STAGIONE 1996/97

 

Bucci, Komazec, Magnifico, Binelli, Savic, De Piccoli

Abbio, Galilea, Prelevic, Patavoukas, Morandotti

 

KINDER  BOLOGNA

Serie A1: 3a classificata su 14 squadre (17-26)

Play-off: semifinalista (3-8)

Coppa Italia: VINCENTI (2-2)

Euroleague: eliminata agli ottavi di finale (1-2)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Josè Galilea P 1972 187 SPA dal 05/01/97
5 Arjan Komazec A 1970 200 JUG  
6 Walter Magnifico A/C 1961 209 ITA  
7 Alessandro Abbio G 1971 193 ITA  
8 Branislav Prelevic G/A 1966 196 YUG  
9 Enrico Ravaglia P 1976 193 ITA dal 08/12/96
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA  
12 Zoran Savic A/C 1966 206 YUG  
13 Riccardo Morandotti A 1965 200 ITA fino al 01/12/96
14 Flavio Carera C 1963 206 ITA  
15 Kostas Patavoukas P 1966 192 GRE  
  Tullio De Piccoli C 1964   ITA fino al 19/03/97
  Matteo Bertolazzi       ITA dal 29/09/96 al 02/03/97
Solo amichevoli: Mirko Cupello, Andrea Maiani
Solo allenamenti: Billy Joe Williams
             
  Alberto Bucci All     ITA fino al 07/03/97
  Lino Frattin All     ITA dal 08/03/97

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Roberto Cornacchia e Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

La sentenza Bosman del 15 dicembre 1995 (i calciatori professionisti aventi cittadinanza dell'Unione europeapossono trasferirsi gratuitamente a un altro club alla scadenza del contratto con l'attuale squadra) ha conseguenze anche nel basket: giocatori comunitari liberi di circolare nei paesi dell'Unione.  Nella stagione 1996/97 la Virtus si adegua e risponde all'addio al basket di Brunamonti (dopo 14 stagioni, ricche di successi e di unanimi riconoscimenti, passa al ruolo dirigenziale, senza ancora sapere che, in questa sua prima stagione da non giocatore, vincerà una Coppa Italia da allenatore) e alle partenze di Coldebella (dopo sette stagioni in bianconero, per amore dell'attrice greca Christina Pappa, va all'Aek, sperando di non dovere mai incontrare da avversario l'adorata Virtus e che invece, due anni dopo, si troverà ad affrontare nella gara che assegna il titolo europeo ai bolognesi, apice della storia bianconera, ma punto più alto anche della carriera di Claudio) e Moretti per la Grecia con gli arrivi, oltre che dello "straniero" Savic da affiancare al confermato Komazec, dei comunitari Patavoukas, Galilea, playmaker provenienti rispettivamente da Panathinaikos e Barcellona, finaliste di Eurolega nella stagione precedente, e Prelevic, proveniente dal Paok Salonicco, con referenze di giocatore che alza il suo rendimento nelle gare decisive. Non arrivano, però solo stranieri, dopo essere partito dalla Fortitudo e avere trascorso una vita a Pesaro, arriva in bianconero un giocatore che non ha bisogno di presentazioni, Walter Magnifico, che con Carera e Binelli, va a comporre un trio di giganti che hanno fatto la storia del basket italiano. Orsini va in prestito a Siena. Il precampionato inizia con il torneo di Portorose, dove una Virtus ancora incompleta (priva di Komazec, infortunato, e Savic che, tornato malconcio dalle olimpiadi di Atlanta ha goduto di qualche giorno di riposo in più) arriva quarta, sconfitta da Alba Berlino in semifinale e Partizan nella finalina (senza anche Abbio, infortunatosi contro i tedeschi), ma soprattutto dove scoppia il caso Villalta, di cui in verità ci si accorgerà solo qualche giorno dopo: la sua maglia numero 10, ritirata, viene assegnata a De Piccoli che, essendo l'undicesimo della squadra in questa stagione e giocando in questo torneo al posto di Savic, a cui era stato concesso qualche giorno di riposo dopo gli impegni con la nazionale, dopo il ritiro della casacca numero 4 di Brunamonti (ritiro che avverrà ufficialmente il 14 settembre 1996) e con l'imposizione Fiba di assegnare numeri dal 4 al 15, non avrebbe un numero a disposizione. In realtà, il fatto appare una ripicca nei confronti di Villalta, dopo la sua causa intentata alla società bianconera. Renato già non era stato premiato dalla casa madre in occasione del 125 anniversario della Sef Virtus e solo con l'intervento di Porelli, che lo chiamò per un abbraccio, si rimediò in parte all'autogol. La maglia sarà nuovamente ritirata nel 2005, durante l'era Sabatini. Nel torneo di Pesaro, sconfitta di un punto in semifinale da Forlì, la Virtus, ancora priva di sponsor, giunge terza battendo la Scavolini. Magnifico, per la prima volta di ritorno a Pesaro, dove ha militato per 16 stagioni,  riceve molti applausi e qualche fischio, che investe anche l'ex allenatore Bucci e così a gara terminata i bianconeri partono, rinunciando alle gare delle schiacciate e del tiro da tre punti. Vittoria al torneo di Marostica, senza Patavoukas fermo per una tonsillite: in semifinale viene battuta Vicenza, con 56 punti dei lunghi, in finale la Virtus Bologna prevale sulla Virtus Roma 88-82, con 21 punti di Komazec e 18 di Prelevic (16 nella ripresa), ma punteggi distribuiti, 12 Magnifico, 8 Galilea, Abbio e Savic, 7 Carera, 4 Morandotti. Importante nel finale una tripla di Galilea. L'esordio in Coppa Italia, senza Binelli appiedato da una distorsione al ginocchio sinistro con successiva infiammazione, è a Montecatini, dove i bianconeri non riescono mai a scrollarsi di dosso i toscani, i quali nel finale sorpassano, dopo che il primo tempo si era chiuso sul 43-43. Magnifico, con una tripla, pareggia a quota 87, ma i locali prevalgono 90-89. Due giorni dopo, nel ritorno a Bologna il capitano Binelli è nei 10, ma fa solo la ruota; l'inizio è un'esibizione di tiro, nella quale i bolognesi si avvantaggiano di 14 punti al 9'. Montecatini non ci sta e, approfittando dei cambi di Bucci, che lascia solo Savic del primo quintetto, affiancandogli Patavoukas, Abbio, Morandotti, e Carera, rientra a meno 4, sul 33-29, al 15'. A questo punto rientrano Magnifico e Komazec (30 punti, ma 20 con 8 su 10 nel primo tempo), per Carera e Abbio e le Vu nere chiudono il tempo avanti 49-39. Con pregevolezze da applausi di Prelevic e Savic, per lui 26 minuti filati in campo prima di scendere, i bianconeri volano sul 63-45 all'inizio del secondo tempo e chiudono 101-76, guadagnandosi una facile qualificazione. In queste prime uscite ufficiali Patavoukas affidabile al tiro, ma la squadra gira meglio con Galilea, che si dimostra anche gran difensore, anche se più leggero in attacco. A Imola, per i quarti di Coppa, ancora senza Binelli, ma la Casetti è senza Huckaby, partono meglio i padroni di casa, 18-12, quando Bucci ha già chiamato un time out; per i bianconeri vanno al tiro solo Komazec, Prelevic e Savic, gli altri si astengono. Entra Patavoukas e, con due triple, rimette le cose a posto. All'intervallo + 6 Bologna. Nella ripresa Savic, con uno scossone, porta i suoi a +10. Entrano Abbio e Carera, ma non rendono adeguatamente, poi, però, coi soliti noti, la Virtus vola a vincere di 23 punti, chiudendo praticamente il discorso qualificazione. In questa gara Bucci ha provato anche Abbio da playmaker. Al ritorno, due giorni dopo, imolesi sempre con un solo americano e Virtus ancora senza il capitano, tenuto preuzionalmente a riposo. Al 6' 8-13, poi la Casetti va anche a +7, la Virtus rimonta, passa a condurre 41-36, ma con due triple di tabellone, gli ospiti sono avanti all'intervallo, 45-46. Nella ripresa piovono triple di Komazec e Prelevic e un parziale di 18-2 porta i bianconeri sul 63-48, poi è una passerella, fino al 99-69, con parziale della ripresa 54-23. Si comincia a giocare l'Eurolega con la nuova formula a 24 squadre. Esordio a Istanbul, contro l'Efes, col rientro di Binelli, 13 minuti, 0 su 3, ma 7 rimbalzi. Nonostante la supremazia a rimbalzo, 21-36. Bologna regge solo un tempo, peraltro partito male, con un solo canestro in 6', come pure è all'altezza per una sola frazione, nella quale segna tutti i suoi 15 punti, Komazec. Infatti all'intervallo il punteggio è 35-33, ma nella ripresa la Virtus parte male, Karasses, con 4 falli già al 24', marcato da Komazec, porta i suoi a +10, 54-44 al 27'30", poi Bologna sprofonda a meno 15. Con Abbio e la zona, i bolognesi tornano a meno 8 al 33', ma di lì in vanti cedono e perdono 75-60, segnando solo 27 punti nei secondi venti minuti. Per Morandotti 40 minuti in panchina. Al 7' del primo tempo Galilea, abboccando a una finta di Naumoski, ricade male sul piede sinistro, lesionandosi due legamenti, l'anteriore e il collaterale mediale, per lui prognosi di 4 mesi. Esordio in campionato a Cantù e Binelli torna in quintetto. Komazec, braccato da Rossini, effettua il primo tiro e il primo canestro al 12', ma la Virtus, con la guida di Patavoukas e Prelevic, autore di passaggi e punti, al 5' è sul 4-11 e al 10' sul 26-40. Bucci fa riposare il quintetto e, con un parziale di 16-5, la Polti si avvicina, 30-31, e all'intervallo è sotto solo di due punti, 39-41. Con le prime triple di Komazec, i bolognesi tornano sul +7, 41-48 e conservano quel vantaggio anche sul 53-60, con il croato che segna 11 punti in 6'. Prelevic, poi, smorza, qualsiasi velleità di recupero dei brianzoli, Finisce 66-81. A Mosca, curiosamente, Virtus senza Brunamonti e il magazziniere, lasciati a terra per eccesso di prenotazioni Lufthansa, ma le Vu nere controllano bene la gara. Vanno presto sul +12, ma, quando Abbio va in regia, i russi rientrano, 39-42 al 20'.  Nella ripresa i bolognesi fanno anche meglio, dopo aver subito il pareggio, a quota 44 al 22'30", e si portano sul +14, 46-60, però quando Patavoukas deve rifiatare, lasciando nuovamente la bacchetta ad Abbio, la Dinamo piazza un parziale di 8-0 e si riporta a meno 6. Basta, tuttavia, il rientro del play greco a scongiurare guai maggiori, Vincono i bolognesi 64-78, con 24 punti di Konazec in 40' e 23 di Prelevic in 39'. Savic ne segna 15 in 30', Patavoukas 7 in 31'; partito in quintetto Carera, che a Cantù aveva giocato solo 7 minuti, per lui 29 minuti, 4 punti e 8 rimbalzi. Sono loro i principali artefici del blitz. Contro Trieste, Magnifico disputa la gara numero 600 in serie A. Primo tempo chiuso sul 53-42 e nella ripresa ulteriore allungo dei bolognesi, fino al 64-44. Tracinata da Burtt, 39 punti, la Genertel piazza un parziale di 15-32, arrivando sul 79-76, ma la Virtus, grazie soprattutto ai soliti Prelevic, 25 punti, con 4 su 5 nelle triple, 4 su 7 da due e 5 su 6 ai liberi, 5 rimbalzi, 4 recuperi e 4 assist, e Komazec, 30 punti, con 10 su 19, 8 carambole e 3 palloni recuperati, Buona la regia di Patavoukas, apprezzabile prova di  Binelli, Magnifico (14 punti con 5 su 6) e Savic (18 punti, 7 su 13), tutti in doppia cifra. Contro Siviglia la Virtus gioca 30 minuti superlativi: si porta sul 29-17, grazie alla terza tripla di Patavoukas, che viene poi sostituito per aver commesso due falli e così gli spagnoli rientrano, 31-26: un meraviglioso contropiede Abbio-Savic-Magnifico, un assist di Prelevic a Savic e due penetrazioni dello stesso Bane portano Bologna sul 53-40 all'intervallo, con una percentuale al tiro del 73%, 22 su 30. Nella ripresa continua la marcia bianconera, Patavoukas firma il 68-48, Magnifico il +22, poi le V nere rallentano e gli iberici, con un parziale di 2-14 rientrano a meno 8, 74-66 all'11'. Ci pensa Komazec a firmare il +13 e poi il +16. Finisce 93-75, con unica nota stonata la contusione al collo di Carera che lo costringe a passare per l'ospedale. Presenza importante per Patavoukas, 11 punti, incisive le penetrazioni di Prelevic, 20 punti, decisivi gli spunti di Komazec, 23 punti, ma il più preciso è Savic, 24 punti, 10 su 11 da due e 4 su 5 ai liberi. A Pistoia le cose cominciano bene, la Virtus guida fino al 22' (34-36 alla pausa), quando i toscani fanno segnalare il primo vantaggio, 41-38. Poi, però, i locali non chiudono la gara e Bologna, quando ha già Savic, Komazec e Abbio fuori per falli (64 falli fischiati dalla coppia arbitrale, 12 nei primi 6'), riesce a rimanere attaccata, 68-67 al 36', ma i pistoiesi riescono a chiudere vittoriosi, 83-77. Causa della sconfitta il predominio della Rolly a rimbalzo 36 (di cui 16 offensivi) a 25, anche se Binelli, 6 su 7, e Magnifico, 3 su 4, si difendono al tiro. Komazec, 18 punti, il più prolifico, con 5 su 6 al tiro e 8 su 12 ai liberi. Patavoukas, 34 minuti in campo, Prelevic, 24 minuti e Savic, solo 15 minuti, risultano molto trasparenti. Gara di Coppa col Partizan, che ritorna a Bologna, 4 anni e mezzo dopo avere guadagnato la final four ai danni delle V nere. Di quella squadra non c'è più nessuno, se non Koturovic, che però nel 1992 non andò a referto. Alla palla a due ci sono in campo otto giocatori di scuola e passaporto slavo, più un greco e un italiano, Binelli che segna il primo canestro. Tre cesti di Savic per il 27-11 all'11', poi entra Abbio come play, Beric è imprendibile sia per Prelevic che poi per Morandotti e così Belgrado sorpassa 37-39 al 18', anche se all'intervallo la Kinder è a +2, 45-43. Nella ripresa, Komazec, beccato dai tifosi serbi nel primo tempo, fa un filotto di 16 punti e spacca la partita. Finisce 100-83, con 73 punti del trio slavo, 35 Komazec con 10 su 10 da due, 15 su 16 ai liberi e due triple sbagliate, 20 per Savic e 18 per Prelevic. La Virtus si ritrova capolista solitaria del girone. Contro Roma non c'è Carera, tradito dalla schiena e Binelli è a mezzo servizio, ma dopo il 2-7 iniziale, Bologna vola e con un parziale di 24-4 in 7 minuti chiude praticamente la gara. Patavoukas, con la sua prima tripla porta la Kinder sul +17. All'intervallo il divario è un po' diminuito, 55-44, con ottime percentuali dei padroni di casa; nella ripresa la Kinder riprende a macinare gioco e punti, rilassandosi solo nel finale, quando la Telemarket si riavvicina a meno 6 a 44" dalla fine, ma il risultato non è in discussione. Finisce 103-95. Prelevic, 24 punti con 3 su 3 da due, 4 su 6 da tre e 6 su 8 ai liberi, Komazec 21 punti, Savic, 20 punti e 11 rimbalzi, Magnifico 6 falli subiti, 8 su 10 ai liberi e 12 punti, con anche due assist dalla linea dei tiri liberi. A Pau Komazec e Prelevic accumulano presto tre falli e così Virtus subito sotto, 12-6 al 4', poi 39-26. Patavoukas segna una tripla, al 16' la Kinder beneficia dei primi liberi e così Bologna è a meno 3 al 17'30", ma una palla persa in attacco e una rimessa buttata decretano il 45-35 dell'intervallo. Nella ripresa terzo fallo fischiato a Binelli in attacco su canestro annullato a Komazec, poi il quarto su un gancio ravvicinato realizzato da Gus e i francesi scappano, 55-37 al 24' con un solo tiro effettuata dai bolognesi in questo inizio di secondo tempo. Bucci prova la zona, ma Rigaudeau punisce da tre. Savic con 15 punti consecutivi e Prelevic con tre canestri di fila riportano le V nere a meno 10 al 30'. Ancora Prelevic porta i suoi a meno tre a 30" dalla fine, ma di nuovo Rogaudeau giustizia la Virtus, che ha già Patavoukas in panchina con una caviglia gonfia. Finisce 89-83 con l'impressione che l'arbitro Sancha abbia penalizzato vistosamente i bianconeri sotto gli occhi inerti del collega Richardson. Alcuni giorni di bendaggio rigido per Patavoukas, ma a Reggio Calabria c'è e si sente. Dopo 4 minuti Binelli lamenta una leggera distorsione e un minuto dopo Prelevic ha due falli ed entra Abbio, ma Bologna controlla la gara e chiude il tempo avanti 35-47. Dopo 20 minuti la Kinder ha il 71% al tiro contro il 39% dei padroni di casa. Patavoukas gioca solo 23 minuti, al 27' ha già 4 falli infatti, è però  decisivo, con 3 su 3 al tiro pesante, 4 rimbalzi e un assist, ma soprattutto, quando Reggio Calabria si avvicina sul 73-77 è protagonista del finale: dopo il gioco da tre punti di Komazec, sul 75-80, realizza due canestri consecutivi dall'arco (il secondo subendo anche fallo, ma fallisce l'aggiuntivo) e chiude la gara; punteggio finale 77-92. Da segnalare i primi punti in campionato per Morandotti (6) e Carera (8), finora sempre a secco, poi i soliti noti, 31 Komazec, 17 Savic e 13 Prelevic. Contro la Scavolini l'inizio è complicato, 16-24 al 9', con già due triple di Esposito, 33-46 più tardi, con Esposito che ha raddoppiato i tiri pesanti. All'intervallo Bologna a meno 8, 42-50. Nella ripresa 11 punti filati di Prelevic e Komazec portano la Virtus in vantaggio 60-57 al 26'. Pesaro resta in gara, 77-77 al 37', ma la Kinder riesce a prevalere e l'ex Magnifico segna il canestro della staffa, finisce 91-86. I soliti tre, Komazec 24, Prelevic 20 e Savic 19, ma conferma dei progressi di Carera e Morandotti e importanti anche i 9 punti di Magnifico. Contro Forlì, il solito Komazec, 32 punti, 8 su 8 da due, 4 su 8 da tre e 4 su 5 ai liberi, ma anche un Abbio che torna nelle vesti di realizzatore, 3 su 3 da due e ai liberi, 4 su 4 da tre, per 21 punti totali senza errori, quattro rimbalzi, due palle recuperate e tre assist per un complessivo 32 di valutazione. Ottima comunque tutta la Kinder, 73% da due, 55 % da tre e 19 assist, 4 a testa per Patavoukas e Komazec. Finisce 107-89 senza storia. A Milano, se alla Virtus manca Galilea, la Stefanel deve fare a meno di Gentile. Dopo 13 minuti bolognesi a meno 17, 50-38 all'intervallo, ma ad inizio ripresa un parziale di 1-11, propiziato da Savic e Komazec, riporta la Kinder in partita, anche perché Fucka sale a tre falli e Kidd a quattro. Komazec firma due volte il meno quattro e, al 24'30", il meno due. Poi, dopo che i milanesi avevano di nuovo allungato,  è la volta di Prelevic e Savic, che riportano le V nere sul 74-72 al 33', ma negli ultimi 6'30" i bianconeri segnano solo 4 punti e vincono i locali 89-76. Bologna prevale a rimbalzo, 29-39, ma paga la grande partita di Portaluppi, 5 su 7 da tre punti, 1 su 2 da due e 10 su 10 ai liberi, 27 punti. In Coppa, con Binelli che ha accusato qualche acciacco dopo la trasferta milanese ma è al suo posto in campo, la Virtus raggiunge la prima parità a quota 19, poi riesce ad allungare, 44-35 al 18'30", grazie al trio slavo e a Binelli; all'intervallo il vantaggio è un po' limato, 45-40, e nella ripresa i turchi raggiungono dapprima la parità, 51-51, quindi piazzano un parziale di 0-10 per il 51-61. Rientra la Kinder sul 63-65, poi l'Efes scappa e vince 75-89, bissando il successo dell'andata. A Verona, per il secondo anno consecutivo la Virtus vince al supplementare, trascinata da un grande Komazec, 36 punti, 12 su 14  al tiro (8 su 8 da due e 4 su 6 da tre), 8 su 10 ai liberi 4 recuperi, 2 rimbalzi, 45 di valutazione sul 101 totale dei bolognesi, ma anche una convincente difesa su Keys. I veneti finiscono più volte a meno 10, ma rientrano sempre, l'ultima volta sul 76-76 al 40', con una tripla di Bullara, dopo che il primo tempo si era chiuso sul 32-39. Nell'overtime gli scaligeri passano anche a condurre, rimedia ancora Komazec, ma a decidere a 10 secondi dalla fine, con due liberi (unici punti della sua gara) è Alessandro Abbio, dopo un doppio errore, sempre dalla lunetta, di Carera. Picchio era entrato al 37', sul 65-71 al quinto fallo di Patavoukas. Da segnalare anche i 12 rimbalzi di Binelli, ma è tutta la Virtus a offrire una buona prestazione, chiusa con il 60% da due punti. Augusto si ripete contro la Dinamo, in coppa: 16 punti, 8 su 11 al tiro, 12 rimbalzi, 5 stoppate, 2 recuperi e 1 assist. Chiuso il primo tempo sul 45-40 e visti gli ospiti avvicinarsi sul 45-42 a inizio ripresa, i bolognesi si sono poi scrollati di dosso gli avversari, chiudendo sul punteggio di 89-74. Infortunio per Carera, che dopo l'ascesso al dente e il problema alla schiena, lamenta ora un danno al ginocchio. Lo scatenato Binelli offre un'altra performance eccellente contro Varese: in 24 minuti, 12 punti, 10 rimbalzi, 1 assist, 3 recuperi e 3 stoppate, 13 di  valutazione nel primo tempo, contro il 10 dell'intera Cagiva. Tutta la Kinder gioca un gran primo tempo, 67% da due punti, 27 rimbalzi, 5 assist, 66 di valutazione; e infatti i lombardi sono spazzati via nella prima frazione, chiusa 45-24. Al 26'30" il divario è di 25 punti, poi Bologna molla, perde 16 palloni nella ripresa e la gara termina 83-73. Da apprezzare anche i 30 minuti di Abbio, 8 su 8 ai liberi, 8 rimbalzi, partito in quintetto, schierato su Pozzecco, mentre Patavoukas si occupava di Loncar, lasciato a zero punti fino al 15'30", in un inizio gara subito favorevole ai bianconeri. A Siviglia c'è anche Patavoukas, nonostante i problemi alla schiena. Komazec va a strappi, un punto e due falli nei primi 10 minuti, poi, dopo una sosta in panchina, 19 punti negli ultimi 8'30" del primo tempo, infine solo 7 nella ripresa. Così a intermittenza va anche la Kinder, 17-10 a metà primo tempo, 21-11 poco dopo, ma reazione con 12 punti filati di Komazec, 30-37 all'intervallo, con gara ribaltata, 35-45 al 24' su una tripla di Savic, poi Bologna insiste troppo con le triple ( alla fine 17 su 30 da due e 7 su 24 da tre) e vincono gli spagnoli 72-64. Avvicinamento al derby con numerosi problemi fisici, tra caviglie gonfie, problemi alla schiena (Patavoukas) e giramenti di testa (Abbio), poi a inizio gara problemi muscolari per Savic, che non rientrerà dagli spogliatoi dopo l'intervallo. Morandotti in quintetto per marcare Myers, che però parte a suon di triple, 7 consecutive, 22 punti in 12 minuti tira sempre da oltre l'arco (tirerà tre volte da due punti solo nella ripresa, contro 14 tiri oltre l'arco nel corso della gara); sul giocatore della Fortitudo si alterneranno poi Abbio, 3 falli in 4 minuti, Patavoukas e Prelevic, che sarà quello che lo limiterà di più, ma a partita ormai decisa. La Kinder sprofonda a meno 18, 39-21, reagisce, ma termina comunque il tempo sul 50-38 e nella ripresa perde 80-63, in una gara che ha visto la Virtus sotto anche di 20, avanti solo sul 3-4; una squadra che ha prodotto solo uno sprazzo con un parziale di 0-10, ma partendo dal meno 18 e che ha tirato col 31% da due e col 40% da tre, scoccando però solo 10 triple. Si cerca di recuperare Savic, ma preoccupa l'influenza di Abbio. Contro Siena la Virtus stravince, 105-81, con l'80% da due, solo 8 errori su 40 tentativi, il 50% da tre, 6 su 12, e segna 23 liberi su 27; 13 gli assist confezionati, 4 stoppate a zero e vittoria anche a rimbalzo, 28 a 23. Savic, che doveva essere a mezzo servizio, gioca 28 minuti, con un solo errore e 4 recuperi, Komazec mette a segno 11 conclusioni su 17 tentativi, con anche 8 su 8 ai liberi, Binelli ha 5 su 5 e Patavoukas 2 su 3 nelle triple. Fischi alla fine solo per Bucci, che non inserisce Morandotti, in procinto di partire per Varese, da dove fa il tragitto inverso Chicco Ravaglia, cresciuto nelle giovanili bianconere, ma dato in prestito in Lombardia, prima ancora di esordire in prima squadra. Infatti lunedì 2 dicembre finalmente si conclude la telenovela Morandotti-Ravaglia: lo scambio viene ratificato ufficialmente nella sede della Lega Basket. La formula è quella del prestito gratuito: la Kinder continuerà a pagare lo stipendio di Morandotti e la Cagiva farà altrettanto con Ravaglia. A fine stagione, Ricky tornerà alla Virtus e Chicco sarà a tutti gli effetti un componente della squadra bianconera. Finalmente Patavoukas ha un cambio degno di tale nome e non si deve impiegare Abbio, che peraltro non ha demeritato, in un ruolo ormai non più suo. A Belgrado, dove Savic torna per la prima volta dopo sei anni, se si esclude un'amichevole quando giocava al Paok insieme a Prelevic, la gara inizia male, 13-7 dopo 3'30, con un solo errore dei serbi. La Virtus si regge su Savic e Prelevic, che sente l'aria di derby, essendo cresciuto nella Stella Rossa, mentre Komazec è impalpabile, al 28' ha due soli canestri da solo in contropiede e tre falli. Zoran e Bane, che esaurirà poi la benzina, sono inizialmente sufficienti a reggere, anzi, con le triple di Patavoukas e lo stesso Prelevic, la Kinder sorpassa all'11', sul 21-24. Il cambio regia è, però, deleterio e Bologna sprofonda a meno 10, 36-26, chiudendo sotto 44-35 all'intervallo. L'inizio secondo tempo peggiora le cose, 10-0 in 3'30" e Bologna finisce poi a meno 20, sul 61-41. Inutile la rimonta finale, finisce 78-70. Cazzola conferma la fiducia a Bucci e la Virtus affronta la trasferta di Treviso; Bologna esce sconfitta 90-89 sbagliando solo 13 tiri dal campo su 47, tirando quindi con il 72% dal campo (addirittura l'82% da due) contro il 56% della Benetton. Partenza in salita, 28-17 dopo 8 minuti, con una proiezione di 140 punti subiti in 40'. All'intervallo comandano i locali 55-47, con più palloni persi in campo dalle due squadre, 19, che non rimbalzi, 15. Nella ripresa Prelevic, che era in dubbio alla vigilia, con 13 punti permette alla Kinder il sorpasso, 69-70 al 32', ma nel finale è decisivo l'ex Bonora, che condanna i bolognesi alla sconfitta, realizzando dalla lunetta e rubando palla a Prelevic a 12" dalla fine, sull'89-86. Finisce 90-89. Ottima la gara di Komazec, 12 su 16 dal campo e 8 su 10 ai liberi, bene Magnifico, positivo Abbio sia come cambio di Patavoukas in regia, risultando più efficace dell'esordiente Ravaglia (3 minuti per lui), sia in difesa nella staffetta su Williams. Si apre una polemica per un canestro assegnato, nel primo tempo, a Komazec da due punti, quando l'arbitro aveva segnalato come il tiro fosse da oltre l'arco, circostanza dimostrata anche dalle riprese televisive e dalle fotografie; chiaramente il punteggio finale alimenta il rimpianto bolognese per quel punto rubato. Nel frattempo Morandotti risulta decisivo nella vittoria in volata di Varese su Roma 86-85 (Riccardo segna anche il libero che fissa il risultato). In coppa occorre battere il Pau, ribaltando il meno 6 dell'andata e sperare nella vittoria a Siviglia dell'Efes per guadagnare una delle prime tre piazze che garantirebbe un inserimento in un girone meno proibitivo, nella seconda fase. Viene recuperato Patavoukas che aveva accusato qualche problema, ma Binelli è in panchina solo per onor di firma, a causa di un dolore al quadricipite. Il primo tempo inizia con Carera (non entrato a Treviso) e Patavoukas (3 su 4 nelle triple) trascinatori, ma tutto viene vanificato da una difesa non ermetica, con Savic unica trave portante, per lui anche 14 punti con 5 su 8; la frazione si chiude sul 43-38, ma nella ripresa, Komazec, solo 3 canestri nei primi venti minuti, segna 20 punti; al 28' i francesi, sul 53-52, hanno la terza occasione per il sorpasso, ma se nelle prime due non erano riusciti nemmeno ad andare al tiro, in questa Gadou non riesce a prendere nemmeno il ferro e così Bologna scappa e vince 86-74. Komazec, 26 punti con 5 su 5 nelle triple, il migliore dei suoi e, quando esce 150 secondi a causa di una caduta, dopo aver inciampato sull'allenatore avversario Monclar, ci pensa Magnifico a segnare un canestro e 4 liberi. La sconfitta del Siviglia regala alla Kinder il terzo posto. Contro la Polti ottima partenza bianconera, 13-4 al 4' e gara già chiusa al 17' sul 46-25. All'intervallo il punteggio è di 56-37, al 35' 96-61 e il finale 103-75. diciotto minuti di Ravaglia, che mostra sostanza e fantasia con 9 punti e il 100% al tiro (3 canestri da due e una tripla a bersaglio), e 6 per De Piccoli che segna la tripla sulla sirena. Amichevole senza tenere il punteggio a Rimini in settimana, poi trasferta a Trieste, dove però sono assenti Galilea, ormai prossimo al rientro, per una tracheo-bronchite, Magnifico e Prelevic, fermati dall'influenza, mentre Ravaglia subisce una botta e torna malconcio a Bologna. Tutti sono recuperati per la trasferta di campionato, tranne Galilea, che, non avendo lavorato come previsto in settimana, viene ancora tenuto a riposo. Komazec riceve un dito avversario nell'occhio destro e torna in panchina inutilizzabile per gli ultimi trenta minuti. Savic ha presto tre falli e anche Patavoukas ha problemi in questa voce, così entra Ravaglia, che, sul punteggio di parità, fa subito canestro più aggiuntivo, segnando poi due liberi per un tecnico alla panchina di casa, lo 0-7 è poi completato da Abbio. Per Chicco è solo l'inizio di una grande gara, che lo vedrà, in 17 minuti, segnare 20 punti, con 12 liberi su 15, 3 su 3 dal campo (con due triple), 9 falli subiti e 2 assist. La Virtus controlla la gara, 36-43 al 17', 44-52 alla pausa, con un canestro da tre di Patavoukas scoccato da 16 metri, 66-74 al 30', 68-82 al 35', con il tiro della sicurezza realizzato oltre l'arco da Prelevic, 84-91 a 90" dal termine. Una partita vinta con la sicurezza e la calma dei forti, guidati dai tre piccoli, Ravaglia appunto, Abbio, 18 punti e Prelevic 17. In doppia cifra anche Savic con 14 e Binelli con 12. Nel torneo di Imola rientra Galilea, mentre Abbio e Carera sono con la nazionale che incontra North Carolina e Magnifico e Savic sono a Istanbul nelle file dell'Ovest sconfitto 117-114 dall'Est nel primo All Star Europa. Zoran risulta il miglior marcatore con 30 punti. Nel nuovo anno Binelli si ferma per una periartrite alla spalla destra. Nella prima gara del 1997, le V nere affrontano Pistoia che, essendo priva di Burroughs, si presenta a Bologna con un solo americano. Gara chiusa dopo 6'45", sul 20-2 per la Kinder, quando la Rolly non ha ancora segnato canestri su azione ed ha già tutto il quintetto di partenza in panchina e, quando Carera segna da fuori contro la zona appena approntata dai pistoiesi, si capisce che non ci sarà più storia. Al 9' paura per Savic che cade sulla caviglia destra che in estate gli precluse la finale olimpica: fortunatamente il danno si rivelerà meno grave di quanto facesse prevedere la prima impressione. All'intervallo toscani sepolti, 62-34, con la Virtus che tira il 76%, contro il 41% degli ospiti e vince la gara a rimbalzo 14-10. Alla fine 27 punti di Komazec, 9 su 11 da 2, 1 su 2 da tre e 6 su 7 ai liberi, con anche 5 rimbalzi, 6 recuperi e 5 assist, mentre 21 li segna Binelli, con 8 su 10 da due e 5 su 5 dalla lunetta. Quindici minuti in campo per Galilea e, finalmente, i bianconeri si trovano ad avere abbondanza nel ruolo di play, con Ravaglia e Galilea ad affiancare Patavoukas, costretto in precedenza agli straordinari. In coppa c'è da affrontare Barcellona del neo acquisto Djordjevic, che toccò l'ultimo pallone in eurolega 5 anni prima, scoccando la tripla allo scadere, per la vittoria del Partizan sul Badalona. E sarà proprio lui con una conclusione pesante a decidere sulla sirena anche questa gara. Galilea, ex di turno, viene accolto da tantissimi applausi. Nel primo tempo, con la Virtus avanti 25-26 all'8' triplo cambio su entrambi i fronti: ad avvantaggiarsene sono i catalani che, trascinati dal neo entrato Djordjevic a un certo punto piazzano un 12-0 che li porta al +11 (43-32). Il primo tempo si chiude sul 48-39. Nella ripresa Bologna sbaglia il primo tiro, poi comincia un percorso netto che le permette dal 54-41 di raggiungere la parità con un parziale di 0-13; poi i bolognesi sorpassano con due liberi di Abbio e raggiungono in seguito anche il +4. Qui i bianconeri cominciano una serie di sprechi, dapprima quattro liberi gettati al vento, uno a testa da Patavoukas e Komazec e due da Magnifico, in seguito falliscono quattro attacchi consecutivi, due dei quali avrebbero dato ai bolognesi il +6. Nonostante le occasioni sprecate, a 1'58" dalla fine la Kinder conduce ancora 68-70. A 1'14" Savic firma il 70-72, poi Binelli sbaglia due liberi e Djordjevic punisce, finisce 73-72. Komazec per una tallonite deve saltare la trasferta di Roma, mentre Binelli, che ha interrotto l'allenamento del sabato in anticipo perché febbricitante, è presente, ma non al meglio. Grazie anche a due triple di Patavoukas, la Kinder parte 0-12. Galilea gioca con un gran secondo tempo, alla fine 2 su 2 da tre ed ai liberi, firma i due tiri pesanti del + 10 e del nuovo + 12 nella ripresa, 49-59 e 54-66 a 7 minuti dalla fine. Henson, nullo per 30 minuti, segna 11 punti consecutivi e riporta i capitolini in parità, 72-72, anche perché gli arbitri ignorano 3 falli su Abbio e una passi di Henson. Picchio a pochi secondi dalla fine si inerpica e segna i due punti del +4 della sicurezza, 72-76. Bologna chiude col 47% da tre e con la difesa tiene Roma al 44% totale. Detto dell'ottimo Galilea che produce 8 punti in 14' senza errori, Prelevic segna 22 punti, con solo 6 su 13 e 6 su 9 ai liberi, ma canestri importanti e 5 falli subiti. Abbio gioca 37 minuti, realizza 17 punti con 7 su 12 e 8 falli subiti, e Savic cattura 11 rimbalzi e subisce 6 falli. Contro il Leverkusen è previsto il rientro di Komazec, ma all'ultimo momento un riacutizzarsi del male al tallone priva la Virtus del suo cannoniere. Carera in dubbio alla vigila è invece presente. I tedeschi sono ancora senza vittorie dopo 11 partite, ma Abbio mette in guardia, ricordando come abbiano perso in casa dall'Efes di un solo punto nella prima gara del secondo girone, con una tripla allo scadere. Picchio buon profeta: il Bayer va al comando dopo 100 secondi e ci resta. 41-53 alla pausa, e meno 20 al 32' e al 36', con Dawson che segna 43 punti, vanamente marcato da Prelevic, Patavoukas, Carera, Magnifico e anche con la zona; immarcabile nella ripresa Wuckerer, che ne segna 19, dei suoi 23, nei secondi 20 minuti. Per i bolognesi, l'unica nota positiva è la prima in quintetto per Galilea, che segna 4 su 7 da tre, anche se soffre in difesa. Solo nel finale la Kinder ricuce un po' il divario, 90-100. Cazzola ricorda ai suoi giocatori che sono profumatamente pagati per vincere e la Virtus risponde alla grande contro la Viola. Sul 12-13, primo vantaggio calabrese al 6', i bolognesi piazzano un parziale di 21-5 e al 12' sono sul 33-18. All'intervallo 49-35 per la Kinder e nella ripresa i bianconeri volano anche a +33, 98-65, nonostante i 34 punti di Oliver, che solo Abbio riesce a limitare. Bologna chiude col 65% e 8 su 10 nelle tripe, con anche 12 assist, nonostante Binelli e Patavoukas siano stati tenuti a riposo. Il rientrante Komazec chiude con 22 punti, anche se solo col 50% al tiro, percentuale inferiore ai suoi alti standard, ma il più efficace è Savic, 6 su 9, 5 rimbalzi, 4 assist e 4 recuperi. Finisce 100-73. A Spalato Komazec, in dubbio alla vigilia per la solita tallonite, è presente, come pure Binelli che ha interrotto l'ultimo allenamento per un problema alla caviglia sinistra. C'è il ritorno di Savic nella città, dove con la Jugoplastika, dal 1989 al 1991, vinse due scudetti, due coppe di Jugoslavia e due coppe dei campioni, prima di essere, praticamente, costretto ad andarsene, in seguito alle vicende belliche. Accolto da vero e proprio nemico, Zoran risulta decisivo per la vittoria delle Vu nere. Dopo un primo tempo chiuso sul 32-35 e nel quale si registra l'unico vantaggio croato, 22-20 al 13'30",  al 35', sul 56-59, Komazec esce per raggiunto limite di falli, ma Abbio, Binelli dalla lunetta e Savic da sotto portano Bologna a +9. Quello del serbo è però anche l'ultimo canestro su azione della Kinder; così i padroni di casa rimontano e a 12 secondi dalla fine arrivano a ridosso dei bianconeri, 67-68. Savic e Patavoukas sbagliano un libero a testa, ma Zoran cattura un decisivo rimbalzo d'attacco, permettendo ai suoi di prevalere 68-70. Bene Abbio in difesa e in regia, con Galilea non entrato per problemi alla gamba operata, eccellente secondo tempo di Binelli con 11 punti, dopo una prima frazione da 8 minuti e tre falli. Fondamentale Savic, non solo con le giocate finali, ma anche con 18 punti e 8 rimbalzi totali in 32 minuti sul parquet. A Pesaro assente Galilea, che non ha ancora risolto i problemi al polpaccio, ma c'è Ravaglia, che ha superato una contrattura, invece una contrattura paravertebrale mette Abbio in forse. Si tratta del primo ritorno a Pesaro di Magnifico per una gara di campionato, dopo il torneo di inizio stagione: Walter viene applaudito e premiato e...risponde con una grande gara, 16 punti, con 6 su 8 da due, 4 su 5 ai liberi e 9 rimbalzi in 23 minuti. Gara dominata a lungo dai bolognesi, sotto la regia di Patavoukas, capace anche di segnare 16 punti e catturare 5 rimbalzi: 32-47 all'intervallo, 32-49 al 22' , poi comincia la riscossa pesarese (in questa fase importante una tripla di Ravaglia, per il resto autore di una prova incolore) ed Esposito a 2'29" dalla fine con tre liberi sorpassa, 73-71. Sarà meno preciso a 27" dalla fine, segnando un solo libero su due e permettendo quindi a Komazec di pareggiare con un canestro da due a 9". Nel supplementare due liberi di Prelevic danno il + 4 a Bologna, 82-86 e, poco dopo altri due di Magnifico suggellano l'82-88 finale. Decisivo il dominio a rimbalzo, 32-42: oltre a quelli di Magnifico e Patavoukas, da segnalare i 9 di Binelli, gli 8 di Savic e i 5 di Komazec. Galilea, sfortunatissimo, ha la diagnosi per i suoi dolori: rottura del menisco della gamba operata. Considerati gli acciacchi anche di Binelli, Prelevic e Komazec, Bucci è costretto a chiamare altri quattro juniores, oltre al solitamente presente Bertolazzi, e per fortuna che Abbio e Carera sono rientrati dagli impegni con la nazionale. Nonostante questi inconvenienti, la Kinder gioca a Forlì una bellissima partita contro un'ottima Montana. Per i bolognesi, 24 su 33 da due punti e 7 su 15 da tre; Komazec comincia a segnare al 7', ben bloccato da Ferroni, poi si scatena con 29 punti, frutto di un 5 su 5 da tre punti, 3 su 4 da due e 8 su 11 ai liberi, 37 di valutazione. L'altro grande protagonista è Savic 7 su 7, e un ottima difesa su Williams anche quando Zoran è caricato di 4 falli; per Ravaglia 24 minuti, 6 punti, 1 assist, 3 rimbalzi e una sola persa. Per Chicco anche molti minuti in campo insieme a Patavoukas, permettendo alla squadra di sfuggire ai raddoppi romagnoli e andare a segnare al trentesimo secondo. Abbio ha tenuto a secco Grant per 14'. Chiuso il primo tempo avanti 36-42, le Vu nere si sono viste raggiungere sul 44-44 al 24'30", con i romagnoli che hanno anche avuto due volte la palla del sorpasso; da qui in avanti gli uomini di Bucci sono ripartiti, andando due volte a +8, poi a +11 con Magnifico (12 i suoi punti). Una bella Virtus, nonostante l'assenza di Galilea e con Prelevic fermo in panchina, dopo due notti insonni per il mal di denti; tanto bella da risultare, per il coach avversario Pillastrini, la migliore squadra vista a fino al momento. Seragnoli dovrebbe sedersi in tribuna di fianco a Cazzola per Virtus - Barcellona, nell'ottica di avvicinamento tra le due società che ha spinto i due dirigenti a pensare a una fusione, già osteggiata dai tifosi, tramite un sondaggio del Resto del Carlino, dal sindaco Vitali e dalla SEF Virtus. Comunque all'ultimo il proprietario della Fortitudo non si reca al Paladozza dopo le minacce ricevute per telefono alla GD. Contro i catalani Binelli gioca solo 5 minuti e Komazec deve sempre fare i conti con la sua tallonite, che non gli impedirà di realizzare 40 punti, 10 su 12 da due, 4 su 5 da tre e 8 su 8 ai liberi. All'andata aveva deciso Djordjevic, a Bologna, quando va in panchina sul 32-30, ultimo vantaggio bianconero frutto soprattutto dei 15 punti di Komazec, gli spagnoli piazzano un parziale di 2-9. All'intervallo si va sul 40-51 e nella ripresa la Kinder finisce sotto ancor più vistosamente sul 61-80 al 30'. Ancora il suo cannoniere croato la riporta a meno 10, 75-85, ma la sconfitta è inevitabile, 92-103. Restano da giocare due gare, ma soprattutto la fondamentale ultima giornata, con una vittoria su Spalato, Bologna si qualificherebbe e troverebbe Milano. Mentre il Mundo Deportivo annuncia che a fine anno Messina lascerà la nazionale italiana per il Barcellona (fortunatamente non andrà così), l'Olimpia è comunque subito da affrontare in campionato, senza Galilea e Magnifico, fermato dall'influenza, e con Binelli e Komazec sempre alle prese con i loro problemi. Intanto Galilea, scongiurata l'ipotesi operazione, conta in un veloce rientro. Binelli depone un mazzo di fiori sulla sedia abitualmente occupata dal general Manager Costa, scomparso la mattina stessa della gara. Parte forte Milano e la Kinder in tre minuti segna solo un libero con Komazec, 1-8; poi i bolognesi con un parziale di 12-2 al 5' sono già avanti. Komazec al 10' si procura una distorsione alla caviglia destra, in uno scontro con De Pol, non visto dagli arbitri, che nel primo tempo fischiano 10 falli in attacco e solo 5 sui tiri. Entra Prelevic e Abbio, che aveva costretto Portaluppi a zero punti (non ne metterà a referto in tutta la gara), passa su Bowie riservandogli lo stesso trattamento. Con Ravaglia in regia, Savic firma un 8-0, che porta i bianconeri sul 27-18, Grazie alla velocità di Chicco la Virtus vola, Prelevic realizza il canestro del +12, 36-24, e, più tardi, il +15, 47-32. Alla pausa si va sul 49-36, con Milano tramortita, 4 falli Kidd, 3 Bowie, 0 su 4 per Portaluppi e la zona 3-2 perforata dalle penetrazioni di Ravaglia e dai 6 punti di Binelli, che gioca su una gamba sola. Nella ripresa gli arbitri cominciano a fischiare anche i contatti sul tiro, ma solo contro Bologna, che va in bonus all'8' e così la Stefanel prova a rientrare, ma Prelevic, prima segna una tripla, poi confeziona tre assist a Savic per il +16, 56-40. I milanesi recuperano fino a meno 9, ma i tentacoli di Abbio e Carera e le magie sul piede perno di Savic riportano i bolognesi sul +13. Kidd fa il quinto fallo su Savic in attacco e, poco dopo lo commette Bowie, franando su Carera. Binelli raggiunge i 10 punti, con due schiacciate e la gara si chiude 97-75, ribaltando anche il meno 13 dell'andata. Monumentale Savic, 31 punti, 13 su 16 da due, 1 su 2 nei tiri pesanti, 2 su 3 ai liberi, 8 rimbalzi e 7 recuperi contro tre sole perse, 40 di valutazione in 37 minuti. Per Abbio, oltre alla difesa, anche 18 punti in 38 minuti. Dodici i punti  di Ravaglia, 10 per Binelli e Prelevic. L'infortunio a Komazec terrà fuori il croato per 20 giorni, facendogli saltare, tra l'altro, le ultime due gare di Eurolega. A Leverkusen si gioca una partita d'importanza relativa, la gara decisiva per la qualificazione è quella successiva con Spalato. Non c'è Komazec e la gara va a strappi per 23'. 42-39 all'intervallo, ma dopo tre minuti di ripresa, una tripla di Prelevic porta Bologna al +6, 46-52. Poi un parziale di 22-4, prima e, dopo, un tecnico a Bucci sul quarto fallo di Savic, che costa 4 punti, seppelliscono la Kinder, 78-61. Con un tiro pesante di Patavoukas a 1'50" le Vu nere tornano a -4, 81-77, ma il Bayer prevale 85-79. I bolognesi riescono nell'impresa di perdere due volte contro la squadra tedesca, che non ha ottenuto altri successi in Europa. Positivo solo il primo tempo di Savic (26 punti e 10 rimbalzi alla fine) e i 33 minuti in campo per Galilea. Distorsione alla caviglia destra per Ravaglia, che comunque è presente contro la Mash, mentre risulta ancora assente Komazec e Binelli accusa un problema al ginocchio destro al 14' e da lì in avanti sarà zoppicante, pur restando in campo 25 minuti. Solo 15 i minuti, invece, per Magnifico, che ha cifre ottime, 3 su 3 da due e 7 su 10 ai liberi per 13 punti totali e 4 rimbalzi. Bene anche Prelevic in attacco, 2 su 3 da due, 3 su 6 nelle triple e 11 su 13 ai liberi, con anche 6 rimbalzi in 32', ma una difesa deficitaria su Keys, Bullara e Londero, sui quali è stato via, via dirottato. Meno efficace Savic, rispetto alla gara di coppa, 6 su 10 e, soprattutto, solo 1 su 6 dalla lunetta. Così la Virtus sofrre, comanda solo sul 35-33, impatta al 20', 40-40, ma sta quasi sempre sotto, anche se nel finale arriva due volte a meno 1, con Binelli e Prelevic, poi lo stesso Bane e Ravaglia falliscono le triple del pareggio. Finisce 82-85. In vista della gara decisiva con Spalato, Bucci non ha Komazec e Ravaglia, mentre Binelli è alle prese coi suoi problemi al ginocchio, Galilea non è ancora pienamente ristabilito e anche Savic ha problemi (alla schiena). Binelli esce per tre falli dopo otto minuti e ne gioca solo 12, invece Savic disputa un'ottima gara, 5 su 8 da due e 2 su 2 ai liberi con anche 11 rimbalzi, anche se riesce a stare in campo solo 26 minuti. Galilea gioca con il cuore 25 minuti, Patavoukas dirige e difende, Abbio tira 5 su 7 e, soprattutto difende fortissimo. Grande partita di Magnifico, 6 su 7 da due e 4 su 4 ai liberi, per 16 punti. Non ottime percentuali dal campo per Prelevic, 5 su 12, ma 10 su 11 dalla lunetta, con 21 punti totali. Partita quasi chiusa all'intervallo, 40-23, dopo un primo tempo iniziato con un 14-0 sulla spinta di Prelevic, Patavoukas e Abbio, proseguito poi su questi ritmi, con il 33-17 firmato al 17' da Galilea dall'arco; grazie anche a Spalato che inizia tirando malissimo, 1 su 8 da due e 1 su 7 da tre nei primi 10 minuti poi un parziale di 9-19 a inizio ripresa la riapre, 49-42, grazie a un calo di tensione bolognese e a i cedimenti della schiena di Savic. Poi Bologna riesce a chiudere in scioltezza: finisce 73-57 e i bianconeri volano agli ottavi, dove incontreranno Milano. Abbio e Carera vanno a Pesaro con la Nazionale per l'All Star Game contro le stelle straniere, che prevalgono 131-127. Flavio segna 5 punti con 2 su 3, Abbio ne realizza 18, con 6 su 10, aggiudicandosi anche la gara del tiro da tre. Nella pausa intanto si cerca di recuperare Komazec, Ravaglia e Binelli, al quale sono stati prescritti alcuni giorni di riposo per una distorsione alla caviglia sinistra. A Varese, alla ripresa, non ci sono né Binelli, né Komazec, nella gara degli ex, da una parte Ravaglia, dall'altra Morandotti, ma gli ex giocatori sembrano quelli della Kinder, ad eccezione di Magnifico, che brilla con un 8 su 11 (8 su 9 da due) e 2 su 2 ai liberi. 11-0 in avvio, 40-24 alla pausa. Piccola reazione bolognese a nella ripresa, dal 47-27 del 22', al 51-41 quattro minuti e mezzo dopo, ma è solo un'illusione, Bologna sprofonda a meno 25, 87-62 e perde 87-68. Sono 27 i palloni persi dalle Vu nere, 8 da Savic. Nell'andata degli ottavi di coppa a Milano ci sono sia Komazec che Binelli, ma il primo segna 6 punti, con il primo canestro dopo 11'30", 3 su 7 al tiro,2 falli in attacco 4 perse, e il secondo mette a referto solo due punti. Non fanno meglio gli altri, Prelevic 1 su 5, Abbio imita Komazec nei falli in attacco e realizza solo 3 canestri su 9 tentativi. Si difendono Savic, 5 su 10 e 10 rimbalzi, e Patavoukas, 6 su 11 (4 su 8 da tre) per 16 punti totali. Non basta però, così la Stefanel con 7 giocatori, di cui 4 in campo per 35 minuti o oltre, priva di Gentile, prevale 67-59. Magnifico negli spogliatoi riprende la squadra colpevole di troppe disattenzioni e tuona contro un giocatore al rientro che ha voluto strafare: esplicito il riferimento a Komazec. La sconfitta costa la panchina a Bucci, che viene sostituito da Brunamonti, anche se ufficialmente l'allenatore risulta Frattin, essendo l'ex capitano privo del patentino. Curiosa coincidenza, il cambio avviene alla vigilia del derby e all'andata era stato l'allenatore della Fortitudo a "saltare" prima della stracittadina. Cazzola congela anche gli stipendi dei giocatori. Il debutto in panchina per Roberto non è dei più felici, ma dopo il vantaggio del 7', 15-11, i bianconeri stanno quasi sempre sotto, 37-42 all'intervallo e, dopo un effimero pareggio con tripla di Patavoukas per il 48-48 al 27'30", 50-57 al 31'. Una Virtus con molti acciacchi (ma alla Fortitudo manca McRae) rientra a meno due, però gli ultimi errori di Binelli, Komazec e Abbio la condannano, 63-67. 68, 59 e 63 i punti realizzati dalla Kinder negli ultimi tre incontri e quarto derby consecutivo perso. Nel ritorno contro Milano Prelevic gioca da leader e, anche se ha solo 5 su 13 al tiro, non ha l'apatia delle ultime gare; il vero mattatore è però Abbio, 6 su 6 da due, 8 su 8 ai liberi, 20 punti, 7 rimbalzi, 2 aasist. Bologna parte fortissimo, dei primi 8 tiri esce solo una tripla di Patavoukas, 17-8 al 6'. Poi entra Prelevic e la Stefanel, grazie a De Pol che, come d'abitudine, azzera Komazec (per il croato primo cesto al 9'30"), rimonta. I milanesi passano anche a condurre, 27-32, e allora Bucci prova Abbio play e la mossa riesce, Picchio sorpassa, poi negli ultimi 29 secondi la Virtus produce 5 punti con un tap-in di Carera e una tripla di Savic, 44-40 alla pausa. Nella ripresa riscossa di Prelevic, poi, sulla seconda tripla di Komazec, le Vu nere vanno sul 59-48, Abbio segna il +13 e Carera, 7 rimbalzi e un recupero per il centro, con un libero fa +15. Sembra finita, ma l'1-3-1 di Marcelletti riporta gli ospiti vicini, 74-68 al 37' e allora la deve chiudere ancora Abbio, finisce 83-76. Due giorni dopo si torna a Milano per la bella: parte male la Virtus, 30-16 al 13', poi con Abbio play, Magnifico ala piccola, Savic e Carera sotto canestro, la Kinder ricuce un po' il disavanzo, 40-34 alla pausa. Nella ripresa i bolognesi si aggrappano al match, ma soffrono a rimbalzo: infatti, se nel primo tempo i bianconeri avevano prevalso 21-17, alla fine la gara dei tabelloni è vinta dalla Stefanel 39-33. Nonostante questo le Vu nere arrivano a meno 1, sul 70-69, ma a 53" dalla fine una tripla di Portaluppi è decisiva, anche se Patavoukas a 17", sempre con un tiro pesante, fa registrare il 76-74, ma finisce 78-76, punteggio che sancisce l'eliminazione degli uomini guidati da Brunamonti. Vince Milano segnando solo 10 canestri nel primo tempo e 8 nel secondo, ma giovandosi di ben 51 tiri liberi, di cui 37 a segno, contro il 23 su 28 della Kinder. A Siena la Kinder parte 6-0 in entrambi i tempi, ma quella della prima frazione sarà l'unico vantaggio della gara. Savic con 22 punti e Carera con 9, frutto di ganci, ginocchia e cuore, sono gli unici a reggere. Komazec segna tre punti con tre tiri (tutte triple), è un fantasma che Brunamonti sul 59-46 mette a sedere e non fa più rientrare (il coach spiegherà poi che la richiesta di non giocare più era pervenuta dal giocatore, che lamentava dolori alla caviglia), fino all'85-69 finale. Il primo tempo si era chiuso 42-34, dopo che la Kinder, presto rimontata e superata dopo il vantaggio iniziale, era riuscita con un parziale di 2-13, coronato da una tripla di Ravaglia a pareggiare al 15', ma un finale bruciante dei toscani, manda la Virtus a meno 8, con l'ex Orsini decisivo (alla fine 15 punti, con 4 su 5 da due, 2 su 3 da tre), autore anche del canestro sulla sirena del 20' da 15 metri. Cazzola litiga con un addetto al campo, che gli impedisce di entrare negli spogliatoi e la Kinder diserta la conferenza stampa. Clima teso, che si surriscalda nei giorni successivi: Komazec si chiama fuori dicendo che non sarà in grado di giocare l'ultima di stagione regolare contro la Benetton e la Coppa Italia, a causa dei problemi alla caviglia. La Virtus risponde, rispedendolo a casa quando si presenta, con il borsone da gioco, al PalaDozza per la gara con Treviso. Arijan se ne va tra gli improperi dei tifosi. Non aveva partecipato all'allenamento e neppure alla cena con i compagni della sera prima. La Virtus comanda finché ha forze, chiude avanti 44-37 il primo tempo, va anche a + 14, ma tre triple di Gracis permettono alla Benetton di pareggiare al 26'30" sul 52-52; da lì la Virtus non mette più il naso avanti, anche se sulla sirena Abbio fallisce la tripla del pareggio. Finisce 84-87. Monumentale Prelevic, 26 punti, 11 su 18 dal campo, 2 su 2 ai liberi, 7 rimbalzi, 3 rubate, 1 assist. Abbio, reduce da due giorni di antibiotici per sconfiggere l'influenza, limita Williams, che non tira per 10 minuti, poi ne infila 33 in 25'. Con la quinta sconfitta consecutiva in campionato (considerando anche Eurolega e Coppa Italia, 8 sconfitte nelle ultime 10 gare), la Virtus perde il secondo posto, agganciata dalla Fortitudo, che le ha recuperato 8 punti nelle ultime 4 giornate. ma superata per i confronti diretti;  fortunatamente la sconfitta della Mash Verona a Milano le garantisce il terzo, con buone prospettive di guadagnarsi l'Eurolega. In Final Four di Coppa Italia a Casalecchio contro la Mash, reduce da 11 successi consecutivi tra campionato ed Europa, la Virtus parte soffrendo, 0-7 al 2', 9-19 al 9' sul terzo fallo di Savic (14 punti e 7 rimbalzi), con in più tecnico alla panchina. I veronesi mettono entrambi gli Usa in panchina e Bologna si riprende: Prelevic (19 punti), con le sue penetrazioni, trova il punto debole scaligero, Carera (10 punti) combatte come di consueto ed è uno degli artefici del successo a rimbalzo (40-26), Abbio si sacrifica (9 rimbalzi, oltre a 10 punti), Ravaglia, 14 punti con un 4 su 5 da tre, che permette alle V nere di avere un ottimo 7 su 15 da oltre l'arco. Così, nonostante il computo passivo recuperate - perse (6-14), già all'intervallo la Kinder comanda, 39-33. Alla fine il successo arriva per 73-68, con anche Komazec, in panchina in borghese, a sostenere e applaudire i compagni. In finale c'è da affrontare Cantù, che ha eliminato Milano. La Polti è troppo corta per poter affrontare due gare intense in due giorni; infatti disputa un buon primo tempo, nel quale la Virtus riesce ad allungare leggermente solo nel finale, con 7 punti di Patavoukas (9 in tutto), dal 32-34 al 39-34 col tempo che termina 39-36, ma nella ripresa gli ospiti segnano solo 13 punti nei primi 16' e la Kinder prevale 75-67, nonostante avesse iniziato con 3 falli di Binelli in 3'. Decisivo Prevelic con 18 punti, MVP della manifestazione, dopo aver rischiato l'allontanamento dalla rosa qualche tempo prima, ottimo Magnifico, 13 punti, 5 su 7 al tiro, con una tripla, e due su due ai liberi, più 9 rimbalzi in 24'. Detto di Patavoukas, buono anche l'apporto di Galilea. Gara un po' rovinata dai fischietti, 56 falli e 62 liberi. Dopo il trionfo in Coppa Italia la Virtus va in ritiro a Porretta, mentre gli stipendi vengono scongelati. Komazec riprende gli allenamenti, ma è subito bloccato da uno stato febbrile, inconveniente che nei giorni successivi ferma anche Abbio. Passata la febbre Arijan ricomincia piano. Prima del ritorno a Bologna Brunamonti viene premiato con il riconoscimento "una vita per lo sport". Intanto circolano le prime voci di un ritorno, per la stagione successiva, di Danilovic che ha telefonato a Brunamonti per complimentarsi per il successo in Coppa Italia. Nell'amichevole a porte chiuse, senza tenere il punteggio, contro la Casetti Imola, c'è anche Komazec, anche se in quintetto va sempre Prelevic; ci sono pure Magnifico, nonostante un problema al ginocchio destro, e Carera con i suoi guai alla schiena, mentre marca visita Ravaglia, febbricitante. Contro la Telemarket, nell'esordio playoff, Komazec è nei 10 e ci sono pure gli acciaccati Magnifico e Carera. Virtus molto imprecisa nell'imbastire gioco, 24 palle perse, ma creativa, 14 assist, e combattiva, 42 a 18 la schiacciante vittoria a rimbalzo. I romani si presentano senza Pessina, rimasto nella capitale, e con Ancillotto in panchina, poi Tonolli al 5'40" ha già tre falli. Con l'entrata di Ravaglia (12 punti), la Kinder scappa, 23-13 al 9', 32-15 al 12', con l'ottavo punto di Chicco. Entra Komazec (giocherà 15', con 1 su 2 al tiro e 3 rimbalzi) e i laziali piazzano un parziale di 0-8, interrotto proprio da Arijan, che si va a sedere negli ultimi 90"; le V nere riprendono slancio e chiudono il tempo sul 42-29.  Nel secondo tempo Prelevic mette 8 punti filati e anche 3 assist, Savic centra il canestro (20 punti, 10 su 14 e 10 rimbalzi per Zoran) e così al 27'30" la gara è chiusa, 57-37. Risultato finale 75-65. Oltre a Savic e Ravaglia, in doppia cifra anche Binelli, 18 punti con 7 su 11 e Prelevic, 13 punti con 5 su 10. Magnifico non al top, Carera e Prelevic acciaccati dopo l'ultima seduta di allenamento, ma si prende l'aereo per Roma al completo. Primo tempo di sofferenza, la Telemarket parte 17-10 al 5'30", al 10' la Kinder è già in bonus, mentre i padroni di casa, nonostante due sfondamenti e un tecnico all'allenatore Caja, termineranno il primo tempo senza raggiungerlo. La Virtus ha un sussulto, passa a condurre 30-32, ma una serie di liberi di Busca e Pessina confezionano un 9-0 che porta i locali sul 39-32; il divario diventa anche di 10 punti, prima che un canestro Binelli (una delle sue poche cose buone, solo 6 punti a referto, nonostante sia, con 33' il bianconero a trascorrere più tempo in campo) mandi le squadre al riposo sul 47-39 All'inizio di ripresa, con Prelevic a bombardare, Savic e Binelli a fare la guardia a Stokes (solo 1 su 3, ma 15 rimbalzi), un parziale di 2-19 porta Bologna avanti con un certo margine, ma anche dovendo supplire ai 4 falli di Binelli, Abbio e Ravaglia, già al 27'30". Bologna però regge, Patavoukas (10 punti) segna spesso allo scadere dei 30", la squadra bilancia bene il gioco dentro e fuori, dopo un primo tempo da 3 su 14 al tiro pesante. Roma recupera, ma le V nere reggono l'urto, anche con un gran tap-in di Komazec, unici suoi due punti. Si arriva a 47" dalla fine sul +3 Bologna. Prelevic penetra, più mani gli segano il braccio, ma gli arbitri, che alla fine fischieranno 29 falli bolognesi contro 15 capitolini, ravvisano un fallo di Savic, così Tonolli con due liberi riavvicina i laziali e, poco dopo, con altri due personali, Benson opera il sorpasso decisivo, 76-75, ma con molte recriminazioni petroniane. In gara 3, buon primo tempo dei bianconeri, chiuso sul 42-36; nella ripresa, Prelevic fa 0 su 8, ma ci pensa Ravaglia, 15 punti, con le sue triple a far allungare Bologna, 66-55. Savic è a corto di fiato, Abbio esce per falli e così i romani recuperano fino alla parità. A 28" Komazec fa 1 su 2 dalla lunetta, unico punto della sua deludente partita, Ancillotto lo imita dall'altra parte a 15" dal termine. Ultima palla per Prelevic, che fa tutto da solo confezionando la sua ottava padella della frazione, ma un combattivo Carera, 15 punti, cattura il rimbalzo e Patavoukas, sulla sirena, segna, anch'egli, gli unici punti della sua gara e regala la vittoria ai suoi, 77-75. Un altro match con i bolognesi non favoriti dagli arbitri, 26 liberi a segno su 34 dai capitolini, 12 su 19 per i bolognesi, che vanno in lunetta per la prima volta al 22'55". Clima festoso in spogliatoio prima di gara 4, per l'annuncio di matrimonio di Abbio con Valentina, previsto per 20 maggio, ma c'è da giocare a Roma, dove Patavoukas comincia da dove aveva finito gara 3, segnando 8 punti filati, Abbio e Prelevic rubano palloni per il contropiede e la Kinder va sul 9-20, poi, al termine di un parziale di 1-11, il distacco si dilata, 11-25. Savic commette il terzo fallo al 13'30", ma Prelevic, senza errori fin qui, firma il 17-33. Fin qui le V nere hanno tirato col 70% da due e col 50% da tre. All'mtervallo, dieci di quei sedici punti di vantaggio sono svaniti, 34-40 e, nella ripresa, con un parziale a cavallo dei due tempi di 18-2, la Telemarket raggiunge i bianconeri, per poi proseguire la sua corsa e prendere 10 punti di vantaggio. Quando la gara sembra chiusa, Roma si addormenta, Patavoukas e Prelevic riavvicinano la Kinder a meno 3 e, quando Ancillotto fa un lancio lungo nel nulla, Savic ha la tripla del pareggio, ma la fallisce: 78-75 e si va alla bella. Magnifico sofferente in vista della sfida decisiva, ma ci sarà. L'asse Prelevic-Savic, 47 punti in due, 26 Bane con solo 14 tiri (7 su 9 da due e 4 su 5 da tre) e 21 Zoran (7 su 8 da due e 7 su 12 ai liberi), trascina la  Virtus. Gara già quasi chiusa all'intervallo, 51-36, sull'onda di una partenza forte, 17-9 con un 8 su 8 iniziale e tutti i giocatori del quintetto già a referto; il primo errore è al nono tentativo, una tripla di Patavoukas e quando Prelevic firma il 32-18 con il suo quinto canestro su cinque tentativi, la Kinder ha 15 su 18. (13 su 14 da due). Bologna vola anche a +17, prima di chiudere il tempo a +15, con l'83% da due (sarà il 74% alla fine) e il 73% globale. Ottimi anche i cambi, Magnifico (in crescita) che tira bene e Carera che apre con un gancio e una stoppata a Pessina. Nella ripresa Prelevic e Savic continuano a martellare il canestro e al 29' la Kinder conduce 66-48. Entra Galilea, che inizia balbettando, ma poi mette due triple preziose, infatti Roma si era riavvicinata 68-58, subito respinta da una tripla di Prelevic e, appunto, dai due siluri di Cuki. La buona prestazione dei due play comunitari ha permesso di ovviare alla non buona serata di Ravaglia, mentre Komazec, non entrato, è ormai relegato in fondo alla panchina. Derby di semifinale: la Fortitudo si presenta a gara 1 con Myers influenzato e, inizialmente, subisce l'approccio della Virtus, che, al 12'20", firma con Savic il +9, 13-22. Il divario resiste fino al 17-26 di un minuto dopo, poi la Teamsystem piazza un parziale di 17-0, che la porta sul 34-26 al 17'30", con un filotto di 9 punti di Vescovi. Il tempo si chiude sul 37-34. Nella ripresa i biancoblù vanno sul 48-38 con una tripla di Pilutti. A metà tempo rientra Myers e, quando la Kinder torna a meno cinque, al 33' mette una tripla dolorosa per i bianconeri. Finisce 71-62, con Komazec che colleziona un altro non entrato. In gara due Binelli timbra il suo 28° derby giocato, superando Brunamonti e Villalta, mentre gli avversari presentano un Myers ristabilito, ma fanno a meno di Frosini, per una distorsione alla caviglia destra. Komazec gioca 26 minuti, segna anche due triple, ma non può dare di più e la Virtus soffre: chiude sotto il primo tempo 33-40, prova, nella prima parte della ripresa, la zona, subito annientata da uno 0-7 confezionato da Pilutti e McRae; anche il tentativo di alzare il quintetto, con Magnifico ala piccola, non ha esiti. Sconfitta netta 62-75, stando avanti solo 3 minuti nei primi 6'30". Lamentele bianconere per i soli 17 liberi tirati, quanti il solo Myers, contro i 33 di cui ha beneficiato la Fortitudo. In gara tre 44 punti di Myers (29 nella ripresa e 20/24 dalla lunetta), che batte il record di punti segnati in un derby (fino ad allora di Jim McMillian con 40), sanciscono per la Virtus la terza sconfitta nei derby di semifinale, la quinta in stagione e la settima consecutiva. Virtus in vantaggio solo 4'32", al massimo per 11-6, tramortita da un 17-3 che l'ha affossata 29-17. Ha provato a non affondare, lottando con orgoglio nella ripresa, con i punti di Prelevic e Abbio, rispettivamente 21 e 17 totali., Finale 95-80. Mesto addio di Komazec, 6 minuti e 2 punti. La Kinder perde i derby più importanti della storia, più preziosi ancora di quelli, ugualmente persi negli ottavi del 1988...ne verranno di ben più importanti ben presto, con esiti più gloriosi. Non è quindi proprio tutto da buttare: l'eliminazione in semifinale, combinata col piazzamento in terza posizione in regular season, dà comunque il diritto a partecipare all'Eurolega dell'anno seguente, una stagione indimenticabile per qualsiasi virtussino. Verso metà maggio, si ritrovano in 3, Prelevic, Binelli e Magnifico, agli ordini di Brunamonti, ormai già vicepresidente esecutivo, Frattin e Nadalini...per i compiti delle vacanze. Sono assenti, Abbio, Carera e Ravaglia con la Nazionale italiana (per Chicco una bella sorpresa la convocazione), Galilea, Savic e Patavoukas, al lavoro con le rispettive nazionali, De Piccoli impegnato con un esame universitario e Komazec ormai irreperibile.

BUCCI: "PUNTATE SU GALILEA"

H. Coach della Virtus entusiasta del nuovo playmaker

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 11/08/1996

 

È tornata in ritiro, dopo qualche anno, per cementare un gruppo totalmente cambiato. Con cinque nuovi innesti (due dei quali devono ancora arrivare), la Virtus ha cambiato volto, ma gli obiettivi sono sempre gli stessi, vincere su tutti i fronti.

Allora Bucci, come procede la preparazione?

"Nel migliore dei modi. I ragazzi lavorano, il gruppo pian piano prende forma, perché alla base di tutto c'è una grande professionalità".

Per lei gli stessi problemi di due anni fa, quando si trovò a gestire una squadra che per dieci giorni fece a meno dei nazionali. Ora le mancano Patavoukas, Komazec e Savic: sarà difficile saldare i due gruppi?

"No, basterà avere un po' di pazienza. Patavoukas comincerà ad allenarsi con noi il giorno di Ferragosto, così come Arijan. A Savic abbiamo concesso qualche giorno in più. Ma il tempo gioca a nostro favore, senza dimenticare che Komazec conosce bene la squadra".

Veniamo ai nuovi: come sta andando il vecchio Magnifico?

"Me lo aspettavo proprio così, in grande forma, tirato a lucido. Walter lo conoscevo dai tempi di Pesaro: è una sicurezza".

E Galilea?

"Un grande giocatore, un ottimo tiratore da tre. Ha grande personalità, spinge bene il contropiede: è l'atleta che conoscevamo e volevamo".

Sarà lui la sorpresa del prossimo campionato, dunque?

"Sorpresa per chi non lo conosce. Abbiamo scelto lui, per un ruolo così delicato, perché eravamo sicuri che fosse in grado di prendere per mano i compagni e dettare tempi e schemi. Per qualcuno potrà essere una sorpresa, per noi è semplicemente una conferma".

Dalla Spagna alla Grecia: che impressione le ha fatto Patavoukas?

"Ha tutte le caratteristiche del grande giocatore. Ottimo tiratore, quando si avvicina a canestro fiuta la preda, come un cacciatore. Ne ho parlato anche con Coldebella, con il quale mi sono sentito telefonicamente. Abbiamo raggiunto la stessa conclusione: è un giocatore che magari farà pochi canestri quando la Virtus "passeggerà", ma che lotterà  e segnerà quando sentirà attorno a sé odore di battaglia".

A proposito di Coldebella: qualche giorno fa ha ribadito che la Virtus è favorita per la conquista dello scudetto. Ma che ci potrebbe essere pure la tanto sospirata sospresa europea, lei è d'accordo?

"Non posso sperare che Claudio sia un buon profeta: le premesse per una stagione di vertice, comunque, ci sono tutte".

Quindi la Virtus punta all'Euroclub?

"No, a tutte le competizioni a cui prendiamo parte. È nella tradizione di questa società: si parte con entusiasmo per vincere tutto. Alla fine, se saremo bravi, saremo premiati dal campo".

Ultima domanda: non sentite proprio la mancanza dello sponsor?

"Assolutamente no, anche perché siamo convinti che ci siano diversi marchi che vogliono stringere un accordo con la Virtus. C'è tempo per decidere, noi, intanto, lavoriamo sul campo".

 

SAVIC & PATAVOUKAS, SPECIALISTI IN ESPERIENZA

Presentazione ufficiale per Zoran e Kostas. Il serbo: "Nessun problema con Komazec: eravamo compagni di stanza". Il greco: "La ricetta? Lavorare in palestra".

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 21/08/1996

 

Venti minuti di ritardo, sul programma annunciato, per Savic e Patavoukas. L'auto del general manager, Piero Costa, è fermata in centro da due vigilesse (tifose Fortitudo?), ma niente multa per l'equipaggio. Qualche istante di attesa in più per i tifosi che non hanno voluto mancare alla presentazione, donando ai due giocatori le tradizionali sciarpe.

...

Savic, intanto, ha ancora la caviglia destra fasciata: un paio di giorni di riposo e poi potrà cominciare ad allenarsi. Zoran, che indosserà la maglia numero 12, si esprime sia in spagnolo che in inglese. Prima di scegliere Bologna - contemporaneamente si è fatta sentire la Nba (Cleveland e Detroit) - ha ricevuto indicazioni dal connazionale Danilovic. "Sasha - attacca Savic - mi ha fornito un'ottima descrizione della piazza. Ho trovato l'organizzazione che mi aspettavo".

È venuto a Bologna per portare avanti quella tradizione che lo vuole vincente: spera di togliersi qualche soddisfazione in Europa, lui che ha già vinto due coppe dei campioni con la maglia della Jugoplastika e una Korac con il Paok.

"La Virtus non è mai riuscita a raggiungere la final four perché mancava l'esperienza. Quest'anno ci sono tutte le premesse per far bene. Il segreto della mentalità vincente? Il gruppo e il carattere: questa società ne ha da vendere". Zoran, che compirà trent'anni il 18 novembre, è nato a Zenica, in Jugoslavia. Potrà mai avere, lui serbo di nascita, problemi con il croato Komazec? "No - risponde sorridendo - perché non ne abbiamo mai avuti. Noi giocatori non abbiamo mai "sentito" quella guerra. Ricordo ancora i mondiali del 1990, in Argentina. Sapete con chi dividevo la camera? Proprio con Arijan".

E veniamo a Patavoukas, approdato in bianconero con la benedizione dell'ex Coldebella. "Io e Claudio ci siamo scontrati talmente tante volte - racconta - che alla fine siamo diventati amici. Diciamo che gli ho dato qualche indicazione sul campionato greco, e lui ha ricambiato la cortesia facendo una relazione sul vostro campionato. La Virtus è sempre stata una grande avversaria, ma non ha mai raggiunto le final four, perché soffriva gli incontri esterni, ma soprattutto perché è stata sfortunata". Problemi che al guerriero greco interessano poco. "Sono un giocatore vincente? So che bisogna lavorare in palestra, il resto viene di conseguenza".

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LA VIRTUS TOGLIE LA MAGLIA A VILLALTA

La società vuole dare a De Piccoli il "10": (ritirato) dell'ex bandiera

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 21/08/1996

 

Il "10" bianconero torna in campo. Siamo a "BasketCity", Bologna, e il numero dieci della Virtus non può che avere un riferimento preciso, quello di Renato Villalta, che con quei colori ha vinto tre scudetti ('79, '80, '84) e due Coppe Italia ('84, '89). La maglia fu ritirata nell''89, quando il "capitano" lasciò Bologna per Treviso, e gli fu consegnata, materialmente, la prima volta che affrontò la Virtus, nel "Madison" bolognese, da avversario. Nessun giocatore, si annunciò, avrebbe più potuto avere l'onore di indossare quella canotta, con la "V" nera sul petto e il numero 10 sulle spalle.

Adesso, però, la stessa maglia - il 14 settembre, la Virtus ritirerà ufficialmente la numero 4 consegnandola, dopo quattordici stagioni da protagonista, nelle mani di Roby Brunamonti - potrebbe tornare in circolazione (ufficialmente per carenza di numeri) e finire sulle spalle dell'undicesimo giocatore della Virtus Bologna, Tullio De Piccoli.

La notizia è filtrata ieri pomeriggio, durante la presentazione ufficiale di Zoran Savic e Kostas Patavoukas.

L'esigenza della Virtus, è fuori discussione è reale, perché la Fiba, per il campionato europeo, impone alla società una numerazione rigida, dal 4 al 15, pena multe salatissime. Resta però - visto che la Fiba tenta sistematicamente di "scimmiottare" la Nba - una norma da cambiare, e la Virtus potrebbe farsi carico di questa battaglia.

Mettere nuovamente in circolazione quella casacca, a distanza di sei anni, rappresenterebbe una ripicca nei confronti dell'uomo che, dopo tredici anni trascorsi sotto le Due Torri (con una discreta mole di primati, ora superati), ha fatto causa alla società per ottenere il risarcimento della pensione. Villalta - sgombriamo il campo da equivoci: siamo assolutamente contrari all'azione legale da lui intrapresa - non meriterebbe un trattamento simile. A genneaio, in occasione delle celebrazioni per i 125 anni della storia della Virtus, il giocatore non fu chiamato. Ci pensò Porelli, con un abbraccio, a ricucire lo strappo. Toccherà ancora all'avvocato, che è presidente onorario della Virtus Bologna, risolvere la questione?

 

E CON IL NUMERO "10" RENATO DE PICCOLI

La maglia di Villata è già stata utilizzata al torneo di Portorose. I compagni hanno già ribatezzato così Tullio. L'ex capitano amareggiato: "non ho parole..."

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 22/08/1996


Prima era un semplice sospetto, suffragato da qualche parola captata all'Arcoveggio, ora è una certezza. La Virtus ha già utilizzato, nel torneo di Portorose, la maglia numero "10", quella che fu di Renato Villlata, il capitano della stella, e che per questo fu ritirata quando Renato lasciò Bologna, dopo tredici stagioni da protagonista in bianconero, nel 1989, dopo aver vinto la sua seconda coppa Italia. Andò a Treviso e, nei progetti di quel periodo, si "fantasticava" di una partita d'addio, per celebrare un campione che con la "V" nera sul petto, aveva vinto dappertutto. Ma l'incontro d'addio non c'è mai stato, un po' perché Villalta era finito nella nemica Treviso, un po' perché non gli era stata perdonata la causa intentata alla società bianconera per il riconoscimento della pensione.

Renato a Bologna continua a viverci e a lavorarci, anche se ha abbandonato il mondo del basket. Solo la domenica mattina prepara il "borsone" e, con un paio di scarpe e uno di calzoncini, indossa la canotta della Sklero Basket, per martellare il canestro nel campionato over 35, come faceva ai bei tempi.

La causa ai colori bianconeri l'ha allontanato dalla società di Cazzola, al punto tale che, all'inizio dell'anno, durante i festeggiamenti per i 125 anni di storia della Sef Virtus, il suo nome non è stato inserito nell'elenco dei premiati, anche se aveva titoli e meriti più di chiunque altro. L'avvocato Porelli, presidente onorario della case madre, ma pure della Virtus basket, lo volle comunque accanto a sé, per un abbraccio significativo.

Adesso la vicenda si ripete. Da un lato c'è un regolamento rigido e da cambiare - che obbliga qualsiasi squadra, in Italia ed in Europa, ad avere i numeri contati dal 4 al 15. Togliendo le casacche di Brunamonti e Villalta, alla Virtus ne rimangono dieci contate.

È  un bel problema per l'undicesimo De Piccoli, che i compagni a Portorose hanno scherzosamente ribatezzato Renato. Ma è una questione che un anno fa è stata risolta diversamente: Anthony Bonner, nel periodo in cui ha sostituito Woolridge, ha avuto la maglia dell'assente di turno. Non si poteva fare lo stesso anche in questa stagione?

Villalta, che in questi giorni è in vacanza a Maratea non se la prende più di tanto. L'unico suo commento, prima di conoscere la decisione della Virtus, è: "Non ho parole". E sicuramente non ne hanno nemmeno i tifosi, che non riescono a dimenticare chi, per tredici stagioni, è sceso in campo con la loro maglia preferita.

L'anno scorso, comunque, non ci sono stati problemi, non sarebbe ora di cambiare questa regola che la Fip ha imposto al campionato italiano?

De Piccoli con la maglia numero 10 al torneo di Portorose (foto tratta dai microfilm de "Il Resto del Carlino")

PAROLA D'ORDINE: "VINCERE"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 15 ottobre 1996

 

Anche la Virtus getta nella mischia i suoi tifosi celebri. Così alla presentazione della Kinder, a Villa Cicogna, mescolati alle autorità sportive, amministrative e militari, capita di imbattersi nell'ex ministro Alberto Clò, in Fabrizio Frizzi, che fa gli onori di casa, dividendo il microfono con il vecchio e il nuovo capitano, Brunamonti e Binelli. Con loro pure padre Michele Casali, che il presidente della Lega, Rovati, ha indicato come virtussino spirituale. Non poteva mancare il "signor Kinder", cioè Roberto Dorigo, che della Ferrero - l'azienda che con il marchio delle "sorprese" elargirà più o meno dieci miliardoni in tre stagioni alle "V" nere - è l'amministratore delegato.

Qualche ora in allegria, per guardare con orgoglio al primo posto in Eurolega, alla qualificazione alle Final four di Coppa Italia - che molto probabilmente saranno disputate a Verona - e alla seconda piazza in campionato. Saranno contenti soprattutto i tifosi virtussini del gruppo "vincere": la parola d'ordine in casa bianconera è quella, e il testimone se lo sono passati, di volta in volta, Cazzola, Costa, Bucci e Brunamonti. Dalla festa bianconera sono poi emerse, grazie alle "intemperanze" di Frizzi, che ha confessato la sua fede bianconera, piccole curiosità. Komazec, per esempio, sorride, e lo fa anche negli spogliatoi, con i compagni. A Savic, invece, hanno affibbiato un nome: "Big head", che Frizzi, da parecchi anni a Roma, ha tradotto con "capoccione". Ancora qualche dubbio, infine, sui nasi di Magnifico e Abbio: a chi spetta il nomignolo Picchio?

 

CON KOSTAS CROCIERE LA VIRTUS SBANCA REGGIO CALABRIA

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Dopo alcuni giorni di bendaggio rigido per la caviglia infortunata a Pau, Patavoukas è in grado di giocare a Reggio Calabria e la sua presenza si avverte. Dopo 4 minuti Binelli lamenta una leggera distorsione e un minuto dopo Prelevic ha due falli, così entra Abbio, ma Bologna controlla la gara e chiude il tempo avanti 35-47. La Kinder ha il 71% al tiro contro il 39% dei padroni di casa. Patavoukas gioca solo 23 minuti, al 27' ha già 4 falli infatti, è decisivo, però, con 3 su 3 al tiro pesante, 4 rimbalzi e un assist, ma soprattutto, quando Reggio Calabria si avvicina sul 73-77 è protagonista del finale: dopo il gioco da tre punti di Komazec, sul 75-80, realizza due canestri consecutivi dall'arco (il secondo subendo anche fallo, ma fallisce l'aggiuntivo) e chiude la gara; punteggio finale 77-92. Da segnalare i primi punti in campionato per Morandotti (6) e Carera (8), finora sempre a secco, poi i soliti noti, 31 Komazec, 17 Savic e 13 Prelevic.

La nuova Virtus nella partita di addio del capitano Brunamonti

 

WE ARE THE WORLD

Giganti del Basket - Ottobre 1996

 

INTERPRETI: il fatto che nei timeout si sentano parlare tutte le lingue mediterranee tranne l'italiano non deve essere una sorpresa: è un banale effetto-Bosman, che diventerà la norma, una volta che avvoltoi e scout avranno imparato a scandagliare il mercato. L'annata è segnata dal desiderio di lasciare una traccia in Europa, dopo anni di delusioni.

PAROLE: Alberto Bucci è chiaro: "la mia preoccupazione maggiore è stata quella di amalgamare giocatori provenienti da realtà molto diverse. La mia speranza maggiore è, per ora, quella di essere brutti ma efficaci, cinicamente bravi nel gestire le situazioni, visto che ancora non abbiamo la possibilità di esprimerci con fluidità".

MUSICA: giocare a Bologna piace a tutti, quando le cose vanno bene, ma la pressione è paragonabile solo agli stipendi dei cestisti, il che è tutto dire. Un pubblico che ritiene di avere inventato il basket e che paga prezzi alti per il biglietto pretende il massimo, e basta poco, se i risultati non arrivano, per far sorgere le voci più disparate. Per la prima volta da un ventennio non sono stati venduti tutti gli abbonamenti. Significa che:

- la partenza di Coldebella ha causato qualche dubbio nell'ambiente, prima del risollevarsi dell'ottimismo con l'arrivo di Savic e le prime prove di Prelevic.

- non era poi così vero che alle spalle dei vecchi abbonati premessero centinaia di allupati pronti a rilevare le tessere dismesse dagli eretici.

ACUTO DA TENERE: finire la regular season al primo posto, posizione di partenza per i playoff che in genere alla Virtus ha fatto bene, e non parliamo certo di (orrore) cabala. L'ideale per Bucci sarebbe far capire ai suoi che la ruota della fortuna non può fermarsi sempre alla stessa casella: ovvero, se va in panne Prelevic, apparso finora il trascinatore, può funzionare Komazec, se perde il filo quest'ultimo sale Savic, e così via. Sta in Bucci, e nell'intelligenza dei primi cinque-sei giocatori, capire come distribuire le responsabilità.

STECCA DA EVITARE: sarà banale dirlo, ma lo scorso anno ci fu qualche inquietudine di spogliatoio che ora va evitata perché l'impressione è che molti dei personaggi di primo piano abbiano la miccia corta. Bucci deve dosare le sostituzioni: alcuni quintetti sono parsi poveri di punti. Abbio deve crescere una volta per tutte, tornando l'incursore pre-infortuni, mentre Morandotti deve sfruttare meglio i minuti sul parquet.

 

"ALLA KINDER RUBATO UN PUNTO"

di Walter Fuochi – La Repubblica – 10/12/1996

 

"Signori, campione d'inverno del campionato di basket è la Stefanel. In testa alla classifica da sola. Senza la Benetton. Perché la Benetton, domenica contro la Kinder, la partita non l'ha vinta. E se il basket si ribellasse a queste macroscopiche falsificazioni, e facesse ripetere la gara, sarebbe tutto più limpido e accettabile. Lo chiederemo alla federazione, perché riteniamo il campionato falsato. E tutti sono danneggiati, non solo la Kinder". Tuona Alfredo Cazzola, patron della Virtus Bologna, il giorno dopo il 90-89 che ha beffato i suoi a Treviso. E dimostra, azionando il videotape, che era in realtà un 90 pari. Ha ragione, eppure chiede quel che non avrà: non è ammesso reclamo per gli errori degli ufficiali di gara, Treviso ha vinto e così resterà. Le regole sono queste e in corsa non si cambia. Poi, se ci sarà spunto per introdurre prove televisive, si vedrà. Il fatto. Minuto 14 del primo tempo, 40-32 per la Benetton: Komazec segna da tre punti, è 30 buoni centimetri dietro l'arco, l'arbitro alza le tre dita per segnalarlo al tavolo. Il segnapunti scrive invece due. E sul tabellone luminoso, in alto, compare 40-34, non 40-35. Non se ne accorge nessuno. Non se ne accorgono "i tre allenatori, i tre dirigenti, gli undici giocatori che pago bene", ringhia Cazzola, che deve averli già spazzolati in mattinata. Se ne accorge qualche tifoso, che chiama Rete 7, la tv che segue la Kinder. Rete 7 riguarda il nastro, ed è vero: perfino la grafica della Rai (la regia della partita è unica) stampa, a logica, un 40-35 che nelle carte ufficiali non è mai esistito. Poi corregge, adeguandosi al punteggio ufficiale. Alla fine, sul 90-89, quel punto manca. E il giorno dopo brucia. Ma non c'è appello contro l'errore materiale.

 

"BENETTON-KINDER È DA RIGIOCARE"

Cazzola è furioso: "Scippato a Komazec un tiro da tre punti"
Il patron: "Un errore tecnico che falsa il campionato". Presentato un ricorso con le immagini tv

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 10/12/1996

 

Un campionato falsato da un errore macroscopico, quindi una partita da rigiocare. Non usa mezzi termini Alfredo Cazzola, presidente della Virtus Bologna, all'indomani della sconfitta patita dalla Kinder a Treviso. Cazzola invoca la prova televisiva, un filmato che gli dà ragione, confermando la svista del tavolo. Nel corso del primo tempo un canestro da tre punti di Komazec, valutato tale anche dall'arbitro Lamonica (nelle riprese rai ha un braccio alzato) viene registrato come una conclusione da due. Per il tavolo il punteggio diventa 40-34 e non 40-35 come sarebbe stato corretto trascrivere. Un errore che si trascina per tutta la partita. "Questa è una partita da rigiocare - tuona Cazzola - perché il danno non è solo per la Virtus, ma per tutto il campionato di pallacanestro"". E per rafforzare le sue parole il presidente della Virtus chiama in causa Milano. "Voglio affermare - prosegue - che il campione d'inverno è la Stefanel, perché l'incontro tra Benetton Treviso e Kinder Bologna è stato falsato da un macroscopico errore del tavolo che ha tradotto da due un evidentissimo tiro da tre di Komazec. Una svista passata inosservata allo stesso staff bianconero: tre allenatori, tre dirigenti e undici giocatori - continua - in tutto diciassette persone. Nessuno che si sia accorto di nulla. Tempi duri per direttore sportivo Canna e per l'assistente Nadalini (preposti a questo compito), intanto incombe il reclamo che il presidente porta avanti, tenacemente, anche se le speranze di ripetere l'incontro sono ridotte a zero. È stata un'emittente locale, Rete 7, contattata dai tifosi virtussini presenti al PalaVerde di Treviso, a mostrare le immagini (un filmato Rai). "Non abbiamo perso e la Benetton non ha vinto, questa è una drammatica falsificazione del campionato. Ci capitò lo stesso a Londra, nella finale contro Houston: fu Zanolin ad attivarsi e il punto ci fu restituito all'inizio del secondo tempo. Abbiamo le nostre responsabilità, perché abbiamo personale pagato per questo, dal quale attendo una relazione. Ma il furto di un punto rimane per me un fatto inconcepibile. È un errore che può costare miliardi e provocare danni colossali, perché Milano è campione d'inverno e non lo sa. In cinque anni ne ho viste di tutti i colori, mi mancava solo questa esperienza". Il numero uno bianconero spinge da tempo per un maggior professionismo: questo errore potrebbe accelerare i tempi. "La regola - sottolinea - per me è la correttezza e dobbiamo arrivare a mettere due signori armati di forcone dietro il tavolo per controllare l'operato dei giudici".

Mister Motorshow non si sente una vittima, ma chiede chiarezza e una partita da rigiocare. "Siamo in presenza di un dato oggettivo: un arbitro che dice tre e un signor "non so come si chiama" che scrive due. Era un pareggio: l'incontro va ripetuto, perché le vittime non siamo noi, ma tutto il campionato italiano".

La cassetta con la prova filmata è stata spedita, con relativa protesta, al presidente del Cia Martolini. Ma Cazzola farà sentire la sua voce anche a Petrucci e Rovati.

(foto tratta dai microfilm de "Il Resto del Carlino")

LA KINDER NON RIGIOCA IL MATCH DI TREVISO MA CAZZOLA ORA SORRIDE

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 11/12/1996

 

Benetton-Kinder non sarà rigiocata, ma Alfredo Cazzola ha raggiunto l'obiettivo che si era prefisso. Quel canestro realizzato da Arijan Komazec, a 6'25" dalla fine del primo tempo era da tre. Così come aveva indicato l'arbitro e nomn come trascritto dal refertista al tavolo. Ci sono le prove filmate, ma non servono, perché un reclamo del genere non è contemplato dal regolamento. E allora? Ieri pomeriggio, nel suo quartier generale, al Motorshow, il presidente della Virtus era visibilmente soddisfatto, dopo aver compiuto tutti i passi che si era ripromesso di fare 24 ore prima. Le immagini della partita (le riprese sono della Rai, che poi le ha girate a Rete 7) accompagnate da una vibrata protesta saranno, questa mattina, nelle mani di Maurizio Martolini, presidente del Cia (comitato italiano arbitri). Martolini, probabilmente, avrà già visionato il filmato incriminato - quello che ha permesso a Cazzola di parlare "del furto di un punto, di un campionato falsato e di una Stefanel campione d'inverno a sua insaputa"- ma non potrà che allargare le braccia.

La denuncia di Cazzola ha colto nel segno, perché sia la federazione che la lega pallacanestro si sono trovate di fronte a un fatto compiuto. Quel punto non segnato a referto peserà come un macigno sulle spalle della Benetton perché al termine della stagione regolare potrebbero esserci non solo le recriminazioni della Kinder, che chiede per questo di rigiocare l'incontro, ma di tutte quelle formazioni che si troveranno a pari punti, o staccate di due sole lunghezze, dai "colori uniti". E con la sua denuncia, e le critiche rivolte ai propri dipendenti, dai dirigenti ai tecnici passando attraverso i giocatori, Cazzola ha comunque scosso un ambiente che domani sera deve tornare a vincere in Eurolega. E deve farlo con una bestia nera, il Pau Orthez, con il quale bisognerà vincere di sette punti.

 

ALBERTO BUCCI ROMPE IL SILENZIO STAMPA

di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 19/01/1997

 

Quaranta giorni di silenzio-stampa è il prezzo che Alberto Bucci ha fatto pagare ad alcuni titoli troppo forti sul suo rapporto con la Virtus che sarebbe ormai agli sgoccioli. Lo dice lo stesso coach, tornato davanti ai taccuini complice una tv locale (Rete7) dopo l'incredibile k.o. interno di Eurolega col Bayer, accolto dal pubblico virtussino, da sempre deluso in coppa, come un nuovo tradimento. E anche il secondo posto in campionato non basta. "Alla vigilia della gara col Benetton, ho letto critiche e titoli che mettevano la parola fine tra me e la mia società - attacca Bucci -. Accetto di essere messo in discussione né chiedo simpatia o pietà, ma in quella situazione si è voluto andare oltre per tirarmi un brutto colpo. Le critiche aiutano a crescere, ma la malafede, le cattiverie, non le sopporto e perciò ho scelto di tacere. Il brutto di tutto questo è che, sbagliando, mi sono fatto condizionare nel modo d'essere. Ho voluto vestire sobrio, rinunciando alle mie famose giacche colorate, per il timore di essere considerato un vanitoso che bada prima al look e non alla sua squadra".

"Non mi sento superato - continua Bucci -. Anche se qualcuno mi grida bollito, credo di essere, a 48 anni, dopo 30 da allenatore con 20 stagioni di fila in A, nel mezzo della mia storia. Col tempo si cambia, alla mia età mi sembra inutile fare sceneggiate per avere il palcoscenico, preferisco difendere e non sgridare i miei giocatori, non perché abbia paura di loro ma perché mi pare sciocco e controproducente metterli alla berlina davanti ai tifosi. Alla Virtus ho un altro anno di contratto ma con Cazzola c'è un rapporto che prescinde dagli impegni scritti, se decideremo che è meglio scioglierci per il bene della squadra lo faremo. In questo momento, il nostro binomio è per Alfredo un calvario, la gente gli scrive rimproverandogli di tenermi solo per amicizia. Io non voglio restare, allenare, perché ho vinto tanto in passato, ma perché dalla mia esperienza traggo gli stimoli per continuare. Posso dare ancora qualcosa al basket, oltre i risultati c'è anche lo spettacolo. Sento che il pubblico adesso mi è contro, ma si sarà pure divertito finora, se in 8 gare interne di campionato, abbiamo prodotto 6 centoni. E la squadra è con me: dopo il k.o. di Siviglia poteva girarmi le spalle e invece a Treviso ha lottato e da lì è iniziato un momento felice, due mesi di progressi e vittorie".

La chiosa è sulla maledizione di coppa. "L'altra sera è venuto il k.o. col Bayer - conclude Bucci -. L'impegno c'è stato, la testa no. Credevamo di vincere facile, siamo andati sotto subito e l'ansia di recuperare ci ha frenati. Tutti gli anni in EuroLega partiamo ad handicap pagando infortuni gravi, è vero però che anche le avversarie patiscono assenze importanti. La verità è che, inconsciamente, in coppa giochiamo con meno determinazione rispetto al campionato. Dopo il Bayer ci siamo chiusi nello spogliatoio. Il piano per meritarci Roma è guardare avanti, vincere per arrivare anche quarti e, se siamo una squadra vera, superare i due playoff fuori casa. Lo confesso: la coppa Campioni mi manca tanto, la baratterei con molte cose. Bianchini dice che vorrebbe imitarmi per quello che ho dato a Bologna. Sono io che vorrei imitare Valerio per le coppe che ha vinto".

 

SAVIC: "PER ME DOMANI FARÀ CALDO"

Zoran, trasferta particolare nella "sua" Spalato. "Me ne andai per non disputare un campionato solo croato. I nostri avversari giovani ma tosti. Non credo che i miei vecchi tifosi si ricorderanno quello che ho fatto per loro. A Zagabria me ne dissero di tutti i colori. Importante è vincere"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 22/01/1997

 

A Spalato con la leggendaria maglia della Jugoplastika ha vissuto le stagioni più esaltanti: dal 1989 al 1991 Zoran Savic ha vinto due scudetti, due coppe di Jugoslavia e, soprattutto, due Coppe dei Campioni. Sei trofei con il club di appartenenza, ai quali vanno aggiunte le medaglie d'oro con la nazionale ai mondiali di Argentina ('90) e agli europei di Roma ('91). Un vincente, insomma, ma Zoran difficilmente sarà applaudito nella sua vecchia città.

Torna l'Europa e per lei subito una sfida da ex.

"Ho vinto tanto là. Era una gran bella squadra".

Chi c'era con lei?

"Kukoc, Radja, Sobin, Perasovic, mica male, vero?".

Ma cosa ricorda di quell'esperienza?

"La prima volta in quintetto, nella prima divisione juogoslava. Ho ancora in mente le prime trasferte a Zagabria, con il Cibona, e a Belgrado con la Stella Rossa".

Come andò a finire?

"Vincemmo".

E il suo rapporto con la Jugoplastika?

"Avevo altri due anni di contratto, ma c'era la guerra".

Problemi con i compagni e con il pubblico?

"No. Però il fronte era vicino e in quella circostanza mi sentivo proprio come uno straniero".

E così decise di fare le valigie.

"Ci pensai un poi, ma alla fine fu inevitabile. Volevano giocare un campionato croato. Io sono nato in Bosnia, ma sono serbo, e non accetto limitazioni di questo genere. Volevo essere libero di giocare ancora in tutta la Jugoslavia".

Che ora non c'è più.

"Successero cose strane in quel periodo. Prendiamo la Jugoplastika, per sesempio, era sempre stata comandata dal partito comunista. Scoppiò la guerra e, dall'oggi al domani, i comunisti sparirono. Non ci capivo più nulla".

Però domani non la accoglieranno con affetto.

"Non credo proprio. Quando presi la decisione di andarmene i giornali montarono una campagna stampa contro il sottoscritto. Scrissero che me ne andavo perché, serbo, non sopportavo i croati".

Ma almeno si ricorderanno di quello che ha vinto, no?

"Mah. Sono stato tre volte a Zagabria, ho trovato un clima da inferno. Soprattutto l'ultima volta con il Cibona, me ne hanno dette di tutti i colori".

Un po' come è successo a Komazec quando siete andati a Belgrado.

"Ma nessuno ha detto niente ad Arijan, ve lo posso assicurare. Per me, invece, domani farà parecchio caldo".

Parliamo di basket giocato, come sono i vostri avversari?

"Una squadra molto giovane, ma tosta. In campionato vanno a corrente alternata, sono a metà classifica, ma in Europa danno il meglio. Non sono molto alti, ma sono molto aggressivi, soprattutto in difesa. Dovremo stare attenti".

C'è un problema, però.

"Quale?".

In trasferta avete vinto una sola partita, a Mosca, con la Dinamo.

"Lo so, ma sono convinto che questa squadra possa ancora farcela".

Nonostante il ko con il Bayer?

"Nonostante quello. È stato un episodio che abbiamo già dimenticato. Venivamo da un periodo piuttosto buono e continuiamo ad allenarci nel migliore dei modi".

Intanto è saltata la sua tabella di marcia.

"Come?".

Prima della trasferta in Spagna aveva detto che la Kinder, in Europa, poteva vincere cinque partite su sei. Al massimo arriverete a quattro.

"Basteranno. Siamo una grande squadra".

Ma partirete da una posizione di svantaggio.

"Non mi interessa. Abbiamo la forza e il talento per vincere in trasferta. Noi dobbiamo solo arrivare a Roma e là può accadere veramente di tutto".

 

"PER LORO SONO SOLTANTO UN SERBO"

Vittorioso ma amaro il ritorno di Zoran Savic da Spalato. "Hanno dimenticato che alla Jugoplastika ho dato tutto me stesso. E sarà sempre così"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 25/01/1997

 

"Uhapsite Zoran". Con uno striscione sono arrivati a chiedere il suo arresto. Ha temuto di finire in manette, Savic?

"No. Non è stata una situazione piacevole, ma non ho avuto paura".

Hanno cercato però di intimorirla in tutti i modi.

"Mi aspettavo di peggio. Comunque sono arrivati sputi, insulti contro il sottoscritto e la mia famiglia,  urla, grida. Hanno cercato di farmi saltare i nervi".

Una brutta storia, insomma.

"Brutta perché ancora oggi non riesco a spiegare il motivo e tantomeno a farmene una ragione".

Beh, lei serbo,, in terra. Di Croazia...

"Ma in quei due anni in cui sono rimasto ho dato tutto me stesso".

Ma non le hanno mai perdonato la partenza.

"Non me ne andai solo io, ma mezza squadra. E poi in realtà furono i dirigenti localo a fare di tutto perché lasciassimo la Jugoplastika. Eppure con quella formazione di grandi campioni ho vinto tutto, per quei colori sono sceso in campo con una frattura alla mano. Ho rischiato di chiudere anticipatamente la carriera, ho dato il 100 per cento, ma non è bastato".

Perché dice che vi spinsero ad andarvene?

"Perché eravamo serbi, e giocavamo in Croazia, a pochi chilometri dal fronte. Jerkov e Trdic, i dirigenti, riuscirono comunque a farci passare per traditori".

A Spalato li ha rivisti?

"Sì".

Li ha salutati?

"No. Per me è una questione di principio, Non posso dimenticare il trattamento che mi hanno riservato".

Ma pensa che un giorno un serbo possa girare tranquillo, in Croazia, senza essere protetto dalle guardie del corpo?

"No, non ci arriveremo mai. Non ci sarà mai rispetto fino a quando si butterà tutto in politica. E là, come vi ho spiegato, sono successe tante cose strane. Comunisti che, dall'oggi al domani, non erano più tali. Per questioni di comodo, e di convenienza. É difficile sperare in qualcosa di meglio".

Le fa ancora male ripensare all'accoglienza ricevuta, vero?

"In Croazia ho giocato altre volte, e per tre volte mi hanno insultato. Però a Spalato ho vinto qualcosa, ho contribuito ai successi di una squadra di campioni. Ho dato tutto me stesso, e una mano rotta. Non hanno avuto un po' di riconoscenza".

Torniamo alla partita: insulti, sputi e minacce. Eppure lei è rimasto imperturbabile.

"Sono tornato in Croazia per lavoro, non per una vacanza. Sono un professionista e come tale mi devo comportare. Mi interessava che la Kinder vincesse, ho raggiunto il mio scopo".

Una vittoria in trasferta dopo quattro mesi.

"Era importante, per noi, perché non vogliamo arrenderci".

Visto il finale ha temuto un'altra beffa dopo quella di Barcellona?

"Francamente no. Hanno avuto la palla per pareggiare, ma sono sicuro che al supplementare avremmo vinto. Siamo più esperti e più forti".

Per dieci giorni potrete concentrarvi sul campionato.

"Già, c'è Pesaro, una partita chiave. Battendo la Scavolini concluderemo la stagione regolare al primo posto, ne sono sicuro".

Ma ci sono quattro punti di differenza tra voi e Treviso.

"Però la Benetton ha un impegno difficile a Varese con la Cagiva, deve rendere visita alla Stefanel, e soprattutto disputerà l'ultima giornata sul nostro campo. La sfida di domani è una partita chiave, lo ripeto, possiamo batterli e puntare al primato".

Insomma la Virtus è sbloccata.

"Sì, ne sono convinto".

Torniamo a lei: non perde mai la pazienza?

"Talvolta sì, ci sono fischiate arbitrali che possono darmi fastidio. Ma sono un professionista, uno che ha scelto questo "mestiere". Il mio obiettivo è vincere con la Kinder".

 

PESARO STA A MAGNIFICO COME SPALATO A SAVIC? WALTER: "NON SCHERZIAMO"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 26/01/1996

 

A Spalaato, dove pure aveva passato due stagioni, Savic è stato trattato malissimo. E se oggi, al Palas di Pesaro, appendessero lo striscione "arrestate Magnifico"?.

"Beh, credo che la mia situazione sia un po' diversa, Zoran mi ha spiegato quel che è accaduto a Spalato, come alcuni dirigenti abbiano montato ad arte la sua decisione di andarsene".

E se la fischiassero?

"Incasserò. Evidentemente nella pallacanestro non c'è riconoscenza. Ho passato sedici anni Pesaro, credo di avere dato qualcosa a quella città, Poi la società ha preso alcune decisioni e io ho fatto altrettanto".

Il legame con Pesaro è ancora forte, vero?

"Sì, perché là ho comprato casa, là ho alcune attività. E probabilmente in quella città tornerò quando, un giorno lontano, deciderò di appendere le scarpe al chiodo. Virtus-Scavolini è una sfida che nelle Marche sentono tantissimo. Proprio per questo non credo che il pubblico abbia il tempo di pensare a quello che abbiamo fatto insieme. Però non vorrei essere considerato un traditore. Un avversario, certamente, perché sono felice di indossare la maglia della Kinder, ma un traditore...".

Vendette da consumare?

"Sinceramente no. E poi non metto mai la situazione personale davanti al bene della squadra. Non so se starò in campo dieci minuti o mezz'ora, non mi interessa. Conta solo il risultato: vogliamo una vittoria".

Farà caldo stasera, non trova?

"Sì, anche se per motivi opposti. Al di là della rivalità che c'è tra Bologna e Pesaro c'è una situazione di classifica particolare. Loro vogliono risalire la china, noi puntiamo al primo posto".

E vincere a Pesaro conta parecchio.

"Se vogliamo riprendere la Benetton non possiamo permetterci ulteriori passi falsi".

Intanto vi siete sbloccati in Europa.

"Non è facile dire se ci siamo sbloccati o meno. Abbiamo vinto una partita importante, a Spalato, ma al punto in cui siamo dobbiamo solo vivere alla giornata. E sperare di andare avanti, sicuri che comunque bisognerà vincere ancora in trasferta".

Torniamo al campionato: non ci sarà Galilea.

"È una bella partita, perché Cuki stava rientrando alla grande. Sarebbe servito parecchio contro giocatori rapidi e veloci come Bonaccorsi, Rossi e lo stesso Esposito. Per fortuna che, almeno in Italia, può giocare Chicco. Ravaglia sarà importantissimo".

 

IL RITORNO DEI CAMPIONI

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Tra il 23 e il 26 gennaio 1996, ci furono due avvenimenti analoghi, nelle loro diversità: due giocatori della Kinder, Savic e Magnifico, si recarono  giocare in trasferta contro squadre, con le quali  avevano scritto pagine fondamentali, Zoran per due anni nella Jugoplastica a Spalato, Walter per sedici a Pesaro. In quei due anni, dal 1989 al 1991, Savic aveva conquistato due scudetti, due coppe di Jugoslavia e due coppe dei campioni (più il titolo mondiale e quello europeo con la nazionale jugoslava), mentre Walter, nella sua militanza Pesarese, aveva scritto la storia dei quella società, vincendo tra l'altro tutti i titoli della Scavolini, due scudetti, una coppa delle coppe e due coppe Italia. Ora il serbo Savic tornava nella croata Spalato, dopo una guerra che aveva posto di fronte popoli che erano stati a lungo sotto una stessa bandiera. La Virtus era già stata testimone di trasferte nelle quali suoi giocatori della ex Jugoslavia, andavano in terra, ora straniera, da "nemici"; il serbo Danilovic a Zagabria e, proprio nel mese precedente, il croato Komazec a Belgrado. E a Zagabria era già stato già tre volte Savic, ma ora si trattava di tornare a Spalato, in una città dove il campione serbo aveva vinto tutto con la Jugoplastika.

Anche Walter era già tornato in quella che era stata per tanti anni la sua città, ma in un torneo prima del campionato, nel quale aveva ricevuto un'accoglienza non proprio calorosa da parte di molti suoi ex tifosi, ma ora si trattava del campionato, con tutte le attese e tensioni che comportano i due punti in palio, tra due squadre storicamente rivali. Ma le due situazioni ambientali, nascendo da vicende nemmeno lontanamente paragonabili, non erano per nulla simili: Savic fu accolto in un clima di vera battaglia, insulti, sputi, offese, Magnifico fu invece applaudito e premiato. Comune denominatore di quelle due gare fu che entrambi giocarono una bellissima partita e che la Kinder vinse entrambe le gare in volata. A Spalato, la Virtus, priva di Galilea, rimasto in panchina per dolori alla gamba operata, perse Komazec per falli al 35', sul +3 ma Abbio, Binelli dalla lunetta e proprio Savic da sotto portano Bologna a +9. Quello del serbo è però anche l'ultimo canestro su azione della Kinder; così i padroni di casa rimontano e a 12 secondi dalla fine arrivano a ridosso dei bianconeri, 67-68. Savic e Patavoukas sbagliano un libero a testa, ma Zoran cattura un decisivo rimbalzo d'attacco, permettendo ai suoi di prevalere 68-70. Fondamentale l'apporto del serbo della Virtus, non solo con le giocate finali, ma anche con 18 punti e 8 rimbalzi totali in 32 minuti sul parquet.

Tre giorni dopo a Pesaro, gara dominata a lungo dai bolognesi, sotto la regia di Patavoukas, capace anche di segnare 16 punti e catturare 5 rimbalzi, ancora senza l'aiuto di Galilea, stavolta fuori dai dieci: 32-47 all'intervallo, 32-49 al 22' , poi comincia la riscossa pesarese (in questa fase importante una tripla di Ravaglia, per il resto autore di una prova incolore) ed Esposito a 2'29" dalla fine con tre liberi sorpassa, 73-71. Sarà meno preciso a 27" dalla fine, segnando un solo libero su due e permettendo quindi a Komazec di pareggiare con un canestro da due a 9". Nel supplementare due liberi di Prelevic danno il + 4 a Bologna, 82-86 e, poco dopo altri due di Magnifico suggellano l'82-88 finale. Ma Walter non segna solo questo canestro, ma disputa una grande gara: 16 punti, con 6 su 8 da due, 4 su 5 ai liberi e 9 rimbalzi in 23 minuti. Poi i due campioni vinceranno anche a Bologna: Savic in due anni uno scudetto, un'Eurolega e una coppa Italia (per un giocatore che ha vinto tanto con tutte le maglie che ha indossato), Magnifico, nell'unica sua stagione bolognese, una Coppa Italia.

 

COPPA BASKET MILANO STRAPAZZA BOLOGNA

di Walter Fuochi – La Repubblica – 07/03/1997

 

Vince la Stefanel, anzi domina: 67-59, ma erano stati anche 16, a poco dal gong. Bologna ha il doppio degli uomini, ma quelli giusti hanno la maglia rossa, e uno nera, Gentile capitano da panchina, che proprio a Bologna sta ricostruendo il ginocchio. Gregor Fucka è il martello imprendibile per gli statici trampolieri di Bucci (23 punti e 11 rimbalzi), ma anche De Pol è un frullatore sempre acceso dentro la gara: magari non fa solo cose belle (10 punti e 7 rimbalzi), però non ne lascia né belle né brutte a Komazec, che rientrava da un mese di dolori (e s'è visto: 8 punti, mai incisivo).
Milano s'è completata con la regia di Bowie (10), sempre tenace, e il supporto di Portaluppi (10), mentre Kidd (7), ancora una volta, s' è eclissato nei falli. Poco male, tanto le è bastato per prendersi questa gara 1, andare con la fiducia di una difesa solida e collosa martedì a Bologna, sapendo di avere in ogni caso un terzo colpo da sparare a Milano. Brutta, davvero orrenda, invece la Kinder, surclassata fisicamente, senza atletismo né idee né convinzione, ancorata per lunghi minuti a penosi digiuni. Dalla partita è stata spazzata via nel finale di primo tempo (+9 per Milano), e di nuovo quando, in avvio di ripresa, s'è affacciata a -5. Ha incassato un 11-0, è stata quasi 7' senza segnare e ha incartato la sua mesta nottata con record negativo di punti segnati nella stagione, un inedito cannoniere (Patavoukas 16, a giochi morti), molte cupe riflessioni sulle sfide ad alto livello che verranno, a partire dal derby di campionato, domenica (Milano invece ospiterà Treviso).
Eppure, riavendo un Komazec decente, o almeno sano, non può ancora sentirsi fuori: Milano senza Gentile è davvero tosta e ammirevole, ma non molto armata. L'1-0 per ora è pesante, soprattutto nei cuori e nelle teste.

Nella prima stagione in cui la sentenza Bosman permette di prendere altri stranieri, la Virtus pesca subito a piene

mani in Europa (foto Giganti del Basket)

 

KINDER BOLLENTE NEGLI SPOGLIATOI

di Lorenzo Sani - Il Resto del Carlino - 07/03/1997

 

Il tappo lo fa saltare Walter Magnifico, quando i compagni hanno appena guadagnato le docce lui è in sala stampa.

"Milano è stata abile a sfruttare le nostre cazzate: non è possibile, dopo dieci mesi di allenamento, che ci passiamo ancora la palla sui piedi, oppure direttamente ai cartelloni pubblicitari. E poi non è nemmeno possibile che chi rientra in squadra dopo venti giorni faccia... l'americano". Una dedica esplicita (Komazec) che, al di là della bruttissima sconfitta, testimonia anche come la situazione all'interno della squadra non sia forse delle migliori (eufemismo). Negli ultimi tempi le avvisaglie si moltiplicano anche in campo, sotto gli occhi di tutti e cambiando spesso i protagonisti: ma il nervosismo è normale e, inquadrato sotto un certo profilo può anche diventare energia positiva. Qui ci sembra però che si tratti di un'altra fonte energetica. Quella che porta guai, la stessa che ha fatto evaporare la V nera lo scorso anno dopo un inizio di stagione all'insegna di un comodo e fin troppo facile showtime (ricordate?).

Buttata alle ortiche la grande occasione e stabilito al contrario il record negativo di segnature, 59 punti, per questa stagione (primato che resisteva da Istanbul, settembre '96), ora la strada è in salita: martedì a Piazza Azzarita, dopo un derby che si preannuncia caldo soprattutto per la Fortitudo (ma anche la Virtus dovrà guardarsi le spalle e conquistare presto quella vittoria che le garantirebbe il secondo posto italiano) c'è il ritorno, partita decisiva per guadagnarsi, due giorni dopo, la bella al forum. Ma scendiamo nel pietoso dettaglio delle cifre di una squadra che in 40' ha fatto un solo contropiede (al 22' con Abbio) e che per questo non viene mai mossa in fotografia, con grande gioia - immaginiamo - per i fotografi. Diciamo che il migliore (meglio, il meno... peggiore) è stato Patavoukas. Ma è anche il regista di una squadra che spreme 59 punti. Tira bene all'inizio e alla fine, quando il match è già scappato, ma sbaglia le bombe che potrebbero riaprire il match. Sugli altri, compresi i 10 rimbalzi di Savic, conviene glissare. Detto del 3/7 e 4 perse in 28' di Komazec, dell'1/5 di Prelevic, c'è poco da ricordare. Anche in negativo.

 

GOLPE ALLA VIRTUS, VIA BUCCI ARRIVA BRUNAMONTI

La sconfitta di Milano fa scattare l'esonero del tecnico: è il primo della sua carriera. Il siluro prima del derby, come per Scariolo. Cazzola blocca gli stipendi: "Adesso chi sbaglia comportamenti va fuori squadra".

di Lorenzo Sani - Il Resto del Carlino 8 marzo 1997

 

Una sconfitta, un viaggio, alla vigilia del derby d'andata, costò la panca a Sergio Scariolo. La storia si ripete oggi, a plance di comando invertite. Dalle 18 di ieri sera, cioè da quando Alberto Bucci ha avuto il faccia a faccia decisivo di 20 minuti con Alfredo Cazzola, il nuovo allenatore della Virtus è Brunamonti, The Flag, la bandiera. Fortunatamente Bucci della Virtus non è più presidente, altrimenti sarebbe stato davvero imbarazzante autoesonerarsi. Tanto più che per il quarantanovenne coach della Bolognina, che alla V nera ha portato la robusta dote di tre scudetti, si tratta del primo licenziamento in carriera.

"Non me ne sto rendendo conto - ha commentato a caldo, laconicamente e con un filo di voce  Bucci, mentre viaggiava in auto dalla palestra dell'Arcoveggio alla casa di Sasso Marconi - è una situazione del tutto nuova che mai in precedenza mi sono trovato a vivere. Mi sento soltanto di dire che questa è una decisione presa dalla società per il bene della squadra. Non è ancora il tempo per fare analisi e riflessioni profonde, avrò senz'altro sbagliato anch'io, ma in questo momento mi attengo alle disposizioni del club, senza polemiche o rancori. Voglio però ringraziare la parte del pubblico che mi è stata sempre vicino". Bucci ha in tasca un contratto che lo lega alla società anche il prossimo anno, ma da tempo si era capito che la scadenza sarebbe stata anticipata. Non in questi termini, però. Toccherà al Capitano, coadiuvato da Lino Frattin che ha in tasca il patentino di allenatore, il compito di pilotare la Kinder - "ancora in corsa su tutti i fronti", ha ricordato il patron bianconero - fuori dalle secche in cui si è cacciata.

La situazione, molto critica prima del viaggio al Forum di Assago, sul punto di precipitare già dopo la netta sconfitta nel derby d'andata, è diventata torrida e irreparabile dopo una sconfitta umiliante non tanto nelle proporzioni, ma soprattutto per l'atteggiamento scollato e rinunciatario del gruppo.

"Ho rivisto gli stessi comportamenti e i medesimi rapporti sfilacciati tra panchina e squadra della semifinale della passata stagione a Milano", ha aggiunto Cazzola che si è assunto la totale responsabilità della decisione. Da quel confronto con i milanesi di Tanjevic e quelli di oggi la Virtus ha compiuto una vera e propria rivoluzione d'organico. Bucci era rimasto una fra le poche costanti. "Non ho chiuso occhio tutta la notte, passeggiando avanti e indietro per il salone di casa, - ha detto Cazzola -, perché Alberto prima di essere un ottimo allenatore è innanzitutto un mio amico dai tempi dell'infanzia. Ma bisognava intervenire, togliendo ogni possibile alibi ad una squadra di undici giocatori che globalmente percepiscono 9 miliardi di emolumenti, cioè una cifra ben superiore all'introito garantito da tutti i nostri abbonati. Questo è il più brutto giorno della mia vita, lo dico in grande sincerità. Ma se da una parte ha pagato Bucci, dall'altra nessuno dovrà sentirsi garantito. Per questo ho congelato gli stipendi a tempo indeterminato: lo so è illegittimo, ma è illegittimo anche perdere come abbiamo perso a Milano. Posso però dire fin d'ora che non ci sarà pietà per nessuno e chi sbaglia atteggiamento, sia che guadagni un milione di dollari, oppure centomila lire, finirà immediatamente fuori squadra".

Roberto Brunamonti, col quale Cazzola ha avuto un lungo colloquio prima dell'esonero formale del tecnico, si è adeguato alla ragion di stato per spirito di servizio anche perché, conoscendolo bene, possiamo immaginare quanto sia stato difficile pur per lui reggere il copione. L'esperienza del Capitano, come lo chiamano ancora i tifosi, potrebbe essere letta, con una punta di umorismo per sdrammatizzare il clima in verità molto elettrico che si respira in casa Virtus, come uno spot governativo sull'occupazione: in meno di un anno solare, con l'aria bassa che c'è in giro, Brunamonti è riuscito nella non facile impresa di cambiare addirittura tre lavori, passando da giocatore a dirigente, quindi ad allenatore. Siamo al limite del record, o comunque in sintonia con l'escalation fulminea di un altro campionissimo della mitica classe 1959, Panagiotis Yannakis, zompato senza tanta anticamera dal campo alla panchina della nazionale.

 

SIAMO TUTTI CON LE SPALLE AL MURO

Golpe alla Kinder. Battute a caldo di Brunamonti, sostituto di Bucci: "Adesso penso solo a far uscire dal tunnel questa squadra che fa parte della mia vita sportiva". Cazzola: "Ho esonerato un tecnico di grande valore". Magnifico: "Ho detto ad Arijan che dobbiamo lottare insieme".

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 08/03/1997

 

Sono le 18,30 del venerdì più nero che la storia (bianconera) della Virtus griffata Cazzola ricordi. Il presidente si è infilato in palestra da venti minuti e, a sorpresa, ne esce Bucci. Alberto saluta, sale sull'auto e sparisce. È chiaro, a quel punto, che non è più lui il coach della Kinder, ma vediamo di ricostruire minuto per minuto il terremoto bianconero.

Ore 9. Cazzola riflette sulla prova incolore della sua squadra. È stato alzato per parecchie ore, dopo il mesto ritorno dal Forum, per capire cosa fare. Alla fine si decide.

Ore 13,30. Mister Motorshow convoca Bucci nella sede di via Milazzo: l'appuntamento è fissato per le 15,30.

Ore 15,30. Cazzola è costretto a saltare l'appuntamento. Bucci prende la strada della palestra dell'Arcoveggio.

Ore 15,45. L'allenamento è fissato per le 17, ma la squadra si ritrova prima.

Ore 16. Giocatori e tecnici raggiungono la saletta che si trova al primo piano della palestra. Ufficialmente per rivedere l'incontro del giorno prima. Forse per chiarire altre questioni.

Ore 17,10. I giocatori scendono, ma hanno poca voglia di parlare: si infilano in palestra. Magnifico e Komazec intanto si chiariscono.

Ore 17,50. Arriva Cazzola. Il presidente scende  ed entra negli spogliatoi. Chiede gentilmente che le porte rimangano chiuse. L'allenamento è interrotto.

Ore 18,10. Bucci esce di scena. Cazzola rimane solo con i giocatori.

Ore 18,25. Arriva Brunamonti, tirato in volto. "Parlerò dopo", dice ai cronisti appostati davanti all'ingresso della palestra.

Ore 18,50. I giocatori passano a testa bassa. "Parlerà la società", sibilano. Magnifico, Carera e Komazec si infilano in sala pesi per continuare l'allenamento. Nella saletta al primo piano rimangono Cazzola, Brunamonti, Frattin e Nadalini.

Ore 19,10. Scende Cazzola, che invita tutti a raggiungere la sala dei trofei e delle Coppe. "Ho comunicato ad Alberto - attacca -, che è una persona che stimo, un amico, un tecnico di valore, il suo esonero". Poi la raffica di provvedimenti per i giocatori e l'annuncio del nuovo corso con Brunamonti allenatore.

Ore 20. Escono Magnifico e Carera: Walter scambia quattro chiacchiere per chiarire il suo pensiero.

Ecco, intanto, il pensiero del nuovo coach: "Per due mesi voglio fare qualcosa di concreto, perché tengo molto a questa società, che fa parte della mia vita sportiva". Non parla di schemi o di difese a zona, Roby, ma di atteggiamenti in vista del derby, la sua prima stracittadina da allenatore. "L'atteggiamento verso la partita deve essere migliore: ora siamo tutti con le spalle al muro. E dobbiamo uscire dal campo pensando di aver fatto tutto per vincere. Questo, invece, non sempre è successo". Un allenatore a termine ma, chissà, forse Roberto ha trovato il suo futuro. "Non penso ai mesi o agli anni, ma a quel che bisogna fare adesso, subito, per vincere. Voglio far uscire la squadra da questo momento. Devo dare credibilità alla Virtus, devo trovarne nei giocatori. La credibilità e il rispetto si guadagnano col tempo. Non ne abbiamo tanto, ma dobbiamo cambiare".

E infine Magnifico. "Il presidente è arrabbiato giustamente, anche perché ha esonerato una persona che stima, un amico. Noi dobbiamo ritrovarci, lottare per lo stesso obiettivo senza pensare al proprio orticello. Lo dico, e mi ci metto in mezzo, perché l'ho sempre fatto, sin dai tempi di Pesaro. Parlare da uomini, arrabbiarsi fa bene. Ho chiarito con Arijan il mio punto di vista. L'avrei fatto comunque. Lui è importante, come tutti. Dobbiamo cambiare atteggiamento".

 

LA VIRTUS A BRUNAMONTI

di Andrea Tosi e Luca Chiabotti - La Gazzetta dello Sport - 08/03/1997

 

Tutto in un pomeriggio. L'esonero di Alberto Bucci, una sorpresa a metà per chi vive da vicino la contraddittoria stagione della Kinder, si consuma tra le ore 14 e le 18 dell'antivigilia del derby di Bologna. Il passaggio interno di consegne tra un big della panchina e il giovane principiante, cioè Roberto Brunamonti, una figura storica del basket italiano e della Virtus, che può assorbire col suo carisma un triplice cambio di ruolo in 6 mesi, dal campo alla scrivania e ora in panchina. Dopo la trovata del coach presidente, proprio Bucci l'anno scorso, il patron Cazzola conferma la sua vocazione di proprietario stile Nba inventando la figura del manager-coach ad interim con la prospettiva che questa soluzione, se i risultati dovessero premiarla, possa diventare il futuro della società. "Mai dire mai - recita Cazzola al primo esonero da presidente, nella breve conferenza stampa di ieri sera -. Non avrei mai pensato di sollevare dall'incarico Alberto Bucci, un amico vero che ha dato tutto alla mia società. È una decisione sofferta, maturata dopo il k.o. di Milano. Non ho chiuso occhio la notte. Ho capito che era giunto il momento d'intervenire, l'ho pensato solo oggi, altrimenti l'avrei fatto prima. Ho convocato Bucci comunicandogli la decisione e prima mi ero rivolto a Brunamonti che, con grande stupore, si è sentito chiedere dal sottoscritto la disponibilità a guidare la squadra in questo momento delicato della stagione. Roberto, con un atto di grande coraggio e conoscendo le difficoltà in cui si muove una società di basket al giorno d'oggi, ha dato il suo assenso. Ma ho comunicato anche ai giocatori il congelamento dei loro stipendi fino a tempo indeterminato e da questo momento chi andrà in campo tenendo un comportamento non consono alle proprie capacità professionali e agli emolumenti che gli vengono corrisposti verrà messo fuori squadra. Questo per chiarire che le responsabilità non sono di una sola persona e per togliere alibi alla squadra. I tempi ormai sono ristrettissimi, giochiamo ogni 48 ore, potevo farlo prima se ci avessi creduto ma anche a Milano sono stato vicino alla squadra e a Bucci. Ora tocca ai giocatori, sui quali abbiamo fortemente puntato, dimostrare che non ci siamo sbagliati. Non credo a spaccature nello spogliatoio, le dichiarazioni di Magnifico sono valutazioni personali, non hanno inciso sull'esonero, ma va da sé che una squadra per vincere deve essere unita".

Accanto al presidente c'é Brunamonti. Ha il volto tirato come molti dei giocatori usciti dall'incontro con Cazzola piombato ad interrompere l'allenamento. "Ho due mesi di tempo per fare qualcosa per questa società a cui tengo molto - dice l'ex capitano -. Non mi considero di passaggio o, almeno, voglio lavorare senza dare questa sensazione, come un coach vero che guarda avanti. Non posso dire se questo incarico può diventare la mia nuova professione per il futuro ma fino a maggio mi concentrerò solo su di esso. Dove conto d'intervenire? Principalmente nell'atteggiamento verso la partita, nel senso che dovremo uscire dal campo pensando di avere dato il massimo per vincere, non sempre lo abbiamo fatto quest'anno. Non penso all'esordio nel derby, la mia preoccupazione è di rendermi credibile verso la squadra. Siamo con le spalle al muro". Brunamonti, che stamane dirige il suo primo allenamento, siederà in panchina ufficialmente come assistente, mentre il nuovo allenatore a referto è Lino Frattin, primo vice di Bucci, che sceglie il silenzio come risposta al taglio. Non tace invece Walter Magnifico, uscito dal cambio con l'espressione distrutta: "Abbiamo sulla coscienza l'esonero di Alberto - dice - o almeno io non mi sento in pace con me stesso. Non ho accusato i compagni dopo Milano, con Komazec mi sono chiarito. Ho voluto solo dire che gli schemi, belli o brutti, vanno eseguiti. Accetto il congelamento degli stipendi, se il motivo è quello di darci lo sprone a migliorare".

Bucci, primo esonero dopo 410 vittorie. Brunamonti servirebbe ancora in campo. In una squadra così esperta, le colpe sono soprattutto dei giocatori. Roberto è l'unico campione dell'Italia d'oro a finire in panchina. L'esonero di un allenatore è sempre profondamente ingiusto, se legato solo alle ultime prestazioni della sua squadra. Un tecnico è quello che i giocatori gli permettono di essere, se ha in mano il gruppo più vecchio, esperto e pagato del campionato: la Virtus. Ha una filosofia con la quale si può essere d'accordo o meno ma che, sicuramente, nel caso di Alberto Bucci, ha funzionato: in 20 anni in serie A, ha vinto 410 partite in campionato, conquistato tre scudetti, portato in finale per il titolo Pesaro e Livorno, vinto la coppa Italia con Verona (quando era in A-2) oltre che con Virtus e Scavolini, portato la piccola Fabriano in A-1. è il suo primo esonero. Ieri, quando Alfredo Cazzola l'ha licenziato, era 2o in classifica, alle final four di coppa Italia e agli ottavi d'Eurolega.

Risultati che non spiegano il momento-no della Kinder: se la dovessimo giudicare per quello che ha fatto vedere giovedì a Milano dovremmo dire che è una squadra non allenata, non preparata tatticamente, non in forma fisicamente, non motivata psicologicamente, non unita personalmente. Ma, secondo voi, un allenatore di così grande esperienza è talmente scemo da non preparare le partite, non portare in condizione la squadra, mettersi contro i giocatori e permettere che il clima interno sia così teso? Se, ogni volta che c'è un gioco a due, degli atleti che hanno 30 anni e giocano da 20, sbagliano sistematicamente a difendere, è solo colpa dell'allenatore che non li mette lì ogni giorno, come degli juniores, ad allenarsi sui blocchi? È evidente che il problema è più complesso: ogni tanto qualcosa che ha sempre funzionato si rompe e non c'è più niente da fare. Di solito, nemmeno cambiare allenatore. Trovate una squadra che, col nuovo tecnico, abbia vinto il titolo...

L'unica cosa che pesa sulla carriera di Bucci è di non aver mai trovato la chiave per un successo internazionale, perché lì bisogna pensare più agli avversari che alla propria squadra. Una cosa che, fino all'anno scorso, a Bologna sembrava importare poco o nulla, anche in società, al di là delle parole: esisteva solo il derby, il mito di basket-city, gli abbonamenti esauriti in prevendita. Qualcosa sta cambiando. La scossa, parola bruttissima che sottintende una grazia verso dei giocatori che si sono comportati in modo scorretto, è stata data. è il primo atto di un profondo rinnovamento che porterà la Virtus, in estate, a cambiare una squadra vecchia e atleticamente in declino. Cazzola dà a Roberto Brunamonti, l'unico mito della più bella generazione avuta dal basket italiano, quella di Meneghin e Marzorati, a finire su una panchina di A, le chiavi della Virtus con tutte le porte, in Italia e in Europa, ancora aperte. Non è detto che sia un bravo allenatore, Magic Johnson non lo è stato. Ma ha più personalità e carisma dei 10 giocatori messi assieme. Ci vorrebbe in campo, ma non esageriamo.

 

AMAREZZA BRUNAMONTI

di Walter Fuochi – La Repubblica – 10/03/1997

 

Due pugili storditi e stremati, incapaci di colpirsi, ballano in mezzo al ring con gli occhi nel nulla quando uno, finalmente, crolla. Non l'ha colpita l'altro, la Virtus che ha perso il derby: la Fortitudo, più che altro, l'aveva punzecchiata danzandole davanti, più agile, e più potente. Ma poi, alla fine, era stata quasi timorosa di farle male. L'ha aspettata, nella sua corsa, anzi camminata, quasi sempre in testa, fino a rianimarla. E c'è mancato poco che le donasse il tesoro: e cioè il paio di tiri che Abbio, a 32" e a 6" dalla fine, ha spiaccicato sul ferro. Poteva essere il pareggio, invece è stata la vittoria della Teamsystem, che alla sirena s'è pure accompagnata a casa con una carezza felice: Myers, il suo guantone più duro (31 punti), ha appoggiato il pallone nel canestro ed è volato giù nel tunnel, lì a due passi, mentre i suoi cento tifosi, penetrati nel fortilizio nemico, accendevano un coro per Alberto Bucci, il tecnico della Virtus appena buttato giù dalla panchina.

Brunamonti, chiamato a resuscitare la squadra, non ce l'ha fatta, per ora. Era reattiva, non arresa, però confusa. Ha avuto il merito di non affondare mai, il demerito di proporre poco di saggio e tonico, in 40', per vincere. Komazec (21 punti) è stata la sua unica fonte di luce in attacco. La sola "bomba" segnata su 12 (gol di Patavoukas, 48 pari, unico aggancio della ripresa), le 21 palle perse l'hanno implacabilmente zavorrata, assieme all'angoscia di dover uscire dalla palude. La Teamsystem s'è ancorata alla sua difesa forte e in attacco ai solisti Murdock (16 punti) e Myers (anche 20 falli subìti, in due). Carlton, con un paziente lavoro ai fianchi, ha sfinito l'ammirevole Abbio. Non l'ha mai travolto, lucrava però molti liberi (12/14): poi, una sua "bomba" in libertà (l'unica biancoblù della ripresa) ha forse stampato il risultato (57-50 a 9') e avvelenato gli umori della gente contro gli arbitri, perché venuta dopo uno scippo falloso su Savic. Episodi, il contesto ha detto che il pugile Fortitudo ha boxato meglio, qualche volta ha colpito e, alla fine, s'è rifiutato di perdere ai punti. Giusto così. Brunamonti potrà ritentare. Domani è già Europa, gara 2 contro Milano, mentre la Teamsystem vola a Siviglia.

 

KINDER, SI SQUAGLIA KOMAZEC

di Luca Bottura - L'Unità - 20/03/1997


La farsa Komazec precede una partita seria, vera, intensa. Il croato della Kinder, ecumenizzato nel pomeriggio da quattro urli del suo agente, decide di giocare la partita nonostante l’asserita caviglia in disuso. Si presenta al Paladozza, ma stavolta è coach Brunammonti a dirgli di no. Anche i tiramolla di classe hanno un limite, Arijan l’ha superato. Pure il presidente Cazzola sposa il pugno di ferro del suo allenatore, e la Kinder fa infine da sola. Perde (84-87) ma gioca una buona gara. E grazie ai risultati concomitanti mantiene almeno il terzo posto nei playoff. Cioè la qualificazione in Eurolega, sempre se dopo la pausa arriverà almeno in semifinale. Il primo tempo è un elettrochoc. Certo, Treviso è già prima e - attraverso i meandri della classifica avulsa - può addirittura decidere quale avversario riservarsi nei quarti di finale. Ma se a un certo punto finisce sotto anche di 15 punti (dopo 13’) è soprattutto perché la Kinder manda in campo i propri anticorpi. Poco importa se siano contro l’assenza di Komazec o contro il croato toutcourt, conta solo ciò che ne sortisce. Ossia una catarsi di gruppo, una resurrezione di massa con un profeta su tutti: Bane Prelevic, 11 punti d’un fiato e 26 alla fine, che passa da dopolavorista a quasi eroe in un giro di valzer. Con lui, a raccogliere il 44-37 di metà gara - strettino - altri illustri «reaparecidos». Da Savic, alla pari con Rebraca, a Patavoukas. Miglior rimbalzista (7) all’intermedio. Meglio, molto meglio, del dannoso Binelli (tre falli in7’), antidoto alla squilla tardiva di Henry Williams: 0 punti nei primi 10’, 14 nell’altra metà del tempo.

Nella ripresa, riemerge parte degli antichi difetti bianconeri. Prelevic e Abbio (15) rimangono le uniche bocche da fuoco offensive, mentre i lunghi (29 punti in tutto) non trovano varchi né fuori né all’interno del perimetro. Soprattutto, però, Treviso imbraccia l’artiglieria pesante. Una tripla, un’altra, per un fantastico 11/20. Williams (33) e Gracis (9, 3/3 oltre l’arco) segnano anche con le mani degli avversari davanti al viso. Menano fendenti di fronte ai quali crollerebbe anche un cavallo. Ma di fronte non c’è la Kinder spaurita di domenica scorsa a Siena. Così, dopo la precoce parità - l’8-2 degli ospiti in avvio di ripresa - il match prosegue sui binari dell’equilibrio. Grandi corse e contropiedi, ribaltamenti di fronte, belle giocate a centropedana, i rimbalzi coreografici, i dribbling e i testa a testa che tengono le platee col fiato sospeso ma che non cambiano di un punto la situazione, lasciano il tempo che trovano. Fino all’ultima sciocchezza di Savic: fallo su Pittis lanciato a canestro, a 11” dalla fine, a Virtus sotto di uno. Segnasse soltanto, la Virtus avrebbe una tripla per impattare. Con l’aggiuntivo, tutti a casa.
 

IL CUORE DELLA VIRTUS È TROPPO GRANDE PER VERONA

La Kinder di Brunamonti supera la Mash. Oggi con la Polti sfida decisiva. Prelevic, Abbio e Ravaglia conquistano la finale: ma è stata tutta la squadra a ritrovarsi nel match più delicato.

di Lorenzo Sani - Il Resto del Carlino -  22 marzo 1997

 

Settemila testimoni. Avrete capito che non si trattava di un matrimonio. E nemmeno di una rapina. Settemila testimoni oculari di una resurrezione, quella della Kinder che regala a Robby Brunamonti la seconda vittoria della sua nuova vita. La vittoria finora più importante, perché ottenuta remando contro i favori del pronostico, ma soprattutto contro l'impressionante ruolino di marcia della Mash Verona, 11 successi in fila rastrellati tra il Bel Paese e l'Europa.

Mai dare per morta la V nera, perché orgoglio, mestiere e carattere, in frangenti come la Final Four di Coppa Italia possono spostare gli equilibri e rinviare la visita di becchino e medico legale.

Kinder contro Polti, dunque, per portare qualcosa che scintilli in bacheca: in quella della Virtus ci sono già altre quattro coppe come quella che verrà assegnata dalle 17 di oggi a Casalecchio, dopo il faccia a faccia per il terzo posto che metterà una contro l'altra la Stefanel dei mille problemi e Verona che ha visto crollare il castello di certezze costruito attorno attorno alla presunta invulnerabilità di Mike Iuzzolino.

Arijan Konmazec si riavvicina almeno fisicamente alla squadra trovando posto - in borghese - nella panchina bianconera: dopo un avvio che ha fatto nuovamente balenare davanti agli occhi dei tifosi la solita grande paura (0-7 al 2', 9-19 al 9' sul terzo fallo di Savic, condito da un tecnico alla panchina), lo vedremo anche applaudire, balzare in piedi, incitare i compagni. Non sappiamo come andrà a finire la sua storia personale, certo ieri gli altri della V nera hanno offerto una lezione che calza a pennello per tutti. Se giochi di squadra (e i 9 rimbalzi di Abbio sono dimostrazione palese di sacrificio e di reattività fisica al servizio del gruppo), se tutti si sentono coinvolti ed importanti ogni risultato è possibile. Sotto questo aspetto, mentre si ricompattava la Kinder, si è andata via via squagliando Verona che troppo precipitosamente ha iniziato il turnover del cambi, lasciando in campo sul vantaggio più consistente la coppia Usa. Un errore di valutazione che ha riaperto la strada per gli uomini di Brunamonti: il primo a capire dove fosse il tallone d'Achille della Mash è stato Prelevic, che ha ritrovato l'istinto del killer spaccando l'area con le sue penetrazioni.

Finalmente si vedono palloni sotto, ma per il definitivo salto di qualità bisogna vedere lievitare il lavoro rabbioso di Flavio Carera in un match stravinto anche sotto le tabelle (40 rimbalzi contro 26), fatto che ha annacquato il gap registrato invece nel conto dei palloni persi e quelli recuperati (14 contro 6).

Se Chicco Ravaglia è sicuramente la sorpresa, l'uomo in più al momento giusto e soprattutto un'alternativa dal perimetro in una squadra che di norma non sfrutta il tiro dalla lunga (ieri, invece il gruppo ha sparato 15 volte con 7 centri), quella che viene prepotentemente a galla è la reazione orgogliosa, ma al tempo stesso lucida di una Virtus che bisogna stare molto attenti nel definire già cadavere.

Anche lo scorso anno, di questi tempi, la Stefanel di Boscia Tanjevic viaggiava in bilico, non come la Virtus di oggi, ma nemmeno troppo meglio: quella vittoria, col senno di poi, si rivelò il vero trampolino di lancio per un club che poi vinse lo scudetto e perse la finale di Korac per un punto e comunque arrivò brillantemente in fondo alla corsa su tutti e tre i versanti d'impegno.

Impossibile prevedere ora se la Kinder avrà anche la forza fisica e la tenuta per andare tanto lontano, però la gara di ieri ha restituito morale, coesione e certezze: se e quando rientrerà Komazec, dopo aver chiesto "scusa a tutti" come ha detto il presidente Cazzola, dovrà forse anche chiedere permesso.

 

CANESTRI E CHAMPAGNE PER LA DOLCE KINDER

di Luca Bottura - L'Unità - 23/03/1997


Comunque vada sarà un successo. O quasi. A prescindere da quello che deciderà a fine anno, Roberto Brunamonti prosegue da allenatore il mestiere che faceva in campo: calamita per trofei. Con una costante, il gusto per le imprese difficili. Questa Kinder, la Kinder che ha infine battuto Cantù per 75-67, solo tre settimane fa era una specie di Vietnam dei rapporti. Oggi, rivoltata nelle viscere dal suo coach per caso, ha riscoperto il gusto di vincere. Unita. Godendosi platealmente il lusso di relegare Komazec al ruolo di cheer-leader. Strapagata. Komazec, fragile fenomeno Lui, il gigante (di talento) dai piedi d’argilla, sbatterà ora contro un gruppo ricompattato. Tenuto insieme dalle oggettive debolezze. Ovvio: senza il croato Bologna parte ad handicap, nella corsa scudetto. Ma il bivio è tra una squadra coesa e l’innesto di un corpo estraneo. A meno che Arijan non si cosparga il capodicenere. Servirebbe un camino molto grande.

Intanto i tifosi virtussini assaporano una piacevole sindrome di Blade Runner. Ieri a Casalecchio hanno visto cose che nel recentissimo passato era umanamente impossibile immaginare. Bane Prelevic mvp (giocatore decisivo, per dirla come si mangia) della quinta Coppa Italia bianconera. Diciotto punti la prima sera, 19 contro Cantù. E ancora: Binelli, tre falli dopo neanche 5’, capace di resistere in campo fino al termine, arpionando i rimbalzi decisivi. E Patavoukas, che dal sirtaki per una sera è passato al rock duro: 7 punti a fila negli ultimi minuti del primo tempo, quelli che hanno spaccato la partita. Alle certezze improvvise della due giorni di Casalecchio, Brunamonti ha saputo innervare i tre o quattro punti fermi che remavano a sincrono anche nell’era Bucci. Abbio (14), che contro Cantù ha miscelato difesa e tonicità offensiva ai danni di Rossini. Carera, l’unico del lotto a non farsi schiaffeggiare dall’intimidatore Bailey (23, 13 rimbalzi). Soprattutto Magnifico (13). Paradigma di una batteria di lunghi distonica - ne eccelle uno su quattro, mediamente -, ieri sera carnefice di Ebeling.

La logica del match. Aggiungiamo al quadro il nervosismo calante di Savic e avremo la foto di una partita logica: Bologna l’ha vinta perché anche rimaneggiata è più fornita di Cantù. Più lunga. A patto di non averne paura. Nella cronaca della gara, a differenza della semifinale con Verona, non c’è Ravaglia. Meglio: non emerge altrettanto, contentandosi di un posto nel coro. Un coro capace di partire 8-2 con quattro diversi realizzatori, di farsi raggiungere sulle esplosioni di Bailey (contro Binelli), digestire i tornanti più ripidi - 20-20 dopo12‘ - con un Galilea da premio Toti. Di gettarsi nella discesa del primo tempo con Patavoukas (39-36). La ripresa è altra musica. Suonata da Magnifico sulla staffetta di marcatori «a suo danno» (Ebeling, il disatroso Myers). Di qui la fuga sul 48-38, con la complicità di Prelevic e la buona gestione di ritmo proprio di Ravaglia. Il resto è una dolce agonia.

Dissolvenza. Negli spogliatoi, Brunamonti commenta il successo comese fosse alla notte degli Oscar: «Mi arrivano addosso i meriti e lo champagne, puzzo come un ubriaco. Ma il merito è della squadra, non mio. So che ad essere troppo modesti magari si stanca ma questa è la verità. Hanno sentito il clima della partita senza domani, hanno dato tutto. Da Galilea, che l’altra sera era arrabbiato perché aveva giocato poco. A Savic, che è rimasto in campo con 38 di febbre». Poi, nella notte la festa ancor più vera, non pubblica, dove i giocatori danno la stura a tutta la loro gioia: un rito che la Kinder frequenta con qualche alternanza, ma che raggiunge sempre effetti di coinvolgimento assoluto, fa salire il tasso della febbre della vittoria, fa lievitare le coscienze baskettare esaltando il contagio per una vittoria sentita purché non sia l’ultima ma si propaghi ad altre mete e canestri. La città è insaziabile e non si cura degli sconfitti.

La cerimonia della sconfitta. Poco più in là, quella vecchia volpe di Dado Lombardi prova a smorzare gli entusiasmi bolognesi «perché prima devono battere una squadra forte. E noi non siamo forti». Una «diminutio» che nulla toglie a chi, sul parquet, è stato superiore. E la Kinder fa festa lo stesso. Franco Polti, di suo, durante la gara aveva affrontato con successo gli eccessi verbali e non dei propri ultrà, andando sotto la curva a chiedere maggiore fair-play. Avercene. Anche perché sul fronte opposto, in mezzo a un pubblico sostanzialmente civile, agivano indisturbati alcune decine di cretini dalla canzoncina razzista facile. La vittoria non se la meritano, loro.

 

LA KINDER SI RISCOPRE REGINA CON PRELEVIC

I bolognesi vincono per la quinta volta (record) il trofeo battendo la Polti Cantù. Il serbo firma la resurrezione della Virtus. I canturini stroncati alla distanza. Per Brunamonti coach c'è già un trofeo in bacheca.

di Lorenzo Sani - Il Resto del Carlino - 23/03/1997

 

Poche settimane fa aveva un piede fuori dalla rosa della Kinder. Ora, in questi tempi che mescolano quaresime e resurrezioni, è prorpio lui, Bane Prelevic, ribattezzato Oronzo nei giorni in cui sembrava vuoto dentro e pieno fuori, l'immagine della rinascita Virtus, della luce in fondo al tunnel, della bonaccia ritrovata dopo tanta tempesta. La Kinder torna così orgogliosamente sul gradino più alto di un podio che al contrario non ha restituito pace alla Stefanel, sotterrando pure le mine del dubbio nel bel giardino della Mash, arrivata alla due giorni decisiva per la coppa Italia con una striscia vincente di 11 partite ed uscita con un doppio kappao. Come dire dalla Final Four alla Final Forse. Non è la peggiore delle ipotesi, c'è anche la Final Mai.

Bologna bianconera è arrivata davanti costruendosi il successo mattone dopo mattone: è riuscita a nascondere i propri limiti soprattutto con Verona, l'avversario più duro da mordere costretto a giocare esattamente al contrario di come doveva. È stata una battaglia vinta soffrendo, sempre in bilico nonostante i 14 rimbalzi catturati in più e l'osceno 5/23 nel tiro dalla lunga degli scaligeri. È proprio in questa fondamentale tappa di avvicinamento alla coppa che Prelevic, per primo, sposta gli equilibri: è marcato da un uomo due spanne più alto di lui (Keys) che solo una volta lo porta a combattere vicino a canestro dove la logica voleva si spostasse subito il confronto. Macché, le penetrazioni non sono del nero, ma è l'incursore Bane che apre una ferita profonda nel cuore dell'area avversaria, disorientando una difesa morbida e con sempre meno punti di riferimento.

Il giorno successivo completerà l'opera, ma alla Virtus non servono i miracoli di Ravaglia (4 bombe contro la Mash) e il partitone di Carera, perché la Polti dall'organico all'osso, maledettamente legata alla tenuta della sua coppia Usa, non ha l'ossigeno per reggere due battaglie in 24 ore e si spegnerà per strada, col serbatoio secco quando la Kinder, senza combinare nulla di trascendentale, scappa inesorabilmente. Cantù in asfissia mette solamente 13 punti nei primi 16' di ripresa, due canestri a cranio per Bailey e Buratti, il resto solo briciole raccolte dalla lunetta. Robby Brunamonti, che a meno di un mese dalla patata bollente che gli è finita tra le mani può alzare al cielo un trofeo, può invece gestire senza sbandare un Binelli con tre falli già al terzo minuto ed un Savic in realtà mai entrato nella sintonia giusta, perché al suo fianco in panchina è riuscito a rivitalizzare una dote che ha energie imparagonabili a quelle dei brianzoli. Ed è soprattutto questa la grande vittoria del capitano. Così alla distanza è uscito fuori pure Walter Magnifico, 5/7 al tiro con una bomba, 2/2 dalla linea della carità e 9 rimbalzi in 24', ma è riemerso anche Cuki Galilea che s'è trovato di fronte un Rossini alla panna montata. Ma tanti in questo successo hanno saputo ritagliarsi uno spicchio di gloria legittima. Pensiamo per esempio a Patavoukas, filotto di 7 punti che ha spaccato l'equilibrio quando il primo tempo si stava chiudendo allo sprint, cioè in uno dei rari momenti in cui un match povero di contenuti tecnici e spettacolari, definitivamente rovinato da una coppia di vaporiere che hanno fischiato 56 falli, concesso 62 tiri liberi e con lo sfondo di 26 palle perse, sembrava poter decollare. Ma forse era chiedere troppo.

Bane Prelevic MVP di Coppa Italia

ALLA FINE ANCHE KOMAZEC FA IL GIRO CON LA COPPA

di Gianni Cristofori - Il Resto del Carlino - 23/03/1997

 

La coppa di Bane Prelevic o quella di Roberto Brunamonti? Forse è la Coppa di tutti e la Virtus, idealmente, ne consegna un pezzetto anche a Komazec che si prende gli abbracci di fine partita dai compagni. Forse è davvero stato più utile così, Arijan, da tifoso sulla panchina bianconera piuttosto che da giocatore a mezzo servizio, nella testa e nel fisico.

Per Dado Lombardi è invece la Coppa dei centimetri: sono 834 quelli della Virtus che ruota Carera, Savic, Binelli e Magnifico soffocando i 210 di Thurl Bailey, grande vecchio che come contro Milano vive soltanto per un tempo pur restando l'unico vero punto di riferimento di Cantù. E il Dadone non lo manda certo a dire: "Ho una teoria. Se Boston mette addosso a Jordan, che è il più grande, un uomo ogni tre minuti per commettere fallo, lo può fermare. E così ha fatto la Virtus, che ha vinto meritatamente, ma ha a disposizione quattro lunghi mentre noi ne abbiamo uno solo".

Forse è anche la Coppa della modestia. Quella di Roberto Brunamonti che non se la sente di saltare definitivamente il fosso. " Non voglio prendermi meriti che non sono miei - spiega -, forse perché mi considero ancora uno di loro anche se in panchina porto un vestito buono e adesso puzzo di vino come un ubriaco. La realtà è che le partite le vincono i giocatori e i miei l'hanno fatto. Quindi mi godo questa vittoria che deve essere di tutti, dal presidente al massaggiatore, e non di uno solo".

Ma la Coppa è anche di chi mette bene la squadra sul parquet e, in questo, Brunamonti, ha fatto tutto quello che doveva fare: "Non ho cambiato nulla rispetto al passato - continua - la squadra si è soltanto adeguata molto bene agli avversari. Sapevamo che Lombardi avrebbe messo in campo la zona e le sue difese particolari, ma i nostri playmaker erano pronti anche a questo. E ne approfitto per ringraziare Galilea che contro Verona, forse, mi ha tirato qualche accidente perché l'ho tolto dal campo mentre lui voleva restarci per giocarsela fino in fondo. Cuki adesso è un giocatore recuperato oltre che un ragazzo d'oro e forse la nostra forza potrà aumentare proprio per questo".

Ora la Kinder farà come la Stefanel che dalla crisi passò alla Coppa Italia e arrivò fino allo scudetto con una galoppata travolgente? "Andiamoci piano - conclude Brunamonti - Milano fu bravissima a rituffarsi nel campionato e a mettere in fila la concorrenza. Noi, per adesso, ci limitiamo a fare festa".

 

"SIAMO NELLA STORIA DELLA VIRTUS"

Frase ad effetto ma sincera di Prelevic, numero uno del torneo. Komazec: "Ho vinto anch'io". Magnifico: "Adesso il morale c'è". Patavoukas: "Grazie Brunamonti".

di Gianni Cristofori - Il Resto del Carlino - 23/03/1997

 

"Adesso facciamo parte della grande storia della Virtus". Forse un po' esagerato ma sincero. Per Bane Prelevic la sirena è come una liberazione. Alza le braccia al cielo, lui che sembra sempre di ghiaccio, e in un attimo non ha nemmeno più la maglietta finita nella bacheca personale di un tifoso virtussino. Bane, nella sua, metterà invece il trofeo Bostik di miglior giocatore della final four, non sarà il massimo dal punto di vista estetico ma è pur sempre un trofeo da riportare a casa dopo un'esperienza da comunitario della palla a spicchi che sembrava diventata un calvario. "È vero, sono venuto per vincere - si sfoga Prelevic -, ma questa è una gioia differente da quelle che ho provato in Grecia, anche molto più forte. Mi sono reso conto di aver vinto soltanto quando l'arbitro ha fischiato la fine. È vero che eravamo nettamente sopra, ma con il tiro da tre punti può veramente succedere di tutto. Io decisivo? Continuo a non sentirmi il leader di questa squadra ma solo uno del gruppo che vuole vincere".

La Coppa strappa il sorriso anche ad Arijan Komazec. In panchina ha fatto il tifo, forse ha aiutato la Kinder anche così. "Mi sento parte di questa squadra - dice - è come se avessi vinto anch'io dopo tutte le parole che sono state spese in questi giorni".

"La verità è che adesso il morale è alto e lo dobbiamo soprattutto a due persone: a Brunamonti e a Prelevic - spiega Walter Magnifico -. Roberto ci ha dato convinzione nei nostri mezzi, anche se non possiamo dimenticare il lungo lavoro che abbiamo fatto con Bucci. E poi ha creato una misteriosa simbiosi tra la panchina e i giocatori, insomma sembra proprio che sia ancora uno di noi. E questo fatto aiuta soprattutto i playmaker che vanno in campo facendo esattamente quello che farebbe in quelle circosatnze Brunamonti. Bane, invece, è venuto fuori da un momento di grande difiicoltà perché è un uomo di carattere. Lui ha fatto la differenza in attacco e in difesa".

"La Coppa è venuta dopo un periodo nero per noi - aggiunge all'analisi Picchio Abbio -. Dopo un buon inizio di campionato, infatti, ci siamo ritrovati ad essere un po' stanchi. Questa vittoria può servire per ricaricarci perché è un'iniezione di fiducia che ci serviiva proprio per affrontare con maggiore serenità e tranquillità i playoff".

"Abbiamo reagito alla grande all'infortunio di Komazec - dice Patavoukas -. Non era facile ritrovarsi in un frangente come questo. Uno degli artefici di questo successo è Brunamonti, anche se il nostro allenatore adesso fa professione di modestia. Abbiamo reagito da squadra esperta quale siamo ed è proprio per questo che penso che la vittoria possa rappresentare una svolta per la nostra stagione. Non ho mai avuto dubbi sul valore di Bane, lo conoscevo sin dai tempi del campionato greco. Anche lui ha raegito con orgoglio, dimostrando di essere quel grande campione che tutti conosciamo".

Palla della conclusione a Flavione Carera che contro Verona ha ritrovato il tiro e contro Cantù ha contribuito a mettre il freno in difesa a thurl Bailey: "Dopo tre scudetti è la ia prima Coppa Italia. È una gioia particolare che sono felice di provare perché la Virtus aveva bisogno di ritrovare sé stessa. Già contro Treviso c'erano stati dei passi in avanti ma purtroppo non eravamo stati lucidi fino alla sirena. Queste finali di Coppa Italia hanno dimostrato che possiamo lottare fino alla fine".

 

LE PAGELLE

tratte da Il Resto del Carlino - 23/03/1997

 

Giù il cappello a Robby Brunamonti ed al suo staff per aver restituito ad una squadra a pezzi, la forza per andarsi a trovare sul fondo del barile ossigeno, morale, fiducia e, finalmente, uno scampolo di meritatissima serenità. Non capita spesso, in genere, e in particolare non è capitato di recente in casa bianconera. Ma la sensazione più netta che la Virtus trova specchiandosi nel metallo scintillante della coppa Italia è quella di poter contare, nel lungo e massacrante sprint verso lo scudetto, su tante braccia. Non è solo Bane Prelevic il grande Reaparecido dopo aver rischiato l'allontanamento dal gruppo, ma viene a galla lo spirito di un gruppo nel quale finalmente tutti si sentono coinvolti e importanti.

Patavoukas 7. Infila nel canestro di Cantù 7 punti in un minuto, l'ultimo, del primo tempo (dal 32-34 a 39-34). È un colpo ai reni che manda la tappeto i brianzoli che non hanno energia per rincorrere. Il play greco prende poi le misure anche a Buratti. Chiude con 3/7 dal campo, 2/2 dalla linea, 1 rimbalzo.

Abbio 6. È uno di quelli che forse hanno accusato maggiormente il peso del doppio confronto in 24 ore. Il giorno precedente si è spremuto tantissimo in difesa e per la squadra, ieri invece un po' più annebbiato: 5/9 al tiro, 4/7 dalla lunetta, 2 rimbalzi, 1 stoppata subita, 2 palle perse e ben 6 recuperate.

Prelevic 7. Un'altra ottima partita, Bane è importantissimo per sotterrare le velleità canturine e non è certo il Pete Myers visto ieri che può creargli grattacapi. Per il popolare "Oronzo" 6 su 14 al tiro, 5/6 ai liberi, 5 rimbalzi, 2 perse, 1 recupero e 1 assist.

Binelli 5. Partita condizionata dai falli (3 al 3'), poi decollata quando Cantù era già morta. Chiude con 2/4 al tiro, 6 rimbalzi, 1/2 nei liberi.

Savic 5,5. Non è una grande giornata nemmeno per lui. In attacco era lecito attendersi qualcosa di più: 4/7 al tiro, 1/2 dalla lunetta, 4 rimbalzi, 2 perse.

Magnifico 7. Un ritorno alla vita importante. Ha lottato come nei giorni migliori: 5/7 al tiro, 2/2 nei liberi, 9 rimbalzi in 24'.

Galilea 6. Commovente per orgoglio e capacità di soffrire. Dirige le operazioni con licidità quando è il suo turno: 1/3 dal campo, 2/2 dalla linea, 1 recupero e 1 rimbalzo.

Carera 6. La solita sostanza, i soliti micidiali spigoli contro cui vanno a sbattere gli avversari: 1/3 al tiro, 0/2 nei liberi e 3 rimbalzi.

Ravaglia n.g. Sta in campo 12'.

 

IL BRINDISI PER LA COPPA? TUTTI IN VIAGGIO-PREMIO IN QUEL DI PORRETTA

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 23/03/1997

 

Stanchissimo, con la canotta inzuppata di sudore e spumante, in mezzo al campo, alla ricerca della fidanzata. Avesse avuto gli occhi pesti e gridato "Adriana" avremmo pensato a un remake di Rocky (ci poteva pure stare, in fondo Brigitte Nielsen è l'ex signora Stallone). Invece lui cerca la sua Valentina, è Tiramolla Abbio, pazzo di gioia. Scene da Coppa Italia. Come quella di Bane Prelevic, che esce dagli spogliatoi con il trofeo Bostik sotto il braccio. Il premio vale parecchio - è quello assegnato al "most valuable player", cioè al miglior giocatore delle finali - la scultura un po' meno. Bane ha già deciso dove metterla: "finirà in camera delle mie figlie - spiega - Anna e Tea si divertiranno un po'". Ravaglia tenta intanto di trascinare qualche collega sotto la doccia (ma non ci riesce), mentre Carera, che ha la caviglia destra che ha assunto le dimensioni di uno "Spalding", tiene l'articolazione in freezer, e come sempre sarà l'ultimo a uscire dagli spogliatoi. Magnifico tenta di respingere il solito attacco di tosse (un classico quando varca la porta degli spogliatoi) con una caramella di menta, mentre Renzo Colombini, il preparatore atletico, vaga come un'anima in pena, con una maglietta sottratta ad un giocatore. Troppo spumante sui suoi indumenti, anche lui è costretto a cambiarsi d'abito, mentre si prepara la festa da "Benso", il locale di Brunamonti, che attendeva l'evento da un bel po'. C'era stata la Supercoppa, nel settembre del '95, ma per risalire a qualcosa di più concreto bisogna tornare al maggio dello stesso anno, con lo scudetto numero 13.

È la prima Coppa Italia per Flavione Carera ma soprattutto per il signor Virtus. Alfredo Cazzola di bocconi amari ne ha ingoiati parecchi, soprattutto nella final four. Una finale stregata, nel '93, con Treviso (che vinse con il carneade Piccoli) e tante partecipazioni infelici, come quella semifinale persa nel '94, proprio a Casalecchio, e contro Verona, o il sottomano sbagliato, un anno fa, di Coldebella al Forum di Assago. " È la mia prima coppa - ripete mister Motorshow - e lasciatemelo dire, ce la siamo meritati. Venivamo da un momento difficile, questa vittoria ci ricompensa da tanti sacrifici. Un successo per recuperare serenità e tranquillità che, chissà, magari serviranno nei playoff".

Intanto c'è l'abbraccio sincero, e pure convinto, con il signor Polti: i due hanno vissuto la finale a stretto contatto di gomito. Con l'abbraccio Cazzola trova pure l'attimo per la dedica al suo "capitano" che ha accettato l'ingrato ruolo di guidare la squadra scioccata dalla sconfitta di Milano e poi dall'esonero di Bucci. "Sono molto contento per Brunamonti - incalza - sono molto legato a lui, e grato per come sta gestendo questo momento d'emergenza". Un'emergenza che, chissà, forse da ieri sera è finita, La vittoria potrebbe avere ridato morale alla truppa bianconera che, intanto, si consola con un viaggio premio. Due giorni di assoluto riposo - la Virtus tornerà in campo, per la prima sfida dei quarti di finale di playoff il 5 aprile - poi martedì la partenza per Porretta. Quattro o cinque giorni per smaltire tossine  e allontanarsi da un ambiente che probabilmente è diventato troppo soffocante. Qualche giorno per ossigenarsi e convincersi che, anche nei playoff, questa squadra può dire la sua.

 

TUTTI A CENA, OFFRE IL COACH

Notte brava della Kinder nel ristorante di Brunamonti. Oggi riposo, domani mattina partenza per il ritiro di porretta

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 24/03/1997

 

Il giorno dopo la quinta Coppa Italia, nessuno è riuscito a fare tanto nel "Belpaese", la Virtus si scopre più bella. La notte è stata piccola, troppo piccola per chi, come Brunamonti, non è riuscito a prender sonno. Sarà stato anche tutto merito dei giocatori, come raccontava Roberto a fine gara, ma il pronto "obbedisco" del capitano non va dimenticato. Soprattutto perché Roby, coach sicuramente inesperto - solo sette gare per lui, e altrettanti abbassamenti di voce - ha conquistato la stima dei suoi ragazzi. L'ha ottenuta sul campo, rapidamente per come ha gestito l'affare Komazec. Con orgoglio, senza chiudere la porta in faccia al croato, ma con quella fermezza che ha dato morale anche a chi magari si era perso per strada (un nome su tutti quello di Prelevic).

Grande festa, dunque, da "Benso", il locale di Brunamonti, dove la squadra si è ritrovata al gran completo per celebrare una Coppa Italia alla quale Cazzola, il presidente teneva parecchio. Insieme all'Europa (ancora vietata per il signor Motorshow), le "final foir" nostrane erano una gioia che, fino a sabato, era sfuggita al signor Virtus.

Domani mattina, infine, partenza per il ritiro a Porretta. La Kinder tornerà in città sabato e avrà così libero il giorno di Pasqua. Dopodiché si ricomincerà a trottare puntando, appunto, su schemi differenti. Il principale terminale offensivo non è più Komazec, che si è chiamato fuori, ma Prelevic. E a Bane verrà data carta bianca, perché le sue percussioni (inarrestabili quasi fosse un rugbista) possono servire parecchio. E poi bisognerà rivedere il ruolo di Magnifico - Walter si sta sacrificando alla grande negli insoliti panni di numero 3 - e dare ancora più fiducia al "cinno": il talento offensivo di Ravaglia va assecondato.

 

BRUNAMONTI IL PRECOCE

di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 24/03/1997

 

Non è difficile immaginarsi Roberto Brunamonti, il mito vivente delle V nere, sollevare un trofeo. Lo ha fatto tante volte nella sua ventennale e memorabile carriera di giocatore e capitano. Piu' difficile immaginare, solo pochi giorni fa, che potesse mettere nel suo palmares un titolo da allenatore di fresca e tormentata nomima. Dopo un inizio da fare tremare i polsi, col ruolino di 1-4 che è costato alla Kinder, non per colpa sua, l'uscita dall'Europa e la caduta al terzo posto alla fine della stagione regolare, Roby ha compiuto l'impresa di ribaltare i pronostici nella final-four di Casalecchio insieme al brutto trend della sua squadra conducendola alla conquista della coppa Italia, alla sua settima presenza in panchina. E' la conferma che vincenti si nasce e magari allenatori si diventa.

Brunamonti sembra un predestinato anche con lavagna e libretto degli schemi. "Non posso dire adesso se sia più bello vincere da giocatore o da allenatore - argomenta -. Nel primo caso posso parlare con cognizione di causa ma nel secondo no perché non mi sento ancora un vero coach. è da poco che sto imparando e tutto è successo troppo velocemente. Questa vittoria, ribadisco, non mi appartiene. Ha fatto tutto la squadra. è ai ragazzi, per quello che hanno passato in questi mesi molto duri, che va il mio grazie. E non lo dico per modestia. Peraltro questa Coppa me la voglio godere tutta fino al prossimo impegno". Non è facile smuovere Brunamonti, farlo sognare in grande. Non ha mai gonfiato il petto quando stravinceva scudetti, figuratevi adesso che mette pure le mani avanti per il suo futuro di coach. "Volete sapere se ci sto prendendo gusto? La risposta è quella che diedi al momento dell'investitura: sono qui per condurre a termine questa stagione nel miglior modo possibile. Ho accettato l'incarico in un momento delicatissimo perché mi sento legato alla Virtus, devo tanto a questa società. Il mio obiettivo adesso non è guardare all'anno prossimo ma dare alla squadra il mio massimo ed esserne ricambiato. La Coppa è un traguardo importante, ce la teniamo stretta, però il campionato ha un altro valore. La nostra scommessa viene ora, dobbiamo tuffarci nei play-off sfruttando l'onda emotiva della Coppa come Milano l'anno passato".

È un Brunamonti sereno che ci parla al telefono dalla sua casa di Spoleto dove si è rifugiato due giorni per staccare la spina. Preparerà i play-off portando la squadra in ritiro sull'appennino, a Porretta Terme, aria buona per riossigenarsi e acqua buona per aggiustare il fegato che adesso è meno intossicato. "Mica vogliamo passare le acque - sorride Roby -, andiamo via qualche giorno per stare più insieme. Non so se ci seguirà anche Komazec. Domani (oggi, ndr) Arijan deve sostenere un esame di risonanza magnetica alla caviglia dolente. Su questo argomento mi sono già espresso e sapete bene come la penso. Da parte mia, dei compagni e della società non c'è nessuna preclusione al suo rientro in squadra. Mi sembrava giusto, guardando al successo in Coppa, che si parlasse più dei protagonisti in campo. La Virtus ha dato una risposta importante in termini di coesione e di orgoglio. Io non ho apportato niente di speciale. Magnifico usato come ala piccola è un accorgimento naturale perché Walter è un grande giocatore e sa adeguarsi bene. Ho fiducia nei tre play, ognuno ha una prerogativa diversa utile per la squadra. Prelevic sta ritrovandosi, Savic sta stringendo i denti. Questi segnali mi confortano per i play-off".

 

SERIE FORTITUDO, LA VIRTUS SI ARRENDE

di Walter Fuochi – La Repubblica – 28/04/1997

 

Due a zero Fortitudo, il derby della Virtus è stato solo un'agonia. Doveva essere la riscossa, è stato invece la resa, anche se i certificati si scriveranno domani sera in gara 3. Se è vero che, in un play-off, mai nessuna squadra è risalita da 0-2, queste sono le due meno adatte per picconare tradizioni così scolpite: la Kinder è al minimo, la Teamsystem non l'ammazza solo perché non le serve. La controlla, la doma, la tiene lievemente sotto: quando alza la testa, le dà una botta, semplicemente. Così, perfino in armonia: ieri, i due patron un tempo nemici, Giorgio Seragnoli e Alfredo Cazzola, hanno pure visto per la prima volta la semifinale insieme. Anche non avessero fatto il fioretto, sarebbe stato impossibile litigare. È stato tutto liscio, scontato: come tra due squadre che, da sei derby di fila, stampano lo stesso risultato.

Stavolta Brunamonti ha tentato la magia, nella quale probabilmente era il primo a non credere. Ha impiegato per 26 minuti Arijan Komazec, il grande malato (immaginario?): e sono bastati per chiarire perché, finora, non l'avesse mai, o quasi mai, usato. L'arma segreta, di cui la città cianciava da una settimana, una sponda temendone sortilegi, l'altra sperandone impennate, altrettanto illogiche, ha fatto il poco che era normale facesse: un paio di bombette fuori dai giochi, uno strappo, alla tela del racconto, davvero minimo, e forse, invece, un rigetto provocato alla squadra che ormai l'aveva rimosso. Si entrerebbe in labirinti freudiani, immeritevoli: è stata solo una banale sfida di sport, tra chi salta e corre, e chi no. Tutta la Kinder, senza alibi, era floscia, non in grado di battagliare fisicamente. E non solo orfana di un leader, vero o presunto. La Teamsystem ha vinto al minimo del gas. é scappata nel primo tempo quasi solo battendo liberi: bastava forzare un passo d'entrata e fioccavano falli. Il 40-33 della pausa l'ha cementato con 25 liberi tirati, 21 fatti e 9 soli canestri dal campo (uno da tre). La gente di casa (già, la Virtus s'è arresa così nel suo violatissimo tempio) ha inveito contro gli arbitri: ma sta capitando troppo spesso alla Kinder di tirare la metà dei liberi altrui e non dev'essere una congiura.

Qualcuno ha inveito pure contro Brunamonti: ogni macedonia si può far meglio, ma messi tutti i dieci ingredienti, nessuno arrivato al sei politico, si può mai sindacare se ci voleva più fragola o banana? Più su del sei sono andati in diversi della Teamsystem. McRae ha preso 12 rimbalzi, rifilato 4 stoppate e fatto 6/14. Murdock (6/18) e Myers (4/14) hanno tirato meglio altre volte, ma già prendere 13 falli in due e buttar dentro 20 liberi (15 Carlton) è stato un lucro sagace. L'ultima citazione è per Pilutti: se ha avuto una storia, una partita in cui la Virtus è stata avanti poco più di 3' su 40', Pilutti l'ha tranciata a metà ripresa con 7 punti secchi: dal 53-46 al 62-51. Poi, la Kinder, con la zona, s'è riaffacciata sullo spiraglio dell'uscio: 58-64 a 5', Abbio da tre, sul ferro. Se andavano a -3... No, se facessero più di 62 punti.

 

BOLOGNA È UNA SOLA: FORTITUDO

di Luca Chiabotti - La Gazzetta dello Sport - 30/04/1997

 

Manifesta superiorità. La Fortitudo va in finale per il secondo anno consecutivo e la Fossa resta in tribuna ben oltre la fine della partita, impalata dalla felicità di un traguardo non così scontato come la forza dell'organico potrebbe far credere. Ma questa semifinale finita con un tremendo cappotto non sembrava neppure un derby. Non c'era pathos, tensione, partita. E la colpa è stata, se non di Brunamonti che oggettivamente aveva ben poco da inventare, di tutta la Kinder che, nel momento decisivo della stagione, non ha trovato dentro di sé nulla di buono da raschiare, psicologicamente e tecnicamente. O forse questa Fortitudo era veramente troppo, troppo forte, troppo completa, troppo motivata. E trova tanti motivi di festa: il 5-0 stagionale nel derby, il 7-0 consecutivo, i 44 punti di Carlton Myers straordinario (29 nella ripresa, con 20/24 ai liberi), record nella stracittadina (batte i 41 di McMillian nell'81), anche se sono stati più importanti un paio di recuperi difensivi micidiali quando la gara era ancora in bilico ed è stato Eric Murdock a spezzare la partita in due, quasi subito.

Ieri, almeno, la Kinder ci ha provato. Dopo due gare giocate a fare dei grandi rinvii in tribuna, tipo zonette della nonna, per evitare il peggio, la Virtus si è buttata nella mischia. Ha provato ad aggredire la Fortitudo, ha recuperato qualche pallone, cosa che non aveva fatto nelle prime due partite. Ma così ha aumentato il ritmo della gara. E lì è venuta fuori l'inferiorità fisica, contro cui non esiste rimedio. La Teamsystem, passata in vantaggio col primo canestro di Carlton Myers dopo 6'30" (15-14) s'è trovata finalmente a casa. è risaputo: quando Eric Murdock deve ragionare non è un granché. Ma quando può correre e giocare in transizione, tirando magari da 3, è micidiale. Così, quando le percentuali della Kinder sono calate, è partito il contropiede della Fortitudo. In soldoni, un 12-1 che stende la Virtus: Murdock, in 10', segna 12 dei primi 24 punti Fortitudo, i registi avversari sono impalpabili, invisibili. A questo punto, Brunamonti ha gli unici due giocatori che hanno reazioni nervose (Abbio e Savic) con 3 falli, Komazec è scandaloso e la Fortutido sale a +16, ribattendo agli ultimi fuochi di Savic e Prelevic con un 4/4 da 3 a inizio ripresa di Myers. La Fortitudo raggiunge la sua seconda finale ed è tutta un'altra cosa. Ha un solo problema, non ha sostenuto veri test sulla sua reale consistenza e continuità ad altissimo livello. Il meglio ha dovuto tirarlo fuori in gara-4 contro Varese, un'avversaria inferiore. Ma oggi, rispetto alla Teamsystem che è andata su e giù per tutta la stagione, c'è il recupero completo di McRae, che con l'arrivo di Bianchini sembrava perduto. Ora c'è tutto per lo scudetto. La Virtus? Va spianata come un parcheggio e ricostruita.

 

MI RITORNI IN MENTE: PUNTATA 2

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 23/01/2013

 

Ci sono stagioni che nascono male e finiscono peggio. Per la Virtus che fu, una stagione disastrosa poteva iniziare con la lesione ai legamenti del play titolare Galilea, arrivato dal Barcellona con enormi aspettative - e distrutto dopo 6' della prima partita di Eurolega, a Istanbul - e terminare prendendo schiaffoni in semifinale non da un’avversaria a caso, ma dalla Fortitudo di Myers, Murdock e McRae, tra gli altri: 0-3 e pedalare. In mezzo altre cose impensabili per l’epoca, come l’esonero di un allenatore - Alberto Bucci - vincitore di due scudetti recentissimi nonchè di quello della stella - mica l’ultimo arrivato, e la questione Komazec, col croato che a un certo punto si rifiuta di giocare, dicendo di volersi operare contro il volere della società, finendo così per sempre sul libro nero di Alfredo Cazzola e dei tifosi virtussini. Un disastro - quindi - soprattutto in quegli anni lontani dove vincere (o quantomeno andarci vicino) era non l’eccezione ma la regola, e il ricordo del triplete di scudetti ancora di freschissima memoria.

Eppure, anche in una stagione così grama ci fu una soddisfazione. Una Coppa Italia, una piccola e misera Coppa Italia, ma vinta in casa e in maniera inaspettata. Già, perchè la Virtus del marzo 1997 era in grave difficoltà, appunto fresca di esonero di Bucci e della deflagrazione del caso-Komazec. In panchina c’era Roberto Brunamonti, ritirato l’anno prima e senza tesserino. Ufficialmente risulterà Lino Frattin, infatti. Si gioca a Casalecchio, e l’avversaria della semifinale è la Mash Verona di Mike Iuzzolino, pessimo cliente, che infatti in breve si porta avanti anche di 11 lunghezze. Brunamonti però pesca dalla panchina Chicco Ravaglia, che pochi mesi prima era stato richiamato da Varese, mandando Morandotti in Lombardia. Ravaglia risponde presente a suon di bombe, prima firmando il parziale che rimette in parità l’incontro, e poi nel caldo finale facendo giocate importanti che guidano i suoi al successo per 74-68. E a fine partita si parlerà tanto del 21enne talento nato a Castel San Pietro, a cui viene dato il pesante titolo di “erede di Brunamonti”. La storia purtroppo poi ce lo porterà via troppo presto.

L’altro che emerge in quella partita è Bane Prelevic, un altro di cui vale la pena parlare. Arriva dal Paok da comunitario (serbo di passaporto greco, primo anno dopo Bosman) e col pedigree da campionissimo. In Grecia, e anche in Coppa dei Campioni, ha sempre fatto bene, anzi strabene. Eppure qui non sfonda, anzi. È decisamente sovrappeso, tanto da meritarsi il soprannome di “Oronzo” dal noto personaggio televisivo di Raul Cremona. E - dopo un inizio promettente - per i primi mesi gioca da schifo, inutile girarci attorno, tanto da perdere il posto da titolare a favore di un Alessandro Abbio in grandissima crescita. Da sesto uomo non funziona, e non funzionerà per tutta la stagione. In Coppa Italia però si ricorda di chi è. In semifinale mette i punti della sicurezza negli ultimi minuti, e in finale gioca decisamente alla grande. L’avversaria è la Polti Cantù, che a lungo si aggrappa a un immenso Thurl Bailey da 23 punti e 13 rimbalzi, totalmente inarrestabile per i lunghi bianconeri. Ma Prelevic ne mette 18, vince il titolo di MVP e regala ai bianconeri l’unico trofeo di una stagione travagliata. Si spera si sia sbloccato, ma non sarà così. L’anno dopo tornerà in Grecia e farà di nuovo bene, contribuendo a portare l’AEK in finale di Eurolega. Già, quell'Eurolega, a cui la Virtus si qualificherà per il rotto della cuffia - nel quarto contro la Virtus Roma di Davide Ancilotto - grazie ai canestri di Patavoukas e di Chicco Ravaglia, ancora.