TRAVIS BEST

(Travis Eric Best)

Travis Best batte Lamma in un derby (foto tratta da www.virtus.it)

 

nato a: Springfield (USA)

il: 12/07/1972

altezza: 180

ruolo: playmaker

numero di maglia: 6

Stagioni alla Virtus: 2006/07 - 2007/08

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

 

L'UOMO DI INDIANA CHE PIACEVA A BIRD

di Marco Martelli - La Repubblica - 04/09/2006

 

Predestinati non si è per caso, se si nasce a Springfield, dove a fine '800 venne inventata la pallacanestro. O se il cognome, in lingua madre, vuol dire semplicemente "il migliore": magari non del mondo, ma almeno del proprio orto, stadio, college, in modo da starci, nella Nba, e non da soprammobile. E predestinati non si è per caso nemmeno se il nome, Travis, veniva scelto da mamma e papà come un barlume di speranza. A inizio degli anni '70, Leo e Bobbie Best avevano appena visto, lacrime agli occhi, «Un grappolo di sole» di Daniel Patrie, la storia di un padre di colore, Sidney Poitier, che voleva dare al figlio e alla famiglia un futuro senza stenti. Il figlio, nel film, si chiamava Travis. «Chissà, magari diventa un ragazzo da milioni di dollari», disse il padre, Leo, pure lui giocatore, che negli anni '60 rinunciò alla Nba per non sbattere contro il muro della discriminazione razziale. Suo figlio, invece, è arrivato fino in fondo: un'educazione assoluta (portavoce e membro di un paio di fondazioni benefiche a favore di bambini malati), la testa alta nella Nba, a oltre 5300 punti e 2400 assist, i milioni di dollari. In rigoroso ordine di importanza. Travis Eric Best, 10 stagioni nella Nba, arriva alla Virtus con l'esperienza che non si vedeva da tanto. Dominique Wilkins venne che ne contava 14, Orlando Woolridge 13, Artis Gilmore 12. E solo "Big O", di questi, aveva giocato una finale Nba: nell'89, nei Lakers, 0-4 con Detroit. Fin lassù c'è arrivato anche Best. Nel 2000, fungeva da perfetto back-up di Marc Jackson, nei Pacers che arrivarono a sfidare i Lakers. In panchina aveva Larry Bird, in campo, quando saliva, trovava a sinistra Jalen Rose e a destra Reggie Miller. Decise anche una partita, di quella serie bellissima: gara 3, segnando 12 punti, compresa la tripla che fermò, a 4' dalla fine, la rimonta gialloviola. Ma più che l'orchestra, Bird a Best chiedeva anche contributo offensivo. Con quel braccio sinistro sempre carico, un'esecuzione tra le più rapide di tutto il panorama Nba, si trovava spesso a creare per se stesso, anche in momenti clou, oltre che innescare l'obice dei compagni. Nel gioco di pick'n'roll, passare dietro è l'errore letale delle difese: a 34 anni, può ancora colpire da lontano. Lo sanno in Russia, dove ha chiuso l'Uleb Cup col 45% da tre (18/40) e il 92% ai liberi. E lo sa Roma, fiocinata nell'andata degli ottavi da 18 punti, 4/7 da tre e 4 assist. Sono stati, però, piccoli bagliori in un annata difficile. I playoff russi chiusi a 7.5 punti di media (13.1 in stagione) e un'aria scura e tetra nella vita quotidiana sono le istantanee negative della prima stagione fuori dagli States. Già al college di Georgia Tech, oltre 1600 chilometri da Springfield, furono stagioni di adattamento. Superato di gran carriera: 12.3 punti il primo anno, 16.3 il secondo, poi 18.3 e 20.2. Entrato nella Nba da prima scelta (Indiana, numero 23), ha sempre trovato uno davanti: prima Marc Jackson, poi Jamaal Tinsley, la vera causa del suo passaggio a Chicago, nonostante una stagione da 11.9 punti e 6.1 assist (incluso un grave infortunio, provando a fermare Shaq in contropiede). Da lì, l'inizio del girovagare: Miami, poi Dallas (dietro Nash) e New Jersey (dietro Kidd). Ieri la Russia, oggi la Virtus, per illuminare d'America la platea bianconera.

TRANQUILLI, NE HO ANCORA VOGLIA

di Marco Martelli - La Repubblica - 14/09/2006

 

Il dito indice rivolto all'orizzonte, a tracciare un'ellisse perfetta, fa riflettere Travis Best nel Nuovo Mondo Virtus. Parla a segno, con tanta volontà di comunicare ed è sua, nel giorno in cui Claudio Sabatini si gode il colpo ad effetto, l'allegoria più incisiva. «è un cerchio che si chiude», dice l'uomo di Springfield, Massachussetts, dove Naismith inventò la pallacanestro, sbarcato ieri nella città in cui la pallacanestro è vissuta come una religione. «Permettetemi», dice, frenando il naturale canovaccio domanda-risposta e rinfocolando il suo discorso: «Questa è una città di basket, ed è speciale arrivarci per chi è nato a Springfield». Travis Best si presenta così, mostrando nella sua riflessiva e pacata oratoria tutti i suoi 34 anni. Ha esperienza, e non la nasconde; ama la pallacanestro, e vuole ribadirlo. Anche alla dodicesima stagione da prof. «Mi vedi - racconta dopo la conferenza, pure teletrasmessa -. Non sono il più alto giocatore della terra, e con questo fisico ci metto poco a entrare in forma. Mi piace la competizione, e in Russia, nonostante gente che l'inglese sapeva scriverlo più che parlarlo, è stata comunque una buona esperienza. L'ultima? Non lo so, sono pensieri da fare in estate». Prima, aveva già sfoderato il sorriso per telecamere e fotografi, nella sala conferenze di un Cierrebi conciato a festa, con fresche sedie di paglia e stemmi bianconeri un po' ovunque, anche addosso allo stesso Best. Il pantalone d'ordinanza, bianco e due taglie più largo, unito al nero della polo. Gli occhiali da sole, per adesso non VidiVici, agganciati al collo della maglia. E pure l'orologio: lo Swatch bianconero, dal cinturino bicolore, che Sabatini indossa dal giorno in cui è andato in produzione. «L'ha comprato su Internet, apposta per la conferenza», dice di Best il patron, continuando a sbatacchiarlo, toccarlo, parlargli all'orecchio. «Felici di averlo - apre così Sabatini -. Markovski l'aveva come prima scelta insieme ad un altro giocatore (Willie Solomon, ndr). Ora è realtà». Il clan Sabatini applaude, Best pure. Partecipa, perché ne ha voglia, «sorpreso», dice, di tanta attenzione e cornice. «Le motivazioni, a 34 anni, si possono trovare lo stesso. Negli ultimi 4 di Nba mi sono sentito ai margini, pensando pure che non fossi più adatto a starci. Prima, allenato da leggende come Larry Bird e Isiah Thomas, avevo vissuto i migliori momenti. Il più alto? La finale con Bird ad Indiana. Lo sbarco in Europa è stato importante. Ma soprattutto, ogni estate, mi trovavo a pesare il mio fisico, a sentirmi bene e ad aver ancora voglia di competere. Dove trovo la spinta? La palestra è il posto dove sto meglio. E poi, semplicemente, amo ancora questo gioco. Per questo sono eccitato e ieri, appena arrivato, sono andato a tirare. Poco fa ho parlato con Markovski: so dell'amichevole, vinta senza sei giocatori, e questo è già un buon segnale. Tanti amici m'avevano parlato di Bologna, così ho scelto una città di basket». Uno di questi amici, Cliff Levingston, non l'aveva lasciata bene. Tagliato per un infortunio alla schiena, rimase qui tre mesi a fine '93. Finì in causa con Cazzola. Ancora Best: «Il mio ruolo? è presto, ma non ho mai avuto problemi a prendermi responsabilità. Ovunque sia stato, avevo aspettative su di me: non è la prima volta. A Kazan, i compagni mi consideravano il giocatore principale, e il tiro importante, se possibile, lo prendo. Mi piace metter le dita sulla partita. E far canestro». "To put the ball in the hole", dice lui. A metterla dentro proverà anche nel derby. «Sarà divertente. E ritrovo Edney dopo Indiana. Non l'ho più sentito da quegli anni, ma lo ricordo come una gran persona. Un vincente. E un giocatore terrificante. Ci divertiremo, spero». Se lo coccola ancora, Sabatini, quando attacca a parlare degli abbonamenti. Conferma, accanto al Direttore Generale di Carisbo Maria Lucia Candida, che rimborserà di 50 euro (versati su bancomat ricaricabili emessi da Carisbo) i possessori di gradinate già staccate e inserirà la prima fase di Fiba Cup sia nelle gradinate che nei distinti. Chiusa parentesi, il primo pranzo d' ordinanza di Best contemplava, alla prima portata, tagliatelle al ragù. A Bologna, dov'è da solo, non avendo moglie né figli, non troverà solo palestre.

 

TRAVIS BEST TRA PRESENTE E FUTURO

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 29/05/2007

 

Un anno difficile, segnato da tanti problemi fisici dopo la partenza strepitosa. Ma nel momento chiave della stagione bianconera Travis Best ha risposto da campione, contribuendo in maniera decisiva alla vittoria in gara5 con Biella e alla conquista dell'Eurolega. Ecco le sue parole alla vigilia della serie di semifinale con Milano.

Hai giocato tanti playoff NBA, cosa pensi dei playoff italiani?

Ogni playoff fa storia sé, quelli con i Pacers, quello con Kazan e quello che stiamo disputando ora. A me piace semplicemente giocare, stare in spogliatoio e vivere l'atmosfera, la competitività, l'emozione e la tensione di una gara, finché il fisico regge io vado avanti seguendo la mia grande passione.

Come vanno i tuoi problemi fisici? Il polso?

Va bene lo stesso, anche se sono un po' frustrato. So che l'infortunio fa parte del gioco ma è il secondo anno di fila: l'anno scorso una costola rotta, adesso il polso. Va bene lo stesso, io farò il massimo per aiutare la squadra. La mano infortunata mi penalizza un po' nel tiro da fuori, però posso fare altre cose, e coinvolgere maggiormente i compagni.

Con Biella è stata una serie lunga...

Non puoi mai aspettarti nulla dagli avversari, anzi devi prepararti per ogni evenienza. Ogni squadra che fa i playoff merita di esserci, gioca bene, e allora tutto può succedere, anche perché un infortunio può cambiare le carte in tavola. Per cui siamo stati bravi a portarla a casa.

Persa gara1 in casa, cosa hai pensato dell'Happy Hour di Sabatini?

Nessun pensiero, sapevo che voleva che non diventassimo pazzi per quella sconfitta ed aiutarci a giocare meglio. Abbiamo vinto gara2 e così è nata una superstizione, visto che ha funzionato.

Contro Milano avete già giocato tre volte...

Non penso troppo alle gare passati. Nella partita di Milano avevamo appena ritrovato Di Bella e c'era Grant al debutto, eravamo una squadra differente. Dobbiamo solo pensare a noi stessi, e fare il nostro lavoro.

Sei il leader di questa squadra?

Sono sempre alla ricerca del momento propizio per portare la partita dalla nostra parte, cerco sempre di far succedere qualcosa in nostro favore, coinvolgere i compagni, restare nel ritmo della partita.

Cosa pensi dell'Eurolega?

So di poter competere a quel livello, ho incontrato il CSKA varie volte l'altra stagione, e credo che non solo io ma l'intera squadra possa giocare a quel livello.

Hai già scelto cosa farai nel futuro?

Non credo che la scelta dipenda dai playoff, in estate deciderò, vedendo come starò fisicamente. Certo che questa stagione mi avrà lasciato un sapore molto dolce, un ottimo ricordo.

Testa alta, in cerca di giocatori cui far pervenire un assist (foto tratta da www.virtus.it)

BEST TIRA IL FRENO: SÌ, SARÀ LUNGA

di Francesco Forni - La Repubblica - 31/05/2007

 

Aveva il sorriso delle grandi occasioni, Travis Best. Inevitabile, dopo una partita come quella giocata ieri sera al Forum. «La mia esperienza? Beh, credo sia contata, ma non solo quella, è la squadra, nel suo complesso, che ha fatto una grande partita. Adesso però pensiamo da subito a gara 2, sappiamo, visto che con Biella abbiamo perso noi la prima, come si troveranno i nostri avversari. Cerchiamo di non distrarci, sarà una serie lunga». Ovviamente euforico anche Claudio Sabatini, che vista la serata di Best, s'è tolto un sassolino dalla scarpa: «Avete visto che Travis non è affatto bollito?».

 

BEST: PERCHÉ NOI SFAVORITI? VEDRETE, IL MEGLIO ARRIVA ORA

di Marco Martelli - La Repubblica - 10/06/2007

 

«The Best is yet to come», avrebbe voluto dire Travis Best, l'uomo col pedigrèe Nba più raffinato ed esteso d'Italia, infilando con un virtuosismo il suo nome da predestinato in una frase da titolo. Sì, a sentir parlare lui, fuori dallo spogliatoio Virtus, mentre attorno impazzano feste e cori per la finale conquistata, sembra davvero che "il meglio deve ancora arrivare". L'uomo più pagato nella storia recente della Virtus, chiamato per dare lustro al progetto, da abbellire con un personaggio carismatico e da copertina, benché al suo probabile ultimo valzer, è tanto rilassato quanto carico, stimolato, deciso. Era difficile pensarlo, ad inizio stagione. Ed era ancor più difficile solo pochi mesi fa, quando Best rifiatava, arrancava, faticava a rientrare in un sistema che, nelle prime 12 partite, aveva portato ad esser quasi infallibile. Oggi Travis Best è un leader riconosciuto dal branco e investito da Markovski, nonché una sorta di allenatore in campo. E forse anche fuori, se cronache e retroscena del 27 maggio, sera di gara 5 contro Biella, narrano d'un consiglio decisivo di Best a Zare, durante l'intervallo. «Corriamo, impediamo che la loro zona si schieri». Hanno corso, i bianchi. E stravinto. Poggiato al muro, avvolto dalla camicia verdona e dall'inseparabile borsello a tracolla, Best non lascia, ma raddoppia. «Rileggetevi le mie parole di tutto l'anno. Dai primi tempi dico che possiamo vincere il titolo. Siamo venuti fuori da molte situazioni difficili, soprattutto gli infortuni. Se siamo arrivati fin qui lo dobbiamo al lavoro. E questa finale ce la meritiamo». Lo dice brillando, così come, in campo, dopo l'applicazione difensiva contro Garris in gara 3, aveva acceso la scintilla nel secondo quarto di gara 4: 6 punti in 3', il primo mini-vantaggio della gara, le movenze feline e il sorriso dei giorni migliori quando, per un millimetro, non ha completato un 2+1 di tocco, seguita la parabola con la testa all'indietro e inarcando quella schiena troppe volte cigolante, durante l'anno. Best sta bene, oggi, e ha ritrovato il suo ruolo. Forse non l'aveva mai perso, e le critiche arrivate non vertevano tanto sulla bollitura da "Diana" (Sabatini dixit), ma sulle incongruenze tecniche e gerarchiche dopo l'addizione di Ilievski. Gli era successo anche ad Indiana: Jamaal Tinsley, per coach Isiah Thomas, doveva essere il faro. E Best lasciò. Markovski, con la sua rotazione infinita, sapeva di dover sdoppiare il timone. Come tutte le stelle Nba, Best rende il doppio se accudito, insignito di gradi e responsabilità: in questo play-off lo è, e pure se qualcosa non gira, quando l' attacco langue in mano a Vlado (vedi finale di venerdì), Travis non s'incupisce più. Vuole vincere. E qualcosa, l'altra sera, ha già vinto. Felicissimo in mezzo al campo, braccia al cielo: fosse stato nella Nba, dove l'arrivo in finale vale la vittoria di Conference, una cerimonia sarebbe arrivata. Magari ci pensa, Sabatini, aggiungendo lo stesso uno stendardo lassù. Eppure, non è finita, tiene a dire Best. «Solo per voi con Siena siamo sfavoriti. La serie è lunga, in stagione abbiamo giocato alla pari, e la squadra, il club, la gente e la città sono tutti carichi. L'intero gruppo ha trovato la strada». Lui l'ha indicata, e intende rifarlo. «The Best is yet to come», appunto. Lo cantava pure Frank Sinatra, aggiungendo, però, che non sarebbe mai stato così bello. Già, così, solo così, è davvero stupendo.