ROMANO BERTOCCHI

Bertocchi: un tifoso diventato presidente

Nato a:

Il:

Stagioni alla Virtus: dal 2004/05 al 2010/11

 

BERTOCCHI, MAI CONTRO I BIANCONERI MA NON SONO PIU' I MIEI

di Walter Fuochi - La Repubblica - 27/10/2002

 

Romano Bertocchi, 72 anni, virtussino da cinquanta, ex abbonato da pochi mesi, ex editore di «Bianconero», ex (finto) papà di Messina, come giurò una volta per entrare in un palasport esaurito (entrò). Stasera, allora: con la Virtus o con Messina?

Con la Virtus, anche se sono amico di Ettore e ammetto che a Genova, in Supercoppa, tifai per lui. Era la sua prima contro la Virtus, ed era giusto che la vincesse. Ma adesso potrei anche pensare di non stare con la mia squadra, ma so già che alla palla a due i miei colori saranno quelli.

Però non s´è più abbonato.

E m'è costato, mi costa, tutte le domeniche che sto fuori. Ma ho visto Madrigali da poco e l'ho detto anche a lui. Non vengo perché non ho condiviso una sua sola scelta, dall'11 marzo in poi. Compreso richiamare Messina. E perché, da quel giorno, ha fatto di tutto perché Ettore, e Roberto Brunamonti, andassero via.

Si sente di rappresentare tutto il tifo dissidente, dopo aver firmato l'ormai famoso manifesto di luglio e dopo la recente apparizione in tv in coppia col suo amico Italo Vezzali?

Questo non lo so, ma se tremila persone non si sono riabbonate non sono tutti amici di Messina. E anch'io, quando lui andò in nazionale, mi trovavo benissimo con Bucci. Ora no, questa non è più la mia Virtus. Ma non le sarò mai contro.

Stasera va?

Stasera vado, con tanti amici. Ho preso 25 biglietti, 15 parterre e 10 tribune, abbiamo tirato fuori più di duemila euro. Sarò di fronte alla panchina Benetton, non nei miei vecchi posti, che ho riavuto, ma ci andrà mia moglie. Troppo vicini alla panchina di Ettore. Magari mi scappa una parola di troppo.

Dica la verità, che cosa si augura?

Che vinca la Virtus, che la Benetton non perda male e che poi le vinca tutte. Fino alla prossima Benetton-Virtus.

 

ROMANO BERTOCCHI PRESIDENTE!

di Walter Fuochi - La Repubblica - 27/09/2004

 

Il sogno di tutti i tifosi, entrare ragazzi in un'arena sportiva, saldare a una vita intera la passione per un emblema, serbando grati ricordi delle stagioni felici ma pure di quelle sofferte, e issarsi infine, un bel giorno, in cima a quello stesso amore, questo sogno lo realizzerà Romano Bertocchi, virtussino di anni 75 e oltre cinquanta di fede bianconera, diventandone l'inedito presidente. Così vuole Sabatini, così s'è, nei giorni, maturato lui, e così oggi l'investitura si farà.

Prima partita vista nell'immediato dopoguerra, ovviamente in Sala Borsa, una vita sportiva in simbiosi con la transenna del Madison che, dietro la panchina ospite, oscillava insieme al suo torrido umor tifoso, un'amicizia poco men che paterna con Ettore Messina, Bertocchi è una scelta spiazzante, da parte di Sabatini. Non è Brunamonti né Danilovic né Peterson (quest'ultimo solo, però, interpellato davvero per la carica presidenziale), ed è ovvio che vivrà tante prime volte da debuttante, questo imprenditore del ramo sanitario che, da leader tifoso, aveva organizzato charter nei giorni belli e irriducibili vendite di abbonamento in quelli meno belli. E fatto l'aeroplanino in piazza Maggiore, in maglia Virtus, il giorno che la sua amata fu riammessa all'onor del mondo.

A Sabatini, in verità, non serviva un presidente. Fa tutto lui, nel bene e nel male, e continuerà a farlo, affiancato peraltro da una struttura che ha tutti i ruoli coperti, da Faraoni a Santucci a un tecnico full time come Consolini. Sabatini ha inteso riconoscere una parte all'uomo che l'ha affiancato e confortato in quest'anno di battaglie dure, logoranti e, fin qui, d'esito amaro, fra bocciature del campo e ostilità dei palazzi. Voleva un innamorato della Virtus, nelle ore in cui più sospetta che si stia allentando l'amore fra la Virtus e la città. Doveva salire subito in A1, è ancora lì a scancherare per riuscirci, ma gli monta il dubbio che la sua crociata stia diventando sempre più solitaria e pure la certezza che un largo disamore renderebbe scivolose le economie bianconere. Ha fatto errori, ma visto anche un anno dopo il suo treno resta l'unico partito dalla stazione di uno sfacelo solo sfiorato. E, oggi, l'unico in corsa per chi ha a cuore la Virtus.

 

ROMANO FOR PRESIDENT

di Alessandro Gallo - Bianconero, 01/2004

 

Forse non tutti sanno che. Credete che si tratti di una rubrica della “Settimana Enigmistica”? Siete assolutamente fuori strada: forse non tutti sanno che Romanino Bertocchi, il nuovo presidente della Virtus Pallacanestro, è un proprietario che ha già vinto al primo colpo. Le vostre mani stanno velocemente esplorando zone basse? Siete ancora fuori strada, perché non si tratta di una gufata ma, molto più semplicemente, della storia di Romanino Bertocchi che, negli anni Novanta, si è messo in discussione e, dalla transenna di piazza Azzarita (ricordate quando faceva l'aeroplanino per canzonare Aza Petrovic?), si è sistemato sui gradoni del Playground per prendere parte, da presidente e proprietario, al celebre torneo dei Giardini Margherita. E nel 1994, appunto, Romanino ha fatto centro, trovando uno sponsor particolare in Playground (il negozio all'epoca gestito da Sasha Danilovic e Claudio Coldebella) e ingaggiando un allenatore che gli aveva consigliato il suo figlioccio, Ettore Messina. In panchina, appunto, c'era Giorgio Valli che con Ettore head coach e Giordano Consolini come vice (com'è piccolo il mondo, vero?) avrebbe poi vinto Eurolega e scudetto nel 1998 e Coppa Italia nel 1999. Vinse, Romanino - nell'organico del gruppo, spulciando gli archivi del Playground dei Giardini Margherita abbiamo trovato anche un certo Federico Fucà, oggi capo allenatore della Camst Ozzano - perché aveva un gruppo straordinario: Bortolon, Anchisi, Ponzoni, Gallinari, Battisti, Laezza e ancora Compagnoni, D’Aloiso, Totaro, Calcagno e Dondi.

Vinse Romanino anche se, proprio noi, dalle colonne de “il Resto del Carlino”, lo facemmo arrabbiare. Ma arrabbiare di brutto. Che cosa era accaduto per creare questa frattura insanabile (almeno per quegli anni?). Avevamo ribattezzato la sua squadra quella dei “Paperoni” perché la leggenda narrava che, nella squadra di Romanino (come in altre squadre, per altro) girassero tanti soldi. Aspetto legittimo – sgombriamo il campo da qualsiasi equivoco - perché ogni squadra, ai Margherita, è libera di “ingaggiare” chi vuole. Ma, appunto, la leggenda narrava che la maggior parte delle squadre (sempre eterogenee) fossero messe insieme da una mangiata al “Mulino Bruciato” del grande Luciano Andalò. E altre, appunto, che fossero attratte da qualche premio in denaro o in natura (anche in questo caso avrete equivocato, perché i premi in natura, nei primi anni Novanta, consistevano in rari e costosi cellulari, non ancora diffusi come al giorno d'oggi). Per farla breve Romanino s’incaz. di brutto per quella definizione poi, con calma, ci fu un chiarimento e il rapporto, nato con qualche spina, è proseguito in tutti questi anni, fino al 31 agosto 2003. Perché citare proprio quell’episodio così triste per la storia della V nera? Perché Romanino, quel 31 agosto, era uno dei cinquanta bolognesi finito nella capitale. C’erano Marco Bonamico e Alberto Bucci (nel consiglio federale), tre-cronisti-tre, e una quarantina di speranzosi ForeverBoys. Con loro, appunto, Claudio Sabatini e Romanino Bertocchi. Sorridente e speranzoso all’inizio poi, via via, più avvilito per un consiglio che, ogni minuto, lasciava filtrare notizie diverse (grazie anche alla singolare strategia comunicativa intrapresa da Pietro Colnago). Beh, voi forse non avete mai visto Romanino Bertocchi piangere e, per dirla tutta, nemmeno noi possiamo dire la stessa cosa. Però, siccome quel 31 agosto 2003, eravamo a Roma, per seguire l'ultimo atto di una stagione dannata, possiamo assicurarvi che sul volto vissuto di Romanino Bertocchi c’erano due occhi. Due occhi terribilmente lucidi, ai quali non abbiamo avuto il coraggio di chiedere nulla, dopo quella “sentenza”. Perché quegli occhi lucidi valevano più di mille e passa discorsi.

Un anno dopo, quasi per magia, quegli occhi sono divenuti lucidi per un altro motivo. Il tifoso Bertocchi (quello che una volta riuscì anche a far intervistare la sua poltroncina, e vi possiamo assicurare che né Madrigali né il suo entourage digerirono bene la chiacchierata con la celebre sedia) a 75 anni suonati (è coetaneo della Virtus) è divenuto il presidente della Virtus. Che dite, se gli diciamo che ha allestito una squadra da “novello Paperone” s’incaz... di nuovo? Mah. Ve lo potremmo dire, magari, dopo averlo costretto alla lettura di queste cinquanta righe.

Sabatini e Bertocchi festeggiano il ritorno in Serie A

UN AEROPLANINO IN UN CIELO BIANCONERO

di Massimo Maccaferri - V Magazine - Febbraio 2009

 

L'Empire State Building è sinonimo di New York, così come la Fontana di Trevi è Roma e la Torre Eiffel è Parigi. Bertocchi è la Virtus, dalle fondamenta al tetto, dall'alfa all'omega. Ero ancora un bambino quando vedevo questo distinto signore arrampicarsi sulle transenne della PalaAzzarita e buttare in mezzo al campo tutta la sua grinta e la sua passione. Ne è passato di tempo!

Tu lo sai che ho 79 anni compiuti ed il 16 agosto prossimo saranno 80, siccome Ettore Messina il 30 settembre ne compirà 50, faremo una festa comune. Ho iniziato a seguire la Virtus subito dopo la fine della guerra, io abitavo a Budrio, durante la guerra venni a Bologna e poi iniziai a seguire le vicende bianconere in Sala Borsa, si andava nell'ultimo settore e per fare il tifo battevi le mani nei cartelloni pubblicitari che erano in metallo e facevano un gran casino. Mi innamorai subito della pallacanestro, un po' meno del calcio, infatti, pur essendo simpatizzante del Bologna e contento quando vince, sono stato parecchi anni a Torino, andavo a vedere la Juve e diventai loro tifoso. Bianconero nel calcio, bianconero del basket. La Virtus mi era entrata subito e prepotentemente nel cuore, anno dopo anno mi sono avvicinato ed integrato sempre di più fino a fondare la rivista "Bianconero", poi il "Club dei 100" e tante iniziative come portare oltre 500 persone alla finale di Barcellona, sempre aiutato da amici come Nannucci e Fornaciari.

Mi ricordo di un bellissimo filmato ripreso su un aereo in ritorno da Salonicco nel 1990, il famoso "Knorr, Knorr s'agapo".

Eravamo in 51, c'era Luca Corsolini con la tv che fece le riprese, fu una trasferta memorabile in uno scenario apocalittico dove il pubblico era veramente impressionante. In campo volava di tutto, c'era una tensione enorme, ma noi riuscimmo a salvare la differenza canestri col +20 dell'andata e guadagnammo la finale di Firenze.

Tu hai visto tante Virtus, a partire da Calebotta, passando da McMillian e Cosic...

Calebotta fu il primo vero lungo italiano, Cosic è stato qualcosa di straordinario, tramite il suo amico Pino ho vissuto anche tutta la sua lunga malattia con tanta tristezza ed affetto per questo grande giocatore e grande uomo.

Quanti fenomeni abbiamo avuto in Virtus...

Eh, tanti... tanti. Solo negli ultimi dieci anni ne abbiamo visti decine ed alcuni sono ancora in giro, da Ginobili ad Andersen, da Jaric a Nesterovi, a Smodis e tanti sono stati dei campioni nella NBA, ho visto il tuo articolo sulle cards ed alcune ne ho comprate anch'io quando andai con Ettore all'All Star Game di Cleveland, quelle di Sasha e Rasho. Che giocatori abbiamo avuto: McMillian, McMillen, Van Breda, Sugar fino ad arrivare a Boykins.

Dimmi 5 giocatori della "Virtus hit parade"

Cosic, Jim, Sasha, Sugar e Manu.

Dimmene 5 italiani.

Caglieris, Brunamonti, Villata, Abbio... Quanti ne ho detti? Ma 5 sono pochi, ne dovrei dire 15 o 20... Non posso dimenticarmi di Rigaudeau, Driscoll, Bertolotti... Ce ne sono troppi di fenomeni che hanno giocato con noi. E tanti giocatori sono arrivati "buoni" e se ne sono andati "campioni", guarda Nesterovic, Manu, lo stesso Sasha che, ricordo bene, nel mese di luglio, stava delle ore al PalaDozza a tirare con un caldo impressionante. Una volta venne a trovarlo un suo amico e lui lo mise in campo per poter tirare con l'uomo davanti, andavamo a vederlo io e Ettore.

Il nome di un avversario che avresti voluto alla Virtus.

Carlton Myers è un giocatore eccezionale, io con lui ho un buon rapporto, mi è diventato molto più simpatico dopo aver commesso il quinto fallo inutile su Nesterovic essendosi così escluso dalla gara, in quella sera famosa del tiro da 4 di Danilovic. Carlton è un grande, mi sarebbe veramente piaciuto averlo in squadra.

A caldo nel dopopartita del ritorno in A1 a Montegranaro hai detto che quella era stata la soddisfazione più bella, ancor più di Barcellona...

Sai, praticamente ci volevano far sparire, siamo rientrati per il rotto della cuffia perché Claudio Sabatini acquistò i diritti di Castelmaggiore, io inizia a fare il Presidente in quella stagione e tanto altro... Quindi fu una grandissima soddisfazione... Ma Barcellona è Barcellona... Ineguagliabile... Una roba dell'altro mondo. Chissà che non arrivi un altro momento simile.

A proposito del famoso 31 agosto 2003, tu eri a Roma, eri vicino alla società in quel momento... quella famosa votazione...

Che non c'è mai stata, almeno da notizie riferite da chi era dentro, non hanno mai parlato, la nostra esclusione era una cosa già stabilita a priori. tant'è vero che assegnarono una Virtus a Paolo Francia...

Io ricordo che il sito internet della Virtus 1934 era già stato registrato diversi giorni prima del 31 agosto...

Per forza, avevano già stabilito tutto e, secondo me, quando Colnago usciva e ci raccontava quello che stava succedendo non diceva la verità, perché quelli che erano dentro ci hanno detto, tempo dopo, che non era stata fatta alcuna votazione per decidere se "salvare" la Virtus o meno. Addirittura l'avvocato Porelli, che era a Roma con noi, prima che finisse l'assemblea ci disse che non c'era nulla da fare, prese il taxi e se ne andò chiaramente addolorato di quello che stava succedendo. Poi la ciliegina sulla torta quando il signor Mattioli disse la famosa frase: "Per me la Virtus è morta nel 1971" (in riferimento agli spareggi per non retrocedere. ndr). Una frase che ho sentito io, Sabatini, diversi giornalisti compreso Mario Arceri caporedattore di Stadio. Tempo dopo andai alla presentazione del campionato di LegAdue e vidi il signor Mattioli, mi presentai e dissi che ero a Roma quel giorno e che ascoltai quella sua frase. Lui rispose che non aveva mai detto una cosa simile. "Ma, mi scusi, ho sentito io con le mie orecchie e le posso dire anche chi c'era in quel momento". Niente da fare, ha negato tutto.

Ma perché avrebbero dovuto farci sparire così?

Perché avevamo vinto troppo e davamo fastidio.

Allora adesso ci dobbiamo aspettare qualcosa anche nei confronti di Siena?

Ma vedi, Siena sta vincendo da qualche anno, noi stavamo vincendo di più e in un periodo più lungo: i tre scudetti consecutivi, il 1998, il Grande Slam. Stavamo vincendo troppo. Mi ricordo che, sia da Treviso che dalla Fortitudo, dissero che avevano inviato una lettera alla Federazione ed alla Lega affinché salvassero la Virtus, poi, il giorno dopo, il Signor Seragnoli disse che alla Fortitudo non interessava nulla se la Virtus fosse sparita.

Si è sempre avuta l'idea di qualcosa di strano...

Qualcosa c'è stato, non si doveva arrivare a quel punto, anche perché si era trovato un accordo coi giocatori che avevano dei crediti, se non era per Sabatini la Virtus non sarebbe più esistita.

Penso che nessuno come te abbia seguito la Virtus così a lungo...

Civolani dice che ci siamo io e lui, sicuramente, ma io l'ho seguita più da vicino, sia in casa che in trasferta... Poi, tu lo sai, ci conosciamo da una vita, sai anche con che spirito l'ho sempre seguita.

Porelli, Cazzola, Madrigali, Sabatini.

Porelli è stato un grande, Cazzola ha fatto 10 anni fantastici, i periodi Knorr e Kinder sono stati meravigliosi e da lì è iniziato il ciclo di Messina e quello di Danilovic, Madrigali ha vinto il Grande Slam...

A proposito cosa hai provato quando fu esonerato Ettore? Eri in campo in quel prepartita con Trieste?

Sì che c'ero... Ero in campo e giuro che, insieme a Fornaciari, siamo stati quelli che sono riusciti a far uscire dal campo i tifosi dicendogli "Ragazzi qui perdiamo la partita 20 a 0", quando Rigaudeau era in piedi sul tavolo noi eravamo là in mezzo a convincere i tifosi. Siamo stati fortunati che Trieste non ha fatto ricorso. È stato un momento bruttissimo, prima e dopo... Non si sa perché Ettore fu mandato via, le voci furono tante, ma il motivo vero non l'ha mai saputo neanche Messina. E perché due giorni dopo lo ha ripreso? Certamente a furor di popolo, ma comunque...

Parlavamo di Presidenti e siamo arrivati a Claudio Sabatini. Ha salvato la Virtus poi è andato sempre in crescendo.

Sì, il primo anno ci siamo ritrovati una squadra praticamente già fatta, nonostante le difficoltà, ti ricordi quando siamo andati a vincere in casa del Badalona in Eurolega (Uleb - ndb65). Poi c'è stato il cambio di allenatore, ma abbiamo trovato di fronte una grande Jesi. L'anno successivo, il mio primo anno da presidente, andò tutto bene e tornammo in A1 con quel famoso canestro di Brewer, poi il primo anno ai playoff sfiorati, il secondo due finali, la Coppa Italia di Lorbek, Siena e le Final Four a Gfirona. Lo scorso anno un'altra finale e quest'anno stiamo lavorando bene. Giorni fa dicevo a Boniciolli che non avevo ancora vinto nulla da presidente, ma due trofei me li avevano già portati via: non dico che la coppa della Benetton andasse di fatto alla Virtus, ma non doveva essere assolutamente rimanere a loro, semplicemente non doveva essere assegnata. Poi alcuni fischi contrari, il quinto fallo di Anderson, lo sfondo di Spencer... Avellino ha comunque meritato di vincere, soprattutto per il grande lavoro svolto da Matteo. Era una squadra simile alla Teramo di oggi, un team che gioca un buon basket dove i giocatori si trovano a memoria. Moss è fantastico, veniva dalla A2.

A proposito anche Sato veniva dalla A2, invece arrivò English...

Sì, ma ci può stare. Sato aveva problemi ad un ginocchio, vennero a fare un'amichevole in precampionato e lui non giocò.

A volte ci vuole anche un po' di fortuna nello scegliere dei nuovi giocatori. La Virtus aveva scelto Bynum, non è venuto, ma abbiamo trovato un fenomeno come Boykins.

L'altra sera ha fatto 9 assist e 21 punti, sono tanti, questo è un super. Se gioca tranquillo ci può portare veramente ad un livello importante.

A quando un altro "aeroplanino"?

Te lo ricordi? Era per Asa Petrovic. Quel giorno lì lui allenava il Cibona, io avevo l'abbonamento in parterre dietro la panchina avversaria. Quando Asa giocava a Pesaro vennero a vincere a Bologna e, ad ogni suo canestro, passava davanti alla panchina della Virtus e faceva "l'aereoplanino". Sono cose che ti rimangono sullo stomaco, allora in quella partita col Cibona andammo sopra di 10, sopra di 15, sopra di 20 ed io, ad ogni canestro facevo "l'aereoplanino". Ed ogni volta diverse persone si univano a me fino a che tutto il palazzo, compreso Cazzola, si mise a farlo. Alla fine in tanti vennero a chiedermi il perché, di questa cosa. Poi con Asa siamo diventati amici, l'ho rivisto anche quest'anno in precampionato.

Abbiamo parlato delle finali perse contro Benetton ed Avellino... Manca l'ultima...

No comment... Che è meglio... Due fischi a nostro sfavore, il doppio palleggio di Boykins e il fallo non fischiato a Stonerook su Vukcevic, ci hanno penalizzato e tolto una vittoria meritata e quasi certa... Adesso guardiamo avanti verso altri traguardi.

BERTOCCHI LASCIA: «È FORTITUDINO, FINELLI NON PUO' ALLENARE LA VIRTUS»

di Francesco Forni - La Repubblica - 29/05/2011

 

Trovato l'allenatore, la Virtus ha perso il presidente. Questioni di cuore e di fede. Romano Bertocchi da ieri non è più il primo dirigente bianconero. Molla il presidente-tifoso, come tale, e cioè emblema di "virtussinità", nominato da Sabatini, che doveva un po' smacchiare l'abitino nuovo made in Castelmaggiore. Se ne va, la presenza sempiterna in parterre, l'innamorato più celebre, senza sbattere la porta, ma con l'avvilimento di non ritrovarsi più nelle sue Vu Nere. Affidate da Sabatini a Finelli, coach dall'indelebile, e quindi intollerabile, per Romano, dna biancoblù. Poche ore dopo, la scelta di uscire.

«Non ce la faccio più - ha dichiarato Bertocchi - e l'ho detto ieri a Claudio. M'ha chiesto se era per Finelli. Sì, gli ho risposto, anche per quello». Romano, 82 anni, nel cda dal 2003 e presidente dal 2004, non ha firmato da presidente l'accordo col nuovo tecnico. Un mal di pancia comune a una buona fetta del tifo storico, quello che Sabatini ha più volte irriso per l'elevata età media, l'abitudine alle vittorie non più possibili o anche solo ignorato nei suoi progetti. Nello spartiacque c'è caduto anche Bertocchi. «L'unico non giovane e non educato in un palazzo pieno di nuovi tifosi» scherzava, ma non troppo, Sabatini giorni fa. O quello di cui, presentando Finelli, diceva: «Dovremo dare un'aspirina a Romano. Chissà come la prenderà. Mi aveva detto: prendi chi vuoi, ma non un fortitudino». E lui: «Ero già passato sopra alla storia di Pillastrini, ma questa no. Non ce l'ho coi Sabatini, Claudio e Fabio, né con la loro gestione, ma non condivido le scelte di chi sta trasformando la Virtus in una succursale di Livorno. Qui ormai si parla solo toscano».

Il bersaglio è il gm Faraoni e il colpo Bertocchi se lo può permettere, non tanto da ex presidente, ma da ultima bandiera bianconera, benché issata in parterre e non in campo. Classe 1929, un anno in meno di Clint Eastwood, rughe profonde raccontano qui un amore che dura da oltre 60 anni. «Era appena finita la guerra, si giocava in Sala Borsa. Sono del vecchio corso, c'è poco da fare. E fatico a seguire il nuovo. PalaDozza, Budrio, e così via...». S'è stufato, dopo averne viste tante. Al Madison, a Casalecchio e in decine di migliaia di chilometri di trasferte in Mercedes in tutt'Italia. Gli resteranno gli aneddoti, molti trionfi e un'amicizia quasi paterna con Messina. Tornerà, da tifoso semplice, ad avvinghiarsi ai rotori di bordo campo. «Certo che verrò a vedere la Virtus. Perché non dovrei?». E se Messina andrà ai Lakers, come deciderà a ore? Magari vedremo Bertocchi replicare il suo mitico "aeroplano" in prima fila a L. A., abbracciato a Jack Nicholson.

 

ROMANO

di Walter Fuochi - http://fuochi.blogautore.repubblica.it - 28/05/2011

 

Di Romano Bertocchi, amico mio da quasi trent’anni, su cui non sbrodolerò amarcord, perché l’affetto fa velo, giudicando parabole di vita e carriera di chi hai conosciuto bene, si può spiegare, in poche e secche righe, che ha lasciato la Virtus, da presidente-tifoso, perché la vedeva sempre meno Virtus. Una mutazione transgenica, sempre più insopportabile, per chi veniva da altre storie. E forse, perfino, una mutazione più ai primi passi che agli ultimi, per non decidere che non fosse più casa sua. Testimone di mille partite, titolare di mille aneddoti, molti di quali condivisi, ne ricorderò uno solo, di quando seguiva Ettore Messina, che per lui era una sorta di figlio adottivo, su qualsiasi panchina si posasse.

Quella volta era la nazionale, Barcellona ’97, la finale degli Europei contro la Jugoslavia. Spogliatoio azzurro, parla il ct: “Oh, ragazzi, mi raccomando, non facciamo figuracce. E’ venuto a vederci anche Romano…”. Pittis, dal fondo: “Oh, Ettore, l’abbiamo capita che è amico tuo, ma non ti sembra di esagerare?”. Il coach, gelido: “Ricky, non ci siamo. E’ venuto Romano, Romano Prodi, il presidente del Consiglio”. Ma era davvero colpa di Pittis se il Romano più famoso, intorno a un campo di basket, era, e rimane, Bertocchi?

CORDATA ANTI-SABATINI CAPEGGIATA DA DUE EX-PRESIDENTI?

di Enrico Campana - www.pianetabasket.com - 20/06/2011

Due ex presidenti sembrano particolarmente attivi per acquistare la Virtus Bologna, non sembra infatti definitivamente escluso il capitolo “cambio di proprietà “anche se Claudio Sabatini sta muovendosi da par suo sul mercato, magari con qualche ballon d'essai, come ad esempio la cessione di Peteri Koponen che oggi procurerebbe una bella sommetta.

...

Ma tornando al ritorno sulla scena degli ex presidenti virtussini, lavorerebbero nell'ombra ben due cordate di imprenditori bolognesi. La prima sarebbe stata messa assieme da Romano Bertocchi, il capotifoso che fra lo stupore nel 2004 fu fatto presidente da Sabatini dimostrandosi un ruolo di facciata utile nel fortunato rilancio delle "V nere" anche per scaricare le tensioni dell'esigente tifoseria. Perché si tratta di una persona di grande buonsenso, con amici importanti fra i quali Ettore Messina. Questa cordata avrebbe pronta solide credenziali e chiesto la consulenza di un supermanager dello sport professionistico per un'operazione di restyling, giusto per non essere inferiore alla ben nota capacità creativa di "Mister Futurshow" e avere a sua volta credenziali nel mondo imprenditoriale e dello sport  Internazionale per un’operazione articolata di sport e marketing. Aspetterebbe però, questo gruppo X, il momento propizio per uscire allo scoperto temendo un rialzo e gli umori del proprietario che a fine stagione parlava di 5 milioni di euro per cedere il club e adesso sarebbe salito a 7,5. Tutti ricordano che Bertocchi ha dato le  dimissioni al momento dell'ingaggio di coach Finelli, ritenuto  eufemisticamente "un tecnico di sponda fortitudina " ma in realtà  ritenuto inferiore come esperienza e titoli a quel grande nome che la piazza  invocava dopo il divorzio con Lino Lardo, o un coach di talento con ottimi risultati  quale viene considerato Luca Bechi, quello del lancio di Aradori e della semifinale di Biella, che piace alla piazza.

Nelle ultime ore si sarebbe fatto avanti però anche un gruppo Y coordinato da Paolo Francia, l'ex giornalista direttore di Rai Sport, un tempo molto vicino a Gianfranco Fini al quale ha dedicato una biografia, una firma come "vaticanista" e molto vicino alla famiglia Riffeser. Paolo Francia fu il presidente fra la gestione Porelli e quella di Paolo Gualandi, per una sola stagione, l'89-90 quando esibendo quella famosa giacchetta-portafortuna vintage e un pò troppo stretta, sollevò due trofei importanti, la Coppa delle Coppe e la Coppa Italia.

 

 

Tratto da Bianconero, 09/2005

 

Nome Romano
Cognome Bertocchi
Sposato con? Annamaria, dal 1952
Figli? Due, Roberto e Claudia
Occupazione… Imprenditore
Ruolo in Virtus? Presidente
Quante partite Virtus hai visto? I conti fateli voi.. Dalla Sala Borsa in poi.
La più bella? Direi la finale Barcellona, 1998
La peggiore? Strasburgo
Il momento più alto della storia bianconera I dieci anni di Alfredo Cazzola
… quello più basso? La stagione 2002/2003
Un rimpianto di tutti questi anni L’Eurolega del 2002, persa qui a Casalecchio
Il più forte virtussino di sempre… Uno solo? Non ce la faccio: Cosic, McMillian, Sasha e Ginobili
Amici che hanno giocato o allenato in Virtus: il migliore? Ettore Messina, l’amico di tutta una vita
Un giocatore che avrebbe meritato miglior sorte in bianconero Secondo me, Sani Becirovic
Extra Vu nere: l’avversario che hai ammirato di più Dino Meneghin
Emozioni: Barcellona ’98 o Slam 2001? Barcellona
… scudetto della Stella o Tiro da 4? Il tiro di Sasha
Il tuo hobby Il tennis e lo sci
I preferiti: film Ne vedo pochissimi…
… libro Gli ultimi della Fallaci
… canzone Volare (nel blu dipinto di blu)
Il tuo piatto preferito? I tortellini in brodo di mia moglie..
La vacanza della vita … Le Maldive, ci sono stato 5 anni di fila
Un sogno da realizzare Quello di quest’anno
La Virtus in tre parole 60 anni di passione