NIKOLAOS EKONOMOU

(Nikolaos Oikonomou)

Nikos Ekonomou a rimbalzo

nato a: Atene (GRE)

il: 19/02/1973

altezza: 206

ruolo: ala

numero di maglia: 8

Stagioni alla Virtus: 1999/00

statistiche individuali del sito di Legabasket

 

KINDER, BLITZ PER EKONOMOU

Incontro ad Atene con l'ala del Panathinaikos il cui contratto scadrà il 30 giugno. Ala di 26 anni ha tiro e difesa. Per i greci ormai è virtussino.

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 26/01/1999

 

Cellulari roventi e un gran via vai di procuratori, agenti e addetti ai lavori. Che bollisse qualcosa nella pentola bianconera lo si era intuito domenica sera, al termine del confronto con Varese. Lunedì, poi, dopo aver scaricato Michael Olowokandi e aver tesserato Bill Edwards, il blitz di Atene. Nella capitale greca sono sbarcati in tre: Cazzola, Brunamonti e Messina, segno che l'obiettivo era grosso, molto grosso.

La società bianconera anche ieri ha mantenuto il più assoluto riserbo, ma lunedì sera lo staff della Kinder ha incontrato Nikolas Ekonomou, uno dei più forti giocatori di Grecia, il "4" più appetibile del campionato ellenico. Il giovanotto, prossimo ai 26 anni, è assistito per l'Europa da Ken Grant, lo stesso agente di Ettore Messina e Antoine Rigaudeau, senza dimenticare che della sua scuderia fa parte pure John Amaechi, in bianconero per qualche mese nella passata stagione.

Ed è stato Grant - sabato ha assistito all'allenamento della Kinder al PalaMalaguti e domenica s'è fermato a parlare per qualche minuto con Alfredo Cazzola - probabilmente  a mettere in contatto le parti. Il contratto che lega Nikolas alla corazzata Panathinaikos (imbattuta in Eurolega grazie anche alle prestazioni sempre convincenti di questo atleta potente che ha i movimenti e la rapidità di un'ala piccola) scadrà il prossimo 30 giugno. E la Kinder, sondando anche l'agente greco del ragazzo, il potentissimo Tassos  Delimpaltadakis, ha cominciato a pianificare la prossima stagione. L'arrivo di Nikolas, greco e quindi comunitario a tutti gli effetti, potrebbe risolvere non pochi problemi alla Virtus che, nel reparto ali (piccole o grandi) ha sempre cercato l'ultimo tassello per completare un organico già eccellente.

Ekonomou ha provato a smentire la norma, ma in Grecia la sensazione è diversa. A Bologna, poi, ritroverebbe Hugo Sconochini, con il quale ha giocato due anni fa. Ekonomou, titolare inamovibile della nazionale greca, ha già vinto l'Eurolega nel 1996 e, soprattutto, dispone di quell'età che lo mette al di fuori dei mille cavilli greci. Cavilli che all'Arcoveggio ricordano ancora per l'esito di quella querelle chiamata Papanikolau.

Eccellente il ritratto che Dan Peterson fa di questo giocatore di 205 centimetri nello The European Basketball register: "Una minaccia offensiva: tre punti, arresto e tiro, uno contro uno. Ha forza fisica quindi si apre varchi in entrata, veloce in contropiede, gran difensore di squadra. Un solo neo: la selezione di tiro". Nell'ultima stagione è stato utilizzato per 23 minuti a partita nei quali ha prodotto 9,3 punti (54 per cento di realizzazione da due, 43,3 da tre e 80 nei liberi), con l'aggiunta di 3,4 rimbalzi, un pallone recuperato e 0,9 assist. Nel campionato ancore precedente era rimasto in campo per più tempo: 32 i minuti con 13,2 punti, 4,4 rimbalzi ma percentuali di realizzazione inferiori. Particolare da non sottovalutare per comprendere il carattere e la consistenza di questo ragazzo: la sua valutazione in trasferta è superiore a quella che ottiene solitamente tra le mura amiche.

MESSINA: "SAULIUS E NIKOS, LI ASPETTO ANCORA"

di Francesco Forni - La Repubblica - 18/01/2000

 

La ritrovata vena offensiva della Kinder del nuovo millennio, che aveva avviato il 2000 a 90 punti di media, s'è inaridita contro Roma. Stasera a Casalecchio (20.30, diretta su Radio Bruno) i bianconeri vorranno riprendere la corsa nella gara di ritorno dei sedicesimi di Saporta con la Telekom Bonn. Devono gestire il + 11 (67-56) dell'andata, una discreta garanzia, e capire chi verrà poi, tra Francoforte e svedesi del Plannja Lulea: al 90% i tedeschi, che difenderanno in casa un analogo + 11 già incamerato in Scandinavia. L'Europa fin qui comoda della Virtus non lenisce però i lividi dell’ultima caduta: con l'Adr i “soliti ignoti” sono mancati all'appello. Ettore Messina, dopo la riunione tecnica all'ultimo allenamento, qualcosa della trasferta romana lo salva. «Per noi sono stati 40' ad alti e bassi, contro una squadra che in casa ha dato problemi a tutti. Credo che risalire dal -11 al + 3 sia stata una bella prova: lì s'è lavorato bene. Nel finale non è andata così e qualche scelta non è stata quella giusta». I fotofinish mancati bruciano sempre, e stasera dodicimila occhi saranno puntati ancora su Ekonomou e soprattutto Stombergas, che ormai tutti, tifosi, squadra e staff tecnico, stanno aspettando da troppo tempo. «Saulius è sotto osservazione, interna ed esterna. Ma non riesce a sbloccarsi. Cosa dovremo fare? È un mio giocatore e continuerò ad attenderlo: contro Bonn andrà in campo come sempre. Spero che ricominci a giocar bene. Resta un dato di fatto che lui e Nikos finora hanno reso al disotto delle aspettative. Loro lo sanno per primi. Magari Ekonomou pare un po’ più vivace, ma questo è solo il modo diverso che hanno di reagire. Ma c'è poco da girare: se vorremo correre fino in fondo, questi due dovranno far meglio». E da subito, perché la Kinder avrà una delle sue pedine più affidabili (di quelle che non deludono quasi mai) in tribuna. Starà fuori, come all'andata, Abbio, che a Roma aveva giocato malgrado la tendinite. La situazione non è migliorata e, saltati gli ultimi allenamenti, lo staff ha deciso di fermarla. E non si tratta di pretattica: con Bonn il margine è buono, ma non enorme. «Di scontato non c'è niente - ha concluso Messina-, alla Telekom non potremo regalare nulla. Dopo i chiaroscuri. di Roma dovremo provare a tornare sui ritmi delle prime due buone gare del 2000, quando la continuità non è mancata». I tedeschi non dovrebbero proporre sorprese, rispetto all'andata. Phelps sarà mente e braccio: potrebbe creare qualche problema in più Beechum, il tiratore che all’andata fu tenuto a secco. Ma per uscire ci vorrebbe una catastrofe.

Ekonomou, protagonista di una stagione altalenante

 

NIKOS EKONOMOU

di Gianfranco Bina - V Magazine - aprile/giugno 2009

 

Se per fare innamorare una donna o un uomo il vecchio sistema narrato in “Teorema” ha un suo perché inesplicabile, un principio analogamente matematico-emotivo si sviluppa nella pallacanestro: se vuoi ottenere le grazie di una squadra e conquistarne amore e ingaggio, nel momento in cui l’hai come avversaria, disputa la partita della vita. Forse non era nelle sue ambizioni di giocatore, la Virtus, però è plausibile che proprio quei due incontri nella stagione d’Eurolega 1995/96 abbiano reso i bianconeri fedeli e pazienti corteggiatori. Certo, strappare un giocatore sotto contratto al Panathinaikos non è mai stato facile, e di conseguenza si sono dovuti aspettare tre anni, affinché cambiasse datore di lavoro. A Bologna, dove i Verdi vinsero 72-69, si presentò con una prestazione mostruosa: 10/12 ai liberi, 6/10 da due, 1/2 da tre. Totale, 25 punti. Ad Atene, punteggio finale fotocopiato, fece ancora meglio: 26 sigilli a referto (2/3, 9/19, 2/3). Brunamonti, da avversario in campo, poté ammirarlo; Cazzola, da avversario mecenate, poté invidiarlo. Nikos Ekonomou all’epoca aveva 23 anni, e la stagione ateniese 1995-96 rappresentò il suo autentico capolavoro: il Panathinaikos l’aveva catturato diciottenne allo Ionikos Nikaia e in pochi mesi dal suo debutto tra i professionisti s’era aperto addirittura aperto uno spiraglio per la Nazionale. Persino gli americani, che avevano intravisto in lui uno degli innumerevoli “nuovi Kukoc” (poi finiti a ramengo), ne seguivano con interesse le gesta e se soltanto il suo contratto avesse previsto un NBA escape, forse avrebbe potuto essere il primo ellenico a superare le Colonne d’Ercole. Innamorarsene, indipendentemente dal come t’avesse trattato da avversario, era facile. Non sarebbe stato così incomprensibile e, col senno di poi, grottesco il viaggio in aerotaxi ad Atene della nomenklatura bianconera, Cazzola, Brunamonti, Messina, per firmarlo con un biennale da 1 miliardo e 800 milioni a stagione, in vista della scadenza del suo contratto con il Panathinaikos a poche ore di distanza da una riunione di Lega.

Era però una Virtus in affanno quella che seguì il primo titolo europeo: perduto Savic, desideroso di monetizzare le Final Four di Barcellona, e aggregato Paspalj, ormai improponibile la quantità di tabacco pari al peso del suo corpo aspirata quotidianamente. Il lock-out nella NBA fece il resto, corsa folle per firmare Olowokandi (scelto pochi mesi prima col numero uno assoluto) che rientrò negli States pochi giorni dopo, dopo essersi mostrato comunque inadeguato al contesto di altissimo livello continentale a cui ambiva quella Kinder. Anche il futuro sembrava nebuloso: Nesterovic avrebbe solcato il lago, Rigaudeau – anch’egli – mirava alle Americhe e vi avrebbe passato l’estate in cerca di un ingaggio. L’età media aumentava così come gli acciacchi dei migliori. La memoria di quelle due partite non era ancora svanita e vi fu il blitz, che Walter Fuochi commentò salacemente e realisticamente a stagione conclusa (“l’avessero trovato occupato, l’aerotaxi”). L’ambiente premeva, la Virtus faticava in Europa raggiungendo la finale d’Eurolega più col cuore che con la tecnica, e il campionato sussultava di realtà sorprendenti come Varese che contribuivano a rendere il cammino irto d’ostacoli e l’ambiente votato al pessimismo, con conseguenti manovre poco razionali. Se Andersen il canguro fu l’unica mossa azzeccata, Andersen il danesone difficilmente avrebbe potuto obnubilare le nostalgie di Nesterovic. Ekonomou e il lituano Stombergas, furono le atrocità inaspettate: il lituano, tra i giustizieri della Virtus a Monaco, fu un bel colpo. Per il suo agente. Informarsi sulle sue competenze linguistiche (oltre alla lingua madre, s’esprimeva soltanto in russo) avrebbe forse posto qualche dubbio alle certezze acquisite. Difficile prevedere che avrebbe trascorso il suo tempo libero camminando nelle prime ore dopo l’alba per Bologna, cappellino in testa e autografo rifiutato a tutti i mattinieri che glielo chiedevano (forse la parola “autografo” ha qualche assonanza con un’ingiuria baltica).

Analogamente, un’occhiata ai numeri di Nikos col Panathinaikos – in crollo verticale – così come una lettura dei magazine gossippari di Grecia poteva aiutare a cercare di colmare in altra maniera il buco dell’ala forte. Già, perché Ekonomou con le donne ha avuto qualche disavventura: prima una cotta quasi ossessiva per una ballerina di un night ateniese; poi, la storia con Anna Drouza, presentatrice televisiva e volto noto dei piccoli schermi d’Ellade. In realtà persino SuperBasket, nella pagina sulle novelle estere, menzionò la bramata entraineuse come ragione delle prestazioni disastrose di Nikos. Più sottile invece il rapporto con la donna della tv, divenuta in seguito signora Ekonomou. In Grecia i più informati usavano un’espressione colorita: “il suo problema, è che vive nelle mutande della moglie”, ovvero ne era completamente succube. Ciò che lei diceva, era legge (in effetti, il concetto espresso così brutalmente potrebbe anche stimolare interpretazioni ambigue). Non a caso anche la famiglia di Nikos si oppose a questa relazione, con strali dolorosi della vicenda persino all’interno delle mura domestiche. Si narrava che lo volessero all’Olympiacos, dove avrebbe potuto guadagnare di più, e fu lei a convincerlo a transitare dalla Virtus evitando un passaggio diretto tra Atene e Pireo che sarebbe stato ragione di guerra civile nonché di un ingente esborso da parte dei Rossi. L’anno cuscinetto a Bologna avrebbe affievolito gli animi e ridotto le spese.

L’anno cuscinetto a Bologna, però, fu un abominio. Nonostante l’ottimo inizio, nove vinte su undici, il greco dimostrò di essere in grado di scrivere alcune delle peggiori pagine della storia della Virtus. Dopo aver espresso il potenziale, la conferma delle sensazioni arrivò in un derby catastrofico (perso 72-56), in cui Ekonomou si fermò alla virgola, ciccando i suoi due unici tiri. Messina, prossimo alla disperazione, preferì giocare per 22 minuti con i quattro piccoli piuttosto che concedergli ulteriori possibilità di far danni. Rivelò di non essere così scarso in conclusione di quella Saporta a cui il miracolo varesino e la stoppata di Karnisovas avevano relegato l’allora Kinder: tra i pochi a salvarsi a Vilnius in garauno di semifinale (persa 70-60, la famosa partita del 2/17 di Danilovic dal campo), fu decisivo nel risicato +12 del ritorno che condusse la Virtus a Losanna: 21 punti, miglior marcatore insieme ad Abbio. Anche in finale confermò i miglioramenti dell’ultimo periodo, ma il baratro era nuovamente alle porte. I playoff furono uno strazio, scese dagli 8.4 punti a partita della stagione regolare all’oscenità dei 2.7 dei post-season, in cui tirò con percentuali catastrofiche sia da due (3/21, 14.3%), sia da tre (3/15, 20%). L’esito fu inevitabile: sembra che la frase più ripetuta e urlata nei corridoi della Promotor fosse “mi sei costato 50 milioni a canestro!”. Una separazione serena e toccante. Nessuno in aeroporto a salutarlo, salì sul volo per Atene con lo sguardo abbacchiato e la testa china. Agli ultimi che lo videro in sala d’attesa e provarono a fargli qualche domanda rispose semplicemente che era triste per come era andata la stagione e gli dispiaceva di non aver potuto dare alla Virtus quel che avrebbe voluto.

Nemmeno l’aria di casa lo ridestò dal torpore, e all’Olympiacos finì in fondo alle rotazioni. Ioannidis, nei playoff, arrivò persino a preferirgli Periklis Dorkofikis, irriso e spietatamente insultato dai tifosi del Pana. Nelle tre partite di finale disputate ad OAKA, il coro più gettonato invitata il coach pireota a mettere in campo Ekonomou. Quando questi dava retta alle orde verdi, partiva il bersagliamento con dracme, bottigliette ed accendini. Evidentemente il cuscinetto bolognese non aveva ammorbidito troppo l’astio. A fine anno un ulteriore cambiamento, nuovamente all’estero, questa volta al Barcellona: al termine della stagione i catalani decisero di rifondare, costruendo la squadra che avrebbe vinto l’Eurolega nel 2003, e Nikos fu il primo degli epurati. Si ritrovò senza ingaggio e dovette arrendersi, accettando l’offerta del neopromosso Olympia Larissa. Non riuscì a salvarsi, ma tornò a giocare e a far canestro, dimostrando di non essere finito. Passò alla Dynamo Mosca, dove trascorse un’annata onorevole, per rientrare nuovamente (e definitivamente) in Grecia, al Panionios, dove riuscì a fermarsi per più di dodici mesi: nel primo anno passato in rossoblu conquistò il titolo di capocannoniere del campionato greco (a 19 di media), conducendo le Pantere verso uno storico terzo posto, costringendo i futuri campioni del Panathinaikos alla quinta partita in semifinale. Acclamato dal popolo, non riuscì comunque a convincere il ct Giannakis, che lo escluse dalle convocazioni; si parlò di un suo approdo al Montepaschi Siena, ma Nikos rimase al Panionios per poi concludere la carriera da giocatore al Panellinios, ritirandosi al termine di una stagione flagellata da problemi fisici. Quest’anno ha debuttato come capoallenatore all’Olympiada Patrasso, in A2, ma dopo undici giornate è stato esonerato.

Di acqua sotto i ponti in questi dieci anni ne è passata, e il ricordo di Nikos Ekonomou è stato sbiadito dagli eventi che si sono susseguiti all’Arcoveggio. Non era malvagio, in campo, ma a Bologna è riuscito a dimostrarlo poche volte, senza comunque avvicinarsi al grandissimo giocatore del Panathinaikos. E non era nemmeno malvagio come persona: vittima della propria debolezza, che lo ha portato a subire quella vita che avrebbe invece potuto aggredire. Forse ingenuo, forse buttato nella mischia troppo in fretta, si è trovato ad affrontare l’imponderabile e Bologna si è rivelato l’uomo sbagliato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il sapersi rigenerare dopo aver buttato via una carriera (nonostante chiunque ne invidierebbe gli assegni mensili ricevuti nei suoi anni bui) ha dimostrato che l’Ekonomou transitato senza gloria in Virtus non era la stessa persona che ha saputo ripartire da zero a Larissa, rimettendo tutto in discussione. Avrebbe potuto ritirarsi, chiudere prima dei trent’anni, godendosi i soldi guadagnati e rimuginando sulle occasioni gettate al vento. L’avesse fatto, sarebbe rimasto a raschiare il fondo. Ha reagito, riuscendo a prendersi delle rivincite soprattutto su sé stesso. Dimostrando che Nikos Ekonomou non era una barzelletta, e che si può salire su un aereo con la testa alta, perché quello non è il volo verso l’oblio.