STAGIONE 2011/12

 

 

La Virtus in precampionato: Finelli, Fedrigo, Gaddefors, Quaglia, Homan, Gigli, Martinoni, Parzenski, Sodini, Bencardino

Gialius, McIntyre, Person, Poeta, M. Vitali, Moraschini - mancano Koponen e Sanikidze perché agli Europei (foto tratta da www.virtus.it)

 

Canadian Solar Bologna

Serie A1: 5a classificata su 17 squadre (20-32)

Play-off: eliminata ai quarti di finale

Coppa Italia: eliminata ai quarti di finale

 

N. nome ruolo anno cm naz note
5 Terrell McIntyre P 1977 176 USA fino al 14/12/2011
6 Petteri Koponen P 1988 193 FIN  
7 Luca Vitali P 1986 201 ITA dal 18/11/2011
8 Giuseppe Poeta P 1985 190 ITA  
9 Riccardo Moraschini G 1991 191 ITA fino al 28/10/2011
11 Jared Homan C 1983 208 USA (BUL) fino al 09/11/2011
12 Angelo Gigli A/C 1983 209 ITA  
13 Viktor Sanikidze A 1986 203 GEO  
14 Nicolò Martinoni A/C 1989 202 ITA fino al 24/11/2011
15 Deyvidas Gailius G/A 1988 200 LIT  
16 Juan Carlos Canelo G 1992 188 DOM fino al 28/02/2012
18 Francesco Quaglia A/C 1988 205 ITA  
19 Kris Lang C 1979 211 USA dal 18/11/2011
20 Jonatha n Person P/G 1993 190 SVE  
23 Daniel Werner A 1987 203 ITA (P) dal 01/12/2011
25 Michele Vitali G 1991 196 ITA  
31 Ivan Paunic G 1987 194 SRB dal 27/04/2012
40 Chris Douglas-Roberts A 1987 201 USA  
  Matteo Fantinelli P 1993 195 ITA  
             
  Alessandro Finelli All     ITA  
  Davide Cavicchi Vice All     ITA  
  Cristian Fedrigo Vice All     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

BOLOGNA, LA LEADERSHIP DI T-MAC

SuperBasket - Supplemento al n. 38 Settembre 2011

 

I due volti della Virtus Bologna sono stati ben raffigurati nell'ultimo mese, in cui la squadra, usando un profilo basso, si è gradualmente costruita un'identità, mentre la vulcanica dirigenza di Claudio Sabatini lottava contro le consuetudini e la prudenza nel tentativo di portare in Italia, anche se a tempo, la grande star Kobe Bryant, tenendosi di riserva l'opzione Manu Ginobili. Suggestioni a parte, la Virtus in questa stagione parte con buone ambizioni: non ha una panchina lunghissima e diversi giocatori che hanno combattutto contro gli infortuni per ritrovare un buon grado di salute. Ma se le - moderate - scommesse verranno vinte sarà una Virtus da semifinale scudetto, perché ha esperienza (McIntyre), freschezza (Koponen, Sanikidze, Douglas-Roberts), leadership (ancora McIntyre) e una buona base italiana specchiata nella coppia Poeta-Gigli.

Il colpo di tutti i colpi è stato McIntyre: al di là dei quattro scudetti vinti a Siena che già gli consegnano un ruolo tra i più grandi playmaker del campionato di tutti i tempi, il playmaker di Clemson è un vero dominatore in campo, sceglie i ritmi, li impone, ha sempre in pugno la squadra e il tiro da tre è ancora un'arma letale. McIntyre viene da una stagione balorda a Malaga, ma quando Milano ne ha analizzato le partite per capire se fosse opportuno puntare su di lui, ha scoperto che nelle vittorie dell'Unicaja il suo zampino c'era sempre. Milano decise di puntare su Omar Cook, non fidandosi della tenuta fisica, particolarmente importante quando devi vincere lo scudetto e arrivare lontano in Eurolega. Nessuno dei due problemi appartiene alla Virtus, ecco perché non ha esitato un secondo a premere il grilletto quando ha potuto prenderlo. Con un vantaggio: Alex Finelli l'ha allenato per primo in Italia, a Ferrara. "Mi piacerebbe chiudere la carriera con lo stesso allenatore con cui l'ho cominciata", dice McIntyre. Il compito di Finelli è gestirne energie e salute. A Siena era sceso attorno poco oltre i 20 minuti per gara ma Siena vinceva sempre e poteva permetterselo. In compenso, a Bologna ci sono altri due playmaker di qualità, peppe Poeta e Petteri Koponen.

"Saremo un po' piccoli ma in attacco penso che Poeta possa avere la palla in mano e McIntyre uscire dai blocchi - dice il coach Finelli -, in difesa McIntyre non mi pare abbia mai pagato contro avversari più grossi perché ha forza e mestiere. Poeta a Teramo marcava già gli esterni quando Capobianco mandava David Moss sul playmaker". La formula con tre playmaker, sperimentata e vincente in precampionato, comporta la presenza come terzo esterno di Koponen. Strana storia: nato playmaker, scelto al primo giro da Portland (ora appartiene a Dallas) da playmaker, ha fatto le cose migliori da guardia e adesso gli capita di fare anche l'ala piccola. McIntyre era stato scelto quando si pensava che Koponen potesse partire. Ma Sabatini ha un debole per il finnico e le condizioni economiche non facilitavano la cessione. Koponen ha tiro, gradisce giocare in campo aperto, è atletico. Punta a diventare la miglior guardia del campionato: ha l'età e ormai maturità ed esperienza per esserlo. La sua conferma è stata l'altro grande colpo di mercato.

Finelli progetta una rotazione di cinque esterni, con Poeta e Deividas Galius dalla panchina. Il lituano è ancora avvolto nell'ombra: ha fiammate di classe, taglia fisica (forse più statura) ed energia, ma anche vuoti pneumatici angoscianti. Se riduce gli ultimi e aumente le vampate può davvero esplodere. Ma la chiave è Douglas-Roberts, giocatore particolare, dal grilletto facile, dal "body language" fuorviante perché pare non sprinti mai e corricchi stanco per il campo, ma sa sempre come battere l'uomo, conosce la linea di fondo e darà una mano a rimbalzo. La chiave è capire che, in Europa, superare il proprio uomo non significa arrivare al ferro ma più probabilmente andare a sbattere contro la linea secondaria. L'adattamento non sarà semplice, avrà anche qualche possibile crisi di rigetto ma il talento è cristallino: Douglas-Roberts è un realizzatore. "Ne stiamo accelerando l'ambientamento - dice Finelli - ad esempio deve capire che quando va dentro nel traffico è difficile ottenere un fallo".

Nel settore dei lunghi, Bologna ha più quantità che qualità. Il primo dubbio da sciogliere riguarda Nicolò Martinoni: è affidabile come quarto uomo di rotazione? Finelli era partito per utilizzarlo da cambio puro di Viktor Sanikidze ma già in prestagione quel ruolo è finito spesso sulle spalle di Angelo Gigli, che ha giocato pochissimo negli ultimi 12 mesi, deve togliersi tanta ruggine ma avrà lo spazio per giocare nei due ruoli che gradisce di più. Jared Homan, il centro titolare, è la prima opzione della Virtus in post basso. Sanikidze - per la prima volta titolare designato - è giocatore che vale comunque 10-12 punti a partita ma di energia o con il tiro da tre piedi per terra. In ogni caso è a scadenza di contratto e coinvolto in una disputa con la società che vorrebbe allungargli il contratto a cifre che il georgiano, rinfrancato dagli Europei, giudica troppo basse.

In definitiva è una Virtus nel complesso giovane - dei nove giocatori della rotazione sei sono under 26 e Poeta è il più anziano, gli altri sono McIntyre (l'unico oltre i 30 anni), Gigli e Homan - ma abbastanza provvista di talento e con gerarchie, ruoli ben definiti. Posto che McIntyre stia bene non c'è motivo per cui non produca la miglior stagione degli ultimi anni.

 

IL FILM DELLA STAGIONE

di Roberto Cornacchia e Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Il giorno dopo la risoluzione contrattuale con coach Lardo, si viene a sapere che è Alessandro Finelli, uomo fortitudino della prima ora e dal curriculum in Serie A non proprio esaltante, il candidato a sostituirlo. Due giorni dopo viene ufficializzato il suo ingaggio e l’ormai storico presidente dell’era-Sabatini, il supertifoso Romano Bertocchi, si dimette. Per quanto riguarda il roster restano Poeta e Martinoni, chi vuole Koponen deve pagare un buy-out alla società (e Sabatini dice di aver rifiutato 800.000 euro pochi mesi prima mentre i suoi diritti Nba passano da Portland a Dallas), Gailius è ancora sotto contratto e ha dimostrato dei passi in avanti nella seconda parte della stagione, Sanikidze è intoccabile e protetto da un buy-out, Homan e Rivers spetta a loro decidere se restare o andarsene, Moraschini è contrattualizzato ma non rientra più nei piani, Kemp è ancora a libro paga ma difficilmente resterà anche perché ha mercato. Mentre Sabatini lancia segnali contrastanti tra lotte col Comune per soffiare la gestione del PalaDozza a Romagnoli, proclami di vendita, di tenere il budget basso e litigi con gruppi di tifosi, inizia la campagna acquisti e il primo nome è di quelli che fanno notizia: giunge il vecchio campione, pluriscudettato con Siena e autentica bestia nera dei virtussini, Terrell McIntyre, reduce da una sfortunata stagione a Malaga dove, causa problemi fisici, ha reso molto meno di quanto eravamo abituati a vedergli fare nel campionato italiano. Ciò comporterà lo spostamento di Koponen in guardia tiratrice, ruolo che il giocatore ha più volte dichiarato di non essere il suo preferito. Si manifesta interesse per il nazionale Angelo Gigli, reduce anch’egli da stagioni travagliate da problemi fisici. Superati i dubbi sull’integrità del suo ginocchio la Virtus e Gigli mettono le firme su un contratto triennale. Moraschini per il momento resta e arriva, grazie al blocco NBA anche Chris Douglas-Roberts, 40° scelto al draft 2008, reduce da una stagione da 20 minuti di media e 7,3 punti ai Milwaukee Bucks. La promessa Imbrò va in prestito agli Eagles.

Il precampionato è caratterizzato da tre eventi rilevanti, la partita d’addio al basket di Alessandro Frosini, la vittoria nel torneo Naturhouse di Ferrara, a tutt’oggi marzo 2014 l’ultima vittoria in una competizione della Virtus, ma soprattutto l’idea di Sabatini di portare per il mese di novembre Kobe Bryant, fermo per il blocco NBA, in bianconero a 800 mila dollari a partita e Ginobili per i due mesi successivi. L’americano, avendo fatto quattro anni di giovanili in Italia, potrebbe giocare da italiano, l’argentino da passaportato. Mentre l’ipotesi del ritorno di Manu sfuma abbastanza presto, per circa un mese Sabatini tenterà di convincere il campione americano attraverso una proposta che via via si articolerà: 500 mila dollari per una sola partita il 9 ottobre contro Roma, 650 mila nel caso rimanesse un mese, fino a tre milioni per l’intera stagione. Intanto Parzenski va in prestito in Polonia e Gaddefors ad Avellino.

Nella vana attesa di Bryant intanto comincia il campionato, contro Roma Douglas-Roberts con una tripla acciuffa i supplementari, dove la Virtus vince grazie ai liberi di McIntyre e Koponen; poi doppia trasferta. Ad Avellino, dove i ritmi alti sono indigesti ai bianconeri e in seguito alla quale i Forever Boys fanno apparire all’Arcoveggio uno striscione in cui fanno sapere che non hanno gradito l’atteggiamento della squadra nella trasferta irpina. Due giorni dopo Bryant annuncia di rinunciare definitivamente all’offerta della Virtus. Altra trasferta, ma non va meglio a Milano, dove la Virtus crolla nel terzo quarto. Mentre Moraschini va in prestito a Sant’Antimo, la Virtus annuncia che per la partita con Cremona l’assistente Sodini non sarà in panchina per motivi personali, ma la squadra riesce a prevalere in maniera incredibile: Homan e Koponen portano la Virtus fino al 66-48 nell’ultimo quarto, ma qui la Virtus si blocca e Cremona sorpassa e allora è un McIntyre fino a quel momento deleterio a vincerla con una tripla a 10 secondi dalla sirena. In allenamento Homan viene alle vie di fatto con Finelli e viene messo fuori rosa.

A Teramo la Virtus insegue sempre, ma alla fine McIntyre potrebbe di nuovo fare l’eroe, ma sbaglia la tripla del sorpasso e anche uno dei due liberi che avrebbero potuto dare il pareggio a 4 secondi dalla fine. Mentre si sondano Varda e Golubovic i Forever sottolineano la loro insoddisfazione esponendo un altro lenzuolo, a cui fa seguito un incontro col patron Sabatini. La Virtus reagisce e batte Varese nell’ultima partita casalinga di McIntyre, che lascia per problemi fisici; a sostituire lui e Homan arrivano due vecchie conoscenze, Luca Vitali, cresciuto nelle giovanili bianconere e con presenze in prima squadra nelle stagioni 2002-03 in A1 e 2003-04 in A2 e Kris Lang, protagonista delle prime due stagioni dopo il ritorno in A1. Sabatini che la settimana prima aveva accolto l’ottica Avanzi come sponsor semestrale annuncia di chiudere se non arriva un acquirente.

Si va in trasferta contro Montegranaro con il neo acquisto Vitali e per il passo d’addio di McIntyre; dopo aver sciupato un vantaggio di 19 punti, ritrovatasi sotto la Virtus ha un sussulto e riesce a prevalere nel finale. Se ne va anche Martinoni a Casale dopo un contributo impalpabile e approda in bianconero Dan Werner, già visto in prova l’annata precedente. Per inserire i nuovi e per mantenere in attività la squadra nella settimana del turno di riposo, dovuto alla presenza di 17 squadre nel campionato, la Virtus disputa un’amichevole a Padova e uno scrimmage contro Forlì. Mentre Sabatini comincia a parlare di Fondazione, la Virtus batte Sassari in una partita ancora double face: fino a più 22, ma poi i sardi rientrano fino a meno uno per poi perdere la volata. Dopo tre vittorie, una brutta sconfitta a Biella, dove a parte i due punti a testa di Lang e Vitali segnano solo in cinque, ma contro Venezia la Virtus mantiene l’imbattibilità casalinga. Tra Natale e Capodanno la Virtus prima priva di Douglas Roberts batte Treviso con sicurezza,poi espugna Caserta dopo una partita sempre condotta sotto la guida di un grande Peppe Poeta. Si chiude quindi l’anno con sei vittorie in dicembre su sette partite e il terzo posto in classifica.

La prima partita dell’anno vede i bianconeri sotto di 11 punti a sette minuti dalla fine contro Casale, ma con un parziale di 24-5 si issano al terzo posto solitario. La sconfitta di Pesaro arriva subito a freddare gli entusiasmi, subito riaccesi dalla vittoria contro Siena: a Casalecchio non passa nessuno e ora la Virtus è seconda. A Cantù una bellissima Virtus per 18 minuti, nei quali si issa a più 15, ma poi la squadra scompare, sprofonda a meno quindici per poi risalire fino a meno 2, ma senza riuscire a completare la rimonta. Intanto Koponen fa sapere che resterebbe alla Virtus in caso di qualificazione all’Eurolega, poi a Roma, dopo una partita equilibrata contro l’ex coach Lardo, firma da solo un 10-1 che decide il match. Contro Avellino gli uomini di Finelli arrivano anche a più 32, prima di chiudere sul più 20. La Virtus si ritrova seconda solitaria e non capitava dai tempi di Markovski.

La partita con Milano, a lungo in dubbio a causa della neve, segna la prima sconfitta casalinga delle vu nere che crollano nell’ultimo quarto. A Cremona la Virtus guida a lungo, anche di nove punti nell’ultimo quarto ma perde in volata. Si ferma il campionato per la Final eight di Coppa Italia a Torino. Ancora Milano indigesta: parte male la Virtus e va sotto di 17, poi Koponen, 23 punti e 8 assist e Douglas Roberts, 18 punti tutti nel secondo tempo, la riportano a meno due, ma non basta. Qualche rimpianto per la Coppa svanita e per Kobe Bryant che dichiara di essere stato in autunno veramente vicino alla Virtus. Si batte Teramo nettamente e prima della trasferta di Varese la Virtus rende omaggio alla salma di Lucio Dalla, grande tifoso delle vu nere, scomparso il 1 marzo; gli verrà dedicata la tribuna ovest dell’Unipol Arena. Sonora sconfitta in Lombardia, che a parte qualche eccezione, soffre molto in trasferta. Una Canadian Solar non brillante riesce comunque a prevalere su Montegranaro. Il turno di riposo e la sosta per l’all-star game impongono alla Virtus più di due settimane senza impegni ufficiali. Qualche scrimmage non basta per presentare una squadra adeguata a Sassari, travolta 89-55.

Tenendo Biella a 53 punti, subendone solo 6 nell’ultimo quarto i bolognesi tornano al successo, ma la pasquetta è amara al Palaverde contro Venezia: avanti di 9 all’ultima pausa, inizia l’ultimo quarto con uno 0-10 che riporta avanti i lagunari e li lancia verso il successo; per la squadra di Finelli l’ennesima occasione sprecata. Passano sei giorni e i bianconeri sono di nuovo a Villorba contro la Benetton dove soccombe ancora e si ritrovano al settimo posto. La Virtus lascia la gestione del CRB nella settimana che precede l’incontro con Caserta, già salva e fuori dai playoff, la quale non costituisce un ostacolo probante per le vu nere che dominano, 84-66 il finale. La trasferta contro Casale è un crocevia obbligato per cercare di migliorare la classifica e la Virtus dopo tre mesi e quattro giorni torna al successo esterno; Minard guadagna i supplementari, Poeta e Gigli, il primo coi liberi del sorpasso, il secondo col piazzato del più 3 a 37 secondi dalla fine decidono l’overtime.

Viene tesserato, in vista del finale di campionato, il serbo Ivan Paunic che fa il suo esordio contro la Scavolini, in una bellissima partita in cui la Virtus scappa nell’ultimo quarto e guadagna un’altra vittoria. In programma c’è la trasferta a Siena, dove i bianconeri non vincono dal 2006, successo a cui han fatto seguito 12 sconfitte; invece dopo un primo tempo equilibrato, la Virtus domina il secondo arrivando anche a più 20 e chiudendo con una franca vittoria. Mai nelle sei stagioni di Pianigiani una squadra aveva battuto due volte Siena in regular season. Sabatini minaccia di far giocare solo italiani nell’ultima giornata per vincere il premio di 100 mila euro riservato dalla lega alla terza squadra riguardo al minutaggio degli italiani e la Virtus è appunto in lizza per quella posizione. I propositi rientrano e la sfida con Cantù viene affrontata al completo, ma i brianzoli comandano sempre e solo un fantastico 10-0 negli ultimi tre minuti coronato da una tripla di Sanikidze a 24 secondi dalla sirena fissa il risultato sul 66-65 per i padroni di casa. Si chiude così con 5 vittorie consecutive e con il record di 15-1 nelle gare casalinghe. Purtroppo tutto questo le permette solo di risalire al quinto posto, con gli stessi punti di Sassari, ma penalizzata dalla differenza canestri nel doppio confronto.

Sono quindi proprio i sardi gli avversari nei quarti. Gara uno in Sardegna è abbastanza tranquillamente vinta dai padroni di casa, ma due giorni dopo la Virtus parte forte e guida con sicurezza fino all’ultima pausa; al rientro nell’ultimo quarto Sassari piazza un 18-5 che porta i sardi a un +6 a tre minuti dalla fine che sembra definitivo, ma le vu nere stanno attaccate al match e con una tripla di tabellone Koponen agguanta il supplementare, nel quale i bolognesi vanno avanti di 4 punti e sprecano anche un paio di possibilità di allungare e Sassari impatta. Sull’ultimo errore di Petteri, sbagliano il tap-in Gigli e Sanikidze e allora la rimessa  va a Sassari con 86 centesimi da giocare, tempo che basta a Drake Diener per segnare il canestro della beffa. Ancora due giorni e a Bologna va anche peggio: la Virtus in apertura di secondo quarto va sul più 15 con un parziale di 15-0 tra i due quarti, ma Sassari risponde con un 14-0 e si va avanti così, ma con i padroni di casa sempre avanti fino agli ultimi secondi. Sul più due palla in mano a 29 secondi dalla fine Sassari non fa fallo e Sanikidze sbaglia un facile appoggio, ma ci mette una pezza CDR che stoppa Hosley. Mancano 53 centesimi ed è rimessa per gli ospiti: palla a Vanuzzo che segna mette la tripla e la Virtus viene viene eliminata riuscendo a perdere due partite in due giorni con una rimessa degli avversari effettuata a meno di un secondo dalla fine.

 

NIENTE KOBE

di Walter Fuochi - blog Basket City - 18/10/2011

 

Scrivendo nelle ore in cui Claudio Sabatini si tiene aperto un ultimo minimo spiraglio di trattativa, che pare soprattutto una diplomatica via d’uscita dal suo affare solo sognato, siamo ormai prossimi agli addii dell’amore mai nato fra la Virtus e Bryant, e il primo scatto d’umore, quello che svela, è un sentito “finalmente”. La volpe e l’uva? Fate un po’ voi. Io dico solo: meglio così. La storia si strascicava da troppo, ed erano frutta acerba le tre serate in giro per le grandi arene italiane con partitine finte, nemmeno di mezz’ora, cui si era scesi nell’offerta al superasso. Non più le dieci gare di campionato da cui ci si era avviati, con le offerte e con i sogni. Altra merce, e oramai, con tutto il rispetto per il miglior giocatore del mondo, s’era scaduti a esibizioni senza sale, e senza neanche, parere personalissimo, tutte queste certezze di pienoni.

Kobe non viene più, lo stillicidio quotidiano di piccoli spostamenti verso il sì o verso il no finalmente s’interrompe, cessa il flusso delle conference call notturne, con annessi indizi e letture di fondi di caffè, anche se già le ultime giornate, senza risposte dalla California, ma solo continue correzioni alle intese, avevano fatto capire che buttava male. La domanda, alla fine, è se avessimo preso tutti un abbaglio collettivo, e ci sono risposte in carne, ossa e canottiera a confortare che il sentiero era stretto, ma non impraticabile: un giocatore come Tony Parker, di levatura non molto inferiore a Bryant, evoluisce oggi nella piccola Villeurbanne. Il lock-out ha allungato dunque almeno un’onda, se non una mareggiata, in Europa, e anche i due milioni di dollari per una partita offerti a Bryant non rappresentavano un favore elargito a chi doveva incassarli, ma un compenso grosso, perfino con scandalo denunciato da chi li riteneva eccessivi. Ma quella che pareva a tutti un’esagerazione per mettersi quaranta minuti in mutande s’asciugava in realtà a pochi soldi per usare la stessa persona come testimonial pubblicitario: ed è qui che, probabilmente, la trattativa s’addentrava in terreni minati o proibiti. Bryant è un fenomeno che ha molti sponsor, e molto generosi, nonché occhiutissimi sui doveri del loro uomo. Aspettando qualche altra verità, l’impressione è che la gallina dalle uova d’oro, fuori dalle sue stie, non volesse né potesse andare.

 

La Virtus di inizio campionato: Sanikidze, Gigli, Homan, Martinoni, Douglas-Roberts, Quaglia

Poeta, Kopnen, McIntyre, Gailius, Moraschini, Canelo (foto Ciamillo)

HOMAN-FINELLI-VIRTUS

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 04/11/2011

 

La Virtus non doveva trovarsi a questo punto. Homan lo scorso anno è stato protagonista di svariati episodi di intemperanze e indisciplina. Ha avuto un violento scontro nello spogliatoio con Koponen, il “gioiello” della squadra. Ha avuto diversi scontri verbali con Lino Lardo, che alla luce dei fatti attuali non sono andati oltre il segno solo per l’atteggiamento tenuto dall’allenatore. È stato protagonista di situazioni tutt’altro che onorabili verso la maglia, vedi lo “sciopero” durante la Final Eight per protesta verso la sua mancata partenza in quintetto base. È stato artefice di una rissa in un locale notturno. Basta e avanza per cacciarlo via, invece la Virtus lo ha trattenuto arrivando all’inevitabile fattaccio: forse sarà una “brava persona”, come sostiene Sabatini, e forse pure un “bravo giocatore”. Io dissento sull’uno e sull’altro. La Virtus si è tenuta in casa un problema, una bomba che alla fine è esplosa. E poi, diciamolo: non avrà venduto la partita, ma chiedere il cambio in un quarto di finale di Coppa per “protesta” non ci va molto lontano. Il Manchester City per lo stesso motivo ha messo Carlos Tevez (che conta nel calcio molto più di quel che Homan conta nel basket) in tribuna. Cosa che a Homan, lo scorso febbraio, non è accaduta.

1) La Virtus non doveva trovarsi a questo punto. Homan lo scorso anno è stato protagonista di svariati episodi di intemperanze e indisciplina. Ha avuto un violento scontro nello spogliatoio con Koponen, il “gioiello” della squadra. Ha avuto diversi scontri verbali con Lino Lardo, che alla luce dei fatti attuali non sono andati oltre il segno solo per l’atteggiamento tenuto dall’allenatore. È stato protagonista di situazioni tutt’altro che onorabili verso la maglia, vedi lo “sciopero” durante la Final Eight per protesta verso la sua mancata partenza in quintetto base. È stato artefice di una rissa in un locale notturno. Basta e avanza per cacciarlo via, invece la Virtus lo ha trattenuto arrivando all’inevitabile fattaccio: forse sarà una “brava persona”, come sostiene Sabatini, e forse pure un “bravo giocatore”. Io dissento sull’uno e sull’altro. La Virtus si è tenuta in casa un problema, una bomba che alla fine è esplosa. E poi, diciamolo: non avrà venduto la partita, ma chiedere il cambio in un quarto di finale di Coppa per “protesta” non ci va molto lontano. Il Manchester City per lo stesso motivo ha messo Carlos Tevez (che conta nel calcio molto più di quel che Homan conta nel basket) in tribuna. Cosa che a Homan, lo scorso febbraio, non è accaduta.

2) Ha ragione Sabatini quando dice che lo scorso anno i casi sono stati gestiti in modo pessimo. E anche gli anni prima, aggiungerei. Ora la Virtus per fare un favore al procuratore di Homan e al giocatore, prova a smorzare i toni per non chiudere la carriera del pivot. Ma anche se qualcuno avesse il coraggio di prendere Homan nella propria squadra, sarà per sempre “quello che ha dato un pugno all’allenatore”. Sotto sotto, forse, il club spera ancora di trarre un vantaggio economico – non tagliandolo ma trovando un compratore – ma è una filosofia che non mi piace. Si fa sport, o si fa speculazione finanziaria?

3) È importante la presa di posizione netta della proprietà al fianco di Finelli. Dopo un fatto di questa gravità, l’allontanamento del reietto non basta per compattare una squadra terremotata. Ora tutti sanno che, volenti o nolenti, i metodi – ruvidi – di Finelli saranno quelli con i quali doversi confrontare fino a giugno. Ma poi servono i risultati.

4) Io coglierei l’occasione per ripensare la struttura della squadra, che oltre al buco nero Homan – forte con i deboli, debole con i forti, accentratore ogni sopportazione e tiratore di ogni pallone che tocca – vive problemi anche sulla panchina dalla quale esce l’improponibile Gailius. La Virtus cerca un comunitario da mettere sotto canestro, sebbene l’idea di cambiare anche il lituano, mettendo sul perimetro un italiano (anche di passaporto) e tra i lunghi un americano, sia tutt’altro che sbagliata. Il problema è: ancora una volta, per errori, sottovalutazione di problemi e sopravvalutazione di giocatori, si deve sempre agire di rincorsa. E anche una stagione nata con delle buone idee, finisce per essere una corsa a ostacoli.
 

 

TMAC, L'ULTIMO REGALO

di Walter Fuochi - blog Basket City - 21/11/2011

 

Tanti auguri a tutti, per quando il “pacco” McIntyre sarà stato rispedito al mittente, e varrà un altro po’ di meno questa Virtus che oggi il suo padrone vanamente offre in giro gratis. Non potrà più farle da resistente fil di ferro, il piccolo uomo nero sfibrato da lunga e onerosa carriera, e allora resterà solo il grato ricordo di questo congedo, l´ultimo regalo col fiocco d´un match che una squadra con strazianti limiti di personalità stava per buttare, dopo averlo guidato quasi sempre, anche di 19 punti.

Finelli sceglie per lo sprint l'assetto a tre piccoli, o forse va solo con quelli di cui si fida, senza starli tanto a misurare: ossia TMac, Poeta e Koponen, più Sanikidze e Gigli per sanare l'indegna emorragia a rimbalzo (22 offensivi per la casa). E via invece quel pavone sdegnoso di Cdr, che forse crede di giocare tra gente con la sveglia al collo, e ormai non sbaglia più solo i rigori, ma anche le punizioni, i corner e le rimesse. Una gara prima dominata, poi retta fra mille spasimi, viene vinta al traino dell´omino, che recita meglio ora che in avvio di torneo: ritiro e imminente operazione all'anca devono avergli sgombrato la testa, dai precedenti obblighi di dover far bene, per forza, per nome, per censo, quando però non c'è più il fisico per riuscirci.

Peccato solo che ieri TMac non abbia preso i rimbalzi, perché la voragine in cui banchettavano gli orchi della Sutor stava quasi per sputtanare la serata. A rimbalzo la Virtus veniva sventrata, e queste saranno ansie per il tempo che verrà, perché ieri mancava, è vero, il pivot titolare, ma il Lang arruolato non è un drago dei tabelloni, e da quegli altri è dura trovare aiuti, se non nel piovresco Sanikidze, uno che deve stare in campo, in questa congrega, pure se gli viene il colera. Per il resto, Gigli cala e si atterrisce pure, nel fuoco delle aree, Vitali non sa da tempo immemore cos'è una partita, Gailius è quello lì, e Martinoni, a furia d'andar indietro, è ormai pronto per il Cus, altrochè la A. Insomma, il secchio ribaltato dal +19 dell'8' al +6 del 20' al -3 del 28' sarebbe lo scialo annunciato di un gruppo che non sa vincere, e invece gli straordinari di TMac, l'orgoglio e la furbizia di Poeta, la ritrovata autorità di Koponen riscrivono quella trama perdente. Restano ombre gravide sul futuro, ma il carpe diem dello sport invita da sempre chi vince a cantare e chi perde a spiegare. Stavolta lo farà il povero Giorgino Valli, uno di noi: avrà le sue, per raddrizzare questa Sutor.

La Virtus 2.0: Vitali L., Werner, Douglas-Roberts, Gigli, Sanikidze, Quaglia, Lang

Person, Poeta, Koponen, Canelo, Gailius (foto tratta da www.virtus.it)

ITALIAN VIRTUS

di Walter Fuochi - blog Basket City - 30/12/2011

 

C’è davvero qualcosa di buono e di bello, in questa Virtus che chiude l’anno vincendo a Caserta: una rinnovata cara abitudine, perchè è un campo sbancato spesso, negli anni recenti, per quanto era imprendibile nell’era di Sugar contro Oscar. Laggiù, una squadra che sventola pure la sua bella classifica è passata stasera stando avanti, con fiere e serene sicurezze, 40′ su 40′ (anzi no: c’è un unico 18-17 pro Juve, nel mio personalissimo cartellino). E meritando, per superiore qualità di gioco ed idee, di starci.

Il buono ed il bello sono soprattutto il nocciolo italiano del gruppo, qualcosa intorno a cui, avendoci pazienza, si rassodano squadre: dico pazienza perchè ho memoria (e rimpianti) di certi divorzi troppo inaciditi nella casa bianconera, e l’affare s’ingrossa ammirando quest’ultimo Righetti, che sarebbe stato, per questa pattuglia di ragazzi italiani, la chioccia giusta da far salire dalla panchina. Torno a chi c’è. Poeta, che può piacere più o meno, non essendo né Brunamonti né Rigaudeau, è però all’oggi fra i primi tre play del pollaio nazionale. Gigli, ora che ha ripreso a guardare il canestro (e a star bene di salute), è un centro che pochi valgono, in atletismo e senso tattico. E Vitali, poco per volta, sta tornando ad essere un giocatore, dopo le sbandate metropolitane a Milano e a Roma, dovendo però eliminare le palle perse per eccesso di sicurezza, che poi però confinano con gli azzardi decisivi affrontati senza tremarelle.

Tre così sono un germe di squadra importante, e pazienza se non si potrà più avere Koponen, a Caserta ferreo nel toglier luce a Collins, ancora una volta zavorrato dalla statura e dal gioco monotematico nelle sue frustrate voglie di rivincita, e Sanikidze, oggi tra i giocatori più concreti del campionato (Siena e Milano incluse). Viceversa, ci vorrebbero gli americani (e una miglior capacità di scelta se il mercato venturo d’allargherà verso Ovest). Lang pare ancora alla ricerca di una decenza, che chissà mai se e quando verrà, e quanto a Douglas Roberts si può solo dirgli grazie. Grazie, ad ogni partita, di giocare insieme a noi, perchè dev’esser proprio una bella fatica degnarsi, per ogni minuto passato in campo, affrontando il rischio di prendersi una pallata in faccia, anche soli sotto canestro, guardando gli assist dalla parte sbagliata.

 

VIRTUS: BELLI, BRUTTI E INVISIBILI

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 02/01/2012

 

Che cosa è successo nel 2011 e cosa succederà nel 2012 nel mondo Virtus, tra fatti importanti, sopravvalutati e sottovalutati.

 

I TRE IMPORTANTI

Finelli Ha portato aria nuova. Capisce il gioco e ha compreso il materiale umano a disposizione. Ha finalmente dato ai giocatori idee chiare. Si possono discutere a volte i metodi, ma i risultati spiegano la bontà del lavoro. Se i progressi continueranno, dovrà avere l’opportunità di proseguire l’opera.

Koponen Forse qualcuno si aspettava cifre da capogiro. Ma in realtà è importantissimo averlo per tutto il resto: la cosa giusta al momento giusto, il canestro che conta, la difesa sull’avversario più pericoloso, la solidità fisica, il fallo subito. E’ una scelta Nba e si vede anche in questo.

Poeta Il primo grande salto di qualità l’ha fatto e in questo campionato basta per vincere molte partite. Riesce a fare ciò che faceva a Teramo (in termini di produttività) e forse anche di più, ma in un club come la Virtus e in una città come Bologna. Il prossimo step è fare sempre le cose che vanno fatte alla Virtus.

 

I TRE SOTTOVALUTATI

Gigli Pagato molto meno di quel che precepiva prima, gioca molto meglio di come giocava prima. Il suo innesto aveva tutti i contorni del gran colpo, ora lo sta dimostrando.

Bencardino Zitto zitto, ha lavorato sui muscoli dei giocatori portando la squadra ad eccellenti livelli di condizione fisica. Previo gesto apotropaico, è finalmente una Virtus tonica e in ripresa, che sta bene. E non è un caso che sia cambiato il preparatore.

Il miglior attacco Dopo Avellino, la Virtus è la squadra che segna di più. Gli 80,2 punti fatti di media sono un bottino ragguardevole, che attesta l’esaltazione delle caratteristiche di giocatori come Poeta, Koponen, Sanikidze (un altro che tecnicamente è cresciuto considerevolmente), eccetera. E la gente si diverte. Come quando c’era Lardo, uguale uguale…

 

I TRE SOPRAVVALUTATI

Fondazione Non è sopravvalutata l’idea (invero interessante), ma forse qualcuno s’è convinto che si passerà dalla pasta e fagioli al fois gras dell’Eurolega. Ecco, scordatevelo.

Gailius Costa poco, è giovane, è futuribile, un sacco di parole per non dire che vale quel che vale. Non è un campione, ma un bravo ragazzo lituano – che va per i 24 anni – dotato di grande atletismo. Il basket è altra roba. Un buon proposito per il 2012 sarebbe quello di smetterla di dire che è giovane e costa poco.

La vittoria con Siena Dopo aver preso quaranta punti in gara uno, nel primo turno di playoff dello scorso anno la Virtus è riuscita a vincere una partita (inutile) contro Siena. Non accadeva dal 2006. Pareva si fosse vinto lo scudetto e fu molto patetico.

 

LA VIRTUS DEI SOGNI

di Walter Fuochi - blog Basket City - 11/01/2012

 

Una Virtus impossibile perfino da sognare spacca in due Siena, la batte, anzi la domina a Casalecchio, e si regala, per adesso, un posto nelle finali di Coppa Italia, una notte di stupefatta allegria e, per domani, chissà cos’altro. Vince per purissimo dominio tattico, e questo quasi spaventa, nel reame, e nel territorio di caccia, dell’intoccabile Montepaschi. Non ci sono infatti prodigi balistici, nel suo trionfo, anzi il 3 su 19 da tre, primo gol al 28’ dopo 11 pali, fa perfino temere che andrà tutto in fumo per i mirini fallati. C’è invece un’invasione dell’area nemica che, se sarà un incubo inquietante per Pianigiani verso l’Europa che verrà, rimarrà qui un ricordo indelebile per chi l’ha visto costruire, questo capolavoro, dal primo al quarantesimo minuto. Poeta è andato a pestare le piastrelle che voleva, imbeccando ora Gigli ora Sanikidze, Koponen l’ha rilevato, coi suoi garretti assassini, nella ripresa in cui l’altro rifiatava, Gigli non ha avuto spazi aerei contrastati e quanto a Sanikidze non fa più notizia né colpo d’occhio vederlo svettare nei gruppo più laocoontici di amici e nemici: la palla in aria la piglia lui (e sono state 19, contro fior di colossi). La Virtus dunque legittima le sue voglie di primi quattro posti, spremerà anche i pochi ma buoni (bene ieri Vitali e Gailius, ancora di nebbia fuligginosa Cdr, anche per il quarto fallo al 22’), ma quelli la tradiscono di rado. È terza e se lo merita. Per questa notte può bastare.

 

FINELLI E LA RIVOLUZIONE VIRTUS

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 13/01/2012

 

Se la Virtus è seconda in classifica, vince e fa divertire, bisogna dire grazie ad Alessandro Finelli.  Un bravo allenatore, avevamo scritto, con le idee chiare, capace di rendere produttivo il materiale a sua disposizione e di creare un sistema che esalti i giocatori.  I quali credono nel lavoro, e si vede.  Non si limitano a fare «quello che dice il coach».  La testa è la forza di questa squadra, capace d’essere gruppo e d’essere «meccanismo» e per questo è stato bravo Alex e per questo non si deve toccare l’americano Cdr che tutti o quasi schifano senza sapere perché.  La pallacanestro non è una somma di valori, ma un insieme di valori.  E non è detto che inserendo un americano da 20 punti sicuri a partita, oggi la Virtus avrebbe vinto più gare e giocato meglio.  Bravo Finelli — è ora che si ricreda chi lo considerava solo «un fortitudino» — a impostare il lavoro e ad adattarsi quando Homan gli ha tirato un pugno: poteva essere la fine di tutto, perché il coach camminava sul filo tra il perdere la squadra dalle mani o diventarne il condottiero. È successa la seconda.

L’addio a Homan, s’è detto, è stata la grande fortuna. Un’altra è stata scegliere Sandro Bencardino come preparatore. In tre mesi, Gigli è tornato il buonissimo giocatore che era e anzi, non è mai stato così bello, atletico e brillante. La squadra viaggia a mille all’ora e dopo la partita nessuno è stanco, reggendo questi ritmi anche nel momento più duro con il calendario fitto. Negli ultimi due anni, la Virtus giocava male, la gente era fuori ruolo e fuori ritmo, atleticamente valeva zero e dopo due mesi erano tutti rotti. Questi dettagli fanno la differenza. Così all’improvviso, quasi in punta di piedi, una squadra farlocca è diventata uno squadrone. È arrivata gente che «sa fare» e ha valorizzato le materie prime. Con qualcosina in più da Cdr e l’aggiunta di un tiratore, la Virtus diventa una contender. Cioè una squadra da finale. Lo sport è questo.

 

GIRONE DI ANDATA: LE PAGELLE

di Claudio Limardi - SuperBasket - 24/01/2012

 

Viktor Sanikidze (13.8 ppg, 60.8% t2, 39.4% t3, 10.5 rpg, 1.6 rec): la miglior ala forte, il miglior rimbalzista del campionato, una doppia doppia sempre sul punto di esplodere. Giocatore carico di energia, esaltato da un sistema basato su corsa e contropiede. Ora che segna da tre, deve ampliare il bagaglio tecnico. VOTO 8.

Petteri Koponen (13.0 ppg, 41.2" t2, 37.3% t3, 85.5% tl, 2.6 apg): si sente un playmaker ma gioca guardia e difende sull'esterno pericoloso. Un giocatore completo in grandi condizioni atletiche (32.8 minuti e spesso finisce in crecsendo). VOTO 7.

Peppe Poeta (11.3 ppg, 45.8% t2, 79.5% tl, 4.0 apg, 1.9 rec): nei due anni bolognesi è migliorato come difensore e in termini di leadership. Impressionante l'esplosione dopo la partenza di McIntyre e con un allenatore che lo lascia libero di esagerare. SUbisce 5.8 falli a partita. Unico difetto, il tiro da tre (24,1%). voto 7,5.

Angelo Gigli (9.3 rpg, 73.4% t2, 38.5% t3, 5.9 rpg) il 62.1% nei tiri liberi è l'unico neo palesato nella stagione della rinascita. Sottovalutato come difensore, esploso dopo la partenza di Jared Homan, attacca il ferro come non faceva da anni. VOTO 7.

Chris Douglas-Roberts (9.2 ppg, 57.8% t2, 25.0% t3, 2.1 rpg): giocatore atipico, da uno contro uno, poco adatto al basket europeo e bloccato da tanti piccoli guai. Bagliori di classe ma ancora insufficienti. VOTO 5,5.

Deividas Gailius (6.6% ppg, 41.9%, 2.1 rpg): esterno atletico, ricco di energia e oportunismo, commette troppi falli e non segna mai da tre (18.2%). VOTO 6.

Luca Vitali (4.8 ppg, 43.5% t2, 95.0% tl, 2.2 rpg): molto alterno in queste prime 10 partite, troppe palle perse (2.4) e molto impreciso al tiro da tre (11.1%). Eppure ha avuto guizzi di classe a parte la straordinaria precisione dalla linea. VOTO 5,5.

Kris Lang (4.8 ppg, 48.6% t2, 69.2% tl, 3.6 rpg=: arrivato dopo sei mesi di inattività, si tiene a galla con mestiere e cuore ma per ora ha fatto poco. VOTO 5.

Terrell McIntyre (10.6 ppg, 37.1% t2, 88.5% tl, 3.9 apg): più match-winner che playmaker, ha lasciato un segno morale sulla squadra pur giocando sotto tono rispetto al vero McIntyre. VOTO 6.

Jared Homan (15.3 ppg, 50.9% t2, 10.o rpg): a livello quantitativo stava producendo una grande stagione ma sbagliava molto, perdeve 3.3 palloni e dalla lunetta era un invito all'hack-a-Homan (36.8%). Molti pensano che il suo taglio sia stato la mossa chiave della stagione della Virtus ma individualmente era centro tosto e il miglior rimbalzista. VOTO 6.5.

NON LA VIRTUS PIÚ BELLA, MA QUASI

di Walter Fuochi - blog Basket City - 30/01/2012

 

La migliore dell’annata resta quella contro Siena, ma anche questa vittoria ottenuta dalla Virtus su Pesaro, tacca numero 14 di 15 sostanziose gare interne, entra nel mazzetto delle prestazioni più degne. La Scavolini non è la Montepaschi, ed è perfino più corta, a organico, della striminzita Canadian, però ha battuto tutte le big non per caso, ossia potendole valere, almeno sui 40 minuti. La Virtus l’ha piegata a tutto campo, sia col predominio a rimbalzo, sia con la spinta dei suoi piccoli, ribadendo che Peppe Poeta sarà anche un magnifico play incompiuto (o un esecrato mezzo regista, versione col bicchiere mezza vuoto), ma questa squadra non ne può prescindere: se svetta lui si viaggia forte, spesso gli fiorisce accanto Gigli, e Koponen può dedicarsi a far punti, specialità di pochi, nella casa, e incarico non facile, domenica sera, quando Hackett gli ha subito sbattuto in faccia una voglia di duellare che pareva molto confinare con un personalissimo derby per le maglie che verranno (e in avvio l’ha pure massacrato).

La Virtus è stata bella, dura e tranciante nell’ultimo quarto, il che imprime i ricordi e i giudizi, ma era stata meno limpida nel terzo, scialando, per debole mira contro la zona (perché non tirar dritto, caro compaesano Dalmonte?), un +11 che meritava altre custodie. E anche nel primo, prima della svegliata datale dagli impeti di Poeta, era stata tanto timida davanti e tanto tenera dietro.

A due giornate dalla fine, sarà dura farcela per il quarto posto, che è tale solo per i soliti trombettieri, perché quello vero oggi è il sesto e per miglioralo occorre vincerne almeno una in più di Sassari, che impose alla Vu nera quell’infamante -34 e ha un calendario più liscio. Spiace magari non onorare il play-off in più partite in casa, laddove la Virtus è stata pressochè imbattibile, ma non è un gioco da scudetto, il suo, e converrà tenersi il buono che viene, ogni volta che viene. Sesti pare l’epilogo più probabile, con vista su Cantù se domenica, qui, si batterà Cantù, oppure su Milano. Di più al momento non si scorge, se non la turrita, minacciosa Siena, da visitare mercoledì sera, portandoci forse una tasca di sogni e di certo belle facce pulite.

 

SASSARI ANNICHILISCE BOLOGNA

www.gazzetta.it - 24/03/2012

 

Grazie a una partita perfetta la Dinamo batte la Virtus nello scontro al vertice del sabato di Lega A, riuscendo a ribaltare prepotentemente anche la differenza canestri con le “V” nere. Suggestivo flash-mob del PalaSerradimigni prima del match a richiamare l’attenzione sulla vicenda della cooperante sarda Rossella Urru rapita in Algeria. La tripla di Hosley apre la contesa, Gigli fa 1/2 ma Sassari prende subito il largo grazie a Drake Diener (12-5), mentre Sacchetti richiama in panchina Easley causa falli. Realizza Poeta, ma la Virtus è imbrigliata dalla grintosa difesa biancoblu. Finelli getta in mischia Lang ma è TD12 a colpire dall'arco con la tripla del 17-7 che manda al timeout i bianconeri. Gli esterni bolognesi accorciano le distanze (19-13), Hosley è una piovra in difesa ed in attacco il suo tap-in vale il +10 Sassari, prologo al 23-16 della prima sirena.

Folata sassarese (27-18), risposta emiliana (27-21). Terzo fallo di Pinton, il ritmo rallenta, Brian Sacchetti trasforma in tre punti l’assist di Binetti, la Virtus sbaglia tanto e quando Vanuzzo si alza dall’arco e segna (33-21) Finelli si prende un altro timeout. Rotazioni Canadian, ma la pioggia di triple biancoblù è sempre più violenta (39-21 poi 44-26). Bologna è distratta, la Dinamo in controllo e alla sirena di metà gara è 51-30. Hosley dalla media (55-30), tripla di un positivo Koponen ma Sassari è devastante: Plisnic schiaccia per il 60-33 e Finelli torna al timeout. L’inerzia non si inverte ed il distacco è pesante. Grande stoppata di Easley, ennesima tripla di TD12: 71-40 e Virtus al buio. L'ultima frazione si apre sul 73-42 ma il copione non cambia: la Dinamo gioca, difende e affonda i colpi, la Virtus non riesce a ritrovarsi. Il tutto scorre sino al 40’ nel tripudio sassarese. La tripla di Vanuzzo sigilla il successo, su Bologna è notte fonda.

 

IN MEDIO STAT VIRTUS

di Franco Montorro - www.dailybasket.it - 10/04/2012

 

Anche senza considerare le due stagioni in Legadue, salvo miracoli alla fine di questo anno saranno almeno dieci i campionati senza scudetto per la Virtus Bologna. Battendo il tempo di digiuno intercorso fra il titolo della Stella (1984) e il primo del triplete con Danilovic (1993). Ne passarono venti fra i successi del 1956 e del 1976, dunque ci sarebbe molto tempo per eguagliare quell’astinenza ma al di là delle date questo della Virtus è il terzo periodo peggiore della sua storia. A parte l’anno (1970) degli spareggi retrocessione e il già citato declassamento dal 2003 al 2005, la Virtus è entrata da tempo in un tunnel di mediocrità che le acrobazie verbali del suo proprietario e i toni mediamente bassi della stampa cittadina illuminano a intermittenza.

Certo, grigiore condiviso, il che acuisce il rammarico e la rabbia dei non pochi che a Bologna da tempo stanno sull’Aventino dietro la sponda bianconera. Non pochi e non c’è da farsi ingannare dai numeri sulle presenze alla Unipol Arena: di tutto rispetto ed anzi con grosso vantaggio numerico sul pubblico di altre piazze, ma frutto di iniziative promozionali tanto efficaci in prospettiva (forse) quanto poco redditizie nel breve (certo). E poi: a medio lungo andare, se ti regalano biglietti per il cinema, ma in sala proiettano film di scarso appeal il gratis uno prima o poi se lo va a cercare altrove. Nessuno chiede sforzi estremi e impossibili alla proprietà, che fa con quel che ha e con quel che può; nessuno però crede più a tutto quello che viene proposto dalla facondia di Claudio Sabatini e che nel corso degli anni è passato dai gelati bianconeri alla torre per la foresteria del settore giovanile, aspettando sempre la rivoluzione edilizia di una Futurshow Station che nel frattempo è diventata Unipol Arena.

Diciamola tutta: esaurita la forma mediatica del salvatore del Titanic virtussino, evitato l’affondamento e trasformato il transatlantico in un’imbarcazione più leggera ma più sicura, ogni anno Sabatini ha cambiato la destinazione d’uso del natante: portaerei, traghetto, barcone, fregata, sottomarino, peschereccio con qualche colpo fortunato e molti buchi nella rete.Il tempo passa anche per lui, il naufragio della Fortitudo e le due zattere su rotte diverse gli hanno tolto mordente. Al banchetto del campionato gli torna utile ripetere che altri spendono per caviale e champagne mentre lui preferisce pane e cicoria; forte della concessione generale che ognuno spende per come può e guai a chi invece lo fa aprendo pericolose falle. Ma nel frattempo l’ex Basket City è scivolata sempre più giù; nel purgatorio dei rumori diffusi di sottofondo ai silenzi sempre più assordanti dell’indifferenza, del disinnamoramento e della disaffezione. Basta fare un giro fra le radio e le tv locali per accorgersene. Non per rimpiangere il tempo dei derby in doppia cifra in una sola stagione, ma anche il periodo ben più temporalmente allargato in cui di basket a Bologna si parlava con passione, interesse, eccitazione, sentimento anche lontano da qualsiasi idea di scudetto o di promozione, come capitava soprattutto ai virtussini nel ventennio di dittatura lombarda.

Cosa è cambiato, da allora? Secondo me il passaggio di consegne, certo non del tutto volontario, non del tutto consapevole, da una certa razza di dirigenti ad un’altra: quella, prevalentemente cinica, che soprattutto in materia di giocatori e allenatori non sa distinguere fra prezzo e valore. Anche in altri tempi, la Virtus Bologna è riuscita a scamparla; ma l’idea di tirare a campare non l’ha mai data così come la stando, penosamente, quella di quest’anno appena mette la testa fuori da Casalecchio. Li farà i playoff, la Canadian Solar: e l’augurio migliore che possono farle gli smaliziati è quello di incontrare subito Siena negli ottavi; giusto perché secondo la cabala almeno una gara alla Unipol Arena le Vu Nere la vincerebbero.

PARTITI CON BRYANT, ARRIVATI CON VANNUZZO

di Walter Fuochi - blog basket City - 23/05/2012

 

Se un’azione di mezzo secondo ha chiuso davvero un’era di nove anni, lo sapremo tra breve, quando si sarà dissolto il fumo, e rimarrà l’arrosto, dell’evocatissima Fondazione Virtus, destinata a governare quel che resta dei più nobili canestri cittadini. Una dignitosa sopravvivenza, si suggerisce da bordo, ovvero un domani più avaro dell’oggi, che già, in larga parte della platea, viene vissuto come un inaccettabile ridimensionamento del tempo che fu. E’ pure cambiata, questa platea: tanti di quelli che vanno oggi non c’erano nelle ore dei trofei (e bravo Sabatini a buttarli dentro, in anni in cui tante comunità si sfarinano e disperdono), tanti di quelli che andavano ieri non sono più tornati (e meno bravo lui a riconquistarli, con squadre varate per cabotaggi senza gloria: ma il soldo che non c’è non s’inventa). Per ora, il gol-partita di Vanuzzo in 53 centesimi di gara 3, saldato a quell’altro di Diener, in 86 di gara 2, ha solo chiuso la stagione corrente. Virtus quinta in stagione regolare: bella e rapace in casa, fragile e sventata fuori. Virtus anonima e disgraziata ai play-off, per la quarta stagione di fila eliminata al primo turno. Virtus indistinta, infine, per ciò che sarà. Senza Sabatini. O con molto meno Sabatini.

In attesa di registrare il traffico fra piani alti e scrivanie (non panchina, Finelli merita l’anno secondo), la squadra cambierà molte facce. Via sicuri, e con rimpianti, destinati più in alto che qui, Koponen e Sanikidze, le due anime vere. Via, con meno rimpianti, Douglas-Roberts, bello solo a volte e troppo spesso inutile. Via tanta della mesta manovalanza da panchina, da Paunic a Lang, da Gailius a Werner. Resteranno gli italiani, per amore e per forza (Poeta-Gigli-Vitali non sono, a medio livello, un trio banale), entreranno ragazzi, da Gaddefors a Imbrò, e si arruoleranno soprattutto americani, su un mercato che, a uno sport depresso, offrirà buoni pezzi a buoni prezzi (ma delle capacità a fare shopping si può dubitare, visti i precedenti).

La Virtus appena archiviata è giudicabile con l’asterisco: progettata in un modo, è stata subito diversa da quel disegno. C’erano McIntyre, uno che sta mancando a Siena, mica solo qui, e Homan, più rissoso che prezioso, e c’erano rincalzi pregiati per una squadra lunga, che poi la stagione ha promosso titolari in una squadra corta (Poeta e Gigli, tra i brillii più vivaci dell’annata), dando spazio all’arrivo di ricambi da poca spesa e poca resa, alcuni francamente impresentabili. La squadra ha perso troppe partite per insicura gestione dei finali, ha più scialato vantaggi che scalato rimonte, e anche queste gara 2 e 3 non sono state smarrite solo per accidenti del destino, ma soprattutto per errori propri nell’attimo di giustiziarle.

Sabatini si defila, la sua presenza era già da tempo intermittente ed evanescente, nel meglio e nel peggio: abituati a ben altre sparate, la gag dei biglietti aerei per Sassari, rimasticata pure per più giorni, è stata acqua fresca rispetto a più famigerati proclami. Sentirsi, in questi ultimi atti, un generale più bravo che fortunato, e ben sapendo che la bravura dei leader risiede in gran parte nella loro buona sorte, magari gli farà accelerare un’uscita senza rimorsi, da protagonista svuotato e saziato. Se è stato davvero l’ultimo giro, non resta infine che notare come la nemesi assuma, nello sport, sembianze impensabili: la stagione iniziata correndo dietro a Kobe Bryant è finita non riuscendo ad acchiappare Manuel Vanuzzo.

PERCHÉ LA VIRTUS HA PRESO IN FACCIA DUE BUZZER BEATER

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 22/05/2012

 

La Virtus è stata freddata ed eliminata dai playoff da due tiri con meno di un secondo da giocare in gara 2 e in gara 3. Brava Sassari a metterli, certo, stolta la V a farsi rimontare in due partite largamente condotte – anche tecnicamente, non solo sul tabellone – ma il finale amaro non è un caso. Ci sono stati errori nei dettagli, ed è per quello che la Dinamo per ben due volte ha potuto tirare con meno di un secondo da giocare. Vediamo cosa è successo.

Time out di Sacchetti.  Hosley fa la rimessa dal lato lungo, Cdr gli dà le spalle e va a coprire l’uscita dal blocco di Travis Diener sul lato destro. Drake Diener taglia dall’area pitturata, riceve un comodo passaggio e dall’angolo imbuca un tiro incredibile (nettamente da due punti, inspiegabilmente segnato da tre). Errori: Cdr non contesta la rimessa, Koponen segue Drake invece di impedirgli la ricezione e sul blocco il cambio difensivo è leggermente in ritardo. Sanikidze arriva sul tiro di Diener ma non in tempo per contestarlo. Prodezza difficilissima di Drake, ma ricezione troppo comoda.

Time out di Sacchetti. Hosley fa la rimessa dal lato corto, Poeta è su di lui ma si stacca per coprire l’uscita dal blocco di Travis Diener, Vanuzzo blocca per Drake e per Travis poi “fa pop” e riceve un comodo passaggio per tirare velocemente da tre e realizzare una bomba da sette metri non contestata. Errori: innanzitutto Poeta, il più basso della squadra, non deve essere in campo. La Virtus doveva rientrare con il quintetto più alto e più atletico possibile, per contrastare il passaggio e l’eventuale tap-in. La strategia difensiva è stata la fotocopia di gara 2: invece di contestare il passaggio – a mio parere il fattore-chiave quando manca meno di un secondo – e impedire la ricezione comoda, il difensore sull’uomo che rimette si stacca e copre un’uscita. Anche in questo caso nessun cambio sistematico sui blocchi (scelta immotivata), poi Gigli non esce su Vanuzzo che riceve comodamente e segna. Tra l’altro la Virtus, avanti di due punti, concede a Sassari il tiro da tre: fesseria pazzesca.

I dettagli hanno fatto la differenza. Siamo tutti d’accordo che Sassari ha pescato due jolly di fila dal mazzo: ripetendo anche gli stessi errori, difficilmente la Virtus perderebbe entrambe le partite. Ma gli errori ci sono. E non bisogna commetterli. Per vincere nei playoff occorre la precisione massima: nella strategia e nelle esecuzioni di queste due azioni difensive, la Virtus non l’ha avuta. Troppo rischioso non cambiare sui blocchi, insensato non marcare l’uomo che effettua la rimessa o mettergli addosso un giocatore piccolo, poca concentrazione nelle esecuzioni. La chiave a mio parere è proprio il passaggio: in entrambe le occasioni Hosley può effettuare un “due mani al petto” ovvero il passaggio più diretto e preciso, ciò consente a Diener e Vanuzzo di scoccare un tiro “vero” – come tecnica comanda – e non un lancio disperato o un tocco in volo. E il responso del campo è stato impietoso.

 

VIRTUS, IL PAGELLONE FINALE

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 23/05/2012

 

Smaltito lo shock per la doppia sconfitta con clamorosi buzzer beater in 48 ore, alla Virtus resta una stagione con l’eliminazione ai quarti di finale, ed è il quarto anno consecutivo. I bianconeri non vincono una serie playoff dal 2006/07, anno di Zare Markovski e della finale scudetto. La stagione - che era iniziata col tormentone Kobe Bryant - comunque non è da buttare via. La Virtus è stata brava a rialzarsi dopo essere stata costretta a cambiare in corsa per il crac di McIntyre e l’esclusione di Homan. A tratti i bianconeri hanno giocato davvero bene, sono stati quasi perfetti in casa, e la doppia vittoria con Siena è comunque - nel suo piccolo - qualcosa di storico. C’è però anche molto rammarico, perchè l’impressione è che sarebbe bastato davvero poco, sia sul campo che sul mercato, per fare quel piccolo salto di qualità che avrebbe permesso alla squadra di avere il fattore campo nel primo turno playoff, che avrebbe significato probabilmente la semifinale. Vediamo uno per uno, ora, tutti i protagonisti della stagione bianconera

Koponen - voto 8 - Fa il boia, l’impiccato, e anche il patibolo. Leader della squadra, playmaker quando serve, miglior realizzatore, miglior difensore sugli esterni. E la capacità di fare spesso canestri decisivi, salendo di colpi nell’ultimo quarto, una capacità che solo i campioni anno. Cosa chiedergli di più? Dopo quattro anni - in cui è cresciuto tantissimo - saluta la Virtus, e qui mancherà davvero a tutti. In 35 partite 14.3 punti e 26.3 in 33’ di media.

Poeta - voto 6.5 - Nell’idea iniziale è il guastatore dalla panchina, che deve dare il cambio a uno come McIntyre. Gli eventi però cambiano tutto, e si ritrova proiettato in cabina di regia da titolare. Ce la mette davvero tutta, ed è l’idolo della tifoseria per il cuore e l’impegno che butta sul parquet a ogni istante, anche in difesa, che non è la specialità della casa per sua stessa ammissione. Quando si può correre, e quindi soprattutto in casa, è assolutamente efficace e determinante. A difesa schierata fa un po’ più fatica, e infatti nei playoff - dove si cammina di più - soffre un po’. Ha contratto, sarà uno dei baluardi della Virtus del futuro. In 34 partite 11 punti e 3.6 assist, in 29’ di media.

Gigli - voto 7.5 - Una delle sorprese della stagione. Arrivato dopo anni cupi a Roma, qui rinasce completamente. Proiettato nella mischia dall’addio di Homan, risponde presente in maniera perentoria. In difesa è uno dei migliori lunghi del campionato, e questo si sapeva. La piacevole novità - anche per la Nazionale - è averlo ritrovato pronto anche in attacco e a rimbalzo, dove con Sanikidze costituisce una delle coppie migliori del campionato. Ha contratto e dovrebbe restare, anche se oggettivamente dopo una stagione così potrebbe fare gola a qualche big. In 35 partite 9.5 punti e 7.4 rimbalzi in 27’ di media.

Sanikidze - voto 6.5 - Stagione a due facce, decisamente. Nel girone d’andata è illegale, a livelli da MVP. Poi, complice anche un infortunio, cala parecchio. A rimbalzo resta il migliore del campionato, ma l’impatto offensivo non è più quello di prima. E nei playoff - purtroppo - è il grande assente, sbagliando oltretutto il canestro della vittoria sia in gara due che in gara tre. Peccato, dopo tre anni alla Virtus avrebbe meritato congedo migliore. Il suo futuro sarà altrove. In 33 partite 11 punti e 11.6 rimbalzi in 33’ di media.

Douglas-Roberts - voto 6 - Ci mette praticamente tutto il girone d’andata a ingranare, finendo spesso ai margini della partita. Nel girone di ritorno è invece molto efficace, quando può esprimersi nelle cose che sa fare meglio, ovvero campo aperto e uno contro uno. Quando si cammina, invece, fa fatica, e nei primi playoff della sua carriera va in calando, partendo bene e poi sparendo dalla serie. Giocatore davvero misterioso, di sicuro talento ma forse più adatto a un ruolo da specialista in NBA che da protagonista in Europa. In 34 partite 11.9 punti e 3 rimbalzi, in 26 punti di media.

Gailius - voto 4 - Poteva essere la stagione della consacrazione, è invece quella della definitiva bocciatura. Ha lampi di talento, e col suo atletismo qualcosa fa. Ma ha davvero enormi problemi di concentrazione, che gli fanno commettere falli a ripetizione e distrazioni difensive inaccettabili. Ha via via sempre meno spazio, e con l’arrivo di Paunic Finelli lo esclude totalmente dalle rotazioni. In 32 partite 5.1 punti in 12’ di media.

Vitali - voto 5.5 - Arriva a stagione in corso dopo l’addio di McIntyre, e fa la sua fatica. In difesa il suo lo fa sempre, occupandosi sempre di avversari pericolosi e riuscendo spesso a mettere loro la museruola. In attacco invece è spesso scentrato, pallda ombra del realizzatore che era qualche anno fa. Problema di fiducia, probabilmente, perchè il giocatore è sempre quello. Finelli comunque gli dà molta fiducia - anche perchè è l'unico che dia qualcosa dalla panchina - e nel finale di stagione lui ripaga con alcune buone partite. Ha contratto, dovrebbe restare. in 29 partite 4.5 punti in 17’ di media.

Lang - voto 4.5 - Qui ci ricordavamo un giocatore molto diverso, dinamico e specialista nel pick n’ roll. Dopo anni, e vari infortuni, l’esplosività si è persa, e rimane un giocatore di posizione, che dà il 101% in campo ma che fa davvero molta fatica, soprattutto in difesa. Arrivato in corsa, si poteva e si doveva pescare meglio, perchè numeri alla mano è uno dei peggiori americani della serie A. In 28 partite 4.2 punti e 3.1 rimbalzi, in 14’ di media.

Werner - voto 5.5 - Tornato dal prestito in Ungheria dopo l’addio di Martinoni, deve il suo lungo contratto al passaporto italiano. Fisicamente vale molto, e può tenere i contatti in difesa, tecnicamente fa ancora davvero fatica, anche se ogni tanto infila una tripla. Finelli lo mantiene ai margini delle rotazioni, ma per il futuro qualche margine di miglioramento dovrebbe averlo. Il suo status gli permetterà anni di carriera in Italia (e magari anche alla Virtus, chissà). In 22 partite giocate 1.3 punti in 6’ di media.

Paunic - voto 6 - Il rinforzo sul mercato arriva tardivo, ma non è certo colpa sua. Non è colpa sua nemmeno non essere il tiratore puro che serviva alla squadra, ma a un certo punto della stagione si prende quel che si trova. E lui, dopo un inizio incerto, qualcosa fa, tirando da tre col 50% - pur non essendo un attaccante - e dando un buon contributo difensivo. Non è un fenomeno, ma nemmeno un bidone, e ha la sua utilità. In 6 partite, 3.2 punti in 12’ di media.

McIntyre - voto 6 - Lui non ha alcuna colpa, anzi è davvero ammirevole per abnegazione e leadership nonostante l’artrite alle anche che lo fa soffrire, e infine lo costringe al ritiro. Col senno di poi, scommettere su di lui come play titolare è stato un azzardo, pagato a caro prezzo. In 7 partite segna 10.6 punti, in 25’ di media.

Martinoni - voto 5 - Lo studente universitario qui trova poco spazio, e nei minuti concessi non si distingue particolarmente, diciamo così. Ceduto definitivamente a Casale, non migliora le cose, anzi il suo minutaggio cala ulteriormente. Alla Virtus in 7 partite 1.3 punti e 2.2 rimbalzi in 10’ di media.

Homan - voto 4 - Quattro partite, poi il patatrac. Cazzotto a Finelli dopo una discussione in allenamento, finisce fuori rosa e se ne va a Monaco. Si distingue anche lì, finendo arrestato per rissa fuori da un locale notturno. Per giocare sa giocare, ma il resto... Alla Virtus in 4 partite 15.3 punti e 10 rimbalzi in 31’ di media.

Finelli - voto 6.5 - Arrivato come un fulmine a ciel sereno e col pesantissimo pedigree Fortitudo, presentato in maniera semi-clandestina, il coach bolognese fa un ottimo lavoro. In particolare è bravissimo a tenere la squadra fuori da ogni tipo di polemica extra-campo e a gestire il momento critico in cui perde McIntyre per infortunio e Homan per motivi disciplinari, ed è costretto a rimpiazzarli con due giocatori di minor valore. Rivitalizza Poeta e Gigli da titolari, e a tratti fa giocare alla Virtus un bellissimo basket. In casa è pressochè imbattibile, in trasferta va invece molto meno bene e alcune sconfitte - soprattutto quella di Cremona - peseranno come macigni nella classifica finale. Il centesimo che manca per fare l’euro è il non avere trovato un contributo discreto dalla panchina, con i titolari quasi sempre oltre i 30 minuti. Con un innesto in più (oppure arrivato prima) la semifinale non era utopia. Da confermare, assolutamente.

Società - voto 5.5 - Tralasciando le questioni extratecniche (soprattutto il tormentone Kobe Bryant) gli snodi della stagione sono la scommessa iniziale sulle condizioni di McIntyre (persa) e la gestione del momento di crisi dopo il ritiro di quest’ultimo e il cazzotto di Homan. Qui invece la società ne esce bene, proteggendo Finelli e intervenendo sul mercato. Decente la pesca di Vitali, molto meno quella di Lang. Nel finale di stagione ci si muove tardi sul mercato - oltretutto pescando Paunic che non è esattamente quello che serviva. E aver sprecato tesseramenti per i vari Moraschini, Canelo e Quaglia impedisce di fare due innesti anziché uno. Per il resto per la proprietà toni più dimessi del solito - tranne qualche eccezione - e da circa sei mesi l’annuncio di questa Fondazione incombente, che dovrebbe rilevare la società e ripartire con un programma di minima. Ci vorrà ancora un mese, dice Claudio Sabatini. Staremo a vedere: di certo è molto probabile che lui - a qualche titolo - sarà ancora coinvolto.