PETTERI KOPONEN

(Petteri Johannes Koponen)

Petteri Koponen marcato da Gigli, suo futuro compagni di squadra

nato a: Helsinki (FIN)

il: 13/04/1988

altezza: 193

ruolo: playmaker

numero di maglia: 6

Stagioni alla Virtus: 2008/09 - 2009/10 - 2010/11 - 2011/12

statistiche individuali del sito di Legabasket

palmares individuale in Virtus: 1 Eurochallenge

 

LA PRESENTAZIONE DI PETTERI KOPONEN

di Valentina Calzoni e Matteo Salvi - bolognabasket.it - 05/09/2008

 

Arriva finalmente a Bologna la giovane stella finlandese a lungo cercata dal patron Sabatini e per lui è subito rivoluzione, anche in sala conferenza: almeno per oggi infatti niente più immagini della Futurshow Station che sarà, ma tanti loghi Nokia in bella vista a far da sfondo a quella che si preannuncia come l’ultima presentazione ufficiale del rovente mercato Virtus di quest’anno.

20 anni compiuti solo il 13 Aprile scorso e tanti sorrisi nel vivere la prima, vera esperienza fuori dal Paese natale dopo la scelta di Portland di non trattenerlo in NBA la scorsa estate.

It’s like a dream come true, è come un sogno per me poter essere qui a giocare lo sport che amo e sono veramente felice. Sono onorato che la mia prima esperienza europea sia qui alla Virtus.

Petteri, quali sono le tue aspettative per la stagione?

So che siamo una squadra di talento e lo dimostra anche il fatto che davanti a me avrò un giocatore come Boykins che è fra i migliori in Europa. So che dovrò far bene e allenarmi duramente per stargli dietro ed essere d’aiuto ai miei compagni, ma non vedo l’ora di cominciare. Ascolterò quello che mi chiederà l’allenatore e darò il massimo per vincere.

Hai parlato con il coach? Cosa si aspetta da te?

Mi ha detto che Boykins sarà il primo playmaker, ma se mi impegnerò e darò del mio meglio durante gli allenamenti anch’io avrò i miei spazi e potrò dimostrare quanto valgo. Per me è la prima volta in un club così importante e sono il più giovane del gruppo, ma per me essere qui è una grande opportunità e mi impegnerò ogni giorno in allenamento : voglio imparare più possibile da Boykins e da tutti i miei compagni.

Pensi che Portland abbia fatto un errore a lasciarti andare via dall’NBA?

Beh... certo, io penso di sì, ma sono felice di essere qui a Bologna. Mi impegnerò e darò il massimo per questa squadra: la mia NBA ora è la Virtus.

Come ti descriveresti come giocatore?

Ho solo 20 anni e devo migliorarmi in tante cose, ma sono un playmaker e il mio compito è quello di organizzare e gestire il gioco aiutando i miei compagni a dare il massimo. Dovrò lavorare sulla fase difensiva e sul tiro, ma come ho detto sono giovane e so di poter migliorare con l’allenamento.

Quanto sono state importanti per te le ultime partite vinte con la nazionale, in particolare quella storica contro la Serbia?

A dire il vero forse dovrei prima dire che mi spiace un po’ per l’Italia e per il suo ultimo posto, però sono felicissimo di come ci siamo riscattati dopo un brutto avvio con 2 pesanti sconfitte. Io ho fatto 2 belle partite e quando ci incontreremo di nuovo batteremo anche l’Italia, perché vogliamo fortemente questa qualificazione e siamo molto concentrati sui 4 incontri che dovremo disputare.

Hai parlato con qualche compagno della nazionale riguardo alla sua esperienza in Italia, ad esempio con Mottola?

Sì ed è bello poter parlare di queste cose con dei compagni: tutti mi han parlato benissimo dell’Italia e dopo anche solo 2 giorni posso dire che avevano ragione, qui è tutto fantastico, la gente è davvero gentile e mi ha riservato una bellissima accoglienza. Ah… E il cibo è ottimo.

Cosa puoi dire riguardo ai contatti con la Fortitudo?

C’erano molte squadre che mi cercavano ed erano interessate e fra queste anche l’altra società di Bologna. Io però ho scelto la migliore.

Perché proprio la Virtus? Hanno pesato anche i contatti avuti già lo scorso anno?

Sì, è stato anche per questo: in Virtus hanno dimostrato da subito di volermi fortemente come parte del gruppo. Questa è una squadra con una grande tradizione, una società seria e per me è un onore poter essere qui a vivere la mia prima esperienza europea. E’ stato facile decidere.

Oltre al tuoi campionato ne seguivi altri?

Ho sempre seguito il basket europeo e per questo conoscevo la Virtus. Poi naturalmente guardavo l’NBA.

Conosci qualcuno dei tuoi nuovi compagni?

Seguendo il basket europeo li ho visti giocare a volte, ma la cosa che mi ha colpito di più ieri quando sono arrivato e li ho incontrati per la prima volta in palestra è stata la loro accoglienza. Mi sono sembrati da subito dei ragazzi seri con tanta voglia di lavorare e dare il massimo. Al di la delle qualità tecniche di ognuno di loro penso che siano davvero delle belle persone e questo è molto importante per formare una squadra.

 

 

KOPONEN ALLA FUTURSHOW STATION

di Valentina Calzoni - www.bolognabasket.it - 25/11/2008
 
Hai raggiunto gli altri in ritardo: com’è stato l’inserimento in squadra? Non è stato facile, sono arrivato per ultimo perché giocavo con la nazionale. Sono il più giovane, so che devo allenarmi duramente e far vedere al coach quello che so e posso fare, cercando di migliorarmi sia in allenamento che sul campo per guadagnarmi tempo più spazio. Voglio dare il mio contributo alla squadra: domenica ho già giocato venti minuti e con la coppa so che avrò anche più spazio per dimostrare le mie capacità.

L’ultima è stata la tua miglior partita fin qui e stai assumendo il ruolo di specialista difensivo che sale dalla panchina. Cosa ne pensi?

È vero, l'ultima è stata la mia miglior partita: è interessante che il ruolo difensivo qui sia la mia specialità, adesso so che devo dare del mio meglio in difesa e mettere da subito la mia energia sul campo. L’attacco verrà dopo, abbiamo già molti tiratori e giocatori con punti nelle mani. Al momento so che è questo il contributo che devo dare sulla squadra.

Vieni da un Paese che non ha il basket come sport principale. Cosa ti ha fatto avvicinare a questo sport e chi erano i tuoi modelli? Cosa si aspetta un ragazzo finlandese che sceglie il basket?

Lo sport nazionale in Finlandia è il baseball, ma si gioca in modo diverso dagli Stati Uniti. Poi vengono l’hockey e il calcio: anch’io ho giocato a calcio da piccolo, ma sono passato al basket a sette anni e da lì non ho più smesso. Non c’è una ragione precisa, semplicemente amavo il basket e penso che sia uno sport bellissimo. Quando ero piccolo i miei idoli erano Nash per l’NBA e Ranniko per il mio Paese, li guardavo e provavo a imparare da loro. Ora però sono concentrato sul lavorare duramente, allenarmi ogni giorno e cercare di migliorarmi giorno dopo giorno.

Il tuo ruolo sarebbe quello di playmaker mentre qui stai facendo sempre più minuti nello spot di 2. Come ti trovi?

Non mi preoccupo molto di questo aspetto. Nel ruolo di playmaker qui c’è Boykins che può fare molto bene ad ogni partita e per me l’importante è stare in campo e dare un contributo. Lui è il nostro punto di riferimento, ma io e Earl possiamo giocare molto bene insieme e scambiarci i ruoli anche con Vukcevic da terzo playmaker aggiunto. Siamo molto flessibili e questo ci permette di cambiare più volte nella stessa partita.

La Eurochallenge sarà l'occasione per dare più spazio a tutti, che idea vi siete fatti su Ostenda, la prima avversaria?

Ho atteso molto l'inizio di questa competizione, da domani giocare due partite a settimana ognuno di noi avrà più spazio. Da oggi pomeriggio cominceremo a preparare la partita, vedremo i loro video, al momento non so molto su di loro. So che hanno avuto difficoltà in campionato, ma dobbiamo essere pronti, giocare al nostro livello ed essere aggressivi in difesa da subito. Il nostro allenatore ci ha detto che è una squadra che gioca molto la zona e dobbiamo organizzare il nostro piano partita in base a questo.

Che benefici dà l'allenarsi con un giocatore come Boykins?

È una grande opportunità per me, devo dare il meglio ogni giorno con lui e so che cosi potrò migliorarmi. Sono certo che allenarmi e giocare con lui mi sarà di grande aiuto.

Sei stato l'ultimo ad arrivare a Bologna e sei anche il più giovane ma sei forse quello per cui il presidente ha mostrato maggiore soddisfazione. Segno di grandi aspettative...

Sono contento che la Virtus mi abbia scelto e cercato fin dall'anno scorso e mi abbia fatto sentire parte del suo progetto futuro: sono molto orgoglioso per quello che pensa il presidente di me, io devo cercare di dare il meglio, sarà una stagione lunga e so di poter far bene e ripagare cosi la fiducia dei tifosi e della società.

Quali sono le principali differenze fra il campionato italiano e finlandese?

Sicuramente è più impegnativo; ci sono grandi team, tanti ottimi giocatori ed è uno dei campionati più difficili d'Europa. Il livello del gioco è assolutamente più alto e c'è maggiore competitività.

Come ti trovi con i tuoi compagni?

Sono tutti ragazzi che lavorano duro, grandi professionisti e anche se a volte mi prendono un po’ in giro scherzando sul fatto che sono il più giovane della squadra ci divertiamo e siamo un bel gruppo.

Come ti trovi con le dinamiche del nuovo allenatore?

Il mio ruolo in questo momento è aiutare la squadra mettendo la massima energia nei minuti in cui sto in campo. Devo saper cambiare i ritmi e mettere grinta in difesa: il coach sa che siamo una squadra lunga e che anche in panchina ha giocatori di talento da ruotare e questo è un vantaggio per tutta la squadra.

Pensi che tornerai in NBA presto oppure preferisci prepararti al meglio qui in Europa per quel giorno?

Mentirei se non ammettessi che l'NBA resta un obiettivo per me. In Summer League sono andato bene e so di poter giocare oltreoceano e competere a quel livello, ma non ho fretta, sto bene qui in Virtus e cercherò di migliorarmi per valutare con serenità se Portland dovesse richiamarmi.

Questa è la tua prima esperienza lontano da casa. Che cosa pensi di Bologna?

Sì. È la prima volta che lascio la mia città e vado a vivere da solo: mi piace la filosofia di vita italiana e una delle cose migliori qui è il cibo. Bologna è molto bella anche se non ho avuto ancora molto tempo per visitarla perché ho spesso gli allenamenti, ma le persone sono gentili, mi trovo molto bene.

Nel futuro ti vedi di più grande stella europea o gregario nell' NBA?

È una domanda difficile e forse è presto per rispondere: il mio sogno è diventare un buon giocatore in NBA e so di potercela fare perché credo molto in me stesso e nelle mie capacità. Sarà il tempo a dire quando arriverà quel giorno, non ho fretta ora.

Al momento hai il 10% nel tiro da tre, dato che probabilmente non ti rispecchia. È una questione di ritmo, stai pensando prima ai compagni che alla tua capacità offensiva?

So che per me non è un problema tirare con buone percentuali, ma non è facile trovare buoni tiri giocando solo pochi minuti. Al momento non è un problema segnare poco, se la squadra avrà bisogno dei miei punti, potrò sicuramente dar il mio contributo magari giocando di più.

Che cosa conoscevi della Virtus e del basket italiano?

Sapevo che la Virtus è una delle storiche grandi società del basket europeo. è una squadra che ha grandi ambizioni, i tifosi sono appassionati e il basket è una parte della vita in questa città, tutti ne parlano. Conoscevo la realtà italiana anche attraverso Mottola che ha giocato in Fortitudo.

Qual'è la musica più ascoltata in Finlandia?

Sicuramente rock e metal: ad esempio i The Rasmus.

Classico jump shot di Petteri

"ODIAVO IL BASKET, COLPA DI MAMMA, ORA SOGNO DI SFONDARE NELLA NBA"

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 04/04/2009

 

Vive con la fidanzata Linda vicino all'Arcoveggio. «Il primo mese in Italia mangiavo 4 mozzarelle al giorno. Poi mi hanno cambiato dieta...» Nell'immaginario collettivo, dalla tundra finlandese piatta come un biliardo non escono giocatori di pallacanestro. Là ci rimandano l'hockey, i piloti, i beep-bep dei telefonini, ultimamente abbiamo scoperto grazie a un chewing gum che hanno i denti bianchi. Pallacanestro riga, zero scarabocchio. Quanto dev'essergli pesata, a Petteri Koponen, quell'etichetta, cercando fortuna nel mondo del basket dove sono neri e rappettoni. E lui quella faccia da nordico l'ha portata fino sotto le Due Torri, tappa d'una storia che parte da lontano. Dalle palestre di Helsinki, la capitale della Finlandia adagiata sugli isolotti del mar Baltico che guardano l'Estonia, a Basket City, alla Nba. E dire ch'era iniziato tutto con un gran rifiuto, l'odio per la pallacanestro arrivato da bambino, quando come un finlandese che si rispetti il piccolo Petsku gradiva tutto meno che la palla a spicchi. Colpa della mamma, dirà. «Lei giocava, ma io a quattro anni amavo il calcio. Ogni tanto mi portava con sé, così provai qualche allenamento e iniziai a detestarlo. Giocavo con le femmine, giurai che non sarei più tornato su un campo da basket. Poi ripresi e a 13 anni lasciai il calcio per dedicarmi solo alla pallacanestro. Si può dire che ad allenarmi ho iniziato tardi, ma presto questo sport ha cambiato la mia vita». Lo sport e Mihailo Pavicevic, il coach serbo che incontra all'Honka e che scriverà, con il nostro appena 16enne, il sommo vaticinio sul ragazzetto biondo e magrolino: «Tu verrai selezionato dalla Nba». «Me lo diceva sempre e con lui ho lavorato tanto. Il primo anno stavo a guardare, il terzo ero già con il gruppo "dei grandi" ad allenarmi per essere una scelta Nba». Da casa a Espoo, dove gioca l'Honka, un vasto paesone a ridosso della capitale ingranditesi grazie all'industria tecnologica - ancora i telefonini... - mollando gli studi dopo il liceo perché ormai il basket era la vita. Col fardello di essere un finlandese. «Quante volte me lo sono sentito ripetere. Dalle mie parti non c'è la tradizione di altre nazioni europee, appena qualcuno faceva il mio nome si diceva che non era possibile trovare un giocatore di basket in Finlandia. E dicevano che giocavo in un campionato farlocco, di basso livello. Ma poi tutto cambiò, quando mi videro alcuni osservatori americani colti quasi di sorpresa da una mia grande partita e decisero di chiamarmi per il pre draft». Si prepara il salto nel buio, quello che lo farà uscire dalla bambagia, ma la direttrice verso l'America (i suoi diritti sono dei Portland Trail Blazers) subisce una virata improvvisa e benedetta verso l'Italia. Lo attendono Claudio Sabatini e la Virtus, sulle sue tracce da un anno grazie anche ai rapporti privilegiati con la Nokia, che in Finlandia può tutto. «Ho scelto Bologna e la Virtus perché mi seguivano da tempo e sentivo che mi volevano fortemente, più di Tau, Dynamo e Pamesa. All'inizio andare via di casa è stata dura: dopo il liceo ho fatto i sei mesi di militare, giocando nella squadra dell'esercito, ma era il momento di diventare davvero un professionista. Il distacco è stato forte, non solo dalle abitudini ma anche dalla mamma, dagli amici e da Linda, la mia ragazza, che per fortuna m'ha raggiunto. Ora qui mi sento a casa, la Virtus mi sta trasformando in un giocatore vero». Ma qualche mese fa non era tutto così bello. Il rapporto difficile con Renato Pasquali, i problemi dello spogliatoio, la squadra che ha un andamento altalenante mentre lui passa gran parte del tempo a guardare gli altri giocare. C'era tutto per perdersi, o per mollare. E invece dalla Finlandia arriva Linda a riempire il vuoto dell'appartamento a due passi dalla palestra, e da Trieste arriva Matteo Boniciolli a impennare la sua carriera italiana. Così si può ridere pure ricordando quel lungo autunno. «Appena arrivato mangiavo quattro mozzarelle al giorno, adoro la cucina italiana. Poi mi hanno cambiato dieta, il preparatore (Gianluca Mazzoncini, ndr) ha placato la mia fame. Non pensavo al minutaggio, non ci penso nemmeno adesso: sto giocando 20' di media e sono tanti per essere al primo anno fuori dalla Finlandia. Cerco di farmi trovare pronto e soprattutto di imparare da gente come Earl Boykins». Oggi di quei mesi bui passati a chiedersi cosa sarebbe stato di lui, restano solo le sfide alla Wii contro il fac-totum bianconero Fabio Ceneri - massacrato a tennis, inseguito a Mario Kart - o le Champions League giocate con la Playstation, in maglia Inter o Barcellona, «i miei club preferiti, dopo la Virtus ovviamente». Bravo ragazzo, mai una parola fuori posto, solo devozione al gioco. E mentre Linda fa la bella vita in giro per l'Italia, visitando Venezia e Roma, lui sgobba in palestra fra le mani di Boniciolli. Un coach che l'adora, ricambiato. Una frase roboante proviamo a spillargliela: «Siena? Sono foltissimi, ma gli stiamo arrivando dietro. Dobbiamo crescere acquisendo la capacità mentale di giocare sempre al nostro livello massimo. Poi prenderemo a calci anche loro». Ah ecco.

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PETTERI KOPONEN

di Federico Petroni - V Magazine - Giugno 2009

 

Per evitare di scadere nelle banalità, parlare di Petteri Koponen richiede alcune doverose premesse. già, perché valutare la stagione di una prima scelta NBA, pescato ocme numero 30 da Philadelphia e poi girato a Portland, di un estroso metronomo d'una nazionale, la Finlandia, non certo talentuosa ma tale da far vedere i sorci verdi in estate agli azzurri, pure caldeggiato da un colosso quale la Nokia, della quale si ventilava una sponsorizzazione alla Virtus, rischia di essere fuorviante. Meglio, allora, pesare sulla bilancia di fine campionato le prestazioni d'un ventunenne (nato il 13 aprile 1988) approdato nell'Europa dei bottoni con il sogno della NBA, al primo anno fuori di casa e ai servigi d'una maglia si prestigiosa ma che ricorda il monito dell'Uomo Ragno: "Un grande potere comporta grandi responsabilità".

Senza le dovute precisazioni, si rischierebbe il paradosso di considerare negativa la stagione d0un ragazzo ancora sporco di latte, alla prima grande ribalta della carriera. Pretendere la luna sarebbe come chiedere ad un cantante del teatro di Budrio di sfoderare un do di petto alla prima del Comunale di Bologna. Eppure tutta la stagione di Koponen, in perenne procinto di esplosione, rischia di diventare emblema, marchio di quella Virtus, talentuosa sì ma invero incapace di spiccare del tutto il volo.

Talento grezzo dall'intuito sopraffino, biondo dal naso all'insù e con un nomignolo (Petsku) più simile ad uno sternuto, ciliegina sulla torta d'un mercato roboante, Koponen sbarcava sotto le Due Torri con le stimmate della stella. Un investimento, disse Sabatini, "extra-budget". Un quadriennale, fiore nel deserto d'un basket mordi e fuggi, segno tangibile del progetto intorno al ragazzo di Helsinki. Una volta arrivato Matteo Boniciolli, il finnico diventava l'osservato speciale del santone del basket Tonino Zorzi, che conduceva sessioni speciali di mattina per aiutare Koponen a rompere  la crisalide del talento.

Ma la rottura definitiva non è arrivata. L'inflessibile giudice delle statistiche decreta 2,8 punti di media in 14' di utilizzo, uno 23,9% dall'arco solo parzialmente ravvivato dal 36,7% da due. Tutto il resto rasenta lo zero: assist, perse, recuperate. Un comprimario, insomma. Né a scorrere i season high il quadro è più roseo, le due recite più solide le ha offerte nei derby, chiusi entrambi con 7 punti e qualche bel cesto. Affidarsi alla tirannia dei numeri parrebbe crudele ma serve a fotografare un diffuso malumore nei confronti del finnico scaturito verso metà stagione da parte del pubblico, noto per il suo palato fine che mal volentieri concede seconde chances a chi non convince. Specie a chi, come Koponen, è stato battezzato nel battistero del talento.

Ha senso intristirsi nella statistiche per un germoglio? No e, allora, meglio evidenziare gli sprazzi d'azzurro che in stagione hanno bucato la coltre di nebbia. Atletismo, difesa, playmaking. Per un ventunenne, Koponen ha svelato un latro atletico inaspettato: con il finnico in cabina di pilotaggio la Virtus poteva permettersi una baldanza garibaldina e dei "coast to coast" (Ferrara, andata) di rara bellezza senza timore d'essere accerchiata come quando era Boykinas a dettare i ritmi. L'applicazione difensiva ha più volte fatto stropicciare gli occhi agli addetti ai lavori. Sembrava, il finnico, appiccicato con il Vinavil ai rivali in scivolamento. Troppo, a detta di un certo arbitraggio che da subito lo ha preso di mira perché giovane ed inesperto e quindi per forza dalla parte del torto. Spesso caricato in un battito di ciglia di due falli, il coach era costretto a panchinarlo. Così come, forse incautamente, si sceglieva di mettergli il lucchetto al primo errore, pure al netto di lampi di classe abbacinanti, come quelle penetrazioni all'arma bianca o passaggi schiacciati su pick'n'roll da far saltare sul sofà. D'altronde, alle altitudini di 194cm, le opzioni per giocare questo fondamentale aumentano vertiginosamente e il finnico è stato l'unico giocatore a sfruttarlo nella Virtus 2009, grave pecca quando in squadra milita un certo Sharrod Ford, bisognoso di essere imboccato più che innescato.

Cestinato prematuramente, dopo il thè spesso a Koponen non restava che sventolar l'asciugamano. Arrivato a Bologna, disse: "So che a volte giocherò 10' ma non importa: sono qui per crescere". Ecco, quel "a volte" è diventato abitudine. Radio spogliatoio riferisce, infatti, d'un difficile rapporto con Boniciolli. Trasportato dal vento del Nord, il finnico è gelido di costituzione, direbbe il medico, carattere non certo nelle corde di un allenatore invece focoso ed impulsivo, che dai suoi ragazzi pretende passionalità e di andare con lui nella giungla. Un'intervista rilasciata a basketnet.it il 22 aprile scorso chairisce il Boniciolli pensiero: "Ti lascia interdetto perché sembra che nulla di quello che prova traspaia. Al di là del talento, e credo che Koponen avrà un grande futuro, quello che rischia di indisporre è la sensazione che i giocatori come lui vivano questa esperienza come semplice apprendimento per arrivare ad altri obiettivi. E siccome io da allenatore sono valutato per quello che faccio nel presente, questo atteggiamento può essere problematico. Abbiamo deciso per questo di tirare una riga rispetto alle tante occasioni dal passato. Sa che ha avuto le sue chance e le ha mancate".

Parole che testimoniano d'un circolo vizioso creatosi intorno a Koponen, tra la pressione e l'impossibilità di dimostrare appieno il proprio valore, tanto da spingerci ad ipotizzare che l'addio di Boniciolli abbia fatto tirare al ragazzo un sospiro di sollievo, quantomeno per la sua maturazione. Noto per alcune dichiarazioni azzardate, il coach triestino colse però in quella occasione una tendenza problematica per il basket europeo: fare da rampa di lancio per talenti il cui orizzonte è oltreoceano.

Già l'esperimento del 19enne Brandon Jennings a Roma ha destato perplessità. Fare da palestra per talenti da NBA porta con sé il rischio di investimenti a fondo perduto, sia in termini di rendimento sul campo che soprattutto di monetizzazione una volta scaduto il contratto. Il succo? Farsi le ossa nel Vecchio Continente, al netto della pressione che mette il basket europeo, è un ottimo investimento per i giovani. Vale lo stesso per le squadre con grandi ambizioni?

Nemmeno Zorzi ha avuto parole tenere nei confronti del suo pupillo. Alla Gazzetta il "paròn" paragonò Koponen, alla vigilia della Final 4 di Eurochallenge, ad "uno di quei giovani italiani che alla prima difficoltà entrano in un buco nero". Proprio l'accostamento con i "giovani italiani" apre un altro capitolo spinoso del già denso, per essere al primo anno, libro in bianconero di Koponen. Nell'intervallo della finale di Coppa italia, ai microfoni di Sky, Dino Meneghin dichiarò: "Per fare quello che fa Koponen, si poteva investire su un ragazzo delle giovanli. Facciamo crescere talenti poi ce li troviamo contro in Nazionale". Al di là dell'infelice momento scelto dal presidente della FIP (la Virtus affrontava la Siena dei naturalizzati Eze e Stonerook che bene al movimento non fanno), il discorso in generale sarebbe condivisibile, non fosse che non è certo la società bianconera tra le restie ad investire sulle nuove leve. In più, il talento su cui s'è scommesso è uno dei più fulgidi in Europa, in grado di stupire gli scout della NBA nella scorsa Summer League giocata con i Trail Blazers quando, il 14 luglio 2008, si esibì in una prestazione da 4/6 dall'arco, sorprendendo per le qualità di passaggio.

Il playmaker venuto dalla terra dei laghi e dei rally sembra vivere un blocco psicologico, forse pure fisiologico per un ventunenne appena svezzato. Che sia la Virtus la piazza sbagliata per germogliare con pazienza? Non lo crediamo, a patto che non si circondi il ragazzo ma soprattutto l'ambiente di una pressione da trincea. Qualora dovesse tornare a vestire la canotta bianconera, e le quotazioni sono molto alte, siamo certi che il baco romperà la crisalide. E la farfalla si librerà in volo in tutta la sua bellezza.

 

PETTERI KOPONEN

di Riccardo Brancati per Virtuspedia - Ottobre 2009

 

Il finnico Petteri “Petsku” Koponen, 194 cm per 88 kg di peso forma, nasce a Helsinki il 13 aprile 1988. 

Playmaker di ruolo, convinto a giocare a basket dalla mamma cestista, cresce nel Malmi Super Koris per poi trasferirsi all’Honka Espoo nel 2004, squadra nella quale fa il suo esordio nella massima divisione finlandese alla tenera età di 16 anni, chiudendo la sua prima stagione con una media di 1,6 punti a partita, sulle 22 in cui va a referto.

L’anno successivo lo spazio aumenta e in 38 partite giocate la stagione si chiude con una media di 6,2 punti ad allacciata di scarpe. In estate partecipa agli Europei under 20 (Division B), guidando la sua Nazionale al bronzo e chiudendo la competizione con 12,6 punti a partita, 3,4 rimbalzi e 3,4 assist, più 2,5 palle recuperate a gara, risultando il secondo giocatore della manifestazione in questa specialità. Il tutto in 30,1 minuti di utilizzo.

L’esplosione definitiva avviene nella stagione 2006/2007, in cui, sempre con la canotta degli Honka Espoo Playboys, chiude la stagione vincendo il suo primo scudetto e raddoppiando le cifre dell’anno precedente: 12,4 punti e 4,1 assist a partita, dimostrandosi anche un ottimo tiratore da 3, chiudendo, infatti, la stagione con il 40,4% dalla lunga distanza. Durante questa stagione si aprono per lui, appena maggiorenne, le porte della nazionale maggiore finlandese.

Il bello però deve ancora arrivare: al draft Nba dell’estate 2007 viene infatti scelto al termine del primo giro, alla chiamata numero 30, dai Philadelphia 76ers, prima di nomi famosi nel Vecchio Continente come l’ex virtussino Reyshawn Terry, il catalano Marc Gasol o la meteora fortitudina DJ Strawberry. I suoi diritti sono subito ceduti a Portland, in cambio di quelli di Derrick Byars e soldi, per cui partecipa alla Summer League di Las Vegas con i colori rossoneri della franchigia dell’Oregon. In 5 apparizioni resta in campo mediamente 11 minuti, mettendo a referto 3,2 punti e 0,6 assist, numeri sicuramente bassi che convincono lo staff di Portland a lasciarlo maturare ancora qualche anno in Europa.

Stupendo molti, decide di restare in Finlandia, rifiutando così la corte di molti top team europei. La stagione 2007/08 inizia però con qualche difficoltà, dovuta anche al duro training al quale è sottoposto durante il servizio militare, purtroppo per lui ancora obbligatorio nel suo Paese; a novembre c’è il cambio di marcia. In questo mese, infatti, mette a referto 21,4 punti a partita servendo 4,1 assist: ormai è il leader indiscusso della squadra. Guida l’Honka Espoo alla sua seconda affermazione consecutiva nella Korisliiga finlandese, chiudendo la stagione con 18,4 punti e 4,1 assist a esibizione.

In estate lo aspetta la Summer League di Las Vegas e stavolta le sue apparizioni sul parquet della capitale del Nevada non sono impalpabili come l’anno precedente. Il 14 luglio gioca la sua partita migliore, segnando 19 punti contro Washington, realizzando un 4 su 6 al tiro da 3. Chiude la rassegna estiva con una media di 13,2 punti a partita, conditi da 3,4 assist in 31 minuti d’impiego medio, elemento fisso del quintetto dei Blazers, in compagnia di future star NBA come Nicolas Batum e Jerryd Bayless. Per i tifosi dell’Oregon ormai è “The Finnisher”, termine che fonde le sue origini con la caratteristica di tirare fuori le giocate decisive nelle battute finali delle partite.

Per lui non è ancora il momento di varcare definitivamente l’Oceano e in estate è sul mercato. Tau, Dynamo Mosca e Pamesa Valencia lo cercano, c’è un interessamento anche della Fortitudo, ma, al termine di una trattativa a detta del patron Sabatini estenuante, a spuntarla è la Virtus, forte anche della partnership con la Nokia. Celebre a tal proposito l’affermazione del proprietario bianconero nella conferenza stampa in cui annuncia l’importante acquisto e la chiusura della campagna acquisti: “Abbiamo firmato Koponen alle 5 di stamattina dopo dieci notti insonni: la concorrenza era forte, anche vicina, ma Sacrati, Savic e Martelli devono ancora mangiare tanti panini per arrivare a noi”. Approda quindi a Bologna lo sportivo finlandese più celebre dopo Kimi Raikkonen, guarda caso anch’esso legato a un team emiliano. Il contratto è di 4 anni, con Nba Escape al termine di ogni stagione.

Il debutto avviene il 12 ottobre alla rinnovata Futurshow Station di Casalecchio, avversaria di turno la Biella di coach Bechi: 5 punti in 12 minuti per lui, la maggior parte dei quali giocati a risultato acquisito. Nel progetto di coach Pasquali, infatti, è previsto un inserimento graduale, quasi da zero, in quanto il play titolare e indiscusso della Virtus è Earl Boykins. Nelle quattro partite successive gioca, infatti, 35 minuti complessivi, addirittura non assaggiando il campo nella vittoria in rimonta al Datch Forum. Il 10 novembre Pasquali viene esonerato, al suo posto è assunto Matteo Boniciolli, reduce dal miracolo di Avellino, assistito dal Paron Zorzi. È proprio quest’ultimo a prendere Petsku sotto la sua ala protettiva, allenandolo in maniera specifica il mattino, prima dell’allenamento di squadra del pomeriggio. La voglia di fare dunque non manca, quello che manca però sono le prestazioni, soprattutto offensive. Se infatti stupisce la sua tenuta difensiva, dall’altro lato del campo non si ricordano prestazioni degne di nota. Aumenta comunque lo spazio a disposizione e dopo qualche partita ai margini delle rotazioni, in occasione del derby arriva, infatti, la prima presenza in quintetto della sua avventura italiana. Chiude la partita con 7 punti in 24 minuti. Toccherà quota 7 in altre tre occasioni, cifra che a oggi è il suo career high in Serie A. Impiegato sia da play che da guardia, aiutando Boykins a portare palla al di là della metà campo, si distingue come ottimo play d’ordine ma non mostra le qualità che gli hanno fatto guadagnare l’appellativo di “Finnisher”, a parte la nazionalità finlandese, ovviamente. Da buon finlandese, infatti, non lascia trasparire le proprie emozioni e coach Boniciolli se ne lamenta, interpretando questa freddezza come uno scarso coinvolgimento nel lavoro della squadra.

In realtà Petteri sembra un po’ soffrire le pressioni derivanti dalla piazza bolognese e dal contratto importante che si porta dietro ma soprattutto l’utilizzo a corrente alternata che ne fa il coach triestino, che lo mette spesso in campo dall’inizio ma lo fa sedere regolarmente nei cruciali quarti finali. Palesemente, questa gestione genera nel giovane nordico il timore di essere panchinato al primo errore. Chiude la stagione con 2,8 punti in 14,1 minuti, con appena il 23,9% da 3 punti. Va meglio in Eurochallenge, competizione nella quale fa registrare una media di 5,8 punti e 1,9 rimbalzi a partita, giocando una media di 18,1 minuti. Da ricordare i 17 punti contro il Galatasaray, in cui segna 3 delle 5 triple tentate.

In estate partecipa all’Additional Round con la propria Nazionale, stesso girone dell’Italia e della Francia. La Finlandia chiude al secondo posto del girone fallendo così la qualificazione ma riesce comunque a far meglio dell’Italia. Koponen, segnando 26 punti contro gli Azzurri, si prende la sua personale rivincita nei confronti del presidente federale Dino Meneghin che aveva criticato la scelta della Virtus di puntare su Koponen affermando che sarebbe stato meglio puntare su giovani italiani. La risposta è arrivata sul campo.

Tirando le somme della stagione appena conclusa si può quindi affermare che il potenziale c’è, ma bisogna ancora esprimerlo. Lo sanno bene Lino Lardo e il GM Faraoni, che puntano forte sul biondo finlandese per rilanciare la Vu nera dopo la deludente stagione 2008/2009. A Petsku è stato richiesto di spalmare il triennale rimanente su quattro stagioni; in cambio Lino Lardo sembra avergli riconosciuto un ruolo decisamente più importante di quello della stagione passata. Le occasioni di giocare infatti non mancheranno, sia come backup del play titolare Andre Collins, sia in coppia con lo stesso, sfruttando le capacità realizzative dell’americano nello spot di guardia tiratrice.

"HO RITROVATO CORAGGIO GRAZIE A SABATINI"

di Luca Aquino - Il Corriere di Bologna - 25/11/2009

 

Cinque minuti. Tanto è bastato, domenica scorsa, a Petteri Koponen per battere il suo record di marcature nel campionato italiano. Nelle 38 partite giocate prima di quella contro l'Air Avellino, il finlandese mai era andato in doppia cifra. Nella trentanovesima gli sono bastati quattro tiri, un'entrata e tre triple, per scollinare a quota 11 lanciando la Virtus sul 16-6, prima fuga dalla quale non si sarebbe più voltata indietro. Petsku ha concluso poi con 18 punti prendendosi una grande rivincita al termine di due settimane abbastanza difficile per lui. Dopo la sconfitta con Milano, Claudio Sabatini non era stato tenero nei suoi confronti («Deve dimostrare di avere gli attributi per giocare nella Virtus») e lo stesso coach Lardo ha avuto diversi colloqui individuali col suo playmaker per dargli una scossa. A Varese era stato in campo 38 minuti, gestendo anche bene diverse situazioni ma cadendo pure in ingenuità clamorose, contro Avellino è partito in quintetto nel ruolo quasi inedito di guardia ed ha aggredito la partita fin dal primo possesso come mai lo si era visto fare in questi due anni bolognesi. «Volevo mandare un segnale forte - ammette Koponen - sono entrato in partita volendo essere aggressivo e da guardia ho cercato di prendermi subito dei tiri. È andata bene». Le ultime due settimane, con le critiche del proprietario, non devono essere state facili. Come le ha vissute? «Ammetto di aver sentito pensare anche perché era la prima volta nella mia carriera che venivo criticato pubblicamente dal mio proprietario. Domenica mattina, però, Sabatini è venuto all'allenamento di tiro prepartita, mi ha parlato e ci siamo chiariti. Lui vuole semplicemente che io non rifiuti dei tiri, non importa se sbaglio ma quando sono libero devo tirare. Lo ringrazio perché mi ha dato grande fiducia e le sue parole e mi hanno aiutato a giocare quella partita». Contro Avellino inizialmente è stato schierato da guardia, sarà in questo ruolo il suo futuro? «Non saprei, contro Avellino il coach mi ha detto che mi avrebbe schierato da 2, e in quella posizione dovevo essere creativo e aggressivo, mostrando cosa posso fare per questa squadra». Oltre al contributo offensivo non va dimenticata l'ottima partita difensiva contro la minaccia Dee Brown andata fuorigiri dopo un promettente inizio. «La chiave è stata proprio la nostra prestazione difensiva, li abbiamo tenuti a 55 punti centrando il nostro obiettivo: se teniamo gli avversari sotto i 70 punti le possibilità di vincere aumentano». Che significato ha la vittoria contro Avellino? «Ci dà la consapevolezza che ce la possiamo giocare contro tutti, abbiamo ancora commesso qualche errore in attacco ma come dico da inizio stagione ci vorrà un po' di tempo per trovare i gusti automatismi. Per questo è fondamentale che il livello della nostra difesa rimanga quello attuale. Guardiamo comunque a una partita per volta e speriamo che la salute da ora in avanti ci assista dopo tutti gli infortuni patiti». Domenica ha toccato il suo massimo in Italia con 18 punti. Dovremo aspettarci un Koponen stabilmente in doppia cifra, d'ora in avanti? «Quest'ultima gara mi dà grande fiducia, Lardo mi chiede di guardare più spesso il canestro ma segnare non è l'unica cosa che devo dare a questa squadra. Spero che dopo questa prestazione la gente mi possa guardare in modo diverso, da parte mia farò in modo che non rimanga un episodio isolato cercando di dare continuità a questo tipo di prove».

Petteri in penetrazione, sfruttando una buona potenza per un playmaker

KOPONEN, UN LEADER PER LA VIRTUS. LONTANO DA BOYKINS NON SBAGLIA PIU'

di Stefano Valenti - La Repubblica - 23/01/2010

 

Martti Kuisma fu il primo, arrivando a Pesaro nel '96 e restandoci fino a Capodanno. Poi toccò a Teemu Rannikko (Reggio Emilia, Roseto, Pesaro) e ad Hanno Mottola, il più referenziato (Pesaro e Fortitudo). Nel 2005 ci fu lo sbarco di massa: Tuukka Kotti a Castelletto Ticino, Ville Kaunisto a Jesi, Antti Nikkila a Caserta e Sassari. L'ultimo è stato Kimmo Muurinen, quest'anno spartito fra Napoli e Scafati. In Italia s'è sistemata quasi una nazionale finlandese, ma non ce ne siamo accorti. E solo adesso s'è capito che potrebbe essere arrivato il pezzo forte, Koponen. Per colpa, o merito, di Boniciolli, che di certo ne ha scosso il desiderio di dimostrare qualcosa. Per colpa, o merito, di Sabatini, che tempo fa gli lanciò una frecciata, insoddisfatto. Per merito, e senza colpe, di Lardo, che a un certo punto gli ha detto: giochi guardia. E magari di Meneghin, che un annetto fa lo mise al centro delle sue riflessioni, dicendo che in Italia facciamo migliorare quelli che poi fanno male ad Azzurra. In agosto la Finlandia proverà di nuovo a batterci sulla strada degli Europei 2011 e l'ultima volta, a Porto San Giorgio, Koponen ne mise 26. Come Belinelli. E se i due impattano il bilancio, ci perdonerà Petteri, per l'Italia si fa dura.

Un anno dopo il suo arrivo, condito da tanti denari, Koponen è diventato la guardia titolare della Virtus. Ed è questa la notizia: il "2" che fa punti non era Blizzard, subito rotto, e non è poi arrivato dal mercato. È esploso lui, il finlandese. Arrivato per imparare il mestiere di play da Boykins, soffocato da lui ed altrettanto logicamente da Langford, messo guardia un po' per necessità un po' no, Petteri s'è sbloccato. Al tiro, soprattutto. Ha schiantato Ferrara, in una sera delicata, e poi continuato, sempre meglio, producendo numeri che, li avesse un americano, sarebbero apprezzatissimi. Insomma, la guardia che la Virtus non aveva, se l'è ritrovata in casa, e domani a Siena, nella partita "impossibile", Koponen sarà anche qualcosa di più: la faccia giovane, simbolica della Virtus sfidante.

«Petteri sta mostrando i grandi margini di miglioramento di cui dispone. Ho apprezzato in questi mesi il suo desiderio di imparare dagli altri, lavora duro. Può attaccare il canestro, in questo momento il tiro gli entra, ha fiducia. Siamo una bella coppia», è la scheda di Andre Collins. Che non è l'unico che lo segue con attenzione. «Parlo spesso con Petteri, e lo sento molto positivo in questo periodo», dice Henrik Dettman, il tecnico della nazionale finnica.

«È un giocatore moderno e a soli 22 anni trovo limitante definirlo più guardia che play. Io l'uso nei due ruoli, affiancato a Rannikko. È chiaro che Petteri sente fiducia addosso e poi è molto più coinvolto nel gioco della Virtus, cosa che lo carica». Al punto che, se le cifre della stagione venissero confermate, Koponen potrebbe vedersi di nuovo schiudere porte Nba. Con la Virtus ha contratto fino al 2012, con escape a ogni fine stagione. L'estate scorsa il gm di Portland, Pritchard, rifiutò di cederlo a chi ne chiese i diritti. «Il basket europeo esige più versatilità rispetto a quello Nba, pure se questo è più duro e la qualità media dei giocatori superiore. Ma se emergi qui sei pronto anche per loro», dice Dettman, uno che ne sa di qua e di là, guidato Nowitzki nella Germania di bronzo ai Mondiali 2002. In realtà Koponen l'Europa dura non l'ha ancora assaggiata. Nell'attesa, se ne sta mettendo dietro parecchi in Italia.

 

VIRTUS, FENOMENO KOPONEN

di Claudio Limardi - Corriere dello Sport - 30/03/2010


«Caserta ha giocatori di classe, gente che con un'iniziativa personale, un uno contro uno ti può battere quasi ogni volta. Abbiamo vinto perché abbiamo giocato e difeso di squadra. Noi siamo così». Koponen ha scelto il giorno gusto per confezionare la seconda prova "over
20" della sua carriera italiana. Il record di 24 risale alla gara di Ferrara. Ma i 21 di domenica pesano molto di più. Con i casertani era stato protagonista già in Coppa Italia. «Per quanto mi riguarda - e ripete la colonna sonora delle sue stagioni virtussine - cerco semplicemente di sfruttare al meglio il minutaggio a disposizione. Sento di avere la fiducia dell'allenatore e dei compagni. Per me è importante, quando hai fiducia tutto ti riesce più facile, tiri meglio, prendi più iniziative». Koponen è diventato uno dei volti più convincenti di questa Virtus. Aveva cominciato l'estate in una situazione ibrida: faceva parte del progetto bianconero ma solo se avesse
accettato di ridurre il salario e renderlo coerente con il nuovo corso virtussino. Dopo un po' di tira e molla ha accettato pensando che la rinuncia di una fettina del suo stipendio andasse interpretata come un investimento sul futuro. «Avrò tempo per guadagnare », continua a ripetere. Lino Lardo si era battuto per averlo. Massimo Faraoni, fedele ai propri principi, riteneva che solo valorizzandolo il suo arrivo avrebbe potuto trasformarsi  in un investimento e non solo in una spesa. L'avvio di stagione era stato un po' balbettante, il finlandese, spremuto come un limone in precampionato, si era anche fatto male saltando la gara di Biella. E dopo una manciata di giornate era stato messo sotto accusa anche da Claudio Sabatini. Petsku, che ha solo 22 anni, oggi è il quinto giocatore del campionato nel rapporto
punti segnati per possessi giocati con 1,16. Gioca circa 27 minuti per gara, è sesto assoluto nel tiro da tre, dodicesimo nei tiri liberi, dodicesimo nei falli subiti, tredicesimo nel plus-minus (cioè il saldo con lui in campo e lui fuori nella Virtus). Insomma, è un giocatore legittimamente tra i primi 15-20 del campionato. Qualcuno l'avrebbe mai pensato? Un anno fa Sabatini lo difendeva dalle critiche del presidente federale Meneghini c'era bisogno di prendere un finlandese per fare quel lavoro? Però era una questione di principio più che una motivazione tecnica. Òggi Koponen somiglia tremendamente al giocatore che segnò 26 punti all'Italia in estate. «Vorrei farli ancora
- dice - ma so che sarà più difficile però come Nazionale siamo migliorati e possiamo giocarcela con tutti nel nostro girone anche con Italia e Montenegro».
Lardo lo impiega sia da playmaker che da guardia, sia in appoggio a Collins che come cambio di Collins. In campo aperto è devastante, ha perfezionato il tiro da tre dopo un palleggio incrociato e ha acquisito una continuità sorprendente. «Non è un vero playmaker come lo intendo io, ma è migliorato anche in questo. Da guardia non deve preoccuparsi di mettere in ritmo i compagni», dice il coach. Il problema vero forse è che sta giocando troppo bene. Ha ancora due anni di contratto con la Virtus, ma può uscire per la NBA lasciandosi dietro una scia di dollari. Succederà? Sul suo nome c'è movimento da tempo. Il fatto che i suoi diritti appartengano a Portland rende tutti i meccanismi dello sbarco più complicati. La missione della Virtus era fargli esprimere il suo potenziale. Ora lo sta facendo. «Lo NBA
è sempre stato il mio obiettivo, ora non so dire se sono pronto ma so che lavoro ogni giorno per esserlo - ammette Koponen - So anche di essere alla Virtus con tutta la sua storia e le sue ambizioni». Per ora va bene a lui e va bene alla Virtus.

 

SOSPETTI, VELENI E INFORTUNI: KOPONEN È UN CASO

di Claudio Limardi - Corriere dello Sport - 27/04/2010

 

Le brutte notizie non arrivano mai da sole. Non bastava la sconfitta con Cremona, il rischio di trovarsi in classifica addirittura al settimo posto (che non renderebbe giustizia alla squadra di Lino Lardo) e naturalmente l'infortunio di Petteri Koponen. Adesso ci sarà anche da ricomporre il rapporto con il ragazzino finlandese, in questo momento abbastanza scontento di come è stato gestito il suo infortunio.
Domenica nei corridoi dello spogliatoio della Futurshow Station, il professor Alessandro Leili, consulente ortopedico storico della Virtus, aveva alzato la voce usando toni non proprio in linea con lo stile Virtus. Segno che c'era un problema serio. Quale?

LA STORIA - Il 19 marzo, lamentando forti dolori al piede sinistro, Petteri Koponen è stato sottoposto per la prima volta a risonanza magnetica. La diagnosi del professor Lelli è stata trasmessa al medico sociale Roberto Rimondini. E da questi trasmessa allo staff tecnico. «Tengo a precisare - dice il general manager Massimo Faraoni - che non interferisco mai nelle decisioni dei medici e non ho
mai parlato con Lelli. Il referente di Lelli è Rimondini e Rimondini come medico della Virtus riferisce a me e all'allenatore. Da noi gli infortunati rientrano semmai una settimana dopo, non prima, lo dice la storia di questa stagione». Nei fatti, la Virtus ha continuato
ad utilizzare Koponen fino al 20 aprile quando di fronte al persistere del dolore, anzi aggravandosi, il giocatore veniva sottoposto ad una seconda risonanza. Sull'esito di questa seconda risonanza non esistono dubbi: frattura da stress e stop di quattro mesi.

LA NAZIONALE - Il problema è che l'infortunio precluderà a Koponen di andare in Nazionale. Così il ragazzo, su pressione della sua Federazione, ha chiesto che fossero inoltrati a Helsinki gli esiti delle due risonanze. I medici finnici, osservati gli esami, sono andati su
tutte le furie e con una e-mail dai toni molto duri avrebbero accusato la Virtus di aver, sostanzialmente, fatto giocare Koponen in modo inopportuno. Dalla Finlandia sosterrebbero che la Virtus avrebbe ignorato il primo esame o avrebbe formulato una diagnosi meno allarmante, mettendo poi in relazione quella che ritengono una valutazione fin troppo prudente con l'aggravarsi delle condizioni del giocatore. Come si vede sarebbero, in effetti, accuse molto gravi: errore o negligenza.

LA REAZIONE - Faraoni dice di aver saputo della frattura solo dopo la seconda risonanza, quella che ha messo tutti d'accordo. L'unica certezza è che Koponen adesso è arrabbiato, la Finlandia anche e dentro la Virtus sono stati alzati i toni. Stando ai fatti e non alle diverse versioni della stessa storia, si può dire è che la Virtus quest'anno ha accusato tanti infortuni e non è mai sembrata spregiudicata nell'utilizzare giocatori doloranti, basti pensare al rientro graduale di Andre Collins e ancor di più alla gestione molto prudente di quello di David Moss al gomito. Quindi è da escludere che con Koponen sia stata battuta deliberatamente una strada diversa. Ora il problema, a parte la probabile necessità di chiarimenti interni, è spiegarglielo.

 

CARICA KOPONEN

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 21/01/2011

 

Petteri Koponen, da capitano della Virtus, qual è il suo giudizio sui girone d'andata?

Abbiamo avuto parecchi ailti e bassi, causati soprattutto da infortuni e da altri problemi che non ci hanno consentito di essere al completo. Quando ci siamo stati tutti la squadra ha avuto continuità nelle vittorie, poi le assenze hanno condizionato il nostro cammino. Nel complesso penso che l'aver raggiunto il quarto posto con Montegranaro sia un buon risultato anche se io penso che nel girone di ritorno sia possibile migliorare questo piazzamento.

Perché?

Intanto spero che finalmente saremo al completo e non dovremo fare più i conti con infortuni ed altre assenze. Ribadisco che la squadra senza defezioni ha dimostrato di poter esprimere un buon gioco e di saper vincere. Adesso dobbiamo lavorare, inserire il nostro nuovo compagno che è appena arrivato e cercare di essere in forma tra marzo e aprile, quando di fatto si decidono le stagioni. Sono convinto che se ci siamo tutti la squadra possa tenere testa anche a Siena e a Milano.

Il risultato finale di quest'anno, influenzerà le sue scelte future?

Sì. è una questione di opportunità, dopo tre anni nel campionato italiano per la mia crescita è giusto che mi confronti con una realtà di ordine superiore. Lo dissi anche nei precampionato, l'anno prossimo mi piacerebbe disputare l'Eurolega e se ci arrivassi con la Virtus sarei felicissimo. Spero di riuscirci e per il momento mi concentro solo su questo, le decisioni sul mio futuro io e la Virtus le prenderemo a bocce ferme.

Lei lo sa che una volta che si è capitani, si dura poco.

Certo, e se vuole posso tranquillamente anche fare la lista: Di Bella, Giovannoni, Vukcevic. Chissà, magari, io sarò quello che rimarrà.

Sui campo dove dovete migliorare?

Dobbiamo trovare un miglior bilanciamento tra attacco e difesa. Spesso la nostra difesa è buona ma non si traduce in un buon attacco. Credo che sia solo una questione di lavoro e di allenarsi insieme per un po' di tempo: la squadra è giovane e ha ampi margini di crescita.

Sei mesi out per un infortunio al piede, ma ai rientro è emerso subito io suo leadership. Quindici partite disputate, 13.2 punti segnati e quasi 30' in campo. Sorpreso da questi numeri?

Sinceramente sì. Nei primi mesi mi continuavo a chiedere se sarei ritornato il giocatore di prima, una domanda che mi sono posto anche quando è stato il momento di rientrare. I primi tempi sono stati durissimi perché non mi sentivo ancora in ordine fisicamente, poi piano piano ho superato tutte le difficoltà. Adesso il piede non mi da più problemi e anche la schiena va un po' meglio.

Cosa pensa del caso Kemp?

È sempre difficile esprimere un giudizio in situazioni simili. Davanti alla scomparsa di una persona cara ognuno di noi ha la propria reazione. Lui ha avuto un lutto importante ed è giusto che sia potuto andare a casa. Ha però delle responsabilità nei confronti della squadra, della società e del pubblico. Responsabilità che ha disatteso e mi auguro che abbia la possibilità di spiegare le motivazioni del suo comportamento.

KOPONEN, LA LEGGE DEL QUARTO

SuperBasket - 24/01/2012

 

Mell'ultimo quarto quando il gioco si è fatto duro, Petteri Koponen ha segnato 13 punti. Ha sbagliato due liberi ma neppure un tiro dal campo. Non è la prima volta che il periodo conclusivo appartiene al finlandese, diventato l'uomo per tutte le stagioni: nei primi minuti della gara di Roma, con Clay TUcker a incenerire la difesa di Chris Douglas-Roberts, Alex Fineli ha spostato lo scandinavo sulla prima punta capitolina. E nel finale ha vinto la partita, terza vittoria esterna di Bologna, secondo posto ribadito alla vigilia di due gare casalinghe, per quanto complesse, contro Avellino e Milano. La rincorsa al vertice della Virtus Bologna dunque prosegue e la notizia migliore arrivata da Roma è stata la prova di Douglas-Roberts che finalmente non ha avuto problemi di falli e ha giocato con energia e intensità spesso nascoste in questa prima parte della sua prima stagione italiana. Che nei suoi piani di giocatore NBA dovrebbe anche essere l'unica. Ma in una squadra con panchina limitata, che ha spremuto quanto c'è da spremere da quattro giocatori (Poeta, Gigli, Koponen e Sanikidze), che ora non sorprende le avversarie (il pick and roll con alley-oop finale è stato eliminato dalla difesa di lardo, Sanikidze adesso non ha libertà nemmeno di tirare da fuori), a decidere cosa succederà nel girone di ritorno sarà il rendimento di Douglas-Roberts. Intanto per gradire: nelle ultime tre vittorie Koponen ha segnato 27 punti nell'ultimo quarto, nove di media. Strepitoso.

...

 

«CON UN RINFORZO SIAMO DA EUROLEGA
GRAZIE VIRTUS, MI HAI RESO GRANDE»

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 23/02/2012

 

Petteri, partiamo da un dato: Virtus seconda in classifica ma in un gruppone con sette squadre. Siete dove volevate essere?

Stiamo confermando le aspettative di lottare per il quarto posto. Credo che Siena, Milano e Cantù siano ancora migliori di noi.

Rispetto alla squadra costruita in estate, siete profondamente cambiati. Ora, a bocce ferme, cosa dire dell’addio di McIntyre e Homan?

Nel caso di T-Mac abbiamo anche avuto sfortuna. Tutti hanno reagito, sono cresciuti e si sono assunti delle responsabilità in più. E Finelli, bisogna dirlo, è stato capace di tenere il gruppo in mano, sfruttando le qualità migliori di ognuno: adoro la sua pallacanestro. Sono momenti in una stagione dove crolli o ne esci e fai un salto di qualità.

Sveliamo il primo segreto: a giugno come hai reagito, veramente, alla notizia di non essere più il playmaker della Virtus?

Finelli è stato onesto, mi ha detto che stava costruendo la squadra senza di me perché il club non era sicuro che sarei rimasto. Quindi ha preso McIntyre, contando già sulla presenza di Poeta. Il coach poi è stato bravissimo a spiegarmi la situazione a motivarmi. Io ho accettato la sfida di giocare da guardia, per la prima volta nella mia carriera in un ruolo diverso dal mio.

E oggi, dopo sei mesi di lavoro, cosa ne pensi?

È stata una buona idea. Sono migliorato come giocatore, ho un gioco più completo, so sfruttare meglio i blocchi, gioco senza palla in mano. Resto un playmaker ma sono stati mesi di importante apprendimento.

Dicono di te: giocatore silenzioso, senza eccessi, che fa sempre la cosa giusta, segna quando serve e difende sempre sul migliore avversario.

Cerco di giocare bene senza forzare, se la squadra funziona non c’è bisogno che io faccia 20 punti ma se occorre posso prendere qualche responsabilità in più. Cerco di adeguarmi a come va la squadra e la partita. Poi sì, non parlo molto e non esulto come un calciatore dopo un canestro. Anche perché fin da bambino sono stato allenato da un serbo: appena aprivo bocca mi diceva di stare zitto.

Petteri, il serbo-finnico.

No, no, non sono così duro e incazzato come loro. Ma la mentalità l’ho appresa e se vedo qualcosa che non mi va bene alzo la cresta anch’io.

Quattro anni a Bologna. Importanti, duri, piacevoli?

Sono arrivato a 19 anni e ho imparato ad essere un professionista. Prima ero un bambino mai uscito dalla Finlandia. Sono cresciuto come persona e come giocatore, ho vissuto lontano da casa, ho accettato la sfida e Bologna mi ha aperto gli occhi. Non rimpiango nulla, nemmeno le difficoltà.

Ora dicono: chi non credeva in Koponen si sbagliava.

Non voglio parlare male di nessuno. Tutti sanno che Boniciolli e Pasquali non mi ritenevano all’altezza ma pure quell’anno è stato a suo modo importante. Mi ha motivato a lottare.

Hai mai pensato: che cavolata ho fatto a scegliere la Virtus?

Diciamo che non ho mai pensato di ammazzarmi, ma il primo anno è stata dura. Sarebbe stato stupido però guardarsi indietro. L’unica cosa che ho pensato è stata: ora dimostro a tutti che si sbagliano. Sapevo di essere un giocatore con potenziale, la Virtus mi cercava da un po’ e l’offerta era buona: ho creduto fosse la scelta giusta.

E se la Virtus ora offrisse un rinnovo?

È presto parlare del futuro. A fine stagione scade il mio contratto e voglio vedere cosa offrono i club di Eurolega e cosa mi prospetta Dallas, che ha i miei diritti per la Nba. Chiaro che se con la Virtus arrivassimo in Eurolega, sarebbe una grande opportunità parlare col club per rimanere un altro anno qui.

Quanto è stato vicino a Milano o Siena, in passato?

Molto. Ci sono state le opportunità ma non è successo, il destino era che restassi quattro anni alla Virtus. Sono felice di essere rimasto, adoro il club e Bologna. Ora sono pronto per la prossima sfida.

È un addio?

È presto. Ma l’ho sempre detto, voglio misurarmi a livello massimo. Vedremo quali situazioni mi verranno prospettate. Di sicuro a 24 anni non voglio andare a fare panchina tutto l’anno. E non mi vedo, però, nemmeno un giocatore da 30 punti di media in una squadra che fa schifo.

Cosa vi manca per conquistare un posto in Eurolega?

Un uomo in più, un tiratore che aumenti la nostra pericolosità sul perimetro. Una migliore transizione, far correre di più la palla in velocità. E ovviamente dobbiamo stare tutti bene: siamo in otto, i top teams hanno dodici giocatori. A noi basta un infortunio per avere qualche problema, anche se tutti stanno lavorando duro per crescere. Ma siamo giovani, la nostra forza deve essere l’energia più che la furbizia. E vale per tutti.

Koponen e Douglas-Roberts: sembra proprio una coppia perfetta in campo...

La squadra e i tifosi si aspettano molto da noi. Siamo due giocatori che non amano forzare ma trovare la soluzione migliore. Adoro giocare con lui e invito chi dice che "ah in certi momenti Cdr non fa nulla" a guardarsi meglio le partite. Lui non vuole buttare via il pallone, difende e non ha bisogno ad ogni azione di dimostrare di essere forte.

Cdr arriva a Bologna e fatica. Si rivede un po’ in lui?

Anche per me è stato così, è vero. È difficile, a volte, imporsi. Ma io ricordo il primo allenamento a Lizzano: mai visto uno così. È un maestro nell’uno contro uno, diventa immarcabile e sa finire da ogni posizione. Ha un inesauribile catalogo di "prilli" per appoggiare il pallone al tabellone. Aveva solo bisogno di adattarsi al gioco europeo, agli aiuti che arrivano dal lato debole, agli spazi più stretti. È un gran giocatore e una gran persona, con la quale lavoro anche individualmente dopo l’allenamento. Uno così non può essere bocciato nel campionato italiano.

Koponen più Cdr uguale Eurolega?

Combatteremo fino alla fine. E le differenze tra noi e le big sono sottili. Con un altro saltino di qualità, possiamo farcela.

 

KOPONEN AL CORRIERE DI BOLOGNA: TORNERO’ DA COACH DELLA VIRTUS

www.bolognabasket.it - 27/05/2012

 
Petteri Koponen ha salutato Bologna e la Virtus con una lunga intervista al Corriere di Bologna. Ecco le sue parole:
Com'è stato possibile uscire in quel modo? La sfiga. Potevamo fare meglio, ma cosa posso dire dopo due sconfitte con tiri all'ultimo secondo? Se fossimo stati 2-1 per noi non avremmo rubato nulla. Sassari era alla nostra portata, raggiungere la semifinale era possibile. Una beffa.
Fine dell’esperienza alla Virtus? E’ così. Spero che i tifosi capiscano, io amo questa città e questa società, Bologna resterà per sempre la mia seconda casa. Adesso però credo che la mia carriera abbia bisogno di un salto di qualità che solo una sfida più impegnativa può darmi. Devo confrontarmi con i top team e i migliori giocatori dell'Eurolega
Un bilancio delle quattro stagioni alla Virtus? Nella prima avevamo una grande squadra, c'erano Boykins, Langford e altri giocatori fortissimi. Era una squadra da Eurolega. Poi il budget ha cominciato a venire tagliato. Personalmente credo di essere migliorato ogni anno ma purtroppo non abbiamo mai avuto l'occasione di giocarci la bella in casa nel primo turno di playoff. Il primo anno contro Treviso e quest'anno contro Sassari credo avessimo avuto i valori per vincere.
Fare di più? Ci pensi sempre, a cosa avresti potuto cambiare. Sono triste per i tifosi e per la società, perché questo club ha una tradizione vincente e spero possa presto tornare in alto. Il mio secondo anno è stato interrotto da un infortunio, la passata stagione contro Siena non avevamo una possibilità. Uscire con Sassari brucia, sono una buonissima squadra ma non così più forte di noi.
La mia crescita? Nella mia prima stagione avevo davanti grandi giocatori, poi l'addio di Blizzard mi ha concesso spazi e minuti e ho potuto provare il mio valore. Quest'anno ho giocato più da guardia, è stato un sacrificio per la squadra ma aver cambiato molo mi ha reso un giocatore più completo. Ora sfrutto meglio i blocchi, gioco senza palla, è stato un bene.
Perchè mai un salto di qualità? Difficile da dire, quattro eliminazioni al primo turno fanno male. È mancata la continuità, ogni anno troppi cambiamenti hanno impedito la crescita. Sono partiti i migliori giocatori e il non far' le coppe ha reso la Virtus meno appetibile ad altri big
Io? Avevo un contratto, stavo bene a Bologna e solo il club avrebbe potuto decidere di cedermi. Ma non lo ha fatto. Rammarico? Per essere rimasto assolutamente no. È inusuale stare quattro stagioni in uno stesso club, ma sono felice di averli vissuti a Bologna. Il vero rammarico è non aver raggiunto l'Eurolega: ci tenevo a giocarla con la Virtus e per poterci andare devo cambiare squadra. Ma non incolpo nessuno per questo.
Un ricordo positivo? L'estate in cui ho scelto Bologna. La Virtus mi cercava da tempo, era una bella sensazione sapere che mi volevano assolutamente. È il motivo per cui sono venuto qui. Il mio ruolo è stato sempre più importante, devo ringraziare tutti per quello che mi hanno dato
Se avessi scelto la Fortitudo? A volte mi viene da ridere. La bancarotta, i problemi che la Fortitudo ha avuto... Avevo le offerte della Effe, del Tau, della Dinamo. La Virtus è stata la scelta migliore.
Sabatini a un certo punto mi disse che dovevo tirare? Ci rimasi male, stavo cercando di fare quello che diceva il coach perché non sono uno che ignora le indicazioni e fa quel che vuole. Pensai, come fa il presidente a non capirlo? Ero davvero triste. Però ripensandoci ora, quello è stato un momento chiave della mia carriera. Dissi tra me e me che non sarei finito ai margini né me ne sarei andato lasciando alla Virtus l'impressione di un giocatore senza carattere. Ho reagito, ho preso iniziative, mi sono adattato meglio al gioco. Il resto è storia.
La partita che non dimentichrò Cremona due anni fa, con i 38 punti segnati. E le due finali di Coppa Italia perdute: ci tenevo a vincere qualcosa.
Più iniziative personali? Forse è vero, si può sempre far meglio. Diciamo che sono un giocatore che ascolta il coach, gioca il basket "in the right way" e non inventando soluzioni personali. Se c'è un compagno libero gli passo la palla anche se non tira col 70%. Può darsi che avrei potuto dare più spazio all'istinto, e in certe situazioni l'ho fatto. E credo di aver sempre preso le responsabilità quando contava.
NBA o Eurolega? Presto nella Nba, ma non considero un anno o due di Eurolega come un ripiego. Passare dal più alto livello europeo è una tappa importante. Voglio assolutamente l'Eurolega, non sceglierò l'offerta più danarosa ma quella migliore dal punto di vista tecnico. Parlerò comunque con i Dallas Mavericks per sapere i loro programmi, se ci fosse l'opportunità di andare a giocare e non a guardare chiaramente la prenderei in considerazione.
Rimanere in Italia? Se ci fosse l'offerta giusta sì. Spero che i tifosi capiscano, è un momento importante della mia carriera.
Nella Nba come...? Adoro Steve Nash, ma non sarò mai come lui. Mi vedo come Kirk Heinrich, una combo-guard che può fare canestro e giocare due ruoli
Tra dieci anni? Mi piacerebbe allenare la Virtus. Se non fossi pronto, comincerei anche da assistente. Comunque, prima o poi tornerò.

IL CAMPIONE VENUTO DAL FREDDO

di Enrico Faggiano - VMagazine - Maggio 2012

 

Flashback numero uno. Settembre 2009, siamo a calderara, per un'amichevole della Virtus contro Milano. È la prima volta di Mancinelli contro la V nera con una maglia diversa da quella Fortitudo, ma è soprattutto la prima di Lino Lardo davanti ad un pubblico bolognese.

Intervallo (è una gara che la Virtus, strarimaneggiata, straperde), e un conoscente mi blocca. E, con la classica pazienza dei tifosi virtussini nei confronti dei propri giocatori, pntifica sul fatto che con 'sto Koponen non si va da nessuna parte, che bisogna piantarla di dar spazio a broccacci eccetera. Magari pensa che dalla Finlandia al massimo si possono portare delle renne e dei costumi di Babbo Natale, non certo dei giocatori di basket. Che poi, chi sono i fenomeni mai arrivati dalla Suomi? Kuisma? Mottola, che alla Fortitudo con la sua difesa avrebbe fatto segnare anche il Gabibbo? Rannikko, decente ma non certo da strapparsi i capelli (se non pensando alla sua somiglianza con Mariangela Fantozzi)? Insomma, bocciatura totale.

Flashback numero due. Estate 2008. La Virtus decide di fare le cose sul serio, perché c'è da conquistare la licenza di Eurolega e non si vuol più far figuracce come l'anno prima. Arrivano i Boykins, i Ford e i Langford, ma nessuno di questi viene presentato ufficialmente alla stampa. Claudio Sabatini fa un'eccezione solo per questo pallido ventenne nordico, in un caldo fine agosto, nella famosa conferenza in cui parlò di DOn Mazzi alla Effe e di come la dirigenza biancoblù, superata a destra per l'approdo a Koponen, doveva darsi alla panineria.

Tanto per far capire che l'arrivo di Petteri esaltava e nemmeno poco. Le due Bologna si stavano azzannando su ogni giocatore (Huertas, il lacrimevole Huertas, ad un certo punto pareva vaer firmato con etnrambe, ma anche con una decina di squadre ispaniche), e stavolta la vinse la V nera. E via con petteri, quindi, che alle prime volte davanti ai microfoni raccontava di come a casa sua ascoltasse tra gli altri Eric (Eric) Ramazzotti, che giocasse ad un tal "basalla", variante artica della palla presa a mazzate, e di come fosse bello giocare accanto a Boykins.

Eppure la storia poteva essere divers: la mamma Sonia giocava a pallacanestro, lo portava a vedere gli allenamenti, e Koponen ne dedusse che quello sport fosse roba per bambine. Meglio pensare al calcio, al Brasile, prima che il suo primo allenatore, tal Erkki Koivisto Rajala, gli facesse capier che, insomma, le cose stavano diversamente. tanto da diventare, piano piano, oggetto d'attrazioe anche per l'Nba. Che magari anni fa nemmeno avrebbe guardato, alla Finlandia (forse, se chiedete all'americano medio, anco lo sa dove sia, la Finladia), per un giocatore di basket. Eppure, a Portland, in un primo giro non certo pieno di brocchi (tra gl ieuorpei vennero chiamati anche Belinelli e Rudy Fernandez) pensarono pure a lui. Che intanto, a casa sua, era cresicuto grazie ai tanti insegnamenti del factotum slavo Mihalo Pavicevic, superando anche il problema di una famiglia dove il padre si era dato alla fuga quando lui era piccolo. Diventando, piano piano, giocatore anceh da Vritus.

Dove siamo al quarto anno di permanenza, per lui che all'inizio soffriva la mancanza della madre, delle saune (e se non fosse stato così, che finlandese sarebbe?) pur apprezzando il cibo, la mozzarella di bufala, e tutto il resto della città. Quattro anni di continua crescita, malgrado un infortunio al piede, e il sogno di poter andare avanti sempre di più con la maglia bianconera. Quattro anni consecutivi, e sarà pure vero che c'era un contratto, ma sappiamo poi tutti che non c'è niente di più facile, nello sport, che prendere un contratto e fingere che non ci sia mai stato. Eppure con lui è andata, anche se ora la paura di tanti è che fra poche settimane Petteri ci possa lasciare.

Dopo oltre centro partite, punti a quattro cifre, e doppia di media fin dal secondo anno, diventato pian piano il leader della truppa malgrado la giovane età, la faccia a volte fin troppo sorridente (ma questo non deve crederlo deconcentrato, anzi) e quel colorito che ogni tanto pare stonare, in un mondo di neri. Il prossimo passo quale sarà, quindi, per il ragazzo innamorato della trilogia di Stieg Larsson, del rap americnao e di Michael Jordan ("da noi l'eroe di casa era Rannikko, ma a me piaceva guardare anche l'Nba", disse lui. Tal degh, rispondiamo noi)? L'Eurolega, che lui vorrebbe tanto fare con la Virtus, ma che probabilmente lo vedrà evoluire altrove, come momento di ulteriore crescita per poi andare a vedere, chissà, come è questa America. Magari segnandosi il nome di quel mio conoscente, che qualche anno fa già lo avrebbe visto volentieri come commesso all'Ikea. Che non è Finlandia, vero, ma avete capito il concetto.

 

KOPONEN, ADDIO DOPO QUATTRO ANNI

di Enrico Faggiano - www.bolognabasket.it - 02/06/2012

 
Tutto cominciò in una calda estate di 4 anni fa. Virtus e Fortitudo si battagliavano per qualsiasi giocatore, e ad esempio uno come Huertas, prima di lacrimare, era stato attribuito un po' di qua e un po' di là. Oltre, chiaro, ad almeno quattro squadre ispaniche. Sabatini veniva da un finale di stagione precedente molto periglioso, con silenzi stampa e squadra che rischiò anche di finire invischiata nella lotta per non retrocedere: così, la campagna acquisti fu tonante, ma nessun giocatore venne presentato o, comunque, anticipato dal suonar di trombe e grancasse. L'eccezione fu per questo finlandese, dal nome che ricordava sinistramente un compagno di squadra di Margheritoni nella Marchigiana, e che a parte i feticisti di eurobasket - anche se l'Nba lo aveva già auscultato - non conosceva nessuno. Petteri Koponen, e chissà se dietro c'erano contatti economici con la Nokia, attivò l'ego di Sabatini in quella famosa conferenza stampa, in una FSS ancora sotto sopra per i lavori, dove per la Fortitudo, battuta nello sprint di mercato, venne consigliato Don Mazzi assieme ad una fornitura di panini. I tifosi rimasero perplessi, pensando a come l'unico finlandese visto in città fosse l'epico Mika Aaltonen, passato dalla serie A virtuale di Gigi Maifredi al - si racconta - premio Nobel, o almeno alla candidatura. E come la Finlandia, insomma, non è che avesse mai portato all'italbasket dei fenomeni. Rannikko, dignitoso manovale da media serie A inquietantemente rassomigliante a Mariangela Fantozzi, quel Mottola contro cui avrebbe segnato anche il Gabibbo, Kuisma, e poco altro.

Koponen è durato 4 anni. Roba impensabile, in un basket dove anche solo restare 4 mesi, a volte, sembra tanto. Per gli italiani, figurarsi per gli stranieri. Quattro anni in una Virtus che ogni estate era costretta a cambiar pelle, modificando obiettivi, orientamenti e allenatori, ma partendo sempre e comunque da una certezza: Petteri, che dopo il legittimo primo anno a prendere appunti si è preso in mano la squadra, facendo doppia cifra di media tutti gli anni, e diventando un imprevisto go-to-guy che, spesso e volentieri, ha girato partite (spesso in casa) la cui inerzia stava volando via da Casalecchio. Sempre con il sorriso sulla faccia - ma con una serietà che gli ha sempre, giustamente, evitato sanzioni alla Eloy Martin - e con la voglia di crescere, superando quelle perplessità ovvie rivolte verso uno "straniero". Quelli a cui si vorrebbe chiedere fin da subito di essere decisivi, anche in questo mondo attuale dove si possono offrire contratti a mezzisangue come Gailius e Werner.

Koponen è durato 4 anni. E l'unico rimpianto rimane quello di non aver visto la Virtus crescergli accanto come lui, invece, è saputo crescere accanto alla Virtus. Vorrei l'Eurolega, diceva giustamente in questa primavera dove era natura delle cose iniziare a far le valigie, e il sottinteso era se fosse la Virtus bene, potrei anche restare, altrimenti capitemi. Perchè in questi anni lui è cambiato, il mondo è cambiato (c'era ancora un derby V-F, pensate un po'), ma il mondo bianconero è rimasto statico, incapace - per un motivo o per l'altro - di regalare al finnico anche solo la soddisfazione di passare un turno playoff. Al termine di questa stagione, alla chiusura naturale del contratto, nessuno si è minimamente illuso di poter ricominciare da capo, tanto che lo stesso Finelli, con la retina della Unipol Arena ancora calda dall'ultimo ciuf di Vanuzzo, chiarì che si era alla fine di un ciclo. Petteri andrà in Russia, al Khimki, dove troverà l'Eurolega e dove troverà in busta paga qualcosa che, realisticamente, la Virtus oggi non può offrirgli.

Koponen è durato 4 anni. Non potrà fregiarsi di una bacheca come altri suoi predecessori, che peraltro vivevano in una situazione economica arcoveggistica ben diversa da quella attuale, e probabilmente non lascerà ricordi orgiastici come quelli di serbi, argentini e francesi esperti nel veni vidi vici, frase difficile da tradurre in dialetti ugro-finnici. Ma così come San Antonio, da anni, ha una platea di tifosi bolognesi, così probabilmente da oggi il Khimki, e quelle che saranno le prossime tappe di Petteri nella sua carriera sportiva, avrà tanti sostenitori in più. Meritati.