STAGIONE 2001/02

 

X, Rigaudeau, Frosini, Griffith, Andersen, Smodis, Barlera, Carera, Jaric, X

Abbio, GInobili, X, Cuzzolin, Messina, Consolini, Bonora, Becirovic

 

Kinder Bologna

Serie A1: 3a classificata su 19 squadre (28-36)

Play-off: semifinalista (4-7)

Coppa Italia: VINCENTI (5-6)

Euroleague: finalista (17-22)

SuperCoppa: finalista (0-1)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
6 Emanuel Ginobili A 1977 201 ITA  
7 Alessandro Abbio G 1971 193 ITA fino al 04/04/02
8 Davide Bonora P 1973 188 ITA  
9 Cristian Akrivos G 1983 191 ITA  
9 Marco Belinelli G 1986 192 ITA dal 04/04/02
9 Roberto Graziano P 1984 181 ITA  
10 Sani Becirovic G 1981 195 SLO  
11 Antonio Granger G 1976 198 USA dal 25/04/02
12 Alessandro Frosini A/C 1972 209 ITA  
13 David Andersen A/C 1980 213 DAN  
14 Antoine Rigaudeau P 1971 201 FRA  
15 Rashard Griffith C 1971 211 USA  
16 Flavio Carera C 1963 206 ITA  
17 David Brkic A 1982 212 ITA dal 02/01/02
18 Matjaz Smodis A 1979 205 SLO  
19 Paolo Barlera C 1982 216 ITA  
20 Marko Jaric P/G 1978 202 GRE  
  Matteo Brunamonti P 1984 185 ITA dal 02/02/02
  Carlo Ferri A 1983 200 ITA dal 22/12/02 al 30/12/02
             
  Ettore Messina All     ITA fino al 11/03/02 e dal 15/03/02
  Giordano Consolini ViceAll/All     ITA dal 12/02/02 al 14/03/02

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

DA GRIFFITH A BECIROVIC, TUTTI I DUBBI DI MESSINA

di Wlater Fuochi - La Repubblica - 05/10/2001

 

Bene non stanno, questo è vero. Resta da capire se è tutto qui, o c'è dell'altro. Messina vede la Kinder tutti i giorni e garantisce che il lavoro è serio e intenso: e Griffith, se interessa lui, ha perso venti giorni e preso qualche chilo, ma ora tira il gruppo. Poi, nessuno sonderà mai in utile anticipo quei recessi dell'anima agonista in cui l'appagamento entra come una lama sottile, fa danni senza far rumore e rilascia una diagnosi solo quando la metastasi dilaga. Della Virtus che, di 5 partite ufficiali, ne ha perse due, vinte due al pelo e una sola larga, ne sappiamo poco tutti. Vivere alla giornata, tirar su più vittorie che si può sarà l'imperativo categorico per chi c'è e ce la fa, di uno stuolo di superstiti: già Roma e lo Zalgiris, per i rispettivi conti di campionato ed Eurolega, sarebbero due colpi da non mancare.

La Kinder tornata nella notte da Lubiana, dopo il ko col Cibona, approdata all'Arcoveggio alle tre, con Jaric steso dalla tonsillite, Griffith tormentato da un'improvvisa dissentiera, Becirovic col pollice bendato, Ginobili zoppicante e Frosini raffreddato, non sa quanti ne raddrizzerà per domenica. Rischia di trovarsi con molte toppe e di accusarle in attacco, il reparto più sofferente: 70 punti a Faenza, 69 a Lubiana sono spie, per un gioco che non ruota sul perno Griffith e che ha solo ricordi delle prestazioni da prima punta di Ginobili (20 punti fissi o giù di lì, si capisce meglio). Certo, il gaucho c'era a Faenza e non c'era a Lubiana, è la differenza è stata minima. Poteva occupare quello spazio da prima punta Becirovic, tornando a casa e godendo dei minuti per giocarci in benefica euforia, ma Sani Boy s'è astenuto. Che batta una sua scaletta di inserimento in punta di piedi è un segno di salutare e lodata modestia. Se non c'è dell'altro, anche qui. Vorrei ma non posso o potrei ma non voglio?

VIRTUS MAI COSÌ BRUTTA, MESSINA "È COLPA MIA"

la Repubblica - 14/12/2001

 

Scompare la Kinder nel bosco lituano, sotterrata da 24 punti e, non capitando spesso, il tonfo è fragoroso. L'anno scorso, in queste dimensioni, successe una sola volta: a Vitoria, Gara 4 di finale, 96-79, e furono solo 17. Stavolta sono 24 e, all'andata, erano stati 36, in più, per Bologna. Misteri della coppa. Oppure, pochi misteri di una Kinder che si è indubbiamente smarrita. Sotto dall'8' in poi, ad anni luce dalla partita, la squadra di Messina non ha martiri da salvare, in questa mattanza. Male tutti, qualcuno malissimo. In linea con le ultime uscite la percentuale da tre: 3 su 17, miseria. E anche 4 recuperi in difesa non sono da Kinder, sdentata come non mai. Alla fine Messina s'è preso molte colpe: «Se una squadra non va, e gioca una partita senza capo né coda, subendo di tutto, il responsabile è l'allenatore. Dovrò pensare io a cosa fare per saltarne fuori, perché qui non abbiamo mai reagito, hanno giocato tutti male, partendo da una difesa che non c'era finendo a una circolazione di palla orribile».

Non doveva esserci Woodberry, nello Zalgiris, invece si vede e si sente subito. Due canestri suoi e i baltici guidano 4-0. La Kinder non si smonta, replica con tutto il quintetto e si issa a un agevole 15-8. Ma lì finisce il suo volo, la macchina s'inceppa, becca un 7-0 in un minuto e comincia a salire le prime stazioni del calvario. 21-18 il primo pitstop e nel secondo quarto, malgrado il terzo fallo di Hizniak, che regge di fisico su Griffith, lo Zalgiris va: il decollo è dovuto ai tiratori Slanina e Salenga, che all'andata fecero miserevolmente cilecca e che qui invece staccano l'ultimo contatto bianconero (30-25 al 15'). La Virtus gioca 5 minuti orribili prima del thè, sbagliando tiri da un metro, segnando un solo canestro su azione (Rigaudeau) più 4 liberi. Alle corte: sprofonda fino a -14 sulla tripla (e tredicesimo punto) di Woodberry alla soglia dell'intervallo. Brutto affare doverne rimontare tanti, con un quintetto poi che dà minimi segni di vita.

Il riavvio è almeno attento: un 6-0 fa ricucire la partita, o anche solo la rende possibile. -7 al 26', ma Woodberry rilancia i suoi, prima di andarsi a sedere malconcio. Il resto lo faranno gli altri, e saranno anche più meritevoli. Jaric, fin lì pessimo, dopo una fiammatina illusoria, sale al quarto fallo. La Kinder butta palle a ripetizione, lo Zalgiris con un 8-0 va a +15 e poi a +19. Il quarto quarto segue sulla scia: la Virtus annega, e non era mai capitato. Col Barcellona, giovedì prossimo, sarà spareggio per il primato, ora che i blaugrana si sono affiancati in classifica, domando un Francoforte che comunque, a due minuti dalla fine, era indietro di un solo canestro. Intanto però c'è una Virtus da ritrovare: e anche cercarla a Udine, domenica sera, in una tana difficile, sarà impegnativo. Fino a poco fa 'pareggiava', adesso perde davvero.

 

La Kinder vista dall'alto: Abbio, Rigaudeau, Becirovic, Jaric, Carera, Barlera

Griffith, D. Andersen, Frosini, Smodis, Ginobili, Bonora

KINDER, LA PRIMA COPPA E' TUA!!!

di Walter Fuochi e Francesco Forni - La Repubblica - 24/02/2002

 

Il Re è solo, nell'angolo sinistro, e un Re non va lasciato solo, neppure da un Imperatore. A tre metri dall'impotente immobilità di Ataman, e a 3 secondi dalla fine, senza neanche prendere la mira, Rigaudeau azzecca il colpo che regala alla Virtus l’ottava Coppa Italia della sua storia e leva a Siena, che l’avrebbe a lungo meritata, la prima, agognatissima. La Virtus esce da una mattanza in cui sta avanti tre volte in tutto, di 45 minuti. Quella di Rigaudeau è l’ultima, ed è quella buona. Tocca il cuore, all’uscita dal PalaFiera.

Ergin Ataman, generale sconfitto. Si bacia con babbo, mamma, moglie e le due splendide bambine. è battuto, forse ancor più incredulo. Ha lavorato bene, ha quasi vinto giocando da Kinder. Gli è mancato solo il rush. Se avrà altre finali, non gli mancherà. Ma questi sono i Cannibali. Sembra ci siano loro, stavolta, dentro il pentolone, a bollire a fuoco lento, catturati e cucinati dal ritmo lento della magnifica Siena. Invece la scena cambia, come nei film di Indiana Jones. Pare non ci sia più tempo, Siena ha 9 punti e la palla in mano a 3'40" dalla fine, ha giocato una finale da grande, e non da timida sfidante e ora deve solo infilare il limone in bocca ad una Virtus fin qui moscia e sbilenca. No, si ricomincia, con 4 piccoli in nero. Andersen fa il -6, Rigaudeau il -3 e Abbio, con due liberi su tre, il -1 a 1'33".

Il palasport diventa un’onda d'urto bianconera, eppure Siena ha ancora cuore in campo e la sua gente voce per cantare. Chiacig con un libero fa il 69-67, Rigaudeau pareggia a 69 e qui manca un minuto secco. Sbaglia Naumoski, Jaric in entrata accoltella, a 19’’, il 71-69. Primo vantaggio Virtus, in 40’. Ma Naumoski, con l’ultima palla, va a pareggiare a 3’’, malgrado Abbio incollato. Supplementare. Governa il caso, la Virtus sbaglia le prime 4 palle, Siena segna un solo cesto con Chiacig e ci vogliono quasi 3' per i primi punti BiancoNeri: Jaric dalla lunetta, 73 pari. Messina leva Ginobili, gli parla un minuto come si parla ai purosangue, lo rimette, quando Stefanov ha fatto il 75 e Abbio con un solo libero, il 74. Proprio Gino, a un minuto secco, da tre: 77-75. Chiacig la raddrizza dalla lunetta, a 47''. La sbaglierebbe il suo attacco (tripla di Jaric sul ferro), ma ancora il Gaucho svetta a rapinare il rimbalzo che vale un Perù. Altra azione, 24 secondi. Vincere o pareggiare. Il Re è solo. Vincere.

Dall’inizio, ora. "Ataman", canta la curva senese disseppellendo il preistorico ritornello di Sandokan formato Kabir Bedi, e la Kinder asfaltatutto parte male: a vuoto i primi 5 attacchi e Siena è subito una targa da inseguire. Il primo gol di Ginobili viene dopo 3’25", sullo 0-7, e si vede pure che la Mps ha idee chiare su ciò che deve fare. Cercare Chiacig, allo sfinimento. Chiacig ripaga da dio: ha 15 punti dopo 7’30" (21-14), quando una sua raffica allontana l'unico aggancio bianconero (11-14). Lì la Kinder affonda. Dietro, si beve tutti i lob che cercano le manone di Chiacig, saltando gli anticipi ed evitando rotazioni troppo lente. Davanti, sbagliando tiri facili. Un 11-1 la sotterra, al primo pitstop c’è perfino l’onta del doppiaggio (28-1-4). Né va meglio nel secondo quarto. Andersen pilota un illusorio -8 (24-32), poi di nuovo dilaga Chiacig, a quota 24 dopo 16 (39-24). Qui la Virtus, a zona, riesce a mettere un tappo alla Mps che sta 4' senza segnare. Però a sua volta non ha né mira né lucidità: s'aggrappa a un -11 che però è pesante, visto che Siena balla ai ritmi preferiti.

Si riparte e Topic, da tre, sigla il +14, ma la Virtus abbassa le visiere da gladiatori e va nell'arena. Dopo 5', con un 10-0, è a -4, 41-45. Siena regge, si rimette a segnare. Stefanov è un genio a infilare i corridoi centrali e nell'ultimo quarto guida la vittoria possibile. La Virtus annaspa e, a 3' 40", uno stupidissimo antisportivo di Smodis costa il -9. Ma la Virtus non muore mai, rovescia il pentolone sfrutta l'egoismo di Naumoski che non vede più Chiacig (che s’infuria), rimonta e sorpassa. Come, dopo la cronaca, sarà un’altra leggenda.

LE PAGELLE
JARIC 6.5. Parte male su Stefanov e peggio in attacco. Ha il merito di non mollare mai, pure quando la mano è più storta d'un falcetto, la fatica appanna e le falcate sono macchinose. Segnerebbe comunque il gol partita, non pareggiasse Naumoski. In 36', 4/7, 0/6, 2/2, 3 rimbalzi, 3 assist.
RIGAUDEAU 7. Pure lui a lungo al buio. Ma è un altro che ha le bussole in tasca, così tira fuori il meglio quando, nella formula a 4 piccoli, annulla Topic. E segna (segnatevi...) questi tre cestini: 65-68 a 2'13", 69-69 a 1', 79-77 al gong. In 34, 2/4, 2/3, 2 rimbalzi, 2 assist.
GINOBILI 8. Otto nel primo quarto, quando è l'unico virtussino a infliare. 12 nel terzo, quando tiene su la baracca. E, nell'ultimo minuto, tripla e rimbalzo offensivo per portare a casa il bottino. Mvp della Coppa, secondo la giuria giornalistica (ammetto, ho votato Chiacig), malgrado qualche sbandata da sosta ai box (Messina lo conosce e lo leva). In 40', 5/9, 5/10, 10 rimbalzi, 7 perse, 5 recuperi, 3 assist.
FROSINI 6. Sufficienza politica, ma è una fortuna anche stare in gruppi vincenti, Chiacig lo svelle e lui, davanti, sbaglia tutto. In 20', 0/4, 5rimbalzl, 3 perse.
ANDERSEN 7. Qualche ingenuità, ma in attacco lo trovi sempre. Punti pesanti, comunque, e alla fine pure rimbalzoni. In 40', 7/14, 3 su 4, 13 rirnbalzi.
ABBIO 6.5. Pressa Stefanov, non ha grande vivacità offensiva, però imbecca roba giusta, e nel finale graffia lucrando liberi da marpione. In 33', 0/1, 1/3, 3/5, 3 rimbalzi, 4 assist.
SMODIS 6. Appoggi insicuri, mira sbilenca, la fa pure grossa quando regala, con ira da frustrazione e una manata gratuita a Chiacig già padrone della palla, l'antisportivo che pare la morte civile del match. Siena ci va a +9 (e butta la rimessa), per com'è finita Matjaz può devolvere il premio Coppa ai compagni.In 22', 2/4, 1 su 2, 2rimbalzi, 3 perse.

 

Il commento di Walter Fuochi
Se questo sia l'antipasto, o sarà l'intero pranzo dell'annata, lo dirà solo il finale di stagione. In ogni caso, la Kinder non la finirà a mani vuote, premiando le sue buone abitudini, e questo già la conforterà, perché questa Coppa Itali a 8 squadre è come una Seigiorni ciclistica. Non ci si vede ancora chi avrà passo per Giro e Tour, però i suoi sprint sono veri, e valgono. Nella meno brillante delle sue tre partite forlivesi, a meno di 15 ore dalla ninna nanna della sera prima, dopo l'onerosa mattanza su Pesaro, la Virtus ha dunque castigato chi, meglio di lei, aveva giocato quest'atto finale, pagando però una legge consueta. Le finali prima si perdono, poi si vincono, e anche se Siena aveva uomini di esperienza e ha avuto cuore, testa e gambe per smentire l'assunto, giocava la prima e il castello le è crollato proprio alla crollato alla fine. Se la stanchezza era un alibi per la Kinder, lo era ancor di più per Siena, che aveva riposato poche ore di più, ma aveva meno uomini. Forse, col senno di poi, usando Tolbert e non il dannoso Naumoski, da cui però speri sempre che inventi qualcosa, Ataman l'avrebbe portata a casa. Senno di poi, appunto. La Kinder ha vinto col mestiere delle grandi squadre, ma questa non è una novità. Ha vinto pure ribellandosi alla tentazione di accettare una propria edizione dimessa che, a pochi minuti dalla fine, poteva darle la pace dei sensi. E una virtù forte, questa, poi ci sarà stata anche fortuna, come sempre, quando le partite girano su pochi palloni Il blocco s'è confermato tale, usando più saggezza che muscoli, la difesa s'è riavuta dopo l'iniziale sofferenza, quando forse non era neppure indovinata la tattica d’anticipo su Ciclone Chiacig. Bravo anche lui, soprattutto. Poi, nessuno dovrebbe più aspettare sotto casa, dicendo che Griffith ha stazza, si poteva giocar meglio che Frosini o Andersen. Non l'ha detto Messina, comunque, che solo per chi frequenta i pascoli infiniti del luogo comune rimane quello che "piange un po'". La squadra si batte in emergenza da mesi, è vero che si tratta di un'emergenza lussuosa e ricca di optional, ma al massimo livello; come in queste finali, la corda è sempre tesa e rischia di rompersi. S'è confermato il migliore dell'orto italiano, la guida nella tre giorni è stata duttile e pronta, sveglia nelle goleade (Trieste, Pesaro), tenace negli inseguimenti (a proposito, la stessa Siena, raggiunta da Treviso, l'aveva poi giustiziata allo sprint). Infine, è stato pure generoso coi vice, per l'idea giusta dei 4 piccoli. Vince il gruppo, altra non novità. E andrà spezzato, per farlo perdere.

 

Parola ai protagonisti
"Ancora una volta siamo tornati dall'inferno". Rashard Griffith ha passato li testimone di Mvp a Ginobili, ma, anche da spettatore temporaneo, sa bene cos'è la Virtus. In piedi alla fine, al trionfo dopo la tribolazione. "Abbiamo sofferto - ha detto Messina - la Monte Paschi ha comandato con merito, mettendo sul campo il suo grande acume tattico: e in questo loro sono i migliori d'Italia. La Virtus ha pagato la tensione con un primo tempo negativo. La reazione però è stata da grande squadra: le cose non andavano bene, ma c'è stata la pazienza e l'intelligenza di risalire un passo alla volta, ricucendo il pesante svantaggio. Debbo ringraziare Consolini e Molin perché mi hanno consigliato di schierare i quattro piccoli nel finale. Questa è stata la mossa che ha portato l'inerzia offensiva dalla nostra parte: fino a quel punto era stata Siena a condurre le danze. Su Chiacig abbiamo sbagliato la scelta tattica: con i pick'n'roll ci hanno messo croce e abbiamo lasciato Frosini troppo isolato".
Si ricomincia dalla Coppa Italia. "Un bel risultato, ma adesso col ritorno di Griffith, e forse quello di Becirovic, le aspettative su di noi potrebbero ancora crescere. Giocheremo ancora e come sempre per vincere e faremo di tutto per provarci. Concludo esternando una grande soddisfazione personale: questo è il mio decimo trofeo con la Virtus e a vedermi per la prima volta c'era mia madre Agata".
Madrigali da Presidente della Lega veniva inondato di spumante, ma i brividi freddi gli erano venuti prima. "Una Coppa che fa un grande piacere, combattuta con Siena, che a mio avviso è la squadra più forte che abbiamo incontrato sin qui. Chiacig ci ha fatto ammattire a lungo: non vedevo l'ora che andasse in panchina".
Gino miglior giocatore: le sue giocate spaziali hanno fatto scalpore e dato morale. "Ho avuto una bella serie nel terzo quarto e difatti alla fine ero un po' stanco. Quella mia raffica non è servita tanto per recuperare, perché Siena ha ribattuto quasi sempre, ma per avere fiducia, utile per crederci. Vincere una finale così è una grande gioia, perché è venuta dopo due partite dominate. Stavolta invece abbiamo dovuto inseguire e loro sembravano scappare sempre, senza mai dare l'impressione di mollare. C'è voluto coraggio e carattere. Questo trofeo ci dà carica, è da quasi tutta la stagione che siamo senza Rashard; dopo le tante difficoltà. La controprova se siamo pronti a continuare così ce l’avremo subito in Eurolega, dove non si può sbagliare".
Ecco Rigaudeau, l’uomo-gol, che spiega l’ultimo tiro. "Abbio ha visto che mi stavo liberando, si è attirato la difesa e poi mi ha dato un pallone d’oro. Dovevo tirare. Poi, dopo il canestro, ho guardato subito dove andava la palla per difendere, perché non sapevo esattamente quanti secondi mancassero. Un premio per il gruppo: ora abbiamo capito che confermarsi è più difficile che vincere la prima volta".

 

Ginobili MVP della Coppa Italia

VIRTUS, CHE BATOSTA

Il Resto del Carlino - 10/03/2002

 

Ettore Messina non ricorda nella sua carriera una simile umiliazione come quella patita ieri pomeriggio a Pesaro: «A livello statistico credo di no. Purtroppo nella vita c'è sempre una prima volta - sorride amaramente - ed è più facile che capiti in una stagione difficile come questa, per tanti motivi, forse la più difficile della mia carriera». Sembra pacato ma poi si viene a sapere che oggi, domenica, ha imposto un doppio allenamento (punitivo?) alla squadra.

E aggiunge: «Non voglio analizzare questa sconfitta a caldo perché se dovessi dire tutto quello che mi passa per la testa adesso non avrebbe senso. Dico solo che abbiamo sottovalutato la voglia di rivincita della Scavolini nei nostri confronti, forse eravamo convinti che fosse automatico ripeterci contro di loro come a Forlì, invece ci hanno spazzato via senza attenuanti».

 

CLAMOROSO: MESSINA ESONERATO!

Il Resto del Carlino - 11/03/2002

 

La Virtus Kinder Bologna ha esonerato l'allenatore Ettore Messina. La clamorosa decisione (l'ex tecnico della nazionale nella scorsa stagione ha vinto Coppa Italia, Eurolega e scudetto; in questo campionato ha già conquistato la Coppa Italia ed è ben piazzato in Eurolega) è maturata nel tardo pomeriggio dopo un colloquio col presidente Marco Madrigali, reduce dalla assemblea di Lega. Il sostituto potrebbe essere il vice allenatore Giordano Consolini, che già fu capo allenatore a Reggio Emilia. Nell'anticipo di sabato in campionato la Kinder ha subito una sconfitta di 33 punti a Pesaro. La più pesante nel curriculum di Messina. Con Ettore Messina, 43 anni, di origine catanese ma cresciuto in Veneto, se ne va l'allenatore più vincente nella storia della Virtus Bologna: nella bacheca del tecnico sono infatti finiti tre scudetti ('93, '98, 2001) una Coppa delle Coppe ('90), due Eurolega ('98 e 2001) e 4 Coppe Italia ('90, '99, 2001 e 2002).

In totale Messina, che per anni aveva allenato il settore giovanile bianconero e lavorato come assistente di numerosi allenatori, sulla panchina virtussina si è preso dieci trofei, in due tranche di vita bolognese, dall' '89 al '93 e dal '97 a oggi, divise dai quattro anni passati alla guida della Nazionale.
La notizia del suo esonero ha sorpreso tutti, compresi i giocatori, che hanno saputo la cosa in palestra. E alle 20:06, con tre righe di comunicato, la società bianconera ha ufficializzato l'esonero: «La Virtus Pallacanestro Bologna comunica di aver esonerato l'allenatore signor Ettore Messina, la squadra è affidata al signor Giordano Consolini». Così toccherà al vice di Messina condurre la squadra già domani sera in campionato contro la Coop Nordest Trieste.

Insomma, Ettore Messina ha scritto la storia della Virtus negli ultimi 10 anni: dal primo scudetto vinto nel '93 con l'asso nascente Sasha Danilovic, passando per la doppietta del '98, quando vinse l'Eurolega e lo scudetto, battendo i cugini della Fortitudo in una finale memorabile. Fino al fantastico tris dell'anno passato quando, con una squadra totalmente nuova, scommettendo su giovani talenti, vinse Coppa Italia, Eurolega e scudetto. Ma pure in quella stagione magica, a metà cammino, ci furono divergenze d'opinioni fra tecnico e presidente Madrigali: il primo chiedeva un rinforzo, il secondo disse che bisognava andare avanti così. Una storia, sempre tenuta sommersa, che si sarebbe ripetuta quest'anno.

Dubbi sulla stagione erano emersi dopo la pesante sconfitta in Eurolega a Kaunas (-24), quando il tecnico si disse pronto a dare le dimissioni perché i giocatori non lo ascoltavano più. Poi le cose andarono a posto e vennero altre vittorie. E nessuno avrebbe pensato all'esonero del coach, che è rimasto folgorato, lui come tutti, dalla decisione di Marco Madrigali, il presidente che ha comprato la Virtus l'anno scorso, vincendo subito tutto.
Ma pure l'anno passato, appena vinto lo scudetto, Messina parlò dell'eterna precarietà del mestiere d'allenatore: «No, non ho paura di montarmi la testa, anche perché ogni anno fa storia a sé: Recalcati (ex tecnico della Fortitudo, ndr) l'anno passato ha vinto lo scudetto e ora è discusso. E Ancelotti ha fatto più di 70 punti e l'hanno mandato via». Stavolta però, nessuno l'avrebbe potuto prevedere.

 

QUALCHE DETTAGLIO IN PIÚ SULL'ASSURDO ESONERO DI MESSINA

La Repubblica - 11/03/2002

 

Qualche notizia in più riguardo alla giornata che ha portato all'esonero di Messina. Il tecnico nel pomeriggio ha svolto regolare allenamento in vista della partita di domani. Intanto Madrigali dopo aver dato le dimissioni all'assemblea di Lega, intorno alle 17.30, ha lasciato l'assise per portarsi dalla squadra. Ha chiesto ai giocatori di attendere e si è incontrato per circa mezz'ora con il tecnico. Poi si è presentato ai giocatori e avrebbe detto: "Da questo momento Messina non è più il vostro allenatore. Rimane la mia stima nei suoi confronti ma il clima non era sereno". In serata la società ha comunicato che la squadra sarà affidata all'allenatore in seconda Giordano Consolini ma girano per un futuro anche prossimo i nomi di Dado Lombardi e Alberto Bucci. Difficile capire i motivi che hanno portato all'esonero visto che la squadra aveva appena vinto la Coppa Italia, è quella piazzata meglio nell'Eurolega e si trova al terzo posto in campionato. Si può solo tener presente che qualche settimana fa dopo la trasferta di Kaunas Messina aveva rimesso il mandato a Madrigali dicendo che la squadra non riusciva più a seguirlo ma il presidente lo aveva difeso a spada tratta.

 

IL DELIRIO DI MADRIGALI

www.bolognabasket.it - 12/03/2002

 

Meno di un'ora per spiegare che in Virtus va tutto benissimo. Anzi, per non spiegare niente. Per rispondere "NO" a qualunque domanda, per non esplicitare una linea di pensiero, per non sciogliere nessun dubbio. Tranne quello che la decisione di "sollevare Ettore Messina dall'incarico di guida tecnica" è una scelta autonoma di Marco Madrigali e di nessun altro, e il Presidente se ne assume ogni responsabilità. Già, Madrigali usa anche l'eufemismo "sollevato", anziché "esonerato", sebbene nel comunicato stampa ufficiale della società compaia proprio il termine "esonerato". Il Presidente precisa.

Non ho intenzioni programmatiche di vendere la Virtus, anche perché è difficilmente vendibile, ma di mestiere faccio l'imprenditore, e quindi vendo e compro. Qui ci si rimettono soldi, e ci si rimettono cellule epatiche. Abbiamo sempre pagato mensilmente e con regolarità gli stipendi, e smentisco che Messina fosse un costo. Era ed è forse il miglior allenatore d'Europa. è ottimo, forse unico.

Ma allora è un problema tecnico?

Un allenatore non ha solo incarichi tecnici, ma anche di gestione delle risorse umane. Penso che sia giunto il momento di affidare la squadra a Giordano Consolini, al quale ho chiesto, e mi auguro accetti, di finire la stagione.

Il -33 di Pesaro è stato il fatto scatenante?

No, il -33 non è stato un fatto scatenante, anche se sicuramente non è stato un gran salvagente. Certo, sarebbe stato meglio vincere, ma ci può stare perdere ogni tanto. Anche l'episodio di Kaunas mi ha fatto riflettere, ma di situazioni ce ne sono state tante. L'importante è che perdere non diventi un'abitudine. Né con Messina, né senza di lui.

A questo punto la situazione in sala diventa quasi comica, sicuramente molto grottesca: un'abitudine perdere con Messina? Delle due ci si annoia a vedere le sue squadre che vincono. E una risposta sulle cause reali dell'esonero - pardòn, sollevamento dall'incarico - non è ancora arrivata.

Ha anche ascoltato l'opinione della squadra?

No, ho preso la decisione in totale autonomia e non ho avuto il tempo di condividerla con nessuno. Sono io l'unico responsabile. Il fatto è che quando si ha in testa un piano, un progetto… L'anno scorso abbiamo vinto tutto, forse troppo e troppo in fretta. Quest'anno l'obiettivo era quello di rigiocarsi tutti i traguardi arrivando in tutte le finali. Voi dite che siamo in linea? Io dico che si poteva fare di più!

Ma allora è un problema di risultati, crede che con Messina non si sarebbe arrivati in finale, e che invece Consolini ce la farà?

Vedete, probabilmente ce l'avremmo fatta anche con Messina. Il fatto è che io in questa situazione ci rimetto sempre. Se ce la facciamo si dirà che ce la si sarebbe fatta anche con Ettore, se non ce la facciamo mi si incolperà del suo allontanamento. Ma l'ho fatto per il mio mestiere, l'imprenditore. Per fare quello in cui credo devo prendere delle decisioni sofferte e tremendamente impopolari. Ho preso la decisione giusta per raggiungere gli obiettivi del nostro piano triennale.

C'è stata una frattura interna, fra squadra e allenatore?

No, io non ho visto fratture. Ho cambiato perché, lo ribadisco, ritengo che fosse il momento per cambiare la direzione tecnica della squadra.

Non ci ha ancora detto il VERO motivo dell'esonero.

Non ve l'ho detto e non ve lo dirò. Sono fatti interni alla società. I tifosi dicono che non ho detto niente neanche a loro? È vero, non avrò detto nulla pure a loro. Comunque i toni di voce fra me ed Ettore non si sono mai alzati. Ieri parlavamo al tavolo degli ufficiali di campo, con gente attorno, e sfido chiunque a dire che abbia sentito una sola parola. Avevamo due caratteri diversi. Il mio è pessimo, il suo non è certo facile, e lui mi ha sopportato più di quanto io non abbia fatto con lui.

Siete quindi giunti ad un punto di rottura?

No, non abbiamo oltrepassato alcun limite di sopportazione. Semplicemente non c'erano più le condizioni perché si proseguisse.

Dovrà continuare a pagare Messina fino al 2004?

Non lo so, francamente non ne abbiamo parlato. Sarà una decisione sua, non è un problema, ma penso proprio che uno come lui non abbia che l'imbarazzo della scelta su dove andare.

Pensa che questo potrebbe rendere più difficile il rinnovo da parte di Ferrero per la sponsorizzazione?

Non lo so. Loro hanno un opzione per il rinnovo fino al 31 Marzo 2003. Si vedrà.

Anche Brunamonti le ha già dato le dimissioni?

No, ma credo che lo farà presto. È una scelta come un'altra.

Più tardi anche Roberto Brunamonti confermerà le sue dimissioni. In sostanza da Madrigali non si è saputo niente, tranne che si tratta di un motivo strettamente personale, quasi un regolamento di conti fra lui e Messina. Questa sera la situazione sarà veramente rovente, per la comprensibile rabbia dei tifosi.

 

SI DIMETTE ANCHE BRUNAMONTI

12/03/2002

 

Un'altra bandiera ammainata, stavolta per propria spontanea decisione. Ecco il comunicato di Roberto Brunamonti:
«In seguito ai fatti recentemente accaduti, ho presentato in data odierna le mie irrevocabili dimissioni dalla carica di vicepresidente della Virtus Pallacanestro, direttamente nelle mani del presidente Marco Madrigali».
Roberto Brunamonti

 

LA RIVOLTA DEI TIFOSI

Il Resto del Carlino - 13/03/2002

 

Tifosi in rivolta ieri al PalaMalaguti per la decisione di Marco Madrigali di cacciare Ettore Messina: invasione di campo e il presidente della Virtus assalito e costretto a lasciare in fretta e furia il parterre scortato dalla polizia. Per placare gli animi, Rigaudeau ha preso il microfono e ha parlato al pubblico. Il match con Trieste è iniziato con mezz'ora di ritardo. Ha vinto la Kinder. Intanto una pioggia di fax (800 252871) sta arrivando al Carlino: sconcerto, incredulità e tanta rabbia. E Messina commenta: «E pensare che fino a poco tempo fa Madrigali mi considerava uno dei migliori allenatori». Per parte sua il presidente non spiega i motivi del licenziamento: «Ho deciso di testa mia, non posso dire perché. Mi prendo la responsabilità della decisione e non ho nessuna intenzione di vendere la Virtus». Intanto Roberto Brunamonti si è dimesso da vicepresidente «e non cambierò idea». E anche lo sponsor Kinder annuncia il divorzio dalla società. L'ex presidente Cazzola: «Se Madrigali ha problemi c'è già chi lo può sostituire, ma io non torno».

Una gradinata intera in campo, i giocatori della Virtus circondati dai tifosi infuriati: e intanto la musichetta del riscaldamento continua a suonare. Non è il Titanic, ma è sicuramente un pezzo di Virtus che va a fondo. Mai vista una roba del genere: se è per quello, mai visto cacciare un allenatore che ha vinto tutto e di più come è successo a Ettore Messina. Quello che ha fatto Madrigali al tecnico, i tifosi lo fanno a Madrigali: appena il presidente sfida la piazza affacciandosi in parterre, i coracci diventano urla, insulti, gestacci e un vero e proprio assalto. Dalla curva scendono tutti in campo, i più arrabbiati arrivano a sventolare la loro delusione davanti alla poltrona del patron, sulla quale poco prima era stato allungato uno striscione di 'benvenuto', («Si vergogni, Giuda») e sulla quale poi seguirà la partita il tifoso Panetto. Si allungano anche mani minacciose, la polizia capisce e ordina la fuga: va via Madrigali, un'onda di agitati in scia, chi spinge, chi urla e chi sputa, si alza qualche manganello, si infila qualche pugno: dicono che al presidente abbiano tirato i capelli, che la moglie sia stata colpita, finisce lì. O forse no: magari oggi comincerà un'altra storia, se è così vendo tutto o giù di lì.

Fine primo round. Il secondo è quello della squadra, che dalle 20:15 comincia la sua mezz'ora di passione: con il pubblico addosso. A chiedere solo e soltanto una cosa: perché è stato cacciato Messina. L'unico che lo sa è già verso casa, sotto rassicurante scorta. Va avanti così fino all'ora della palla a due, perlomeno quella ufficiale: qui, le altre, anziché alzarsi, girano e a parecchi. Tanto che capitan Rigaudeau, quando vede gli ufficiali di campo prendere la via dello spogliatoio, sale sul tavolo e, microfono alla mano, fa il sindacalista: più che un girotondo chiede di poter fare un po' di 'ruota' e poi la partita.

«Oggi siamo tutti tristi, mi sento come un pugile dopo il ko — dice il francese che parla come l'ispettore Clouseau —. Siamo giocatori e vogliamo giocare: lasciatecelo fare, anche per rispetto di Ettore». Basta? Macché: stavolta la squadra col nome più dolce d'Italia ha il pubblico meno tenero. Stanno lì, e nemmeno la minaccia di una sconfitta a tavolino li spaventa: loro, sentono di aver già perso. «Siete voi la storia» insiste Rigaudeau ed è come aver vuotato l'anatra wc: il campo di colpo si svuota. È partita, è Kinder come sempre, ma non è come le altre volte: la gente che è arrivata qui già alle 11:30, che all'ora di pranzo è riuscita a parlare col presidente, che alle 14 se n'è andata senza aver capito nulla come succederà poco dopo ai giornalisti («Per noi è come l'11 settembre, Madrigali ha fatto tabula rasa della Virtus» dice Andrea), resta per un quarto a gridare più contro il presidente («Sei come Cecchi Gori») che a favore della squadra. Poi, al primo riposino, raccoglie tutti gli striscioni e lascia le gradinate, dove restano una gigantografia di un sorridente Messina e lo striscione «No Messina, no parti…ta». E intanto la musichetta dell'intervallo continua a suonare...

DANILOVIC: "LO SAPEVO, QUELLO NON CAPISCE NIENTE..."

La Repubblica - 13/03/2002

 

Sasha Danilovic, ha sentito che putiferio sta succedendo alla Virtus?

Sì, e ci sono rimasto davvero male. Poi, io su Ettore Messina non posso essere obiettivo. Ci legano le vittorie, tante insieme, ma non solo quelle; tra di noi c'è anche la stima, l'amicizia, il rispetto. Valori importanti. Un rispetto che ora vedo poco, e lo dissi subito, con questo Madrigali, uno che non s'intende di basket e che tratta la Virtus come un giochino. Non si caccia il miglior allenatore d'Europa. E se pure ha perso di 33 punti una partita, Messina può permettersi di perdere anche di 50 punti, con tutto quello che ha già vinto.

Dicono che non avesse più la squadra in mano. Ci crede?

La squadra in mano Ettore ce l'ha, e l'ha sempre avuta.

Ci ha parlato con Messina?

Un'ora dopo l'esonero. E l'ho risentito ieri mattina. Non trovo Roberto Brunamonti, invece, mi dicono che si dimette, e allora siamo a posto. Erano rimasti due simboli, nella Virtus, ora nessuno, e non si può: la gente va a vedere le squadre, d'accordo, ma poi si lega alle persone. Ma ormai nel circo di questo basket, con uomini senza rispetto che comprano tutto coi soldi, è perfino inutile parlare. E se Madrigali vuole vendere, cosa c'entra Messina? Ed è sicura di venderla meglio, la Virtus senza Messina?

Potrebbe offrirgli un posto al suo Partizan Belgrado, ora, ma Ettore forse è un po' caro per voi.

Ettore per me potrebbe allenare gratis, io per lui avrei giocato gratis. Per Madrigali mai.

 

MADRIGALI E IL GRANDE DIETROFRONT

Il Resto del Carlino - 14/03/2002

 

È talmente incredibile la vicenda dell'esonero di Messina che alla fine le cose più verosimili, se non proprio vere, finiscono per diventare quelle che sembravano meno logiche. Come il ritorno del tecnico sulla panchina bianconera, magari già stasera ad Avellino, appena 48 ore dopo il Grande Litigio col presidente Madrigali. Che adesso pensa di passar la mano: lui proprietario, presidenza a Taddia, amministratore delegato alla Cto. Sembra fantabasket, ma basterà attendere oggi per l'ufficialità.

Dopo la grande e pure violenta contestazione, Marco Madrigali ieri si è fatto di nebbia. Al Cto il presidente prima veniva dato per assente, poi in riunione permanente. Magari stava solo valutando le cifre di brutta giornata di Borsa, comunque sfavorevole in generale al nuovo mercato, magari stava ripensando a queste giornate difficili, come lo sono tutte quelle delle scelte, specialmente quando si rivelano sbagliate prima ancora che impopolari: comunque sia, silenzio su tutta la linea. E silenzio pure dalle parti di Ettore Messina, con una differenza rispetto agli ultimi due giorni: cellulare staccato.
Non si stacca così con un allenatore che ha vinto tutto: non a caso, nell'assurda quanto inutile conferenza stampa di non spiegazioni, Madrigali non aveva detto una parola 'contro' il suo ex allenatore. Precisando, tra l'altro, due cose: che era tuttora un dipendente della Virtus e che con lui aveva vinto più del previsto. Della serie: non allena, ma mi dispiace.

Il dispiacere può sempre più dell'odio. Quello se l'è beccato tutto Madrigali, martedì sera, nel quarto d'ora scarso che è riuscito a stare al palasport di Casalecchio prima di esser costretto alla fuga in mezzo ai poliziotti. Gli ha fatto male questo, così come i cori che ha sentito, che gli hanno riportato. E ci si è messo a pensar sopra: si può mandare tutto in vacca per un litigio fra quelli che lui stesso ha definito due caratteracci? No, non si può. E ieri pomeriggio è ricominciata la lenta trattativa. Di segnali, Messina ne ha ricevuti durante la giornata. Fino all'ultimo, quello del disgelo: il tecnico non esonerato, né cacciato, ma semplicemente 'sollevato' come sostiene il presidente, è stato ricevuto in azienda. Per riparlare di questo litigio di lunedì seguito al malumore negli spogliatoi di Pesaro fra il tecnico e tre giocatori, chiamati in disparte e redarguiti per un atteggiamento sbagliato, o forse solo per parlare di come andare avanti da qui in poi. Come se nulla fosse, anche se qualcosa, in ogni caso, è accaduto. È accaduto anche che una brava persona, prima ancora che un ottimo tecnico come Giordano Consolini, sia stato in panchina una sera soltanto, da vincitore, ma col mal di pancia: perché è difficile allenare al posto di uno che prima di tutto è tuo amico. Da oggi, Consolini sarà il primo allenatore felice di esser retrocesso a vice: proprio perché le storie meno logiche sono le più vere.

 

MESSINA: "RIPRESO DAI TIFOSI, CHE BELLO"

Il Resto del Carlino - 14/03/2002

 

«Sono molto contento: forse è la prima volta che un allenatore viene ripreso a furor di popolo anziché esser cacciato...». Così l'Ettore Messina del dopo 'esonero con pentimento', eufemismo per questa storia che dal dramma popolare è scaduto in farsa, ha raccontato agli amici il ritorno sulla panchina Kinder. Difficilmente ricomincerà stasera ad Avellino, domenica sarà a Fabriano. Intanto la sua storia di allenatore della Virtus è ricominciata nel tardo pomeriggio, quando è salito negli uffici di Madrigali, al Cto, al termine di un pomeriggio nel quale l'idea del Grande Dietrofront era ben più che una fantasia da bar. «Sono stato convocato, vado a sentire cosa mi dicono. Voglio capire cosa è cambiato» le parole con le quali ha espresso le perplessità su una rapida conclusione della trattativa, riaperta da un colloquio informale in mattinata con l'amministratore delegato della Cto, Taddia. Poi il lieto fine: ora la Virtus attende una lettera di ripensamento di Brunamonti. Per rimettere a posto un'altra bandiera.

LETTERE APERTE

www.virtus.it - 14/03/2002

 

Lettera di Ettore Messina

Desidero ringraziare tutti coloro che mi hanno dimostrato affetto e stima e che mi è impossibile elencare singolarmente. Allenare la Virtus Bologna è un grande onore ed un privilegio per qualunque allenatore.
L'identità della Virtus mette la Pallacanestro davanti ai problemi personali ed ai fatti contingenti, così come ha ricordato il capitano della squadra chiedendo di poter disputare l'incontro di martedì scorso.
Ho accettato con gioia la richiesta del Presidente perché mi riconosco in questa identità, così come si riconoscono in essa i giocatori, lo staff tecnico e medico, i dirigenti, il presidente e tutti i tifosi.
Desidero infine esprimere il mio dissenso e l'amarezza per il comportamento di coloro che hanno manifestato la propria protesta in forma violenta nei confronti del Presidente e dei suoi familiari.
La violenza è sempre inaccettabile e non fa parte del modo di pensare di tutti coloro che amano la Virtus e si riconoscono in essa. è per questo senso di appartenenza ad una grande istituzione che sono orgoglioso ed onorato di essere l'allenatore capo della Virtus Pallacanestro, cui dedicherò tutti i miei sforzi ed il mio impegno.
Ettore Messina

 

Lettera di Marco Madrigali

A tutti i nostri sostenitori,
come imprenditore sono abituato a prendere decisioni che sembrano le più corrette in un determinato momento, così come me ne assumo tutta la responsabilità.
Lunedì ho preso una decisione, nonostante la mia, non taciuta, profonda stima nei confronti di Ettore Messina.
La contestazione dei tifosi, degli sportivi e della città ho sempre ritenuto fosse un diritto sacrosanto ed ero al Palazzo per dimostrare questo e per non lasciare senza controparte le manifestazioni di rifiuto della mia decisione.
Mentre ringrazio tutti coloro che hanno manifestato, rifiuto la violenza ricevuta che sono certo appartenere a pochi peraltro di dubbia fede virtussina.
Il consenso dei tifosi e degli sportivi, la tranquillità della squadra, l'amicizia della città sono elementi importanti ed irrinunciabili. Ieri ho avuto un importante colloquio con Ettore Messina al termine del quale ho chiesto ad Ettore di "riprendere" la squadra. Ettore Messina ha accettato.
Le dimissioni di Roberto Brunamonti, respinte già nella giornata di martedì hanno portato all'attuale inserimento di Roberto nello staff tecnico della prima squadra.
Ringrazio Ettore Messina, Roberto Brunamonti, Giordano Consolini, gli atleti, lo staff tecnico e tutti i collaboratori della Virtus per la professionalità e l'amore dimostrato in questi giorni difficili verso la società.
Ringrazio i tifosi e gli sportivi che hanno manifestato le proprie opinioni e che non sono scesi, secondo una tradizione Virtussina, a nessuna forma di eccesso.
Un pensiero particolare a coloro che martedì sera hanno subito violenza ed a coloro che si sono adoperati professionalmente per far sì che questi eccessi non potessero ulteriormente degenerare.
Sono certo che tutti insieme porteremo la "nostra" Virtus ad ulteriori importanti successi.
Il Presidente
Marco Madrigali

 

 

Rigaudeau a rapporto da Messina

TRE MESI PER SOPPORTARSI, POI NE RESTERÀ UNO SOLO

di Walter Fuochi - La Repubblica - 16/03/2002

 

Incrociati ieri i giocatori in aeroporto a Napoli, Messina là in permesso, loro di rientro da Avellino, la crisi Virtus si chiuderà oggi, quando all'Arcoveggio il tecnico compirà il primo atto del suo ritorno, allenando e poi scendendo in serata a Fabriano. Quali strascichi lascerà la burrasca lo dirà la stagione sportiva, nonché l'eventuale riuscita delle manovre per cambiare padrone alla Virtus: alla porta sono in tanti, ma un contraente così indebolito dagli eventi non riceve mai offertone. Adesso, del tanto o del troppo che s'è sentito sulla bufera, qualcosa appare più chiaro, e si torna ad accostare indizi, ripulendo pure il terreno da quel ciarpame di voci spinte perfino al boccaccesco.

Messina e Madrigali non hanno due caratteri facili. Avevano rischiato la rottura un anno fa, sull’affare Bowie, ingaggio che Messina spinse e Madrigali bocciò; e l'hanno sfiorata più volte quest'anno, tra infortuni che amputavano il gruppo e contratti in scadenza (Griffith, Ginobill, Jaric, Andersen, con varie clausole) che imporrebbero una strategia di rilancio oppure di ridefinizione della squadra. Su molte interviste di Messina, Madrigali deve aver lavorato di lapis rosso e blù: l'ultimo segnaccio, sotto quel passaggio in cui, pochi minuti dopo la disfatta di Pesaro, il coach parla cifratamente di "annata difficile". Di li, galoppa l'idea dell'esonero. Poi, che la squadra fosse oppressa dal tecnico, o angosciata, sono solo le ultime parole, chissà quanto convinte. Non si divertivano? Mah, stavano lavorando.

Fra i motivi di attrito svetta, Griffith: come di rado a rimbalzo, quest'anno. L'omone che non gioca li quanto rotto (e che, fin li, aveva giochicchiato) irrita Madrigali, obbligato a versargli i 4 miliardi annui, oppure i già calcolati 30.000 Euro a partita, la giocasse o la guardasse. Col gigante in carrozzeria l'assicurazione paga con una diaria cospicua. A gigante riallineato anche solo in panchina, il rubinetto si chiude. Per chi paga, il gusto è amaro, ma se c'era una voglia di andare in contenzioso, Messina (e Brunamonti) l'avevano stoppata, caldeggiando pazienza. L'omone, imprescindibile per grandi traguardi, andava aspettato. Sullo stesso tavolo, era così saltato l'arrivo di Wolkowyski e di chiunque altro. Pure quando finì in campo una Kinder dimezzata (Istanbul, Cantù), nessuno fiatò: condivisa o no, la compattezza fu almeno aziendalista.

Madrigali è un imprenditore entrato nel basket con generosa energia. La sua prima campagna estiva fu massiccia, perfino pletorica (vedi Sconochini, optional di lusso). E di prendere Becirovic quest'estate, il colpo più caro del mercato, non glielo imponeva nessuno. In cuor suo, Madrigali poteva umanamente pensare di aver speso molto e riscosso poco, anche sulla pubblica scena. Il rovello s'è intuito pure nella conferenza delle reticenze. Siamo tanti, qui in Virtus, ad aver vinto, aveva fatto capire. Però i primi piani toccano sempre ai Migliore.

Che tale è, nel suo mestiere, ma è un altro caratterino. Quel che si scrive di seguito varrebbe per Capello, per Lippi, per il primo Sacchi. Sono gli allenatori a carta bianca: quelli che spremono il massimo dalla truppa, ma esigono che la truppa debba a pensar solo a lavorare e a "produrre", senza aver conti in sospeso né alibi legati al conti. Alla voce denari la piazza mormora, Madrigali sostiene che corrono regolarmente, e qui ci si ferma, almeno finché qualcuno, allo scoperto, reclami il contrario. Tornando a Messina, più che un allenatore, è il fulcro del sistema Virtus. E nelle parole pubbliche, pure Madrigali la indica come formula del successo. Intimamente, questo ruolo allargato gli garba forse meno. Poi, in società, ci sono uomini suoi e c’è la "struttura" di Messina, dallo staff tecnico a Brunamonti a quel Roberto Dorigo manager della Ferrero, il quale non è un segreto, ha vissuto tutti questi anni pure come sponsor personale di Ettore (nonché, nel sistema Virtus, come un bel ministro col portafoglio).

Scontro di caratteri, insomma, intorno a influenze e poteri. Il fattore umano non andrebbe mai trascurato, in queste partite: indagando su strategie, ci si imbatte poi spesso in semplici umori. Finendo con le dinamiche interne, la squadra non ha remato contro, è stata subito lealista (vedi Rigaudeau), poi ha vigorosamente remato a favore, quando la soluzione migliore s'è profilata come praticabile. Ovunque, racconteranno di borbottii e vaffanculo contro il duce, di ciabatte e ceffoni che volano. Fisiologico, in qualsiasi spogliatolo: di più in quello d'una squadra che punta al massimo. Quanto alle strategie, s'è pure ipotizzato che Madrigali dovesse svuotare la casa del mobilio prezioso per trovare acquirenti più disposti. Di qui, la cacciata di un tecnico che non costa solo di stipendio, ma comporta pure allestimenti costosi. Ma questo, rifatta pace, cade: o la vendita non era cosi impellente, o chi compra ha realizzato che Messina va portato in dote. Fatto il dietrofront, più per forza che per amore, i due dovranno convivere tre mesi, dopodiché, a fine stagione, vada come vada, non ripartiranno insieme. O lascerà Madrigali, vendendo, o lascerà Messina, ritenendo esaurita la sua vita bianconera. Le offerte non gli mancheranno.

SANDRO ABBIO LASCIA LA VIRTUS!

www.virtus.it - 03/04/2002

 

La Kinder Bologna annuncia di aver accettato, seppur con grande dispiacere, la richiesta di risoluzione del contratto fatta dal giocatore Alessandro Abbio. La Kinder Bologna ringrazia Alessandro Abbio per le otto stagioni ricche di successi conquistati insieme: il campionato italiano nel 1995, 1998 e 2001, la SuperCoppa nel 1995, l’Eurolega nel 1998 e 2001 e la Coppa Italia nel 1997, 1999, 2001, 2002; e gli augura infine le migliori fortune nella nuova formazione dove giocherà.

 

LA VIRTUS SU GRANGER

www.telebasket.it - 23/04/2002

 

La Kinder di quest'anno non finisce mai di stupire. Mentre ci avviavamo verso una tranquilla settimana di attesa per la Final Four di Euroleague, ecco la notizia che squassa un po' il mondo dei canestri bolognese. La Kinder vuole Antonio Granger, ed è in atto una vera e propria corsa contro il tempo per ottenere tutte le pratiche per il tesseramento del giocatore in tempo utile.
Granger è attualmente sotto contratto con il CSF Siviglia, ma la squadra di Crespi è fuori dai playoff della Liga ACB e le prossime gare di stagione regolare non cambieranno la situazione della squadra. Il presidente della Virtus Madrigali, la cui passione per Granger è tutt'altro che un mistero, ha messo in piedi la trattativa con Rade Filipovic, l'agente del giocatore, che la scorsa estate, ricordiamo, fu anche vicinissimo a Fortitudo e Real Madrid. La Kinder prova a correre contro il tempo, al fine di tesserarlo per i playoff (il termine giovedì alle 12), ma quello che pare evidente è che la società comincia a mettere anche i primi tasselli per costruire la squadra dell'anno prossimo. Quali saranno gli altri, è ancora tutto da vedere.

 

STAGIONE FINITA PER MATJAZ SMODIS

www.telebasket.com - 10/05/2002

 

Matjaz Smodis, ala della Kinder Bologna, si è rotto nell'allenamento di ieri sera lo scafoide della mano sinistra e dovrà restare fermo una sessantina di giorni, in tal senso si sono pronunciati questa mattina i medici della società. La sua stagione può considerarsi dunque conclusa.

 

I GRECI HANNO MERITATO, LA KINDER IN ANSIA S'È PERSA

di Walter Fuochi - La Repubblica - 06/05/2002

 

I sogni muoiono, stavolta, molto prima dell'alba. C'è poca Virtus, nella notte del Panathinaikos, e quella poca non può ribaltare i giochi di una nemica che, quasi sempre, li fa meglio di lei. La Kinder sbaglia partita perché non ha forza, in attacco, per aggirare una difesa ruvida, rocciosa, fiduciosa in se stessa e nei propri progetti, pure quando l'unico attimo di gloria della Virtus (di Smodis, soprattutto) pare sommergerla in un diluvio. Non è da credere che la Kinder, su quel +14 al 18', si sia illusa che fosse finita così presto: sapeva chi c'era di fronte, e non aveva bisogno delle prove che, di lì a poco, sarebbero arrivate. L'attacco ha tossito, la difesa s'è sfiatata su un giro di palla che, apposta, esaspera il possesso per stanare il primo sbilanciamento e l'ansia è montata in fretta. Poi, troppi hanno fallito la prova, e troppi altri, anche inediti, sono balzati al proscenio. Bodiroga, magnifico anche se meno solista che col Maccabi, ha squarciato la difesa di Messina sia puntandola da solo sia lavorando per le allodole: se braccavano lui, chi era libero sparava in santa pace. Le percentuali hanno premiato quella scelta, e soprattutto l'ultimo quarto di Kutluay, il turco che non aveva mai vinto niente, è stato fatale (10 punti).

La Virtus ha completato il suo dissesto con le cattive letture in attacco, dove Jaric ha pilotato storto, Rigaudeau è stato travolto dalla fisicità della sfida e dal suo mirino stanco, Griffith non ha preso palla dove voleva lui e dunque non l'ha ridistribuita, anche se il suo saldo peggiore è stato la partitissima dell'impudente Papadopoulos, che dominando il terzo quarto ha ridato speme ai suoi. Con questi pezzi che cadevano poco a poco, e la fiducia nel tiro che scemava ad ogni sdeng sul ferro, la Virtus ha lo stesso sfruttato orgoglio, carattere e mestiere per non sprofondare. E se un giorno racconterà che perse una coppa sbagliando troppi liberi, non dirà certo una bugia. Ma i liberi fanno parte del gioco, e quello bianconero è stato a lungo ansimante e perdente, appena rischiarato dai 7' impetuosi che, nel secondo quarto, l'hanno fatta decollare sul +14. 7', appunto.

E adesso? Adesso ci sta tutto, se vorremo cominciare a capirlo da domani. L'unione fra Messina e Madrigali sarebbe stata meglio cementata con una vittoria, su questo non ci piove, e quel che si muove sui fondali, tra un paio di cordate che hanno chiesto il prezzo della società, e un paio di club (Roma in testa) che hanno chiesto a Messina cosa farà l'anno prossimo, ci sarà da intuire il seguito. Poi c'è lo scudetto, ma si gioca fra 10 giorni e c'è tempo per ogni tipo di pensieri. Quello, la Virtus dovrà vincerlo fuori. In casa, la coppa gli ha detto di no.

 

CON CHIKALKIN E BULLERI TREVISO ESPUGNA CASALECCHIO ED È GIÀ IN FINALE

di Davide Vatrella - La Tribuna

La Benetton non spreca il match-ball e, sul servizio dell'avversario, per usare un gergo tennistico, conquista la sua settima finale tricolore. Il quintetto di D'Antoni, dopo il successo di Cantù sulla Skipper, conoscerà solo domani sera la sua rivale per lo scudetto. Considerando tutte le competizioni, si tratta della 19ª finale in undici stagioni con un bilancio di 10 vittorie e 8 sconfitte, mentre, per quanto riguarda gli epiloghi scudetto, il rendiconto è di due vittorie e quattro ko. Pittis e compagni, quindi, tolgono il tricolore dal petto alla Virtus, conquistando la loro sesta vittoria stagionale, la seconda a Casalecchio, contro il quintetto di Messina. E, come in occasione dell'impresa del sabato di Pasqua, Treviso deve ringraziare Sergei Chikalkin, il suo top scorer. Al di là dei suoi 16 punti, il russo è stato fondamentale per aver interrotto dal perimetro un digiuno di canestri su azione nell'ultimo periodo, durato addirittura 6 minuti e 43 secondi. In questo frangente, infatti, Treviso aveva segnato solo 3 punti dalla lunetta, tanto da far presagire una sconfitta che, visto l'andamento dell'incontro con i «casual» avanti, in due occasioni, anche di 12 punti, sembrava incredibile. Nel quarto periodo la Benetton ha rivisto i fantasmi del passato: la finale d'Eurolega, persa proprio con la Virtus per uno 0-12 dal 30' al 35', ed il primo posto della regular season dilapidato al PalaDozza anche con 13 punti di vantaggio sulla Fortitudo. A ridestare la bella addormentata biancoverde, che, comunque, ha confermato le sue difficoltà quando si tratta di attaccare la zona 2-3, predisposta, a partire dal 26', da Messina, ci ha pensato proprio il «Barthez» di D'Antoni.

Non bisogna dimenticare, però, la grandezza di Max Bulleri. Il livornese, sull'86-85 per la Kinder, con Edney acciaccato in panca causa uno stiramento al retto femorale, ha deciso la sfida con una penetrazione a 6 secondi e 48 centesimi dalla conclusione. Canestro e quarto fallo di Jaric. «Bullo» sbaglia, però, il tiro libero aggiuntivo, ma Garbajosa conquista l'importantissimo rimbalzo. La palla arriva a Chikalkin e, su di lui, commette ancora fallo Jaric. Per il play serbo è il quinto: Chikalkin, dalla lunetta, sbaglia il primo personale, ma non il secondo per l'88-86. Il disperato tentativo di Rigaudeau non sortisce effetto. La Kinder, nonostante un grande Ginobili (26 punti) e un Griffith in versione monstre (per lui un 8/9), alla faccia di chi affermava che era in una crisi profonda, si è dovuta arrendere alla maggior freschezza dei biancoverdi, che non hanno voluto rischiare di arrivare, nonostante l'inespugnabilità di quest'anno del Palaverde, ad una pericolosissima garacinque.

Rispetto alla disastrosa garadue, si è visto subito che era tutta un'altra Benetton. Griffith, gettato nella mischia da Messina a 3' dalla conclusione del periodo, non spaventa Treviso anche perchè Nicola continua a non sbagliare dalla linea dei 6,25 (per l'argentino 2/2 al 10') e lo stesso dicasi per Bulleri. Il livornese bombarda dal perimetro un attimo prima del suono della sirena e, al 10', Treviso è sul +4 (21-25). Nel secondo periodo la Benetton arriva ad avere in due occasioni (al 13'50" e al 18'57") anche 12 punti di vantaggio. All'intervallo la Virtus sembra morta, ma, dal 20' al 40', è tutta un'altra partita...

 

MESSINA: "ANDRÒ VIA SOLO SE SARÒ COSTRETTO"

di Walter Fuochi - La Repubblica - 06/06/2002

 

Messina, dopo la sconfitta fuori i rimpianti.

Su martedì, dopo una buona partita, solo l'ultima giocata. Ma senza addebitare nulla a Ginobili, che ce ne ha fatte vincere tante.

E i rimpianti sulla stagione?

È stata molto difficile, ce lo siamo detti mille volte. E in tempi non sospetti.

Che ha detto ai giocatori dopo la resa?

Che sono stati molto seri e corretti, in un'annata così. Non è da tutti. Ne siano orgogliosi.

Ve l'ha riconosciuto anche il pubblico.

Già, commovente. La gente ha percepito la situazione, ha capito che c'è stata voglia di far gruppo e di reagire. Poi, abbiamo giocato pure tante belle partite. Se questi risultati li facevamo l'anno scorso, col gruppo in formazione, ne saremmo stati contenti. Ora invece siamo tristi.

Il raccolto è magro.

Non direi, perché, senza disquisire sui motivi e senza schierarsi su torti e ragioni, è un fatto che la Virtus abbia fatto la stagione praticamente senza il centro titolare e senza il rinforzo principale. Detto questo, è stata positiva anche sul piano dei risultati.

L'altra sera ha detto: su Griffith si potrebbe scrivere un libro. Può dire almeno i titoli dei capitoli?

Ripeto, non l'abbiamo avuto. Non mi schiero sulla diatriba, tra infortuni, impegno e soldi, perché ognuno avrà le sue ragioni, ma so che Rashard di fatto non ha giocato. E questo è ciò che conta.

Perché l'ha tolto martedì dopo i primi 8 punti?

Me l'ha chiesto lui, era stanco.

È d'accordo che la stagione s'è chiusa in pratica il 5 maggio, dopo il Panathinaikos?

Solo in parte. La reazione c'è stata. Ho visto altre squadre, la mia Kinder del '99, o la Treviso di Obradovic, mollare peggio, dopo la sconfitta europea. Poi, il colpo di Smodis è stato letale. Con lui, avremmo giocato con due lunghi e la rotazione degli esterni, spompati dalla formula a 4 piccoli, non avrebbe denunciato che mancava pure Becirovic.

Ha rimosso l'11 marzo?

Dimenticato no. I fatti restano, quelli dolorosi di più. Ma non me la sono legata al dito.

Concludendo: la Virtus resta la sua prima scelta.

Non ho problemi a dire qui quel che ho detto, dieci giorni fa, al presidente. Vuole fare la squadra con me? Bene, spieghi il suo progetto, capiamo cosa faranno Jaric e Ginobili e cominciamo a muoverci. Gli ho fatto anche qualche nome. Ci sono pure situazioni, ovvie, che non dipendono da Jaric e Ginobili e lì si può agire da subito. L'11 marzo non lo diedi io il segnale di sfiducia. Se quell'idea è rientrata, tocca a Madrigali dirlo e agire di conseguenza. Lui è liberissimo di fare la squadra, e di fare magari la sua Virtus, ora che un ciclo decade, e i segnali sono tanti: via Danilovic, via il marchio Kinder, via, se vorrà, Messina e Brunamonti. Se resto, il mio modo di essere coach è partecipare a questo progetto. Ma non è una novità.

È la condizione per restare?

No, non è neanche una condizione. Vorrei solo capire se sono il fulcro di questo progetto o no. Perché di qui io vado via solo se sarò costretto.

Faccia un complimento alla Benetton.

Mi viene difficile. Sarà che resta una rivale, anche se dite tutti che potrebbe essere la mia nuova squadra. Il loro pregio è stato avere qualità costante di gioco, un ritmo alto e piacevole e un equilibrio migliorato per strada, insieme alla mentalità, perché non era facile superare le due delusioni di Coppa Italia e di Eurolega. Aggrediscono sempre la partita, però l'altra sera, contro la zona, hanno preso un parziale da brividi. E questo è il sintomo che si reggono su equilibri sottili. Così ripenso che a lungo i più quadrati siamo stati noi, malgrado tutto. E dunque che potevamo vincere.

Eccolo, il rimpianto.

Eccolo sì.