STAGIONE 1953/54

 

Mioli, Gambini, Canna, Rapini, Borghi, Calebotta, Ferriani

Giarella, Dario Zucchi, Ranuzzi, Battilani, Carlo Negroni, Larry Strong

 

Minganti Bologna

Serie A: 3a classificata su 12 squadre (14-22)

 

FORMAZIONE
Gianfranco Bersani (cap.)
Giuliano Battilani
Umberto Borghi
Antonio Calebotta
Achille Canna
Sergio Ferriani
Germano Gambini
Carlo Negroni
Renzo Ranuzzi
Luigi Rapini
Dario Zucchi
Riserva: Renato Liviabella
Solo amichevoli: Giuseppe Benchimol, Paolo Cappelletti, Alberto CarpaniIginio Di Federico, Giuseppe Lamberti, Mario Mioli, Romano Nardi, Vittorio Tracuzzi, Paolo Zacchi, Dino ZucchiMario Alesini (in prestito dalla Pallacanestro Varese), Giancarlo Asteo (in prestito dalla Ginnastica Roma), Federico Marietti (in prestito dalla Ginnastica Roma), Nicola Porcelli (in prestito dalla Ginnastica Triestina)
 
Allenatore: James Larry Strong, dal 01/01/54 Giancarlo Marinelli

 

Partite della stagione

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

LA VIRTUS DIVENTA MINGANTI

tratto da "Il Mito della V Nera" 1871-1971 di A. Baraldi e R. Lemmi Gigli

 

L'espansione del basket è in pieno atto, la sua popolarità in continuo aumento. Ormai il fervore e l'organizzazione dilettantistica delle società tradizionali non bastano più ad appagare le crescenti ambizioni delle masse tifose il cui frenetico appoggio eleva continuamente il livello competitivo. Si vogliono squadre sempre più forti ed attrezzate, da alcuni anni poi è cominciata da parte dei clubs maggiori la caccia al campione di fuori, anche per ovviare al fatto che i vivai sociali non garantiscono più una produzione di ricambio commisurata alle nuove necessità. Si pesca dunque in casa d'altri mentre all'interno le esigenze crescono oltre le possibilità dei bilanci. Anche nella pallacanestro l'era del mecenatismo volge al tramonto, si cercano nuove fonti di finanziamento che il basket, a somiglianza di altri sports, finisce per trovare nell'appoggio dell'industria. Nascono così gli abbinamenti, una formula sempre più estesa che in cambio della pubblicità sui manifesti, sui giornali e sulle maglie offre alle società nuovi mezzi di sostentamento.

La pallacanestro virtussina + tra le prima ad imboccare la nuova strada, mediante un abbinamento di tipo casalingo e potremmo anzie dire familiare, dati i vincoli preesistenti con i titolari delle Officine Minganti: la signora Gilberta e i nipoti Franco Gabrielle e Lello Zambonelli, quest'ultimo poi cestista militante nella Virtus d'anteguerra. Abbinamento a parte, è un anno straordinariamente imoprtante, questo 1953-54, per le profonde trasformazioni che si praticano all'interno della squadra con l'ingresso dei tre nuovi acqusit: Achille Canna, proveniente dalla'Itala Gradisca, Antonio (Nino) Calebotta, dal Cus Milano e Umberto Borghi dalla Virtus Imola. Tre longilinei di preziosissimo innesto, particolarmente Canna, giocatore di elevata classe già affermatosi in nazionale, mentre incalcolabili si preannunciano le risorse di Calebotta che con i 2,04 è la "cima" più alta del campionato italiano.

Per Strong si tratta ora di fondere e adattare le qualità dei nuovi arrivati al gioco virtussino, per parte sua ancora in fase di trapasso dai vecchi ai nuovi schemi. Ciò che non può avvenire logicamente in breve tempo secondo quelle che sarebbero invece le pressanti esigenze di campionato. Inevitabili pertanto taluni scompensi che affiorano nel discontinuo rendimento della squadra, per giunta psicologicamente turbata dalla fragorosa esplosione della rivale di casa. Proprio in questa stagione infatti il Gira, rinforzatissimo (Dopo Germain, Lucev e Macoratti è arrivato un altro fuoriclasse, l'italo-americano Mascioni), raggiunge il culmine dell'ascesa imponendosi come il maggior antagonista dell'ancora insuperabile Borletti.

Battuta nel derby di Bologna, dopo essere già caduta a Pavia, ribattuta in casa dal Borletti, la Virtus Minganti, licenziato Strong, si rassegna a fare da spettatrice al lungo duello tra i cugini arancioni ed i campionissimi milanesi. Sotto la direzione tecnica di Marinelli, la squadra pur perdendo anche il derby di ritorno (63-54) manifesta chiari sintomi di ripresa. A Milano anzi sfiora l'affermazione clamorosa cedendo di stretto margine (65-63) con 18 punti di Calebotta che la domenica dopo, in borsa, ne rifila 32 alla Goriziana.

Alla fine il Borletti chiude trionfalmente il suo quinquennio tricolore, a tre punti segue il Gira, terza a 13 lunghezze di distacco la Virtus Minganti a sua volta avvantaggiata di cinque sul Pavia. L'ultima partita, vinta a Pesaro (42-38) segna il passo d'addio della gloriosa vecchia guardia virtussina: Bersani, Ferriani, Ranuzzi, protagonisti indimenticabili di un'epoca, e con loro Dario Zucchi (il fratello Dino aveva già chiuso l'anno prima), lasciano i vecchi colori. Un distacco dolorso, ma reso necessario dalle "nuove soluzioni" che sono già pronte. Appena finito il campionato arriva infatti da Varese Vittorio Tracuzzi ad impostare la nuova squadra che in giugno va subito a collaudarsi positivamente in Spagna vincendo a Matarò il Torneo del Cinquantenario della federazione iberica con tre franchi successi su R.D. Espanol di Barcelllona (67-59), Agrupacion Hispanica (49-40) e C.D. Matarò (64-60). Con Tracuzzi a fare il gioco, sono in campo Negroni (promosso capitano), Gambini, Calebotta, Borghi, poi i due prestiti Alesini (Varese) e Porcelli (Triestina) e tre juniores dell'ultima leva: Lamberti, Nardi e Di Federico in luogo di Rapini, Canna e Battilani che non hanno potuto partecipare. La nuova Virtus praticamente è già abbozzata: non le manca che assicurarsi definitivamente l'apporto di Mario Alesini che Tracuzzi ha portato seco a Bologna. Ma purtroppo Varese si oppone al trasferimento e Alesini dovrà pertanto trascorrere un anno in quarantena per poter gareggiare coi nuovi colori.

Frattanto oltre al successo di Matarò, la stagione internazione delle V nere registra un terzo posto al Torneo di Riccione vinto dalla Stella Rossa di Belgrado (50-44 nell'incontro decisivo coi bolognesi), una vittoria in Sala Borsa sui francesi dell'Auboué (64-49) e due altre vittoriose trasferte in Alsazia (49-47 in finale sul Mulhouse) ed in Tunisia dove la squadra, integrata dai romanisti Asteo e Marietti, allunga la sua già cospicua collana di successi all'estero e Calebotta ad Hammamet rimedia un bottino personale di 68 punti!

Continuo l'apporto virtussino alle nazionali azzurre. In marzo Gambini e Canna giocano a Milano contro il Belgio e Negroni a Parigi con la Francia (ultima presenza di "Carlito" in Nazionale). In maggio poi la Sala Borsa è teatro di un palpitante Italia-Spagna (76-73 nel supplementare) con due virtussini in campo: Rapini e Canna, mentre Calebotta e Borghi giocano l'incontro preliminare della nuova Selezione giovanile opposta ad una rappresentativa emiliana. Dopodiché è la volta di Gigi Rapini a chiudere in azzurro a Milano, a fianco di Calebotta, nel Trofeo Mairano. Per concludere il capitolo cestistico, menzione d'obbligo per la seconda squadra (Zacchi paolo, Benchimol, Costa, Carpani, Mioli, Comastri, Tamari, Pozzati, Guidastri, Marzocchi, Chelli, Savigni) sempre validamente in lizza in serie C (quarta nel proprio girone), mentre nelle file juniores si segnalano diversi elementi interessanti come Lamberti, Cappelletti, Liviabella, Fiorini e Lodi, e gli allievi si riconfermano campioni emiliani.

Dario Zucchi lotta sotto canestro mentre Carlo Negroni osserva in Virtus - Augsburg 74-38 del 14 agosto al torneo di Riccione vinto dalla Virtus

(foto tratta dall'Archivio SEF Virtus)

Calebotta, Rapini, Canna, Borghi, Ferriani

Ranuzzi, Bersani, Negroni Carlo, Battilani, Gambini

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

La rivoluzione in casa Virtus comincia con la stagione '53/'54 quando principi, concetti e forse pregiudizi, vengono messi nel soffitto delle buone cose di una volta che non si usano più. Sono infatti definitivamente superati gli anni in cui ci si poteva affidare unicamente al mecenatismo e alla passione. Il pubblico di Bologna è giustamente esigente e vuole che il suo affetto, il suo amore per la squadra, siano ripagati di eguale moneta. Quindi bisogna darsi da fare per mettersi al passo con i tempi: sulla scia dell'esempio milanese anche sotto le Due Torri la società del presidente Brini, che comprendeva tra gli altri nel proprio consiglio direttivo personaggi del calibro di Giorgio Neri, Renato Dall'Ara e Vittorio Masetti, cerca e trova altre fonti di finanziamento nell'industria. Ma come si conviene ad una società dalle tradizioni radicate nel tessuto della città, anche questa contaminazione avviene nel modo più soft possibile.

Accanto alla Vu nera infatti ci sarà il nome di Officine Minganti, un'azienda di macchine utensili con la cui titolare, Gilberta Minganti, ci sono vincoli di amicizia molto stretti e i cui nipoti, Lello Zambonelli e Franco Gabrielli, sono virtussini a 18 carati con un passato da giocatori. Ma il primo campionato con un'altra scritta sulle maglie non fu in verità un campionato fortunato, anzi. Il Borletti era sempre distante e poi ci si era messo di mezzo anche il Gira, che questa volta era stato anche più bravo della vecchia e gloriosa Virtus. Dietro il Borletti, con 41 punti, c'è infatti il Gira con 38 punti e solo al 3° posto la Virtus Minganti, staccata di ben 13 lunghezze dalla capolista milanese, con 8 sconfitte, 2 delle quali nei derby. 1238 furono i punti segnati /56,2 di media) e 1073 quelli subiti (48,7 di media). Nella classifica dei marcatori ci sono i soliti nomi ai primi due posti, cale a dire Stefanini e Romanutti. Al 4° posto c'è un nome nuovo: Sandro Riminucci, quello che verrà soprannominato "l'angelo biondo". Per quanto riguarda la Virtus il nome che conta è un altro e lo troviamo all'11° posto con 256 punti (11,6 di media): si tratta di Antonio Calebotta, detto Nino, il primo vero "Lungo" del basket italiano con i suoi m. 2,04 mentre al 14° posto c'è Canna con 220 punti.

Proprio Achille Canna e Nino Calebotta, arrivati quell'anno dal CUS Milano, erano i giocatori sui quali Bologna puntava ad occhi chiusi per rinverdire gli antichi fasti: e invece fu un campionato deludente che a posteriori si può considerare un campionato di transizione, in attesa del grande rilancio. Della delusione fa anzitempo le spese il coach Strong che viene sostituito da un virtussino di provata fede: Giancarlo Marinelli. La cosa che seccò di più fu vedere il Gira, spesso snobbato come si fa con i "nuovi arrivati" farla da padrone con i due ottimi americani Germain e Macioni e con i brillantissimi giovani Lucev e Macoratti in grande evidenza. La grossa delusione fa voltare definitivamente pagina e al termine di quella infelice annata i mitici giocatori degli scudetti lasciano il campo: non vedremo più Bersani, Ferriani, Ranuzzi e i fratelli Zucchi.

Sandro Gamba della Borletti Milano in entrata sotto gli occhi di Dario Zucchi e Sergio Stefanini (foto tratta da Giganti del Basket)

LA GRANDE SFIDA

Germain e Mascioni portano il Gira tra le grandi

Tratto da “I Canestri della Sala Borsa” – Marco Tarozzi

 

(...)

Stagione ’53-54. le novità, su entrambe le sponde, non si contano. Intanto, la Virtus trova il primo abbinamento commerciale. Lo sponsor, per dirla col vocabolario di oggi. Sulla canotta la V nera si fa appena più piccola per lasciare uno spazio al marchio delle Officine Minganti. Lello Zambonelli e Franco Gabrielli, nipoti della signora Gilberta, titolare dell’azienda, sono virtussini doc, e il primo in bianconero ha anche giocato 25 partite, tra il ’37 e il ’42, segnando 25 punti. Una partnership formato famiglia. I nuovi sono tre: Antonio Calebotta, detto Nino, Achille Canna e Umberto Borghi. Nino Calebotta è un gigante di 204 centimetri, roba mia vista da queste parti. La “pertica”, come viene ribattezzato in Sala Borsa, arriva da Milano e a quanto pare ha ascendenze nell’antica nobiltà macedone. Ha un uncino che ammalia e affascina, e sotto canestro è torre e ombrello. Incontenibile. Achille Canna ha un motore velocissimo e di conseguenza un contropiede micidiale. Arriva da Gradisca, ha vent’anni e voglia di scudetto. In casa Gira saluta Carlo Muci, e con lui se n e vanno Alfonso Bongiovanni e Perin. Ma arriva un altro pezzo da novanta a dar man forte a Germain. Si chiama Mascioni, è italoamericano e ha nervi saldissimi.

Ecco, questo è il mercato dei canestri, se di mercato si può parlare. Calebotta riceve come ingaggio una Lambretta, Canna la certezza di un lavoro. “L’ambizione era quella, più in là non si andava coi sogni. A Bologna feci l’elettricista nei cantieri edili, poi arrivò la Minganti e mi assunsero lì. Mi alzavo alle sette, smettevo di lavorare alle sette e mezza e andavo ad allenarmi. Ma ero un privilegiato, comunque. Era un altro concetto di sport, ma ho vissuto anni bellissimi”.

Stavolta la Virtus, nonostante la torre Calebotta, non prende quota. Lo fa il Gira, invece. E non è più solo questione di stracittadine. Alla seconda di campionato, Germain e compagni fanno secco nientemeno che il Borolimpia campione d’Italia: 67-57. “In Sala Borsa si è visto un grande Gira, una squadra nuova, composta di elementi di elevato valore e già abbastanza affiatati, spinti da uno spirito aggressivo e capaci, come hanno dimostrato, di inserirsi nel discorso delle cosiddette grandi con autorità”, commenta Giorgio Martinelli sul “Carlino”. E a questo punto non c’è derby che tenga. Il 6 dicembre del ’53 il Gira ci arriva imbattuto e passa sopra alla Virtus alla sesta giornata (63-50, Germain a quota 26). Da lì è un testa a testa con Milano, mentre la Virtus affonda e Strong paga con l’esonero, lasciando la panchina bianconera a Marinelli. Alla vigilia della sfida ad alta quota, nella tana del Borletti, il Gira perde Mascioni per infortunio e i milanesi tesserano in extremis Bepi Stefanini alla vigilia della partita. Monta la polemica e gli arancioni cadono (55-46). Milano allunga, approfittando anche di qualche situazione poco chiara (memorabile il canestro-fantasma in Borletti-Virtus del 28 marzo), e il Gira perde la grande occasione. Restano, appunti sparsi di un’annata indimenticabile, alcune perle memorabili. Il “due su due” nel derby con la Virtus (al ritorno finisce 63-54) e le imprese di Germain contro la Goriziana (42 punti e contro la Junghans Venezia (53 punti, record assoluto in Serie A, con il pubblico della Sala Borsa in delirio). E naturalmente il primato cittadino. Classifica finale: Borletti 41 punti, Gira 38, Virtus Minganti 28.

Calebotta a rimbalzo nella vittoria contro l'Espanol al torneo di Matarò per il cinquantenario della federazione spagnola

(foto tratta dall'Archivio SEF Virtus)