla fine. L'anno scorso in finale se non sbaglio ho segnato 5 punti...

Lei incarna la sorpresa di questa Virtus. Come è riuscito a migliorare cosi tanto in soli sei mesi?

La mia svolta è arrivata quando ho preso fiducia in me stesso. Merito soprattutto del lavoro che Lardo ha svolto su di me. I risultati sono arrivati gradualmente: sono riuscito a infilare una serie di buone partite e ho preso coraggio, ho capito che potevo giocarmi questo campionato e offrire un contributo importante. Naturalmente alla base di tutto c'è un duro lavoro in palestra. Ho solo 21 anni e so bene che devo migliorare ancora, ogni giorno rappresenta una chance per compiere un passettino oltre, mi sto impegnando per essere sempre pronto.

Ieri il ritorno a Bologna. Come è organizzata questa settimana di lavoro?

Riprenderemo gli allenamenti domani mattina. Ci serviva un po' di riposo per recuperare le energie fisiche e mentali.

Domenica affrontate Teramo. È una partita importantissima in ottica campionato. C'è il rischio di arrivarci troppo stanchi?

In effetti non abbiamo molto tempo per prepararla e sicuramente siamo stati tanto lontani da casa. Dobbiamo riprendere in mano tutto e certamente dopo l'esperienza in coppa oggi tutti credono di più in se stessi.

A che livello è la Virtus adesso?

Da uno a dieci, direi senz'altro 8. Ci sono ancora alcuni aspetti da affinare ma abbiamo dimostrato di essere un gruppo solido, unito.

Quali sono state le parole del coach dopo la finale con Siena?

Ci ha detto che era fiero di noi, che abbiamo giocato con grande intensità e che sarà interessante vedere dove potremo arrivare nel futuro.

IL GRUPPO, IL SISTEMA, LE REGOLE DEL COACH - DUKE TRIONFA, LA VIRTUS PROVA A REPLICARE

di Luca Aquino – Corriere dello Sport – 07/04/2010

 

Va in scena a 7.500 chilometri da qui, la rivincita dei «senza talento». La questione che tiene banco in casa Virtus dall'inizio delia stagione e fa sistematicamente infuriare Claudio Sabatini ha avuto un suo corrispettivo stagionale negli Stati Uniti, dove ieri notte si è celebrata la vittoria 61-59 della Duke «senza talento» su Butler nella finale del Torneo universitario davanti agli oltre 70mila tifosi del Lucas Oil Stadium di Indianapolis.La partita è già diventata un instant classic, una di quelle da conservare e rivedere di tanto in tanto, bellissima dal punto di vista della pallacanestro pura, senza superstar in campo, ma con due squadre «vere», due gruppi con regole e gerarchie ben precise in cui tutti sanno cosa fare. Nella Duke campione probabilmente nessuno giocherà nella Nba da protagonista, qualcuno potrà pensare di fare il professionista ben pagato in Europa o altrove (i tre esterni Scheyer, Smith e Singler, quest'ultimo mvp della Final Four e davvero interessante in ottica europea), ma non c'è il campione. La vittoria è stata il frutto del lavoro di questi anni agli ordini di un allenatore come Mike Krzyzewski - autentica leggenda con oltre trent'anni di esperienza su quella panchina dalla quale ha allenato in passato fior di stelle - e probabilmente anche delle motivazioni scaturite dai fatto di essere ignorati o quasi dal resto della nazione perché ritenuti non competitivi, in America, dove si fanno classifiche per qualunque cosa, Duke veniva inserita al numero 12 nei ranking della Ncaa di inizio stagione, posizione onorevole ma lontana anni luce dal vertice.

Trasportando il discorso al di qua dell'oceano, sebbene nel campionato universitario mancasse una Montepaschi cannibale e nettamente ai di sopra della concorrenza, le analogie con il percorso stagionale della Virtus non mancano. Ridimensionate dopo il tentativo di reinstaurare la grandeur passata dello scorso anno, le V nere sono partite a fari spenti in questa stagione, in posizione di rincorsa ben alle spalle delle potenziali anti-Siena. Manca talento, il reparto lunghi non è da corsa, Koponen e Sanikidze sono scommesse azzardate, l'infortunio di Collins sarà devastante per la squadra. Tutte frasi sentite lo scorso ottobre e tutte frasi che partita dopo partita la Virtus di Lino Lardo sta facendo rimangiare. L'allenatore ha voluto questo gruppo e lo ha difeso nei mesi più difficili, ha una filosofia di gioco ben precisa e l'ha fatta recepire anche ai suoi giocatori che meritano senz'altro un plauso per la stagione disputata fino ad oggi. Niente svolazzi, spettacolo fine a se stesso o partite a mille all'ora, primo comandamento (ma forse anche secondo, terzo, quarto...) non prenderle, difendere alla morte, aiutare il compagno. Quasi un addestramento da Marines, che a Duke ha però portato al quarto trionfo di coach K con la squadra più debole fra quelle da lui portate per 11 volte alle Final Four e forse anche per questo definita «la vittoria più bella». Un successo nato dalla consapevolezza  dei propri limiti di una squadra conte esterni che giocano in media 37-38 minuti a partita e quattro lunghi che fanno il lavoro sporco fatto di rimbalzi e blocchi per aprire spazi ai piccoli, mi anche frutto della programmazione in barba allo one and done imperante ultimamente, ossia un anno di college e via nella Nba.

Il quintetto titolare di Duke è assieme da tre-quattro anni (Scheyer e i lunghi Thomas e Zoubek hanno concluso la carriera collegiale), ha sofferto sconfitte dolorose in questo quadriennio ma ieri è passato alla cassa. Lardo, alla Krzyzewski, ha cominciato a lavorare su questo gruppo con risultati già brillanti, non potrà puntare all'oro quest'anno perché Siena resta di un altro pianeta, ma sull'onda anche di questo esempio si merita di continuare la rincorsa senza ricominciare tutto da zero la prossima estate.

 

VIRTUS, IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 27/04/2010

 

Come farsi cadere il mondo addosso in 5 giorni. L'infortunio di Petteri Koponen, nato male e gestito peggio (è di ieri il non tanto velato j'accuse del dottor Lelli alla società) ha messo a nudo una situazione preoccupante, che è rapidamente precipitata. La Virtus è stata travolta a Pesaro, e come se non bastasse ha perso pure in casa con Cremona, motivata e ben allenata sì, ma sempre ultima in classifica. In cinque giorni sono venuti fuori tutti i problemi che il paziente lavoro di mesi era riuscito spesso a mascherare. La condizione fisica precaria, il talento non eccelso, la mancanza di un go-to guy su cui fare affidamento in mancanza del finnico, dato che Andre Collins è drammaticamente calato alla distanza, segnando un punto nel secondo tempo e facendosi stoppare da Rowland la tripla del possibile pareggio. Su Leroy Hurd meglio stendere un velo pietoso, dato che non si deve sparare sulla Croce Rossa. Dal doppio uppercut incassato è uscito piuttosto scosso anche coach Lino Lardo, apparso davvero amareggiato a fine partita, dopo un battibecco con un tifoso contestatore - uno dei tanti. Sinceramente ci sentiamo di dargli ben poche colpe, anzi gli va dato atto di aver fatto rendere a lungo un gruppo non talentuoso al 110% delle sue possibilità. L'unico neo è l'aver insistito per non tagliare l'indifendibile Hurd: una sua sostituzione mesi fa avrebbe potuto davvero svoltare la stagione. Anche ora, forse, ma a oggi la società pare intenzionata a operare un solo innesto.

Cosa fare ora? Intanto un intervento sul mercato. Darius Washington continua a essere il primo nome sulla lista, anche se ieri non si sono registrate novità, anzi nella trattativa si sono inseriti altri, tra cui Roma. In questo momento della stagione la scelta è limitata, e si prende quello che c'è. E tra i vari che ci sono, il passaportato Washington potrebbe essere una buona scelta, se arrivasse. Nel caso la trattativa salti, si guarderà per forza di cose altrove, sapendo che di tempo non ce n'è tantissimo. Dopo la pausa di domenica prossima ci saranno due partite proibitive, a Roma e con Siena. Perdendole entrambe - come probabile - si concluderebbe la regular season con un poco esaltante filotto di quattro sconfitte in fila, che farebbe continuare la tradizione negativa a fine stagione della Virtus dopo il ritorno in serie A: 5 sconfitte in fila nel 2009, 9 perse nelle ultime 12 nel 2008, 6 stop consecutivi nel 2006, escludendo solo l'esaltante 2007 in cui arrivò il terzo posto e poi la finale scudetto.

C'è un rovescio della medaglia, però: paradossale, ma concreto. Con due sconfitte la Virtus arriverebbe - con buona probabilità - sesta o settima, posizioni nettamente migliori della quarta e della quinta, per ovvi motivi di lato del tabellone opposto a quello di Siena. E così, partendo dalla retrovie, una squadra capace di vincere in trasferta come questa potrebbe cercare di emulare la Milano dello scorso anno, che - anche con molta fortuna - arrivò in finale (e in Eurolega) partendo dalla sesta piazza. Anche perchè, a parte Siena, di corazzate non ce ne sono, e una Virtus in forma potrebbe giocarsela davvero con tutte. Per provare a fare questo però occorrerà che l'ambiente si normalizzi: la società dovrà provvedere all'innesto di mercato tempestivamente, per inserire il nuovo nei giochi prima dei playoff, e poi dovrà proteggere il coach dalle bordate che - inevitabilmente - in questi giorni stanno arrivando. Lino Lardo, dal canto suo, dovrà essere bravo a tenere sereno lo spogliatoio e spiegare ai giocatori che la stagione non è finita ad aprile, ma che dai playoff si azzera tutto, e ogni risultato è possibile, anche il più insperato.

 

 

LARDO AVVISATO, MEZZO SALVATO

di Francesco Forni – Repubblica – 11/05/2010

 

Sbagliare un autogol a porta vuota può causare un terremoto, se era stato il padrone ad augurarsi l'autorete. Sabatini è ancora inferocito con Lardo per il ko di Roma, che ha messo la Canadian sul binario del quinto posto: conduce a Siena, nessuno lo voleva. Fulmini e saette son schizzati dal quartier generale di Cadriano, ma senza giustiziare l'indiziato (domenica era stato contattato Zmago Sagadin). «Perdere di 19 è una beffa colossale. Bisognava vincere o perdere di 21, o di 26, per poter scegliere la nostra griglia play-off. L'avevo chiesto a Lardo e Faraoni. Quello era il mio sogno: è stata la prima volta che dei miei dipendenti non hanno fatto quello che ho detto. Capisco non saper vincere, ma non saper perdere...

Eppure, niente esonero.

«Ho ascoltato per radio la partita. Non ci volevo credere, avrei voluto uccidere Lardo. Ero in macchina, l'avessi visto sulle strisce pedonali, ne avrei fatto un poster. Ma Lino è un buon allenatore, passato il mal di pancia ho ragionato. Ha scelto di fare un play-off probabilmente con Cantù e Siena. Sono le uniche due che avrei evitato, per me è incomprensibile. Come andare in un club di scambisti, sapere che alla terza camera ti sodomizzeranno ed entrarci lo stesso pur avendo delle alternative». Giocare a perdere, di questi tempi, sembra d'attualità. «Ma noi non avremmo tolto o dato niente a nessuno, altro che Lazio-Inter. Avremmo rispettato una precisa strategia societaria, per ottenere un miglior piazzamento. Giovedì avevo incontrato un eventuale sponsor per una possibile prima fase di Eurolega. I soldi non li fabbrico, i pochi partner che si possono avvicinare arrivano con dei piazzamenti. Siamo stati dei polli da competizione. Per l’Eurolega dovremo eliminare dai play-off il Montepaschi. Buonanotte».

Nonostante tutto, Lardo rimane il coach, titolare a parole di una fiducia importante ma nella sostanza un dead man walking, a rischio già domenica prossima se con Siena dovesse prendere un'imbarcata. Ieri ha diretto l'allenamento - ancora senza Moss, il cui ginocchio preoccupa - amareggiato ma in silenzio. Sabatini invece ne aveva per tutti. «Anche per i moralisti, per chi invoca l'intervento del giudice sportivo, per una cosa, oltretutto, che non siamo riusciti a fare». Ieri sera il Procuratore federale Roberto Alabiso ha acquisito la rassegna stampa e il video della partita per «un'attenta valutazione - recita una nota Fip – di eventuali violazioni regolamentari commesse da tesserati o soggetti riconducibili, comunque, a società affiliate».

«Suvvia, allora servirà anche un magistrato, perché io Lardo volevo ammazzarlo... - ha detto Sabatini -. Al PalaEur io sarei partito con quattro Under e un senior. Sotto 50-15 nel primo quarto e tutti sereni. Ho ascoltato Faraoni e il coach per Hurd, che non volevo nemmeno prendere, rinunciarci a una settimana dai play-off è stata una boiata pazzesca. Se lo staff fosse stato davvero etico, talebano sino in fondo, avrebbe perso di 5, non di 19». La questione è soprattutto economica. «Quale ritorno avremo per i play-off? Fino a ieri 100 abbonamenti in più. Con quali soldi prendiamo un rinforzo? Dovrei mandare Lardo al desk dei tagliandi». Nel mirino resta Erceg: per lui l'Olympiacos s'è riservato di decidere sino ad oggi.

 

La lunga, combattuta e piena di polemiche serie di play-off contro Cantù (foto tratta da www.virtus.it)

LE TRIPLE DI COLLINS E LE SCORRIBANDE DI JACKSON TRASCINANO LA VIRTUS A GARA5

di Marco Bogoni - www.basketnet.it - 26/05/2010

 

Quattro partite non sono bastate per decretare chi tra Canadian Solar Bologna e NGC Cantù dovrà superare i quarti di playoff. Il fattore campo continua a risultare determinante: dopo la doppietta canturina al Pianella, la Virtus ha pareggiato la serie grazie alle vittorie tra le mura amiche. Gara4 ha avuto un andamento diverso rispetto alle precedenti tre sfide. Per la prima volta in questi playoff, Bologna ha condotto la gara dall’inizio alla fine mantenendo sempre il controllo del match. Il merito è della premiata ditta Collins-Jackson, autori di 53 punti in due. La precisione dalla lunga distanza dell’ex playmaker di Ferrara e le penetrazioni di Aaron Jackson sono state le spine nel fianco della difesa dell’NGC. La squadra di Trinchieri ha provato a reagire tramite il tiratore Markoishvili e il metronomo Green, ma oggi contro questa Virtus dalle percentuali al tiro stratosferiche (59% da due punti, 50% da tre punti) era veramente difficile espugnare la Futurshow Station. Venerdì si tornerà a giocare a Cantù e la Virtus lo farà con la consapevolezza che, giocando come in gara tre e in gara quattro, l’approdo alle semifinali non sarà una mission impossible.

La novità del quintetto Virtus è l’inserimento di Collins al posto di Moraschini. Completano lo starting five bianconero Jackson, Moss, Sanikidze e Fajardo. Trinchieri manda in campo Green, Markoishvili, Micov, Leunen, e Lydeka. La Canadian Solar, per la prima volta nei playoff, inizia la partita senza dover rincorrere: dopo 4 minuti ha già dieci lunghezze di vantaggio (11 – 1). Collins inizia come aveva finito gara3 ovvero segnando da tre punti, ma è tutta la Virtus a tirare con ottime percentuali da oltre l’arco. Cantù è molto nervosa dalla lunetta e viene sorretta soltanto da Markoishvili. Moss e Kangur si gravano ben presto di due falli e Lardo è costretto a toglierli dal campo. Il primo quarto si conclude 25-16 dopo una giocata da playground di Jackson. La Virtus, con il passare dei minuti, non smette di tirare con cifre irreali sia da due punti sia da tre punti. Il risultato non può che essere un ulteriore allungo bianconero: 32–18 al 12'. Collins ritorna in campo, i minuti in panchina non hanno raffreddato la sua mano, e il regista uscito da Maryland continua a violentare la retina brianzola. Il migliore canturino del primo quarto, Markoishvili, ha nel secondo quarto un momento di pausa e il suo posto viene preso da Micov. Gli attacchi biancoblù riescono solamente a graffiare, ma mai ad abbattere il muro della difesa virtussina. L’intesa tra Collins e Jackson appare già ottima e proprio un canestro del play proveniente dai turchi dell’Antalya fissa il punteggio sul 50–34 al ventesimo.

Nel secondo tempo Il playmaker di Cantù, Green, prova ad attaccare Collins in post basso e a far collassare la difesa bianconera su di sé per poi scaricare sull’uomo libero in angolo. Markoishvili è il più sveglio a raccogliere i passaggi di Green e a trasformarli in canestri. La NGC si riavvicina sul 59-49 al 26' dopo una tripla di Mazzarino. Leunen è il primo giocatore della partita a vedersi accendere quattro lampadine e così il coach brianzolo deve rimettere in panchina il suo leader occulto. L’attacco della Canadian Solar si inceppa. Moss non riesce a replicare la buona prestazione di lunedì ed è ancora Jackson a dare respiro alla squadra di Lardo. 67–55 al termine della terza frazione di gioco. Al sostituto di Koponen piace giocare ai 200km/h, le sue accelerazione sono un rebus irrisolvibile per i difensori dell’NGC. Collins continua a divertirsi a giocare al tiro a segno da tre punti e consente alla Virtus di mantenere un vantaggio rassicurante: 77–64 al 35'. Cantù cerca sempre il contatto con i giocatori bianconeri alla ricerca del fallo. L’operazione riesce e la Canadian Solar raggiunge ben presto il bonus di falli commessi. Con l’entrata in campo di Vukcevic al posto di Jackson il ritmo dell’attacco bianconero rallenta e la squadra brianzola si riavvicina (79–73 al 37'). Il match, silenziosamente, si riapre. La Virtus non vuole vanificare il vantaggio che aveva costruito e con un parziale di 9 a 0 (Jackson + tripla di Prato + Collins + 2 su 2 dalla lunetta di Sanikidze) rispedisce i biancoblù all’inferno. Finisce 95-79. Servirà gara5 per decidere l’avversaria della Montepaschi Siena in semifinale.

VIRTUS, IL PAGELLONE FINALE

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 31/05/2010

 

Quinto posto invece di settimo, ma la sostanza è la stessa: la Virtus esce 3-2 ai quarti di finale, dopo uno schianto nell'ultimo mese di regular season, proprio quando la seconda piazza era parsa possibile. Un risultato che pare la fotocopia della stagione scorsa, anche se in realtà ci sono alcune differenze da sottolineare. Nettamente ridimensionato il bugdet, senza velleità di licenza triennale, le aspettative erano sicuramente più basse rispetto al presunto squadrone del 2008/09. Considerati anche gli infortuni e la situazione "ambientale" dal crac di Koponen in poi, viene difficile considerare negativa questa stagione, anche perchè nei playoff i bianconeri hanno davvero buttato il cuore (e la stampella) oltre l'ostacolo, spremendo ogni stilla di energia rimasta nella serie con Cantù. Difficile anche considerarla positiva, però. Forse il termine giusto è "senza infamia e senza lode".
L'altra differenza rispetto al passato è che - forse per la prima volta nell'era Sabatini - volendo ci sarebbe un gruppo su cui puntare per ripartire. Coach e GM hanno contratto e sono stati confermati a voce dal patron, idem alcuni giocatori. Altri potrebbero essere trattenuti, volendo. Se la proprietà sarà d'accordo si potrebbe evitare l'ennesima rivoluzione e ripartire da una base solida, e da una coppa europea. Staremo a vedere. Vediamo, uno per uno, i protagonisti della stagione bianconera.

Jackson - voto 7 - Bella sorpresa. Arrivato in sordina dopo aver perso Washington, L'ex Duquesne dimostra che nel campionato italiano può starci eccome. Gioca da play e da guardia con buoni risultati, tira da tre col 60% (!) e si trova bene di fianco al rientrato Collins. Magari non disciplinatissimo, va comunque abbastanza bene in difesa e fa pensare che al gioco di Lardo sia più adatto lui di Collins stesso, ammesso sia possibile trattenerlo. Nel frattempo il suo l'ha fatto, eccome. In 32' di impiego 14 punti, 5 rimbalzi e 5 assist.

Koponen - voto 7.5 - La stagione della consacrazione. L'anno scorso con Pasquali e Boniciolli aveva avuto poco spazio, quest'anno - dopo una piccola polemica estiva sul contratto - se lo guadagna col duro lavoro e dalla partita di Ferrara in poi va in crescita esponenziale, diventando il leader di una squadra che va in finale in Coppa Italia e finchè c'è lui è in odor di secondo posto. Il suo infortunio pesa come un macigno sulla stagione delle Vu Nere - che senza di lui non si riprenderanno più - ma paradossalmente riduce di molto le sue possibilità di una chiamata NBA. Pertanto dovrebbe rimanere in Virtus, salvo offerte che non si possono rifiutare da parte di qualche danaroso club di Eurolega. In 28' segna 11 punti (col 40% da tre) e smazza 2 assist di media.

Blizzard - voto 4.5 - Fragile come cristallo di Boemia, dopo aver ridiscusso l'ingaggio gioca appena 5 partite in stagione, peraltro senza incantare particolarmente (6 punti di media). Alla fine si parla più di lui per le polemiche suscitate da alcune uscite poco felici della di lui signora su Twitter, l'ultima a stagione finita da pochi secondi. I signori Blizzard aspettavano la fine della stagione? Eccola arrivata. Ha contratto, ma ben difficilmente resterà, dato l'unico posto da passaportato disponibile per l'anno prossimo.

Moraschini - voto 6 - Quando si ha in mano un giovane di talento si può darlo in prestito nelle serie minori per farlo maturare, oppure - come in questo caso - tenerlo in prima squadra, di solito ai margini delle rotazioni. Nonostante sia un pupillo di patron Sabatini, che dopo gli infortuni scherza su lui chiamandolo forte americano, coach Lardo non gli concede moltissimo spazio, preferendo spesso andare nella giungla coi veterani alla Prato. Quando viene chiamato però il centese risponde sempre presente, anche e soprattutto nei playoff, quando gli infortuni gli regalano minuti che non vengono sprecati. In difesa pare davvero già pronto, in attacco deve migliorare, ma ha tutto il tempo per farlo. In 9' di utilizzo, quasi 2 punti di media.

Collins - voto 6.5 - Ha tutte le attenuanti del mondo, anzi dell'universo. Prima il grave infortunio, poi il lutto familiare, poi il rientro affrettato, infine un rapporto non facile con Lardo, che lo imbriglia in un sistema dove non può fare sempre quel che sa fare meglio, ovvero correre e tirare (bene) da tre. Si riscatta nei playoff, giocando eroicamente da zoppo, e rende al meglio sia perché viene lasciato libero, sia perché di fianco ha un altro esterno con punti nelle mani, come l'anno scorso a Ferrara con Ray. Ha contratto, se sarà giudicato compatibile col coach dovrebbe restare. In 29' segna 12 punti (col 42% da tre) e distribuisce 2 assist.

Fajardo - voto 7 - Arrivato all'ultimo al posto del bidonaro Mo Taylor, disputa una grande stagione, dimostrando di non essere finito, come si temeva. Giocatore "lardiano" in tutto e per tutto, diventa presto l'idolo del pubblico per la sua grinta immensa. Disputa anche una fantastica serie di playoff, cedendo di schianto però in gara 5. E' ancora in buona forma, e come passaportato si può valutare la sua riconferma. In 20' di utilizzo, 9 punti e 5 rimbalzi di media.

Sanikidze - voto 6.5 - Alla prima stagione vera dopo anni di tormenti fisici va prevedibilmente a corrente alternata. Fisicamente è debordante, è il miglior rimbalzista della squadra nonché un intimidatore notevole. Però gli manca la continuità; tecnicamente è ancora da sgrezzare, e spesso si accontenta di un tiro da 3 ondivago. I margini di miglioramento sono però notevolissimi. Finisce la stagione in crescita, disputando buoni playoff e una gara5 sensazionale. Dovrebbe essere uno dei perni della Virtus del futuro. In 21' di utilizzo 7 punti, 6 rimbalzi e una stoppata di media.

Maggioli - voto 5.5 - Tornato in serie A dopo anni di dominio al piano inferiore, dimostra di poterci stare ma fa più fatica del previsto. La mano dalla lunga è educatissima, e fa vincere la partita di Cremona, ma non parliamo di un grande rimbalzista e la grinta non è mai stata la specialità della casa. Non a caso il minutaggio è basso e quasi sempre nei finali tirati sta seduto lasciando spazio a Fajardo. Chiude la stagione da infortunato. Ha contratto, è italiano purosangue, probabilmente resterà. In 18' di utilizzo 7 punti e 4 rimbalzi di media.

Moss - voto 4.5 - Che non fosse un primo violino si sapeva. Che fosse discontinuo pure. Non si poteva immaginare che ne avesse così poca voglia. Partito discretamente, dopo l'infortunio al gomito (con cure rifiutate) è andato in crollo verticale, rendendosi protagonista spesso e volentieri fuori dal campo, tra alcool, donne e danni vari, ma quasi mai sul parquet. Peggiorato anche in difesa e scandaloso in gara5, torna a disposizione di Siena con la massima ignominia, dopo aver festeggiato su Twitter l'eliminazione. A mai più rivederci, passaporto bulgaro o no. In 29' di utilizzo, 11 punti, 4 rimbalzi e 2 assist di media.

Prato - voto 5.5 - Viene preso come tampone da Imola dopo l'infortunio di Blizzard. Altro giocatore lardiano, fa il suo soprattutto dietro, limitandosi al minimo indispensabile in attacco. Nel finale di stagione però si spegne, e finisce ai margini della rotazione. In 23' di impiego, 4 punti di media.

Vukcevic - voto 5 - Veleggia verso i 35 anni, e purtroppo si vede. La classe è cristallina ma non è più il fromboliere offensivo di un tempo, e necessita di essere centellinato. Soggetto a infortuni, spesso poco lucido nei finali di gara, cala ulteriormente il suo rendimento nei playoff, toppando completamente la decisiva gara5. Capitano e uomo spogliatoio, dovrà decidere se giocare ancora o accettare quella scrivania da dirigente che Claudio Sabatini gli promise al suo ritorno a Bologna. In 19' di utilizzo, 8 punti di media.

Hurd - voto 4 - Che dire? Delusione pazzesca, alla peggior stagione in carriera. Dopo le prime cinque discrete gare si spegne come una candela e non si rialza più. Resiste stoicamente a tutte le voci di taglio, salvo poi finire fuori rosa all'arrivo di Jackson, ovvero a buoi ampiamente scappati. Cambiandolo prima forse la stagione sarebbe potuta andare diversamente. In 24' di utilizzo, 8 punti e 4 rimbalzi di media.

Kangur - voto 6.5 - Anche lui arriva come "piano B" e con pessime referenze. Invece rende oltre ogni aspettativa, mostrando grinta in difesa (anche troppa, visti i tantissimi falli), ma soprattutto mano fatata in attacco. In cinque partite fa 10/11 da due e 6/6 da tre, assolutamente irreale. Bisogna tener conto dei regolamenti, ma prima di lasciarlo partire occorre pensarci bene. In 16', segna 8 punti e cattura 2 rimbalzi di media.

Righetti - voto SV - è l'unico a resistere al braccio di ferro padronale per la riduzione dell'ingaggio nonostante vessazioni varie: convocazioni ad personam, allenamenti con le giovanili, eccetera. Rientra in prima squadra dopo l'infortunio di Blizzard, ma dopo 17 minuti complessivi giocati viene risbattuto fuori e resiste a vari tentativi di cessione, salvo poi transare a stagione già abbondantemente inoltrata. Preferisce imporsi e perdere un anno di carriera, ma uscire col portafogli gonfio.

Penn - voto 5.5 - Sostituisce l'infortunato Collins in maniera più che dignitosa. Non ha più i garretti di un tempo, e da penetratore razzente si ricicla a play d'ordine che non tira quasi mai. Liberato a gennaio, finirà la stagione all'Olympiacos, partendo titolare in finale di Eurolega e facendo esattamente quello che faceva a Bologna: far girare discretamente la palla e poco più. In 28' di utilizzo, 6 punti di media.

Coach Lino Lardo - voto 6.5 - Che dire? In carriera gli è capitato di tutto, da allenare società già fallite a dover tener buoni gruppi con gli stipendi non pagati, e ha sempre fatto miracoli. Qui nessun problema economico, ma forse un patron che lo accusasse a mezzo stampa di non aver perso di 21 (anzi di 26) non gli era mai capitato. A margine, non sarebbe cambiato nulla. Bravo a resistere a tutte le buriane, soprattutto dopo l'infortunio di Koponen e la sconfitta di Roma, e a presentare ai playoff una squadra più che dignitosa quando - da delegittimato - sarebbe stato facilissimo e comprensibile perdere la trebisonda. Qualche lato oscuro resta, però: soprattutto la difesa oltre ogni logica di Hurd e un rapporto mai sbocciato col teorico leader della squadra Collins, giocatore non scelto da lui e forse non perfetto per il suo gioco controllato oltre misura (forse Aaron Jackson sarebbe più adatto), che non sarà spettacolare ma i risultati li ha sempre prodotti. E poi, una volta preso Lardo si sa che ci sarà un certo tipo di gioco, e non si possono chiedergli 100 punti e 10 schiacciate a partita. In ogni caso parliamo di un signore vero, che meriterebbe di restare e provare a far crescere questa squadra, anche perchè ha dimostrato di avere le spalle larghe abbastanza per tenere fuori la squadra dalle polemiche che inevitabilmente caratterizzano ogni stagione Virtus, nessuna esclusa. Ha contratto, a parole è confermatissimo, vedremo se sarà così anche nei fatti.

Società - voto 5 - Per quanto riguarda il GM Faraoni restano parecchi interrogativi sulla gestione degli infortuni di Collins e Koponen. Andando sul mercato in emergenza non è mai riuscito a prendere la prima opzione (Price, Washington, Erceg) ma è sempre stato costretto a ripiegare sul piano "B" (Penn, Jackson, Kangur), anche se spesso per motivi non dipendenti dalla Virtus e in ogni caso con decenti risultati. Per quanto riguarda il patron Sabatini, fino alla partita di Roma era stato insolitamente silenzioso e poco attivo, lasciando decidere tutto a Lardo e Faraoni, compreso la fatale conferma di Hurd. Dopo però è tornato interventista e si è rifatto con gli interessi, a partire dalla sfuriata contro coach e GM (costata un'audizione per tutti alla procura federale), continuando con la vendita dei biglietti per partite mai giocate e la provocazione sui 20 punti di divario tra Virtus e Cantù (doppio amarcord già visto nella finale di LegaDue persa contro Jesi, Anno Domini 2004), finendo con le offerte ai migliori giocatori canturini a stagione ancora in corso, anche qui film già visto con la Fortitudo e James Thomas. Fatto sta che al netto delle provocazioni e del budget ridotto il crollo della squadra nel finale di campionato c'è stato, in maniera molto simile all'anno scorso e agli altri anni di serie A (escluso il magico 2007). Visto anche il livello delle altre, Siena esclusa, si poteva far meglio, e per evitare un ulteriore calo di pubblico dopo l'emorragia di quest'anno si dovrà far meglio in estate.

Ora le finali under19 a cui la proprietà tiene tanto, poi ci sarà da valutare la questione partnership col Gira Ozzano, che potrebbe davvero creare un precedente interessante. Per l'anno prossimo Sabatini parla del 20% del budget da dedicare alle giovanili.