STAGIONE 2008/09

 

Pasquali, Melillo, Ford, Arnold, Giovannoni, Chiacig, Malagoli, Lestini, Langford, Fedrigo

Blizzard, Righetti, Boykins, Moraschini, X, Vukcevic  (foto tratta da www.virtus.it)

 

La Fortezza Bologna

Serie A1: 5a classificata su 16 squadre (17-30)

Play-off: eliminata ai quarti di finale

Coppa Italia: finalista

Eurochallenge Cup: VINCENTE

 

N. nome ruolo anno cm naz note
5 Sharrod Ford C 1982 206 USA  
6 Petteri Koponen P 1988 193 FIN  
7 Brett Blizzard G 1980 191 ITA (p)  
8 Jamie Arnold A/C 1975 203 USA  fino al 06/05/09
9 Alex Righetti A 1977 198 ITA  
11 Earl Boykins P 1976 165 USA  
12 Guillherme Giovannoni A 1980 202 ITA (p)  
13 Filippo Baldi Rossi A/C 1991 207 ITA  
14 Roberto Chiacig C 1974 210 ITA  
15 Keith Langford G 1983 193 USA  
16 Riccardo Moraschini G 1991 191 ITA  
17 Claudio Tommasini P 1991 197 ITA  
18 Riccardo Malagoli A/C 1988 207 ITA  
20 Dusan Vukcevic G/A 1975 200 GRE  
24 Reyshawn Terry A 1984 203 USA  dal 30/01/09
  Paolo Barlera C 1982 216 USA  
  Matteo Negri G 1991 194 ITA  
  Simone Mantoan A/C 1990 200 ITA  
  Michele Vitali G 1991 196 ITA  
  Federico Lestini A 1983 200 ITA  fino al 02/02/09
  Dimitri Lauwers G 1979 187 ITA (p)  fino al 08/01/09
  Mario Chiusolo P 1991 182 ITA  
  Riccardo Rossi G 1991 193 ITA  
  Andrea Tugnoli G 1992 187 ITA  
  Riccardo Sorghini G/A 1991 190 ITA  
  Andrea Binelli A 1991 199 ITA  
Solo amichevoli: Dimitri Lauwers
             
  Renato Pasquali All 1954   ITA fino al 10/11/08
  Matte o Boniciolli All 1962   ITA dal 14/11/08
  Phil Melillo Vice All 1952   ITA  
  Tonino Zorzi Vice All 1935   USA  
  Cristian Fedrigo Vice All 1970   ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Roberto Cornacchia per Virtuspedia

 

La brutta stagione precedente ha logorato in buona parte dei tifosi il credito che Sabatini aveva guadagnato col salvataggio della società nell'estate 2003 e le buone stagioni precedenti. A rendere ancora più urgente la necessità di una stagione vincente, o quantomeno convincente, ci pensa l'Uleb stabilendo che al termine della stagione verranno assegnate le licenze "infinite" per le prossime Euroleague. Questo determina un maggiore attivismo e, come da alcuni anni non si verifica, durante l'estate vengono acquistati nomi di giocatori di primo piano un po' da tutte le società di vertice. La Virtus, complice anche la prematura eliminazione dai giochi, si muove per tempo e, alla mancanza di appeal determinata dalla non partecipazione alla più prestigiosa competizione europea, sopperisce con cospicue offerte economiche: dopo anni di scommesse e di acquisti tendenzialmente oculati, pare che qualcosa sia cambiato. I primi colpi, oltre alla conferma di Blizzard e Giovannoni, sono il cavallo di ritorno Vukcevic (biennale come giocatore e a seguire come dirigente), il miglior centro del campionato dell'anno precedente Sharrod Ford e il maturo Alex Righetti, reduce dalla sua miglior stagione in quel di Avellino. A seguire viene firmato l'esplosivo Will Bynum, fresco protagonista col Maccabi della finale di Eurolega e l'esperta power-forward Jamie Arnold. Durante la Summer League di Las Vegas, Bynum inanella delle buone prestazioni e, complice l'infortunio di un giocatore nel suo stesso ruolo, strappa un contratto garantito con i Detroit Pistons facendo valere la clausola della NBA-escape. Viene ingaggiata la guardia statunitense Keith Langford, già vista in Italia, ma rimane scoperto il ruolo del playmaker titolare. Dopo settimane di voci febbrili su quasi tutti i playmaker disponibili sul mercato e proprio quando si prospetta il rischio di ripetere l'errore dell'anno precedente (prendere l'ultimo playmaker disponibile), Sabatini fa l'acquisto col botto: ingaggia Earl Boykins, la microscopica point guard che in NBA ha spesso viaggiato in doppia cifra e che, dai giornali, viene definito l'acquisto più costoso mai effettuato da una squadra italiana. Segue la conferma di Chiacig, questa volta in veste di pivot di rincalzo. Quando ormai la squadra sembra fatta, Sabatini annuncia un altro acquisto importante e futuribile: il finlandese Petteri Koponen, inseguito anche l'estate precedente e fresca scelta NBA. In panchina, nonostante un finale di stagione in calando, Sabatini decide di dare ancora fiducia a Pasquali, al quale, in ossequio alla nuova tendenza di assumere dei "senior assistant coach", viene affiancato Phil Melillo. Si chiude il mercato con la Virtus regina del mercato e con la netta sensazione di un'inversione di tendenza.

Comincia il campionato e la Virtus esordisce con 3 vittorie. Ad esse però fanno seguito una cocente batosta a Pesaro e la sconfitta interna con l'Air Avellino imbottita di ex. è la partita che segna la sorte di Pasquali, esonerato il giorno seguente e sostituito dalla coppia formata da Matteo Boniciolli e il Paròn Tonino Zorzi. Un esonero secondo molti che era nell'aria dall'estate, da quando l'ex-coach fortitudino aveva vinto il premio di miglior allenatore dell'anno ma si era dimesso ed era, paradossalmente, a spasso. Secondo molti è stato decisivo il "giocare contro" messo in atto da alcuni giocatori, a riprova che la gestione dello spogliatoio era tutt'altro che priva di problemi. Ma nonostante la nuova gestione tecnica inizi subito con 3 vittorie, nello spogliatoio non c'è pace. Brett Blizzard chiede di essere ceduto causa il minutaggio inferiore alle sue aspettative e contestualmente all'apertura delle finestra di mercato novembrina cominciano a circolare voci che coinvolgono Arnold.

Il cambio di manico sembra sortire effetti positivi, i giocatori sono più "sorridenti" e tra campionato e coppa giunge un filotto di otto vittorie consecutive, seguite però da due brutte sconfitte contro a Caserta e in casa contro Teramo. In questo filotto si inserisce anche la sonante vittoria nel derby: 93-67 per la Virtus. La vittoria casalinga contro Ferrara nella gara disputata, per la prima volta nella storia dello sport continentale, il giorno di Natale, porta alla luce il caso-Boykins. Il piccolo ex-NBA palesemente sciopera e, nonostante le dure parole nei suoi confronti, il giorno seguente prende un volo per gli Stati Uniti da dove rientra quattro giorni dopo, senza perdere nessuna gara, non autorizzato dalla Società che poi gli concederà una nuova partenza ma anche gli comminerà una salata multa.

Quando i problemi non sono di ordine disciplinare, bastano quelli tecnici ad agitare le mai placide acque dello stagno virtussino. Pur non variando il roster, se non per l'esclusione di Blizzard, cambiano diverse cose dal punto di vista tecnico: Boniciolli concepisce una pallacanestro diversa e molti dei ruoli precedentemente occupati dai vari giocatori vedono degli adeguamenti, se non proprio delle modifiche. A Koponen si chiede di trasformarsi in guardia, il titolare Langford, pur non calando nel minutaggio, comincia a partire dalla panchina, Arnold viene considerato un "centro piccolo", Ford, probabilmente allettato dai possibili sviluppi della sua carriera in ottica NBA, diviene un ala, Chiacig a questo punto diventa l'unico centro e vede crescere esponenzialmente il suo minutaggio, Vukcevic viene spesso impiegato nell'ingrato ruolo di portatore di palla, anche per liberare Boykins dalla gestione della stessa per sfruttarne appieno le caratteristiche di realizzatore.

Il caso-Boykins finalmente rientra, forse per più prosaiche motivazioni di ordine economico che tecnico. Boniciolli vuole cambiare qualcosa nel roster e invece di un playmaker o di un centro che paiono essere le richieste più pressanti, giunge Reyshawn Terry, allora a gettone a Soresina. A farne le spese è Arnold, pare indolente e "poco sorridente". L'inserimento del meno esperto ma più atletico americano, rende la squadra più adatta al gioco in velocità, e in particolare Boykins e Ford paiono trarre vantaggio dalla nuova impostazione. A fine febbraio si disputano le Final Eight di Coppa Italia dove i virtussini giungono in finale contro la schiacciasassi del campionato, il Montepaschi Siena. Pur in svantaggio per tutta la gara, i bianconeri rimangono attaccati al match fino a quando, ad a un minuto e mezzo dalla fine, effettuano il meritato sorpasso. Ma il finale sarà ancora una volta amaro per Sabatini, organizzatore dell'evento: Siena uscirà vincente, anche se subissata di fischi e polemiche per i fischi arbitrali fin troppo favorevoli nei suoi confronti nei giri di lancetta conclusivi.

Segue la polemica sul ritorno di Boniciolli ad Avellino, dove l'attende una tifoseria inferocita per le sue dichiarazioni sulla società e sulla città, poi ritrattate. Sabatini gli vieta di andare in trasferta ma poi intervengono Lega e ospiti e ci va, ovviamente in un ambiente surriscaldato. Poco dopo c'è Rieti che ha i giocatori contati e, in teoria, il morale sotto i tacchi visto che gli stipendi non vengono pagati. Si torna dalla città reatina con 25 punti sul groppone, la più brutta sconfitta dell'anno e che inciderà non poco nel piazzamento finale di regular season. In Europa si continua, bene o male, ad andare avanti e in campionato c'è sempre il secondo posto (e con esso una probabile licenza triennale) a portata di mano, arriva il momento del derby con la rivale cittadina, che da tempo naviga nelle parti basse della classifica e vede sempre più concretizzarsi il fantasma della retrocessione. Partita a spron battuto e poi in vantaggio per larghi tratti, la Virtus si fa rimontare sul finale. Ma quando ormai i giochi sembrano fatti, a pochi secondi dalla fine, Vukcevic mette una bomba risolutiva che passerà alla storia dei confronti stracittadini, molto più della polemica sullo stop di petto di Huertas.

La capolista Siena torna a Bologna e di nuovo si assiste ad un match tirato, con la differenza che stavolta la Virtus  rimane in vantaggio per 39' e porterebbe la partita a casa se non succedesse che, sul tiro alla scadere di Boykins, l'arbitro Mattioli non si rimangiasse il fischio chiaramente da tutti udito prima della sirena. Nei supplementari McIntyre continua a confermarsi autentica bestia nera dei locali e Siena vince. Le polemiche sui favori arbitrali, innegabili, di cui beneficia il Montepaschi impazzano, Sabatini negli spogliatoi minaccia gli arbitri e, per la prima volta nella storia dei comunicati della FIP, vengono riportate le sue precise parole nei loro confronti: “sono stanco di passare per coglione. Uno che ha provato a farmi fesso, è uscito per andare al supermercato ed ha trovato la casa distrutta dal caterpillar". Seguono squalifica di 2 giornate (poi ridotta a 1) ma soprattutto nei giocatori si diffonde l'idea di essere stati derubati e di dover lottare contro un sistema più che contro degli avversari più forti.

La seguente partita viene persa a Ferrara, per ammissione degli stessi giocatori, a causa degli strascichi di quella gara. Per fortuna che c'è l'Eurochallenge a distrarre l'attenzione e Bologna ne ha ottenuto l'organizzazione della fase finale a quattro. Nella prima partita la Virtus, complice un Ford stellare, riesce a disfarsi agevolmente degli esperti slavi e americani dell'AEL Limassol di Cipro e in finale si trova di fronte non i prevedibili russi del Triunph ma i francesi dello Cholet. In vantaggio per tutta la gara, quando un bomba di Boykins sigla il +14 a pochi minuti dal termine, sembra fatta. Non è dello stesso avviso il talento transalpino Nando De Colo che propizia un parziale di 10-0 e riapre la discussione. Si gioca punto a punto fino all'azione finale di De Colo che sbaglia la bomba del possibile sorpasso sulla sirena. Finisce 77-75 per la Virtus sponsorizzata BolognaFiere. Si riapre la bacheca della Virtus ma anche del basket italiano, a digiuno di successi europei da 8 anni. Langford eletto MVP della manifestazione.

Che questa vittoria abbia fiaccato lo spirito combattivo dei giocatori verrà discusso per molto tempo, rimane il fatto che la fase finale di stagione vede la Virtus precipitare in classifica dal secondo posto che per tanto tempo aveva occupato grazie a sconfitte evitabili come quella di Montegranaro e di Cantù. Il colpo di grazia avviene all'ultima giornata, quando si gioca in casa contro la Benetton. Dominata la gara fin dal primo minuto, quando ormai il pubblico pare più interessato alle vicende della partita di Teramo dove la Fortitudo si gioca le residue speranze di rimanere nella massima serie, all'esplodere dei festeggiamenti Treviso pare destarsi dal suo torpore. Nell'ultimo quarto recupera uno svantaggio che era stato a lungo in doppia cifra e pareggia su uno sciagurato fallo di Boykins che frutta tre tiri liberi, regolarmente messi a segno dall'ex Bulleri, a pochi secondi dal termine. Nel supplementare l'opera viene completata, la Benetton vince e si piazza quarta al termine della regular season mentre la Virtus quinta, costringendosi di fatto ad affrontare il quarto di finale contro la stessa Benetton senza il vantaggio del campo.

La serie contro i trevigiani sembra ribadire sempre lo stesso tipo di gara, con la squadra casalinga sempre vincente e convincente nei confronti di quella in trasferta. In gara5 il trend non viene invertito e dopo aver rivaleggiato a livello dei biancoverdi fino a tutto il terzo quarto, nell'ultimo si ristabiliscono i rapporti del campo amico. Treviso vince e affronterà in semifinale la Montepaschi che ne farà polpette, come farà anche con Milano in finale. Nei play-offs da rimarcare le prestazioni di Langford, l'unico capace di avere un rendimento in trasferta di qualità, mentre Boykins, positivo nelle gare interne, crolla in quelle esterne, nonostante (o proprio a causa?) le dichiarazioni di completa sua esautorazione da parte di Sabatini. Negativo in finale anche l'apporto di Ford, che praticamente si annulla con una serie di falli poco avveduti. La stagione si conclude in maniera amara, dopo diversi mesi in cui si era cullata l'illusione di raggiungere gli obiettivi stagionali preposti: le licenze triennali e annuali non vengono raggiunte ma soprattutto monta l'ira di Sabatini che, causa i pochi abbonamenti per i play-offs minaccia pesanti ritorsioni contro il pubblico più munifico d'Italia, già annunciate prima della fase finale con la querelle del rinnovo a Langford. Ma queste sono storie che riguardano la stagione seguente.

 

OPERAZIONE BOYKINS: UN BEL MODO PER DIRE CHE IL BASKET È RIPARTITO

di Walter Fuochi - La Repubblica - 08/08/2008

 
Poiché nessun bovaro farebbe mai morire di stenti la vacca che gli dà il latte, Claudio Sabatini ha rifatto una Virtus da corsa, anziché stremarla per dispetto, come minacciava nelle ore d'un suo stonato cupio dissolvi, carezzato per infliggere al suo ingrato pubblico una squadra ancor peggiore di quella indegna dell'ultima stagione. L'ha invece ricostruita in silenzio, ma non a caso, se è vero che, mettendosi a tavolino sulle macerie ancora fumanti dell'annata perduta, lui e Pasquali s'erano dati, progettando questa, un principio preciso: e cioè che gli uomini già in portafoglio sarebbero stati i veterani di lusso da far partire dalla panchina, armando invece un quintetto tutto nuovo.

Detto e fatto. Giovannoni, Blizzard e il Vukcevic che fu sfilato con un brillante blitz agli indugi di Milano sono lì seduti e vi s'aggiunge ora il Chiacig che, sui 10-15' di prospettato impiego, è il lungo di resa più corposa del torneo, lasciando l'ultimo buco per il play di riserva (uno per le briciole, da 10' di campo). Il quintetto allinea dunque Boykins, Langford, Righetti, Arnold e Ford, ed è esperto ma non vecchio, solido ed atletico, di vaga consistenza difensiva, però con molti pezzi reduci da un'ultima stagione eccellente. Se ne dovrà tarare un mix, ma questo vale per tutti: e la bontà del materiale conforta. Boykins, da innesto finale, è un'iniezione generosa e ponderata, un valore tecnico e non solo mediatico (senza peraltro demonizzare un versante vitale, di questo sport del terzo millennio), un uomo di cui non si può discutere la carriera (alla Best, ma con gli odierni 4 anni in meno, 32 a 36) e di cui paiono raccomandabili pure carattere e attitudine professionale.

Così carrozzata, la Virtus viene messa sul banchetto per la campagna abbonamenti, tradizionale polmone finanziario del club, contando su risposte altrettanto generose. Promette arrosto, dopo il fumo dell'ultima estate, e riadotta uno stile comunicativo più consono ad un pubblico legato alla conformistica sostanza e poco incline al cabaret dei proclami minimalisti, irridenti d'un sistema che resta invece basato sui successi in campo e non sugli allegri tracolli. Il riarmo coincide non a caso con l'avventura imprenditoriale che Sabatini ha voluto incardinare sull'ex PalaMalaguti, facendone la base del proprio progetto: l'idea di sfruttamento dell'impianto non è solo sportiva, anzi è fortemente orientata sul resto, ma dalle fortune del basket non potrà prescindere, perché il basket, di Sabatini, è la merce in vetrina e una vetrina ben illuminata è fondamentale per trainare al successo attività come le sue, rivolte a una platea.

Pressoché al completo, la Virtus lancia dunque la sfida a un campionato che rischia di morire di noia, se replicasse la solitaria e monotona litania di Siena padrona e l'apoteosi di uno scudetto già assegnato ancor prima di partire. Resta lei la favorita, ma il basket ha ripreso a muoversi. Non solo qui, ma soprattutto qui. Se è tornata Basket City (e se la Fortitudo, cui tocca ora la palla, s'adeguerà) è ora la risposta più attesa. La domanda, intanto, è stata posta con estrema serietà.

 

La Virtus versione 2.0: Zorzi, Boniciolli, Boykins, Koponen, Righetti, Ford,

Chiacig, Malagoli, Terry, Vukcevic, Langford, Blizzard, Melillo, Fedrigo

IL BILANCIO DEL MERCATO VIRTUS

di Enrico Faggiano - www.bolognabasket.it - 01/09/2008
 

Ci eravamo lasciati, lo scorso anno, con una piazza disamorata e che prometteva un 2008-09 di cinema e uncinetto, se fosse rimasto in sella Claudio Sabatini: la sontuosissima campagna acquisti ha fatto cambiare idea a quasi tutto il mondo bianconero, come provano gli abbracci affettuosi della gente sia nel giorno della presentazione della squadra al Cierrebi che in quello della affollatissima conferenza stampa di Earl Boykins. Questa Virtus ha subito riconquistato la fiducia del pubblico, e già questo è un successo: ora tocca al campo concretizzare i giudizi degli addetti ai lavori. La voglia di tornare in alto, anzi in altissimo, c’è, e la squadra può farlo.

Certezze – Senza dubbio, la squadra sembra completa in ogni ruolo: due registi, due guardie, due ali piccole, due ali forte e due lunghi. E svariati giocatori che potranno essere utilizzati in varie posizioni, per dare a Renato Pasquali una gamma di scelte quasi infinita, a seconda di quali saranno le situazioni sul campo. Per evitare i bidoni presi lo scorso anno, il mercato ha portato in casa bianconera giocatori di pedigree certo: da Boykins ad Arnold, passando per la voglia di continuare a crescere che avranno Ford e Langford, aggiungendo l’esperienza ad alto livello di Vukcevic, che ha accettato di corsa la ri-chiamata della Virtus, e quella di Righetti. Insomma: nuovi casi Conroy non se ne dovrebbero verificare più, e problemi disciplinari nemmeno, vista la provata professionalità di tutto il pacchetto USA. C’è poi la cabala-Sabatini: negli anni dispari finora ha sempre fatto bene, con la promozione del 2005 e la finale scudetto del 2007. E l’investimento della Futurshow Station dimostra che per il patron Virtus la voglia di abdicare, che sembrava aver preso il sopravvento nello scorso inverno, è totalmente azzerata. E la squadra che è stata messa nelle mani di Pasquali sembra fatta apposta per riempire la nuova arena di tifosi riconquistati alla causa così come di nuovi adepti, magari sfruttando le buone offerte che da sempre la Virtus propone per i giovani che si vogliono appassionare a questo sport.

Rischi – L’altra faccia della medaglia può essere il tanto talento, per una squadra che vede in questo momento come decimo uomo una prima scelta NBA come Koponen, o come quarto lungo un Chiacig che l’anno scorso era titolare fisso, oltre che uno dei pochi a salvarsi nella debacle della V che fu. La concorrenza in ogni ruolo è tanta, e il rischio di scontentare qualcuno c’è, anche se l’esperienza di tutti gli effettivi dovrebbe far capire che, nel corso della stagione, tra campionato e coppa spazio per tutti ce ne sarà eccome. Poi c’è Earl Boykins: fondamentale sarà la sua capacità di adeguarsi all’Europa, e di creare un buon feeling tecnico e umano con tutti i suoi compagni di squadra. Non sempre le stelle americane approdate nel Vecchio Continente hanno saputo immediatamente capire cosa fare e come farlo: non dovrebbe essere il caso del “nano”, apparso subito molto umile rispetto al suo curriculum, ma ora dovrà essere il campo a dare le giuste risposte. C’è poi una piazza che, dopo i disastri recenti, ha molta fame di vittorie: un eventuale inizio poco brillante (plausibile viste le tante novità del roster) potrebbe far nascere malumori, e aumentare ancora di più la pressione sul gruppo. Se negli anni passati si parlava di obiettivo playoff, o addirittura di “lasciateci perdere”, questa volta non ci si può nascondere.

Scommesse – Per chi aveva detto, solo sei mesi fa, che la società era in vendita e che non era nelle proprie corde chiudere i bilanci in passivo, questa squadra è la scommessa più grande. Sabatini, davanti al “lascia o raddoppia” ha scelto la seconda via, sapendo che dopo un anno a rischio retrocessione, un’altra stagione di flop non gli verrebbe perdonata. C’è la scommessa di Renato Pasquali, che chiedeva una possibilità ad alto livello, dopo le buone cose fatte all’estero ma un curriculum italiano tutto da verificare: ora, a lui l’occasione per vincere, e per cancellare lo scetticismo di una piazza abituata al meglio, e che anche con Zare Markovski non fu mai particolarmente generosa. C’è una Coppa Italia che verrà nuovamente organizzata a Bologna, e un Eurochallenge che, pur da terza coppa europea, potrebbe ridar prestigio internazionale alla Virtus dopo la “gita enogastronomica” passata. Soprattutto, ci sono punti per le licenze di Eurolega che andranno a tutti i costi racimolati per ridare alla V nera la certezza di poter avere nuovamente vetrine di “Devotion”, come ai bei tempi. Il nuovo Palasport, o Futurshow Station come è stata ribattezzata la nuova struttura, merita di diventare luogo fondamentale per la pallacanestro non solo italiana ma anche continentale: questo però dovrà passare, per forza di cose, da una Virtus di vertice.

Dusan e Sharrod si danno cinque dopo una bella giocata (foto tratta da www.virtus.it)

PASQUALI, COSÍ IL SUO TEMPO È SCADUTO, PROVI MATTEO CON QUESTE OPACHE STELLE

di Walter Fuochi - La Repubblica - 11/11/2008

 

Rilette l'indomanii, stridono d'inutilità: la sua guerra è già finita. «Dobbiamo capire come si gioca, e anche in fretta, perché il campionato va avanti. Le partite non si vincono da soli. Parlo per tutti, non per qualcuno m particolare».

No. Pasquali parla di Boykins. lo anche le Vu serigrafate sul pavimento dell'arena di Casalecchio, nessuna esclusa. L'ha toloto e rimesso, nel finale in volata con Avellino, come fosse un principiante, attentando platealmente al suo ruolo di leader (meritato o no, seguirà il dibattito). Era come puntarsi alla tempia la pistola della roulette russa: solo vincere quella partita, in quel modo traumatico scelto per cocciuta coerenza, l'avrebbe salvato (o rimandato), in caso contrario l'evidenza della frattura avrebbe costretto a procedere. Fra il tecnico meno pagato e il giocatore più pagato della A la scelta era limpida come un bicchier d'acqua. Persa la partita, Sabatini l'ha bevuto e dalla pistola è partito il colpo. Le riflessioni a notte, e pure le prime telefonate al successore. Le decisioni al mattino. Di pomeriggio, i giubilei, il viva gli sposi, i lanci di riso. Boniciolli & Zorzi, premiata ditta. Si spera.

Cinque partite, tre vinte, due perse, queste ultime di fila. Ma non è lì che va sciolto il nodo dell'esonero, e neanche nel vaso che la goccia Boykins fa traboccare, non incolpevole, ma questo di farlo cantare in un coro è ormai l'enigma devoluto a chi verrà. Pasquali non era l'allenatore per questa Virtus, e ne era, implacabilmente, un capo a termine. Curriculum debole e stipendio avaro, in un mondo che ha metri glaciali in libri d'oro e buste paga, ne minavano in radice l'autorevolezza, di fronte a squadra, pubblico e critica. Poi, sono emersi pure rapporti spinosi col gruppo, frizioni di caratteri scomodi e l'altra sera, lasciando Casalecchio, un'ampia vulgata ingrossava il mormorio che mezza truppa quella schifezza opposta all'Air l'avesse concepita ed esibita apposta. Poi, dieci possibili titolari, metà dei quali guardano i metà che giocano, sono dieci frati piagnoni, se butta male: danno Vukcevic, oltre a Boykins, tra i più infelici, e danno pure Arnold, per di più poco amico di troppi colleghi.

Pasquali era, tornando al punto, e forse anche a una squadra sopravvalutata dai suoi costruttori, l'uomo sbagliato al posto sbagliato. E Sabatini era il primo a saperlo. Ce l'aveva messo nei giorni del suo cupio dissolvi, le ore estive in cui s'era avvinghiato alla tetra seduzione delle scelte contro tutto e tutti, salvo poi rianimarsi, compilare una Virtus piena (pure troppo) di stelle e stelline (anche presunte), e affidarla però allo stesso tecnico, fragile ed esposto, e punto presto pure dalla proprietà, con pensieri, parole e ancor più accostamenti malandrini. Come quando gli mise accanto, nella galleria Virtus, la foto di Scariolo, e non c'era nulla di puramente casuale, né, da parte del coach, di minimamente gradito. Che Pasquali avrebbe solo ballato a Sabatini lo dissero tutti. Ma lui, parola sua, «se mi dicono di andare a San Lazzaro, vado a Casalecchio». Beato chi ne sa sempre più di tutti. Una anche più del diavolo. Che poi però torna, ti bruciacchia le terga e puntualmente t'inforcona.

Boniciolli, dunque. Ritorna nell'altra mezza Bologna, avendo già servito quella biancoblù, dal 2001 al 2002, una stagione e un mozzicone: dentro, una finale scudetto e una storica cacciata dopo un derby vinto. Fu già sulla soglia della Virtus nel 2003, quando saltò Ticchi: ma stava materialmente viaggiando verso Messina, la mattina che Sabatini lo candidò, tirò dritto a firmare e durò appena due mesi, ma la Virtus s'era già sistemata con Bucci. Arriva stavolta, settimo coach di sei anni "mossi" di Sabatini, da candidato unico. Scariolo era una madonna lontana, cara, in attesa d'altro: insomma, un corteggiamento di cui godere per i soli sussurri, senza vere avances né vere chances.

Vanta, Matteo, un passato solido e un futuro suadente. È capace, come dicono vita e opere ad Udine, Fortitudo e Avellino. È carico, entusiasta e, a 46 anni, pure meno irruento. Ed è pure mediaticamente perfetto, che per Sabatini non è un requisito di dettaglio, in queste ore di anti-fortitudinità cruda ed esibita: è quello che, dalla cacciata del 17 novembre 2002, sei anni meno una settimana fa, non ha più parlato con Savic, infamandosi i due più volte a distanza. Boniciolli aveva lasciato quest'estate Avellino da papa e sposo infelice, nonché da trionfatore (Coppitalia ed Eurolega, entram-be mete storiche), stava lavorando come plenipotenziario di Trieste, in B2, per riportarne in A le regali tradizioni cestistiche. A contratto aveva fatto apporre quel che da tempo fiutava: una clausola d'uscita, fosse piovuta un'offerta migliore. La Virtus non è migliore. È il massimo.

MATTEO BONICIOLLI ALLA FUTURSHOW STATION

di Valentina Calzoni - www.bolognabasket.it - 05/02/2009

 
Ieri si è dimostrato che questa coppa è di livello.

Abbiamo giocato contro una squadra che è davanti all’Alba Berlino, in Top16 di Eurolega. Fa rabbia, perché abbiamo lottato e se avessimo vinto nessuno si sarebbe lamentato. Loro venivano da una gara facile con Bonn, noi da una alla morte con Milano: perderla in questo modo, con il tuo giocatore che ha palla a 10” fa male, basta pensare se lui non avesse subito fallo. E l’episodio che ci ha condannato, ovvero un tiro con l’uomo addosso da 9 metri e mezzo… Capita che un avversario prenda qualche rimbalzo in più, e ieri abbiamo avuto conferma che il basket europeo non può mai essere sottovalutato. Oldenburg ha tre esterni di colore, Perkovic che è un giocatore straordinario, e un africano dalle grandi doti. Poi, in una partita importante, io firmerei sempre per essere +1 a 10” dalla fine e con palla in mano al mio miglior giocatore. Ma il basket è questo: vinci a Roma con magata di Boykins e perdi ieri. Abbiamo tirato meglio, comunque, e anche l’atteggiamento difensivo è stato a tratti buono: solo che, in una partita tirata, loro hanno messo i liberi e noi no. L’errore finale di Boykins è il sunto di una partita ben giocata, ad ogni modo, e alla fine, come detto dal Maestro, in un doppio confronto questo è quasi un pareggio: vincere di uno ci avrebbe dato poco in più, oltre alla soddisfazione di aver vinto. Io mi prendo quel che di positivo mi ha dato la partita: una prova clamorosa di Langford che da giorni fatica ad allenarsi, o il fatto che Terry ha tante qualità e ora deve solo crescere fisicamente perché non ce la faceva più. Con lui abbiamo alzato il livello di atletismo, ringrazio chi lo ha portato qui, e mi resta sì il rammarico, ma anche tante valutazioni positive.

La Virtus non riesce ad uccidere le partite.

Credo che siamo, da quando sono arrivato io, a 13 vinte e 6 o 7 perse. Non ricordo, Cantù e derby a parte, di aver ucciso una partita: la stanchezza non nasce dalle tante partite, ma dall’intensità di queste. Se vinci di 20 puoi gestire i minuti ricordando il doppio impegno, magari lasciando a riposo Boykins e Langford, ma noi non siamo mai riusciti a farlo. Certo, vorremmo anche noi uccidere le partite, ma per produrre il gioco che ci serve per vincere, dobbiamo mettere grande aggressività a tutto campo perché solo ora siamo davvero atletici. Anche contro Milano abbiamo gestito ma non ucciso, e questo aumenta gli sforzi: in altre leghe la domenica nove volte su dieci le altre passeggiano, noi dobbiamo sempre conquistarci la pagnotta e ricominciare il martedì. Specie pensando che ogni partita può essere fondamentale, che ha connotazioni extrasportive e tante altre cose. Io avevo chiesto a Sabatini di giocare di mercoledì, cosa che faremo nelle prossime casalinghe, sapendo che con impegno più alto è più difficile recuperare energie fisiche e mentali. Lui mi è venuto incontro per quanto possibile, e sono certo che il nostro impatto sarebbe stato diverso con 24 ore in più di distanza: magari non il risultato, ma l’impatto sì. E ripeto: abbiamo chiuso perdendo per episodi che non influiscono sui miei giudizi complessivi. Ho rivisto la squadra delle prime partite da quando sono arrivato qui, e per questo sono fiducioso.

La prova di Boykins?

Boykins ha dato risposte super in varie partite, prima e dopo quello che sappiamo. Nel frattempo, chiara l’importanza del giocatore, c’è stato un adulto che ha fatto il pendolare Bologna-Cleveland, non proprio Ozzano, con preoccupazioni personali anche se per una operazione di 10’. Lui torna negli States, legge sui siti che la Virtus lo multa, che si sta comportando male, e soprattutto non si è allenato: gli atleti sono tali perché si allenano, e lui tra una cosa e l’altra non ci è riuscito. E’ un essere umano come noi, stipendio a parte, e tra i non allenamenti e le preoccupazioni, è normale che tu non stia tranquillo. A questo aggiungete la cosa di Blizzard: non è un caso che ora giochiamo di nuovo una pallacanestro adeguata a quello che siamo, ma prima venivamo da un mese di turbolenza assoluta. Adesso stiamo bene, abbiamo un giocatore nuovo, la società ci sta vicina e abbiamo tutti il sorriso, dopo un mese in cui andava tutto storto. Uno che fa il medico e opera a cuore aperto, magari sapendo che la moglie lo ha lasciato e la figlia si droga, lavora peggio. Io, ripeto, sono fiducioso: c’è lo stesso clima e serenità di quando sono arrivato, e ricordo che ho vinto premi da allenatore dell’anno, qualcosa penso di capirlo, e per questo credo che faremo una buona stagione.

Serve una Virtus più cattiva e continua.

Noi 48 ore fa abbiamo tenuto Milano a 60 punti, e spesso le avversarie sono rimaste sotto i 70: dobbiamo capire perché non capiti sempre. Ma ci stiamo impegnando, e dobbiamo superare alti e bassi: non dimentichiamo che Milano non fa le Final Eight di Coppa Italia, e se fosse successo a noi ci saremmo buttati da un ponte. Adesso che abbiamo Terry c’è maggiore atletismo, poi ci sono giocatori di grande esperienza (e potrò dire ai miei bambini di aver allenato un grande come Vukcevic) non atleti ma da gestire, che a volte hanno spazio e altre volte no. Uno come Chiacig, dopo una partita giocata male, mi ha chiesto scusa: questo vale più di tutto, quando altri si lamentano delle scarpe, e penso mi sia successo solo altre due volte, con Basile e Cantarello. Non è la Virtus più forte di sempre, ma è più forte di quella che l’anno scorso si salvò alla penultima giornata. Qui, ripeto, serve difesa prima di tutto, perché di autentici risolutori ne abbiamo due, Boykins e Langford, mentre gli altri dipendono dal sistema. E questa continuità difensiva non c’è sempre stata: ci sono state, questo è vero, le imbarcate di Treviso e Biella, dipendenti anche da altre cose, ma per il resto sono soddisfatto. Sono successe cose pazzesche, ma abbiamo ritrovato la retta via.

Udine, partita-trappola.

Avessimo vinto un’altra partita di uno, forse saremmo andati a Udine troppo leggeri. Loro sono quasi una squadra di pallamano, tanti esterni e atletismo, così come era Milano. Se girerò ai compagni la mia incazzatura, con l’atteggiamento analogo delle ultime tre gare, credo che eviteremo queste insidie. Loro lottano per salvarsi, hanno una società che da anni fa campionati importanti, e tenendo la testa a posto potremo giocare una buona pallacanestro.

BONICIOLLI, CINQUE MOTIVI PER PUNTARE ALLO SCUDETTO

Corriere dello Sport/Stadio - 24/02/2009
 

La terza finale in Coppa Italia persa di fila lascia molta amarezza ma permette comunque alla Virtus di guardare al resto della stagione con maggiore ottimismo rispetto all'inizio delle Final Eight. In meno di due mesi le Vu nere hanno avvicinato di anni luce la galassia senese e anche se una serie di playoff lunga cinque (o sette) partite sarebbe molto più complessa di una gara secca giocata davanti al proprio pubblico, ora ci sono maggiori certezze. Matteo Boniciolli ha a disposizione un gruppo solido e abbastanza motivi per ritenere realistico l'obiettivo scudetto. Sintetizzando, i motivi sono cinque.
1) LA DIFESA - La Virtus ha sempre avuto buone cifre difensive, almeno in casa, ma domenica ha tenuto Siena a 70 punti e sfoggiato una difesa a zona inedita, la 1-3-1, anche allungata, che sfrutta la rapidità di Sharrod Ford negli spostamenti e le sue doti di intimidatore. Potrebbe diventare un marchio di fabbrica della squadra nelle prossime settimane.
2) ATLETISMO E PANCHINA - L'innesto di Reyshawn Terry ha consentito a Boniciolli di schierare anche quintetti con cinque giocatori atletici, contando Petteri Koponen. Con una sola aggiunta la squadra ha assunto un look differente. Il recupero di Blizzard e la definizione dei ruoli ha anche allungato la panchina: non è quella di Siena ma alla fine Boniciolli impiega comunque dieci giocatori.
3) LA MENTALITÀ' - Boniciolli è riuscito a trasmettere alla squadra la mentalità corretta, di chi è pronto a osare e non si accontenta. Certo, farlo davanti al proprio pubblico nelle Final Eight non è come farlo per un'intera stagione e non è come farlo in una serie di playoff con il fattore campo contro. Ma il guanto di sfida a Siena è stato lanciato.
4) BOYKINS - è chiaramente un giocatore diverso rispetto a due mesi fa, gioca con animo leggero e non dipende da quanto segna. In tre gare a Casalecchio ha dato via 24 assist, tantissimi, e ha giocato oltre il livello di Mclntyre, dopo aver battuto nello scontro diretto anche Poeta. L'adattamento alla marcatura di giocatori più fisici e grossi è completato. Teramo aveva Moss, Siena aveva Sato. Ora Boykins è un giocatore che va in campo con padronanza della situazione.
5) LANGFORD - Con i 20 punti segnati in finale tre giorni dopo l'infortunio all'inguine che l'aveva tenuto fuori dal secondo tempo della gara di Roma, ormai è diventato un giocatore decisivo della Virtus e di impatto a qualsiasi livello in Italia.

 

VIRTUS, IL PUNTO

di Enrico Faggiano - www.bolognabasket.it - 14/04/2009

 

La Virtus vive dall’alto del suo fortino, che è alto come un secondo posto in classifica, e che deve essere difeso dagli assalti di chi vorrebbe provare a spodestarla. Difficile capire chi, invero, perché non è che la continuità di Treviso – sconfitta quasi facilmente in casa con Biella – o la spettacolarità di Milano – ma vincente, visti gli ultimi risultati – possano sembrare davvero preoccupanti. E nemmeno Roma, ultimamente anche con qualche problema di infortuni (out Gabini, DelaFuente e Brezec sabato contro Rieti) oltre che con il dubbio e il sospetto che gli ovvi limiti d’esperienza di Nando Gentile stiano uscendo fuori, man mano che la strada si fa più ripida. Poco da pensarci, intanto, mentre l’Eurochallenge aspetta e porta al dover anticipare la sfida con Siena di giovedì. Ci si potrebbe provare, dato che la Mens Sana quest’anno ha perso, italianamente parlando, solo contro la Fortitudo, a prova di come strano sia questo sport: è anche vero, però, che ora Pianigiani deve affontare più lo smacco mentale dell’eliminazione di Eurolega che non altri problemi, mentre l’assenza del doppio confronto permetterà ai giocatori senesi di non andare in overflow, e di recuperare dai tanti sforzi precedenti.

Matteo Boniciolli avrà di che lavorare, soprattutto per rimettere agonisticamente in sesto i suoi dopo i 10 forzati giorni di pausa: che sono un bene quando sei stanco, ma che possono diventare un’arma a doppio taglio se perdi il ritmo e tutte quelle cose lì. Certo, Siena è il muro peggiore contro cui sperare un approccio soft, intanto che i muscoli recupereranno il tono della partita, ma sarà anche da prendere in considerazione la voglia del coach bianconero di riaffrontare chi gli soffiò, con le dovute recriminazioni, il bis di Coppa Italia due mesi fa. “Ci voglio rigiocare, contro di loro”, tuonò a fine partita: vero che si parlava di playoff, ma intanto va bene anche il campionato, per saggiare quanta sia la differenza attuale tra la Virtus e la Mens Sana. All’andata fu un massacro, con un -26 (e Sato a 56 di valutazione) figlio anche del momento opaco passato dalla V nera durante la querelle Boykins, ma la Final Eight già dimostrò che l’oceano non era più così ampio e profondo. Giovedì, una nuova possibilità.

 

MCINTYRE SUPER, VIRTUS BEFFATA

di Claudio Limardi - Il Corriere dello Sport - 17/04/2008

 

Se Siena non perde quando sta sotto praticamente 39 minuti, anche di 12, quando alcuni uomini - segnatamente Lavrinovic e ancor di più Domercant - sono in serata negativa, quando ha problemi di falli (anche la Virtus, per la verità, priva di Vukcevic), quando mai potrà perdere? Quel gran genio di Terrell McIntyre nel quarto periodo entra a 3'30" dalla fine sul meno sei, segna tre volte di fila da tre, intercetta un passaggio di Boykins vedendo il gioco in anticipo e rimette le cose a posto anche se il Montepaschi per chiudere i conti deve ricorrere al supplementare. Sull'esito della partita pesa il giallo del fallo sulla sirena del regolamentare dello stesso T-Mac su Boykins. Mattioli lo sanziona. Poi decide che è avvenuto dopo la sirena. Il replay lo smentisce (mancavano tre decimi).

LA CRONACA - La Virtus risponde con un 9-0 all'avvio sprint di Siena. Boykins con due acrobazie firma l'11-7, Chiacig entra per Terry (due falli precoci) e spinge Bologna sul 19-12. Boniciolli attinge alla panchina, Giovannoni da energia, Langford tocca tutti i palloni anche a rimbalzo. A metà del secondo periodo la tripla di Terry (e subito dopo un libero) vale il 34-25. La sorpresa è proprio Reyshawn Terry, prelevato a gennaio da Soresina, lo scorso anno all'Aris Salonicco. Segna da fuori e attaccando l'uomo. I suoi 10 punti nel primo tempo producono 12 punti di vantaggio e intanto Lavrinovic ha tre falli, il terzo lo commette, imitato da Stonerook a inizio ripresa. Il Montepaschi con una tripla di Stonerook torna a meno quattro (48-44). La Virtus resta in controllo, quando Langford segna da tre scava di nuovo 11 punti di vantaggio (60-49, a 11'47" dalla fine). Ford stoppa la tripla dall'angolo di Lavrinovic del meno tre. Quando Siena torna a meno quattro (contropiede di Kaukenas), Righetti la spinge via con un canestro da tre. Ma Terry da sotto e Righetti sbagliano due match-point, McIntyre - rientrato a 3'30" dalla fine - segna tre volte di fila da tre e in un attimo il Montepaschi passa avanti (76-75) all'10". Boykins risponde da tre (78-76). A 15" dalla fine McIntyre va dentro, Righetti commette fallo su Stonerook. Il capitano di Siena sbaglia il primo libero, sbaglia volontariamente il secondo ma Kaukenas ruba il tempo a tutti e firma il pareggio (questo l'errore capitale commesso dalla Virtus). Sulla sirena Mattioli dopo un conciliabolo, decide che il fallo su Boykins è a tempo scaduto. Nell'overtime McIntyre mette nelle mani di Stonerook la tripla del più cinque, ma la Virtus risponde ancora. A 1'21" Langford la riporta a meno uno ma si infortuna (Vukcevic entra a freddo per il libero del pareggio e lo sbaglia). La Virtus ha un'ultima chance ma Boykins deve prendersi un tiro fuori equilibrio e sbaglia.

SABATINI, MINACCE E OFFESE AGLI ARBITRI, DUE GIORNATE DI SQUALIFICA AL CAMPO

di Francesco Forni e Walter Fuochi - La Repubblica - 18/04/2008

 

Bruciava ancora la botta della sconfitta di giovedì notte, anche se Claudio Sabatini provava ieri a non tuonare più minacce e a rileggere gli eventi con meno foga e più testa («escludo la malafede, ora provo solo dispiacere, non acredine»), quand'è arrivata in testa alla sua Virtus una nuova stangata. Il campo di Casalecchio è stato squalificato per due giornate, causa intemperanze di un dirigente non citato nel provvedimento, ma largamente riconoscibile nello stesso patron. E se non verrà accolto il ricorso che la Virtus inoltrerà, si sconteranno disputando in campo neutro l'ultima di prima fase con Treviso e la prima di play-off. Che Sabatini avesse trasceso, nello stanzino degli arbitri, era voce già circolata a fine gara. Ieri, un verdetto che, irritualmente, ha messo fra virgolette le frasi più pesanti, l'ha raccontato al mondo. Detto che paga la società perché "quell'individuo" non è riuscita a bloccarlo (già, «chi ci va a fermare Claudio?»), non rimane che darsi alla lettura, sommando ai guai pure la multa da 2.600 euro inflitta alla Fortezza per gli eccessi del pubblico (offese, minacce, lancio d'oggetti). Routine, ahinoi, rispetto al resto, decisamente più colorito.

«Squalifica del campo per 2 gare perché un individuo non tesserato - ma ben individuato e legato alla Società ospitante - a fine gara, di fronte allo spogliatoio degli arbitri, dopo aver colpito più volte la porta aggrediva con gravi minacce la terna con frasi del tipo «io di qui non esco. A costo di uscire dal basket, sono stanco di passare per coglione. Uno che ha provato a farmi fesso, è uscito per andare al supermercato ed ha trovato la casa distrutta dal caterpillar», e facendo riferimento anche a iniziative pregresse che, fomentando il pubblico, hanno provocato invasioni di campo, pure allora sanzionate con la squalifica del campo, «in campo sono stato bravo ma ai prossimi tre arbitri che verranno qui non garantisco l'incolumità. State tranquilli che la prossima volta organizzo un altro «Maraglio Day» e i vostri tre colleghi se la vedranno brutta».

La parola alla difesa, adesso. «Chiedo scusa ai nostri tifosi - dice a sera Sabatini, passato prima in palestra, a far lo stesso con la squadra -. Mi dispiace. Ma sono amareggiato pure perché uno sfogo personale a fine gara è stato punito in modo così importante. Si danno 3.000 euro per una moneta, come nel derby, ed ora due turni al campo per una sfuriata: l'intento è castigarci in modo pesante. La mia reazione è stata tutta dopo la partita. Perché questa sanzione quando nell'arena non è successo nulla? Poi, mi colpisce quant'è pignolo il referto nella descrizione della scena incriminata. Accurato, ma incompleto, perché è stato omesso un altro tema di cui s'è discusso e non so perché. Ci difenderemo, comunque. Almeno da questa situazione. Non meritavamo una condanna così dura». Aspettando la volata scudetto, c'è da spaventarsi, perché qui nessuno fa un passo indietro e ormai è un avvitarsi continuo da un torto all'altro, nel vano tentativo di mettersi pari. Tornando a giovedì, non è stato affatto bello che Ferdinando Minucci, il numero uno senese, abbia dovuto lasciare il suo posto, con la moglie, nei minuti finali. E poiché, razzolando da una vita per questo pollaio, se ne conoscono le penose par condicio regolate al peggio, parimenti non è stato bello scuotere i canestri dove tiravano gli altri (vedi PalaDozza). Fermarsi si deve, prima che sia tardi.

Scene di giubilo: erano 8 anni che non se ne vedevano (foto tratta da www.virtus.it)

LA VIRTUS BOLOGNA RIAPRE LA BACHECA

di Marco Bogoni - www.tripladoppia.com - 27/04/2009

 

La Virtus Bologna torna a alzare al cielo una  Coppa. Non succedeva dalla Coppa Italia del 2002. Sono passati 7 anni, ma sembra essere passato un secolo visto che nel mezzo la Virtus ha vissuto un sorta di Odissea che l’ha condotta fino all’inferno della radiazione prima del ritorno nell’elite del basket italiano. La società del patron Claudio Sabatini vince l’Eurochallenge (l’unica Coppa Europea che mancava nella bacheca della Virtus) e rompe la maledizione delle finali perse. Negli ultimi minuti della partita contro lo Cholet i bianconeri hanno rischiato di farsi stritolare dalla pressione di una piazza che era ormai troppo stanca di arrivare seconda e che avrebbe fatto fatica a digerire un’altra finale persa. Ma questa volta gli Dei del basket hanno voluto accogliere le preghiere dei tifosi virtussini riammettendo la Virtus nell’Olimpo dei vincenti. Le Vu Nere tornano al successo in una competizione europea: una gioia che, questa volta, ha il sapore della liberazione.

Cronaca:
Prima della partita il pubblico di Bologna si sbuccia le mani dagli applausi per la presenza alla Futurshow Station di Antoine Rigaudeau, indimenticato campione francese della Virtus targata Ettore Messina (con la canotta della Virtus vinse 2 scudetti, 3 Coppe Italia e 2 Euroleghe). La Virtus parte con il freno a mano tirato, dopo 3 minuti e mezzo il punteggio dice 9 a 3 per i francesi trascinati da De Colo, l’enfant prodige (classe 1987) dello Cholet che suscita l’interesse anche di numerosi scout dell’NBA. BolognaFiere si aggrappa a Boykins per rientrare in partita. I francesi devono ben presto togliere i loro lunghi titolari per problemi di falli. Un gioco da tre punti di Langford porta in vantaggio, per la prima volta, la Virtus (16 a 13 dopo 8 minuti). Il primo quarto si conclude 21 a 19 per i padroni di casa grazie ad una tripla di Righetti.

Nel secondo quarto entra Vukcevic al posto di Boykins e si posiziona in cabina di regia. La Virtus non sembra risentire dell’assenza del  suo folletto e incrementa il suo vantaggio (31 a 23 al 14esimo). Langford vuole la Coppa e fa letteralmente impazzire la difesa francese con le sue penetrazioni e i suoi tiri da tre punti. A metà della seconda frazione entra in campo anche Koponen, dopo che in semifinale Boniciolli lo aveva giubilato e tenuto in panchina per tutti i 40 minuti. Il finlandese pare aver capito la lezione e al 18esimo segna un bel canestro da tre punti (41 a 33). De Colo, autentico animus pugnandi dello Cholet, non si vuole arrendere e segna con continuità, ma la Virtus chiude meritatamente in vantaggio il primo tempo 45 a 39.
Lo Cholet nel terzo quarto si riavvicina fino al -3 (49 a 46), ma una tripla di Righetti ricaccia indietro i francesi. Con un canestro di Boykins BolognaFiere raggiunge il vantaggio in doppia cifra: 56 a 46 al 26esimo. Proprio quando la Virtus sembra poter scappare via lo Cholet piazza un parziale di 7 a 0 che rimette tutto in discussione (56 a 53 al 28esimo). Le torri transalpine, Falker e Marquis, sono abili a tramutare in canestro i numerosi extrapossessi che i francesi riescono a recuperare sfruttando la loro fisicità. La Virtus trascinata da un Langford che inventa anche canestri impossibili ha una fiammata negli ultimi minuti della terza frazione che le permette di essere al 30esimo sul punteggio di 64 a 57.

Nell’ultimo quarto lo Cholet si schiera a zona. L’esperimento dura, però, poco perché ben presto la Virtus si porta sul +13 (74 a 61 al 34esimo). Giovannoni è l’anima della Virtus, la grinta del brasiliano infiamma i 7.655 tifosi presenti alla Futurshow Station (l’incasso della serata è di 155.000 euro). Quando i giochi sembrano ormai fatti, la Virtus, negli ultimi minuti di partita, sembra venire colpita dalla sindrome della paura di perdere. Lo Cholet, sulle ali di De Colo ritorna a -3 (76 a 73 al 38esimo). Falker, uno dei migliori tra le fila francesi (13 punti e 11 rimbalzi), commette il quinto fallo su Ford. L’ex Montegranaro fa 0 su 2 dalla lunetta e sempre il solito De Colo, dall’altra parte, punisce l’imprecisione virtussina dalla lunetta con la tripla che vale il -1 (76–75). Langford subisce fallo, va in lunetta e fa un po’ meglio del suo compagno di squadra facendo 1 su 2. Nell’ultima azione della gara De Colo non riesce a replicare il suo canestro da tre punti precedente e la partita finisce 77 a 75 per Bologna. La Virtus vince l’Eurochallenge 2009 con Keith Langford premiato MVP della manifestazione.

 

VIRTUS, IL PUNTO

di Enrico Faggiano - www.bolognabasket.it - 06/05/2009
 

Ci siamo addormentati un attimo, con le feste per l’Eurochallenge, la riapertura della bacheca, i sigari, e ci ritroviamo con la Virtus in crisi, quasi rassegnata agli eventi eccetera: cosa è successo, si chiede chi magari era in vacanza in questi giorni di ponte – non lo scrivente, che per raddoppiare il suo punto settimanale, proprio in tempi di partite in tre giorni, si sta facendo venire i calli alle mani.

Quello che forse ci si dimentica, tra una cosa e l’altra, è che la Virtus, in campionato, viene da 3 sconfitte consecutive. Certo, figlie di situazioni ineluttabili e quasi eredi della fischiataccia di Mattioli contro Siena, ma intanto oltre agli 176-671 in maglia più grigia che non biancoverde, sono arrivati i KO di Ferrara e Teramo. E, da un secondo posto quasi artigliato con disquisizioni boniciolliane – forse esagerate, ma nemmeno tanto fuori strada – di distanza con Siena molto, molto diminuita. Almeno sul breve periodo, sulla partita secca. Tutto sbagliato, tutto da rifare, e ora la classifica è tale per cui ok, la seconda piazza è ancora matematicamente arpionabile, ma c’è anche il forte rischio di un sesto posto che sarebbe un patatrac emotivo non da poco, visto come questa squadra, per tutta la stagione, abbia vissuto a livelli di certo superiori. Ma così stanno le cose.

E in questi giorni si è a lungo discusso riguardo la possibilità di rinforzare la squadra, in questa finestra di mercato che si chiuderà lunedì mattina: lo hanno fatto Treviso e Milano, tra le altre cose, mentre in casa V nera non sembra che ci siano concrete opzioni. Magari Sabatini ci prenderà tutti in castagna, come quando due anni fa all’ultima curva ne prese tre, ma è anche vero che la lezione dei vari Petrovic-Nikolaidis-Glyniadakis (nemmeno un pippone, questo, ma impossibile da far ambientare in pochi giorni) dimostra che, se le cose vengono fatte solo per il gusto di farle, i risultati poi non sono dei migliori. E lo stesso Matteo Boniciolli ha sempre parlato di squadra “meglio corta ma sorridente, che non lunga e incazzosa”, oltre al fatto di non aver mai amato gli aggiustamenti in corso d’opera, a meno di sciagure e simili. D’altra parte, in giro il pivottone di centocinquanta chili non c’è – a meno di andare alla ricerca di ex giocatori, magari con un girovita accresciuto dai tortelloni – e quindi, ora degli innesti sarebbero più per forma che non per sostanza. Magari, più che bussare alla porta di un lungo, si sarebbe potuto dare una occhiata ad esterni che potessero supportare eventuali problemi fisici di Boykins, dato che Koponen, quello che “giocava tra le renne”, sembra essere acerbo per questi mondi. Specie se di playoff si tratterà.

Ma intanto si deve provare a vincere, per migliorare la propria griglia, incamerare punti ranking, sapendo poi che gli incroci saranno truculenti, con un sesto posto che sarebbe quasi più ghiotto del quarto o del quinto, per chi vuole e deve arrivare in finale. Difficile, però, che Boniciolli si metta ad usare il bilancino, giocando alla perdere e perderemo di Oronzocanàniana memoria: lui Siena la rivuole, finale o non che sia, senza se e senza ma. E, soprattutto, conosce Bologna abbastanza per sapere che il clima, in caso di regular season scorbutica, non gli darebbe tregua, specie ora che si è palesato un leggero, diciamo così, problema per la sua riconferma. A Montegranaro, poi, avrà il curioso tifo di tutta la parte biancoblu della città, che vede nella Sutor una possibile rivale per lo sprint salvezza: Basket City, oggi, è fatta anche di questo. Ma più che vincere per altri, la Virtus dovrà vincere con se stessa, specie e soprattutto se Boykins sarà a mezzo servizio. Una grande squadra non può dipendere da un singolo, pur se questo è il giocatore più pagato e talentuoso della truppa.

 

 

VIRTUS, IL PUNTO

di Enrico Faggiano - www.bolognabasket.it - 18/05/2009

 

La cosa curiosa, è che c’è anche la Virtus. Curioso, perché in questi giorni, per un motivo o per l’altro, l’altra parte di Bologna ha praticamente colonizzato le pagine dei giornali, tra retrocessioni, embrioni di lodi e ricorsi falliti. E ci si è quasi dimenticati del fatto che sta per iniziare il playoff, dove la V nera torna dopo la disgraziata annata scorsa, e dove Sabatini e soci si giocano abbastanza, se vogliamo. Eppure, il clima attorno ai bianconeri non sembra essere esattamente quello caldo di quando si inizia a fare sul serio. I tifosi si interrogano su come digerire i disastri del cuginame – si va dal Beh, mi dispiace che non ci sia il derby al Così imparano, tra quello che godeva come un riccio e quell’altro che pisciava sulla tomba - ma sembrano affrontare il quarto di finale con Treviso quasi controvoglia.

Certo, il biglietto da visita dei Boniciolli’s non è esattamente vergato a lettere d’oro, con il pentagramma di sconfitte che ha fatto precipitare dal secondo posto al quinto la truppa, compromettendo quindi tutto il buono fatto nelle giornate precedenti. Un po’ i discorsi riguardanti il rinnovo di Langford, un po’ la querelle sullo stesso allenatore, concludendo con i non tantissimi abbonamenti playoff staccati dalle biglietterie: insomma, sembra che si stia già pensando all’ombrellone, alla spiaggia, e alla squadra per il prossimo anno, sacramentando per il rischio di dover ricostruire daccapo, quando solo venti giorni fa si festeggiava l’allargamento della bacheca e cose così.

D’altra parte, lo spirito del tifoso è poi quello di esaltarsi e demoralizzarsi nell’arco di una mattina, per cui questi sbalzi d’umore sono forse anche prevedibili, ma non è che a Treviso stia per giocare una accozzaglia di scappati, o meglio di scappandi, che hanno nelle borse già biglietti aerei o quegli strani oggetti che nei villaggi turistici usano al posto dei soldi. C’è un gruppo che forse sarà stato ridimensionato dai sogni di essere vicina, vicinissima a Siena, ma da qui a darla già per persa il salto è davvero eccessivo, forse immeritato per chi, comunque, il proprio lavoro lo sta facendo da settembre. E allora che ci si provi, a ribaltare un fattore campo perso nello sciagurato finale di domenica scorsa, ricordando come Matteo Boniciolli, in tempi non sospetti, parlava di un playoff dove, a causa del tanto equilibrio, il giocare a casa propria non sarebbe stato così fondamentale.

La gente si chiede come mai, a differenza di altre squadre – Milano e la stessa Treviso in primis – la Virtus non si sia rafforzata, pur avendo ancora un visto e vari tesseramenti a disposizione: chiaro che se si doveva arrivare a Nikolaidis e Petrovic, tanto vale andare avanti con questi, ma qualche occhiata, anche solo per allungare le rotazioni ora che un giocatore come Terry pare caduto in disgrazia, la si poteva dare. Si è preferito dare fiducia a chi c’è, e non è detto che la scelta non possa pagare, dato che inserire gente, magari esordiente in Italia, in questo momento non sarebbe facile.
Si parte, quindi, con il ranking di Eurolega da ingrassare e con la fiducia della gente da recuperare: basterebbe una vittoria, per portare il fattore campo a casa, per dimenticare due settimane di pessimismo. Non è facile, ma nemmeno impossibile.

Contro Treviso un quarto di finale condizionato dal fattore campo

BULLERI MANDA LA VIRTUS ALL'INFERNO

di Walter Fuochi - La Repubblica - 28/05/2009

 

Non so se Max Bulleri, a differenza del Sabatini furioso e fuggitivo, pratichi il buddismo o lo zen, so che ha pazienza, tanta pazienza. Lascia che il bullo Keith Langford gli s'incolli subito al viso, con l'espressione più beffarda che può, facendoci pure sospettare che prima o poi gli infilerà la lingua in bocca, ma alla fine li mata lui, KL amore, non usurpato, di tutti i virtussini, e la partita, che boccia la Fortezza e manda avanti la Benetton. Giusto così, pesate le quantità della lunga serie e pure quelle di quest'ultima bella, finalmente equilibrata. La Virtus ne gioca tre quarti, omettendo però l'ultimo, quando poteva sperare che lo striscione d'arrivo paralizzasse i veneti. Poteva succedere, se appunto Bulleri, con due triple mozzafiato e una gestione dei giochi lucida e sanguigna, non avesse ribaltato il tavolo. E se la Virtus avesse trovato un paio di cesti nel Sahara di quegli ostili minuti, dal 31' al 38', in cui un 16-2 impietoso l'ha stroncata. Poi, alla fine, c'è stato perfino il sogno di un -5, palla in mano a 40", per illudersi. Sparando la tripla sul ferro, Earl Boykins ha concluso la sua parabola di addizione fascinosa ma insufficiente. Quel palo, quell'1/11 di ieri, quella stagione monca hanno portato un conto salato: le stelle, qui, sono altre.

Bulleri, malgrado i berci della folla bianconera, era in mezzo al campo a godersi la passerella del matador: 6/9 con 4 triple per lui, e tanta roba a gioco lungo. Santa pazienza, appunto. Ancora, il miglior giocatore delle due partite in casa, il dilagante Ford, qui ieri sera ha fatto più falli che cesti, autoeliminandosi subito. Su Vukcevic e Blizzard, altri possibili eroi, Treviso ha montato guardie truci. Ha lasciato fare a Giovannoni e a Chiacig. Non potevano vincerla loro. Il film. Cercando buone idee nel mazzo di carte rimescolato, Boniciolli accoppia i suoi centri e pesca un asso (Chiacig) e un due di picche (i tre falli di Ford dopo 5'). In avvio si segna poco, e questo piace alla Virtus, subito fallosa, ossia decisa a dimostrare che stasera si reciteranno altri copioni. Ma il 9-4 iniziale le dura poco, di là puntano sull'uomo di Boykins, che stavolta è Neal e fa i primi gol. C'è poco da fare, siam sempre lì: non è che Earl è stronzo, è nano. E, davanti, continuano a intercettarlo con le sportellate: in avvio fischiano, poi lascian fare. La Vu comincia a scivolare indietro, pure il tiro da tre non va e nel secondo quarto, costretta alla zona, entra acqua. Chiacig dà l'ultimo attivo (33-32), poi diluvia. E già qui infierisce Bulleri, con le due triple che regalano a Treviso un riposo di sorrisi: +8 e solchi tracciati. La Xerox sputa un avvio di secondo tempo identico al primo: quarto fallo di Ford dopo 1'13", meglio la Virtus che risale a -2, su una Treviso cui viene il braccino corto, Langford prima sorpassa poi suggella con un coast to coast da urlo il +1 del 30'. è l'ultimo hurrah. Mahmuti trova nei 4 piccoli l'alchimia perfetta, sbraga la partita con Bulleri, il cui +13 a 6' pare una sentenza, su una Vu stordita che aspetta quasi 7' per il primo gol. Eppure, c'è quel sogno. Palo del nano, a 30". Finita.