MATTEO BONICIOLLI

La grinta di Jumping Matthew

 

nato a: Trieste

il: 18/04/1962

Stagioni alla Virtus: 2008/09

Statistiche individuali

biografia su wikipedia.it

palmares individuale in Virtus: 1 Eurochallenge

 

LE PRIME PAROLE DI MATTEO BONICIOLLI, NUOVO ALLENATORE VIRTUS

di Valentina Calzoni - www.bolognabasket.it -10/11/2008


 
Matteo Boniciolli, che problemi pensa che abbia questa squadra?

Onestamente è chiaro che, avendo visto la Virtus, la mia idea ce l’ho, ma me la tengo per me e dovrà comunque essere valutata, assieme ai miei collaboratori, a partire dagli allenamenti. Assieme a Tonino Zorzi, persona per me importante, cercherò di capire se queste idee sono corrette, ma tutto deve essere verificato sul campo in un tempo ragionevole dato che non siamo in prestagione, e già domenica affrontiamo una squadra tattica come Rieti. Assieme a Melillo e Fedrigo, oltre a Tonino, capiremo che interventi fare a prescindere dalle carriere precedenti. Non lo dico con retorica, ma quando chiama la Virtus si deve dire di sì, e questo lo deve capire anche chi è qui.

C'è un organico da correggere, o problemi solo mentali?

Io sono fortunato, quest’anno, perché non avevo emergenze e non avevo fretta di allenare, dopo la stagione scorsa e dopo questa collaborazione con Trieste che comunque continuerà. Quindi potevo scegliere, e se questa offerta non mi fosse sembrata adatta non sarei venuto: ma c’è la simpatia con Sabatini, e l’idea che le squadre vadano migliorate in palestra e non con il mercato. Lo pensavo lo scorso anno con Cavaliero, Burlacu, Ortiz e Lisicky che ora stanno facendo bene, figurarsi ora che ho una Virtus il cui secondo quintetto è roba da alta serie A. La gente vuole subito che la squadra giochi bene, per cui la preparazione sarà solo fino alla prima palla a due. Dal primo allenamento metteremo le cose in chiaro, cercheremo di capire dove agire, introdurremo qualche concetto che forse manca, migliorare quelli che l’ottimo Pasquali già aveva portato, ma domenica si gioca e si deve vincere. Io non sono qui per fare poesia, ma solo mettere la squadra nelle condizioni di vincere le partite. Visto che a fine mese iniziano le coppe, il tempo sarà limitato, dovremo viaggiare e pensare subito alle avversarie, per cui in questi venti giorni dovremo sia fare aggiustamenti che vincere le partite. Dove intervenire? La differenza la fanno i giocatori, gli allenatori sono importanti e ovviamente contano. Ma è altrettanto chiaro che la qualità dell’organico è fondamentale. Se devo fare un paragone, quanto fatto ad Avellino è stato enorme: Ortiz gioca al Trotamundos, Burlacu è in Romania, Bryan ha trovato all’ultimo un contratto in Legadue. Gente che non voleva nessuno, insomma: qui invece tutti e 10 sono stati obiettivi cercati e strappati alla concorrenza di tutta Europa. Per questo possiamo fare bene, e sono fiducioso, altrimenti sarei rimasto a casa mia.

Si può arrivare vicino a Siena?

Non si viene in Virtus per salvarsi, e dopo queste ultime due partite di Siena è ovvio che loro hanno 3 anni di vantaggio su tutte le concorrenti. Ma devo anche dire che lo scorso anno Roma nel corso dell’anno ha saputo ridurre il distacco, e credo, altrimenti non sarei venuto, che si possa fare la stessa cosa anche qui. Poi sapete tutti che le partite possono essere vinte o perse anche solo per fortuna, ma quello che conta, come ha detto Sabatini, sono anche le facce: vedere giocatori così importanti e retribuiti che giocano con facce sbagliate è disturbante per tutti. Si deve costruire insieme la squadra, vogare tutti nella stessa direzione: andare all’allenamento volentieri, restare anche fuori a parlare insieme, avere la consapevolezza di fare una cosa bella. Poi il resto viene dopo.

Bologna dopo sei anni dall’altra sponda, era quello che sperava, una rivincita?

E’ qualcosa da libro, pur essendo in imbarazzo sapendo come si sente Pasquali che è stato allontanato. Ma arrivare qui, sull’altra parte, dopo che la mia ex Avellino con l’ex allenatore Virtus l’ha battuta… Per come sono fatto, la vittoria di Coppa Italia ha sciolto nodi, che non vuol dire avere meno voglia di vincere, quanto piuttosto vedere le cose con meno ansia, come forse ho avuto anche troppo nella mia carriera. Questa è una società solida, impianto a livello europeo e città dove vorrei crescessero i miei figli, e ho la consapevolezza di essere pronto.

Le differenze tra Green e Boykins?

Uno lo conosco, l’altro l’ho visto in TV. Visto quanto sta facendo Marques in Eurolega, posso dire che lui è un computer, clamorosamente capace di mettere gli altri in ritmo e quindi far accettare dagli altri anche eventuali forzature. Boykins sembra più effervescente in attacco, con accanto compagni di grandissimo spessore; questo organico deve conoscere le proprie caratteristiche, i propri limiti, e produrre uno spettacolo che lasci la gente contenta. Io sono qui per fare cose buone, ma non ho mai visto, in nessun livello, la gente fischiare dopo aver visto la squadra dare il 110%, a maggior ragione in una piazza dove l’edicolante ne sa più del 70% degli allenatori di serie A. Io vengo da un posto che, prima del restauro, era una caverna ghiacciata, ma i giocatori erano felici: qui c’è roba per cui si deve cominciare ridendo e finire ridendo.

Perché era fermo?

Per mia scelta: ad Avellino ero ascoltato, c’era un rapporto importante con il proprietario e lo sponsor, ma esiste anche la vita, e ora i miei figli potranno nel weekend venire a Bologna, mia moglie anche, e ad Avellino era impossibile. E, dato che si vive una volta sola, io la mia famiglia la voglio qui.

Affronterà Zoran Savic, con cui ebbe qualche screzio.

Ripeto, al di là di alcune incomprensioni che hanno portato a parole brutte, sia io che lui abbiamo fatto percorsi positivi: io ho una famiglia, lui ha appena avuto una figlia, e nel passato io ero un’altra persona, con meno esperienza, che era alla prima panchina importante. Poi, dovessimo vincere sarà una cosa importante, dato che ne ho vinti due su tre e so cosa vuol dire. Lui è il rispettatissimo GM avversario, non ho nessuna vendetta da portare avanti. Piuttosto, ringrazio Sabatini perché mi permette di giocare un nuovo derby.

È una sfida, per lei, allenare qui?

Io ritengo che l’unica annata negativa, pur con buoni risultati, sia stata a Teramo, dove ho cercato di essere quello che non sono per una serie di varie ragioni. Lì ho cercato di essere buono, ma ho il mio carattere, e porto avanti il mio lavoro con serietà e con la contentezza di fare questo mestiere, lavorando serenamente ma con grande intensità, perché stare in questo mondo è una grande gioia. Io ho pensato a chi ha allenato la Virtus: Peterson, D’Amico, Gamba, Messina, e io spero solo di poterla meritare, e magari vedere la mia foto fra un po’ nel corridoio.

Dai suoi tempi, Bologna è cambiata...

Nel mondo tutto cambia: abbiamo un presidente americano di colore, un papa tedesco, e nella vita è normale che ci siano momenti alti e momenti bassi. Al di là di quanto sarà lungo il mio rapporto qui, vorrei che il mio cammino in questa società possa essere ricordato positivamente, e sono in un momento della mia vita in cui credo di poterlo fare. Ho un grandissimo staff, un grande presidente, e per me essere qua è una cosa incredibile.

Ci può descrivere il suo rapporto con Tonino Zorzi?

Lui è una persona straordinaria: in tanti si riempiono la bocca parlando di esperienza, io ho solo avuto il merito di valorizzare un “padre della patria” cestistica, che veniva agli allenamenti con blocchi di appunti presi durante la notte, è stato qualcosa di incredibile per la città di Avellino e spero lo sia anche per Bologna. Stare con questi grandi allenatori, che hanno consentito a noi di essere qua, è importante: sentire le storie del passato ti migliora, e nel mio anno con lui io sono migliorato, come allenatore e come persona. Sono felice di poter ricominciare quella che era stata una grande goduria professionale, in una realtà altra rispetto ad Avellino.

Che obiettivi vi ponete?

Quelli chiedeteli a Sabatini, io non metto le mano avanti, ma penso ad una squadra allestita per competere ai massimi livelli, ed è quello che cercherò di fare. Io so che venire ad allenare a Bologna, dove amo anche solo passeggiare, è qualcosa di fantastico.
 

BONICIOLLI, AVELLINO FERMA IL TESSERAMENTO

di B.G. - www.basketground.it - 13/11/2008


 
Indispettita da alcune dichiarazioni in occasione della sua presentazione alla Virtus, la Air Avellino ha bloccato il tesseramento di Matteo Boniciolli per La Fortezza Bologna, dietro la minaccia di un esposto alla Fiba per la firma di un doppio contratto che costerebbe la squalifica al tecnico.
La società irpina fa riferimento a una scrittura privata, non depositata in Lega, con cui Boniciolli si sarebbe impegnato a prolungare il contratto in Campania fino al 30 giugno 2010.
Nel frattempo a maggio Boniciolli aveva presentato le proprie dimissioni, dimissioni che oggi Avellino dice di non avere mai formalmente accettato, pur avendo salutato il coach triestino con un comunicato dopo la sua decisione.
Con le dimissioni Boniciolli aveva rinunciato a tutte le sue spettanze per il proseguimento del proprio contratto e in effetti il tecnico in questi mesi non è stato pagato dalla Air, che dunque sarebbe a propria volta inadempiente. Attesi nelle prossime ore negoziati tra il coach in prima persona e la società campana per sbloccare la situazione.
 

BONICIOLLI, IL DERBY VISSUTO SU DUE SPONDE
di Walter Fuochi - La Repubblica - 05/12/2008


 
Boniciolli, se vince il derby esulta, o fa come quei bomber che, quando infilano il gol dell'ex, paiono beghine al rosario?

Se vinco, vado a dare la mano al collega, rispetto quel che sta passando e torno a casa contento. Se perdo, faccio le stesse cose, e filo via un po' meno contento.

Conoscevamo un Matteo più elettrico.

Ho confessato d'aver pianto, la sera della Coppitalia con Avellino, quando in un attimo mi passò davanti una vita, tutto il bello e tutto il brutto. Di li si sciolse un nodo. E venne la catarsi.

Pronto per aprire l'edicola in Finlandia, insomma, come disse quella stessa notte. Più credibile questa o preparare in Estonia un derby di Bologna?

Beh, questa l'ho provata, l'altra capiterà. Siamo quassù a Tallinn, in mezzo alla neve, e per due volte, ieri sera e stamane alle cinque, siamo andati all'aeroporto a prendere un aereo che non è partito. Così, per due volte siamo tornati in hotel, o in palestra ad allenarci, anche a piedi portandoci le valigie, senza perdere allegria. A Boykins stamattina ho detto: ehi Earl, ora ci iscrivono alla lega baltica, di qui non ci muoviamo più. Lui, e tutti, perfetti. Un'ora e mezzo di allenamento super.

Brume nordiche a parte, c'è un modo diverso d'accostare il derby, stando sulle due rive opposte?

Non lo so. Né un anno e mezzo di Fortitudo mi dà la presunzione di saper tutto di quel mondo. Men che meno un mese di Virtus. Ogni giorno chiedo lumi a chi ci ha passato una vita, da Terrieri a Consolini alla signora Rosa, per capire cosa rappresenti questa grande società. Ho un cruccio, anzi: quello di essere stato colpevolmente indeciso, o timido, la sera dell'Ostenda, non andando a stringere la mano all'avvocato Porelli. Lo farò.

Come lo vive, il derby, adesso?

Come un grande evento di sport, da affrontare col giusto atteggiamento. Ho appena letto belle parole di Roberto Roversi, incantato da quella nitidezza da poeta. Viviamo giorni, scrive, vorticosi, pericolosamente incerti, sempre in bilico. Ecco, non mi pare il caso di aggiungere altri vortici o incertezze per lo sport, che è festa, entusiasmo, competizione. A chi parla di tensione, dramma, tragedia, per il derby, spedirei un sincerissimo vaffanculo.

Sempre stato così?

Macché, c'erano sabati in cui stavo male, fisicamente. Ma sono finiti. L'ho detto: vincere la coppa con Avellino, che sarebbe come lo scudetto del calcio con la Reggina, m'ha fatto varcare una soglia. Spero mi si capisca, non è arroganza, ma non ho più bisogno di affermarmi, le risposte che in questo mestiere cercavo dentro di me le ho avute tutte. Oggi lavoro con amore per il basket, e col piacere d'aver accanto persone fantastiche, da Sabatini, alla società, al mio staff. L'unico incasso che chiedo a ogni partita è che la squadra abbia dato il 101%. Che vinca o perda, vien dopo.

Sfogliamo i ricordi. Derby fatti tre. Vinti due. Perso uno. Il primo fu quello del pareggio.

Già, cosi disse Messina, e aveva ragione. Analizzava tecnicamente, constatava, non provocava. Ma io, allora, avevo battuto il migliore, all'ultimo secondo, e il testosterone e l'adrenalina mi colavano dalle orecchie. Pareggio un c..., strillai, questa è roba mia. A Roma, o l'altra sera a Tartu, l'avrei detto io, avessi perso: oggi abbiamo pareggiato.

Al ritorno, piovve un -31. E il tocco di perfidia: oggi, chiosò Ettore, non mi pare sia stato un pareggio.

Che schiaffoni. Avevo mezza squadra fuori, provai con lo slogan di Borrelli («resistere resistere resistere») e la zonaccia bulgara, ma lui se l'aspettava e aveva preparato tutto. Pronti via, le prime 5 triple dentro, liberate da giochi perfetti. Di lì, la slavina. Ma di quel derby serbo pure un bel ricordo.

Oddio.

Premessa. Io non posso dirmi amico di Messina, ci sentiamo poco, anche se, alla firma con la Virtus, il primo a chiamarmi è stato lui. C'è rispetto, però, e forse nacque da quei teatrini d'allora. Quando fui sotto di trenta, in quel derbv, la curva virtussina alzò uno striscione. Carte da gioco, la mia faccia sotto il berretto da jolly, e buffone me lo cantarono a voce. Ettore s'alzò e li fece smettere. Apprezzai molto.

Derby numero 3. Vittoria su Tanjevic e cacciata notturna, ai tortellini («pasta con carne») in Braseria. Celebre, direi proverbiale. Ancora dolorosa o rimossa?

Rimossa, pure quella. I 46 anni d'adesso non sono i 39 d'allora. Poi, anche contestualizzare i fatti aiuta a capire. All'epoca, conoscevo solo passi avanti: promozione dall'A2 e play-off di A1 nei due anni di Udine, prima stagione qui e finale scudetto, quell'esonero fu la prima botta dura. Tra l'altro, in estate, ebbi un colloquio con Seragnoli che m'avvertì della possibilità di vendere la Fortitudo: se il nuovo padrone non m'avesse gradito, ero a piedi. Lo ringraziai, scelsi di restare, perché a Bologna sono affezionato, è il più bel posto al mondo per il basket e vorrei pure che i miei figli crescessero qui. Accettai il rischio e dopo ci restai male, ed ebbi problemi di relazione con determinate persone. Oggi, maturato da questo e altri eventi, so che quell'episodio fa parte della crescita. Diffido del tappeto rosso e dell'iscrizione diretta al comitato centrale del partito, mi sento piuttosto uno che si sbatte e affetta la mortadella al festival dell'Unità. Si sgobba, si suda, e si sorride. Come quassù a Tallinn. Torneremo non stanchi, ma felici, di tuffarci in un derby fantastico. Non credo che la vita ci riservi più di 3-4 bicchieri pieni. Quando gira il mezzo, occorre vederlo mezzo pieno. Sempre.

Al derby, la Virtus va da favorita. Disturba?

No, perché ai miei l'ho detto dal primo giorno. Se pensate di vincere una partita perché siete favoriti, o bravi e ricchi, o delle gran belle fighe, non andremo da nessuna parte. Qui ci son poche regole: si fatica, ci si passa la palla, si difende e si sorride. A far male le cose di pallacanestro, si va in panchina. A non sorridere, si va fuori dai coglioni.

 

LA RIVOLUZIONE DI BONICIOLLI "STRAVOLGO PER NON CAMBIARE"

di Stefano Brienza - Il Bologna - 18/12/2008

 
Ritrovata la lucidità di squadra dopo le 29 perse e la sconfitta di Caserta, Boniciolli torna a parlare della sua Virtus, una scultura che ha preso una forma definitiva e solida dopo il suo arrivo, con qualche piccolo cambiamento di quelli che fa la differenza. E così, con Ford da 4, Boykins spesso da 2 e tanti minuti a Chiacig, la Vu Nera dopo la sua prima sconfitta della nuova gestione ritrova la propria stabilità in quel di Ostenda garantendosi la seconda fase di Eurochallenge.

Nelle due partite rimanenti di gennaio si potrebbero provare cose e risparmiare i big, ma l'allenatore triestino non ci pensa neanche.

In Virtus tutte le partite vanno affrontate con serietà, e noi vogliamo onorare la competizione sapendo di essere arbitri dei destini altrui. Per ora sta andando tutto bene, con la qualificazione ottenuta in anticipo su un campo difficile.

Grande protagonista in Belgio è stato Jamie Arnold, che con Pasquali aveva avuto difficoltà ed ora sta ritrovando sé stesso dopo l'infortunio, giocando anche da centro.

Non ho fatto altro che cambiare tutto senza cambiare niente: ho dato nuovi compiti e nuove collocazioni, ma ho solo rimescolato carte che erano già sul tavolo. Forse prima c'era qualcosa che non andava anche nei rapporti umani, ma ora con pazienza ed impegno da parte dello staff è migliorato tutto.

Arnold ha giocato di fianco a Ford che ha fatto il "4", una novità che sembra funzionare.

Jamie ci ha dato punti e rimbalzi, Sharrod sta andando bene al tiro e ieri ha messo pure una tripla: mi convincono in questi nuovi ruoli, e quest'estate Ford diventerà un 3 da NBA. Nel frattempo, farò tornare Giovannoni ad un ruolo nel quale ha già giocato, cioè ala piccola.

Proprio il brasiliano ultimamente è parso un po' in ombra, sbagliando spesso anche i suoi tiri preferiti.

Sta giocando minuti di qualità dei quali abbiamo bisogno, e in un basket sempre più fisico, con la sua stazza può essere molto utile da 3. Il capitano è e rimane uno dei nostri pilastri.

Alla Futurshow Station si prepara la partita di Natale con Ferrara, con uno spettacolo nello spettacolo: all'intervallo ci sarà un estratto del Gobbo di Notre Dame, e la pausa fra i due tempi durerà mezz'ora. Una situazione totalmente nuova, che potrebbe essere destabilizzante per i giocatori.

Faremo la storia con una partita nel giorno di Natale. Ormai, come insegna Boykins, questo sport è votato all'intrattenimento, e noi stiamo andando in questa direzione. Per quanto riguarda l'intervallo lungo, infondo la cosa vale per entrambe le squadre. E noi sotto le feste non riposeremo mai, perché il 4 gennaio c'è Siena ed inizieremo a prepararla dal 30, dopo l'amichevole contro Lubiana a Trieste.

Domenica però c'è Teramo, la grande sorpresa del campionato.

È una realtà ormai, hanno solo 2 punti in meno di noi e il miglior italiano del momento (Poeta., ndr). La storia non basterà per uscire vincenti: dovremo impegnarci al massimo, è uno scontro al vertice e non dobbiamo assolutamente pensare che sarà una partita scontata.

Boniciolli fa il segno di ok a Boykins, ma sarà un rapporto travagliato tra i due

 

TREVISO - VIRTUS: PAGELLE, STATISTICHE, INTERVISTE

di Bruno Trebbi e Enrico Faggiano - bolognabasket.it - 17/01/2009

 
VERBA MANENT
Bonicioll: Come ho appena detto ai giocatori io credo che questo sia un mestiere difficile, duro, dove più sei pagato più rischi di diventare antipatico, se non confermi a ogni partita di meritare i soldi che prendi. Il passato e il salario non contano niente. La prima cosa che conta quando si scende in campo è mostrare un atteggiamento adeguato e rispettoso. Sono amareggiato perché la partita era importantissima; si poteva vincere o perdere, la Benetton era imbattuta in casa e abbiamo visto perché. Ma bisognava essere presenti con la testa sul campo. L'indice più chiaro di questo è la percentuale ai liberi, semplicemente sconcertante. Questa squadra questa settimana ha rispettato l'impegno di Samara, poi si è allenata bene giovedì e ieri, poi è venuta qui a fare questa figura; nel primo quarto ci hanno tolto quattro volte la palla dalle mani. Che tu giochi nel Roccacannuccia o nella Virtus, è quello che hai dentro che conta in campo. E stasera è un bel passo indietro. Poi di definitivo c’è soltanto la morte, per cui ripartiamo da qua senza pensare che la stagione sia finita, ma è altrettanto chiaro che le valutazioni che dovremo fare tutti insieme, pur nel gruppone delle seconde, serviranno a capire quale sia la nostra struttura e quali devono essere le nostre scelte dopo un girone d’andata dove tante cose sono state cambiate, a partire dalla panchina.

Si continua, si ricomincia martedì dato che allenamenti punitivi non ci permettono di vincere questa partita, poi ripartiamo con un tour de force: Biella, Istanbul, poi una Coppa Italia che io ho vinto da quinto, a prova che la griglia non conta. Sperando che i giocatori riflettano sul loro atteggiamento, che nel complesso è stato negativo e poco comprensibile. Questa è una squadra che io, quando sono stato chiamato, ho accettato per quella che è, e che penso sia una buona squadra. Questa partita ha avuto un andamento simile a quella con Siena: in due appuntamenti importanti, fuori casa, con squadre che in ogni ruolo hanno avversari grossi, ha sofferto. è un problema di match-up, nel senso che sotto canestro Treviso ha gente grossa e veloce, guardie alte, e forse ormai il nostro è un problema strutturale. La fisicità, il peso e l’atletismo sono determinanti a questo livello, e quando vieni aggredito ti viene difficile tutto quanto. Ma non abbiamo corso perché siamo stati in difficoltà a rimbalzo, e perché l’unico giocatore di peso tra i lunghi che abbiamo è Chiacig. Ford è un eccellente ragazzo, ha dato apporto moralmente ineccepibile, ma soffre i contatti, come Arnold e Giovannoni. A livello di tonnellaggio siamo in grave deficit, e se oggi avessimo giocato con Ford da 5 e Giovannoni da 4, oggi avremmo perso di 40. Sono troppo leggeri, così come anche Arnold che fatica con il ginocchio: se a questi si aggiunge un play di 160 cm e 35 chili, ti camminano sulla testa come è successo anche a Siena. Al di là dell’atteggiamento, questo ci mette in difficoltà.

Ora andiamo a Biella, dove Gist gioca da 3, e ad Istanbul, dove Gurovic è un’ala piccola da 207cm: queste sono squadre costruite per l’Europa, e noi per questo andiamo in difficoltà. La nostra consapevolezza è che dobbiamo avere ben altro impatto. Io non chiedo niente, sono felice di allenare la Virtus, e vado avanti quando potevo restare a casa mia. Boykins e Arnold? Si sono allenati meno durante la settimana, essendo rimasti a casa, e sono partiti dalla panchina per questo. Non c’è nessun dramma, se la squadra fosse stata sbagliata ora saremmo in lotta per non retrocedere, invece siamo secondi in classifica: è la prima volta da quando sono qui che la squadra è mancata dal punto di vista mentale, giocando senza la determinazione che servirebbe.

 

 

BONICIOLLI: SIAMO A TERRA

di Corrado Neggia - Corriere dello Sport - 26/01/2009

 
Matteo Boniciolli ha il dente avvelenato. Il tracollo di Biella è indigesto.

Per quanto ci riguarda, dopo aver cambiato due allenatori e due sistemi gestionali, ci ritroviamo al punto di partenza, anzi più indietro. Nei due mesi successivi al mio arrivo, non siamo stati capaci di giocare grandi partite, e dopo la prestazione di Biella sono entrato negli spogliatoi e ho suggerito ai giocatori di guardarsi allo specchio. Sinora si è sempre guardato ai problemi altrove, ma a questo punto non è questione di allenatori o di sistemi.

Tutto sbagliato, tutto da rifare dunque. Boniciolli ribadisce la sua filosofia.

Nello sport il merito vale più del denaro e l'ho già gridato a sufficienza. Lo scorso anno, con gente fantastica, ho vinto una Coppa Italia. Ad Avellino due stipendi di questa Virtus pareggiavano i costi complessivi. Ho profondo rispetto di chi ti paga, di chi ti viene a vedere e di chi investe la sua vita su questo mestiere. Se due sistemi non sono risultati adeguati a cambiare le cose, e i giocatori sono sempre rimasti quelli, è giunta l'ora forse tardiva di correggere il tiro. Al di là di tutti i limiti strutturali che possiamo avere, quando si gioca con entusiasmo ed energia si possono mascherare i problemi, anche vincendo di pochi punti. Forse questa è una squadra che non può ammazzare le partite, ma almeno giochiamole fino in fondo. Dall'ultima sconfitta prendiamo l'esempio di Biella, che ha profuso energia ed entusiasmo.

Eppure La Fortezza era partita nel modo migliore. Pronti, via e 1-12.

Finché tutte le cose vanno bene ok, ma è impensabile che al primo imprevisto tutto vada in tilt. Ho visto un gruppo senza energia, così non va bene. Adesso bisogna cambiare registro. è inutile negare l'evidenza, ci sono state situazioni extra cestistiche che hanno minato le fondamenta a dispetto di collocazioni e ruoli. Poi è mancato anche il rispetto verso le persone. Certo, è possibilissimo ipotizzare che domani possa arrivare un terzo allenatore, pensare che adesso la colpa è mia; è possibile anche cambiare un'altra volta le divise, e poi un'altra ancora. Sinora abbiamo dato peso anche alle divise, ma adesso è giunto il momento di dire basta. Ai giocatori ho detto di guardarsi allo specchio, sulla situazione attuale ne parlerò con il proprietario. Io ho le mie idee, chiarissime. Quando ne parleremo? Il proprietario ha la buona abitudine di non commentare a caldo dopo le partite, fisseremo un appuntamento domani o nei prossimi giorni.

Stimolato sui provvedimenti che vorrebbe fossero adottati, coach Boniciolli non si scompone. Nessun nome, ma la stilettata sembra indirizzata a Earl Boykins.

In una gestione come la nostra bisogna ragionare e soffermarsi a dovere sulle voci costi e ricavi. Un investimento deve rendere, sono molto rispettoso del denaro, soprattutto di quello altrui.

Boniciolli spende anche parole d'incoraggiamento per il "figliol prodigo" Brett Blizzard.

Ha avuto un buon atteggiamento, che poteva anche avere nei due mesi in cui non c'era per sua scelta. Peccato perché si è girato la caviglia, d'altronde non giocava con agonismo da due mesi e mezzo.

Infine il tecnico della Virtus ha ancora parole di elogio per l'Angelico.

A Biella abbiamo ricevuto una bella lezione. Di fronte ci siamo trovati una squadra moderna, e quando dico moderna non intendo futuristica, con gente grande, grossa ed atletica. Biella è una squadra affamata. Quando sono diventato allenatore dell'anno la mia squadra aveva proprio queste caratteristiche.

 

MATTEO BONICIOLLI ALLA FUTURSHOW STATION

di Valentina Calzoni - www.bolognabasket.it - 27/04/2009
 

Matteo Boniciolli, finalmente una vittoria per la Virtus.

A me fa piacere per tanti motivi, in qualche modo ho contribuito a completare gli sforzi di Claudio Sabatini per riportare la Virtus in alto: questa vittoria ci garantisce la partecipazione all’Eurocup, che è una manifestazione importante e riallaccia il discorso con le vittorie della Virtus, chiudendo il periodo di partecipazione a finali poi perse. Vincere è una bella cosa: a fronte della grande delusione per la vittoria quasi presa con Siena, abbiamo vinto questa e credo che il cammino sia nel segno della positività: Palmiro mi ha mandato un messaggio.

Coppa di palmares, come club e allenatori, risultato non da poco.

Sì, già l’aver realizzato qualche giorno prima che l’unico allenatore della Virtus ad avere vinto in Europa fosse stato Ettore mi ha dato ulteriore spinta di emozione, carica, energia. In Italia ci piace sottovalutare tale coppa, coppetta, ma la realtà è che nomi vincitori sono grandi nomi, Aito, Blatt, Pesic, devo dire che mi fa molto piacere.

L’ultimo possesso di Cholet?

La prima idea era di fare fallo, poi nella concitazione ci siamo accorti che i giocatori difendevano e li abbiamo lasciati fare. Ho sempre pensato però che la decisione di fare fallo non sia necessariamente meccanica: sono cose che dal punto di vista teorico sono ragionevolissime, ma se sull’ultimo possesso sbagli un tiro facile e perdi nel supplementare, poi te la prendi. Io ho sempre cercato di vivere le partite a sensazione, senza decidere prima, e forse questa volta è stata la cosa più giusta da fare. Poi l’intervento di Giovannoni su De Colo poteva essere fischiato: ci siamo lamentati con Siena, ma questo testimonia che sul medio lungo periodo c’è equilibrio tra fatti positivi e fatti negativi.

Boykins era atteso come stella di primissima grandezza, ieri è uscito da giocatore utile e basta.

Ho raccolto in questi giorni due confidenze di Boykins e di Langford. Earl aveva parlato con suo padre, che gli aveva chiesto di non richiamarlo se non avesse vinto. Lui è qui per vincere, ci teneva, dato che in NBA ha partecipato molto ma non ha vinto nulla, per questo la vittoria è importante: Earl ha percepito l’importanza di esserci e di dare un senso alla sua presenza qui, e si è messo a fare il secondo violino anche per una condizione fisica non ottimale. Langford, del cui abbraccio le mie ossa sentono ancora il peso, diceva che ha perso una finale di college con Kansas, segnando diciannove punti poi fui estromesso con un quinto fallo che non c’era. Tutti noi ci portavamo dentro dei ricordi, questa è la mia sesta in dieci anni di carriera, ognuno di noi aveva le proprie storie. L’orribile parziale dell’ultimo quarto si giustifica anche col fatto che al di là degli schemi, c’erano uomini che lottavano contro le ferite del proprio passato.

Giovedì a Teramo si ricomincia, quindi le coppe non sono mai ultimo episodio.

Dico una cosa: la partita di Teramo è fondamentale per il secondo posto, che alla luce di quel che si vede in giro noi ci meritiamo. Alla luce di quello che si vede in giro però, dico anche che non penso sia determinante: non c’è una squadra di cui essere terrorizzati anche con lo svantaggio di fattore campo. Lo dico con rispetto degli altri e con la consapevolezza del nostro valore. L’aver visto Roma – Milano mi ha tolto qualche ansia.

A questo punto, il salto di qualità è quello di resettare la mente dopo periodi particolari, come lo sono stati quelli che hanno portato alle sconfitte con Rieti e Ferrara.

Sono d’accordo, in questo senso la non sicura presenza di Boykins potrebbe dare ai compagni la scossa che ci serve. Uno choc positivo, diciamo così; in più credo di vedere se in qualche modo la vittoria di una Coppa ci darà ulteriore consapevolezza nei propri mezzi o ci toglierà la tensione che si è sempre fatta sentire nei momenti positivi. Ho fiducia in questi giocatori, ci sono energie: a 2/3 finalisti in Coppa, vittoriosi in Eurochallenge, secondi in classifica. Fin qui abbiamo fatto una buona stagione, poi avendo visto Milano e Roma ieri non sono angosciato del fattore campo: la spinta del pubblico della FSS non è però paragonabile.

Confronto con Siena?

Non mi sono montato la testa, in questo momento siamo la più credibile alternativa a Siena. In questi giorni si leggeva la grande striscia di Milano, poi però è andata a Roma e ne ha presi venti. Venuti da noi, noi tornavamo da Istanbul e loro giocato in casa: loro stanchi, noi no. Ora venivano da una striscia di otto partite vinte consecutive, e questo ti autorizza a andare a Roma e giocare una partita: poi, quando ha trovato una avversaria di pari livello, è finita di venti. Allora, se facciamo il conto di una classifica avulsa dalle quale non toglierei Teramo, che è convinta di arrivare fino in fondo, in una gara a quattro tra Siena, Milano, Roma e noi, secondo me non si discute chi sia l’alternativa, lo dicono i fatti.

Siena ha vantaggio di tre anni rispetto alla concorrenza, cosa che gli avversari non hanno. La Virtus manterrà il nucleo, quanto farà comodo conservarlo?

Rispondo in maniera indiretta, non ha senso dire come andare avanti, ad oggi l’accordo con Sabatini non c’è. Il problema non sono io, è necessaria la continuità. Ferrara sta facendo bene perchè ha continuità, Biella sta facendo bene perchè Bechi allena lì da tre anni: in questo sport assolutamente isterico, come quello italiano, la continuità di per sè è un vantaggio e lo testimoniano non la convinzione mia che restando io qui sarebbe conveniente sia per una che per l’altra parte. Citando realtà diverse, si nota che Valli e Bechi sono lì da tre anni, e a fronte di roster significativi, producono un basket splendido: Collins, Jerebko, sono giocatori formidabili, e la continuità prescinde dai soldi che si investono.

Terry, che ha cambiato il look della squadra, è molto altalenante.

Come molti di questi ragazzi, essere un 25enne americano non è essere un 25enne di Scampia. I 25 di chi ha fatto 4 anni a North Carolina, uno in Grecia, attesa NBA, poi Soresina: lui, ma anche Keith, hanno lottato. La predisposizione ad essere mentalmente pronti, non è facile: capire quanto la continuità in Europa sia fondamentale non è poco, lo stesso Boykins ha faticato. E Earl ha 32 anni, Terry ha 25 anni e un’esperienza limitata, a North Carolina poi vivere l’NCAA è forse irreale. Quel mondo lì è lunare, e da lì si arriva a Soresina o a Bologna, e capisci che se perdi una partita è un disastro. C’è chi lo capisce, chi meno: Rey è giovane nell’animo per affrontare certe partite: la consapevolezza poi che ci saranno tre americani per l’anno prossimo mi fa dispiacere, perchè il suo ruolo di ala forte – ala piccola, sarebbe un bel progetto su cui lavorare, è un ragazzo disponibile. Parlo da coach della Virtus dell’anno prossimo anche se per il momento non lo sono.

Tu messo in bacheca 2 trofei in 2 anni: la differenza tra bravo coach e allenatore vincente?

Oggi, rientrando a Trieste, i miei bimbi mi volevano regalare un portachiavi con papà, ho fatto prendere uno “vecchio e saggio”. In dieci anni ho abbassato di un tono la mia aggressività, poi non ti nascondo che alla sesta finale in dieci anni quando vinci con la Virtus sei più mediaticamente esposto e anche celebrato. Continuo a dire che si tornava a vincere in Europa dopo anni, ma anche vincere con Avellino è stato un momento importante, mi ha tolto rabbie che avevo dentro da anni.

Cosa ti hanno detto i tuoi figli ieri sera?

Erano contenti perché ormai, a 11 e 7 anni, hanno un’età in cui la partecipazione alle vicende delle squadre allenate dal padre è consapevole. Hanno i loro amici a Bologna, hanno vissuto qui, tutto ciò li ha resi orgogliosi nel viaggio verso Bologna.

Hai usato la metafora della corda sotto al ponte: quando De Colo ha tirato, il cappio cominciava a stringersi, da che parte ti sei girato?

Mi è passata tutta la vita davanti in due secondi, e per completare lo scherzo, dico anche che ho sempre ricordato quella cosa che disse Pajetta a Berlinguer: lui si è iscritto direttamente al comitato centrale, mentre io sono orgoglioso di avere fatto le sezioni. Ero a Porto Torres, non me lo dimentico, e non riesco a darmi uno status da comitato centrale, e questo aumenta la gioia quando capita di vincere.

Avete avuto paura di vincere? L’epilogo, stavolta fortunato, toglie scimmia alla squadra dopo rimonta di Siena?

E’ assolutamente così, per quanto molti dei protagonisti avessero alle spalle solo una finale nel modo in cui abbiamo perso. Vivendo di basket tutto il giorno, in una città dove il basket è sport di cui tutti parlano, c’era la consapevolezza di non poter sbagliare. L’aver sbagliato due tiri facili di Boykins ha consentito un paio di contropiedi loro, ci ha riportato al dramma quando eravamo vicini all’happy ending, e questo è stato un rischio troppo grande. Ma esiste un equilibrio tra quel che ti è tolto e ti è dato, e credo che stavolta qualcosa ci sia stato dato, l’intervento di De Colo era ai limiti.

Ora cosa manca?

Molta fiducia che questa vittoria sblocchi il retrogusto d’incertezza che potevamo avere. Per essere una squadra completa, continua a mancarci un’alternativa al gioco perimetrale e a quello in velocità, e lo dico con rispetto per Ford. Un centrone che dia alternativa a quello che ci dà Chiacig in questo momento forse ci manca, poter dare palla a chi attiri tutta la difesa, forse manca. Ho detto a Sabatini che non volevo interventi quando sono arrivati, e dico che mi sembra giusto andare avanti così, poi faremo le nostre valutazioni al termine della stagione.

Cosa ti hanno detto i ragazzi?

Credo che ci sia da parte di tutti la consapevolezza di essere ancora nel corso dei lavori. Penso di avere instillato nelle menti dei giocatori la voglia di giocare contro Siena, per affermare la loro superiorità diretta. Una squadra diventa importante quando vince, e l’abbiamo fatto, quando gioca un buon basket, e spesso lo abbiamo fatto, e quando vince in trasferta. Dopo le prossime tre partite, saremo dove ci meritiamo di essere, va bene così.

L’arrivo dei playoff, già ora mezzi spareggi, innalzeranno il livello della squadra, e spingerà i tuoi ad adeguarsi al livello degli avversari?

Questo è un motivo che mi dà fiducia. Noi tutte le partite importanti le abbiamo giocate sempre molto bene: a parità di punti con Milano e con Roma, stante che noi abbiamo una giornata in più da giocare, se devo scegliere che tipo di pareggio devo avere – se essere 1-1 con Rieti e Ferrara o essere 2-0 con Roma e Milano – preferisco avere vinto le partite contro di loro ed avere magari perso qualche cosa per strada contro chi ai playoff non ci sarà.

 

 

NIENTE DI FATTO PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO

di Claudio Limardi - Corriere dello Sport/Stadio - 28/04/2009

 

E adesso il tormentone rischia di diventare il rinnovo del contratto di Matteo Boniciolli. L'incontro dei giorni scorsi tra il suo agente serbo, Misko Raznatovic, e Sabatini non ha prodotto nulla. «Per ora l'accordo non c'è, io penso come se dovessi restare alla Virtus anche l'anno prossimo ma per ora stando ai fatti non posso essere certo di esserci ancora», ammette. Il coach triestino va oltre. «Non voglio dire che la Virtus farebbe bene a confermarmi perché sarebbe presuntuoso - elabora - ma la realtà è che il problema non sono né io né i soldi che la società può spendere per fare la squadra. Il problema è la continuità. Siena vince perché ha continuità di lavoro e così in piccolo Ferrara e la stessa Biella che da tre anni ha lo stesso allenatore, Luca Bechi. Questo è uno sport isterico: se nell'arco di 22 partite ne vinci 20 tutti parlano delle due che hai perso. La continuità è un bene prezioso, ti da solidità, certezze. Biella e Ferrara domenica sera hanno offerto uno spettacolo di alto livello, con giocatori spettacolari come Andre Collins e Jonas Jerebko. Ma possono farlo perché hanno capito che la continuità paga a prescindere. Questo vale per tutti, non solo per la Virtus e per me ovviamente». La situazione è questa: Boniciolli è arrivato a novembre con un contratto basso, pronto a mettersi in discussione e con le spalle coperte dall'accordo-paracadute che aveva con la squadra della sua città, Trieste, per fare da superconsulente. Ora vuole rimanere ma vuole anche un contratto economicamente da allenatore di prima fascia, almeno in Italia. Si tratta di trovare la cifra giusta che accontenti Boniciolli e possa conciliarsi con le idee di Claudio Sabatini che oggi non sa quale budget avrà a disposizione per la prossima stagione e se farà o meno l'Eurolega (ed eventualmente con licenza annuale o permanente? Cambia moltissimo a livello di programmazione). Quindi il patron dovrà giocare su diversi tavoli e bilanciare gli sforzi.

 

SABATINI: «BONICIOLLI? OGGI LO LICENZIEREI»

La Gazzetta dello Sport - 29/04/2009

 

«Se non conoscessi il carattere impulsivo di Boniciolli, dopo quello che ha dichiarato, lo licenzierei»: è il commento di Claudio Sabatini a quanto ha detto il coach sul suo futuro alla Virtus («ad oggi, l'accordo con Sabatini non c'è»).

 

COUNTDOWN #9

www.basketnet.it - 04/05/2009

 

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ZERO - A Matteo Boniciolli (allenatore della Virtus La Fortezza Bologna), in cerca di rivincite dopo l'intervista rilasciata lo scorso giovedì alla Gazzetta dello Sport. Anche in quest'occasione è riuscito nell'impresa, complessa, di non parlare mai dell'avversario, soprattutto di fronte a sconfitte nette e brucianti come quella in casa contro Teramo, che si aggiunge a quelle rovinose di Caserta (-10), Siena (-26), Rieti (-25) e Treviso (-16). Difficoltà ad affrontare questioni tecniche evidenziate persino dopo la faticata vittoria contro il modesto Cholet in EuroChallenge, trasformando nel contempo le due sconfitte con Siena (Coppa Italia e campionato) in due successi. Boniciolli parla, in una stagione ancora tutta da decidere, un po' prematuramente di rinnovi ed aumenti contrattuali, una richiesta davvero sorprendente se si pensa che la Virtus che quest'anno tra l'altro ha concesso all'allenatore giuliano di poter continuare la sua, remuneratissima, collaborazione anche con il basket triestino. Una situazione ambigua quella con La Fortezza che non può non far ricordare che Boniciolli non riesce ad essere in armonia con la stessa proprietà per due stagioni di fila da oltre 15 anni, un dato che dovrebbe far riflettere.

Biniciolli arringa i ragazzi (foto tratta da www.virtus.it)

 

LA FORTEZZA - BENETTON: PAGELLE STATISTICHE E INTERVISTE

di Bruno Trebbi - bolognabasket.it - 10/05/2009
 

Le parole di Matteo Boniciolli - È il momento più difficile della stagione, cinque sconfitte in fila per una squadra che è stata seconda tutto l'anno è difficilmente accettabile, come è difficilmente accettabile perdere in questo modo una partita del genere. Avevamo chiesto di fare fallo, e invece è stato fatto fallo sul tiro. E il pareggio di Bulleri psicologicamente è stata una mazzata. Poi abbiamo tirato malissimo ai liberi, sprecando tante buone azioni costruite. Davvero una grande mancanza di lucidità. Giochiamo venerdì con Treviso dopo un giorno per smaltire la delusione, poi lavoreremo duro per cercare di andare in semifinale. Ho fatto il mio lavoro onestamente, non devo giustificarmi con nessuno. In ogni caso sono andato a vedermi due vittorie storiche del nostro basket europeo, vittorie che hanno aperto un ciclo, e le loro conseguenze. Dopo la vittoria in coppa delle coppe della Virtus di Messina la Virtus fu eliminata nei quarti da Caserta. Quando Siena vinse la Saporta, suo primo trofeo, fu eliminata anch'essa nei quarti. Devo capire come mai dopo una grande vittoria ci sia un momento di vuoto. È successo e succede, ad allenatori più bravi di me. Però dopo la delusione immediata sono sorti dei cicli. Il nostro sforzo è quello di cercare di invertire questa tendenza.

 

 

ANIMO, RAGAZZI ECCO L'HAPPY HOUR E CI TIREREMO SU'

di Stefano Valenti - La Repubblica - 12/05/2009

 

Beviamoci sopra, su questa Virtus che dal 5 aprile non vince in campionato. Torna l'happy hour («invito pure la Fortitudo, paghiamo noi»), oggi alle 19 al Cafè Le Palais in via de' Musei, per aperitivo e sushi «in compagnia della squadra e di chi ama le Vu Nere». «C'è un'aria che non mi piace e che non capisco - spiega alla radio Sabatini -. Mi guardo attorno e vedo il Bologna all'ultima spiaggia e la Fortitudo che si gioca la salvezza, noi abbiamo battuto cinque volte Roma e Milano, poi giocato la finale d'una coppa che non c'è stata assegnata (rivisitazione della "finale che non abbiamo perso" di Boniciolli) e vinto una europea. Più i due derby. Ecco, se c'è uno che dev'esser triste sono io. Se abbiamo buttato via secondo posto e triennale d'Eurolega, valore da solo 3-4 milioni, la ricaduta è su di me». Tutti a bere, allora. «Nel 2007 con Biella pareva finita, l'happy hour cambiò la storia. Ora, c'è scesa la catena dopo la gara con Siena, errori arbitrali ci toglieranno l'Eurolega, complice una squadra che ha concentrazione alterna. Ma la stagione resta fantastica. Milano e Roma, a traguardi, sono dietro. Solo Siena è meglio di noi nel rapporto budget-ricavi». Però l'avvio della campagna abbonamenti è fiacco, la squadra è in flessione. «M'hanno offerto giocatori importanti, pure Nesterovic per l'anno prossimo. Sul piazzale del PalaSavelli ho detto a Matteo: se vuoi faccio il sacrificio, prendiamo uno. E lui: andiamo avanti così. Quando perde va in depressione, è più faticoso gestire lui che tutti gli altri messi assieme. è naif, parla, poi gli altri proprietari mi telefonano e devo ricucire. Ma è il primo a soffrire per la Virtus. E il suo lavoro è ottimo, non sempre cambiando manico funziona». Potrebbe restare, insomma, pure se lui si vede altrove. «Quella frase poteva evitarla. Si parla di vil denaro, volendo avremmo firmato un mese fa. Quel che chiede può averlo facile da altri club». E Langford? «Gli è dietro l'Europa che conta. Se lo vendo ora, ci piglio tre Usa per l'anno venturo. Ma è un buon ragazzo, non uno di quelli che si batte il petto e l'ora dopo ti molla. Sto provando a tenerlo». Ci fosse l'Eurolega... «Sarebbe meglio finir sesti, più che trovare Siena. Se non avremo il triennale, vorrei la licenza annuale. Sennò l'Eurocup. E ora vivere i playoff con gioia e serenità». Alzando i calici, la Virtus colse la finale e Sabatini liquidò Zare. Boniciolli è più naif che scaramantico. L'aiuterà.

 

 

ORA BONICIOLLI BRACCA SABATINI

di Claudio Limardi - Corriere dello Sport/Stadio - 19/05/2009

 

Sarebbe eccessivo parlare di retromarcia ma dopo i malintesi delle ultime settimane, la sensazione è che Matteo Boniciolli avrebbe tanta voglia di azzerare quanto successo in materia di rinnovo del contratto e verificare con Claudio Sabatini se esistono le condizioni per andare avanti.

ACCORDO - Qui bisogna fare chiarezza: quando venne presentato come sostituto di Renato Pasquali, si disse che Boniciolli aveva già firmato fino al 30 giugno 2010. Quello era l'accordo iniziale, ma dopo la conferenza stampa fu lo stesso allenatore a chiedere che l'accordo fosse annuale. Boniciolli voleva mettersi in discussione e mostrare le sue qualità al nuovo club. Cosa che poi è successa. «Avevamo tre obiettivi stagionali e almeno due li abbiamo raggiunti:abbiamo vinto l'Eurochallenge e giocato la finale di Coppa Italia. Se lo scudetto andrà a Siena, come credo, alla fine dell'anno per il secondo anno consecutivo gli unici allenatori ad aver vinto con squadre italiano saranno stati Pianigiani del Montepaschi e il "povero" Boniciolli. L'anno passato ad Avellino e ora a Bologna», dice il coach bianconero.

RINNOVO - In sede di rinnovo il problema è stato essenzialmente economico. Boniciolli ha chiesto un ritocco importante rispetto al salario odierno ma ragionevole rispetto alle cifre di mercato. Sabatini gli ha proposto un contratto superiore a quello che era stato concordato a novembre per il secondo anno. Quindi nei fatti tutti e due hanno validi motivi per ritenersi dalla parte della ragione. Ed è corretto precisare che tutti e due manifestano comprensione per le posizioni della controparte. Detto che si fatica a trovare qualcuno che creda nella permanenza bolognese di Boniciolli, esiste la possibilità di un accordo? Boniciolli teme che Sabatini - noto per il suo iperattivismo, tanto che non è mai stato un giorno senza l'allenatore: via Markovski c'era già Pillastrini, via Pillastrini c'era già Pasquali, via Pasquali c'era già Boniciolli senza pause - abbia già scelto il nuovo coach. Ma non è così: Lino Lardo, potenzialmente il favorito, sta trattando con Caserta, segno che di accordi non ne ha; Giorgio Valli è vincolato a Ferrara e la Carife non sembra intenzionata a mollarlo; Luca Bechi - spinto da Virginio Bernardi che di Boniciolli è stato l'agente fino alla scorsa estate - è libero ma con Sabatini non ha parlato.

MANAGER - Quindi non c'è nero su bianco. è facile immaginare che il nuovo manager virtussino, Massimo Faraoni, possa sentirsi più a proprio agio se riuscisse a portare a Bologna l'attuale assistente di Siena, Luca Banchi, da lui allevato nel settore giovanile e poi in prima squadra a Livorno. Ma anche Banchi è sotto contratto e i rapporti Virtus-Siena sembrerebbero escludere manovre di disturbo. Se Boniciolli eliminasse Treviso e si battesse dignitosamente contro il Montepaschi, chiuderebbe una stagione di spessore e potrebbe sfruttare - accettando però le condizioni di Sabatini - il ricordo dell'esperienza Markovski che suggerirebbe alla Virtus di non rinunciare ad un tecnico vincente.

EUROLEGA - Se invece la stagione finisse male - l'obiettivo principale alla fine era conquistare il diritto triennale di Eurolega e quello sembra legato solo ad un miracolo adesso, sulla scorta di quanto accaduto nelle ultime settimane, il riavvicinamento sarebbe impossibile. Di sicuro Boniciolli non è stato fortunato. Quando è cominciato il braccio di ferro le sue quotazioni erano alle stelle. Qualche dichiarazione avventata dopo, sulla sua testa sono piovute anche troppe sconfitte. Sabatini l'ha protetto e gli ha teso la mano, ma la scuola di pensiero all'Arcoveggio è che allenare la Virtus sia un privilegio che vale più di una manciata di euro.

 

LA FORTEZZA - BENETTON: PAGELLE STATISTICHE E INTERVISTE

di Enrico Faggiano - www.bolognabasket.it - 23/05/2009

 

Boniciolli - Non penso che questa sconfitta possa cambiare tanto. Ma quello che ho detto ai giocatori, vedendoli frustrati e dispiaciuti, era che sarebbe stato meglio esserlo dopo aver giocato 40’ e non 20’. Non possiamo sorprenderci del fatto che loro abbiano cominciato in maniera aggressiva; poi siamo tornati a -5 giocando due quarti, e ripiombati a -20 con il rientro di Boykins. Adesso torniamo a giocare a casa nostra, sperando di avere più giocatori presenti e non ci scomponiamo, dato che non c’è tempo per farlo: in regular season staremmo una settimana a flagellarci, ma i playoff sono così, e prendiamo esempio da come è rinata Treviso.

Boykins? Io dall’esperienza di quest’anno traggo l’idea di essere ormai vicino allo zen; prima di passare al buddismo con tanto di tonaca, fatto 99 facciamo 100. Ringrazio Sabatini di darmi la possibilità di non farlo giocare, ma il mio compito è quello di sfruttare le risorse di questa squadra e di questo gruppo, destino di chi arriva a metà stagione e che non può fare stravolgimenti inutili in questo momento. Io fortifico il mio passaggio verso lo zen. Le scelte difensive di Treviso su di lui? Menarlo, ma non lo dico per lamentarmi, dato che loro hanno fatto bene, perché Boykins va picchiato. Poi non punto il dito solo su di lui, perché se dovessimo pensare al suo cambio, che è una prima scelta NBA, non ci siamo. E non dimentichiamoci l’assenza di Terry. Questa squadra è stata costruita attorno a Boykins: se gioca bene, come ha fatto due giorni fa, tutto a posto. Quando gli muore la nonna, quando ha la visita del bimbo, io devo avere pazienza, nel bene e nel male. Oggi è stato molto negativo, in altre occasioni è stato positivo: quando scegli un giocatore come lui lo sai, non puoi pensare di trasformare Maria Goretti in una ballerina di lap dance, con perizoma e balli sul cubo.

Questa non è però una critica verso chi ha fatto la squadra, dato che se avessi avuto dei dubbi non sarei venuto: con lui abbiamo vinto una Coppa europea, siamo stati vicini a vincere la Coppa Italia, vinceremo gara 4 e torneremo qui per gara 5. Ho fiducia nei giocatori che alleno, il rispetto è immutato, per cui non sto qui a parlare di grinta o di aggressività che avrei voluto diversa: mi sentirei ridicolo a dire ovvietà, ma non lo dico come alibi. Terry? Il problema è la sopportazione del dolore, più che del dolore in sé. Ma anche rispetto a questo, non mi sento di valutare una cosa soggettiva. Potrebbe giocare, sembra Enrico Toti.

 

"ANNO NERO? VINCEREMO SOLO NOI E SIENA..."

di Stefano Valenti - La Repubblica - 29/05/2009

 

Matteo Boniciolli, subito a casa. E nella sua Trieste si faceva festa.

C'erano 4500 persone al palasport per la promozione in A dilettanti, battendo Riva del Garda. Con due ragazzi triestini, 17 enni, decisivi.

Fuga da Bologna, dalla Virtus, da Sabatini.

No. Nell'ultimo colloquio, sereno, Sabatini m'ha ribadito di voler ridimensionare. E per questo di non poter soddisfare le mie richieste. "Tu vali quei soldi, ma io non li ho". Detto pure a Luchi e Giovannoni. Gli resterò grato, m'ha dato la Virtus.

Se permette, la cacciata di Gui ha fatto più male alla gente.

Una scelta mirata, un simbolo, e con un contratto importante. Gui c'è rimasto male. È chiaro che tagliare Koponen non fa notizia.

Colpito il più amato dai tifosi. Alcuni ingrati, certo, ma mica tutti.

Sabatini mi ha parlato di insuccesso sportivo. Discutibile: a fine anno avranno vinto solo Siena e noi. Ma quella faccenda degli abbonamenti l'ha fatto imbufalire.

Vende o no?

Non so. A me ha detto "faccio la squadra coi soldi degli abbonamenti". Quindi un allenatore da 70.000 euro, tre americani da 150, poi i giovani.

Che ne pensa?

Ammiro chi mette soldi nello sport. Senza Sabatini non ci sarebbe stato il confronto Langford-Ginobili. Lui crea sempre scalpore, avrà difetti, come tutti, ma la Virtus l'ha salvata. È stato logico e onesto. "Io non ce la faccio più".

Si sente un uomo libero, ora?

Lo sono perché a 47 anni dico quello che penso. Mi si valuta più per questo, che per quel che faccio. Ma non dico banalità, non offendo nessuno, a volte vado fuori giri. In Italia polemizzare con qualcuno è una condanna eterna, lo so. Ma non cambio.

Il rammarico più grosso?

Quel fallo non fatto da Earl su Bulleri. Mi ha tramortito, mi sono ripreso al 2' del supplementare. Lì è girato tutto.

Si può dire che ha gestito Boykins e allenato Langford?

Vero. Ma è nella logica, uno di 25 anni passato da Soresina, l'altro di 32 di cui 10 in Nba. Mi diceva «sei come Karl, non mi fischiate mai un fallo a favore.

Ha allenato Basile e Fucka, e pure Ortiz e Burlacu: Boykins dove va messo?

Sul piano umano tra i primi cinque. Ma qui ha capito tutto dopo tre ginocchiate nei primi 5'. Poi Bulleri se l'è mangiato.

L'anno prossimo a quale coppa punta, per tener aperta la striscia?

Coppa di Lega con Trieste.

E dove allenerà, se l'Italia è così ingrata?

In Europa apprezzano chi vince una coppa, qui snobbano. Conosco l'Italia, mi rincuoro se trovo simpatia al supermercato, poi però deve arrivare Guardiola per dedicare la Champions a Maldini. Non potendomi paragonare a questi eroi, figuriamoci quel che posso dire io a Sabatini. Qui il passo avanti nella carriera lo fai quando smetti di stupirti.