MARCO MADRIGALI

Brunamonti, Madrigali e Messina: momenti felici a inizio stagione 2000/01

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Stagioni alla Virtus: presidente dal 2000/01 al 2002/03

 

MADRIGALI: "HO TRATTATA CON CAZZOLA"

di Walter Fuochi - La Repubblica - 05/05/2000

 

"Ho trattato con Cazzola". Marco Madrigali, ormai per tutti il prossimo padrone della Virtus, non ha detto molto di più ieri a ÈTv, raccontandosi come antico tifoso bianconero, velandosi ancora molto come prossimo pilota, ma già con quell'ammissione di aver visto il Signor Motor Show facendo capire che questa sarà la fine della storia. La Virtus cambierà mano a giorni.

C'è già un protocollo d'intesa, firmato tra i due lo scorso weekend, e resta dunque da formalizzare il passaggio delle azioni, a bocce ferme. Che la Virtus abbia, di fatto, riconquistato l'Eurolega fa bene a tutti, compratori e venditori. Non a caso le maglie della riservatezza di un affare che procede da almeno un mesetto si sono allentate all'indomani di quell'obiettivo centrato. Intanto, sulla testa della Kinder è piovuta la squalifica dei campo per una giornata, che sarà scontata con il pagamento di un'ammenda di 7.750.000. E sarebbe bello se ad aprire il portafogli fosse quel fenomeno che durante il primo tempo del match con la Viola, sbucando dal parterre dietro al canestro prima di una rimessa, ha lanciato il pallone da gioco colpendo la nuca dell'arbitro Cazzaro. In pochi hanno visto, quelli giurano fosse un gesto privo d'intenzionalità, ma Cazzaro ha sentito. Cosa fa la Virtus, oltre a pagare? "Nel video - afferma Brunamonti - si vede solo il pallone che arriva. Ci adopereremo per identificare il soggetto, ma ai momento non ci sono prove". Insomma, al fenomeno stavolta è andata bene. Purtroppo.

 

 

INTERVISTA A MADRIGALI, IL SUCCESSORE DI CAZZOLA

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 12/05/2000

 

Conosceremo il suo pensiero, almeno quello bianconero, tra una settimana. Al massimo tra venti giorni. Quando il campionato sarà finito. Sarà lui stesso a convocare la stampa. Lui è Marco Madrigali, 55 anni, imprenditore, titolare della Cto, tifoso bianconero. Sarà lui il nuovo presidente della Virtus?

Madrigali: lei, la Virtus e...

Ho già espresso il mio parere.

Martedì sera ha concluso con Cazzola?

No. Ho l'alibi. Ero fuori con amici.

Dove?

A Treviso. Ma ero là come semplice tifoso. Un tifoso triste.

Un tifoso che si dice possa diventare proprietario.

Tifo e questioni imprenditoriali sono situazioni diverse. In quest'ultimo caso bisogna valutare con occhi diversi. Come quanto si acquista un'azienda.

Ma l'acquisto della Virtus è una ipotesi remota o da scartare?

Non è remota. In questo momento non esiste.

A fine campionato, quando la Virtus sarà fuori dai giochi, avremo sue notizie?

Mi farò sentire, sicuramente, quando tutto sarà finito. Di esatto, per ora, c'è solo il silenzio. Sono state dette e scritte cose che non corrispondono al vero.

In tivù Cazzola ha avuto parole di stima nei suoi confronti.

Un giudizio che ricambio. Ho avuto la possibilità di conoscerlo: è una persona piacevole. E...

E?

Una precisazione. Ho letto di cogestioni, di impianti acquisiti al 50 per cento. Il fatto è che io, come imprenditore, agisco in prima persona. Senza cogestione.

Un punto in comune con Cazzola.

Mi sembra che abbia avuto dei buoni risultati.

Ma la Virtus in Eurolega...

Non è sufficiente per egemonizzare l'attenzione di un imprenditore. Devono intervenire delle forzature chimiche.

Come l'essere un tifoso?

Non basta.

Sarà lei il nuovo presidente?

Non si può dire. Vorrei dire che è vero, ma parla il tifoso.

Mercato: Meneghin?

Lo vorrebbero tutti.

E il ritorno di Nesterovic?

Un bel giocatore, non lo conosco personalmente e non conosco i suoi programmi. Mi sembra che Danilovic, però, sia rientrato dalla Nba.

Danilovic e Rigaudeau.

Due grandi campioni. Sasha ha vinto tutto.

E il giocatore simbolo?

Adesso non c'è. La Virtus è una squadra che ha dei problemi. E in questo momento non ci possono essere simboli.

 

 

MADRIGALI SI PRESENTA

di Giovanni Egidio - La Repubblica - 18/05/2000

 

"Il consiglio che tutti mi volevano dare era sempre lo stesso. 'Stai molto attento a quello che fai’. E infatti io sono stato molto attento". Dopodiché Marco Madrigali ha tirato fuori 25 miliardi e si è comprato la Virtus. Oplà. Domattina (ore 12, Hotel Carlton) lo annuncerà al mondo ma soprattutto alla Bologna sportiva avida di sapere il chi, come, dove, quando e perché di questo nuovo presidente. Ci abbiamo provato anche noi, partendo dal fondo.

Perché. Perché è un appassionato che nemmeno si ricorda più la data del primo abbonamento ("Mi sembra di esserci nato, con quella tessera in tasca") e perché è un imprenditore. "Certo, la Virtus per me sarà un'attività imprenditoriale - dice - e come tale la gestirò. La passione diciamo che è servita da molla nell'interessarmi inizia!mente all’affare, ma da quel momento in poi ho sempre ragionato in termini di investimento, com'è obbligatorio che sia". E perché uno decide di buttarsi nella chiassosa e rischiosa arena dello sport professionistico? "Perché sono un ottimista. Se non lo fossi, vivendo in Italia, non potrei fare il mio mestiere. Forse è per questo che non mi sono posto il problema della concorrenza col signor Seragnoli. Primo perché sono abituato a confrontami con concorrenti di ogni ordine e grado, secondo perché sono convinto che i soldi fruttano solo se spesi bene, e non se spesi e basta. Ma questo non lo dico pensando a Seragnoli che conosco solo di fama; lo dico pensando a me".

Quando. "Fortuitamente - dice lui -, incontrando Cazzola è sentendo che era intenzionato a vendere". Due chiacchiere, con l'acquolina del tifoso, che l'hanno portato fino in fondo. "Ma giuro che prima di incontrare Cazzola, ripeto fortuitamente, mai avrei pensato a un'ipotesi del genere. Nemmeno mi era ma passato per la testa. Avevo ricevuto una o due proposte di entrare nel calcio, ma quello è un mondo a parte, anche se finalmente pure lì si cominciano a vedere bilanci in nero e non più in rosso. L’unica possibilità era la Virtus".

Dove. Beh, il dove è marginale, o meglio personale. Mettiamola così: dove vive, ad esempio, il nuovo signor Virtus? In una villa a Monte San Pietro, con moglie, figlia e campo da tennis. Ma per 25 anni ha abitato in Piazza dei Tribunali. "Adoro Bologna, appena vedo San Luca sto meglio" Come. Ossia, come farà il suo nuovo mestiere di Presidente del basket? Qualche indizio, giusto per farsi un'idea. Tanto per cominciare, che tipo di basket ama? "Quello che oggi si definisce ‘slavo’, cioè controllato, insomma il basket europeo moderno. Credo che l'Nba, per quanto splendida, sia adatta ad altri palati o quanto meno a un certo tipo di gusto a cui noi non siamo stati abituati. Qui serve più sacrificio, forse anche perché mediamente c’è meno talento che là". Dici basket controllato a pensi a Messina (che del resto sarà il suo allenatore). "Sì, ma anche a Obradovic per esempio". E se uno dice Nesterovic, Madrigali cosa dice? "Dico che quando è stato qui me lo sono goduto molto. Anche perché se dicessi il contrario incarnerei l’antibasket. E dico che se dovesse tornare in Europa, mi dispiacerebbe molto se finisse in un’altra squadra. Ma dico solo questo e niente di più".

Chi. Infine, e oltre a tutto questo, chi è Marco Madrigali? Imprenditore di 55 anni che tutte le mattine si alza alle 7 "più spesso alle 6 e mezza", scende da Monte San Pietro a Zola Predosa ed entra nella sua azienda, la Cto, dove dal 1983 produce software per videogames. Dopo aver passato 18 anni della sua vita come responsabile dei sistemi informatici nella D&C e aver cominciato a occuparsi di elettronica nel lontano 1959. Uno che si è fatto da sé, si dice in questi casi. "No, da soli non si fa nulla. Servono bravi collaboratori, e io li ho avuti; e un po' di fortuna, e ho avuto anche quella". Gliene servirà ancora, ora che è diventato il signor Virtus.

 

L'ALBA DI MADRIGALI: "VINCERO'"

di Walter Fuochi - La Repubblica - 20/05/2000

 

Il padrone che va e quello che viene si dividono il tavolo buono nel salone dei convegni, giù nelle pance del Carlton, ma non divideranno, fritta l’aria di queste cerimonie, il tavolo da pranzo. Alfredo Cazzola, la Virtus che fu, salpa subito per Torino, dove tiene il salone. Marco Madrigali, la Virtus che sarà, mangia invece nel salone delle feste. Poche feste. Perchè, mentre intorno si ciacola e si cazzeggia, si mettono lui in faccia a Brunamonti, Messina in faccia a Poggi, e sono la foto operativa di quanto ci hanno raccontato prima; che la Virtus di Madrigali, appunto, si farà in quattro. Di tre sapete, del quarto, Luca Poggi, commercialista, saprete ora che sarà l’amministratore delegato, e un fulcro, del nuovo sistema Virtus.

Madrigali monta in sella al basket in questo caldo 19 maggio, la data che fa incidere, sotto la storica Vu, sui portachiavi offerti agli astanti. Se volevate il proclama, lo fa: «Sono qui per vincere». Ma farà notizia il primo che dirà: sono qui per perdere. Però Madrigali prende impegni: «Faremo una società larga, che dovrà darci la forza di vincere. E una grande squadra. La Virtus è una società che deve vincere. Poi, potrà perdere. Ma va costruita per vincere. Il progetto sarà quadriennale, ma cercheremo soddisfazioni subito”. Racconta il meno possibile: sia perché è il padrone della baracca ma pure l’ultimo arrivato, e l’umilté non guasta mai; sia perché, con 4-5 pezzi nuovi da comprare, non deve certo dire dove li cercherà, e sia perché, di qui al 30 giugno, data del passaggio delle azioni, altre partite, e non marginali, andranno a bilancio.

E ovvio che, a bordo, ci siano più giocatori di quanti ne serviranno: e allora sono tutti in discussione, dai divini Danilovic e Rigandeau ai più terrestri. Poi, non è un dettaglio, per cambiare Antoine e Sasha ci vorrà gente degna: e non se ne trova dietro ogni angolo. Meneghin, per dire, è stato tastato anche ieri: è già in parola con la Paf, e lì andrà, per Chiacig e soldoni. Così, non sono cosi fitti sponsor da 4 miliardi l’anno come Ferrero: che potrebbe uscire, perché aveva una clausola d'intesa personale con Cazzola e un'altra finestra in caso di mancata finale. Però, proprio a Cazzola, Madrigali ha mostrato ieri un fax appena arrivato fresco da casa Kinder: presto, a un tavolo, verrà deciso il rinnovo. Presentandosi, il neo presidente s'era rivolto ai tifosi, invitati in folto numero. “Venite avanti, noi vogliamo i tifosi vicini". Applauso e forse, nell'aria, qualche novità al PalaMalaguti: che entro il 2001 dovrebbe essere tutto di Madrigali, abbellito e ammodernato. Poi, dal casa dolce casa, ecco i perché e i percome. «Entro nella Virtus perché amo da sempre questa squadra. Sono solo, non ho cordate, conosco i rischi che corro. Spero di non deludervi, lavorerò nella continuità. Non c'è tanto da cambiare, solo da migliorare».

 

 

MADRIGALI SULL'ADDIO DI DANILOVIC

Il Resto del Carlino - 07/02/2001

 

Un colpo di fortuna. L'ingaggio di Ginobili, Jaric o Griffith? No, l'addio di Danilovic. Marco Madrigali è stato ospite degli studi di San Marino Rtv. E durante la trasmissione «Tempi Supplementari» - condotta da Piero Arcide, Marco Calamai e Diego Costa - ha ammesso che la fortuna della Virtus imbattuta da cento giorni è l'abbandono di Sasha. Prima ha accennato il concetto poi, 'provocato' da Eraldo Pecci, il presidente bianconero ha ribadito il suo pensiero.

Presidente Madrigali, abbiamo proprio capito bene?

Mi è sembrato di essere stato chiaro. Nella trasmissione televisiva alla quale sono stato invitato ho parlato di colpo di fortuna.

Riferito all'addio di Danilovic, giusto?

Ho parlato di colpo di fortuna perché Danilovic, benché grandissimo, sarebbe risultato disomogeneo all'interno della squadra. Credo che la sua presenza avrebbe reso più difficile l'operazione di creare il collettivo, un gruppo. Mi sembra che nessuno possa nutrire dubbi sulla grandezza della Ferrari che Lauda portò al titolo mondiale. Ma quella vettura, riproposta contro una Jordan attuale, farebbe fatica.

Stiamo parlando del giocatore che ha fatto la storia della Virtus degli anni Novanta.

E che ha portato tanti successi. Ma in questa direzione mi vengono in mente altri esempi illustri.

Quali?

Baggio. Che continua a essere un fuoriclasse, ma che è dovuto scendere di livello.

E Danilovic avrebbe dovuto scendere di livello?

Credo che nella Virtus di quest'anno avrebbe dovuto adattarsi. Sarebbe andato bene con un ruolo particolare. Magari per insegnare qualcosa agli altri ragazzi. Bisogna dare atto a Messina di averlo fatto benissimo senza di lui.

Con i se e i ma non si riscrive la storia. Ma se Sasha non avesse dato l'addio al basket?

Sarebbe rimasto un giocatore della Virtus. C'era un contratto in essere. Noi rispettiamo i contratti.

Ma l'idea di un Danilovic quasi 'superfluo' per la Kinder è maturata durante i vostri colloqui di giugno e luglio?

No. Ma era un pensiero che avevo maturato da semplice tifoso. Ero e resto convinto che la Virtus fosse da rifare. Da rifondare. Puntando su giocatori giovani, con certe caratteristiche. E Danilovic, persona estremamente intelligente, se n'è reso conto da solo.

Un Danilovic logorato da una lunga e straordinaria carriera.

Il suo fisico, è inevitabile, non era più quello di una volta. E forse non era nemmeno adatto a quel basket proposta ora da Messina. Una pallacanestro che presta molta attenzione alla difesa, ma che ci permette di essere molto brillanti in attacco.

Al punto tale che solo Verona realizza solo più della Kinder.

Sì, solo Verona. Solo che noi possiamo contare anche sulla seconda difesa del campionato. Meno di noi ha subito solo la Fortitudo, ma se non ricordo male si tratta di una manciata di punti.

 

DANILOVIC RISPONDE A MADRIGALI

di Walter Fuochi - La Repubblica - 08/02/2001

 

Ci sono undici giocatori quaggiù, pure Brkic perché Smodis ha una varice al polpaccio e non si sa se stasera giocherà, ma si finisce a parlare di quello che non c’è. Danilovic, ovvio: visto che, Madrigali dixit, la fortuna dell’attuale Virtus è che non ci sia più lui, lo Zar di tutti i canestri. Usatelo come esempio di globalizzazione. La cosina si dice a Bologna (lunedì sera in tv), diventa cosona stampata sui giornali, e finisce in cosaccia quando vola fino a Belgrado. Su Internet, come i gossip di Hollywood e le mozzarelle di Battipaglia? No, dice Sasha che lui non clicca; ma che ce n’è tanta, di gente a Bologna, che può mandargli un fax. L’umore è nero. Dormiva e l’hanno stuzzicato. E che motivo c’era di stuzzicarlo, si chiede lui (e non solo lui), raggiunta la pace dei sensi del grande guerriero ritirato? Il monologo, dalla scranna vicepresidenziale della sede del Partizan, è tumultuoso. Riassumo, se vi fidate.

Il signor Madrigali ha detto una cosa brutta, dal lato umano. Io ho smesso di giocare perché non me la sentivo più. Perché ero stanco e perché avevo guadagnato molto. Gli altri discorsi, che non volevo fare il ponte tra il vecchio gruppo e i giovani, sono chiacchiere. Ho smesso e non c’erano più casini da tirar fuori. E se il signor Madrigali pensa che è stata la sua fortuna, se lo tenga per sé. O me lo dica in faccia, ma di questo dubito. Adesso capisco tanti comportamenti. Certo, lui non m’aiutò molto, quest’estate, a scegliere di rimanere, anche se era gentile e mi pregava di restare. Poteva essere anche questo un motivo per andar via, ma ripeto: di smettere l’ho deciso io, per fatti miei. E anche sulla partita dell’addio, s’impegnò poco. Quella si fece per l’opera dei miei amici e di Roberto Dorigo della Ferrero. Ma c’è poco da dire, su uno che di basket non capisce niente di niente, che sta allontanando dalla società Brunamonti, uno dei pochi che ne sa, lì dentro, con Ettore, e con i giocatori. Quel che ha detto il signor Madrigali lo qualifica da solo. Tanto la gente lo sa che io sono nella storia della Virtus. Le ho dato i risultati, i 4 scudetti e l’Eurolega, ma le ho dato anche la salute, a volte. Ho giocato rotto per la mia nazionale, e per il club che mi pagava: allo stesso modo, con lo stesso impegno. Amerò sempre la Virtus, pure con questo presidente, e anche se un Cazzola certi giudizi non se li sarebbe mai permessi, e non li diede, quando per esempio andarono via Richardson o Komazec. Alla Virtus e a Bologna ho passato gli anni migliori della mia vita. Tifo perché vinca, perché non sono di quelli che sperano, dopo di loro, di vedere i disastri. Sento spesso Ettore, pure l’altro giorno gli ho fatto i complimenti. Non so perché questo Madrigali mi ha tirato in ballo, ma se lo ha fatto perché ha vinto 25 partite a fila, sappia che nello sport le cose girano in fretta.
 

CLAMOROSO: MESSINA ESONERATO!

Il Resto del Carlino - 11/03/2002

 

La Virtus Kinder Bologna ha esonerato l'allenatore Ettore Messina. La clamorosa decisione (l'ex tecnico della nazionale nella scorsa stagione ha vinto Coppa Italia, Eurolega e scudetto; in questo campionato ha già conquistato la Coppa Italia ed è ben piazzato in Eurolega) è maturata nel tardo pomeriggio dopo un colloquio col presidente Marco Madrigali, reduce dalla assemblea di Lega. Il sostituto potrebbe essere il vice allenatore Giordano Consolini, che già fu capo allenatore a Reggio Emilia. Nell'anticipo di sabato in campionato la Kinder ha subito una sconfitta di 33 punti a Pesaro. La più pesante nel curriculum di Messina.

Con Ettore Messina, 43 anni, di origine catanese ma cresciuto in Veneto, se ne va l'allenatore più vincente nella storia della Virtus Bologna: nella bacheca del tecnico sono infatti finiti tre scudetti ('93, '98, 2001) una Coppa delle Coppe ('90), due Eurolega ('98 e 2001) e 4 Coppe Italia ('90, '99, 2001 e 2002). In totale Messina, che per anni aveva allenato il settore giovanile bianconero e lavorato come assistente di numerosi allenatori, sulla panchina virtussina si è preso dieci trofei, in due tranche di vita bolognese, dall' '89 al '93 e dal '97 a oggi, divise dai quattro anni passati alla guida della Nazionale.

La notizia del suo esonero ha sorpreso tutti, compresi i giocatori, che hanno saputo la cosa in palestra. E alle 20:06, con tre righe di comunicato, la società bianconera ha ufficializzato l'esonero: «La Virtus Pallacanestro Bologna comunica di aver esonerato l'allenatore signor Ettore Messina, la squadra è affidata al signor Giordano Consolini». Così toccherà al vice di Messina condurre la squadra già domani sera in campionato contro la Coop Nordest Trieste.

Insomma, Ettore Messina ha scritto la storia della Virtus negli ultimi 10 anni: dal primo scudetto vinto nel '93 con l'asso nascente Sasha Danilovic, passando per la doppietta del '98, quando vinse l'Eurolega e lo scudetto, battendo i cugini della Fortitudo in una finale memorabile. Fino al fantastico tris dell'anno passato quando, con una squadra totalmente nuova, scommettendo su giovani talenti, vinse Coppa Italia, Eurolega e scudetto. Ma pure in quella stagione magica, a metà cammino, ci furono divergenze d'opinioni fra tecnico e presidente Madrigali: il primo chiedeva un rinforzo, il secondo disse che bisognava andare avanti così. Una storia, sempre tenuta sommersa, che si sarebbe ripetuta quest'anno. Dubbi sulla stagione erano emersi dopo la pesante sconfitta in Eurolega a Kaunas (-24), quando il tecnico si disse pronto a dare le dimissioni perché i giocatori non lo ascoltavano più.

Poi le cose andarono a posto e vennero altre vittorie. E nessuno avrebbe pensato all'esonero del coach, che è rimasto folgorato, lui come tutti, dalla decisione di Marco Madrigali, il presidente che ha comprato la Virtus l'anno scorso, vincendo subito tutto.
Ma pure l'anno passato, appena vinto lo scudetto, Messina parlò dell'eterna precarietà del mestiere d'allenatore: «No, non ho paura di montarmi la testa, anche perché ogni anno fa storia a sé: Recalcati (ex tecnico della Fortitudo, ndr) l'anno passato ha vinto lo scudetto e ora è discusso. E Ancelotti ha fatto più di 70 punti e l'hanno mandato via». Stavolta però, nessuno l'avrebbe potuto prevedere.

 

LA LETTERA DI MADRIGALI ALL'INDOMANI DELLA CONTESTAZIONE E DEL SUCCESSIVO REINTEGRO DI MESSINA

 

A tutti i nostri sostenitori,

come imprenditore sono abituato a prendere decisioni che sembrano le più corrette in un determinato momento, così come me ne assumo tutta la responsabilità. Lunedì ho preso una decisione, nonostante la mia, non taciuta, profonda stima nei confronti di Ettore Messina. La contestazione dei tifosi, degli sportivi e della città ho sempre ritenuto fosse un diritto sacrosanto ed ero al Palazzo per dimostrare questo e per non lasciare senza controparte le manifestazioni di rifiuto della mia decisione. Mentre ringrazio tutti coloro che hanno manifestato, rifiuto la violenza ricevuta che sono certo appartenere a pochi peraltro di dubbia fede virtussina. Il consenso dei tifosi e degli sportivi, la tranquillità della squadra, l'amicizia della città sono elementi importanti ed irrinunciabili.

Ieri ho avuto un importante colloquio con Ettore Messina al termine del quale ho chiesto ad Ettore di "riprendere" la squadra. Ettore Messina ha accettato. Le dimissioni di Roberto Brunamonti, respinte già nella giornata di martedì hanno portato all'attuale inserimento di Roberto nello staff tecnico della prima squadra. Ringrazio Ettore Messina, Roberto Brunamonti, Giordano Consolini, gli atleti, lo staff tecnico e tutti i collaboratori della Virtus per la professionalità e l'amore dimostrato in questi giorni difficili verso la società. Ringrazio i tifosi e gli sportivi che hanno manifestato le proprie opinioni e che non sono scesi, secondo una tradizione virtussina, a nessuna forma di eccesso. Un pensiero particolare a coloro che martedì sera hanno subito violenza ed a coloro che si sono adoperati professionalmente per far sì che questi eccessi non potessero ulteriormente degenerare. Sono certo che tutti insieme porteremo la "nostra" Virtus ad ulteriori importanti successi."

Il Presidente

Marco Madrigali

 

LA VITA IMPOSSIBILE DEL RE DELLA VIRTUS: «VENDO LA SOCIETA'... MA NON A FRANCIA»

Costretto a girare per Bologna sotto scorta, il presidente Madrigali fugge dalla gloriosa squadra di basket

di Vittorio Monti - Corriere della Sera - 08/01/2003

 

Fino a qualche tempo fa, Basket City, Due Torri, era il paese della felicità, con un Re e un Pretendente. Sui tifosi festanti regnava il «padrone» della Virtus, il più amato dai bolognesi. Poi c'era l'altro, governatore della Fortitudo, eterno aspirante alla successione: ma questa è un'altra storia. Qui si vuole invece raccontare la straordinaria vicenda del monarca sulla cui gloriosa corona spicca la «V nera», l'uomo che un giorno non lontano si arrampicò in cima al mondo dei canestri e che in poco tempo è ruzzolato giù, diventando di colpo il più odiato dai virtussini. Questa storia ha per protagonista Marco Madrigali, 57 anni, un self made man che con i suoi video giochi fa divertire i patiti della play station ma infuriare i bolognesi con la squadra di pallacanestro.

Lo accusano di avere rotto il giocattolo. Lui sostiene che sono stati i tifosi a rovinargli la vita. Loro hanno stracciato gli abbonamenti. Lui progetta lo «strappo» finale. Intanto è avvenuto l'incredibile. I presidenti della Virtus erano come San Petronio: venerati. Madrigali invece è vituperato: roba da salvaguardarsi con gli scongiuri e con i «gorilla». Un tempo la fatidica tessera per il Palasport era un titolo nobiliare passato di padre in figlio. Oggi i capi del tifo si vantano di essere diventati ex abbonati. La storia, cominciata come una fiaba e poi diventata un giallo, sta comunque per finire. Anticipando la conclusione forse si toglie suspense ma l'annuncio ha un pregio: ciascuno potrà domandarsi se sia davvero un lieto fine e per chi. Non sarà una top news come se Saddam Hussein andasse in esilio ma a Basket City e dintorni farà scalpore: Marco Madrigali rinuncia al trono. Preferisce le avventure elettroniche con Harry Potter e Guerre Stellari (ci guadagna) che le disavventure sportive (ci perde). Un vero imprenditore non dirà mai: mi arrendo. Preferisce rilanciare: punto ad altro. Così fa il Nostro.

Passata la Befana il successore dei mitici Gian Luigi Porelli e Alfredo Cazzola, confida la voglia di abdicare, che in questi casi significa vendere. «A questo punto non credo che ci siano alternative: visto che ho anche altre cose da fare, è il momento di farle. Ma sì, ho la ferma intenzione di dedicare più tempo alle mie aziende. Il settore ha ripreso a tirare, ma il mercato è come un bambino piccolo: bisogna curarlo continuamente. Penso di mettere in vendita la Virtus perché le mie aziende non possono soffrire a causa del basket». Stop alle sofferenze, dunque: ma di chi? Per la verità Madrigali, l'uomo che in un anno ha vinto tutto (in gergo si dice fare il Grande Slam) e che in due anni ha perso metà degli abbonati e degli spettatori, sfoggia serenità. «Non sono il tipo che ha bisogno dei riflettori. Ricevo molti inviti, ma non partecipo quasi mai. Mi sento un uomo di campagna più che di città e infatti i miei amici non sono della Bologna bene».

Tutto vero, ma non bisogna farsi l'idea di un Madrigali schivo e austero. La sua villa sulla collina è una reggia, in estate sfoggia uno yacht da meraviglia. È rimasta memorabile, un vero scoop del pettegolezzo, una foto che mostra una tavola apparecchiata con tovaglia leopardata. Del resto è comprensibile che, avendo cominciato da fattorino a 13 anni per diventare un business man vincente dell'era Internet, si conceda qualche capriccio. Molti si chiedono se lo sia stato anche la Virtus, comprata al top e caduta in basso, dopo il fatale divorzio da Ettore Messina. Per esempio Romano Bertocchi, simbolo della tifoseria contro: «Nel mio club siamo in seicento e tutti fra i tremila che non vanno più a vedere la partita». Incarna la grande delusione degli appassionati, protagonisti dell'evento inatteso: la rivolta del popolo virtussino. «Con Madrigali ho parlato a lungo. Ma è stato tutto inutile». Il presidente ribatte polemico: «Chi verrà dopo di me sarà più bravo, oppure riuscirà a comunicare meglio le verità, anzi le bugie che i fans vogliono sentirsi dire».

Sotto il regno di Madrigali, la pax virtussina ormai è una chimera. Il presidente dice di sé: «Meno sto in pubblico e più sono contento». Ciò gli evita gli spifferi di malumore che si raccolgono sotto i portici (nessuno ha dimenticato una aggressione ultrà al Palasport). «Ma no, nessun problema, quello fu soltanto un episodio spiacevole. Adesso vado tranquillo, anche quando accompagno mia moglie al supermercato». Però non vede l'ora di tornare ad essere soltanto un tifoso. «Sarò sempre in prima fila a gridare Forza Virtus». In attesa dell'addio, che vuol poi dire prima di trovare un compratore, Marco Madrigali lascia un post scriptum velenosetto: «L'unico a cui non venderò mai la Virtus è il giornalista Paolo Francia, perché stando alla Rai ha maltrattato il basket».

 

MADRIGALI METTE IN VENDITA LA VIRTUS

di Walter Fuochi - La Repubblica - 01/02/2003

 

La Virtus è in vendita. O, quantomeno, è trattabile. L’ha fatto sapere, ieri sera, il suo padrone, Marco Madrigali, dando l’indirizzo cui rivolgersi. Non bisogna bussare da lui, ma all’uscio di una merchant bank incaricata all’uopo: si chiama La Compagnia Finanziaria spa, ha sede in piazza Belgiososo a Milano ed è presieduta da Alberico Lalatta. Chi vuole la Virtus, si presenti lì. E, dato il nuovo indirizzo, è ovvio che oggi non ci sarà nessun incontro, come annunciato, fra Madrigali e Sabatini, il signor Futur Show che ha lanciato il progetto di un azionariato popolare per rilevare uno dei club più prestigiosi dello sport italiano.

La notizia è uscita da casa Virtus ieri sera, intorno alle 20. Ecco il comunicato: «In riferimento a quanto riportato, con crescente intensità, dai media in questi giorni, la Virtus Pallacanestro spa precisa che la Virtus è un «patrimonio» della città di Bologna e dei suoi tifosi. Al fine di trovare nuovi equilibri che consentano alla squadra la necessaria concentrazione ed ai tifosi di sostenere i propri colori, è stato affidato ad una nota Merchant Bank – La Compagnia Finanziaria spa - l’incarico di valutare un futuro assetto societario che consenta alla Virtus il mantenimento di un’imprescindibile proprietà bianconera. Ogni contatto è stato e sarà considerato come «confidenziale e riservato», al fine di garantire serenità ed un veloce ritorno a risultati consoni alla tradizione dei colori bianconeri».

In traduzioni ed esegesi, ci si potrà avventurare poco per volta, valutando le prossime mosse. Intanto, Madrigali dimostra di voler chiudere i rubinetti delle offerte in prima pagina, accusandone, con qualche fastidio, la controparte, e aggiungendo pure che questa vicenda si riflette sulla squadra e magari un po’ l’aiuta anche a perdere. Ma trattare «un futuro assetto» si può (e non varrà solo per Sabatini, ma per chiunque voglia), è solo richiesto un certificato di 'virtussinità’ ed è indicato il posto dove rivolgersi: nei modi riservati e con gli argomenti giusti.

Se Madrigali intenda accelerare la cessione, ora che i contraccolpi di una stagione durissima lo tengono lontano perfino dal palasport, o voglia invece stanare e respingere una scalata sgradita, si capirà da lunedì, quando tra i professionisti delle due parti si presume verrà fatto un prezzo. A Sabatini, che ieri ha inutilmente atteso la conferma dell’appuntamento per oggi, ricevendo invece dai cronisti la lettura del comunicato bianconero, non è restato che valutare la vicenda come un passo avanti e dichiarare: «Confermiamo il nostro interesse per la Virtus e ribadiamo l’incarico conferito agli studi Zoboli e Della Verità».

 

Scariolo e Madrigali: il grande bluff

LA VIRTUS A SCARIOLO PER TRE ANNI

di Marco Martelli - La Repubblica - 09/07/2003

 

Sono le diciannove meno dieci, il sole picchia ancora forte tra i capannoni di Zola Predosa, quando dagli uffici della Cto spunta la chioma curata e ingualcibile di Sergio Scariolo. Viso disteso, al solito abbronzato, jeans scuri e camicia bianca sbottonata: e, soprattutto, l'aria felice di chi si ritrova di nuovo «dentro».

Da pochi minuti, Scariolo è l'allenatore della Virtus ed anche, in città, un velo squarciato. Sul silenzio della Vu nera, da adesso, torneranno a fluire pensieri e parole e opere. Dopo un anno passato alla finestra, Don Sergio torna in panchina con la Virtus. Avrà un contratto triennale e oggi la società lo presenterà a tutti, stampa e tifosi, con la nuova giacca spillata V. Così magari potrà pure (ma vorrà?) abbandonare l'accento spagnolo ormai acquisito. Il caldo pomeriggio di lavoro della Virtus (di Madrigali, di Scariolo e del suo agente Dario Santrolli), si conclude con una stretta di mano e la firma in calce del nuovo allenatore. Allenatore, quindi, non doppio ruolo, come si poteva pensare e come probabilmente lui non vorrà più, dopo la bruciatura di Madrid: al suo fianco ci sarà probabilmente una seconda figura, un manager che è ormai la pedina mancante nel nuovo corso bianconero. Poi, la biografia di Scariolo illustra che, sulle scelte tecniche, entra in primissima persona.

Dopo i primi approcci a metà giugno, e dopo che le parti sembravano distanti, anche perché Scariolo parlava con Siena, con Malaga, con la stessa Pesaro, ieri s'è arrivati alla stretta finale e alla firma. Catapultato dalla Sardegna a Bologna nella serata di lunedì, ieri s'è lavorato all'accordo, mattina e pomeriggio. Sergio arriva negli uffici presidenziali con una Smart grigio-nera, prestatagli da un amico, e la trattativa iniziata in mattinata con Santrolli prosegue in un lungo summit con Madrigali fino al tardo pomeriggio. Poi, dopo un viavai di macchine, più per controllare che per depistare eventuali talpe, ecco finalmente l'uscita del coach, dopo che pure la famosa Smart aveva fatto i suoi giri di perlustrazione. Accompagnato dall'addetta stampa, Sergio scambia quattro chiacchiere informali coi cronisti: saluti e sorrisi, bentornato e via dicendo, fino al rientro nell'edificio della Cto, dove il presidente attendeva nell'atrio.

Oggi sarà il momento delle domande, delle risposte e probabilmente anche di qualche sassolino da togliere, un po' per tutti, Madrigali in testa. La Virtus sta ripartendo, o meglio ci prova, con un colpo di coda che rovescia tutto. Anche al raduno di fronte alla palestra Virtus, dove ieri sera si sarebbe dovuto parlare di come ripartire, i duecento e rotti tifosi convenuti erano come Van der Saar sul rigore a cucchiaio di Totti. Spiazzati. C'erano striscioni e magliette di protesta, Madrigali non era chiaramente il personaggio più popolare, anche se la vicenda appena sbrogliata rendeva il comunicato letto dai capi buono due ore prima, ma lì, nella serata, vecchio e superato. Così, tra quelli che avevano sentito i tam tam ed erano venuti a chiedere conferme, tra quelli che ancora non ci vedevano chiaro, tra quelli che, più che sollevati, parevano sorpresi, la sera finiva presto. Alle dieci, tutti sciolti. Oggi è un altro giorno.

 

L'ASCESA E IL TRAMONTO DEL PATRON DI CTO E VIRTUS

di E. Livini - La Repubblica - 22/09/2003

 

Marco Madrigali non ricorderà certo il 2003 come il suo anno d'oro. In pochi mesi ha visto finire alle corde la sua azienda, la Cto, per la perdita della licenza di vendita dei videogiochi della americana Electronic Arts. Poi gli è scoppiata tra le mani la bomba della Virtus Bologna. Un'istituzione del basket italiano che sotto la sua presidenza ha prima fatto incetta di trofei per finire però cancellata dalla Serie A per problemi finanziari.

Due colpi bassi che rischiano di far evaporare nel nulla dopo pochissimi anni un'avventura imprenditorial-sportiva in apparenza inarrestabile. Madrigali ha iniziato a muovere i suoi primi passi manageriali nel mondo dei computer nell'azienda di uno degli assessori dell'attuale giunta Guazzaloca a Bologna. Poi si è messo in proprio lanciando la Cto, cresciuta un passo alla volta in parallelo al boom del mondo dei videogiochi fino allo sbarco al Nuovo mercato. Qualche segnale negativo sul fronte astrale, a dire il vero, Madrigali avrebbe dovuto percepirlo già allora: era l'agosto 2000, la bolla della new economy stava iniziando a scoppiare. Tanto che Cto è stata costretta a presentarsi a Piazza Affari con un fortissimo sconto, chiedendo agli azionisti 23 euro per azione contro i 33 inizialmente previsti come livello minimo della forchetta per il collocamento.

Il segnale d'allarme non ha però turbato Madrigali. Che grazie al superstipendio incassato dalla società (800mila euro nel 2002, come il numero uno di un colosso come Philips) ha potuto mantenere nel corso degli anni un tenore di vita all'altezza dei sogni dell'era di internet. Barca da 34 metri, dicono i bene informati, villa appena fuori Bologna con campo da tennis, piscina, ma soprattutto un cavallo di cristallo e un'arpa di gran valore nell'atrio di casa. Trasferte accompagnate spesso da guardaspalle. E il sogno realizzato di sbarcare nel cuore del capoluogo felsineo dalla porta d'ingresso. Al timone della Virtus, con buona pace di quei "milordini" del centro città che hanno sempre mal digerito il rampantismo un po' sopra le righe dell'imprenditore di Zola Predosa. Compresa quell'indimenticabile serata di battesimo della gestione Madrigali nel basket cittadino. Con il megaconcerto di Lucio Dalla, culminato (potere del denaro, ndr) in un improbabile duetto con la moglie di Madrigali. «Lucio, la mia signora ha sempre sognato di cantare con te» avrebbe insistito il numero uno di Cto.

Il tramonto di Madrigali è stato però altrettanto rapido e tumultuoso della sua ascesa agli onori delle cronache. Sul fronte del business, in qualche modo, si è fatto male da solo. Nel 2002 ha iniziato a far pressione sulla Electronic Arts (la società che gli garantiva oltre il 70% del suo giro d'affari) per evitare di essere costretto a vendere i suoi videogiochi a prezzi prefissati. Prima uno screzio, poi una questione di avvocati. Fatto sta che gli americani a un certo punto hanno deciso che la corda era stata tirata troppo. E hanno fatto saltare gli accordi con Cto, accasandosi oltretutto con il suo maggior rivale in Italia. La breve battaglia legale ingaggiata da Madrigali non ha dato per ora risultati e Cto, con i titoli che galleggiano appena sopra l'euro di valore, sta provando a inventarsi un nuovo business entrando nel settore delle carte prepagate.

Peggio ancora è andata sul fronte della Virtus, con le serate gloriose tra coppe e scudetti sostituite dalle sedute nelle aule dei tribunali. Con Marco Madrigali nel mirino dei tifosi che lo accusano di aver cancellato in pochi mesi decenni di storia sportiva e di aver passato la sua estate in barca a pescare mentre la Virtus affondava. E ora? Sul fronte del basket la partita è persa. Su quello imprenditoriale la strada è a dir poco in salita. E forse quest'anno Madrigali sarà addirittura costretto ad autoridursi lo stipendio.

 

MADRIGALI: LA VIRTUS? ME L'HANNO PORTATA VIA

di Luigi La Spezia - La Repubblica - 14/01/2004

 

Marco Madrigali, ex presidente della Virtus Basket, ex titolare della Cto, che fa di bello in questo periodo?

Sono in pensione. Ho lavorato per 45 anni e ho sempre versato i contributi. Mi è arrivata la pensione dell'Inps. 18 anni di lavoro alla D&C e 19 alla Cto. Ora mi dedico alla campagna. Ho tagliato non so quante tonnellate di erba, quest'anno. E ho fatto del buon vino. Ho ricreato un assortimento di vitigni come mi ha insegnato il contadino che c'era un tempo. Ma oggi che è piovuto mi sono già annoiato.

Si è ritirato in campagna, però lei non è il tipo che, a 59 anni, si arrende.

Stavo per arrendermi. Volevano portarmi a questo punto. Ma ho pensato che dovevo continuare a combattere. Sia chiaro che questo non è un buon ritiro. È solo un ripiegamento. Qualcosa dovrò fare, anche se non so ancora che cosa e con chi.

A casa di Marco Madrigali, una sera di ottobre. Sui campanelli della villa di Zola Predosa non c'è il cognome. Quando il cancello si apre, la casa non si vede, nascosta da un lungo viale alberato. Lui viene ad accogliere i visitatori nella rotonda accanto alla casa. C'è un canestro da basket in un angolo, «ma là dietro ho anche il campo». Nel buio abbaia il cane. «è un pastore del Caucaso, è molto tenero. Ha solo 15 mesi». In casa pavimenti di marmo. La gentilezza della signora Madrigali, che durante l'intervista porta nel salottino salame magro del contadino e il vino bianco frizzante dell'ex presidente Virtus. Ecco in corridoio il cavallo di cui a Bologna si favoleggia. È in vetro di Murano, con riflessi azzurri, nell'atto di camminare su un selciato di vetri luminosi multicolori. Sì, però è un cavallino. Un puledrino, alto non più di un metro. Svolta a destra, su un salone con un delicato trompe l'oeil musicale ed ecco il salotto per l'intervista. Madrigali è tonico, sembra appena uscito da una vittoria della Virtus, ma i tempi sono cambiati, il basket è ormai lontano ed è più fresca semmai la dichiarazione di fallimento delle aziende di famiglia, Finbox e Cto.

La Virtus la segue ancora?

L'ultimo anno che ero presidente non mi facevano nemmeno entrare al palasport. No, ora non la seguo. Diciamo che guardo i risultati.

A quanto l'ha venduta a Claudio Sabatini?

Non ho visto una lira. Ho dato una società in pareggio, transazioni con tutti i giocatori, fornitori pagati. Però sui giornali l'avete scritto in un angolo che ho pagato 7 milioni per mettere a posto i conti.

Becirovic, quello che col famigerato lodo ha fatto finire tutto, adesso gioca a Varese. Ha letto sulla Gazzetta dello Sport? L'accusa di non aver mantenuto i patti, la stretta di mano con la quale lei gli prometteva di aspettarlo, una volta che lui avesse risolto i suoi problemi fisici. E invece lui ora si rammarica di essere dovuto andare dagli avvocati.

Becirovic è tornato a giocare in Italia? Buon per lui. La storia è lunga. Lui voleva farsi operare in America, ma alla fine l'ha operato il dottor Lelli della Virtus. È stata una processione, nel frattempo, di parenti, procuratore, medici sloveni. Intanto non giocava e non si operava. A un certo punto andai a trovarlo e gli dissi: Sani, noi ti aspettiamo, tu sforzati di ritrovare i livelli da giocatore di serie A. Gli abbiamo fatto varie proposte, lui non ha mai risposto.

Si è arrivati all'arbitrato.

Un cinema. Lo dico ancora una volta e mai più: la Virtus aveva l'autorizzazione a rivolgersi alla giustizia ordinaria. Solo il giorno di quel famoso Consiglio Federale chiesi di essere ascoltato. Decisero di non farlo. Hanno detto che la Virtus ha versato 13 milioni di euro di tasse allo Stato, dal 2000 al 2002, ed è vero. Che bisognasse pagarne meno?

Un periodo di sofferenza.

La cancellazione del titolo sportivo della Virtus, il 4 agosto del 2003, fu una vera espropriazione. Non è stata l'unica. E abbiamo regalato anche una coppa europea. Lei non sa quanto sia stata violata la privacy della mia famiglia. Incendiarono una stalla qui vicino. Scritte contro di me, minacce. Atti ostili... I tifosi hanno diritto di protestare, non di linciare. I tifosi vanno sempre salvati, alla fine. Ma gli atti ostili sono nati prima, con le aziende, e qui i tifosi non c'entrano.

Stiamo cambiando campo. Parla di Electronic Arts?

Proprio di loro. Non ho mai avuto il piacere di potermi misurare con loro in un tribunale di qualsiasi paese. Ci hanno fatto delle proposte inaccettabili. Si sono comportati molto peggio di quanto non abbiano fatto Federazione e Lega con la Virtus.

Ed è tutto finito così?

Si vedrà. Ho solo cercato di difendere la mia onorabilità. L'azienda, i dipendenti, tanto lavoro. Cto era la più bella azienda del settore dei videogiochi fino al giorno in cui ha avuto prodotti da vendere. Cto ha sempre aumentato le proprie vendite, ha sempre fatto più del budget imposto dai fornitori. Aveva il 32 per cento di quota di mercato. Un gioiello. Era stata portata ad esempio dalla stessa Electronics Art. La verità è una sola: Electronics Art voleva estrometterci per entrare direttamente nel mercato italiano. Perderla è stata una grande amarezza.

Le banche non hanno voluto salvare Cto? Lei ad un certo punto, ad aprile di quest'anno, si è fatto da parte.

Con l'avvocato Gianpiero Samorì di Modena abbiamo presentato un piano di risanamento. Ci sono stati parecchi incontri, ho ricevuto a casa un paio di telefonate di direttori generali di banche, pensavo che l'avrebbero accettato. Invece hanno deciso di no. Non essendoci altre soluzioni, a quel punto siamo andati subito a portare i libri contabili in tribunale. Non c'era un attimo da perdere.

Tornando al basket: si è rovinato per la Virtus o è stato lei a rovinare la Virtus?

L'ho presa che non guadagnava e l'ho restituita in pareggio con quattro trofei in più: uno scudetto, un'Eurolega, due Coppe Italia. E potevamo vincere una seconda volta l'Eurolega.

Quanto ci ha rimesso?

Diciamo che io avevo fatto un investimento. Con i soldi che ci ho messo, ho avuto troppo poco. Dovevamo vincere almeno una coppa in più. Poi ci hanno espropriato il titolo sportivo ed è andata come è andata.

È pentito di quell'avventura?

Non mi sono pentito, ma alla luce di quello che è successo non lo rifarei.

Non si rimprovera nulla?

Potrei rimproverarmi tante cose, ma se errori ci sono stati, li ho commessi in buona fede. Il problema sono le decisioni sbagliate degli altri, che ho dovuto pagare io. Mi accusano di tante cose, ma le faccio un esempio. Avevo comprato un giocatore come Morlende, un acquisto che tutti poi mi hanno rimproverato. Mi pare che adesso, a Treviso, stia andando bene.

Quale è stata l'amarezza più grande di tutto questo periodo, quando ad una ascesa straordinaria che l'ha portata ai vertici della new economy e dello sport è seguita una discesa così improvvisa?

Difficile dire. È raro che capitino ad una persona tanti eventi avversi tutti in una volta. Ma penso che la mia storia imprenditoriale non sia ancora finita.