VIRTUS-GIRA, LA FEBBRE DEL DERBY

tratto da "Il Mito della V Nera" 1871-1971 di A. Baraldi e R. Lemmi Gigli

 

Un'altra vibrante stagione cestistica. Il "boom" della pallacanestro è in pieno atto, specialmente a Bologna che ne è l'epicentro e come tale registra affluenze di pubblico sempre maggiori. La caccia allo scudetto è anche quest'anno il tema dominante della campagna virtussina. Sensibile a problema della direzione tecnica, riproposto dall'alterno andamento della stagione precedente, il presidente Tino Mezzetti (eletto sin dalla primavera '52) affida la squadra a James Larry Strong, l'americano di colore che tanti consensi aveva raccolto alla guida del Gira. La necessità di ristrutturare più modernamente il gioco virtussino non sfugge al nuovo allenatore che in tal senso indirizza appunto la propria opera mediante un insistente lavoro sui fondamentali nonostante alcune... resistenze interne che l'innovazione fatalmente comporta. Come è fatale la polemica circa l'opportunità di mutare espressione ad una squadra che ha caratteristiche radicate da anni e fonda la sua forza su una lunga abitudine d'assieme e sull'estro delle sue individualità maggiori.

Il trascorrere delle primavere frattanto comincia ad avvertirsi in un quintetto-base dove i vecchi leoni hanno ancora impennate stupende, specialmente Gigi Rapini più che mai punto di forza della compagine (355 punti anche in questo campionato). Bersani, Ferriani, Negroni e Ranuzzi, pur tra gli inevitabili alti e bassi, lo spalleggiano a dovere; un robusto apporto lo danno Battilani, il redivivo Dario Zucchi col fratello Dino, mentre matura rapidamente il giovane Gambini, si rivede Rinaldi rientrato alla Virtus dopo la stagione trascorsa nell'OARE, e buone doti di tiro rivela George De Vito, un altro studente americano immesso per alcune partite, come Villani e Benchimol per altre. A dispetto però del grande sforzo prodotto i risultati appaiono piuttosto contraddittori. Tenere il passo del Borletti campione appare subito un'impresa difficile per quanto la squadra infili una buona serie iniziale cedendo solo sull'ostico campo di Pesaro per lo stretto margine di due punti. Il primo grave smacco arriva il 7 dicembre (siamo ancora nel '52) ad opera del Gira che, con un trascendentale Germain infrange per la prima volta (58-45) la legge del derby e con essa l'imbattibilità casalinga della Virtus che in campionato durava dal 18 dicembre 1949. Poi anche la Roma viene a vincere in Borsa, la domenica dopo sul campo del Borletti è un tonfo di 26 punti (57-31) e così anche il secondo posto appare in pericolo sotto l'incalzare del Gira che anzi ad un certo punto riesce a scavalcare i rivali. Ma poi la Virtus ha un energico ritorno finale, fra l'altro si prende una orgogliosa rivincita (43-40) sugli arancioni concittadini, passa anche a Roma e infine con un prestigioso 59-56 sui campioni d'italia conclude vittoriosamente la volata del secondo psoto.

Nel momento più critico del campionato la Virtus mette in scena la terza edizione della Coppa Città di Bologna vincendola in finale sul Partizan di Belgrado per 51-43. Wildcats americani e Università di Losanna le altre due squadre partecipanti. Miglior giocatore del torneo Sergio Ferriani. Per Pasqua poi positiva trasferta a Casablanca contro formazioni marocchine e di militari statunitensi. Altri due tornei vittoriosi: la Settimana Cesenate ed il Torneo delle Regioni a Venezia, rispettivamente ad inizio e fine stagione. Particolare interessante, nel secondo, vinto in finale 64-61 sulla Lombardia, si schiera con le V nere anche la rivelazione pesarese Sandro Riminucci che la Virtus sta tentando di assicurarsi. CI riusicrà invece, più avanti, il Borletti e con quale profitto lo diranno i campionati futuri. A proposito di Borletti c'è ure un doppio incontro della nostalgia fra le vecchie glorie delle due società; la sputano entrambe le volte i milanesi 34-29 a Milano e 41-32 alla Sala Borsa; i vecchi virtussini ci sono tutti: Dondi, Vannini, Marinelli, Camosci, Cherubini, Girotti, Paganelli, Faccioli, Cesare Negroni e Zambonelli. Frattanto, sul ginire di febbraio, Giancarlo Marinelli si è dimesso da C.T. della nazionale. In maggio nessun giocatore della Virtus partecipa ai campionati europei di Mosca dove l'Italia si classifica al 7° posto. Le sole maglie azzurre di questa annata sono quelle di Germano Gambini e Dario Zucchi esordienti entrambi nella Nazionale sperimentale inviata nel settembre 1952 al Torneo di Istanbul, nonché quella di Carlo Negroni a Madrid nel vittorioso incontro con la Spagna.

Di tutta soddisfazione il capitolo giovanile inziato ad ottobre con una bella vittoria a Livorno nel Torneo E. Giammei (56-54 dopo t.s. sul Benelli Pesaro e 39-37 in finale sulla Libertas Livorno) e concluso a maggio con un probante terzo posto ai campionati italiani juniores di Perugia, dopo aver vinto il titolo emiliano ed eliminato per strada i campioni uscenti del Pesaro. Allenati e diretti da Sergio Ferriani, questi i ragazzi della Virtus: Comastri, Pozzati, Verasani, Cappelletti, Fiorini, Lena, Liviabella, Di Federico, Breveglieri, Gusti e Andreoli. Campioni emiliani anche gli allievi di Palmieri. Quanto alla seconda squadra (Zacchi Paolo, Villani, Zacchi Nino, Carpani, Natali, Tamari, Cheli , Occhialini e Tolomelli) conclude il proprio girone di Serie C al sesto postocon 5 vittorie e 9 sconfitte. Compresa la squadra di 1a Divisione, sei quindi le formazioni messe in campo dalla Virtus.

 

Ultimi minuti della finale del Torneo di Casablanca US Marocaine Casablanca - Virtus 61-66: da sinistra Ferriani, Bersani e Dario Zucchi

(foto reperita nell'Archivio SEF Virtus)

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Una novità abbastanza sconvolgente ai nastri di partenza del campionato '52/'53: sulla panchina delle Vu nere siede infatti un allenatore americano di colore, James Larry Strong che comincia a parlare di fondamentali, come altri suoi colleghi d'oltreoceano che la guerra aveva paracadutato sulla penisola. La Virtus è ancora seconda, ma più vicina ai cugini del Gira, terzi (con 29 punti contro i 30 della Virtus) che non al Borletti, lontanissimo con i suoi 39 punti.

Le sconfitte per la Virtus sono 7, contro una sola dei campioni d'Italia. I punti segnati sono 1160 (52,7 di media) e 1042 sono quelli subiti (47,3 di media) mentre nella classifica dei marcatori, dietro all'eterna coppia di testa borlettiana Stefanini-Romanutti, troviamo il giocatore del Napoli McKey, che offre per la prima volta un nome straniero in questa classifica. Il virtussino Rapini è al 4° posto con 355 punti (16,1 di media).

È giunto James Larry Strong a divulgare il basket come lo si conosce in America. Ascoltano Ferriani, Zacchi e Rapini.

 

LA GRANDE SFIDA

Germain e Mascioni portano il Gira tra le grandi

Tratto da “I Canestri della Sala Borsa” – Marco Tarozzi

 

Premessa: il campionato ’52-53 è una faccenda personale dell’Olimpia Milano, tanto per cambiare. A fine stagione il vantaggio sulla seconda sarà di nove lunghezze. Eppure è un anno fantastico per il basket della Sala Borsa. Intanto, quel secondo posto se lo guadagna la Virtus. Ma subito dietro, terzo a un solo punto (30 contro 29) c’è il Gira. Non si gioca per il titolo nazionale, ma è fantastico il duello per quello bolognese. La supremazia cittadina diventa l’argomento che tiene banco, che fa parlare e muovere verso via Ugo Bassi appassionati a frotte.

Grandi novità, intanto. Al timone della Virtus arriva un ex-girino che da queste parti ha fatto la storia, Jimmy Strong. Bisogna rimodernare: tra i giovani, già dalla passata stagione, c’è un ragazzo di belle speranze che si chiama Germano Gambini. Ma il Gira fa i fuochi d’artificio. Giorgio Bongiovanni sostituisce Lelli in panchina, la bandiera Franco Sanguettoli se ne va dopo cinque anni indimenticabili, per lui e per i suoi tifosi. Ma, come si vociferava ancor prima della fine del campionato precedente, arriva Silvio “Cina” Lucev, insieme a Macoratti. Col solito corollario di polemiche, stavolta innescate dal Comitato regionale giuliano della Fip. La faccenda si risolve a campionato già iniziato. In più, c’è quello strano americano con gli occhiali arrivato dalla base Nato di Verona. Di lui si sa poco, se non che si chiama Frank Germain, è newyorkese e ha ventidue anni. Un pivot, d’accordo. Ma fermo da un paio di stagioni, si vocifera. Auguri. Germain si presenta in Sala Borsa per provare e fa questo effetto: centottantaquattro centimetri, spalle possenti, ma occhiali tenuti su con l’elastico e bermuda fin troppo abbondanti che lo fanno sembrare goffo. E una modestia, fuori dal campo, che sconfina nella timidezza. Gli stessi giocatori del Gira se lo filano appena, scambiandolo per uno dei soliti studenti americani di passaggio.

Poi, l’americano tocca palla. E i suoi nuovi compagni, Muci e Di Cera in testa, capiscono che è arrivato da un altro pianeta. Un paniere dietro l’altro e nessuno in grado di fermarlo. Mezz’ora dopo l’inizio del “provino”, il tamtam cittadino ha già radunato in Sala Borsa più di un migliaio di persone. Sarà così sempre, di qui in avanti: nei giorni di allenamento quanto in quelli delle partite, tutti ammassati per vedere “l’americano”. Dopo il primo assaggio di palestra, Germain finisce subito al bar del Teatro per firmare il cartellino. Abile arruolato. Lui, qualche tempo fa, ricordava così quella prima volta: “A Verona passavo il tempo ad allenarmi in un campetto, finché mi dissero che avrei potuto provare in una squadra importante. A Milano o a Bologna, mi spiegarono, c’erano le migliori. Feci testa o croce, uscì Bologna”.

Germain è ambidestro e universale. Gioca in qualunque ruolo. Fa il pivot contro i pari altezza, si sposta fuori contro avversari più alti. In entrambi i casi sono canestri a grappoli. Il suo apporto si vede soprattutto il 7 dicembre del ’52. quel giorno, finalmente, il Gira porta a casa la partita dell’anno. Il derby contro la Virtus. Che al momento è seconda in classifica mentre Muci e soci, partiti male, sono settimi. C’è anche, per la prima volta dopo l’okay federale, Macoratti. Finisce 54-45, e Germain ne fa 22. Non è solo un tabù sfatato, è lo spartiacque: da qui in avanti il Gira prenderà il volo verso l’alta classifica. A cinque giornate dalla fine supera addirittura l’altra metà di Bologna. E ci vuole un altro derby, quello di ritorno, per rimettere le cose a posto (secondo il punto di vista bianconero, s’intende). Stavolta vincono le V nere, 43-40, e si assicurano il secondo posto. Ma è una lotta alla pari, finalmente. Anche i numeri dei migliori realizzatori delle due squadre, a fine stagione, lo confermano: Rapini 348 punti per la Virtus, Germain 321 per il Gira nell’anno del debutto.