STAGIONE 1987/88

Cosic, Cappelli, Allen, Binelli, Stokes, Villalta, Messina

Sbaragli, Fantin, Sylvester, Marcheselli, Brunamonti (foto tratta da "100mila canestri")

Dietor Bologna

Serie A1: 6a classificata su 16 squadre (18-30)

Play-off: eliminata agli ottavi di finale (0-2)

Coppa Italia: eliminata agli ottavi (1-2)

Coppa Korac: eliminata nel girone dei quarti (6-8)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Roberto Brunamonti P 1959 192 ITA  
5 Emilio Marcheselli P 1968 192 ITA  
6 Domenico Fantin G 1961 196 ITA  
8 Massimo Sbaragli A 1964 198 ITA  
9 Paolo Cappelli   1968   ITA  
10 Renato Villalta A 1955 204 ITA  
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA  
12 Greg Stokes A 1963 204 USA  
13 Floyd Allen C 1952 206 USA fino al 20/03/88
15 Mike Sylvester G 1951   ITA  
  Kyle Macy P/G 1957 185 USA dal 14/02/88
  Alessio Nicolosi   1969   ITA dal 01/11/87 al 10/01/88
  Giovanni Setti C 1969 204 ITA dal 04/10/87 al 27/12/87
   Leonardo Conti    1969   ITA fino al 01/11/87
  Alberto Careri       ITA  
  Marco Vay   1969   ITA  
             
  Kresimir Cosic All     JUG  
  Ettore Messina ViceAll     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Le due stagioni precedenti sono state troppo sotto le aspettative, anche se i primi mesi del campionato 1986/87 avevano entusiasmato il pubblico bolognese, peraltro troppo ben abituato ai successi per potersi accontentare di piazzamenti fuori dai primi quattro posti. In panchina arriva l’amatissimo Cosic, indimenticabile campione di classe pura, che arrivò da giocatore nove anni prima e contribuì in maniera sostanziale alla conquista di due scudetti. Confermato Stokes, autore di una brillantissima prima parte della stagione appena archiviata, ma gli viene affiancato il pivot puro Floyd Allen, andando forse ad intasare un reparto lunghi che annovera anche Villalta e Binelli. Il reparto italiano viene arricchito con il quasi trentaseienne Mike Sylvester, proveniente da Rimini, dopo brillantissime stagioni a Milano e Pesaro, con anche la perla dell’argento alle Olimpiadi di Mosca. Confermato il nucleo principale degli italiani, dai già citati Villalta e Binelli, a Brunamonti, Fantin e Sbaragli. Marcheselli e Cappelli completano i primi dieci. Precampionato con alti e bassi, con vittorie nel Torneo Menichelli e in quello di Castrocaro, ma secondi dietro lo Zadar nel Torneo di Rimini e addirittura terzi nel Torneo di Bologna, vinto dai cugini della Fortitudo, solo un  piccolo anticipo di quella che sarà una funesta fine stagione.

Il debutto in campionato è incoraggiante, una franca vittoria a Brescia, grazie ai 27 punti di Stokes, che pare tornato quello d’inizio stagione precedente, e ai 21 di Brunamonti, ma tutti mettono il loro mattone, facendo dimenticare l’assenza di Binelli, che vedremo in campo solo da novembre. Per confermarsi, c’è subito un match impegnativo, il derby dei sedicesimi di Coppa Italia: un faticoso successo per 82-78, nel quale il migliore realizzatore è Sylvester con 17 punti. L’americano naturalizzato italiano non c’è però due giorni dopo a Reggio Emilia quando la Virtus cede di due punti e viene eliminata dalla Coppa Italia. Al rientro, però, Mike si ripete e in occasione della seconda di campionato, toccando quota 18, è di nuovo il migliore nella vittoriosa gara casalinga contro l’Enichem. Passano tre giorni e al Pianella contro Cantù la scoppola è pesante, 98-64. Oltre a Binelli manca anche Stokes, la Virtus porta 4 giocatori in doppia cifra, ma purtroppo sono gli unici a segnare punti, Villalta 17, Sbaragli 15, Brunamonti 13 e Sylvester 11 e al riposo i bolognesi accusano già 19 punti di ritardo. Partita in casa contro Firenze risolta da Brunamonti e Villalta, 25 punti a testa, prima dell’esordio in Coppa Korac, dove la Virtus mancava dal 1975/76, quando l’avventura finì ad un passo dalla finale. Ad Ostrava sono i due americani a svettare, Stokes ne segna 21 e Allen 23 per un facile successo 89-63. Altro successo in trasferta in campionato contro Desio e ancora Sylvester mattatore con 22 punti, poi la formalità del ritorno di Coppa, un’altra netta affermazione 110-81. Contro l’Allibert arriva una sofferta vittoria. I livornesi comandano per quasi tutta la ripresa, guidati dall’ex Rolle, dominante sotto i tabelloni e solo nel finale, grazie a qualche tripla degli esterni e alle ficcanti iniziative di Brunamonti i bianconeri prevalgono 79-78, grazie anche a un canestro di Stokes segnato contro la difesa immobile, essendo gli ospiti convinti che fosse stato concesso un timeout richiesto dal loro allenatore Sacco. In tribuna presente l’ex allenatore Gamba, contestato dal pubblico per l’esclusione di Villalta dalla Nazionale, impegnata il giovedì successivo contro la Svizzera a Forlì, dove non gioca neppure Brunamonti, infortunatosi in allenamento con gli azzurri; così il playmaker è assente anche nella trasferta della Virtus a Milano, dove invece rientra Binelli, dopo l’infortunio che l’ha tenuto lontano dai campi 5 mesi. Nella Tracer manca Meneghin, ma Stokes, nessun tiro nel primo tempo, e Allen, che si limita a catturare rimblazi (13), non ne approfittano e segnano solo 23 punti in due. Le Vu nere provano a rimanere a galla con il tiro pesante, 25 punti a testa per Villalta e Fantin e 16 per Sylvester, che si sveglia nel finale, ma il 118 – 100 è un risultato senza appello. Vittoria in volata contro Varese 84-82, top scorer Sylvester con 20 punti, subito dietro Brunamonti con 19, poi bella vittoria a Napoli di matrice statunitense, Stokes 23, Sylvester 21 e Allen 19.

Arriva subito però un freno agli entusiasmi, prima la sconfitta nella prima giornata del girone dei quarti di finale di Korac a Madrid, dove non bastano i 16 punti di Allen, poi Torino vince per la prima volta, nella sua storia quasi ventennale, a Bologna: La Virtus parte forte, 14-4, ma all’intervallo i piemontesi comandano di 7, trascinati da Morandotti, che sul parquet di Bologna sfodera sempre ottime prestazioni. Cosic nella ripresa prova il quintetto con i 3 piccoli Brunamonti, Fantin e Sbaragli, ma sono soprattutto i falli di cui si caricano gli ospiti a fare riavvicinare le Vu nere che impattano a quota 74, ma qui la San Benedetto riprende sotto controllo il match e chiude 78-90. Vittoria a Monaco in Coppa con 20 punti di Brunamonti, poi la Virtus batte a domicilio la Benetton, sempre il numero quattro in evidenza con 23 punti, mentre con l’Elitzur Nataya il migliore è Allen con 24, ma il play spoletino si riprende lo scettro del migliore con i 34 punti rifilati alla Reyer che firmano un sonoro 119-90, insieme ai 25 punti di Villalta e ai 23 di Stokes, ma più del risultato finale fa scalpore il 68-34 dell’intervallo. Dopo una netta vittoria, una pesantissima sconfitta a Pesaro, dove si salva solo Stokes con 27 punti; finisce 112-78 per la Scavolini. Passa il Natale e a Roma tutta un’altra Virtus, trascinata da Stokes e Brunamonti autori rispettivamente di 39 e 31 punti. Per l’americano 14 su 17 da 2, 1 su 1 da tre, 8 su 11 ai liberi e anche 8 rimbalzi. I due segnano 70 dei 98 punti realizzati dai bianconeri, tra gli altri da segnalare solo Villata con 13. Passano tre giorni e si è di nuovo in campo per l’ultima partita dell’anno solare, che, come l’anno precedente è Virtus – Caserta ed è ancora una vittoria netta anche se non nelle proporzioni del 1986: 94-76, con ancora Stokes (23 punti) e Brunamonti (19) migliori realizzatori. In doppia cifra anche Sylvester con 17 e Allen con 12. Il nuovo anno non comincia però altrettanto felicemente, il fanalino di coda Brescia viene a stravincere a Bologna 109-96; cinque giocatori in doppia cifra guidati da Villalta che segna 22 punti, ma Allen ne fa solo 4. Incredibilmente come l’anno prima, la vittoria di fine anno contro la Juve Caserta apre un periodo di crisi, infatti il giorno dell’epifania il Real Madrid vince in casa Virtus 81-80, nonostante la riscossa di Allen che mette a referto 27 punti, compromettendo il girone europeo dei bianconeri; passano tre giorni e a Livorno sponda Enichem 21 punti di Stokes e 18 di Allen non bastano a evitare un nuovo naufragio: 97-76. Inutile vittoria contro Monaco in coppa, poi un’altra brutta sconfitta casalinga contro Cantù, con Villalta (34 punti) a combattere quasi da solo contro gli avversari, unica nota lieta insieme ai 14 punti di Marcheselli.

Ultima partita del girone di coppa in trasferta contro l’Elitzur Natanya e vittoria accademica che sancisce il secondo posto nel girone e quindi la fine dell’avventura in Coppa Korac. Va avanti il Real Madrid che vincerà la coppa. Si va a Firenze e urge una vittoria, che arriva di stretta misura 79-78, Stokes segna solo due punti, evidenziando il problema degli americani, con uno dei due spesso assente dal match; Brunamonti ne segna 19 ed è il migliore. Il playmaker fa ancora meglio con 25 punti nella vittoriosa gara interna contro Desio, poi a Livorno contro l’Allibert arriva una bruciante sconfitta di un punto dopo un supplementare, stavolta è Allen a segnare solo 4 punti, ma nella settimana successiva ad essere sostituito è Stokes; arriva infatti Macy, reduce da sette stagioni in NBA, di cui le prime cinque coi Phoenix Suns dove vantava 10,6 punti e 4 assist di media. Subito un esame impegnativo, la Tracer, seconda in classifica, di scena al palasport: Macy comincia alla grande, tre triple a bersaglio, ma poi la stanchezza per il viaggio e le differenze di fuso orario si fanno sentire, ma salgono in cattedra Brunamonti (22 punti), Binelli (20) con una presenza in campo di 36 minuti finalmente non condizionata dai falli, Villalta (18) e così la Virtus sta avanti a lungo, di quindici verso la fine del primo tempo e di sedici in apertura di ripresa; mentre Meneghin si fa notare solo per il nervosismo e i falli tecnici, Mc Adoo non si arrende, alimenta il recupero dei lombardi, segna 39 punti compreso il canestro che allo scadere dà il successo ai milanesi. Dopo i secondi occorre affrontare i primi a casa loro, la Divarese. Le buone cose intraviste la domenica prima trovano conferma, Villalta 27 punti, Macy 25 e una sapiente regia, sebbene costretto ancora a frequenti soste in panchina per via della non perfetta condizione fisica, Brunamonti 24 e due canestri pesanti decisivi nell’allungo finale, Binelli 20 con anche 10 rimbalzi, sono gli artefici del sacco di Varese e pazienza se Allen fa virgola, un po’ spaesato in un nuovo gioco fatto di tecnica e di circolazione di palla. Sotto di 14 punti al dodicesimo, la Virtus rimane sempre in partita, per poi raggiungere e superare nettamente nel finale i varesini abituati a vincere tra le mura amiche; 101-89 il punteggio finale. Vittoria su Napoli, con Macy in gran spolvero, autore di 30 punti, ben supportato da Brunamonti, 23, e Binelli 18; Sbaragli con 13 e Villalta con 11 completano il quadro del quintetto su cui ormai fa affidamento Cosic. La solita grande partita di Brunamonti a Torino, dove realizza 31 punti e costituisce con Macy, 21 punti, una coppia imprendibile per i piccoli della San Benedetto. I torinesi partono avanti 16-9, ma la Virtus presto impatta, poi è una cavalcata trionfale che a inizio ripresa, sul 47-72 ha già un vincitore annunciato e il finale di 84-107 non fa che confermare la felice serata delle Vu nere. Nell’anticipo del sabato successivo, sofferto successo in Piazza Azzarita sulla Benetton per 82-79, con Macy a quota 28 e Villalta a 16 che risolvono molti problemi alla squadra di casa. Solita sbornia in laguna, 123-111 per la Reyer, con Dalipagic che, dopo i 70 dell’anno precedente, ne segna “soltanto” 48.

Brunamonti segna 6 punti nelle ultime due partite, accusando problemi fisici. I 4 punti di Allen a Venezia inducono a cambiare nuovamente assetto, fuori Allen e dentro Stokes. Ad affrontare i bianconeri un’altra squadra “nuova”, la Scavolini, nella quale Bianchini ha appena inserito Cook e Daye, coppia che porterà il primo titolo nelle Marche. La partita è bellissima ed equilibrata, gli americani di Pesaro vanno oltre quota 20, come pure Magnifico, ma i bolognesi non sono da meno, Macy 27, Brunamonti, che sembra ristabilito, appena sotto con 26 e Villalta 22. Partita sul filo fino alla fine del primo supplementare, poi la Virtus scappa nel secondo overtime: 113-100. La fatica si fa sentire tre giorni dopo, in casa opposti al Bancoroma e sempre quei tre a tirare la carretta,  Macy 21, Brunamonti 19, Villalta 17, ma stavolta non sono sufficienti, vince Roma 85-83. La trasferta di Caserta verrà ricordata soprattutto per il massimo punteggio italiano di Macy, 37 punti e per la sconfitta che relega la Virtus al sesto posto, due punti dietro i campani e alla pari con Pesaro, ma penalizzati per la differenza canestri nei confronti diretti; una vittoria avrebbe invece significato quarto posto, con un turno in meno di playoff da affrontare, cosa non di poco conto, visto che Brunamonti non ce la fa ad essere pronto per i playoff, sarà in panchina, ma quasi solo per onor di firma. Ma la notizia, appena finita la gara contro la Snaidero, è che l’ottavo di finale sarà il derby. La città è in fibrillazione, si fa di tutto per ottenere i preziosi tagliandi che danno il diritto di assistere alle due partite, fino addirittura a stare in coda davanti alle biglietterie di Piazza Azzarita per oltre 18 ore. In gara uno Brunamonti, dolorante alla schiena, resiste in campo solo un minuto e mezzo, così con Macy in regia a scapito delle sue qualità realizzative, la Yoga scappa avanti di 23 punti e sono ancora 20 all’intervallo. Nel secondo tempo Cosic vara un quintetto da battaglia con Marcheselli in regia e proprio il giovane playmaker suona la riscossa e riporta la Virtus a meno due, senza però potere completare la rimonta. Vince la Fortitudo 85-75 e i 21 punti di Marcheselli non possono essere una consolazione. In gara due la Virtus prova a stare in partita, Macy, 16 punti, Villalta con 12 e Fantin con 11 sono i migliori, ma Binelli ne segna solo 2 e Marcheselli 5, non riuscendo a ripetere la performance di  tre giorni prima. La Fortitudo festeggia il 77-70 e la Virtus esce mestamente di scena. Rimane il rammarico per non aver potuto schierare Brunamonti, proprio quando Cosic sembrava aver trovato la quadratura del cerchio, ma i cambiamenti in corsa non danno sempre i frutti sperati.

TUTTI NEMICI DI MILANO

di Walter Fuochi - La Repubblica- 25/09/1987

 

DIETOR BOLOGNA 6 PRECAMPIONATO. Ha vinto due tornei fuori Bologna, ha perso molto (e male) in casa. Collaudi discontinui, un vero rebus. Come tutto, di questi tempi. PROBLEMA. Il recupero di Binelli, a prima vista. Più in profondità, il passaggio dal basket di Gamba a quello di Cosic: digestione laboriosa per una squadra nuova, ma che sembra pure un po' choccata da tre anni di delusioni. NOVITA' . Silvester e Allen, due ultratrentenni presi per vincere subito, sperando di tamponare crepe "storiche": un supporto a Brunamonti (l' oriundo) e i rimbalzi (il pivot).

 

Tratto da "Il Mito della V Nera 2"

 

Dopo un lungo corteggiamento, Porelli fa firmare il contratto di capo-allenatore per la stagione '87-'88 a Kreso Cosic. Appurato che la squadra ha bisogno di un centro, ecco dalla Spagna Floyd Allen, nerboruto muscolare del parquet soprannominato "la Pompa" perché sbuffava sempre. La squadra ha un rendimento alterno. Cosic è autoritario e poco flessibile: come spesso capita il giocatore fantasioso e un po' bizzarro si è trasformato in un tecnico di tutt'altro stampo.

Il 31 gennaio '88, data storica, nella gara contro Desio, Villalta diviene il miglior cannoniere italiano di sempre, toccando quota 8523 punti, dietro ai soli "mitici" Morse e Jura. L'11 febbraio arriva dagli States un nuovo straniero: la guardia Kyle Macy. Il primo "tagliato" è Stokes, in una squadra che sembra abbondare nel settore dei lunghi, ma essere deficitaria nel tiro da fuori.

Le prestazioni negative di Allen convincono però la dirigenza a reintegrare Stokes, cui deve far posto "la Pompa". Alla fine della stagione regolare, con 18 vinte e 12 perse, la Virtus è sesta. Nei play-off è derby, e la Yoga supera la Dietor in casa Virtus il 10 aprile e bissa il successo il 13. Solo Marcheselli regge l'urto fortitudino in gara 1, anche se va ricordato l'infortunio a Brunamonti, in campo solo per onor di firma.

 

UN SOGNO D’AMORE

di Gianfranco Civolani – Superbasket – 02/07/1987

 

E così il duce ha coronato il suo sogno d'amore. Dal giorno in cui Creso Cosic se ne era tornato in patria, Porelli meditava di riportarsi in grembo il suo adoratissimo Cosic. E non appena si è profilata l'ipotesi che Gamba per tanti motivi non potesse più stare a Bologna, ecco che si è accesa la lampadina ed ecco che dunque Creso Cosic è nuovamente fra noi. Conferenza stampa di presentazione alla Grada, rituale conferenza stampa al tortellone e beato chi fra crucci e spintoni riesce a sedersi nei pressi del duce e di Creso perché‚ altrimenti si odono solo i sussurri dei sussurri. Porelli dice che due erano gli allenatori che interessavano alla Virtus e cioè Peterson e Cosic e non c'è dubbio che lui il boss dice il vero perché‚ in effetti l’offerta per Dan è stata la mossa preliminare di Porelli.

Ma non perdiamo tempo a ricordare quel che poteva essere non fu, e allora cerchiamo di vedere come e con quali idee si presenta in pista un uomo pulito, talentuoso e vincente (due scudetti come allenatore di club, a parte gli otto variamente conquistati in mezzo al campo) come il beneamato mormone. Cosic senza tante storie ammette che squadra gliel'ha preparata il grande capo e si interroga sulla funzionalità di Greg Stokes in un certo ruolo teoricamente molto ben coperto. Ma siccome Binelli rientrerà non prima di ottobre, ecco che Stokes allora ci sta bene. Semmai in un secondo momento si vedrà sarà il caso di tagliare Greg per un'ala pura, ma nel frattempo la Dietor andrà in campo con Brunamonti e Sylvester dietro (e Fantin primo rincalzo di Sylvester) e con Renatone all'ala (con Sbaragli primo cambio) e con Allen e Stokes in centro.

Farete molto contropiede?, è stato chiesto a Creso. E lui: faremo quel po' di contropiede che Villalta, Allen, Sylvester e la loro anagrafe consentiranno. Naturalmente Creso non avrebbe potuto aggiungere altro di interessante e francamente cosa mai avremmo dovuto chiedergli di sapido o di inedito? Il duce mette in pista una squadra discretamente competitiva, il duce annuncia ufficialmente che la Virtus giocherà la Korac (bene complimenti e guai ringraziare chi da anni portava avanti un’idea del genere), il duce fa poi il colpo a sorpresa di portare Sandro Gamba a tavola con Creso al momento della macedonia di fragole (benone anche qui, Gamba resta un sincero amico della Virtus e della stampa bolognese) e poi via con qualche discorso confidenziale, via con i ricordi più gloriosi, via con i toni più intimistici (Creso ha trentanove anni, si è sposato e ha due figlie) e ovviamente i lettori vorranno riuscire a capire se la Virtus '87-88 ha buone cartucce da sparare. Risposta un po' così, lo ammetto. Ma avere Binelli e non averlo non è proprio la stessa cosa e avere, con Binelli, Stokes o non averlo può cambiare assai tutto il contesto. Creso Cosic approda in una città che lo ha visto grande protagonista e che lo ricorda con squisitissimo affetto e che gli consentirà di integrarsi in un amen. E profitto dell'avvento (scontatissimo) di Cosic per rispondere all'amico Charlie Ugolini che mi rinfacciava talune mie idee buttate giù proprio per “Superbasket”.

Tu hai detto che Cosic non lo avresti preso, mi rinfacciava Ugolini. Chiariamo: io ho scritto che se mi avessero proposto di fare i nomi di dieci allenatori per la Virtus, probabilmente non avrei citato Cosic. Questo non vuoi dire che Cosic a conti fatti non possa essere l'uomo “ad hoc” per una Virtus che in qualche modo vuole per l'ennesima volta rifondarsi. E allora un calorosissimo benvenuto a Creso Cosic e sincerissimi auguri di buon lavoro perché‚ giocatori, allenatori e duci truci passano, ma la Vu nera resta.

Floyd Allen su Larry Krystkowiak (foto Giganti del Basket)

IN RIALZO: DIETOR

Giganti del Basket - 31 Luglio 1987

 

Alla scoperta del nuovo rivalutando l'antico. Il dopo Gamba è cominciato a Bologna ancor prima che arrivasse il suo successore Cosic dalla Jugoslavia. Porelli aveva già infatti concluso interessanti movimenti acquistando il free agent Sylvester che dopo una deludente stagione a Rimini aveva manifestato propositi battaglieri e di rivincita, e richiamando in Italia l'ex veneziano Floyd Allen, uno che sotto canestro ha sempre dimostrato meno anni di quelli che effettivamente ha. Ceduto il trio di giovani Righi, Ansaloni e Lenoli, che sarebbero stati troppo sacrificati in panchina.

 

DIETOR BOLOGNA 1987/88

Giganti del Basket - 15 Settembre 1987

 

TEMA CONDUTTORE. Semplice. Quale sarà quest'anno il motivo per cui la Beneamata non riuscirà ad arrivare a mettere le mani sullo scudetto? Dopo infiniti travagli si è risolto anche il rapporto con Sandro gamba, nato male e proseguito peggio non certo per colpa sua: e Gigi Porelli, il Diogene venuto dal Po, sponda mantovana, si è rimesso alla ricerca dell'Uomo trovandolo - ma sarà poi vero? - lungo le rive del bel Danubio, là dove blu non è più da un pezzo, a Belgrado. Che ci creda fino in fondo, dicono voci bene informate, non è poi tanto vero, specie dopo averlo visto all'opera agli Europei di Atene: e del resto, cosa mai restava da fare al nostro povero Diogene? Restava Cosic e la via battuta in precedenza con successo - guarda caso - dagli odiati milanesi, quella dei vecchietti buoni subito, domani è un altro giorno. E allora porte aperte a Mike Sylvester, 36 anni, e Floyd Allen, 35, reduce da un grande campionato in Spagna. Basterà, soprattutto adesso che Binelli è alle prese con la difficile rieducazione del ginocchio operato in estate?

E soprattutto, tra Allen e McAdoo, tanto per fare un nome, c'è una bella differenza: riuscirà a colmarla Binelli o quel Villalta che sembra ormai avviato sul viale del tramonto? Insomma, le incognite sono tante, e comprendono la testa di Cosic ma anche il fisico di Sylvester, il ricambio di Brunamonti e, come detto prima, i tempi di recupero di Binelli. E che un vescovo, per di più mormone, possa riuscire nella rossa Bologna, è cosa da vedere...

STRANIERI. Greg Stokes, alla fine, era stato uno dei pochi a salvarsi dal mezzo disastro dell'anno scorso: e bene ha fatto Porelli a confermarlo, non fosse altro che per averne a disposizione quest'anno anche l'esperienza, oltreché la classe ed i buoni mezzi fisici. Che non sono quelli di un colosso, intendiamoci: per quelli si è provveduto con Floyd Allen, miglior rimbalzista, lo scorso anno, del campionato spagnolo ed uno che la pallacanestro di casa nostra la conosce molto bene. A vederla così, sulla carta, sembra una coppia bene affiatata, in grado, quando tutto dovesse essersi sistemato, di consentire a Gus Binelli ampia libertà di movimenti lontano dal canestro senza il compito ingrato di stare nella zona calda sottocanestro: e questa potrebbe essere l'arma in più dei bolognesi rispetto alla scorsa stagione. Certo, rispetto ad una coppia Brown-McAdoo o anche Pittman-Thompson il tasso di classe di Stokes e Allen non sembra all'altezza: ma il nostro campionato ci ha più volte dimostrato che la classe non è tutto.

STAFF. Di tutte le rivoluzioni avvenute, l'unica annunciata alla fine è quella non avvenuta. La società è ancora saldamente nelle mani di Diogene Porelli, Raoul Gardini dopo aver comprato tutta l'Italia non è riuscito (o non ha voluto) comprare la Virtus e tutto è rimasto come prima. Cosic a parte, naturalmente: riuscirà là dove non sono riusciti prima di lui Gamba, Nikolic e mille altri ancora?

CAMPO. Il salotto ha dimostrato lo scorso anno che, all'occorrenza, sa anche trasformarsi in bettola: gli insulti a Gamba, le provocazioni ed i fischi alla squadra non se li aspettavano proprio tutti.

Ma c'est la vie, e rimane comunque il fatto che giocare a Bologna non significa rischiare la pelle né tantomeno trovarsi in condizioni disagiate: eppoi, se Dio vuole, un campo dove non ti insieme la vista a causa di mille cartelli pubblicitari...

LA FORMAZIONE. Brunamonti, Fantin, Sylvester, Stoker, Binelli, Allen, Sbaragli, Villalta, Lenoli.

Cappelli, Villalta, Stokes, Sylvester, Marcheselli, Conti e Fantin attorno a coach Cosic

di Luca Chiabotti - Superbasket - 24/09/1987

 

Problemi: l'assenza di Binelli. Nessuno si aspettava un Cosic così... slavo sia nell'impostazione del gioco (s'è vista anche la mezza ruota per liberare le guardie al tiro), sia nella conduzione in partita dove si agita in continuazione. Molti si sono sorpresi della velocità della Dietor dimenticando che anche l'anno passato i bolognesi erano micidiali in contropiede quando tutto andava bene per poi impantanarsi del tutto appena qualche meccanismo, soprattutto mentale, si bloccava. Dunque è tutto da verificare che la spumeggiante Virtus di oggi non si intoppi: Cosic vuole velocizzare ancor più la squadra perché sa di non avere grandi passatori, anzi non ne ha proprio, e nel gioco troppo manovrato i suoi potrebbero finire per perdersi. Inoltre ha una copertura sotto canestro già buona che potrà diventare buonissima con Binelli, il che rappresenta la condizione ideale per far partire il contropiede. La ciliegina sulla torta sarebbe stato un buon cambio per Brunamonti, più esperto del giovane Marcheselli e più rapido di Sylvester che un regista non lo è certo per vocazione. Difficile, quindi, correre come lepri se poi il play deve farlo per quaranta minuti filati. Cosic ha già battuto Arexons e Tracer ma ha trovato la sua bestia nera nella menomata Divarese permettendo al giovane Rusconi di segnare 17 punti. Urge il recupero di Gus.

 

MILANO E BOLOGNA IL BASKET APRE I PRIMI PROCESSI

di Walter Fuochi – La Repubblica – 09/10/1987

 

(…)

Bologna invece è un caso diverso. Fin qui aveva vinto abbastanza, pur senza mai incantare: a Cantù si è sgretolata, il modo di arrendersi è stato rovinoso, assolutamente non da "grande". A Bologna, dopo un ottavo, un decimo e un quinto posto negli ultimi tre anni, dovrebbero ormai pensare che l'etichetta di "grande" andrebbe riverniciata con qualche risultato in più. Ma quando in estate fu cambiato Gamba con Cosic, e si ingaggiarono i veterani Sylvester e Allen, si progettava un quintetto per puntare allo scudetto. A Cantù mancavano Binelli e Stokes, c'era cioè una palese inferiorità a rimbalzo, ma la Dietor è mancata in tutto: in difesa, nei tiratori, nello stesso spirito, rassegnato al peggio. Chi aspettava da Cosic basket jugoslavo (tiri, volate, fantasia) per adesso ha dovuto accontentarsi di schemi incollati faticosamente, gioco scabro, vittorie sofferte e risicate, prima di questa batosta. Intanto la incontentabile Bologna ha esibito, domenica scorsa al palasport, il primo striscione nostalgia. "È ancora colpa di Gamba?".

 

SENZA REGISTI “V NERE” TRISTI

di Franco Montorro – Superbasket – 03/12/1987

 

Una voce sconsolata di Felsina Felix cercava appigli, alla memoria per confermare lo sconforto: quando mai un pivot straniero aveva fatto zero virgola zero? è capitato a Floyd Allen, nuovo capro espiatorio sull'altare della mostruosa divinità del tifo petroniano. Ma era capitato ancora, non più di nove anni or sono, e protagonista dell'insolita prodezza alla rovescia era stato un certo Cosic poi perdutosi chissà dove…

Qualche buontempone da sempre dedito all'arte (sic!) della contestazione ha chiesto il siluramento del poco pink Floyd (che comunque andò poco dopo a sbancare l'ostica Ostrava), giusto per non smentire l'autovocazione virtussina a rassomigliare alla Cina del dopo Mao. Là si dava colpa di ogni nefandezza alla banda dei 4, qui si cercano sempre nuove vittime su cui gettare le colpe dei campionati deludenti. è toccato a Rolle, poi a Van Breda, Sam Williams, Meriweather, Byrnes, Ragazzi fino alla sublimazione della figura di Caino ai tempi del biennio Gamba. Oggi la storia si ripete con Allen e, in parte, con Sbaragli. Si invocano soluzioni nuove, tagli drastici, cambi USA e si attende Binelli come il deus ex machina capace di risolvere con il solo rientro fisico ogni guaio e ogni problema delle Vu nere. Strano pubblico, quello bolognese in generale e virtussino in particolare, strana gente sospesa fra la furbizia e l'ingenuità, l'istinto e la ragione, i fatti e le opinioni… La Virtus è una squadra che da anni si regge sull'equivoco tattico di alcuni gran di mezzi giocatori, figure ibride eternamente in bilico fra “miseria” e nobiltà. Atleti spesso disprezzati a sproposito dall'esterno e, per reazione,; esageratamente coccolati nel salotto di casa fino ad essere considerati cestisti al di sopra delle parti e delle tempeste, beniamini fortunati di una platea sicuramente umorale, probabilmente competente, non più obiettiva. Platea di moda e alla moda, seguace e propugnatrice del suo particolarissimo stile. E allora Villalta sarà sempre un eroe e Brunamonti un super play, mentre Valenti era “tristo” e Bonamico rovinava lo spogliatoio. L'idea come dogma, appunto! E chi afferma che Renatone è in declino, che Roby è un eccellente guardia ma non un eccelso regista, che da anni non esiste un valido play di rincalzo e che il sostituto del Marine non sa neanche palleggiare corre perfino il rischio di essere giudicato eretico, incompetente di basket oppure servo dell'odiata Milano, che - notoriamente - ha servi dappertutto. In ogni caso da compatire, se giornalista. Un mestiere che a Bologna sono tutti convinti di saper fare, un po’ come nel resto d'Italia sono tutti certi di essere più competenti del CT della Nazionale. Siamo tutti Vicini? A Bologna sono (siamo) tutti tecnici, GM e giornalisti, anzi siamo (sono) tutti più competenti di Gamba, più avveduti di Porelli, più esperti di Civolani, Vespignani, Roveri, Gentilomi, Tosi per non parlare del sottoscritto pària. Strana, strana gente capace di intenerirti quando la vedi soffrire per il basket, ma capacissima di mandarti in bestia quando spreca l'amore con l'incoerenza e getta via la cultura cestistica per adottare i più triti e vetusti luoghi comuni fermandosi alle apparenze. Gamba tira giù Fantin? Via alle contumelie e chi si è accorto che la squadra avversaria (si trattava di Caserta) ha cambiato difesa spuntando le frecce del bombardiere friulano? Porelli non dà retta ai “consigli” del bar? Chi ha mai avuto la serenità di confrontare le recenti vicende della Virtus con quelle poco più che misere del Bologna Football club passato attraverso i suggerimenti di cento attori e mille capocomici? Allen scrive zero sul tabellino? Andiamo per favore a controllare quante palle “sotto” riceve da una squadra che ha, come unico autentico regista, un ragazzino esordiente in mezzo a una schiera di passatori davvero poco eccelsi. Non vorremmo tirare in ballo la solita Tracer, ma guardate che differenza la squadra milanese con o senza D'Antoni: Mike fa correre e filtrare la sfera, Montecchi corre lui al posto della palla. E chiedete a McAdoo o a Brown con quale compagno faticano di meno a segnare… se poi manca anche Brunamonti…

E allora aspettare il rientro di Binelli come la manna dal cielo diventa l'invocazione del solito alibi. Se il rientro del Gus non dovesse sortire gli effetti sperati (e in tempi brevissimi, non ne produrrà) la passione popolare continuerà a prendersela con Allen, con Stokes,, con Porelli che li ha scelti, ma nessuno andrà a contare le palle recapitate “sotto” in ossequio (o in dispregio) alla deliziosa interpretazione felsineo-slava del tiro a segno. Ovverosia: morte all'immaginazione. Libera solamente di spaziare all'indietro e domandarsi: quali canestri avrebbero mai combinato Binelli e Allen se ad armarne la mano fossero stati, per esempio, McMillen o Caglieris?

 

CASERTA RIVEDE DUE CARE NEMICHE

di Walter Fuochi - La Repubblica - 26/12/87

A Roma Cosic ha voltato pagina, lasciando a sedere i pivot. Nove minuti Allen, pochi di più Binelli, autostrade aperte per il contropiede e i rapidi agguati in area di Stokes: 39 punti per lui, innescati da una squadra che finalmente ha saputo correre, non solo camminare. Cosic ha avuto coraggio, o la cupa certezza che, senza cambiare, sarebbe stato ancora travolto. "Mi ero stufato di prendere batoste giocando a due all' ora. Con Allen eravamo lenti, prevedibili. A Roma invece abbiamo vinto con la velocità".

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Villalta contro Bosa dell'Arexons: una stagione difficile per il capitano

IL VILLALTA AI RAGGI X

di Gianfranco Civolani – Superbasket – 31/12/1987

 

Renato Villalta, leggiamo insieme alcuni degli ultimi tabellini. Due su cinque, uno su quattro o tre su nove, pressapoco recitano questo e così. Ma allora cosa succede all'antico guerriero? Invecchia, si dice in giro. E trentadue anni gli pesano, aggiungono i signori sotutto. Renatone nostro non è poi tanto cambiato nel tempo. Sempre un po' ruvido, sempre discretamente chiuso a riccio, sempre così poco espansivo. Magari diffidente, sospettoso e poco incline a confidarsi se non con i rarissimi amici del cuore. E del resto basta pensare un attimo a come si è sempre gestito gli affari suoi. Adesso per esempio Renato sta con la signorina Gandolfi (figlia dell'ex presidente della Virtus) e devo supporre che sia una dolce e bella storia d'amore, ma Renato sull'argomento svicola alla brutta e anzi prega di parlare della cosa proprio il minimo indispensabile. E dunque diventa difficile sviscerare con Renato i suoi interni affanni.

Io abito a cento metri da lui (zona Palasport, credo di averlo già scritto altre volte) e ovviamente mi capita spesso di incrociarlo magari mentre si prende il cappuccino allo stesso bar. E siccome io cerco di lasciare in pace il prossimo il più possibile e mai voglio profittare della mia più che legittima e anzi doverosa curiosità giornalistica, succede che gli chiedo come se la passa lui d'improvviso mi fa: “Me la passo così e così perché non sono abituato a giocare a spizzichi. Ma con Cosic ho un ottimo rapporto e poi sia chiaro che voglio essere io ad adattarmi alle esigenze della squadra e non viceversa. Ma i tifosi sappiano che Renato Villalta ha sempre una gran voglia di vincere e vorrei proprio che chi mi critica sapesse quanto desidererei vincere un altro scudetto e anche una bella coppa internazionale. Solo che i tifosi sono fatti a modo loro e magari credono che il sottoscritto da tempo sia sazio e abbondantemente appagato175. è un messaggio? Non è un messaggio, ma lo riterrei l'ennesimo atto di amore nei confronti della beneamata Virtus. E al tempo stesso devo ricordare quante sciocchezze sono state dette di Renatone. E cioè: non gliene frega più niente, gli interessa soltanto faticare di meno, magari e mangiarsi gli allena tori come fossero soffici brioches. Balle, amici miei, grandissime balle per chi sa quanto poi Renatone soffra a vedersi sempre più emarginato dal successo.

Ma perché allora Renatone non va e non dà? Intanto può pure essere un fatto contingente, ma poi pretendere che un individuo morfologicamente costruito come Renato Villalta si metta adesso a fare l'ala piccola è volere la sua fine, mi sembra. Renato oggi è un buon difensore che deve poi essere messo nelle migliori condizioni per fare buoni tiri. Renato può e deve giocare come ha sempre fatto e se d'estate confezioni una squadra che possa anche fare a meno di lui, allora tanto vale mollarlo ad altri. E mi spiego: se veramente si vuole che Renato faccia l'ala piccola, allora si abbia anche il coraggio di mettere Renatone sul mercato con mille ringraziamenti per quel che ha fatto su piazza. Dopodiché possiamo anche accettare la tesi che in un basket sempre più frenetico e velocizzato Renatone ci stia troppo stretto e insomma ci stia in imbarazzo, ma cosa vogliamo chiedere al nostro eroe nel momento della sua parabola discendente? Gli vogliamo chiedere che ci prenda un po’ più di prima e che corra come non ha mai corso da giovincello che salti come non ha mai saltato in vit sua?

Uno su cinque, tre su otto, due su sette. No, un Villalta così a intermittenza non serve a nessuno. E viceversa serve un Villalta sempre più responsabilizzato nel suo antico ruolo di spanieratore. E allora la conclusione è una sola: si faccia di tutto per esaltare il vecchio ragazzo e poi a fine anno si giudichi freddamente. Porelli dice sempre che lui ai suoi vecchi campioni si affeziona da matti, ma non ci pensò due minuti quando mollò Bertolotti e non ci penserà tre minuti quando riterrà di dover mollare Villalta. Il quale Villalta vorrebbe chiudere la carriera in bianconero e con qualcosa in pugno. Il sogno si avvererà? Non lo so o forse presumo di no. Ma intanto stringiamoci attorno al vecchio campione. Se la Virtus è una fede, Renatone Villalta è la fede in una fede.

 

CASERTA CERCA PIVOT

La Repubblica – 02/01/1988

 

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DIETOR Lo scorso anno, di questi tempi, volava: adesso è una squadra indecifrabile, legata a Brunamonti, con americani alterni, Sylvester spesso decisivo. Ma il secondo posto vale, in più Cosic sta dandole un volto. Accanto ai rovesci (Cantù, Milano, Pesaro ha messo una regolarità quasi spietata nell' espugnare campi "minori": in queste razzie è stata anzi la migliore.

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Stokes contrasta Magnifico

VU MOLTO NERE

di Gianfranco Civolani – Superbasket - 21/01/1988

 

L'altra sera mi sono incontrato con Creso Cosic. Ho cercato di stimolarlo ad aprirsi un po' e devo dire che giustamente il buon Creso si è sempre mantenuto a mezza via. Forse avrebbe voluto anche parlare fuori dai denti, ma era ovvio che non potevo certo pretendere che Cosic venisse a raccontarmi tutti i suoi affanni e le sue angosce. Creso mi ha parlato dello spogliatoio (“abbiamo un buon rapporto professionale, spesso parliamo insieme”), ha anche affrontato certi argomenti un po' delicati ("Binelli è molto più abituato di Allen a giocare insieme alla più parte dei compagni) e non si è tirato indietro quando ci siamo messi esplicitamente a chiacchierare di scudetto. “Una Virtus – m diceva Creso - non può non puntare allo scudetto. Noi da mesi stiamo facendo un lavoro duro in prospettiva playoff e appunto in questa ottica può pure capitare che facciamo qualche brutta scivolata Ma vogliamo arrivare al dunque perfettamente pronti e mi pare che alla fin fine possiamo vedercela con tutti. Una cosa è certa: se si vuol vincere lo scudetto bisogna far fuori la Tracer perché io posso anche riscontrare un grande equilibrio, ma la Tracer sul piano dei nervi e abitudine ha sempre qualcosa più della concorrenza.

Ho creduto di capire che Creso si sta industriando per tener su di morale una pattuglia che nel frattempo ha già mancato due dei tre grandi obiettivi. Le “V” hanno vissuto momenti molto neri. Nei primi giorni dell'ottantotto la Virtus è già fuori dalla Coppitalia e dalla Korac e dunque una squadra fatta apposta per vincere qualcosa subito subito riuscirà a farsi ricordare per un qualche palpito di gioia trasmesso ai fans? Il discorso è vecchio e ritrito, ma bisognerà pur farlo. Una squadra fatta (pardon, malfatta) dal Migliore e affidata ad un uomo intelligente che peraltro non è Mandrake, è dunque una squadra con profonde contraddizioni (io continuo a sostenere che un puledrino come Stokes in questa Virtus non c'entra per niente) e con qualche giocatore (per favore, non mi fatemi far nomi) non proprio da Virtus e con un superasso (Brunamonti), che è più del cinquanta per cento dell’intero telaio. E questa squadra può vincere solo se la concorrenza si squarcerà il ventre o se Cosic riuscirà a farsi ricordare come l’autentico supercoach dell’ottantotto.

Ma vorrei dire qualche altra cosa. La Virtus perde contro il Real perché in dieci partite giocate in campo neutro contro gli spagnoli questa Virtus non ne vincerebbe assolutamente nessuna. E in campionato questa squadra insegue ancora un’identità e se non altro ripropone un tal Villalta che qualcuno molto frettolosamente già candidava per una specie di prepensionamento. Dopodiché magari si vorrebbe che dicessi qualcosa a proposito dei rapporti fra Cosic e Sylvester, ma io non dico un bel niente perché non so un bel niente. E posso anche supporre che i due non si amino proprio, ma sono supposizioni o illazioni o comunque mezze verità che ho raccolto molto di rimbalzo.

Due cose ancora. Ho chiesto a Cosic se per lui Gus Binelli è un giovane vecchio o un vecchio ragazzo. Risposta: “Gus va per i ventiquattro, gioca da parecchio tempo e quindi io non lo considero affatto un giovane. Deve anzi spicciarsi a diventar veramente determinante”.

E infine un altra voce che rimbalza per ogni dove. L'anno prossimo Dietor's Best (ma si, ci siamo capiti) vagherebbe di fare il gran colpo richiamando Little Big Dan se non addirittura affidando la squadra a Sylvester qualora Creso per esempio non dovesse approdare almeno alle semifinali. Raccolgo - ripeto - i pissi pissi dell'ambiente e mi chiedo: ma eventualmente Little Big Dan accetterebbe mai di guidare una squadra come sempre fatta e programmata da Mister the Best?

 

LA DIETOR È FUORI

La Repubblica – 14/02/1988

 

La Dietor è fuori dai play-off. Avanza la Yoga, che ha meritato di vincere questo secondo match, difendendo meglio, imponendo la sua migliore organizzazione di gioco e sfruttando ancora le grandi virtù di match winner di Bucci, un suo ormai usuale killer. La Virtus ha giocato malissimo, soffrendo il nervosismo, cozzando inutilmente contro la bella difesa avversaria: ha mostrato tutti i limiti della sua manovra d'attacco, reggendo finché sono entrate le "bombe" (6 su 9 in avvio), ma solo coi tiri da tre punti, una risorsa troppo limitata e avventurosa, non poteva superare una squadra superiore sotto canestro. Nel primo tempo la Yoga ha dato perfino l'impressione di seminare molto e raccogliere poco: è andata all'intervallo sotto di due lunghezze, ribadendo però la sua superiore qualità, visto che i suoi giganti, nella prima parte, avevano fallito addirittura tre schiacciate. Indispettiti dalla prestazione della Dietor i tifosi bianconeri hanno duramente contestato il presidente Porelli.

 

 

LA VIRTUS S'AFFIDA ALLE CURE DEL VESCOVO

di Lorenzo Sani - tratto da ?

 

Le mani che sbattono in quel modo così strano, così particolare. Un gesto inconfondibile per chi ha la palla a spicchi che galleggia nelle vene. Sandro Gamba, il Bobby Knight di via Washington, (siamo certi di fargli un complimento), ha mediato dal mitico coach di Indiana, grande vincitore, bestemmiatore incallito, lanciatore di seggiole (record personale di 13 in allenamento, una in partita contro i tradizionali rivali di Purdue), ma anche un monumento della panchina, perfino le parole di incitamento alla fine di ogni time out. "Andiamo!", trasposizione letterale del "Come on!" strappato dalle labbra del metallizzato che ha regalato alla sua università l'ultimo titolo Ncaa.

Il Gamba di via Washington se ne andò invece da piazza Azzarita senza aver vinto nulla. Tra i corridoi vuoti del Palazzo non riecheggiano più le sue parole, i suoi dialoghi in inglese coi giocatori (anche quelli italiani), resta forse il ricordo, dopo un primo anno molto travagliato, di una Virtus da corsa e imprendibile, almeno per i due terzi di stagione. Restano sì i 40 punti rifilati a Caserta quando non contava (e sarà proprio il braccio armato di Oscar Schmidt de Bezzerra, angelo di Rio Grande, a spazzare al primo turno dei play-off i bolognesi), il grande spettacolo di Reggio Emilia offerto da una squadra praticamente perfetta, sincronizzata come un orologio, capace di chiudere con una percentuale di realizzazione incredibile, il 70%.

Ma bastò rimuovere la pila della seconda Dietor di Gamba per paralizzare gli ingranaggi. Prima la catena di malanni del povero Marty Byrnes (che a fine stagione chiuse col basket), poi Roberto Brunamonti rimasto senza portatore d'acqua e con le corsie preferenziali per i rifornimenti chiuse, hanno mandato in tilt un giocattolo che pareva indistruttibile. Trovato il tallone d'Achille al colosso bianconero tutti sono stati in grado di infierire... Sull'era di Sandro Gamba è così calato il sipario in fretta, senza rimpianti da parte di una città che in fondo non ha mai accettato il tecnico milanese, tornato in azzurro dopo due anni di insignificante gestione-Bianchini. Così mentre da via San Felice la sponda fortitudo, franata in A2 dopo essere stata la rivelazione della prima parte di regular season (vinse anche il derby d'andata 83-82), getta le basi di una vera e propria rifondazione, dal fronte Virtus giungono segnali più cauti.

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Dall'altra parte del fiume Gigi Porelli inizia a tracciare le linee di un rinnovamento spostato però più in là nel tempo. Costruisce una squadra che dovrà durare un paio d'anni in attesa cioè che i giocatori mandati a spasso per l'Italia dei canestri (Righi, Ansaloni e Lenoli) possano acquisire quel minimo di esperienza indispensabile poi per una valutazione. Sotto le Due Torri torna l'uomo forte più amato da chi ha la Vu nera sul petto e nel cuore: Kresimir Cosic. trentotto anni, due splendidi trascorsi qui da giocatore. Giocatore vincente ed unico, vescovo mormone. Kreso è reduce da due stagioni in sella alla Nazionale jugoslava. Non è facile tenere testa alla 'ndrangheta di Zagabria, a Mirko Novosel, il grande capo che prima ha promesso Drazen Petrovic all'avvocato, e poi l'ha dirottato a Madrid. Cinquecento milioni all'anno al Mozart di Sebenico, una pizzeria aperta nel centro di Zagabria, oltre ad un fiume di soldi alla società, sono ottimi argomenti sui quali si può intavolare la discussione e cambiare magari opinione...

Così a Bologna arriva Mike Sylvester, rincorso invano da due anni da Gamba, consigliato da Gamba a Porelli. Con l'oriundo di Cincinnati arriva Floyd Allen, ribattezzato subito "La Pompa" per quel suo modo tipico di sbuffare durante la partita. Allen è un mestierante, ..., porta in Virtus anche i suoi 36 anni. A Cosic questa squadra non va subito, ma l'accetta. E firma. Dalle prime battute, con Binelli che ancora deve riprendersi dall'operazione al ginocchio, qualcosa non va nei rapporti con gli uomini messigli a disposizione. Non c'è feeling con Sylvester, nel giro di un paio di mesi non c'è più nemmeno quello con l'avvocato.

La squadra sul campo è forte coi deboli e debole coi forti, Cosic chiede alla società di intervenire, segnatamente di "tagliare" Allen. Ma non si muove foglia. Si arriva così al match di Roma. La Dietor ne ha buscati 34 il mercoledì a Pesaro dalla Scavolini. Cosic alla prima occasione lascia in panchina il buon Floyd, abbassa sì i centimetri, ma spinge sull'acceleratore, ma di un quintetto che pareva una goffa balena. I risultati gli danno immediatarmente ragione: due punti al Palaeur (e qui cominceranno poi le disavventure che hanno portato al licenziamento di Dido Guerrieri) e due punti con Caserta tre giorni più tardi.  È la vittoria di Cosic. Fatalmente è però la sconfitta di Porelli. Nei giorni dell'euforia ritrovata ci si chiede anche che cosa potrà accadere alla prima sconfitta, alla prima sommaria resa dei conti. Purtroppo per il coach slavo il passo falso è dietro l'angolo in un '88 ancora in fasce.

Non ha vita facile da allenatore quello che fu il giocatore più amato dai bolognesi. mentre Porelli annuncia che a fine stagione lascerà la presidenza della società, si intuisce che il tecnico non arriverà alla scadenza biennale del suo mandato. Circola il nome di Dan Peterson, già contattato in estate quando era ancora in piedi la trattativa con Gardini per il passaggio della proprietà azionaria Virtus (affare poi sfumato nel nulla), allettato dall'idea di tornare in pista da protagonista, non solo davanti alle  alle telecamere di Berlusconi. Il resto è storia di oggi. Alla metà esatta della prima tranche di stagione la Dietor è già fuori dalla Coppa Italia (eliminata a reggio) e dalla Korac. Sulla strade del ritorno in Europa c'era purtroppo il Real Madrid.

L'AZZURRO RITROVATO

di Walter Fuochi – La Repubblica – 23/02/1988

 

Una sconfitta all'ultimo secondo contro la Tracer, un successo a Varese, sette giorni dopo, dove non era ancora passato nessuno. Probabilmente non la vincerà, ma la Dietor Formula 2 si è iscritta di nuovo alla corsa per lo scudetto, riaccendendo una stagione che sembrava perduta, quando sotto i portici di Bologna già si pensava a un anno sprecato, mormorando il nome di Peterson e intuendo come già sfiorito il breve idillio con Cosic. La Dietor non può contare su certezze: riparte con l' handicap in classifica (è ancora sesta), ed ha appena sbaraccato una squadra per tentare una scommessa. Ma da quando ha messo Macy al posto di Stokes, può almeno sognare. A Varese ne ha ricevuto 25 punti: ma oltre a quelli, ha visto Brunamonti sollevato dalle solite sfibranti esibizioni solistiche a centrocampo e Villalta imbeccato sulle mattonelle giuste, quelle da dove il vecchio obice non sbaglia mai. L'arrivo di Macy ha poi, soprattutto, regalato spazio, palloni, fiducia a Binelli, che resta il vero protagonista della scommessa di Cosic. Quello che farà Macy, dieci anni di NBA alle spalle, è un rendimento tutto sommato prevedibile.

Quello che, per effetto indotto, combinerà Binelli è invece l'incognita che può spostare gli equilibri. "Non corriamo troppo avanti - dice lui -, ma ho l'impressione che ora sia calata la pressione su noi lunghi, che la palla arrivi meglio. Poi, è chiaro, andandosene Stokes ha più minuti da giocare. E anche più responsabilità: Cosic mi ha parlato chiaro, devo difendere duro, ma non posso regalare falli". L'ultimo paradosso della Dietor è che, di tre americani, ne usa mezzo: Stokes è in parcheggio (ma Cosic non esclude di ripescarlo nei play-off). Sylvester a Varese non ha messo piede in campo e Allen fa la riserva di Binelli. Ma c'era un paradosso anche un mese fa, quando Binelli giocava nel quintetto della Nazionale e a Bologna stava seduto. Giustamente, anche: perché quando entrava graffiava poco o nulla. Aveva passato mesi a rieducare un ginocchio operato. Fra questi dubbi e un ruolo non ancora trovato, Binelli è rimasto fin qui una grande promessa, un vero giocatore solo qualche domenica. La Dietor ci puntò fin da bambino: lo fece studiare in America, più basket che college, naturalmente, per diventare un campione. Gamba, l'anno scorso, diceva: "dovrebbe andare a letto col pallone". Cosic, arrivando, precisò che gli avrebbe chiesto rimbalzi, più che punti. Cioè più presenza in area, dove volano i colpi pesanti, meno voglia di allontanarsi dai tabelloni per tirare dalla distanza, in quel ruolo di ala alta che pure Binelli poteva coltivare, con un tiro dolcissimo e una volontà insolita per uno così alto. Ormai, dovrà crescere pivot. Da solo: perché Allen, stagionato gregario che ora va in panchina, ha mostrato troppi limiti per stargli vicino. La partita del suo futuro Binelli deve vincerla per conto proprio.

 

A BOLOGNA PORELLI PASSA LA MANO?

E' caduta la "stella" Dietor. E' stata la concittadina Yoga a castigarla di brutto, facendola uscire dai play off di basket e conquistando il primato cittadino. In casa Dietor dove tutti sono sotto accusa (società allenatore, giocatori) è l'ora dei ripensamenti. Si vuole, anzi, si deve cambiare ai vari livelli. Ma con chi? In società ci sarà un avvicendamento al vertice? Se ne andrà cos'ì? E la squadra come sarà?

di Franco Vannini - L'Unità - 15/04/1988

 

La doppia batosta nel derby cittadino non ha risparmiato nessuno: ce n'è per tutti, per la società, per l'allenatore, per la squadra.

In società il manager Porelli chiede tempo. Vuole riflettere, prima di dare delle risposte precise. Ma intanto fa capire che se anche lascerà, la sua non sarà una fuga. Resterà a far parte del sodalizio bianconero anche se al vertice ci sarà un avvicendamento che potrebbe interessare l'attuale presidente dell'Associazione Industriali Giuseppe Gazzoni o, in alternativa, il titolare dell'azienda Text che, vedi caso, realizza già i prodotti di "A scuola col basket", Giacomo Giovannetti.

Quali accuse vengono mosse a Porelli? La priamè di non aver azzeccato in questi anni la mossa giusta nell'ingaggiare giocatori americani di una certa caratura. In questa stagione ci sono stati "tagli" tecnici che hanno fatto precipitare la credibilità del sodalizio: prima Allen e Stokes, poi Allen e Macy, infine Macy-Stokes. Ma in nessun caso (con la sola parziale esclusione di Macy) i problemi sono stati risolti, come non lo furono nelle stagioni passate.

Si accusa poi la società di essere troppo chiusa in sé stessa, si spiega percciò la ventata di entusiasmo che è riuscita a raccogliere la concorrente Yoga, protagonista della stagione, a spese della società bianconera.

E ancora. C'è una scelta instabile di allenatori, al punto che adesso viene discussa la posizione di Kresimir Cosic, che pure ha un contratto biennale. Cosic non gode di molta fiducia ai vertici della società. Lui comunque attende gli eventi sottolinenado che, se dovesse restare, la squadra verrà rifondata secondo i suoi convincimenti tecnico-tattici. Il che conferma come in questa stagione lui abbia gestito una formazione fatta in tutto e per tutto da altri. Ci sono due altri aspetti che mettono in discussione la sua permanenza: 1) la povertà di gioco espressa dalla squadra, che l'assenza dell'infortunato Brunamonti non basta a giustificare, 2) il mancato funzionamento dello "spogliatoio". Il dissidio Cosic-Silvester è stato l'episodio saliente di una situazione che ha avuto altri risvolti. Da alcuni mesi circola la voce che potrebbe tornare sotto le due torri Dan Peterson. C'è un dettaglio da considerare: a Peterson sono interessati anche la Scavolini e il Bancoroma. Inoltre pare che l'operazione potrebbe concludersi solo con un ingaggio favoloso (che supererebbe il miliardo di lire) per tre anni.

Infine la squadra. In questo finale di stagione si è salvato soltanto Brunamonti, perché era infortunato. Il grosso problema irrisolto ha riguardato soprattutto i lunghi, gli americani sono stati insufficienti, il 2,13 Binelli s'è visto soltanto in due partite vivendo dopo cinque anni ancora nel ruolo di "eterna promessa". Questa situazione ha creato sconvolgimenti negli equilibri tattici, portando giocatori a modificare in continuazione ruoli e compiti. Resta ora l'esigenza di un rinnovamento. Ma con chi? Certo che se si cominciasse con due buoni americani...