STAGIONE 1950/51

 

Bersani, Lanzarini, Rapini, Ferriani, Dario Zucchi

Bendandi, Dino Zucchi, Rinaldi, Bonaga, Carlo Negroni

 

Virtus Bologna

Serie A: 3a classificata su 14 squadre (16 vittorie, 2 pareggi, 8 sconfitte)

 

FORMAZIONE
Gianfranco Bersani (cap.)
Mario Bendandi
Roberto Bonaga
Sergio Ferriani
Giorgio Lanzarini
Carlo Negroni
Luigi Rapini
Rinaldo Rinaldi
Dario Zucchi
Dino Zucchi
Riserve: Giuseppe Benchimol, Paolo Zacchi
Solo amichevoli: Giancarlo Marinelli, Franco Montagnani, Giuliano Battilani (in prestito dal Gira Bologna), Ildaco Minelli (in prestito dalla Victoria Pesaro), Renzo Ranuzzi (in prestito dal Gira Bologna)
 
Allenatore: Dino Fontana

 

Partite della stagione

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Il 1951 è l'anno che vede la fuga di Ranuzzi al Gira (la società fondata da un gruppo di tifosi di Girardengo, come suggerisce il nome) e che cerca di fare da contraltare cittadino alla Virtus che tuttavia, almeno sotto le Due Torri mantiene la sua supremazia vincendo entrambi i derby. Il titolo è del Borletti, che accanto ai vari Stefanini, Pagani, Miliani, chiama anche Meo Romanutti consentendo sonni tranquilli a Cesare Rubini che può vincere con 4 lunghezze di margine il secondo titolo consecutivo per la squadra di Bogoncelli.

La Virtus, dal canto suo, termine anche alle spalle della Ginnastica Roma di Giancarlo Primo, con 8 sconfitte e 2 pareggi, con 1055 punti all'attivo (40,5 di media) e 807 subiti (31 di media). Nella classifica marcatori Stefanini non ha rivali con i suoi 473 punti e i bolognesi si devono accontentare del 9° posto di Rapini 238 punti (9,1 di media).

 

IL "TRADIMENTO" DI RANUZZI

tratto da "Il Mito della V Nera" 1871-1971 di A. Baraldi e R. Lemmi Gigli

 

Le vicissitudini conclusive del campionato precedente e le polemiche interne susseguitesi hanno posto i responsabili del sodalizio nella necessità di dare alla squadra una guida tecnica qualificata. La stessa evoluzione del gioco sempre più orientato verso moderni concetti tecnico-tattici impone la presenza di un allenatore-cambista in grado di dirigere la squadra dalla panchina. Finora per l'espletamento di tali mansioni alla Virtus ci si era affidati all'esperienza degli anziani, in particolare di Giancarlo Marinelli, "regista" in campo come si direbbe oggi, coadiuvato al tavolo dall'accompagnatore Renzo Poluzzi. Assumendo Dino Fontana, allenatore giovane e applicato, la conduzione diventa più tecnica e meno empirica. Chiaro comunque che l'innovazione non può di colpo risolvere i molti problemi della squadra connessi al fatale declino degli anziani ed alla maturazione delle giovani forze. Una Virtus dunque in fase di transizione e oer giunta fortemente indebolita dal ritiro di Giancarlo Marinelli, la bandiera della squadra, e dalla partenza del suo attaccante più incisivo, Renzo Ranuzzi, trasferitosi per questa stagione nelle file rivali del Gira in cambio di Roberto Bonaga, una buona pedina di ricambio. Fontana in sostanza può contare su un quintetto tipo Bersani-Ferriani-Rapini-Negroni-ZUcchi Dino, con Zucchi Dario, Rinaldi e Bonaga primi rincalzi integrati da Bendandi e Lanzarini ed in alcune occasioni dalle giovani riserve Paolo Zacchi e Benchimol. L'esordio non è dei più incoragginati: sconfitta a Viareggio, sconfitta a Pavia, stentato pareggio ad Ancona. Ma poi la squadra raggiunge progressivamente una propria stabilità, soprattutto nelle partite in Borsa sprigiona ancora una certa forza vendicandosi fra l'altro di Ranuzzi e del Gira con due pesanti passivi inflitti nei derbies ai cugini arancioni. In casa anzi sono tutte vittorie; in trasferta viceversa 3 soli successi contro 2 pareggi e 8 sconfitte. Così la Virtus non riesce ad annullare le distanze che già al termine dell'andata la separano da Borletti e Roma, peraltro orgogliosamente battuti a Bologna, rispettivamente per 30-29eì e 52-32, nelle ultime due giornate di campionato. La classifica finale vede primo il Borletti (rinforzatissimo dall'innesto di Romanutti) con 45 punti, seconda la Roma con 41, terza la Virtus con 34.

Tecnicamente, accanto alla bella forma sfoderata da Rapini, terzo tiratore scelto del campionato con 238 punti, i progressi più sensibili sono di Dino Zucchi (199 p.) che in questo anno va in Nazionale a Genova contro la Francia e poi, assieme a Bersani, ai campionati europei di Parigi che gli azzurri concludono al quinto posto. Nel bilancio internazionale rientrano anche due partite in Sala Borsa contro la Stella Rossa di Belgrado ed il Lausanne Basket (entrambe vinte col medesimo punteggio di 35-33), nonché il vittorioso Torneo di Mentone - battenco 47-35 l'A.S. Monaco e 36-30 l'Olympique Antibes - al quale la Virtus si ripresenta capitanata per l'occasione da Marinelli (è questo il suo canto del cigno) con l'aggiunta dei "prestiti" di Ranuzzi (già in predicato di tornare), battilani e del pesarese Minelli. Altro successo all'estero nel Trofeo Livchitz a Bruxelles, a livello universitario, vinto appunto dalla squadra del CUS bologna imperniata sui virtussini Rapini, Dino e Dario Zucchi, Bonaga, Rinaldi e Bendandi. Da rilevare infine l'ottimo comportamento della squadra juniores curata da Giuseppe Palmieri (Zaniboni, Carpani, Benchimol, Carestia, Benati, Baietti, Cuppini, Giuliani, Ferrari, Galletti, Venturoli) vittoriosa nel campionato emiliano di categoria e poi quinta alle finali nazionali di Napoli. C'è pure la squadra allievi, seconda nel campionato regionale, mentre Paolo Zacchi capeggia una Virtus B impegnata nel campionato provinciale di 1a Divisione,

 

LA SALA BORSA SI FA STRETTA

Tre ad alta quota: anche l’Oare si affaccia alla Serie A

Tratto da “I Canestri della Sala Borsa” – Marco Tarozzi

 

Gli anni Cinquanta iniziano dunque con lo scudetto appena salito da Bologna a Milano, e con un tocco di basket continentale: nell’aprile del ’50 va in scena la prima edizione della Coppa Città di Bologna. In Sala Borsa, Virtus e Gira se la vedono con Barcellona e Racing Bruxelles. Gli spagnoli vincono il torneo battendo il Gira e poi, in finale, la Virtus di un punto (45-46). La stagione successiva si apre con il primo clamoroso salto di sponda della Città dei Canestri. Altri ne verranno, fino ai nostri giorni, ma quando il cavalier Pirazzini, per rafforzare il Gira, strappa alla Virtus nientemeno che Renzo Ranuzzi la sorpresa è notevole. “Non si vedono davvero le ragioni per cui l’atleta avrebbe dovuto disertare le file della squadra d’adozione. Esisterebbero semmai motivi contrari”, commenta il “Carlino”. Invece l’affare va in porto. La Virtus riceve in cambio Bonaga e vive la stagione ’50-51 sull’entusiasmo di Rapini e la definitiva consacrazione di Dino Zucchi, che si guadagna la maglia azzurra. Milano e Roma si giocano il titolo, le V nere si devono accontentare del terzo posto e (come volevasi dimostrare) dell’imbattibilità casalinga. Il Gira prende ancora due schiaffi nei derby (48-29, davanti a tremila spettaroi, e 54-42), ma si toglie la soddisfazione di battere il Varese di Tracuzzi e Alesini e di stendere il Gradisca di Canna e Macoratti in Sala Borsa. Attenti dietro, però. Sta crescendo una terza forza nella Bologna sempre più innamorata del basket: l’Oare gioca il campionato in Serie B da neopromossa, dopo aver inaugurato il nuovo campo di via Castelmerlo. E in una sola stagione fa un altro salto di categoria, guadagnandosi il paradiso dei canestri. E va in Serie A con Rizzi, Sangirardi, i due Bertelli, Rinaldi, Nesti, Randi.