EMANUEL GINOBILI

(Emanuel David Ginóbili Maccari)

Manu Ginobili in stretching pre-gara

nato a: Bahia Blanca (ARG)

il: 28/07/1977

altezza: 201

ruolo: ala

numero di maglia: 6

Stagioni alla Virtus: 2000/01 - 2001/02

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

palmares individuale in Virtus: 1 scudetto, 2 Coppe Italia, 1 Euroleague

 

GINOBILI, LA STORIA PUO' RIPETERSI

di Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport - 10/10/1998

 

Ha 21 anni, è argentino di nascita e di carattere ma italiano di passaporto acquisito, gioca da guardia e ha un repertorio che fa impazzire Reggio Calabria. Questa storia, forse, l'avete già letta qualche anno fa, quando il protagonista si chiamava Hugo Sconochini. Adesso si ripete, incredibilmente simile, con Emanuel Ginobili, la nuova stellina emergente della serie A-2. Semplici coincidenze? "Sì, solo coincidenze. Hugo è mio amico, abbiamo diviso spesso la stanza nei raduni delle nazionali argentine, ma non mi sento "il nuovo Sconochini" - chiarisce subito Emanuel -, anche perché in campo abbiamo due modi di giocare abbastanza diversi. Di Hugo, invece, ripeterei il successo che ha ottenuto qui in Italia: giocare presto in A-1, contro le squadre più grandi, è il mio obiettivo principale".

Non sarà il nuovo Sconochini, ma della guardia della Virtus, che proprio in Calabria cominciò la sua ascesa 6 anni fa, Ginobili ha il carisma del trascinatore e numeri di alta classe, un buon tiro da tre e una predisposizione naturale al gioco in velocità. "Ha tante soluzioni diverse ed è anche avvantaggiato dal fatto di essere mancino - dice il suo tecnico Gaetano Gebbia -. Ma ciò che impressiona di più è il grande controllo del corpo negli spostamenti laterali. No, non può essere paragonato a Sconochini, perché è un giocatore con una personalità propria, meno potente di Hugo, ma già completo per i suoi 21 anni e con una maggiore attitudine alla difesa. Per la sua età, è più pronto di Sconochini al salto in A-1". Anche perché nell'A-1 argentina, Ginobili ha già giocato un paio d'anni da titolare vero.

Nato e cresciuto a Bahia Blanca, dove il suo bisnonno, originario di Cremona, si è trasferito all'inizio del secolo, Emanuel ha cominciato col basket a 6 anni. "Una scelta inevitabile - racconta - perché mio padre era il presidente della società, dopo aver giocato negli Anni '60 nei campionati regionali, e la palestra era a un isolato da casa mia. Ho seguito i miei fratelli, tutti e due più grandi di me, che tuttora giocano in serie A. A 18 anni, per fare esperienza, sono stato ceduto alla squadra de La Rioja e poi sono tornato alla base dove ho iniziato a giocare 30-35 minuti a partita. Correvamo tanto, anche troppo: contropiede oppure un passaggio e tiro contro le difese schierate, un divertimento. Ma il mio sogno è sempre stato venire in Europa: seguivo i risultati del campionato spagnolo e quelli della Kinder (per Sconochini) attraverso Internet, perché pensavo che qui ci fossero il basket migliore e i club più importanti. Per questo, l'anno scorso, ho preso la cittadinanza italiana. Aspettavo che qualcuno mi chiamasse e per prima è arrivata una squadra spagnola. Avrei potuto parlare la stessa lingua, ma avevo dei dubbi e ho rifiutato. Poi, all'improvviso, è arrivata Reggio". Gebbia, che negli ultimi anni ha scovato nei modi più diversi giocatori di buon talento come Larranaga e Fajardo, lo seguiva da tempo. "Ho chiesto informazioni a Giorgio Rifatti, un mio ex giocatore tornato in Argentina ma rimasto in contatto con me. Lui conosce bene il nostro campionato e mi ha consigliato di prendere Ginobili a occhi chiusi".

In tre giorni, Ginobili ha accettato il triennale offerto da Reggio, ha lasciato il raduno della nazionale prima dei Mondiali (la sua prima grande esperienza internazionale), dopo essersi consigliato con Nicola, ora a Treviso, e Sconochini, ed è volato in Italia per firmare. "Hugo mi aveva detto che mi sarei trovato bene a Reggio ed era tutto vero - continua Emanuel -. In campo ho molta libertà e la possibilità di giocare spesso in contropiede come facevo a Bahia Blanca. Devo migliorare in difesa, ma adesso sto facendo un lavoro con i pesi per prendere 3 o 4 chili. Sono ancora "flaco", un po' leggero, per giocare in A-1. L'ho capito in coppa Italia, contro la Kinder: erano tutti grossi, in Argentina non c'è una squadra che abbia tre uomini oltre i 2.10. E questo è diventato il mio punto di riferimento: la Nba non mi toglie il sonno, prima voglio giocare in Italia alla pari con i più grandi".

GINOBILI, A TUTTA VIRTUS

di Francesco Forni - La Repubblica - 12/07/2000

 

«La nostra ultima pedina». Così Marco Madrigali ha presentato ieri Emanuel Ginobili, 23 anni, 1.97, natali argentini: «Manu» chiude il tris d’assi dopo Griffith e Jaric, in attesa di Smodis e Jestratijevic. Questo, ufficialmente: poi, si registrano rumori d’ogni tipo, intorno a residui spigoli contrattuali di Rigaudeau e Danilovic, nonché alla firma, da incassare, di Sconochini; ed anche intorno all’arrivo di un 4, cioè un’ala-pivot. Quel ruolo oggi è coperto dal solo David Andersen, in attesa che un pretore del lavoro, o la federazione, abilitino Smodis, sloveno, e dunque non ancora tesserabile come comunitario. Sennò, dal mercato rimbalza il nome di Darryl Middleton, americano spagnolizzato, già trattato dal Real Madrid. Ma a chi si spingeva a dubitare perfino della permanenza di Danilovic, è stato risposto che, avanti, la Virtus è fatta, ed è questa, con 11 pezzi nobili, all’alba della campagna abbonamenti che scatterà a giorni. In ordine: Rigaudeau e Jaric play, Abbio, Danilovic, Sconochini e Ginobili guardie e ali, Smodis, David Andersen, Frosini, Griffith e Jestratijevic pivot.

Ginobili avrà tre anni di contratto, con Nba escape dopo due. Dovrà conquistarsi gli spazi giusti, e sa che il salto tra Reggio e Bologna è alto. È parso però sorridente, rilassato. «Per la prima volta non sarò la più importante opzione offensiva. Sono qui per imparare a giocare coi grandi, e soprattutto per gli altri. La Virtus l’ho scelta dopo una settimana sofferta (e il pressing dell’Olympiakos, ndr), perché gradivo restare in Italia in un team ambizioso, che punta a vincere, con un coach esigente, ma che fa grandi i giocatori». Doti atletiche e tecniche (17 punti col 56% da due, il 34% da tre e il 71% ai liberi) sono la carta vincente di Emanuel, anche per Messina. «Ha grandi qualità nell’uno contro uno e offensive in generale. Con la Viola giocava quasi 40’ e doveva gestirsi in difesa e coi falli. Nella Virtus avrà l’occasione di spingere al massimo senza mordere il freno. Questo è il margine di miglioramento che gli rimane, ma è già un elemento di alto livello, con un grande senso della partita. E sa bene che chi aspira alla Nba deve vincere la concorrenza».

Madrigali ha allargato la visuale. «Di Sconochini stiamo aspettando solo la firma e nulla fa credere che non ci sarà. Bonora è sotto contratto: è probabile che una decisione sul suo futuro, se alla Virtus o in prestito, non venga presa prima di agosto. Smodis vorremmo farlo giocare come comunitario. Altre nazioni europee sono riuscite a far valere i loro diritti in situazioni identiche. Siamo convinti su questa strada, anche se le certezze non sono possibili». Ringraziata la Viola per la scorrevolezza dell’affare Ginobili, era inevitabile tornare su Meneghin. Madrigali s’è indurito. «Andrea se l’è scordato, ma io, lui e suo padre non abbiamo parlato del tempo, quando ci siamo visti. Poi, sento che l’abbiamo perso. No, ci siamo ritirati da un’asta che non volevamo fare». Messina ha schivato i paragoni: «Il valore di Ginobili, Griffith e Jaric non va letto in relazione a Meneghin, ma in modo assoluto: sono giocatori molto importanti, quindi non c’è motivo perché i nostri tifosi siano depressi». Finale sugli abbonamenti con Madrigali: «Ci sarà un lieve aumento dei prezzi, anche perché il torneo dell’Uleb avrà 4 partite in più. E poi verrà calata una «curva» particolare all’interno di una tribuna, che spero soddisfi la nostra tifoseria».

 

INTERVISTA A GINOBILI

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 18/09/2000

 

Ginobili, in questo momento c'è una Kinder dimezzata. Ma lei, da solo, vale il prezzo del biglietto.
Non esageriamo. Devo ancora a pensare a tanti aspetti del mio modo di stare in campo.
Contro la Bipop, però, ha firmato il primo trentello stagionale.
Massimo rispetto per Reggio Emilia, però loro avevano mille problemi. E sono un club che milita in A2.
Non vorrà negare che ogni suo tiro si trasformi in canestro.
è un buon momento. Sto tirando da tre con percentuali superiori al 50 per cento. Di solito oscillo tra il 35 e il 40. Sto approfittando di questa situazione. Sperando che continui, ovviamente.
Il marchio di fabbrica della Virtus è la sua celebre difesa. E lei...
Io devo abituarmi. In passato difendevo, ma solo un po'. Certe volte lo facevo altre volte no. Qua non me lo posso permettere. è solo questione di concentrarsi su questo aspetto»
Le gambe non le mancano.
Appunto. Sono capace di difendere. Ma devo ricordarmi di farlo.
Quanto vale, per lei, Hugo Sconochini?
Tanto, tantissimo.
Un aiuto indispensabile, vero?
Proprio così. È dal primo giorno che mi aiuta. Così non mi sento solo. I suoi amici sono diventati i miei amici. So dove andare a fare la spesa, dove mangiare. A Reggio Calabria fu diverso perché arrivai da solo. Qua, invece, ho una guida straordinaria in Hugo.
Differenze tra Reggio Calabria e Bologna?
È presto per dirlo. Là sono rimasto due anni, qua 20 giorni. E poi sapete anche voi quali sono i ritmi della preparazione. Allenamenti intensi al mattino e al pomeriggio. Di sera trovi solo la forza per raggiungere il letto e dormire.
Virtus, Bologna, una piazza che lotta per il titolo.
Era il mio sogno. Sono arrivato a Reggio Calabria, in A2, volevo la A1. Conquista la promozioni.
Nella Città dei Canestri. Dove si vive di basket e di derby.
Me ne hanno parlato. Me ne accorgo girando per strada, dove tutti ti riconoscono. Il derby per ora l'ho visto solo in tivù. Non vedo l'ora di poter giocare una partita simile.
Per vincere, vero?
Mi sono reso conto di una cosa: a Bologna conta solo la vittoria. Per questo ci sono grandi investimenti, perché si vuole vincere. Nello sport è uno degli aspetti più belli. Il secondo posto qua non conta proprio.

GINOBILI, ARRABBIATO E DELUSO

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 20-10-2000

 

L'altra sera, sul pullman che riportava la Kinder dall'impianto di Atene all'hotel Divani, quartier generale bianconero, aveva la faccia più scura di tutti. Emanuel Ginobili, il talento, aveva immaginato un esordio diverso nella competizione che, per due stagioni, aveva solo visto in tivù, nella "sua" Reggio Calabria. Non avrebbe mai pensato, viceversa, che il suo debutto si sarebbe consumato così presto: 18'41" sulle tavole del gigantesco impianto greco, 5 falli, una palla persa, 0 su 2 da due e 0 su 4 da tre. Nemmeno un canestro a bersaglio. E nemmeno lui, "Manu" Ginobili, è in grado di ricordare un disastro del genere. Con la maglia della Viola non gli era mai accaduto così, forse, bisogna risalire alla sua esperienza argentina e, magari, a qualche confronto a livello cadetti, o allievi. A Roma, nello scalo intermedio tra Atene e Bologna, "Manu" si è messo in discussione. E soprattutto non ha nascosto le sue responsabilità.

Che cosa è successo, Ginobili?

Loro sono partiti benissimo, 8 a 0 e poi 18 a 2.

E lei?

Non sono mai riuscito a entrare in partita. Me ne sono accorto subito, fin dai primi movimenti.

Troppa tensione?

All'Eurolega ci tengo proprio. Anzi, ci teniamo tutti. Mi dispiace per come è andata a finire perché io ho disputato proprio un incontro anonimo. Ci tenevo a far bella figura.

E adesso?

Sono triste, arrabbiato, deluso. Non lo so nemmeno io: dobbiamo riprenderci subito. E alla svelta, perché dietro l'angolo c'è già il campionato.

Le era mai accaduta una cosa del genere? Diciotto minuti senza un canestro su azione sono tanti.

In Italia mai. Forse prima.

Sbagliata la prima conclusione ha perso fiducia?

No, non credo sia andata così. Non sono riuscito a entrare in partita. E quando forse stavo cominciando a rendermi conto della situazione sono finito in panchina, con cinque falli sulle spalle.

Avete forse sottovalutato gli avversari dopo la passeggiata in campionato?

Assolutamente no, sapevamo che era un campo difficile. E un'avversaria altrettanto insidiosa. Ma dipende tutto da noi, abbiamo un potenziale enorme che finora abbiamo espresso solo a sprazzi. Non è successo solo ad Atene, ma in tutto il precampionato. E alla fine, poi, ci siamo trovati in una situazione nuova.

Quale?

Una sfida punto a punto. Era accaduto solo a Verona.

Pressione troppo forte rispetto a Reggio Calabria?

Francamente la sento fino alla palla a due, o a fine partita. Durante mai, passa tutto.

Ma questa sconfitta?

Beh, considerando che ci siamo trovati sul 71 a 55 avremmo anche potuto subire una batosta pesante. Mi tengo stretto il risultato.

Avete trovato il leader, Rigaudeau. Voi giovani, dice Messina, avete talento. Ma siete molto inesperti.

Antoine, Picchio e Hugo sono quelli di maggiore esperienza. Hanno vinto tutto, hanno già vinto l'Eurolega, dobbiamo seguirli. Ma non possiamo lasciare Antoine da solo. Anche noi abbiamo le capacità per vincere. Dobbiamo mostrarlo. Io, Marko, Matjaz. Ci tenevamo molto, non abbiamo fatto una gran figura.

Manu, l'uomo dei tiri impossibili

TUTTI PAZZI PER GINOBILI

di Francesco Forni - La Repubblica - 03/02/2001

 

Va forte Ginobili, anche al bancone. Ieri pomeriggio, giornata di riposo dopo la lezione agli Estudiantes, c’era il tutto esaurito al Virtus Point di via Lame: duecento fans hanno bloccato Manu per un’ora e mezza. Bianconeri di ogni età, in maggioranza ragazze, tutti diligentemente in fila per un autografo, una maglietta con dedica o una foto con il «fenomeno», cioè colui che al momento interpreta al meglio la formula vittorie e spettacolo, che sembra infinita. Ginobili sorride per novanta minuti. Non fa una piega, anzi, consuma pennarelli divertito e si mette in posa davanti agli obiettivi. Lui è l’eroe, ma forse è pure quello più contento dell’assalto. Alla faccia di chi, tra i big, si concede con annoiata avarizia.

Se cinque mesi fa mi avessero detto che sarebbe successo tutto questo – attacca , non ci avrei creduto. A Bologna sarei venuto a piedi, avrei firmato con un entusiasmo incredibile. Sapevo che la città era «predisposta» per il basket, ma non fino a questo punto. Tanto affetto non me l’aspettavo.

Affetto, ma anche passione. Le giocate volanti di Ginobili sembrano fatte apposta per esaltare il Palamalaguti. La costanza invece è la novità.

So bene che il mio basket piace al pubblico. Anch’io, quando vado a vedere una partita, voglio divertirmi e vedere schiacciate, bombe, uno contro uno. Ma se io facessi le stesse cose e la Kinder fosse quinta? Non credo che il pubblico mi sosterrebbe tanto. Vado forte io perché gioca bene la squadra, tutti al proprio posto, pronti a farsi trovare. Quando si vince tanto, è chiaro che è l’intero organico a girare al massimo. Poi, nei momenti felici calano anche le pressioni, interne ed esterne.

Oltre a poche pressioni, occorrono anche molte risorse. La Kinder sembra non aver difetti.

Chiaro che di punti deboli se ne vedono pochi, ma soprattutto ci abbiamo messo meno tempo del previsto a crescere. Non me l’aspettavo. È scricchiolato qualcosa dopo Udine, ma di lì in poi l’ascesa è stata progressiva.

E dire che durante l’estate Ginobili era una seconda scelta. La Virtus voleva Meneghin.

Sono venuto dopo Andrea, è vero. Ma è normale che nei programmi degli allenatori e delle società ci siano delle priorità. Meneghin nel ‘99 ha vinto scudetto ed Europei: è stato il miglior giocatore del continente. Ci sono poi anche delle occasioni che vanno sfruttate. La Virtus riesce a vincere e a gasare il suo pubblico perché sa essere soprattutto solida. Io ho giocato partite brutte, ed altre ne giocherò, non c’è dubbio. Ma solo nel mio ruolo ho al fianco gente come Rigaudeau, Jaric, Abbio e Bonora, quando tornerà: il rendimento e l’intensità sono sempre garantite. Non ci sono segreti, c’è la qualità.

Quasi dieci anni fa, in Virtus, c’era una coppia Danilovic-Coldebella. Alla debita distanza di tre scudetti, c’è ora il duo Ginobili-Jaric, forte di un grande feeling in campo.

Ci troviamo perché siamo simili. Siamo giovani, ci piace correre e fare un basket atletico: normale che molte situazioni vengano interpretate allo stesso modo. Quasi sempre uno sa dove andrà l’altro, normale che l’intesa diventi più facile.

Tutto benissimo, o quasi: domenica nessun problema a giocare con Imola?

Ci sarò. Sto abbastanza bene, un paio di giorni di terapia mi dovrebbero bastare. Ho preso solo delle botte alla gamba: più grave quella con Siena che quella con l’Estudiantes. C’è un ematoma, ma il muscolo risponde bene. Non sarà un problema.

 

GINOBILI, IL FENOMENO

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 10/06/2001

 

Messina e Ginobili, numeri uno del campionato. Un riconoscimento meritato, ma pure un piccolo fardello da trascinarsi per altre due settimane, in vista di quella finale scudetto che scatterà giovedì sera, al PalaMalaguti (palla a due alle 20,30).

«Sono contento — il commento del Fenomeno bianconero —. Un fatto del genere era già successo in Eurolega, ma lì il trofeo era legato a cinque partite. Questo, invece, è un premio che riguarda tutto il campionato. Una scelta che mi riempie di orgoglio e che, per certi versi, cambia qualcosa. Cambiare società, venire a Bologna era, per me, una sorta di sfida. Non sapevo come avrebbe potuto finire: sicuramente ho bruciato le tappe perché credevo che i tempi fossero più lunghi. Ora cambiano anche le prospettive, gli obiettivi, ma non posso nemmeno dimenticare che confermarsi a certi livelli è molto difficile».

In via dell'Arcoveggio, nel quartier generale bianconero, c'è pure Marco Madrigali, il presidente. «Sarà una bella finale — dice il numero uno della Kinder — sono abbastanza tranquillo. Mi auguro, soprattutto, di poter vedere la Virtus di sempre». Elogia Messina, Madrigali, che sa che comunque, una volta finita la stagione, qualche ritocco andrà fatto. Abbio e Frosini, per esempio, sono in scadenza e il secondo, dopo quattro stagioni in bianconero — questa è senza ombra di dubbio la migliore per continuità e qualità — potrebbe anche cambiare aria. Ma per ora sono solo chiacchiera.

«La Virtus — sottolinea mister Cto — continuerà a essere forte, anche se qualche giocatore, prima o poi, ci lascerà per tentare la strada della Nba. Noi restiamo, e penso che comunque anche chi parte si ricorderà, un giorno, del lavoro in palestra con Ettore. I suoi consigli, i suoi suggerimenti. Noi saremo comunque qui e...».

Resta quasi a braccia aperte Madrigali. Intanto Roberto Brunamonti, il vice presidente, sta rientrando negli States. È stato a Chicago, Roby, non per concludere affari ma per dare un'occhiata in giro. Soprattutto ai giovani. Non va dimenticato, per esempio, che Matjaz Smodis l'ha pescato proprio lui, senza spendere tanto perché lo sloveno era in scadenza di contratto e quindi libero (nessun indennizzo al club di appartenenza). E proprio in questi giorni il vice presidente bianconero relazionerà sugli elementi giudicati interessanti. Fermo restando che lo stesso Marcus Brown, avversario di semifinale con la canotta della Benetton, è giudicato un elemento da non trascurare.

 

MANU GINOBILI, L'EROE DEI DUE MONDI

di Daniele Baiesi - www.telebasket.it - 04/09/2001

 

Eroe dei due mondi? Pare. Fenomeno? Senza dubbio. Almeno così lo vedono i suoi tifosi. Si ricomincia da zero, ora, e tutti i trofei vinti da Emanuel Ginobili contano zero, se non a dare quella fiducia e quella dimensione in più che solo le vittorie sanno dare. Al rientro dall'Argentina, Manu si racconta a Telebasket.com.

Ginobili, ma non corre il rischio di montarsi la testa?

Non nel mio caso, e nemmeno in quello della Virtus in generale. Non ci è mai successo, l'anno scorso. Ho avuto un anno incredibile, sono senza parole, ed il tutto è stato arricchito da una prestigiosa vittoria con la mia nazionale. Per noi è stata la prima volta. Ma questa stagione sarà ancora più dura, abbiamo la squadra competitiva per fare bene.

Si ricomincia da zero, insomma?

Sì, e credo che siamo abbastanza attrezzati per fare bene su tutti i fronti. Sono d'accordo con Messina quando dice che non ci si devono porre obiettivi stupidi; l'anno scorso è irripetibile, ma credo possiamo fare buona figura su tutti i fronti.

Arriverà Becirovic: un ingresso pesante, come l'ha definito il suo coach.

Io non credo sia ingombrante. È un giocatore di talento, punto e basta. Se ben ricordate, l'anno scorso quando sono arrivato c'erano Sconochini e Danilovic. Quando i giocatori sono forti ed intelligenti possono giocare insieme, con tutti.

Ginobili, le capita mai di pensare a 12 mesi fa?

Sì, ed era tutto diverso. Ero venuto qui per farmi un nome e magari raccogliere qualche cosa. Ora abbiamo tutti più pressione addosso, la squadra ed io.

Come vede le antagoniste?

Le vedo rinforzate. Treviso ha fatto un'ottima squadra, Siena si è rinforzata, e la Fortitudo è piena di grandi nomi. E poi ci sono tutte quelle squadre piene di americani un po' da conoscere, per cui è presto esprimere un giudizio. In Eurolega direi le solite, Real, Panathinaikos, Maccabi, Barcellona. Più l'Efes Pilsen.

Ginobili, ci vuole raccontare il ritorno di Hugo Sconochini?.

È stata una grande emozione. L'ho visto felicissimo fin dalle prime amichevoli con la nazionale. Era raggiante. Vedere il suo primo canestro da tre al ritorno è stato incredibile. Penso che gli abbia dato fiducia per la stagione che viene.

GINOBILI, SALUTI E BACI

La Repubblica - 17/07/2002

 

Saluta Ginobili, il primo violino di un biennio magico per la Virtus. Ieri mattina al Crb Manu ha ringraziato la Bologna bianconera: e i tifosi l'hanno caldamente ricambiato. Giocate spettacolari come le sue non le ha regalate nessuno, e siccome sono arrivate grandi vittorie, è stato giusto paragonarlo, come ha fatto Lombardi, lì presente con Tanjevic, a nome della Virtus, ad altri grandi stranieri. Tre nomi da brivido, come «Cosic, Richardson e Danilovic». Lui, Gino, allo stesso piano.

Se ne andrà ora ai San Antonio Spurs, con un contratto biennale da tre milioni di dollari: fra due anni, se sfonderà, potrà rinegoziarlo con qualsiasi altro club, a cifre molto più alte. Ginobili andrà, con buoni margini da sfruttare, in una squadra di alto livello, forse non di primissima fascia, ma pur sempre con l'Mvp della lega, Tim Duncan. L'attico, in definitiva, ma Bologna non è stata solo l'ascensore.

«La Virtus e i suoi tifosi – attacca Manu - mi hanno dato tantissimo in poco tempo. Sono stati, sotto ogni profilo, due anni molto migliori di quanto potessi immaginare. Anzi, oltre i miei sogni. Per questo i miei ringraziamenti più sentiti debbono andare alla squadra, al coach, al presidente, a tutta la gente che mi è stata vicina e anche al mio sponsor. Il momento più bello? Quattro trofei in due stagioni sono roba grossa. Però l'Eurolega vinta nella passata stagione rappresenta per me il traguardo più importante, rafforzato anche dalla premiazione come Mvp. Un trionfo».

Qui Ginobili è diventato un padrone, con gli Spurs non sarà così. «Se non ci fosse un posto come la Nba, per la quale ho spasimato fin da bambino, sarei rimasto a vita con la Virtus. Negli Usa al massimo ci sono stato sette giorni in vacanza e le incognite sono tante. Le 82 partite in cinque mesi, l'ambiente nuovo, il gioco diverso. Per la prima stagione non ho un obiettivo specifico. Cercherò di adattarmi nel modo migliore e guadagnare più fiducia possibile da parte della squadra e dal coach. Questo lo posso fare. Qualcuno dice che partirò in quintetto base, ma mi sembra molto prematuro. Io cercherò di arrivarci, gli Spurs mi hanno dato grande credito sin da quando mi hanno scelto. È il momento di sdebitarmi».

Un po' come a Bologna, quando non arrivò da prima punta, ma lo diventò. «Non erano quelle le mie aspettative e anche tra i «pro» non avrò certo tante responsabilità. Ma è meglio così, sarò là per imparare e per adattarmi. L'ho già fatto e quando si sale di livello non c'è niente di strano in questo. Il 9 settembre finirò i Mondiali con l'Argentina, dopo qualche giorno sarò nel Texas a cercarmi casa e a familiarizzare, cominciando pure a lavorare, anche se gli allenamenti ufficiali cominceranno ad ottobre».

Sarà possibile un ritorno alla Danilovic? «Volete rivedermi qua? Potrebbe essere fattibile, se tornerò in Europa Bologna sarà senza dubbio la mia prima scelta. Ma mi faccio l'augurio di non rivedervi prima di cinque anni...». E infatti il suo sponsor tecnico, la stessa Nike dell'idolo Jordan e delle superstar degli Spurs, Duncan e Robinson, si è legata a lui per quattro stagioni. E la Virtus, come proseguirà? «Bene, anche senza di me. Lotterà per lo scudetto, con la Benetton, la Fortitudo e le altre. Rigaudeau, Andersen, Smodis, Frosini, Becirovic sono già cinque uomini da scudetto. Il mio erede? Non mi piacciono questi paragoni, ma sarei felice se Becirovic riuscisse a far vedere tutto il suo potenziale. Spero che adesso tocchi a lui».

 

 

GINOBILI: «LE NOSTRE VITTORIE NON LE DIMENTICHERO' MAI»

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 29/11/2005


L’ultima volta lui era in campo, anche se Ettore Messina, giustamente, preferì risparmiarlo perché dietro l’angolo c’era la quinta e decisiva sfida con il Tau Vitoria che valeva un’Eurolega. Quel 6 maggio 2001, quando la Kinder si impose a Verona sulla Muller per 87 a 76, Manu Ginobili si limitò a 19 minuti di utilizzo e 6 punti realizzati (poco per uno come lui). Quel 6 maggio (ultima giornata della regular season 2000/01), prima di domenica scorsa, rappresentava l’ultima volta della Virtus in testa alla classifica del campionato di serie A da sola. Ora che la Virtus è tornata c’è un uomo — Emanuel Ginobili —, dall’altra parte dell’oceano, che festeggia. Perché qua ha lasciato il cuore.

Ginobili, la Virtus è in testa da sola.

L’ho saputo, ho visto. Sono molto contento, davvero.

Se l’aspettava?

Vado controcorrente e dico sì. A molti sembra che sia prematuro un piazzamento del genere, ma io sapevo che prima o poi sarebbe successo. E’ accaduto ora, alla vigilia di un derby. E’ fantastico.

Anche in Texas pensa alla stracittadina?

Pensarci sempre no, ma i derby sono bellissimi e ho dei ricordi incredibili di quelle partite.

I tifosi bianconeri, i suoi tifosi, ricordano il 16 giugno 2001, al PalaDozza, Myers che sta per riaprire la partita e lei che lo stoppa.

Perché, pensate che io mi sia dimenticato quella gara? Magari non ricordo il risultato finale, ma la foto di quella stoppata ce l’ho ancora. E’ un bel ricordo, non solo per quell’azione, ma perché fu una vittoria durissima. Come tutte in quella stagione.

Quell’anno ci fu anche, era il 3 aprile, l’incredibile rimonta in Eurolega.

Vero. Non ho dimenticato nemmeno quella partita. Sembra impossibile, poi noi abbiamo fatto un paio di canestri veloci e cominciato a difendere. E loro, quando hanno visto che ci stavamo avvicinando nel punteggio, non hanno più saputo cosa fare. Fu una grande soddisfazione, quel giorno, uscire dal palazzo e vedere tutti quei volti.

Il derby: Becirovic in Fortitudo e Milic in Virtus, che effetto le fa?

Seguo il campionato italiano perché ci sono tante persone che conosco. Ci sono ragazzi che sono stati miei compagni di squadra e tanti amici. Mi sembra normale quello che è accaduto a Milic e Becirovic. Anche quando c’ero io, in fondo, la situazione non era poi molto diversa. Con me c’erano Frosini e Jaric, che avevano giocato in precedenza con la Fortitudo. Ma non c’era, almeno credo, nessun ex virtussino che giocasse per la Fortitudo.

Il capitano della Virtus è Pelussi, argentino come lei.

Grande Pelussi. Mi sono allenato con lui, in nazionale, qualche volta. Non lo conosco molto bene, ma vedo che tutti ne parlano in modo entusiasta. Quando accadono queste cose significa una cosa sola: che Pelussi è veramente una brava persona. E poi in campo è il classico giocatore che tutti vogliono dalla propria parte, perché ha cuore e perché non si arrende mai.

Un pronostico alla vigilia di questa sfida?

Non lo so, il derby è così strano e così bello. Ma un messaggio lo voglio mandare: un abbraccio a tutti i tifosi virtussini.

WALKING PLUS-MINUS

di Fabio Maugeri – playitusa.com - Aprile 2008

 

La grinta di Manu Ginobili, una delle sue principali qualità, ma non l'unica...

Proviamo un attimo ad esaminare cosa fa di Manu Ginobili uno dei giocatori con il più alto fattore plus minus dell'NBA e quale sia stata la sua evoluzione.

Al suo arrivo nella lega dei professionisti, malgrado avesse vinto già tantissimo in Europa e fosse stato scelto da uno staff notoriamente molto oculato, nessuno pensava che l'argentino avrebbe compiuto la fulminante carriera che tutti conosciamo.

Per quanto mi riguarda, lo ritengo l'MVP degli ultimi due titoli degli Spurs, anche a costo di scatenare qualche polemica su questo punto.

Ai suoi inizi, il giocatore si presentava atletico, ma decisamente leggerino per gli standard professionistici americani, con un tiro da fuori non del tutto affidabile e soprattutto non "tarato" sulla distanza dell'arco dei 3 punti nba, con una "pericolosa" tendenza a costruire il gioco offensivo da solo e al di là del complesso book tecnico del suo coach, fosse anche solo per passare la palla, o, al contrario, con una certa voglia di strafare in penetrazione con iniziative che parevano addirittura impossibili da portare a termine.

La conseguenza, come per molti team professionisti, era che il suo apporto veniva centellinato nel minutaggio e ridotto notevolmente nelle fasi "calde" del gioco. A questo si aggiungeva il non facile ambientamento del ragazzo, piuttosto maltrattato dagli avversari afroamericani, e, in una prima fase, anche troppo lontano dai suoi affetti più cari (l'eterna fidanzata in primis).

Infine, la difesa del giocatore, specialmente se paragonata a quella di "mostri sacri" come Bowen e Duncan, non poteva dirsi di certo altrettanto efficace. Per un coach come Popovich, questo fattore è addirittura determinante per mettere in campo un suo giocatore: basti pensare al fatto che spesso ha tenuto in campo contemporaneamente giocatori come Horry e Bowen, non particolarmente prolifici di punti, pur di costruire una barriera impenetrabile a difesa del proprio canestro, facendo di Duncan quasi l'unica opzione di attacco.

Partendo da queste premesse, con la volontà che lo contraddistingue, l'argentino ha iniziato a migliorare il suo gioco difensivo, in un primo tempo puntando sulla propria nevrile reattività, divenendo uno dei primi della squadra alla voce "palle recuperate", e in seguito migliorando il lavoro di piedi ed il senso della posizione, con un enorme aumento degli sfondamenti subiti.

Si dice di lui che esageri quando subisce uno sfondamento, per convincere gli arbitri a fischiare a suo favore: se è vero, lo sa fare molto bene.

In attacco, la sua evoluzione è stata più lenta. Il giocatore risentiva di una impostazione di tipo "latino" decisamente difficile da imbrigliare nei complessi meccanismi offensivi, peraltro molto "europei", di coach Popovich.

Questa evoluzione è passata attraverso varie fasi. Per prima cosa il ragazzo ha dovuto imparare a contenere la sua esuberanza atletica e le sue iniziative individuali, che in passato gli procuravano molti TO quando non andavano a buon fine.

Quanto al tiro, la sua crescita è stata graduale, ma costante. Avendo un range di affidabilità entro i 3 - 4 metri e una straordinaria capacità di spostarsi in aria mentre tira, il giocatore ha iniziato a lavorare su questi fondamentali e sulla alternanza tra tiro e penetrazione, costruendo il suo bagaglio offensivo migliore.

Quanto ai passaggi, certe sue "idee", come saltare un passaggio per spiazzare gli avversari, sono state faticosamente limate costringendolo a riflettere di più. Ci sono stati anche periodi passati in cui Popovich lo ha schierato da secondo play, responsabilizzandolo sulla costruzione del gioco e letteralmente "obbligandolo" a riflettere di più. Contemporaneamente, numerose rimesse sono state costruite con lui come smistatore del pallone decisivo.

Col tempo, però, accanto a questo modellamento del giocatore sugli standard di gioco dei texani, si è verificato anche un adattamento della squadra al gioco di Manu e anche a quello del suo compagno Parker.

Nel passato, infatti, la squadra soffriva spesso di un gioco offensivo asfittico ed improduttivo, basato quasi esclusivamente su Duncan e su una circolazione di palla molto perimetrale, con poco uso anche del pick and roll.

Due "incursori" nelle aree offensive come Parker e Ginobili sono stati un toccasana, così come lo è stata la "follia" (l'imprevedibilità) dell'argentino nelle sue scelte offensive. Quando il pivot era troppo marcato o fuori fuoco, solo i due piccoli sono riusciti in molti casi a tirare avanti la baracca, facilitando il loro uomo di punta e finalizzatore, Duncan appunto, che resta l'uomo franchigia.

Ma c'è di più. La capacità di scaricare la palla dell'argentino ha spesso sopperito alle carenze di costruzione di opportunità offensive per il lungo degli spurs. In questo costrutto si è poi inserito Finley, al quale lo staff tecnico ha subito chiesto di rispolverare le sue capacità di tiratore perimetrale, specialmente nei momenti in cui Bowen non riusciva a dare il suo consueto apporto dagli angoli, cosa che l'ex Maverick ha fatto nel migliore dei modi lo scorso anno, contribuendo non poco alla conquista del titolo.

Nella stagione in corso, poi, Manu ci ha regalato un altro decisivo miglioramento, divenendo un tiratore affidabile e preciso dall'arco dei 3 punti (immagino con chissà quanto lavoro extra...), ma soprattutto più convinto di poter contare anche su questo fondamentale di gioco, al punto che il suo coach lo ha premiato con un posto stabile in quintetto a spese proprio di Finley.

C'è poi la questione plus minus...Ciò che una volta si chiamavano "attributi", "grinta", "aggressività", "decisività". Nelle fasi più calde del gioco, Manu è sempre stato coinvolto in azioni vincenti, ma, è importante sottolinearlo, non sempre e soltanto come finalizzatore: può essere la palla rubata, l'assist decisivo, lo sfondamento subito in contropiede o persino il rimbalzo catturato fuori dal proprio "cilindro" di salto.

In tutte queste cose Manu è davvero insuperabile. Non è un leader in assoluto, ma sa prendersi la squadra in mano, come quando, da sesto uomo, giocava come unica soluzione di attacco mentre il quintetto base riposava qualche minuto in panchina. Nondimeno, sa anche "sparire" dall'attacco e "servire" i compagni più caldi, Duncan o il tiratore perimetrale del momento, senza risentirne nel suo ego.

Quanto alla nazionale argentina, è doveroso sottolineare come Manu non si sottragga al suo compito di leader offensivo (e spesso anche difensivo...) fino a regalare alla sua Argentina l'oro olimpico.

Insomma, Ginobili è un uomo squadra come pochi e in questa sua caratteristica ricorda la definizione che Pat Riley diede di Magic Johnson: "Può fare sempre 30 punti, ma lui preferisce far vincere la sua squadra, segnando solo quando serve...".

Ecco perché, con Manu in campo, San Antonio ha molte più probabilità di vincere che senza.

Nella vita, poi, il ragazzo è un anti-divo per eccellenza, sebbene in Argentina sia letteralmente idolatrato, tanto che molti lo hanno paragonato a Maradona (tutt'altro personaggio...!) quanto a popolarità, e molto impegnato in progetti di beneficenza a favore dei bambini poveri del suo paese (e ce ne sono davvero tanti in Argentina).

Infine, lasciatemi un po' di orgoglio nazionale nel ricordare che il ragazzo ha sempre tributato al coach Ettore Messina grandissimi meriti nell'avergli insegnato la "dimensione totale" del gioco del basket: c'è anche un po' di Italia nel plus minus di Manu Ginobili....

MANU GINOBILI, LA MANO DE DIOS

di Marco Bogoni - VMagazine - Dicembre 2012

 

Siamo sicuri che Diego Armando Maradona ci perdonerà se utilizziamo la sua celebre frase, detta ai Mondiali di calcio del 1986, per celebrare Emanuel Ginobili, la seconda icona dello sport argentino proprio dietro al celebre Pibe de Oro.

Manu è l'essenza della pallacanestro condita dalla fantasia: tiro, penetrazione, rimbalzo, assist, difesa, elevazione, velocità, intelligenza, visione di gioco, impegno, grinta. Serve altro per essere un campione? Quando a metà settembre è cominciata a circolare la voce di un possibile ritorno dell'argentino sotto le due torri la mente è andata a ripescare le immagini delle gesta e dei canestri impossibili di Ginobili, l'uomo a ui piaceva sfidare la gravità. Al sogno si sono aggiunte le paroel: "Se giocherò durante il lockout lo farò solo a Bologna. Non ho rifiutato la propsota della Virtus, darò una risposta ad inizio Ottobre. A Bologna sono stato benissimo e a mia moglie Marianela piace molto l'italia. La possibilità che torni esiste, ho ancora un po' di tempo per decidere. Sarà per pochi mesi, poi a fine lockout tornerò a San Antonio".

Quasi una dichiarazione d'amore, che ricalca gli stessi concetti espressi da Ginobili il 17 luglio 2002 quando, prima dello sbarco in Nba, disse che se fosse tornato in Europa Bologna sarebbe stata la sua prima scelta. Alla fine Manu, dopo qualche tentennamento, ha fatto prevalere la ragione sul cuore e ha deciso di non oltrepassare l'oceano. Il suo fisico, dopo più di dieci stagioni ricche impegni continui tra club e nazionale, reclamava riposo ed inoltre Manu non voleva costringere sua moglie e le sue due vivaci gemella a trasferirsi in un altro paese solo per pochi mesi. Sogno infranto ed ora si potrà solamente ritornare a vederlo evoluire in tv poiché qeulla macchina di illusioni chiamata lockout ha cessato di esistere.

Gonobili ha una carriera da record, è l'unico giocatore della storia della pallacanestro ad aver vino un titolo nazionale, un'Eurolega, la medaglia d'oro olimpica e l'anello di campione Nba. I suoi successi sono stati costruiti con il sudore e l'applicazione in palestra. "El Narigon" (Il nasone) è salito nell'Olimp dei miti gradino dopo gradino con l'umiltà di chi sa che snza sacrificio non si possono raggiugnere grandi risultati. Ha preso per la prima volta in mano un pallone da basket a sei anni per emulare i suoi due fratelli maggiori che giocavano nella Baiense del Norte di cui il padre era presidente. Fa il suo esordio nel basket professionsitico a 18 anni, nell'Andino de La Rioja insieme a Pepe Sanchez, un altro giocatore che scriverà la storia della pallacanestro argentina. L'anno successivo passa all'Estudiantes di Bahia Blanca e nella stagione 1997/98 diviene il capocannoniere con 23,6 punti di media a partita. I suoi progressi gli valgono la chiamata nel Vecchio Continente. "Il mio sogno è sempre stato venire in Europa: seguivo i risultati del campionato spagnolo e di quello italiano attraverso intenet, perché pensavo che qui ci fossero il basket migliore e i club più importanti. Per questo ho preso la cittadinanza italiana. Aspettavo che qualcuno mi chiamasse e per prima è arrivata una squadra spangola. Avrei potuto parlare la stessa lingua, ma avevo dei dubbi e ho rifiutato. Poi, all'improvviso è arrivata Reggio" dice Manu. Gaetano Gebbia, l'allora coach della Viola Reggio Calabria in LegAdue, è stato il più precoce a notare le enormi potenzialità dell'argentino e l'ha fortemente voluto facendogli firmare un triennale.

"El Narigon" non ci impiega molto ad ambientarsi nella nuova realtà, il sistema di gioco di Gebbia lo esalta perché c0è molta libertà e viene sempre cercata la possibilità di giocare in contropiede come faceva in Argentina. Ginobili si concentra anche sul suo fisico aumentando la massa muscolare di 4 kg per potee reggere l'urto contro avversari più grossi di lui. ALl'esordio in Italia firma 32 punti in Coppa Italia ai danni di Livorno. Lui, insieme a Scott e Oliver, costituiscono il terzetto che regala alla Viola la promozione in Serie A. Nella serie finale con Biella Ginobili è il miglior marcatore e nell'ultima decisiva gara realizza 29 punti che sono la ciliegina sulla torata di una stagione positivissima. Si dichiara eleggibile al Draft nba del 1999 e viene scelto al secondo giro col il numero 57 dai San Antonio Spurs (la scelta si rivelerà una delle più grandi "steal of the draft" di ogni epoca), ma decide di rimanere ancora in italia per crescere ulteriormente nel nostro campionato. Nella sua prima partita di Serie A al Pentimele di Reggio Calabria il destino vuole che l'avversario sia la Kinder Bologna di Danilovic e Rigaudeau. A sorpresa vincono i padroni di casa trascinati da un immarcabile Ginobili autore di 23 punti. La Viola si dimostra la matricola terribile, l'arrivo del playmaker argentino Alejandro Montecchia rende la squadra di Gebbia la rivelazione del campionato. La stagione è trionfale con la conquista del quinto posto in classifica e la qualificazione alla Coppa Korac. Ginobili conferma le cifre della stagione precedente: quasi 18 punti di media segnati.

La corsa di Reggio Calabria si interrompe ai quarti di final per mano della Kinder Bologna. Senza Oliver e Montecchia la Viola riesce a portare la Virtus a gara 5. Troppo decimata Reggio Calabria e troppo più forte Bologna, così l'ultimo atto diventa una mera formalità e si conclude 61-43 a favore della Kinder. Nell'estate del 2000 la Virtus vuole puntare su Andrea Meneghin, ma su di lui c'è anche l'interessamento dell'Emiro Seragnoli che instaura una vera e propria asta. Madrigali non ci sta e si ritira da questo gioco al rialzo e così il futuro del figlio del Dino nazionale si tinge di biancoblù mentre all'Arcoveggio approda Ginobili su indicazione di Giordano Consolini. Immediatamente giungono inevitabili i confronti con Hugo Sconochini, argentino e con un passato a Reggio Calabria, proprio come Manu. Ginobili, però, si smarca subito: "Non mi sento il 'nuovo Sconochini' anche perché in campo abbiamo due modi di giocare abbastanza diversi. Di Hugo, invece, ripeterei il successo che ha ottenuto qui in Italia: giocare presto in Serie A, contro le squadre più grandi, è il mio obiettivo principale". Uno dei motivi che lo ha spinto a venire a Bologna è stata la presenza di Ettore Messina. Ginobili sapeva che attraverso l'attuale vice-allenatore dei Los Angeles Lakers sarebbe potuto migliorare ed infatti sotto le due torri è diventato un giocatore totale capace di essere decisivo su ogni lato del campo. "Io e messina abbiamo fatto passi l'uno verso l'latro, io mi sono un po' calmato e lui mi ha accettata" dice Manu. Se a Reggio Calabria era libero di inventare e di concentrarsi solo sull'attacco, a Bologna ha dovuto imparare a ragionare, a dosarsi e a difendere costantemente. Il prematuro ritiro di Sasha Danilovic gli ha spalancato le porte del quintetto base e Ginobili si è potuto metter in mostra fin dalla sua prima stagione in bianconero. I suoi 16 punti di media (tirando con il 60% da due punti) danno un notevole contributo alla conquista del Grande Slam. Il gaucho prende tutto, Scudetto, Coppa Italia ed Eurolega di cui è l'MVP.

L'anno successivo conquista il quarto trofeo, la Coppa Italia del 2002, ma sarà l'ultimo acuto perché le nubi del crack di Madrigali cominciano ad addensarsi, la fuga di ABbio e la cacciata di Messina con successivo reintegro a furor di popolo sono solo le manifestazioni più evidenti. I problemi extrasportivi minano la stabilità all'interno dello spogliatoio e le conseguenze sul campo non possono che essere nefaste. La Virtus perde la finale di Eurolega (giocata in casa) dopo essere stata avanti di 14 punti sul Panathinaikos mentre in campionato viene eliminata dalla Benetton Treviso che poi si laureerà Campione d'Italia. Ginobili saluta Bologna con qualche rimpianto e tanti ricordi bellissimi che porterà con sé in Texas. San Antonio diventa la sua nuova casa.

L'inizio nella lega professionistica americana è in salita, Ginobili salta quasi tutta la preseason a causa di un infortunio alla caviglia rimediato ai Mondiali di Indianapolis del 2002 (l'Argentina arrivò seconda dietro la Jugoslavia). Oltre alle non perfette condizioni fisiche, le difficoltà arrivano anche dal diverso sistema di gioco americano. Manu è decisamente leggerino per gli standard della Nba, con un tiro da fuori non del tutto affidabile, ha una certa voglia di strafare in penetrazione e in difesa non è particolarmente efficace. Nel suo primo a stelle estrisce trova poco spazio anche se si conclude con la conquista dell'anello. La sua vera e propria esplosione arriva nella stagione 2004/05: partendo sempre in quintetto Ginobili realizza 16 punti e 4 assist di media a partita e vince il suo secondo campionato Nba. Attraverso quella voglia di migliorare che lo ha contraddistinto in tutta la sua carriera, il giocatore di Bahia Blanca è diventato uno specialista nei recuperi trasformandosi in elemento difensivo di impatto, mentre per quanto riguarda il tiro, la sua crescita è stata graduale, ma costante. Avendo un range di affidabilità entro i 3-4 metri e una straordinaria capacità di spostarsi in aria mentre tira, il giocatore ha iniziato a lavorare su questi fondamentali e sull'alternanza tra tiro e penetrazione, costruendo il suo bagaglio offensivo migliore.

Il suo terzo anello è arrivato al termine della stagione 2006/07 battendo in finale i Cleveland Cavaliers di LeBron James. Nelle successive tre annate coach Popovich gli ritaglia il ruolo di sesto uomo (nel 2007/08 riceve il premio di "Sixth Man of the Year"), mentre nell'ultima stagione ritorna in quintetto base e, a causa del minutaggio ridotto del veterano TIm Duncan, è la stella indiscussa della squadra. I San Antonio Spurs disputano unìottima regular season arrivando secondi soltanto ai Chicago Bulls di Derrick Rose, ma a sorpresa, nei playoff, vengono eliminati al primo turno dai Memphis Grizzlies con Manu limitato da un infortunio al gomito. Da Bahia Blanca a San Antonio, passando per Reggio Emilia e Bologna, ne ha fatta di strasa "El Narigon", il fenomeno che ha portato alla vittoria ogni squadra in cui ha giocato.